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  • L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret

    L’OPINIONE n. 212 – 07-10-2008
    di Maria Antonietta Fontana

    Quando ero bambina passavo ore a giocare con le matrioske che si trovavano ovunque ad Ostia, dove abitavo, per la presenza dei centinaia di emigranti dei Paesi dell’universo sovietico in attesa di raggiungere USA, Francia, Israele e Australia… Ebbene, leggere “L’anarchico e il diavolo fanno cabaret”, opera pubblicata in versione italiana qualche mese fa a cura del Sirente mi ha riportato indietro di tanti anni, e ricreato la stessa impressione. Il primo impatto con il libro è particolarissimo, anche perché l’immagine appare in quarta di copertina, mentre la prima riproduce l’inizio del testo. La scelta editoriale mi è stata spiegata direttamente dall’editore. Il libro appartiene alla collana il “Sirente Fuori”. Secondo l’editore stesso, che cito testualmente, si tratta di una collana potenzialmente aperta che attraversa zone d’ombra, nascoste o marginali, zone di frontiera. Zone in senso geografico, in primis, attraverso la scoperta di opere e autori di riconosciuto valore, ma scarsamente o per nulla noti in Italia. Ogni opera di questa collana – e la scelta di pubblicarla – è da parte sua caratterizzata da un discorso particolare a livello di linguaggio e di contenuti: l’interesse ricade in particolare su lavori situati su un piano di rappresentazione surreale o fantastica e che si confrontano con il tema della marginalità, o, meglio, delle marginalità. La collana ha per questo una sua identità grafica, ispirata alla teoria borgesiana del libro circolare, con la prima pagina del libro in prima di copertina e l’immagine – foto, disegno o elaborazione grafica – in quarta. Duplice l’obbiettivo di questa scelta: ricordare al lettore che afferri per la prima volta il volume rigirandolo tra le mani la non univocità del reale e consegnare subito in faccia (e in mano) al lettore quella che speriamo essere la sua prossima avventura.

    Ma torniamo al nostro libro di oggi. La narrazione di Norman Nawrocki, geniale autore e autentico uomo di spettacolo canadese-ucraino-polacco, come lui stesso ama definirsi (ma forse sarebbe proprio il caso di definirlo invece cittadino del mondo nel senso più ampio), è una matrioska letteraria. Il romanzo si porta avanti su tanti piani diversi, e tanti livelli diversi di emotività e approfondimento: da un lato, la narrazione di un tour di “Rythm Activism”, gruppo musicale anarchico con cui Nawrocki ha collaborato per vari anni. Dall’altro, la rievocazione di pagine buie di storia d’Europa, dalla presa del potere da parte dei nazisti alla resistenza polacca. E, in più, qua e là, dei gioielli nei gioielli: ritratti di personaggi vividissimi, tragici anche quando si parla di clown…ritratti ambientati in mille città europee, di persone comuni, che poi, gratta gratta, di comune hanno ben poco; scenette di vita familiare o cittadina, leggende. Miti trasferiti da un’epopea senza tempo ad un presente che è anch’esso favola e sogno, ma più spesso incubo tormentoso cui non si sfugge. È una ridda di situazioni, ma soprattutto di odori e fetori, malanni, sporcizia e disordine esteriore che corrispondono però ad una sfrenata ed appassionata ricerca del proprio sé, di una coerenza rivendicata nel nome della libertà di espressione e di coscienza che deve essere patrimonio di tutti i popoli e di tutte le epoche, e che a maggior ragione è patrimonio supremo degli artisti.

    Il libro è così ritmicamente incalzante, così composito, così vivo, e soprattutto, così permeato di musica (la più varia, fuori di ogni etichettatura e di ogni appartenenza geografica o di genere) da risultare praticamente impossibile da descrivere, se non banalizzandolo enormemente: cosa che, per questo, eviterò accuratamente di fare. Ne consiglio però vivamente la lettura, purché si affronti il testo con spirito libero e privo di pregiudizi. Ho avuto la fortuna di incontrare Norman – che adesso effettua i suoi tour da solo – più di una volta; così come più di una volta ho assistito ai suoi spettacoli, che si segnalano per una trasgressione intelligente e colta. Mai come nel suo caso, la scrittura, la parola, la musica sono un tutt’uno. Leggere il libro dopo avere assistito agli spettacoli è rituffarsi in un vortice di simpatia e di provocazione sottile. La coscienza politica viene sollecitata, la coscienza civica anche…e alla fine di una serata indimenticabile così come alla fine della lettura del libro, scopriamo che in testa si fanno largo nuovi pensieri che non sapevamo neanche di possedere… Lo rivedremo presto in Italia, spero. Nell’ultimo tour in Canada ha portato in giro uno spettacolo in cui gioca da solo più ruoli: un anarchico che nel 1926 cercò di assassinare Mussolini, Gino Lucetti; un senatore di destra del Nord Italia; ed un ragazzo italiano innamorato di una ragazza zingara. Questi personaggi si ritrovano tutti nella sua ultima fatica letteraria, cui sta lavorando da tempo, dal titolo “Cazzarola!”. Il libro è un romanzo storico, contemporaneo, romantico e politico al tempo stesso, che si incentra sulla vita e le vicissitudini di una famiglia italiana dal 1880 al 2008. Norman ne sta ultimando la prima stesura proprio in questi giorni. Per chi desideri farsene un’idea, rimandiamo ai siti http://citoyen.onf.ca/blogs/category/les-actualites/ oppure http://www.dailymotion.com/relevance/search/cazzarola.
    Chi sia interessato invece al libro “L’anarchico e il diavolo fanno cabaret”, può ordinarlo attraverso il sito dell’editore www.sirente.it/ al prezzo di 12,50 euro.

