Tag: Il Fatto Quotidiano

  • Emozioni vietate in Maghreb

    Emozioni vietate in Maghreb

    Il giovane Mourad un giorno decide di voler piangere

    Un uomo non piange mai” di Faïza Guène

    Il Fatto Quotidiano di Francesca Bellino

    Per un’antica consuetudine, avere momenti di debolezza nel Maghreb arabo-musulmano è permesso solo alle donne. Da qui l’espressione ancora diffusa Un uomo non piange mai, scelta per il titolo del suo nuovo romanzo dalla scrittrice francese di origine algerine Faïza Guène, nota per il bestseller Kif kif domani, diario semiserio di un’adolescente della banlieue parigina con cui esordì nel 2004, tradotto in 26 lingue. Alla base di quest’espressione c’è un’attitudine che affonda in solide leggi tradizionali per cui un uomo può mostrare forza e coraggio e mantenere dignità solo se non cede allo sconforto, sentimento messo in discussione dal protagonista Mourad nato a Nizza da famiglia algerina, che narra la sua ricerca d’identità. Sin da piccolo i genitori gli ripetono questa frase che lui rielabora insieme a tanti stimoli contrastanti, troppi tanto da preferire i libri agli amici. “Mia madre soffriva nel vedermi solo. Mi credeva, di volta in volt, pauroso, affetto da turbe della personalità, omosessuale” racconta Mourad introducendo la madre che ha, più del padre, un atteggiamento severo che nasce da el kebda, termine che significa “fegato”, ma è indicato per indicare l’affetto delle madri per i figli, quell’ “eccesso di amore che fa paura, che finisce per somigliare a un regime dispotico” a cui è necessario ribellarsi per crescere ed emanciparsi.

    31 Maggio 2017

  • Passando per  Aleppo

    Passando per Aleppo

    Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra di Sumia Sukkar

    Editrice Il Sirente ha pubblicato Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra, di Sumia Sukkar (traduzione di Barbara Benini). Non si tratta di una serie di racconti ma di un romanzo che della forma breve ha lo stile essenziale.

    È un libro diretto, senza fronzoli, che racconta in modo originale il dramma siriano attraverso lo sguardo di un giovane affetto dalla sindrome di Asperger. Adam e la sua famiglia vivono le profonde sofferenze di un intero popolo, sofferenze descritte in modo empatico sotto forma di reportage letterario (una sorta di candido new journalism), da chi la guerra non la capisce e attraverso la propria creatività e la propria innocenza tenta inconsapevolmente di dare speranza a chi lo circonda. Scritto quando l’autrice aveva solo ventuno anni, Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra, è un romanzo dal linguaggio semplice e leggero, capace di narrare profonde ingiustizie e dinamiche familiari e sociali devastate da un conflitto che sembra non avere fine. Un testo utile, a mio avviso, per i lettori più giovani, spesso disinteressati a forme di saggistica pomposa e arzigogolata.

    Dall’articolo Appunti da un bordello turco (passando per New Orleans, Aleppo e Bucarest) di Lorenzo Mazzoni pubblicato il 29 novembre 2016 su il Fatto Quotidiano

  • “Ormai Il Cairo è il regno dell’arbitrio”

    “Ormai Il Cairo è il regno dell’arbitrio”

    L’INTERVISTA  Ayman al-Zurqany – Il disegnatore in Italia per presentare un libro messo all’indice

    di Francesca Bellino

    Quando lo scrittore e blogger egiziano Ahmed Nàgi ha scritto “Vita: istruzioni per l’uso” non poteva immaginare quanto gli avrebbe condizionato la vita. L’ha scritto prima delle rivolte del 2011 con la speranza di vedere migliorare la condizione dei giovani del Cairo, ma la sua schiettezza e il suo talento narrativo sono stati ripagati con una condanna del Tribunale di Bulaq a due anni di carcere per “offesa alla pubblica morale” per i riferimenti espliciti a droga, sesso e alcool.

    Insignito del Premio Barbey Freedom to Write da Pen International e ora pubblicato in Italia da il Sirente (traduzione dall’arabo di Elisabetta Rossi e Fernanda Fischione), il romanzo è arricchito dalle illustrazioni del disegnatore Ayman al Zorqani venuto in Italia a presentare il libro in assenza dello scrittore.

    Ayman, come sta Ahmed Nàgi?

    Non posso andare a trovarlo. Possono entrare in carcere solo i parenti più stretti e gli avvocati. Ci scriviamo lettere e riesco a vederlo durante i processi, da lontano. Fisicamente non sta male, ma psicologicamente sì. I carcerieri non gli consegnano i libri. Non vogliono dargli speranza.

    Perché è stato arrestato?

    E’ la prima volta che in Egitto uno scrittore viene arrestato per un suo testo. Un cittadino lo ha denunciato dopo aver letto sul periodico letterario Akbar el Adab un estratto del romanzo uscito due anni fa, sostenendo che il testo gli aveva dato “un estremo senso di malessere”, divenuto malessere di Stato montato da un funzionario di polizia che probabilmente voleva sfruttare la situazione. E così ha ingrandito la vicenda. Ma al fondo della vicenda c’è un meccanismo innescatosi con l’arrivo di Al Sisi che ha causato anche la morte di Giulio Regeni.

    Ovvero?

    Con Mubarak nessun piccolo funzionario avrebbe mai potuto prendere una tale iniziativa. Si aspettava sempre un suo ordine. Con Al Sisi, invece, si è avviato un nuovo fenomeno che è quello delle iniziative dal basso, come è accaduto con la denuncia di Nàgi. Ai tempi di Mubarak nessuno straniero sarebbe stato ucciso e nessuno scrittore arrestato senza il suo volere.

    Quali sono le novità sul caso Regeni?

    La versione che viene raccontata è che una spia del regime aveva chiesto allo studente di aiutarlo ad avere un passaporto per l’Italia, ma in seguito a divergenze l’informatore avrebbe accusato Regeni di essere una spia e lo avrebbe denunciato a poliziotti di basso rango che, di loro iniziativa, lo avrebbero torturato a morte.

    Che clima c’è in Egitto?

    Di grande paura. Anche chi non ha fatto nulla ed è allineato ai costumi tradizionali e conservatori cairoti, quando incontra per strada un poliziotto teme gli possa accadere qualcosa.

    E gli artisti come vivono?

    Nel constante contrasto fra il desiderio di esprimerci e la voglia di dedicare tempo alla nostra arte e il bisogno di opporci alla visione conservatrice.  Con Mubarak c’era una libertà di espressione di facciata e dei limiti precisi da non superare, quindi molta autocensura. In “Vita: istruzioni per l’uso” Nàgi mostra le varie città contenute nel Cairo, quella di superficie e quelle sotterranee, la distruzione della metropoli e il vuoto che ne rimane. Ma né io, né lui abbiamo mai avuto l’intenzione di dire come deve essere la Cairo del futuro.

    Il Fatto Quotidiano 12/10/2016