Quattro racconti che sfidano lettori esperti, privi di riverenza nei confronti della pagina stampata, capaci di saltarne qualcuna se si annoiano, di andare a leggere l'ultima per sapere chi è l'assassino e di rileggere un romanzo per apprezzarne di nuovo alcuni passaggi. In queste pagine si fondono, in un insieme visionario, prosa surreale e provocatoria, poesia, filosofia, fumetto e fantascienza.
Allo stesso modo, appena al di sopra della sua testa, era tutto un intersecarsi di pensieri veloci, che lasciavano candide scie, come jets nel cielo terso. La maggior parte veniva da sinistra, e facevano 'zing'. Gli altri da destra, e facevano 'bam'.
Prikedelik è autore del mitico Prikedelik.com, sito internet di animazioni flash top five nel 2001 e 2002 che ad oggi ha sfondato il milione di visitatori. Creatore di eroi pongo 3D, gatti assassini, personaggi bidimensionali preda delle loro avventure, video-poesie e trip animati, ha vinto numerosi premi. Negli anni '90 legge tutto W. Bourroughs e resta colpito soprattutto dal manuale di Scrittura creativa e dal manifesto del ladro ivi contenuto. Nell'aprile 2006 gli capita un accidente e da allora comunica soltanto via internet. Per fortuna, questo evento, gli garantisce la dispensa dal lavoro.
Bello! Bellissimo! Strepitoso!!! Vabbé l'autore è un vecchio amico mio e vado un
po' largo con gli aggettivi(e pure con i punti esclamativi)! Le ultime cose sue
che avevo letto risalgono a 20 anni fa (gli feci le pulci sulle virgole e gli
accenti! Rompiballe che sono sempre stato!). L'avevo lasciato che scriveva
storie tipo beat generation (bukowsky all'amatriciana!), godibili e ben scritte
(ricordo un dio nel forno della cucina che divorava i testimoni di geova che
rompono le balle la domenica mattina, un tossico che non paga la droga inseguito
dal "lucertola" che gli vuole spezzare le gambe), e lo ritrovo verso il noveau
roman (anche se secondo me dirà: che cazzo è `sto novò romà? So' de roma
eqquindi???) a scrivere racconti quasi senza trama e dialoghi, successioni di
immagini, come aggirarsi in un labirinto, non un labirinto pulito e razionale
come quelli di borges, ma un luogo oscuro dove si è condannati a ripetere i
propri passi finché non si fa la cosa giusta. Della beat generation si ritrova
ancora qualcosa, ma meno di quanto creda l'autore (che cita burroghs come sua
ispirazione nella premessa). Sì, ha mantenuto per affetto l'abitudine
all'utilizzo della & invece che la "e" , ma i suoi ibridi animaleschi sono meno
i lemuri (e incubi vari) di burroughs che gli animaletti di kafka (quello che si
aggira ne "la tana" soprattutto). Lo sa o non lo sa l'autore che kafkeggia
(altra ipotesi, non è che sono io kafkiano convinto a vedere kafka ovunque?)?
Secondo me lo sa, il riferimento all'arabo (senza sciacallo) può essere casuale,
quello ai sicari venuti ad eseguire la condanna può esserlo molto meno, la
questione delle leggi e del re ("per questa volta è proibito") non può non
ammiccare volutamente a "la questione delle leggi" di kafka. Il linguaggio è ora
altissimo fino all'uso di termini desueti ("checché", "sviluppansi") ora gergale
("anvedi"), ma anche qui più che un'operazione postmoderna all'americana (manca
del tutto l'immaginario americano da B movie, tranne forse che negli
extraterrestri vonneguttiani di Ullan power) c'è secondo me il non prendersi mai
troppo sul serio, alla romana! Bello, non facile, da leggere con attenzione con
la tv spenta e gli occhiali sul naso.
Giovanni Caporale