  • Norman Nawrocki in Italia dal 16 al 30 luglio 2008

    Norman Nawrocki in Italia dal 16 al 30 luglio 2008

    BEATS, STRINGS & BRAINFOOD
    Norman Nawrocki: solo spoken word/live music show

    Dal 16 al 30 luglio 2008 Norman Nawrocki torna in Italia con un nuovo tour incandescente

    Artista, autore, musicista, cabarettista di lunga data, attivo a Montréal,Norman Nawrocki è noto al livello internazionale non solo per i suoi libri, i suoi gruppi musicali (Rhythm Activism, DaZoque!, Bakunin’s Bum, etc.), per i venti album, per i vent’anni prolifici di attività, per le sue sex comedies e le sue letture, ma anche per i suoi ipnotizzanti reading musicali.

    Norman mescola racconti brevi e poesia con una musica originale, creando sonorità d’ambiente ipnotiche e talvolta violente con il suo violino amplificato modificato, campionato, loopato. A tutto ciò aggiunge ritmi e voci preregistrate, i suoi racconti incredibili e i suoi commenti sui avvenimenti nel mondo e i sogni su come le cose potrebbero essere differenti. Il risultato sono degli attacchi sonori musicalmente avventurosi, pieni di ritmo e lirici allo stesso tempo contro le forze dell’ignoranza, dell’ingordigia, della guerra e della xenofobia.

    “Violini loopati divinamente, calde percussioni e letture dense di significati” (Urbnet); “Perspicace, incitante, istruttivo e gioioso” (Uptown, Winnipeg); “Un musicista attraente e originale” (Montreal Mirror); “A volte divertente, Nawrocki, che stimola sempre l’interesse, è descritto dal quotidiano nazionale canadese The Globe & Mail come uno showman nato che non lascia mai il suo pubblico passare una serata noiosa”.

    Sul palcoscenico, Nawrocki loopa, campiona, strimpella, tormenta il suo violino, aggiungendo un tocco della tradizionale musica da divorzio dell’Est Europa. Attore e comico esperto, recita diversi personaggi con voci differenti.

    Per il suo tour italiano del luglio 2008, Nawrocki metterà in scena alcuni estratti dal suo libro recentemente pubblicato in Italia, “L’anarchico e il diavolo fanno cabaret”, brani selezionati dai suoi ultimi due album, “Duck work” e “Letters from Poland”, e qualcosa dalla sua nuova e ancora incompleto romanzo “Cazzarola! Anarchy, Mussolini, the Roma & Italy today” (Nawrocki ne ha già messo in scena alcuni estratti al recente Montreal International Anarchist Theatre Festival).

    Le date:

    Giovedì 17 luglio, Roma, Garbatella, Casetta Rossa – ore 19,30

    Domenica 20 luglio, Corsano – ore 20,30

    PER APPROFONDIRE:

    https://www.sirente.it/9788887847116/l’anarchico-e-il-diavolo-fanno-cabaret-norman-nawrocki.html

  • (…) è ciò che di meglio vi possa capitare stasera!

    (…) è ciò che di meglio vi possa capitare stasera!

    Links: sito ufficiale | official site

    L’ultima lettera prima di lasciare Napoli ovvero l’Italia.
    L’ultimo degli orsi che non sanno più dove nascondersi e che resistono.

    Lunga vita agli orsi!
    Lunga vita alle persone delle caverne!

    Buon 25 aprile 2008.

    Sui monti Tatra, Zakopane, Polonia, 1944

    Caro Franek,
    l’altra notte ho ucciso altri tre nazisti a mani nude. Ho tagliato loro la gola mentre dormivano e ho trascinato i loro corpi in un burrone. Non sono un omicida, ma loro mi hanno trasformato in un assassino, per difendere la nostra gente, per difendere me stesso. Se devo, li ucciderò uno dopo l’altro. Come i miei compagni, io sono la Resistenza. Noi tutti siamo la Resistenza. È questa la verità. Caro fratello, stai attento ai bugiardi, agli imbroglioni, ai ladri che pretendono di essere i tuoi salvatori. Siamo noi stessi i nostri salvatori. Nessun altro. Non c’è nessun Dio. C’è una fratellanza di uomini e donne, e poi ci sono quelli che, ubriachi di potere, vogliono eliminare tutto ciò che è umano.
    Potresti pensare che sono pazzo. Comunque sia, capirai che è questa guerra la follia . Mi ha trasformato in un disperato, disperato perché questa guerra deve finire. Ma finché continuiamo a combattere guerre come questa, e non a combattere la stessa idea di Guerra, non avremo mai pace su questa terra. Io non ho pace.
    Vivo in una caverna su un alto torrente sopra Zakopane. L’aria è fredda. Posso vedere per chilometri oltre i Tatra e le loro cime innevate. Un tempo qui vivevano gli orsi. Nessuno sa dove vivono adesso, durante questa guerra. Come gli orsi, sono stato guidato sempre più in alto e sempre più all’interno delle profondità delle montagne. La mia caverna è profonda più o meno venti metri. Il suolo è ricoperto di ossa di animali. Io sono l’animale più recente, l’orso più recente. E nessuno sa che vivo qui. Mangio bacche. Metto trappole per le lepri. Ho rubato il cibo ai tedeschi, le loro coperte e pistole. Scrivo questa lettera sulla loro carta con la loro penna. Stanotte fumerò il loro tabacco.
    Non crederai a quello che sto per dirti. I tedeschi stavano trasportando gioielli. Da dove li avessero rubati non lo so, ma adesso sono miei. E sono splendidi. Devono essere diamanti, grandissimi e brillanti. Mai in vita mia ho visto un simile tesoro. Li nasconderò e poi, quando finisce questa guerra, la nostra famiglia avrà i soldi per comprare una bella casa e una fattoria. Non ho novità per la mamma o per i fratelli. Non preoccupatevi per me. Mi prendo cura di me.
    Morte ai fascisti! Morte ai guerrafondai! Lunga vita agli orsi e alla gente delle caverne di tutto il mondo! Lunga vita alla nostra famiglia. Carissimo fratello. Ti voglio bene e mi manchi.

