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  • A breve “Fuori da Gaza” dell’autrice anglo-palestinese Selma Dabbagh

    A breve “Fuori da Gaza” dell’autrice anglo-palestinese Selma Dabbagh

    Originale e vivida, una nuova voce piena di energia che rimette in scena la storia palestineseAhdaf Soueif

     

    Definito dalla BBC Radio ‘Incendiario’, Guardian Book of the year per due anni consecutivi, Fuori da Gaza segue le vite di Rashid e Iman nel loro tentativo di costruirsi un futuro nel bel mezzo dell’occupazione, il fondamentalismo religioso e le divisioni tra le varie fazioni palestinesi. Ambientato tra Gaza, Londra e il Golfo.

    Un libro che cattura le frustrazioni e le energie del mondo arabo contemporaneo. Scritto con un’incredibile umanità e senso dello humor, dà al lettore la possibilità di vivere una storia di “ordinaria” vita palestinese. Ti trascina fino all’ultima pagina.

    Gaza è sotto bombardamento israeliano, sono le 8:00 di sera e Rashid sta fumando uno spinello sul tetto della casa di famiglia, ha appena ricevuto una notizia importante: ha vinto una borsa di studio per Londra, la via di fuga che stava aspettando. Iman, la sua sorella gemella, un’attivista molto rispettata per l’impegno sul campo, viene contattata dall’ala islamica del centro culturale che frequenta: le propongono di farsi esplodere in un attentato suicida… Ambientato tra Gaza, Londra e il Golfo, “Fuori da Gaza”, segue le vite di Rashid e Iman nel loro tentativo di costruirsi un futuro nel bel mezzo dell’occupazione, il fondamentalismo religioso e le divisioni tra le varie fazioni palestinesi. Scritto con un’incredibile umanità e senso dello humor,“Fuori da Gaza”ripercorre le recenti vicende di un popolo, dando al lettore la possibilità di calarsi in una storia di “ordinaria” vita palestinese.

    Selma Dabbagh (Dundee, Scozia, 1970) è una scrittrice britannica di padre palestinese e madre inglese. La parte palestinese della famiglia di Selma viene da Jaffa, dove suo nonno è stato arrestato numerose volte dagli inglesi per le sue opinioni politiche. La famiglia fu costretta a lasciare Jaffa nel 1948, quando suo padre, allora un ragazzo di dieci anni fu colpito da una granata gettata dai gruppi sionisti. La famiglia si è rifugiata in Siria per poi trasferirsi in diverse parti del mondo. Selma Dabbagh ha vissuto in Arabia Saudita, Kuwait, Francia e Bahrein e ha lavorato come avvocato per i diritti umani a Gerusalemme, Il Cairo e Londra. “Fuori da Gaza” è il suo primo e acclamato romanzo, Guardian Books of the year per due anni consecutivi è stato tradotto in francese e arabo.

    Tradotto dall’inglese da Barbara Benini.

  • Anna Teresa, “Tea Time Translation” (25 gennaio 2017)

    Anna Teresa, “Tea Time Translation” (25 gennaio 2017)

    IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

    Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

    di Anna Teresa, “Tea Time Translation” (25 gennaio 2017)

    Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia Sukkar“Mi siedo sul pavimento vicino a Yasmine e baba e penso a come siamo arrivati a questo. Le nostre vite procedevano secondo una routine perfetta, in cui mi trovavo proprio bene, ma ora non so più chi siamo, né cosa stia succedendo. Per via della guerra ho così tante incertezze in testa, come un nuvolone grigio in attesa di scrosciare e tuonare giù. Io non voglio che mi tuoni addosso.”

    Da leggere con una tazza di karkadè, rosso come il colore amato da Adam, che rappresenta Yasmine, ma anche come il sangue, protagonista onnipresente della guerra.

    Durante il Pisa Book Festival 2016, alla presentazione del suo romanzo, l’autrice Sumia Sukkar spiegava che la scelta di scrivere questo libro è stata guidata dalla volontà di dare un volto, una voce e una storia ai siriani coinvolti nella guerra che ha stravolto il loro paese e di risvegliare i lettori da quella sorta di assuefazione per cui, ormai, quando scorrono in TV le immagini di bombe, guerra e attentati provenienti dalla Siria non ci si stupisce più.

    Sumia Sukkar, nella versione italiana con il magistrale aiuto della traduttrice, Barbara Benini, trascina il lettore in una Aleppo agli albori della guerra, dove la famiglia di Adam, quattordicenne affetto da sindrome di Asperger e appassionato di pittura, conduce una vita quotidiana simile alla nostra, con il padre e i fratelli più grandi che vanno a lavorare e Adam che frequenta la scuola, raggiungendola a piedi da solo ogni giorno, a dimostrazione di quanto la città sia tranquilla. In un attimo, ci si immerge nella storia, la famiglia di Adam potrebbe essere la nostra, cenano insieme, alla TV guardano quegli stessi film americani che passano sui nostri schermi. Ma ad Aleppo qualcosa che Adam non capisce sta accadendo, si parla di libertà e ribellione, e in un vortice irrefrenabile arriva la guerra, che Adam non comprende, ma che anche gli adulti sembrano capire poco.

