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  • Viviana Mazza, “Corriere della Sera”, 5 marzo 2017

    Viviana Mazza, “Corriere della Sera”, 5 marzo 2017

    E SE FOSSI MORTO? di Muhammad Dibo

    Intervista. Vi fanno orrore queste immagini. Ma il mio popolo viene ucciso ogni giorno

    di Viviana Mazza, “Corriere della Sera”, 5 marzo 2017

    Muhammad Dibo“Il regime siriano uccide il popolo nelle carceri e con la guerra, lo uccide con gli assedi e con la fame, e queste cose avvengono tutti i giorni, non solo oggi con la strage legata all’uso di armi chimiche. E’ paradossale che ogni volta che le armi chimiche vengono usate in Siria, ci sia clamore sui media, ma poi il mondo torna al suo abituale silenzio pur sapendo che Assad ha continuato a uccidere senza fermarsi un solo giorno per sei anni. Le morti per i gas sono più gravi di quelle avvenute in carcere o con altri metodi? Siamo di fronte ad un mondo sordo che sembra dire ad Assad: uccidi, ma non con le armi chimiche! Fallo con i carri armati, i bombardamenti aerei, ma non con le armi chimiche”. Muhammad Dibo è uno scrittore siriano. Partecipò nel 2011 alla rivolta contro il regime. Dopo l’arresto e le torture in carcere, nel 2014 ha lasciato il Paese. Vive in esilio a Berlino e dirige “Syria Untold“, testata web di attivismo civile. Il 20 maggio sarà al Salone del Libro di Torino per parlare del romanzo “E se fossi morto?” (il Sirente), nel quale racconta che “se vivi in Siria, la fine può arrivare in ogni momento: sotto le bombe o in uno dei tenebrosi sotterranei dei servizi segreti”.

     

    L’America di Trump ha detto che rimuovere Assad non è una priorità: pensa che questo abbia dato carta bianca al regime?
    “La posizione dell’America Trump non è diversa da quella dell’amministrazione Obama. L’unica differenza è che Trump dice apertamente ciò che Obama faceva tacitamente. Obama è stato più pericolo e insidioso per i siriani, li illudeva di essere contro Assad, ma in pratica gli ha fornito tutte le carte per sopravvivere: non ha aperto bocca sull’intervento di Hezbollah e dell’Iran, ha spianato la strada alla Russia e si rimangiato le dichiarazioni sulla “linea rossa” delle armi chimiche.

    Lei crede che, sei anni dopo, siano rimaste solo due opzioni: il regime o i jihadisti?
    “In Siria c’è ancora un popolo che vuole uno Stato libero e giusto, ma è tra le grinfie dei jihadisti e di Assad, due facce della stessa medaglia. Ci sarebbe una terza via: sconfiggere gli uni e l’altro. L’America e l’Europa credono di fare i loro interessi. Il rischio è che ne pagheranno il prezzo: le dittature sono terreno fertile per il terrorismo”.

  • SIRIA – Un poeta contro il baratro (R. Michelucci)

    SIRIA – Un poeta contro il baratro (Riccardo Michelucci, Avvenire, 30/12/2015)

    La Siria avrà un futuro di pace perché non si possono sconfiggere le colombe «che continuano a volare istericamente in cielo durante i bombardamenti. Come l’aereo sparisce dal cielo, patria delle colombe, così la tirannia sparirà dalla mia patria, perché le colombe ci sono alleate nel viaggio verso la libertà».