    Harry

  • Presentato il volume di Norman Nawrocki

     L’AQUILA. Eccentrico, coinvolgente, anarchico. È Norman Nawrocki, artista canadese, figlio d’immigrati polacco ucraini, autore del libro L’anarchico e il diavolo fanno cabaret che è stato presentato giovedì a palazzo Carli. Un incontro promosso dalla casa editrice «il Sirente fuori». Il libro è una sorta di diario on the road in giro per l’Europa tra una suggestione musicale e un’altra. Una sorta di storia anarchica del rock che segue le tracce del viaggio di Norman per il vecchio continente alla ricerca dello zio Harry, di cui pubblica le lettere scritte al tempo dell’occupazione nazista della Polonia. Al racconto si affiancano descrizioni e considerazione dell’autore sull’attualità, in particolare sul mondo del precariato, nel quale l’autore fa rientrare tutti coloro ai quali non sono garantiti a pieno i diritti. La parola “precariato” deriva dal latino e indica tutto ciò che si ottiene con preghiere e che quindi viene concesso per grazia e non per diritto. La radice etimologica è una spia evidente della condizione di emarginati, rom, disoccupati e artisti di strada che trovano spazio nelle pagine di Nawrocki. Nel libro è riflessa una miscela di suoni d’avanguardia, e danza poplari, con suggestioni rock, folk, punk e jazz.
  • Nawrocki Strikes L’Aquila

    Sorry to hear about the election results. This is bad news for Italy, for Italians, for those who love to eat Italian food. Hmmmm….I will come and try to do something about this. To help cheer you up. I will wear all black. A Ninja writer from Canada. It will be a big surprise for the fascists.

  • Touring Italy con ‘Il diavolo’ e un violino

    Touring Italy con ‘Il diavolo’ e un violino

    da Les Pages Noires News 

    Devil’s Tour @ Napoli

    Nawrocki ha definito ‘his most amazing tour – ever!’ la sua recente esibizione per 9 spettacoli in 11 giorni e 6 città in tutta Italia per promuovere la nuova traduzione italiana del suo libro: ‘L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret’.

    L’incredibile ospitalità a Roma dell’editore, il Sirente, e tutti i loro amici, familiari e collaboratori, che gli hanno riservato il miglior cibo, il vino, il sostegno e un’amicizia inimmaginabile.

    Nawrocki, accompagnato da se stesso e il suo violino loopato, ha eseguito estratti dal libro con l’apprezzamento di nuovi lettori da tutta Italia. Un breve film documentario sul tour sarà pubblicato al più presto. Le foto del tour:
    https://www.sirente.it/9788887847116/index.html

    Tour highlights: la magnifica città universitaria de L’Aquila in cima a un’altipiano, dove Nawrocki suona con una tripla fisarmonica da vecchi tempi, insieme a un gruppo di musica folkloristica; una graziosa accoglienza presso il centro anarchico ‘Camillo Di Sciullo’ di Chieti; Roma, il suo debutto nella libreria radical chic ‘Bibli’; ha inaugurato il nuovo Info Shop anarchico di Modena, suonando in un compresso e freddissimo locale; ‘Modo Info Shop’ a Bologna; il lancio ufficiale alla prestigiosa Fiera del Libro di Roma e il colossale ‘Palazzo dei Congressi’; un’improvvisazione dal vivo con la celebrata ‘noise band’ Obsolescenza Programmata, nella hippy libreria/bar/negozio ‘Perditempo’ di Napoli.

    Nawrocki sta attualmente lavorando a un libro ispirato alla sua grande avventura italiana: ‘Cazzarola!’ – L’Italia di ieri e di oggi, i Rom e Roma.

  • Il compleanno di Bakunin

    da L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret di Norman Nawrocki (pp. 232-233) 

    Festeggiamo il centottantatreesimo compleanno di Michael Bakunin a Milano, nel lussuoso Centro Anarchico Ponte della Ghisolfa, col pavimento in marmo. Chi ha detto che gli anarchici russi non vivono per sempre?

    In questo concerto tiriamo giù il tetto. Mentre suoniamo, dei pezzi di intonaco vecchi di due secoli cadono addosso a noi e alla folla sfrenata. È un segnale dal paradiso degli anarchici. Con l’appoggio del coro dei cento anarchici ubriachi presenti, cantiamo Buon Compleanno al vecchio Michael, in italiano. Ognuno di loro innalza una bottiglia di vino. La festa prima del concerto è stato un rifornimento senza limiti di vino e pasta: pasta con piselli e aglio, pasta coi peperoncini piccanti, pasta coi fagioli rossi, pasta con le olive. Dopo lo spettacolo proseguiamo la festa di compleanno con bottiglie di grappa che si autoriproducono.

    Chi ha detto che gli anarchici non sanno come far festa? Tra un brindisi e l’altro, intervisto una femminista anarchica studiosa di storia, e registro le canzoni tradizionali del secolo scorso che lei canta per me – canzoni di lavoratrici italiane, zoppicanti per le lunghe ore in cui stavano in piedi nell’acqua fredda delle risaie allagate, che rientravano a casa stanche morte e sottopagate, come al solito. E le raccoglitrici di riso odierne?

