Chiamatelo XXX Factor

D La Repub­bli­ca del­le don­ne n. 663 | Saba­to 19 set­tem­bre 2009 | Eli­sa Pie­ran­drei |

Ahmed Nàgi. Blog­ger, 29 anni, Egit­to. Auto­re d’avanguardia, usa la Rete per scuo­te­re il pano­ra­ma let­te­ra­rio con­ser­va­to­re. È uno dei più gio­va­ni redat­to­ri di Akh­bar el Adab, pre­sti­gio­so set­ti­ma­na­le di cul­tu­ra. Sul suo blog, wasa kha­ia­lak (allar­ga l’immaginazione, shadow.manalaa.net), “spe­ri­men­to un diver­so livel­lo di lin­guag­gio, che mesco­la ara­bo col­lo­quia­le e clas­si­co per avvi­ci­na­re la gen­te alla let­te­ra­tu­ra”. Figlio di un pro­fes­sio­ni­sta di spic­co nel movi­men­to isla­mi­co dei Fra­tel­li Musul­ma­ni, è riu­sci­to a met­te­re da par­te le dif­fe­ren­ze ideo­lo­gi­che con il geni­to­re per un nuo­vo dia­lo­go. “Pen­sa­vo di lascia­re l’Egitto per New York. Ma ho visto i miei ami­ci là diven­ta­re mac­chi­ne. Lavo­ro, pale­stra, bere e ses­so nel week-end. Io voglio scri­ve­re”. In usci­ta a novem­bre in Ita­lia per il Siren­te c’è il suo roman­zo Rogers, viag­gio gio­vi­nez­za-vec­chia­ia con abban­do­no alla let­tu­ra, ascol­tan­do The Wall dei Pink Floyd.

0

Taxi Writer

VENTIQUATTO DEL SOLE 24 ORE – 5/09/2008
di Eli­sa Pie­ran­drei

Lo scrit­to­re Kha­led Al Kha­mis­si ha viag­gia­to per un anno sul­le auto pub­bli­che cai­ro­te. Dal­le chiac­chie­re con i con­du­cen­ti è sca­tu­ri­to un libro, in bre­ve dive­nu­to un bestsel­ler. Per­ché le sto­rie ascol­ta­te nel­le con­vul­se vie del­la capi­ta­le lascia­no tra­pe­la­re una denun­cia cau­sti­ca e iro­ni­ca del males­se­re socia­le che attra­ver­sa il Pae­se.

Scen­do di cor­sa le sca­le del­la palaz­zi­na. Il mio bawab – il gio­va­ne por­tie­re che pas­sa il tem­po sedu­to nell’ingresso o a dor­mi­re nel­la sua stan­zet­ta nel sot­to­sca­la – mi fer­ma il pri­mo taxi di pas­sag­gio in via 26 Luglio, nel ric­co quar­tie­re di Zama­lek, il cuo­re del­la Cai­ro cosmo­po­li­ta. Sal­go su una vec­chia Fiat bian­ca e nera. L’autista agguan­ta una siga­ret­ta – anche se sul cru­scot­to c’è scrit­to “vie­ta­to fuma­re” –, spor­ge la mano dal fine­stri­no e si rimet­te in car­reg­gia­ta. Dire­zio­ne Down­to­wn Cai­ro. Pri­ma accen­de la radio, Imad (così si è pre­sen­ta­to) mi chie­de se la musi­ca mi distur­bi. Non impor­ta: sia­mo in coda da die­ci minu­ti nel fra­stuo­no dei clac­son. Alle cin­que del pome­rig­gio la cor­ni­che, la stra­da che costeg­gia il Nilo, è inta­sa­ta dal­le auto­mo­bi­li di chi rien­tra a casa.
Imad è abi­tua­to. Si mostra curio­so nei miei con­fron­ti e, nono­stan­te mi espri­ma in ara­bo, capi­sce che sono stra­nie­ra (un gua­io, pre­ten­de­rà più sol­di: la mag­gior par­te dei taxi del Cai­ro non ha il tas­sa­me­tro). Far­fu­glia qual­co­sa su Ber­lu­sco­ni e sul cal­cio. Dice che gli ita­lia­ni sono miyya miyya («al cen­to per cen­to»). Allo­ra lo stuz­zi­co chie­den­do­gli se gli piac­cia vive­re nell’Egitto del pre­si­den­te Hosni Muba­rak o se vor­reb­be al pote­re il movi­men­to isla­mi­co di Fra­tel­li Musul­ma­ni (ban­di­to ma tol­le­ra­to dal­le auto­ri­tà del Cai­ro), prin­ci­pa­le for­za all’opposizione nel Pae­se. Rispon­de che vor­reb­be pro­va­re il Gover­no degli isla­mi­ci, anche se lui non pre­ga né va in moschea: «Per­ché no? Li abbia­mo pro­va­ti tut­ti».
Sia­mo arri­va­ti, e qua­si mi dispia­ce: è raro in que­sto Pae­se tro­va­re uno sco­no­sciu­to pron­to a discu­te­re di poli­ti­ca. La por­tie­ra è sfon­da­ta e la mani­glia non c’è, Imad scen­de e mi apre dall’esterno. Pago la cor­sa ed entro in un pic­co­lo caf­fè del cen­tro.
Sono in ritar­do, ma tro­ve­rò com­pren­sio­ne.

0

Il Cairo a strisce

DLab | Lune­dì 14 giu­gno 2008 | Eli­sa Pie­ran­drei |

Si inti­to­la Metro la pri­ma gra­phic novel per adul­ti che par­la egi­zia­no. È nata dal­la mati­ta di Mag­di El Sha­fee, una lau­rea in far­ma­cia, e una pas­sio­ne infi­ni­ta per i fumet­ti, da quel­li di Ugo Pratt ai lavo­ri del suo mae­stro basco Golo, a Mar­ja­ne Satra­pi. Metro è ambien­ta­ta in una metro­po­li in cui Il Cai­ro è rico­no­sci­bi­le attra­ver­so i car­tel­lo­ni pub­bli­ci­ta­ri, la pas­seg­gia­ta lun­go il Nilo, le fer­ma­te del­la metro­po­li­ta­na. È in que­sta cit­tà fram­men­ta­ta e cor­rot­ta che i gio­va­ni pro­ta­go­ni­sti, Shi­hab e Musta­fa, sono coin­vol­ti in una rapi­na. Sha­fee ha pub­bli­ca­to per una pic­co­la casa edi­tri­ce, Mala­mih (www.magdycomics.com), che però, assi­cu­ra­no i gio­va­ni egi­zia­ni, è sta­ta uno dei pri­mi cult per la gene­ra­zio­ne di ven­ten­ni under­ground che fino a pochi anni fa era­no una rari­tà al Cai­ro. Il volu­me è in ven­di­ta alla Tow­n­hou­se Gal­le­ry (thetownhousegallery.com) e in pochi altri posti in cit­tà.

0