Tag: Iraq

  • L’autistico e il piccione viaggiatore

    L’autistico e il piccione viaggiatore

    L’autistico e il piccione viaggiatore

    “Geert tolse l’etichetta e mise il violino rotto sul tavolo. Studiò con attenzione le varie parti e lo spazio tra esse, attraverso il quale il suono si era propagato per oltre due secoli. Non pensò, come avrebbe fatto un vero costruttore di violini, al tipo di legno o alla tecnica con cui era stato assemblato, ma a quello spazio. Per lui il legno che lo circondava era il violino e lo spazio la musica”. Fin da piccolissimo, Geert ha dimostrato di non essere un bambino come gli altri, prende tutto alla lettera e ha difficoltà nelle relazioni sociali. La madre gestisce un piccolo negozio dell’usato dove Geert trascorre le notti ad assemblare fra loro gli oggetti più disparati e a riflettere sul loro possibile utilizzo. Quando trova un violino in pezzi, di cui ignora l’enorme valore, prova a ricostruirlo e lo fa in modo totalmente nuovo e originale. Non si renderà mai conto di quanto siano preziosi gli strumenti che è in grado di realizzare ma questa attività e il successivo incontro con un piccione che, nonostante i suoi tentativi di regalarlo, torna sempre da lui, gli cambieranno la vita.

    Annalisa Brunelli, Accaparlante, 19/02/2017

    Recensione del libro “L’autistico e il piccione viaggiatore” di Rodaan al Galidi, traduzione dall’olandese a cura di Stefano Musilli.

  • «I miracoli» di Abbas Khider

    «I miracoli» di Abbas Khider

    Khider produce l’affresco lieve, ironico, leggero, speziato al punto giusto di un’odissea

    Un libro che occhieggia invitante dal tavolino davanti al posto accanto al suo, un lungo viaggio in treno attraverso la Germania, un passeggero che non può non sentirsi attratto dal voluminoso plico di fogli con l’ammiccante titolo nella sua lingua di origine “Memorie”. Quando per un fortuito malinteso il plico gli finisce sulle ginocchia gli basta un’occhiata per capire che l’occupante del posto non tornerà a reclamarlo e un attimo per lasciarsi assorbire nella lettura. Hamid Rasul ha affidato alle pagine vergate in incerti tratti a matita la propria vita: la giovinezza in Iraq, le angherie del carcere di regime ad appena diciotto anni, la fuga dapprima in Giordania, poi in Ciad, Libia, Turchia, Grecia, per approdare infine all’agognata ma deludente Europa, arrivando in Germania dopo una sosta obbligata sul suolo italiano. Saranno molte le false partenze che dovrà sopportare prima di giungere in Europa, e, nel corso di ciascuna farà incontri strepitosi, visiterà nuove celle di prigione, incontrerà donne fascinose, vivrà grandi amori, passioni fugaci e intense amicizie, troverà mille espedienti di sopravvivenza…