    A mezzanotte, rinforzato dalla grappa e dallo spirito di Bakunin, mi ritrovo seduto dietro una Moto Guzzi. È una grossa moto italiana, ma mi tengo aggrappato perché la vita mi è cara. Non mi è d’aiuto sapere che quello che guida è ubriaco marcio, non aiuta il casco che mi sta male e che a ogni blocco di acciottolato mi rimbalza cinquanta volte sulla testa. Per farmi forza, canticchio una canzone che mi ha insegnato la studiosa di storia. Arriviamo illesi, e tutti e due cantiamo gli auguri di compleanno per Bakunin, barcollando dentro un tranquillo appartamento italiano. Una volta dentro, ci accoglie l’assonnata moglie del mio amico e i brindisi continuano: a Emma Goldman, a Enrico Malatesta, a Buenaventura Durruti, a Peter Kropotkin, a Noam Chomsky e a tutti gli altri anarchici che ci vengono in mente, vivi o morti.

    I loro spiriti mi raggiungono per discutere, mentre vagheggio: cosa può fare un gruppo rock’n’roll anarchico per creare un mondo nuovo, libero, meraviglioso? Una musica da ballo? Una musica per occupare e prendersi le banche, i municipi, le fabbriche, le scuole, gli autolavaggi? Una musica per aiutare a trovare le alternative? Una musica che serva a preparare la grande festa del dopo-rivoluzione? Non c’è un accordo. Mi giro e mi rigiro, senza trovare riposo.

  • Poznan, Polonia, Agosto 1937

    da L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret di Norman Nawrocki (p. 32) 

    Caro Franek,

    ho parecchie notizie da raccontarti. Da quando sei partito, il nostro paese non è più lo stesso. I giornali parlano di una Polonia che ‘vive nella paura’. È vero.

    Prego che il Canada sia più pacifico che non qui. Abbiamo paura di Hitler sì, ma anche dei suoi sicari fascisti del posto – della nostra stessa gente. Terrorizzano quelli che odiano. Spaccano le finestre dei negozi ebrei. Aggrediscono gli omosessuali per strada. Non sappiamo chi sia omosessuale. I sicari li chiamano così e li picchiano. Picchiano anche gli zingari. È terribile. Adesso denunciano chiunque chiamino ‘radicale’. Ricordi lo Zio Janousz? È l’organizzatore del sindacato anarchico a Poznan. È un radicale. Lotta per la gente e stava parlando ai comizi pubblici contro il fascismo. Una notte non è tornato a casa, è scomparso. Zia Lenowa non ha sue notizie. Preghiamo e speriamo che sia da qualche parte al sicuro.

    Non sono un uomo da politica, ma la violenza di questi sicari nelle strade, questo linguaggio di odio, da mercanti di paura, questa lingua del veleno nazista mi sta facendo davvero infuriare. Mamma dice che dovrei stare attento e che devo rimanere calmo. Ma come faccio, quando vedo l’ingiustizia e sento intorno a me le menzogne?

    Tutti parlano del fatto che quella canaglia di Hitler sta invadendo la Polonia. Se dobbiamo lo combatteremo, so che lo farei. Ma possiamo vincere? Hitler ha un grande esercito, con spie e leccapiedi, qui, che tradirebbero le loro stesse madri se lui glielo chiedesse. Il solo pensiero mi fa star male. Mamma va in chiesa tre volte al giorno a pregare che tutto questo finisca.

    È una fortuna che tu non sia qui. Avrei voluto venire con te. Parli inglese, adesso? Hai comprato un’automobile canadese? Non abbiamo ricevuto nessuna lettera da te. Devi scrivere. Mamma è molto in ansia per te. Le prugne sull’albero stanno iniziando a maturare. Spero che mamma farà la marmellata. Forse possiamo mandartene un po’. Voleva mandarti le frittelle, ma le ho detto di no: con tutto il tempo che ci metterebbero per arrivare in Canada diventerebbero pietre. Vi servono altre pietre in Canada? Fammi sapere. Ha, ha.
    Prega per noi, Franek, per favore. Ci manchi e ti mandiamo il nostro amore.

    Harry

  • Nawrocki nel mondo libero

    Quarta di copertina 

    di Jamie O’Meara (da locals@large, dicembre 2002)