    “Non so nemmeno perché ci sia una guerra. Perché c’è una rivoluzione? Perché stanno portando via la mia famiglia? Che cosa è successo mentre dipingevo e andavo a scuola? Perché improvvisamente parlano tutti di politica, mentre prima si parlava solo di arte, moda, religione e viaggi?”

    Non si sa più chi sono gli amici e chi i nemici, perché la violenza si diffonde prepotente, fino a far diventare abituali scenari da film splatter, pieni di sangue e parti di corpi umani.

    Sebbene in qualche capitolo la prospettiva cambi, per mostrare lati più oscuri della tragedia che si sta svolgendo in Siria, la maggior parte della narrazione proviene dallo sguardo innocente di Adam che, attraverso la sua malattia, ha il dono di vedere il colore di persone ed emozioni: Yasmine “normalmente è rosso rubino”, “Kahled è arancione, Tareq ha il colore delle foglie di tè e Isa è verde”. Solo la distruzione e la disperazione totale lo porteranno a vedere nient’altro che grigio.

    Di solito, quando un libro mi piace, è perché mi arricchisce in qualche modo e cerco di consigliarlo a tutti perché vorrei che anche gli altri ne fossero altrettanto arricchiti. In questo caso, credo proprio che si tratti di un testo fondamentale per il lato umano di ciascuno di noi e per guardare il disastro siriano da una prospettiva diversa. Consiglio a tutti di leggerlo, perché dobbiamo cercare di restare umani.

    Dopo aver letto Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra, riesco a capacitarmi ancora meno del fatto che l’autrice lo abbia scritto a soli 21 anni. Gli argomenti trattati, dalla guerra siriana alla sindrome di Asperger, e il modo in cui la scrittrice ne parla lasciano a bocca aperta.

    Quando la storia finisce, la mente vola subito all’attualità di Aleppo, dove la guerra non si è ancora fermata e i bambini sono costretti a vivere situazioni terribili come quelle narrate da Adam. Sumia Sukkar ha ragione a cercare di sensibilizzare chi ha la fortuna di essere lontano da tutto questo dolore e l’incoscienza di non capire che, al di là della distanza geografica, siamo uguali, a prescindere da quale sia la nostra religione, pelle o nazionalità.

    Come ha scritto Francesca Paci su La Stampa, “chiuso il libro resta la Storia, difficile fare ancora finta di niente”.

    Leggete anche voi Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra e fatemi sapere quali sono le vostre impressioni. Per chi è della zona, giovedì, 2 febbraio, ne parleremo al circolo di lettura IL SOGNALIBRO presso la Libreria Mondadori di Sarzana. Vi aspetto lì!

  • Maria Emilia Piccone, “Leggere a Lume di candela” (20 gennaio 2017)

    Maria Emilia Piccone, “Leggere a Lume di candela” (20 gennaio 2017)

    IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

    Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

    Voci da mondi diversi

    di Maria Emilia Piccone, “Leggere a Lume di candela” (20 gennaio 2017)

    Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarEra il 2012 quando la città di Aleppo, in Siria, iniziò ad essere al centro della guerra civile fra forze governative e ribelli. Adam, “Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra“, rappresenta tutti noi che viviamo lontani e siamo ignari delle cause che hanno scatenato la guerra, che facciamo fatica a capire. Anche Adam non capisce: ha quattordici anni ma non si comporta e non si esprime come un suo coetaneo. Sembra più infantile, ci dice lui stesso che sente dire di sé che è ‘strano’ e che i compagni di scuola lo prendono in giro per questo e lo lasciano in disparte. E’ il più giovane in una famiglia numerosa- ha tre fratelli e una sorella. Ed è la sorella Jasmine che si prende cura di lui dopo che la mamma è morta. Adam non vuole essere toccato, non vuole che il suo cibo sia mescolato a quello di altri e ha una passione per i colori. Anzi, ha una predisposizione per il disegno e la pittura, riesce ad esprimere nei suoi quadri quello che ha dentro di sé e mai riuscirebbe a comunicare con le parole-sono i colori che gli danno la chiave di accesso della realtà. Jasmine è rosso rubino per lui- e il rosso è un colore di forza vitale e d’amore. Prima dell’inizio dei bombardamenti l’atmosfera di Aleppo è arancione e azzurro di cielo e di luce e di sole. Anche i libri hanno un colore: Aschenbach, il protagonista di “Morte a Venezia”, è grigio (d’altra parte il grigio della cenere è nel suo stesso nome, anche se Adam non lo sa). Poi cambierà tutto, perché il rosso diventerà il colore del sangue, Adam arriverà a dipingere con il sangue, e il mondo si incupirà nelle tonalità del nero e del grigio e del viola.