    I miracoli : Abbas KhiderDi pari passo con i sentimenti ispiratigli dalle molteplici figure femminili che sin dalla prima adolescenza hanno turbato i suoi sogni e occupato i suoi pensieri, procede il più grande degli innamoramenti, quello che lo coglie adolescente e non lo abbandonerà più, accompagnandolo nelle sue peregrinazioni fino al treno su cui un passeggero che si chiama come lui sta leggendo i sui scritti: l’amore per la scrittura, per la poesia. È una frenesia che lo coglie ogni qual volta incontra una nuova donna, o quando la sua vita sta attraversando fasi delicate, è talmente totalizzante da spingerlo a qualsiasi follia pur di procurarsi la carta, che gli è più necessaria del cibo. Inizierà rubando i fogli in cui i suoi genitori commercianti di datteri avvolgono la merce, poi ruberà quelli in cui i vari banchetti del mercato avvolgono il cibo. Scriverà sui muri di tute le celle in cui sarà detenuto, e, quando da esule in Germania la sua paga di 60 euro al mese non gli consentirà di comprarla, ruberà i giornali per scrivere lungo i margini, e poi ne ruberà dei fogli a Sara, la sua fidanzata tedesca, che, alimenta , complice, questa abitudine. Abbas Khider, alter ego del protagonista ha creato ne I miracoli una sorta di gioco di specchi attraverso il quale il passeggero lettore legge la propria storia e la racconta a se stesso e al lettore. Nessuna delle esperienze narrate, però, è mai opprimente o dipinta in toni foschi e melodrammatici. È solo a posteriori che ci si rende conto dell’intensità del dolore, dell’estensione delle privazioni, della profondità delle offese che quest’uomo ha condiviso con i suoi compagni di viaggio, dagli scafati camerieri al piccolo Sherzad, costretto a viaggiare con unico bagaglio la sua storia e dovendo lasciare dietro di sé anche i pochi fogli che di volta in volta riesce a racimolare e riempire. Le condizioni di vita, l’annichilimento di esseri umani costretti a vivere in 20 in una stanza e a sopravvivere cambiando le cassette dei film porno nel retro di un bar malfamato oppure insegnando arabo in un villaggio di montagna del Ciad dove i muri sono misteriosamente ricoperti del suo nome. Il dolore, la sofferenza per le torture, i tentativi falliti di lasciare la Grecia e la Turchia, i compagni di viaggio persi in mare, quelli costretti a pagare con la propria dignità o quella dei loro cari viaggi costosissimi e senza garanzie, tutto viene in qualche modo circonfuso da un alone dolce, profumato come il sentore delle donne che ha incontrato e che lo hanno innamorato, della poesia che torna a ispirare la sua mano ogni volta che un certo sogno di un tempio si ripresenta. La dolcezza di un paio di seni, la classificazione metodica dei posteriori che ha incontrato in tre continenti, fanno sempre da contrappunto a una narrazione che riesce a non far mai perdere il sorriso all’attonito lettore. Khider produce l’affresco lieve, ironico, leggero, speziato al punto giusto di un’odissea che a tratti si fa romanzo picaresco e che lascia sulle dita, quasi palpabile, un aroma di zucchero e cannella, un senso di meraviglia che irretisce il lettore di riga in riga, a partire dalla splendida copertina e dalla grafica concettuale della prima pagina del volume, che, in linea col resto della collana riporta un delicato cameo che riassume bene la storia del suo autore, un tubero sul quale ha attecchito una pianta irachena.

    Recensione del libro I miracoli di Abbas Khider Mangialibri, Lisa Puzella, 11/01/2017

  • Articolo senza titolo 6846

    «I miracoli» di Abbas Khider al Salone del Libro di Torino

    “I miracoli” di Abbas Khider, in anteprima nazionale al Salone del Libro di Torino dal 12 al 15 maggio.

    Una moderna fiaba su rifugiati e immigrazione clandestina da una delle voci più promettenti della scena letteraria tedesca, il Best-seller e pluripremiato Abbas Khider.

    I Miracoli un libro di Abbas Khider. Disegnato sulla falsariga dell’esperienza dell’autore in una prigione irachena e come rifugiato in Europa, “I Miracoli” è uno straordinario ponte tra oriente e occidente. Sul treno diretto a Monaco, Rasul Hamid trova un voluminoso manoscritto, leggendolo scopre che vi è narrata la sua storia…Rasul Hamid fuggito dall’Iraq e arrivato con mille peripezie in Germania. Donne attraenti, compagni rifugiati, periodi di lavoro illegale, miracoli e molti – felici – incidenti, condiscono la lettura. Il romanzo tragicomico, a volte perfino burlesco, di Khider è una moderna fiaba sui rifugiati. Sapore orientale e cruda realtà raccontata in modo diretto e senza vittimismi.

    Abbas Khider è nato a Bagdad il 3 marzo 1973. Arrestato e detenuto, all’età di diciannove anni, sotto il regime di Saddam Hussein. Nel 1996 è fuggito dall’Iraq e ha vissuto in vari paesi come profugo clandestino. Dal 2000 vive in Germania dove ha studiato letteratura e filosofia. Ha vinto numerosi premi di poesia e letteratura, tra gli altri il premio Adelbert von Chamisso per il giovane auto- re più promettente nel 2010 e i premi Hilde Domin e Nelly Sachs nel 2013.

    Lo troverete, fresco di stampa, presso lo stand J158 – il Sirente – Padiglione 2 – Salone del Libro di Torino dal 12 al 15 Maggio.