    Alla mia sinistra, l’area del dietro le quinte, una pesante porta di legno che si apre su niente di meno che un salto a picco nelle rovine sgretolate di cemento della metà posteriore dell’edificio. Dall’altro lato del teatro in legno c’è una vecchia finestra. Stando di fronte al monitor, si può guardare giù nel fangoso parcheggio. No, aspetta, non è un parcheggio – è una festa di polli selvaggi che si beccano. Ho un breve momento di dissociazione.
    E’ la primavera del 1995, e un paio di anni prima ho attraversato l’ex confine tra Germania est e Repubblica Ceca con i miei compagni di band di Montréal, attraversando regioni di miniere di carbone inquinate come mai visto. La cittadina dove stiamo per suonare ha fama di essere uno dei luoghi più disgraziati della terra, anche peggio della borsa del calzino di Jimmy (batterista, naturalmente). Dopo aver localizzato il locale – siamo proprio l’unica band che conosco a essersi persa in una città con due sole strade polverose – discutemmo se restare nel furgone dove, sebbene l’aria fosse finita, era respirabile, oppure stare fuori dove proprio non lo era. Nella sala in cui dovevamo suonare quella sera c’era la stanza principale e, un po’ distante, un piccolo bar quadrato con centinaia di teste di animali sistemate sulle pareti. Sembravano topi con le corna, con un’espressione di sorpresa e rabbia irrigidita sulle loro piccole facce puntute. Come da accordi ci fu servita la cena bollente che precedeva lo spettacolo, mentre guardavano Beverly Hills 90210 doppiato in ceco, su una vecchia tv nel bar. La vita è feroce, ma buona…
    Leggere l’ultimo libro di Norman Nawrocki, L’anarchico e il diavolo fanno cabaret, mi ha riportato a ricordi che non avevo mai pensato di avere, come quello di cui sopra. Il musicista di Montréal (Nawrocki, insieme al co-cospiratore Sylvain Cŏté, è la guida di Rhythm Activism, che si definisce una “orchestra di notizie ribelli”), autore (ha quattro libri al suo attivo) e attivista politico è stato sulla strada per quasi diciotto anni, in tour con gruppi musicali, cabaret e spettacoli di poesia. L’anarchico e il diavolo fanno cabaret dà la cronaca dell’ultima scorreria di Rhythm Activism attraverso l’Europa (dove sono stati sette volte), un viaggio tra nove paesi che li ha visti portare a un gran numero di fan il loro amalgama politicizzato di musica tradizionale dell’est Europa e di punk occidentale, da anarchici stagionati a vegetariani di sinistra, da zingari sradicati a curiosi. E ai loro bambini. Intercalati ai racconti di strada vi sono lavori di breve narrativa (così come lettere cronologicamente distanziate da uno “zio perduto” che può essere inventato o no, Nawrocki non lo specifica) che germogliano da persone e personaggi che ha incontrato nel tour.
    Come ci si potrebbe aspettare da una persona del calore di Nawrocki la prosa, popolata da espressioni radicali e linguaggio da attivisti – qualcosa che inevitabilmente è legato all’argomento – è terra terra e senza pretese. Quando Nawrocki lavora sull’esperienza di prima persona, è un narratore capace e accattivante, che costruisce immagini tridimensionali degli spazi da lui visitati. E come Nawrocki sottolinea, noi Nord-Americani abbiamo molto da imparare dagli europei sul sostegno agli artisti.
    Nawrocki è affilato come un rasoio quando passa dal pittoresco al filosofico, come fa nel suo divertente discorso sugli “appassionati di musica” (“chi consuma musica… ma raramente dà spazio nella propria esistenza a qualcosa di politico”) contro i “politici” (hanno poco tempo per il divertimento, per la musica, o qualsiasi altra arte, anche se questa è ‘politica’. Quando ne hanno, è per qualcosa che tende a essere convenzionale… Date loro libri politici. Anche all’ora di andare a letto. E non provate a essere divertenti”). Divertente, per quanto possibilmente involontario, è il tema ricorrente dei piccoli furti, che si tratti di cioccolato – oltre alla vodka, il cioccolato sembra essere la droga preferita di Rhythm Activism – a una stazione di benzina tedesca, o di una colazione in un albergo dell’est Europa. (Alzate le vostre bandiere nere e marciate, compagni! Con gli oppressori capitalisti delle McCorporazioni sconfitti, saremo liberi di rubare tutto quello che vogliamo. Meno godibile, tuttavia, è la confusione generata dove il processo creativo di Nawrocki si sovrappone al diario del tour di Rhythm Activism. Per ragioni sconosciute Nawrocki dà una descrizione romanzata dei cinque membri della band, cambiando i loro nomi e i loro tratti caratteristici. Il risultato è che quando all’inizio ce li introduce, tendiamo a considerarli di meno perché sembrano meno reali. Le storie di strada perdono il loro lustro se non si può essere sicuri che le persone al centro della storia esistono. Il grande ex punk GBB è davvero il guidatore folle del furgone in Ungheria? O forse era Martine, la ragazza sexy dai capelli corvini del merchandise? O forse non è mai accaduto…
    A complicare ulteriormente le cose, la ruvida ipperrealtà del diario del tour contrasta visibilmente con le brevi vignette di fantasia, che sono spesso melodrammatiche e indebolite da clichè, e con le lettere di un falso zio polacco che Nawrocki sostiene di star cercando in Europa. O almeno io credo che sia uno zio posticcio: su questo ho cambiato idea un paio di volte, ma alla fine l’individuo sembra troppo eccentrico per essere credibile, proprio come i personaggi idealizzati delle storie brevi. E se fosse stato reale, Nawrocki avrebbe scatenato un casino per trovarlo, come invece non ha fatto.
    Detto questo, l’autore raggiunge il massimo nel capitolo “Imparando a insultare”, una descrizione degli spostamenti della band in Ungheria, incluso un incontro con un giornalista musicale ubriaco e con uno studente di medicina razzista, narrati in modo vivido e avvincente. In questo Nawrocy è inattaccabile e mi fa voler conoscere di più su di lui, sugli altri tour, sui cambiamenti sociali e politici di cui lui e i suoi compagni di band hanno potuto testimoniare da una posizione unica a partire dalla caduta del Muro.

    (traduzione di Enrico Monier)

  • Norman Nawrocki presenta “L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret”

    Norman Nawrocki presenta “L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret”

    Norman Nawrocki alla terza serata del suo Devil’s Tour in Italia, è il 30 Novembre 2007. Qui trovate una breve descrizione dei contenuti del suo libro L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret, grazie alla preziosa collaborazione di Maria Antonietta Fontana. Le riprese sono di Marco Pelosio, Elements Studio di Roma. Lunga vita allo Zio Harry.

  • Giampiero Cordisco

    Giampiero Cordisco 

    Nato a Montefalcone nel Sannio (Campobasso), Giampiero Cordisco ha studiato presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Ha vissuto in Romania e a Roma, dove attualmente vive e lavora. Ha collaborato con le Edizioni Nottetempo ed è autore di traduzioni dall’inglese. È autore de “La Bibbia apocrifa di Nick Cave: And the Ass Saw the Angel” fra delirio e catarsi. È co-autore del progetto musicale Obsolescenza Programmata, collettivo italiano che tende a musiche liminari e anomiche, musiche che solitamente vengono etichettate come ‘no-wave’, ‘noise’, ‘industrial’, ‘post-punk’, ‘power electronics’, ‘harsh’.