    La letteratura e la poesia hanno aiutato Muhammad Dibo, giornalista e scrittore siriano non ancora quarantenne, ad affrontare la mostruosa esperienza delle carceri siriane, l’angoscia, l’umiliazione, la tortura. Adesso rappresentano la stella polare delle speranze che nutre per il futuro del suo paese. Arrestato, incarcerato e torturato per aver preso parte fin dal 2011 alla rivoluzione contro il regime di Bashar al-Assad, i suoi compagni di cella l’avevano soprannominato ‘il poeta perfido’ perché nei lunghi periodi di detenzione recitava a memoria le poesie del mistico al-Hallaj e del grande poeta arabo al-Mutanabbi. «Farlo mi rendeva felice – ci racconta oggi dal suo esilio a Beirut – perché nei loro visi vedevo il desiderio di libertà e riuscivo, almeno in quei momenti, a farli evadere da un mondo di oppressione verso il mondo dell’amore e della poesia. La bellezza della poesia ci aiutava a dissolvere le tenebre  e a resistere al carcere e alla morte».

    Proprio in questi giorni è arrivato nelle librerie italiane il suo ultimo libro E se fossi morto?, pubblicato dalle edizioni Il Sirente con la traduzione di Federica Pistono, un’opera assolutamente originale, a metà strada tra il romanzo, il trattato politico e il diario intimistico, nella quale Muhammad Dibo ci offre una lunga testimonianza sulla Siria contemporanea, dalle primavere arabe alla successiva repressione, fino agli odierni interventi stranieri.

    Quale può essere il ruolo degli intellettuali siriani di fronte a quanto sta accadendo?
    «Gli intellettuali hanno un compito molto importante oggi in Siria, perché devono raccontare alla gente la verità, e devono farlo senza ambiguità. Devono spiegare al popolo la complessità di questo momento e renderlo comprensibile a tutti. Il suo compito oggi appare più importante che in passato, perché in virtù della sua cultura è il solo capace di guardare oltre la superficie, attraverso le tenebre e il caos, di vedere gli errori di un popolo e di affrontare la verità, a qualunque prezzo. L’intellettuale ha inoltre il compito di trasmettere la speranza alle persone, rassicurandole sul fatto che ciò che sta accadendo oggi non rappresenta la fine della storia. In fondo al tunnel c’è la speranza, nonostante tutte le difficoltà, e bisogna lavorare per realizzarla».

    Ma come può lei nutrire ancora speranza nel futuro?
    «Quando mi interrogano sul futuro, mi piace rispondere che vedo con pessimismo il futuro a breve termine ma sono molto ottimista per quello a lungo termine. Ciò significa che i prossimi cinque-dieci anni saranno un periodo molto duro per noi siriani, un inferno in cui ci sarà caos e assoluta mancanza di orizzonti. Una fase simile a quella che la Siria ha vissuto tra il 1920 e il 1936. Ma sono sicuro che la Siria riuscirà a rialzarsi con le proprie gambe, troverà la strada verso la libertà e il posto che merita nel mondo, nonostante il disastro di oggi. Ne sono sicuro come sono sicuro del fatto che sto scrivendo queste righe».
     
    Lei è caporedattore della testata dissidente ‘Syria Untold’ e collabora con numerose testate internazionali, occupandosi di attivismo civile. Ha quindi uno sguardo privilegiato sull’attualità. Come immagina il suo paese tra dieci o vent’anni? «Personalmente, sto lavorando oggi per la Siria del futuro dal momento che, nonostante la cupa disperazione e la morte, spero che la Siria, tra venti o trent’anni, sia diventato uno Stato unitario, laico e democratico. Mi auguro di raggiungere questo obiettivo, anche dopo un lungo percorso».

    In che modo l’Occidente dovrebbe affrontare la crisi siriana?
    «Innanzitutto dovrebbe impegnarsi a non mantenere in piedi la dittatura con il pretesto della lotta al Daesh, perché la sopravvivenza della dittatura implica la continuazione della guerra. Poi credo che la risposta al terrorismo dello Stato islamico non debba essere solo di natura militare, ma sia necessario anche eliminare le cause che hanno prodotto fenomeni come il Daesh».