    Eccovi un assaggio

    I miracoli

    (traduzione dal Tedesco di Barbara Teresi)

    Giuro su tutte le creature visibili e invisibili: ho sette vite. Come un gatto. Anzi no, ne ho addirittura il doppio. I gatti potrebbero diventare verdi dall’invidia. Nella mia vita i miracoli sono sempre accaduti all’ultimo minuto. Io ci credo, ai miracoli. A queste insolite eccezionalità per le quali semplicemente non c’è altra definizione. Uno dei misteri della vita. Questi miracoli hanno molto in comune con le coincidenze, ma non posso neppure definirli coincidenze perché queste ultime non capitano di frequente. Un caso è un caso, per banale che possa suonare. Si può parlare di una, massimo due grandi casualità nella vita, ma non certo di una gran quantità di avvenimenti fortuiti. Ci sono quindi eventi che sono miracoli, e non coincidenze: così mi permetto di teorizzare, pur senza seguire una logica aristotelica. Non sono una persona superstiziosa, non credo all’ultraterreno né all’occulto. Nel corso della mia vita ho, per così dire, sviluppato il mio personale orientamento religioso, adatto a me soltanto. Assolutamente individuale. Ad oggi, per esempio, io venero gli pneumatici. Sì, i copertoni delle auto! Per me non sono soltanto i piedi delle macchine, sono angeli custodi. Lo so, non deve suonare del tutto sensata come affermazione, dato che molta gente ci ha lasciato la vita, sotto gli pneumatici. Ma uno pneumatico può anche salvarti la vita. Ed è così che ha avuto inizio il primo miracolo. Ero a Baghdad, in carcere. Trovarsi in galera a Baghdad non è affatto un miracolo, e negli anni Novanta era perfettamente normale. Mentre ero lì… per continuare la lettura qui

  • Quando la lingua diventa un passaporto. Conversazione con Rodaan Al Galidi, l’iracheno che scrive in olandese

    Quando la lingua diventa un passaporto. Conversazione con Rodaan Al Galidi, l’iracheno che scrive in olandese

    Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare l’autore de L’autistico e il piccione viaggiatore, tradotto in italiano e appena pubblicato da il Sirente (collana altriarabi), a Roma presso la libreria Griot di Trastevere, prima di una delle sue presentazioni romane.

    Ingegnere elettronico di formazione Rodaan fugge dall’Iraq e, dopo una serie di peripezie arriva in Olanda dove si stabilisce. La sua vita è piuttosto avventurosa perché per scappare dalla guerra finisce, dopo una serie di viaggi, in Thailandia dove ottiene un passaporto falso olandese e tenta di raggiungere l’Australia che era il suo sogno. Viene però fermato perché senza visto e quindi “rientra in patria”, ovvero approda in Olanda dove resta nove anni in un campo profughi prima di riuscire a inserirsi nel Paese.

    Qual è il tuo rapporto con la terra natale e quello con il paese adottivo? Entrambi infatti, a diverso titolo hanno per te un gusto un po’ amaro, conflittuale l’uno tanto da decidere di abbandonarlo, matrigna all’inizio l’altro.
    «L’Iraq non è un Paese per vivere ma per morire che offre solo la guerra. Dopo la laurea per non entrare nell’esercito di Saddam Hussein me ne sono andato. Quando sono arrivato in Olanda ho avuto subito la sensazione di una terra difficile riguardo all’accoglienza perché il Paese ha poco spazio, ha conquistato la terra metro per metro a fatica essendo sotto il livello del mare e non può permettersi il lusso di ospitare rifugiati. D’altronde gli stessi olandesi aspettano anni per trovare una casa. Il problema dello spazio è determinante. Non sono stato accolto, è vero, ma lo capisco.»

    Dal punto di vista letterario e culturale che cosa hai portato con te del tuo essere iracheno?
    «La paura per l’Iraq è un Paese senza libertà. Non ho portato qualcosa alla cultura olandese, anzi ho cercato di liberarmi da questo senso di oppressione; non ho aggiunto nulla. E’ invece la letteratura olandese ad avermi arricchito dandomi soprattutto il senso di cosa significhi convivere nella diversità, pur rimanendo legati alle proprie origini.»

