Maria Emilia Piccone, “Leggere a Lume di candela” (20 gennaio 2017)3′ di lettura

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

Voci da mondi diversi

di Maria Emi­lia Pic­co­ne, “Leg­ge­re a Lume di can­de­la” (20 gen­na­io 2017)

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarEra il 2012 quan­do la cit­tà di Alep­po, in Siria, ini­ziò ad esse­re al cen­tro del­la guer­ra civi­le fra for­ze gover­na­ti­ve e ribel­li. Adam, “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra”, rap­pre­sen­ta tut­ti noi che vivia­mo lon­ta­ni e sia­mo igna­ri del­le cau­se che han­no sca­te­na­to la guer­ra, che fac­cia­mo fati­ca a capi­re. Anche Adam non capi­sce: ha quat­tor­di­ci anni ma non si com­por­ta e non si espri­me come un suo coe­ta­neo. Sem­bra più infan­ti­le, ci dice lui stes­so che sen­te dire di sé che è ‘stra­no’ e che i com­pa­gni di scuo­la lo pren­do­no in giro per que­sto e lo lascia­no in dispar­te. E’ il più gio­va­ne in una fami­glia nume­ro­sa- ha tre fra­tel­li e una sorel­la. Ed è la sorel­la Jasmi­ne che si pren­de cura di lui dopo che la mam­ma è mor­ta. Adam non vuo­le esse­re toc­ca­to, non vuo­le che il suo cibo sia mesco­la­to a quel­lo di altri e ha una pas­sio­ne per i colo­ri. Anzi, ha una pre­di­spo­si­zio­ne per il dise­gno e la pit­tu­ra, rie­sce ad espri­me­re nei suoi qua­dri quel­lo che ha den­tro di sé e mai riu­sci­reb­be a comu­ni­ca­re con le paro­le-sono i colo­ri che gli dan­no la chia­ve di acces­so del­la real­tà. Jasmi­ne è ros­so rubi­no per lui- e il ros­so è un colo­re di for­za vita­le e d’amore. Pri­ma dell’inizio dei bom­bar­da­men­ti l’atmosfera di Alep­po è aran­cio­ne e azzur­ro di cie­lo e di luce e di sole. Anche i libri han­no un colo­re: Aschen­bach, il pro­ta­go­ni­sta di “Mor­te a Vene­zia”, è gri­gio (d’altra par­te il gri­gio del­la cene­re è nel suo stes­so nome, anche se Adam non lo sa). Poi cam­bie­rà tut­to, per­ché il ros­so diven­te­rà il colo­re del san­gue, Adam arri­ve­rà a dipin­ge­re con il san­gue, e il mon­do si incu­pi­rà nel­le tona­li­tà del nero e del gri­gio e del vio­la.

  Quel­lo che Sumia Suk­kar, nata e cre­sciu­ta in Inghil­ter­ra in una fami­glia siria­na-alge­ri­na, descri­ve, è un fram­men­to di guer­ra, con sce­ne apo­ca­lit­ti­che viste attra­ver­so gli occhi di un ragaz­zi­no che for­se ha la sin­dro­me di Asper­ger, che si chie­de che cosa stia suc­ce­den­do, chi sia­no i buo­ni e chi i cat­ti­vi e per­ché si fan­no la guer­ra? non sono for­se tut­ti siria­ni? I suoi pun­ti fer­mi crol­la­no uno dopo l’altro, pro­prio come gli edi­fi­ci che si sbri­cio­la­no in un gri­gio­re di pol­ve­re e mace­rie- pri­ma un fra­tel­lo (l’intellettuale che scri­ve poe­sie), poi l’altro (ritor­ne­rà pre­ce­du­to da una sce­na rac­ca­pric­cian­te), poi la sorel­la (sap­pia­mo che cosa atten­da una don­na cat­tu­ra­ta duran­te una guer­ra, e il velo in testa non è cer­to uno scu­do. Quan­do riap­pa­re, Adam non la rico­no­sce), il padre è pre­ci­pi­ta­to in una demen­za pre­co­ce cau­sa­ta dal dolo­re. Sol­tan­to un gat­ti­no, sal­va­to dal­le rovi­ne, può ricom­pen­sa­re, in par­te, Adam per quel­lo che ha per­so. La lun­ga mar­cia ver­so Dama­sco è il cam­mi­no del­la spe­ran­za ver­so la sal­vez­za di un ripa­ro.

Il roman­zo di Sumia Suk­kar non ha la pre­te­sa di esse­re un libro di sto­ria, pare esse­re un libro scrit­to di get­to, come se la gio­va­ne scrit­tri­ce fos­se rima­sta scon­vol­ta nel vede­re la distru­zio­ne nel­le imma­gi­ni del pae­se in cui la sua fami­glia ha radi­ci. Man­ca di pre­ci­sio­ne e alcu­ne del­le sce­ne descrit­te appa­io­no impro­ba­bi­li (le rea­zio­ni di feri­ti gra­vis­si­mi in ospe­da­le, il ritor­no di un fra­tel­lo in con­di­zio­ni che non voglio anti­ci­pa­re ma che sono in con­tra­sto con il suo com­por­ta­men­to trop­po natu­ra­le). Non vie­ne mai det­to chia­ra­men­te qua­le sia la sin­dro­me di Adam ed è meglio così: se non è defi­ni­ta, per il let­to­re è più faci­le accet­ta­re le discre­pan­ze tra i suoi atteg­gia­men­ti. E tut­ta­via, ciò det­to, è un libro che si leg­ge facil­men­te e che ci avvi­ci­na ad un pae­se, ad una guer­ra, ad un dram­ma che non pos­so­no lasciar­ci indif­fe­ren­ti.

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