      Quello che Sumia Sukkar, nata e cresciuta in Inghilterra in una famiglia siriana-algerina, descrive, è un frammento di guerra, con scene apocalittiche viste attraverso gli occhi di un ragazzino che forse ha la sindrome di Asperger, che si chiede che cosa stia succedendo, chi siano i buoni e chi i cattivi e perché si fanno la guerra? non sono forse tutti siriani? I suoi punti fermi crollano uno dopo l’altro, proprio come gli edifici che si sbriciolano in un grigiore di polvere e macerie- prima un fratello (l’intellettuale che scrive poesie), poi l’altro (ritornerà preceduto da una scena raccapricciante), poi la sorella (sappiamo che cosa attenda una donna catturata durante una guerra, e il velo in testa non è certo uno scudo. Quando riappare, Adam non la riconosce), il padre è precipitato in una demenza precoce causata dal dolore. Soltanto un gattino, salvato dalle rovine, può ricompensare, in parte, Adam per quello che ha perso. La lunga marcia verso Damasco è il cammino della speranza verso la salvezza di un riparo.

    Il romanzo di Sumia Sukkar non ha la pretesa di essere un libro di storia, pare essere un libro scritto di getto, come se la giovane scrittrice fosse rimasta sconvolta nel vedere la distruzione nelle immagini del paese in cui la sua famiglia ha radici. Manca di precisione e alcune delle scene descritte appaiono improbabili (le reazioni di feriti gravissimi in ospedale, il ritorno di un fratello in condizioni che non voglio anticipare ma che sono in contrasto con il suo comportamento troppo naturale). Non viene mai detto chiaramente quale sia la sindrome di Adam ed è meglio così: se non è definita, per il lettore è più facile accettare le discrepanze tra i suoi atteggiamenti. E tuttavia, ciò detto, è un libro che si legge facilmente e che ci avvicina ad un paese, ad una guerra, ad un dramma che non possono lasciarci indifferenti.

  • Fresco di stampa “Cani sciolti” di Muhammad Aladdin

    Fresco di stampa “Cani sciolti” di Muhammad Aladdin

    In libreria “Cani sciolti” dell’autore egiziano Muhammed Aladdin trad. dall’arabo di Barbara Benini

    “Una storia illuminante sullo stato di salute

    dell’attuale società egiziana”

    Per guadagnarsi da vivere, Ahmed fa lo scrittore di racconti pornografici. Ahmed ha due cari amici: El-Loul, regista televisivo e Abdallah, il suo amico d’infanzia, menefreghista nei confronti della vita. Seguendo le vite di questi tre personaggi nelle intricate e vocianti strade cairote, nei locali notturni, 
nelle desert-roads lontane dalla grande metropoli, il lettore ha uno sguardo su una parte della popolazione egiziana:
i cosiddetti “cani sciolti”, giovani lontani dalla morale tradizionalista, liberi da ogni costrizione di natura sociale e abituati a cavarsela in ogni situazione. Sono i giovani venti-trentenni che hanno dato vita alle proteste di piazza e anche quelli che erano in piazza al soldo dei governi, come teppisti e picchiatori. Un ritratto realistico e trasversale dell’attuale società egiziana.

    One of the six egyptian writers you don’t know, but you should

    The Millions.com

     

    Muhammad Aladdin (Il Cairo, 7 ottobre 1979) è un autore egiziano di romanzi, racconti e sceneggiature. Considerato tra i più brillanti esponenti della nuova generazione di scrittori egiziani emergenti, ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti nel 2003 e ad oggi è autore di quattro romanzi – Il Vangelo di Adamo, Il trentaduesimo giorno, L’idolo, Il piede – e tre raccolte di racconti – L’altra riva, La vita segreta del Cittadino M. e Giovane amante, Nuovo amante – sofisticati affreschi, spesso dai toni noir, di una società invischiata in segreti e reticenze. “Cani sciolti” è il suo ultimo romanzo.

    Cover designed by Magdy El Shafee autore di Metro ed. il Sirente/collana Altriarabi

  • Novità Editoriali: “Cani sciolti” di Muhammad Aladdin

    Novità Editoriali: “Cani sciolti” di Muhammad Aladdin

    (in Arab Press, di Claudia Negrini, 30 agosto 2015) | Il 7 settembre apparirà tra gli scaffali delle librerie italiane “Cani sciolti” di Muhammad Aladdin. Il titolo fa riferimento ai giovani nati negli anni ’90, abituati a cavarsela in qualsiasi situazione la vita presenti loro, campando di espedienti e sotterfugi, slegati dalla morale tradizionale. I tre protagonisti appartengono proprio a questa generazione: Ahmed, scrittore di racconti pornografici per un sito internet, è accompagnato da El-Loul che dopo aver fallito come regista televisivo si arrabatta come manager per danzatrici del ventre di scarse capacità e infine da Abdallah l’amico d’infanzia di buona famiglia, assuefatto dalle droghe. Attraverso di loro prende vita la capitale egiziana di Muhammad Aladdin, scrittore di romanzi, racconti e sceneggiature nato al Cairo nel 1979. “Cani sciolti”, tradotto da Barbara Benini, è pubblicato da il Sirente per la collana Altriarabi.