    PER ULTERIORI INFO SULL’ATTIVITÀ DI GIAMPIERO:
    W www.myspace.com/obsolescenzaprogrammata
        giampiero-cordisco.neurona.it
    @ gia.cordisco@libero.it

  • Norman Nawrocki

    Norman Nawrocki 

    Figlio di immigrati polacco-ucraini, Norman Nawrocki è nato a Vancouver, nell’estrema provincia occidentale canadese del British Columbia, e si autodefinisce ‘sex educator, cabaret artist, musician, author, actor, producer and composer’. Il suo legame con la parola scritta si manifesta dall’età di 14 anni, quando scrive il suo primo libro, Why I am an Anarchist. Nel 1981 si sposta a Montréal, nella provincia francofona del Québec, dove intraprende la carriera di artista-cabarettista, e nel 1985 fonda con il chitarrista Sylvain Coté Rhythm Activism, gruppo anarchico underground. Nawrocki, violino e voce della band, al suo ottavo libro, è titolare della casa editrice e discografica indipendente Les Pages Noires, attraverso la quale ha realizzato tre libri e più di cinquanta album tra cd e cassette come solista, con Rhythm Activism, i veterani del punk canadese DOA, gli olandesi The Ex e altre band.

    PER ULTERIORI INFO SULL’ATTIVITÀ DI NORMAN:
    W www.nothingness.org/music/rhythm
    @ rhythm@nothingness.org

  • Nawrocki sei un uragano

    L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret : Norman Nawrocki : ISBN 9788887847116 © il Sirente 

    di Allan Antliff (da Vue Weekly,  novembre 2002)

    Il musicista attivista di Montréal presenta i suoi spettacoli in Europa e arriva a Edmonton

    Nel suo divertente libro, l’artista di cabaret Norman Nawrocki mescola eventi reali, racconti incredibili e un po’ di storie inventate che sono vere quel giusto perché il racconto funzioni. E’ una pratica condotta con abilità e aplomb. L’anarchico e il diavolo fanno cabaret si apre con una coraggiosa descrizione della band di Narwocki di stanza a Montrèal, Rhythm Activism, che si prepara per un altro tour fai da te attraverso la scena musicale europea alternativa e underground. E di come si arrivi in uno squat olandese occupato da amici conosciuti in un tour precedente, per poi sistemarsi, mentre ai lettori viene fornito un quadro di come gli squat funzionino in Europa.
    Sostanzialmente, gli edifici vengono occupati, sistemati, difesi e infine legittimati come “cooperative non profit abitative come modello alternativo alla relazioni feudali padrone-vassallo e al costoso mercato privato delle case”. Questi squat, così come centri comunitari gestiti in cooperazione, bar e caffetterie, sono il meglio dell’anarchismo europeo. Nawrocki alterna i particolari sul lavoro con descrizioni di festoni alcolici e di avventure passate con il potere.
    Completati i preparativi, la band si imbarca nel tour su un furgone molto stipato. Il viaggio li porta dall’Olanda al Belgio, Francia, Svizzera, Austria, Germania, Ungheria, Repubblica Ceca, e poi indietro in Germania, Olanda e Francia, con un ritorno finale nella Repubblica Ceca. Tutto in 45 giorni.
    Bene, con un ritmo come questo anarchico che si rispetti è obbligato ad avere allucinazioni. O almeno così sembra mentre la narrativa di viaggio di Nawrocki costantemente viene erosa in racconti aneddotici che affrontano i temi rappresentati dalle persone che vivono nei paesi in cui passa attraverso. Politica umanizzata è distribuita in storie che coprono l’intera gamma da oltraggiosamente divertente a profondamente commovente. Il risultato finale è un libro che trasgredisce l’effetto realtà della fiction, provando che non devi credere a ciò che è descritto per capire che anche le favole parlano della realtà.
    Nel corso del tour Nawrocki è in cerca del suo zio polacco Harry Malewczek. Harry è un indigente veterano della seconda guerra mondiale che negli anni si è sporadicamente tenuto in contatto per posta con i suoi parenti canadesi. Attraverso una serie di lettere veniamo a conoscenza delle sue attività nella resistenza polacca e del suo successivo vagabondaggio in Europa. Rhythm Activism si fa strada da paese a paese e le storie su Harry irrompono periodicamente come bottiglie di birra che colpiscono un tavolo durante una conversazione di ubriachi. Harry combatte i tedeschi in Polonia e sopravvive ma impazzisce; è scambiato per un Rom (zingaro) nei paesi che attraversa; compra un diavolo marionetta e lo tiene in uno zaino. Ogni mattina siede in una piazza cittadina bevendo e parlando con il diavolo, a cui racconta le voci della popolazione locale. “Sei proprio una furba canaglia! Mi piaci! Fatti un altro sorso”.
    Nel proseguimento della storia veniamo a sapere che l’anarchismo occidentale è sotto assedio, mentre dell’Est destabilizzato un rinnovato radicalismo deve ancora nascere. In Ungheria, Nawrocky si trattiene con prostitute in un night club bordello adiacente al locale dove la band deve suonare. Discutono del commercio del sesso post-comunista in mezzo a sedie dell’amore in pelle, mura a specchio, felci e fiori di plastica. Più tardi quella sera Rhythm Activism suona nel locale dall’altro lato della strada, che si rivela essere il luogo d’incontro per i mafiosi capitalisti della città. La notte successiva fanno il loro spettacolo per un muro di ubriachi da strada e, in un altro locale, cantano una canzone anti-nazista a una folla di studenti. In Ungheria e altrove, il razzismo contro i Rom, alimentato da stipendi in calo e disoccupazione di massa, è in crescita. Anche nella Repubblica Ceca, Nawrocki è veloce a esporre il degrado insito nella fragile prosperità: una conversazione tra disoccupati in un caffè alla fermata dell’autobus mette le cose a posto. Nel frattempo un senzatetto entra per un pasto, servito da una cameriera ucraina il cui amore per l’umanità illumina l’altrimenti tetro interno. Non si aspetta soldi ed è sopresa quando il senzatetto tira fuori molto di più di quanto sia dovuto per il pasto. Divide il guadagno con gli altri lavoratori e tutti sono felici.
    Come a dire che in questo libro tutto è contingente. Non ci sono soluzioni scontate ai nostri problemi e la felicità è qualcosa per cui bisogna combattere. La buona notizia è che vale la pena di combattere e che, col diavolo al tuo fianco, chiunque può vincere.