    Com’è oggi, la sua vita in esilio?
    «Sono in Libano perché amo il mio Paese e voglio restargli vicino ma non sono stato io a scegliere l’esilio: è lui che ha scelto me. Non ho scelto il Libano, sono stati la necessità e il caso a trattenermi fino ad ora in questo paese. Ogni mattina mi chiedo cosa ci faccio qui, mentre la vita passa. Resto in Libano perché è il paese più vicino alla Siria, e da qui è possibile aiutare i miei a casa, restare in contatto con ciò che succede e con coloro che escono dal mio paese. La mia famiglia è ancora in patria, ma qui i miei familiari possono venire a trovarmi e io posso comunicare con loro. Sono qui perché rifiuto l’idea di essere un profugo costretto a elemosinare cibo, acqua e protezione, perché l’inferno costruito da Assad costringe il nostro popolo a una vita disumana. E poi, forse sono in Libano anche perché mi sono immerso nel lavoro e non ho pensato a un’altra opzione».

  • “E SE FOSSI MORTO?” di Muhammad Dibo – NOVITA’ COLLANA ALTRIARABI

    “E SE FOSSI MORTO?” di Muhammad Dibo – NOVITA’ COLLANA ALTRIARABI

    In uscita a Novembre per la collana Altriarabi dell’editrice il Sirente

    E se fossi morto?” dell’autore siriano Muhammad Dibo

    (trad. dall’arabo di Federica Pistono)

    «Se vivi in Siria, la morte può colpirti in ogni momento: puoi essere arrestato, essere colpito da una bomba, sparire in uno dei tenebrosi sotterranei dei servizi segreti, considerati tra le prigioni più infami del mondo…»

    Un mattino l’autore-protagonista viene svegliato da una strana telefonata, un’amica gli comunica che un giovane dal nome Mohammed Dibo è stato ucciso nella città di Duma, lo strano caso di omonimia lo costringe ad indagare e a ripercorrere i dolorosi anni siriani dal 2011 a oggi, costruendo un’opera di stretta attualità.

    Mohammed Dibo, in un libro che è a metà strada tra il romanzo e un trattato politico ci offre una visione “dall’interno” della situazione siriana, il punto di vista di un testimone attore, in grado di avvicinare il lettore al modo di sentire del rivoluzionario e alle contraddizioni insite nella rivoluzione stessa.

    Mohammed Dibo è un giornalista, scrittore e poeta siriano, nato nel 1977. Laureato nel 2005 presso la Facoltà di Economia dell’Università di Damasco. Ha partecipato fin dal marzo 2011, alla rivoluzione siriana contro il regime di Bashar al-Asad. Arrestato e torturato in carcere, è stato successivamente rilasciato. Si trova attualmente in esilio a Beirut. Collabora con numerose testate giornalistiche di rilievo internazionale, ed è l’editor in chief di Syria-untold, testata che si occupa di attivismo civile. “E se fossi morto?” (pubblicato in Siria nel 2014) è il suo ultimo libro.

    L’autore presenterà il suo libro venerdì 13 Novembre al Festival NUES di Cagliari “NUVOLE DAL FRONTE”. La VI edizione di questo peculiare Festival internazionale dedicato ai cartoni e ai fumetti nel mediterraneo è dedicata quest’anno alla guerra e ai conflitti nei suoi molteplici scenari.

    Sempre nella giornata del 13 Novembre all’interno della programmazione del Festival NUES sarà presente anche  Jérôme Ruillier, autore della graphic novel “Se ti chiami Mohamed“, titolo aprente della neonata sottocollana Altriarabi migrante.

    A seguire Muhammad Dibo sarà a Roma Sabato 14 Novembre presso la Libreria Griot (Trastevere), dove interverranno oltre all’autore, Federica Pistono (traduttrice del libro), Donatella Della Ratta (moderatrice), e Fouad Rouheia (interprete).

    Domenica 15 Novembre sarà invece tra gli ospiti della kermesse letteraria Librinfestival presso La Casa della Pace di Monterotondo.