Fumetti pericolosi

| Cen­tro Stu­di Afri­ca­ni in Sar­de­gna | Lune­dì 6 dicem­bre 2010 | Mar­cel­la Dal­la Cia e Filip­po Petrucci |

Metro è la In Euro­pa dia­mo tut­to sem­pre per scon­ta­to: liber­tà di paro­la, di scrit­tu­ra, di dise­gno. E inve­ce que­sti sono dirit­ti che in qual­che modo sia­mo riu­sci­ti nel cor­so dei seco­li a otte­ne­re. C’è chi deve anco­ra soste­ne­re que­ste lot­te e si ritro­va a far­lo pro­prio per un dise­gno. Il 4 dicem­bre a Caglia­ri, nel cor­so di “Nues, Festi­val inter­na­zio­na­le di fumet­ti e car­to­ni nel Medi­ter­ra­neo”, Mag­dy El Sha­fee ha pre­sen­ta­to il suo Metro, un gra­phic novel ambien­ta­to al Il Cai­ro, il pri­mo roman­zo gra­fi­co egi­zia­no, con­dan­na­to in patria per­ché “con­tie­ne imma­gi­ni immo­ra­li e per­so­nag­gi che somi­glia­no a uomi­ni poli­ti­ci real­men­te esi­sti­ti”. In real­tà ha sem­pli­ce­men­te qual­che nudo, ma il pro­ble­ma è soprat­tut­to che descri­ve la vita del­la capi­ta­le egi­zia­na, con dise­gni e testi con­si­de­ra­ti trop­po rea­li­sti­ci e fin trop­po cri­ti­ci per la dit­ta­tu­ra di Mubarak.
Metro arri­va oggi in Ita­lia, pub­bli­ca­to dal­le edi­zio­ni il Siren­te dopo una fuga­ce appa­ri­zio­ne in Egit­to: fuga­ce per­ché è sta­to riti­ra­to pochi mesi dopo la sua pub­bli­ca­zio­ne e tut­te le copie sono sta­te pri­ma seque­stra­te e poi distrut­te. Il pro­ces­so ha impe­gna­to l’autore e l’editore per due anni, dal 2008 e si è risol­to solo di recen­te con una mul­ta pesan­te ma for­tu­na­ta­men­te sen­za con­dan­ne alla galera.
L’edizione ita­lia­na è la pri­ma a vede­re la luce dopo il ten­ta­ti­vo di stam­pa in Egit­to (pre­sto sarà dispo­ni­bi­le anche una ver­sio­ne ingle­se): gra­zie alla fede­le tra­du­zio­ne di Erne­sto Paga­no, che ha vis­su­to diver­si anni al Cai­ro, si per­ce­pi­sce come il libro fos­se in ori­gi­ne scrit­to secon­do due regi­stri, l’arabo clas­si­co, con­si­de­ra­to auli­co, e lo slang del­la strada.
Mal­gra­do tut­ti i pro­ble­mi che ha dovu­to affron­ta­re Mag­dy El Sha­fee è sor­ri­den­te e disponibile.
Non si nega, con­fron­ta la pro­pria ope­ra con quel­la di altret­tan­ti col­le­ghi che ani­ma­no la sce­na del fumet­to in Egit­to e nel Vici­no e Medio  Orien­te, por­ta degli esem­pi di vita vis­su­ta e di incon­tri, di un pae­se in cui c’è anco­ra tan­to da costrui­re e lo si vuo­le fare insieme.
La voglia è quel­la di rac­con­ta­re la pro­pria ope­ra, mostra­re il suo lavo­ro, le tavo­le che par­la­no de Il Cai­ro, dell’umanità che vi si muo­ve e che appa­re mol­to simi­le a quel­la del­le altre metro­po­li mon­dia­li e mol­to lon­ta­na dagli ste­reo­ti­pi tra­di­zio­na­li. Rac­con­ta­re sto­rie, libe­ra­men­te, sen­za aver pau­ra di ritro­var­si un gior­no in car­ce­re per­ché si è scrit­to troppo.

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