    So che hai imparato l’olandese tanto da scrivere in questa lingua. Senti di appartenere alla cultura di questo Paese europeo?
    «Appartengo ad un gruppo di scrittori che non sono nativi dell’Olanda ma hanno deciso di scrivere in olandese perché è un modo di entrare nella vita del Paese. E’ un modo di ringraziare chi mi ha dato un permesso di soggiorno e il mio primo libro in olandese è stato il nuovo passaporto. In effetti c’è una ragione antica. Fin da piccolo volevo scrivere in una lingua europea per conquistare la libertà e sono cresciuto con la letteratura europea. Per Dante Alighieri ho avuto una vera folgorazione. Nell’arabo, al contrario, c’è sempre questo senso di contenimento.»

    Ma deriva dalla lingua, dal riferimento all’arabo classico come modello o dai governi dei paesi arabi?
    «Sicuramente dalle politiche nazionali e dalle circostanze religiose. La lingua come la musica sono pure.»

    Ti definiresti un autore “arabo” o mediorientale, sempre che abbia senso quest’etichetta?
    «No, olandese anche perché parlo della vita quotidiana olandese e di tutte le tipicità di questo paese. Sento di appartenere grazie alla lingua a questa nuova nazionalità e sento in tal modo di restituire una certa ospitalità. Scrivere in olandese è come pagare le tasse al Paese dove vivi.»

    Qual è il messaggio centrale del libro?
    «La morale è che l’arte può aprire delle porte verso il mondo anche per chi non è in grado di camminare da solo e in questo senso la metafora dell’autismo è emblematica, nel senso che siamo spesso imprigionati in noi stessi, da noi stessi mentre dobbiamo renderci conto che siamo creati per condividere.»

    Esiste un lettore “ideale” al quale hai pensato scrivendo questo testo?
    «Per me il lettore “ideale” è chiunque abbia tempo e voglia di leggere.»

    Com’è il tuo olandese, non in termini di qualità ma di timbro. Cosa è arrivato con il vento del deserto?
    «Quando leggo l’olandese mi sento olandese ma quando parlo mi accorgo di tante lacune, soprattutto al telefono anche perché gli olandesi sono dei perfezionisti eppure sono molto accoglienti e tolleranti e si sono prestati con grande disponibilità nella revisione dei miei testi. Credo che per gli olandesi il mio olandese offra una potenzialità nuova alla lingua, in particolare quando leggo i miei testi ad alta voce, in special modo le poesie, perché qualcuno dice che ha qualche difficoltà a comprendermi…sembra arabo. E’ la musicalità, l’intonazione che mi porto dentro, della lingua materna, che conferisce alla lingua adottiva una sua peculiarità.»

    Intervista di Ilaria Guidantoni

  • Lo scrittore Rodaan al Galidi dal 16 al 20 marzo in Italia

    Lo scrittore Rodaan al Galidi dal 16 al 20 marzo in Italia

    Lo scrittore olandese Rodaan al Galidi, vincitore dello European Union Prize for Literature, dal 16 al 20 marzo sarà in Italia per presentare il suo libro “L’autistico e il piccione viaggiatore”

    Secondo titolo della collana Altriarabi Migrante sostenuta dall’Unione Europea,  “L’autistico e il piccione viaggiatore” narra la storia di Geert, un bambino geniale dalla mente infaticabile, che tuttavia instaura un legame più profondo con gli oggetti del negozio dell’usato dove lavora sua madre, che con il mondo esterno. Geert passa le serate smontando gli oggetti e ricombinandoli tra loro, finché al negozio non arriva un vecchio Stradivari: è l’inizio di una strana epopea che vedrà Geert diventare un celeberrimo costruttore di violini. Tra i personaggi di questa storia, un papà a forma di cannuccia, un maiale di nome Sinatra, una ragazza perennemente bagnata come le strade olandesi e un ostinatissimo piccione viaggiatore che aiuterà Geert a uscire dal suo guscio.

    Vincitore con questo titolo del European Union Prize for LiteratureRodaan al Galidi ha una biografia particolare. Nato in Iraq è fuggito dal suo paese natale ed è arrivato in Europa come clandestino, quindi richiedente asilo, l’Olanda gli aveva negato l’accesso ai corsi ufficiali di lingua che ha quindi appreso come autodidatta diventando un autore noto e vincitore di vari premi.