    (Traduzione di Enrico Monier)

  • Norman Nawrocki + Obsolescenza Programmata

    Dal tour di Norman Nawrocki in Italia, il primo estratto. Norman Nawrocki e Obsolescenza Programmata improvvisano per 20 min., ultimo trip del tour.

    Napoli, 9 dicembre 2007 – live @ Perditempo

  • Presentazione del libro di Norman Nawrocki

    L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret : Norman Nawrocki : ISBN 9788887847116 © il Sirente 

    di Monja Ianni (da La Cronaca d’Abruzzo, 01/12/2007)

    Ha scelto L’Aquila il poliedrico scrittore canadese Norman Nawrocki per presentare il suo libro “L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret”. Figlio di immigrati polacco-ucraini, l’autore è nato a Vancouver e si autodefinisce ‘sex educator, cabaret artist, musician, author, actor, producer and composer’. Scrive il suo primo libro a soli 14 anni, successivamen fonda il gruppo musicale dei Rhythm Activism, dove suona come violino e voce; inoltre è titolare della casa editrice e discografica indipendente Les Pages Noires. “L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret” è stato pubblicato per la prima volta in Canada e negli Stati Uniti nel 2003. L’opera è stata scritta “tra un soundcheck e l’altro” del rocambolesco tour europeo dei Rhythm Activism: il racconto delle quotidiane disavventure, alle prese con un pubblico eterogeneo ora in locali occupati, ora in centri artistici e culturali ben organizzati, ma anche in turbolente taverne di pirati, o storie di rom, lavoratori immigrati, rifugiati, artisti di strada, poveri che lavorano, emarginati giovani e anziani. Il tour al tempo stesso è la cornice in cui si svolge l’azione ma anche solo un pretesto per descrivere la realtà dei precari, che come veri e propri protagonisti di queste “fiabe urbane sulla sottoclasse multietnica europea” sono gli esclusi dal “benessere” del neocapitalismo e della globalizzazione, vittime dell’intolleranza e del razzismo. Accompagnato dal suo violino, che utilizza ora come accompagnamento ora come base per loop ed elaborazioni ma anche come strumento a percussione, Nawrocki ha accompagnato il numeroso pubblico accorso a Palazzo Carli ad ascoltarlo in un viaggio attraverso l’Europa dell’Est alla ricerca, come promesso al padre, dello zio Harry, seguendo il filo della sua e di altre infinite vicende umane che si intrecciano in Europa durante la Resistenza per mezzo delle lettere che lo stesso Harry scriveva al fratello. Realtà ed immaginazione si confondono in un’opera al tempo stesso poetica ed impegnata, che decostruisce e mescola, come d’altronde fa sulla scena il gruppo musicale, avanguardia e danze popolari dell’Europa orientale, satira, farsa e rock squinternato; folk, punk e jazz, poesie, monologhi, leggende, citazioni di film e dalla cultura pop.

  • L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret

    L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret : Norman Nawrocki : ISBN 9788887847116 © il Sirente 

    di Costanza Alvaro (da Panorama.it, 10/02/2008)

    Norman Nawrocki non poteva scrivere un libro di facile etichettatura. Non è nel suo dna di canadese figlio di immigrati polacco-ucraini, che a 14 anni scrive un libro intitolato Perché sono un anarchico e oggi è musicista e poeta, attore e cabarettista, autore ed educatore sessuale.
    Negli anni Novanta, con la band Rhythm activism viaggia per l’Europa in un rockambolesco tour che attraversa nove paesi in sette settimane. Dunque, L’anarchico e il diavolo fanno cabaret, uscito nel 2003 in Canada e proposto ora in versione italiana (editrice il Sirente, 12,50 euro), è, tra l’altro, un diario di viaggio rock.

    Norman e gli altri, anarchici ma eclettici, si plasmano ogni volta sulla platea che hanno davanti, a seconda del club, o garage, o angolo di strada in cui si trovano a suonare. Non è una spersonalizzazione ma un modo per dialogare, per accogliere, quasi che l’anima collettiva della massa spettatrice possa salire gli scalini e arrivare sul palco, per essere ritrasmessa. E forse è proprio così che avviene. Grazie alla magia della fusione non solo gli spiriti si scatenano, ma si torna tutti a casa con la sensazione di aver preso parte a qualcosa, a uno scambio.
    Questi pirati non passano a volo d’angelo sulle città dove suonano, non si arroccano nelle suite degli hotel (anche perché non potrebbero permettersele) ma vivono i marciapiedi, i pullman, le case occupate. Scrive Nawrocki: “la musica, il teatro, lo slancio ad esibirsi sono solo una parte di questa storia a volte triste, a volte esilarante, di uno speciale tour europeo visto attraverso i miei occhi iniettati di sangue”.

