Tag: Leggere Tutti

  • Leggere tutti (Serena Bedini, 27 gennaio 2020)

    Leggere tutti (Serena Bedini, 27 gennaio 2020)

    Una storia che lascia il segno

    Pino Cacucci

    Il male fa paura forse perché le sue ripercussioni sono così sferzanti da risultare tragiche, forse perché le sue origini sono così banali da rendere tutto assurdo. Queste sono le riflessioni che vengono spontanee dopo aver letto il breve, ma intenso e forte, La vacca è morta di Alessandro Bosi, Edizioni Il Sirente. In esso, l’autore narra le vicende connesse al rapimento De André – Ghezzi, avvenuto il 27 agosto del 1979, indagando quali siano state le conseguenze di esso per gli ignari familiari di uno dei sequestratori e, in specifico, per Lucia, la figlia, bambina all’epoca dei fatti, poi donna quarantenne alla fine del volume, che si è trovata inconsapevolmente travolta dalla vicenda. Lo stile del Bosi è affascinante, tanto è semplice e crudo: le scelte semantiche sono esatte e accurate, il ritmo è incalzante, l’alternarsi di narrazione e ricordi delle persone che furono testimoni ignari di quei giorni rende questo breve volume quasi ipnotico. A completamento le bellissime illustrazioni di Stefano Delli Veneri che impreziosiscono il volume e aumentano il pathos del racconto e che avrebbero dovuto costituire una graphic novel rimasta incompiuta a causa dell’inaspettata scomparsa dell’artista. Nella prefazione di Pino Cacucci si legge che La vacca è morta è una “storia che lascia il segno. Qui c’è carne viva…” (p. X) e non si può che essere d’accordo.

  • Fuori da Gaza

    Fuori da Gaza

    Fuori da Gaza di Selma Dabbagh

    Innanzitutto un’istantanea: un ragazzo, seduto sul tetto della propria abitazione a fumare placidamente uno spinello, che guarda un insolito cielo notturno. Non sta cercando le risposte tra gli astri, né si sta godendo uno spettacolo pirotecnico. Osserva Gaza, la sua terra, colpita dai bombardamenti. Siamo in Palestina all’inizio del secolo, e siamo tra le pagine di “Fuori da Gaza“, il romanzo d’esordio della scrittrice Selma Dabbagh, tradotto da Barbara Benini, edito in Italia da il Sirente.

    Dopo questa cartolina dall’inferno, si aggiunga al conto degli elementi fondamentali del romanzo: il conflitto. E’ questo il vero tema portante della storia. Il conflitto che ogni giorno sfocia nel sangue, quello che, a ogni latitudine, è sempre dannatamente attuale. Lo stesso che, in maniera meno cruenta, può consumarsi tra le mura domestiche. Protagonisti, in questo caso, i gemelli Rashid e Iman Mujahed, così uguali di fronte allo specchio eppure tanto diversi, al punto che le loro divergenze diventano l’espediente narrativo perfetto per raccontare i continui contrasti, tanto politici quanto bellici, di una società ormai avviata al declino. Un impero alla fine di una sanguinosa decadenza.

    Il terzo elemento portante è: la fuga. Quel desiderio di scappare da un territorio ormai sgretolato  sotto gli occhi di chi non accenna a reagire; una fuga per andare alla ricerca di nuovi stimoli, o di una vita fatta di normalità, concedendosi magari uno di quegli “occidentalismi” che appaiono sempre come una chimera. Il desiderio, o il senso di ribellione, di sfuggire ad abitudini e tradizioni che, ormai, i protagonisti avvertono come un peso insostenibile che li porterà lontano dal loco natio.

    Il quarto solido pilastro sul quale si fonda questa storia è: la veridicità. Quella che Selma Dabbagh utilizza per descrivere personaggi, scenari, situazioni che fanno parte solitamente della cronaca internazionale e che vengono qui riproposte all’interno di un romanzo capace, come pochi, di scuotere la coscienza del lettore, non prima di averlo conquistato con uno stile al passo dei tempi e con una storia che sa di vero, senza dover ricorrere a luoghi comuni o a immagini già viste in televisione

    Paquito Catanzaro per Leggere Tutti, Marzo 2018