    Incontri con l’autore:

    Mercoledì 16 Marzo 2016 ore 18 – Reale Istituto Neerlandese – Via Omero 12, Roma Intervengono: l’autore, il direttore del KNIR prof. Harald Hendrix, il traduttore del libro Stefano Musilli, l’editore, modera Francesca Bellino. Letture dal libro in italiano e olandese a cura dell’autore. A seguire buffet offerto dal Knir.

    Giovedì 17 Marzo 2016 ore 19Libreria Griot – Via di Santa Cecilia, 1a Roma Intervengono: l’autore, il traduttore del libro Stefano Musilli, l’editore, modera Chiara Comito. Letture dal libro in italiano a cura di Donatella Vincenti.

    Venerdì 18 Marzo 2016 ore 18CIES onlus – Via delle Carine, 4 Roma  Intervengono: l’autore, Maria Cristina Fernandez (responsabile CIES), il traduttore del libro Stefano Musilli e l’editore. Letture dal libro in italiano.

    Sabato 19 Marzo 2016 ore 18,30Libreria Les Mots –  Via Carmagnola, 4, Milano Intervengono: l’autore e l’editore, modera Shady Hamady (Il Fatto Quotidiano). Letture dal libro in italiano.

    Domenica 20 Marzo 2016 ore 18,00Bellissima Fiera di Libri e cultura indipendente Sala S2 – Palazzo del Ghiaccio, via di Piranesi, 10  Milano Intervengono: l’autore e l’editore, modera prof. Jolanda Guardi (esperta di Letteratura araba). Letture dal libro in italiano.

  • Hassan Blasim incontra il pubblico al Festival di Internazionale a Ferrara

    Hassan Blasim incontra il pubblico al Festival di Internazionale a Ferrara

    Il pluripremiato autore iracheno Hassan Blasim incontra il pubblico al Festival di Internazionale a Ferrara

    Hassan Blasim autore di “Il matto di piazza della Libertà” ed. il Sirente, collana Altriarabi sarà a Ferrara per un doppio appuntamento il 3 e 4 Ottobre.

    Sabato 3 Ottobre ore 14,30 Teatro Nuovo

    “I sogni di Baghdad” introduce e modera Gad Lerner

    La letteratura irachena prova a raccontare un paese che sprofonda nella guerra

    Intervengono:

    Hassan Blasim, Inaam Kachachi, Ahmed Saadawi.

    Domenica 4 Ottobre ore 10,45 Cortile del Castello

    “Diari di libertà” in diretta con Radio3Mondo

    intervengono:

    Hassan Blasim, Lizanne Foster, Asif Mohiuddin, lettura a cura di Marco Sgarbi

    Hassan Blasim è nato a Baghdad nel 1973. E’ un poeta, regista, blogger e scrittore. Dal 2004, in seguito a problemi scaturiti dalla realizzazione del film Wounded Camera, ha dovuto lasciare l’Iraq e si è rifugiato in Finlandia, dove vive tuttora. Nel 2014 ha vinto l’Independent foreign fiction prize con il libro The Iraqi Christ (Comma Press 2013). Per le nostre edizioni ha pubblicato “Il matto di Piazza della libertà” (2012).

    Il matto di piazza della Libertà” Immaginate un uomo rapito e costretto a dichiarare in video di aver commesso atroci crimini in nome della religione. Oppure un viaggio di clandestini diretti in Europa che si trasforma in una carneficina. Immaginate un soldato che, rimasto chiuso in una stanza per diversi giorni con la sua amata, per sopravvivere si nutre del suo corpo e del suo sangue. Cadaveri che parlano, lupi mannari, teste mozzate, corpi dilaniati o scuoiati, padri che avvelenano le figlie, figli che portano in valigia lo scheletro della madre, morti che scrivono romanzi, suicidi, esplosioni di autobombe, neonazisti che in Europa picchiano a sangue gli immigrati. E poi matti, matti dappertutto, e un confine labile tra il reale e l’irreale. Provate a immaginare tutto questo e altro ancora. Immagini raccapriccianti e scene da brivido, come nella migliore letteratura gotica. Ma questa non è semplicemente letteratura gotica. Questo è l’Iraq. O l’Europa deirifugiati iracheni. Talvolta, sembra dirci Hassan Blasim in questo suo splendido libro d’esordio, la realtà supera la finzione in orrore e crudeltà.