    L’altra parte della storia sono piccoli ritratti di minoranze invisibili, artisti di strada, emigranti, vecchi senza soldi che sognano di rovesciare la realtà e intanto si accontentano di raccontare qui la propria, aprendo nell’animo di chi legge uno spiraglio di luce, fastidiosa ad occhi non abituati.

    E poi c’è lo zio Harry e le sue lettere, che sono un libro nel libro. Non è andato in Canada con il fratello Franek, ma è rimasto in Polonia a combattere i nazisti prima, la fame poi. Harry che vaga per l’Europa e non si fa trovare è uno di quegli invisibili. “Benché non possa rivedere queste persone, potrebbero essere i miei vicini o i vostri, la donna licenziata la scorsa settimana o il tipo che invecchia sulla panchina alla fermata dell’autobus”. O perfino un consanguineo, Norman.

  • L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret

    di Enrico Monier

    “Immaginatevi un intero consiglio di musicisti rock, o di poeti o di commediografi”. Una “storia rock’n’roll anarchica” che elude i confini geografici e letterari e ha l’andatura di un concerto.

    L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret, pubblicato nel 2003 in Canada e negli Stati Uniti, scritto “tra un soundcheck e l’altro”, è il diario on the road del rocambolesco tour europeo di Rhythm Activism, che suona in nove paesi in sette settimane. Il gruppo decostruisce e mescola avanguardia e danze popolari dell’Europa orientale, satira, farsa e rock squinternato; folk, punk e jazz, poesie, monologhi, leggende, citazioni di film e dalla cultura pop. “Immaginatevi un intero consiglio di musicisti rock, o di poeti o di commediografi”: una “storia rock’n’roll anarchica” che elude i confini geografici e letterari e ha l’andatura di un concerto.

    Il racconto del tour tra quotidiane disavventure, alle prese con un pubblico eterogeneo in locali occupati, centri artistici e culturali ben organizzati, turbolente taverne di pirati, è anche quello delle storie di rom, lavoratori immigrati, rifugiati, artisti di strada, poveri che lavorano, emarginati giovani e anziani. I protagonisti di queste “fiabe urbane sulla sottoclasse multietnica europea” sono gli esclusi dal “benessere” del neocapitalismo e della globalizzazione, vittime dell’intolleranza e del razzismo. Mentre nelle periferie crescono disoccupazione e povertà, anarchici e squatters difendono gli spazi liberi che diminuiscono nel nome della “sicurezza”, del “decoro”, della speculazione edilizia. L’auto-organizzazione delle comunità locali è consolidata e diffusa: Norman e i suoi compagni possono così contare sul sostegno dei centri della “rete internazionale anarchica”, equivalenti agli “ateneos” gestiti dagli anarchici spagnoli prima e durante la rivoluzione del 1936-1939, messi fuori legge dai fascisti e tornati dopo la dittatura franchista.

    Nell’Europa dell’Est percorsa dalla band coesistono ricchezza di tradizioni e trionfo del modello consumistico statunitense: qui Nawrocki cerca, come promesso al padre, il suo zio girovago in Europa, di cui pubblica le lettere mandate al fratello al tempo dell’occupazione nazista della Polonia, dove Harry ha fatto la Resistenza.
    Il pensiero radicale dell’anarchismo di Michael Bakunin, della femminista Emma Goldman, di Enrico Malatesta, Buenaventura Durruti, del rivoluzionario Peter Kropotkin, fino a Noam Chomsky, tutti citati nel diario, muove dalla contestazione dell’ordine costituito e dalla denuncia delle sue iniquità. La battaglia per il giorno lavorativo di otto ore negli Stati Uniti del 1896 e la difesa dei diritti dei nativi nel Canada, la rivolta degli indigeni dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ezln), nel 1994 in Chiapas, le mobilitazioni contro il nucleare in Germania, la denuncia delle condizioni di lavoro delle mondine nelle risaie, l’impegno di tutti i giorni nel rappresentare i dimenticati, costituiscono quindi altrettante testimonianze di lotta per un mondo libero, che si tratti di battersi contro l’imperialismo e le guerre, lo strapotere degli industriali e delle multinazionali, lo Stato autoritario e guerrafondaio, per la solidarietà con i lavoratori sfruttati e con gli oppressi.
    La filosofia di questa “orchestra di notizie ribelli” ha radici nel cabaret “dissidente e sovversivo” di Bertold Brecht e si basa sulla commistione e distorsione dei generi, la collisione di lirico e prosaico, reale e immaginario, che caratterizzano sia il testo di Nawrocki sia la musica degli “attivisti del ritmo”: il chitarrista e polistrumentista Kangaroo, regista d’avanguardia; il poeta, bassista e “primo clown” Shack; il batterista e sassofonista Elvas; Martine, sassofonista e responsabile della vendita di cd, libri, video, magliette e poster autoprodotti; GBB, gigante gentile e abile tecnico del suono. L’ensemble di Rhythm Activism decostruisce e mescola avanguardia e danze popolari dell’Europa orientale, satira, farsa e rock squinternato; folk, punk e jazz, poesie, monologhi, leggende, citazioni di film e dalla cultura pop (“il peggio della tv” americana, pubblicità, pezzi da hit parade).
    Il tratto di unione delle storie minori in cui la narrazione policentrica si ramifica è la possibilità di un rovesciamento sociale. E la “resistenza culturale”, a cui Nawrocki si richiama, è il mezzo più efficace per attuare una propagazione virale di controinformazione e rivolta contro i poteri insediati.