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  • Reset (Francesca Bellino, 11 gennaio 2017)

    Reset (Francesca Bellino, 11 gennaio 2017)

    IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

    Reset (Francesca Bellino, 11 gennaio 2017)

    “Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra” il nuovo libro di Sumia Sukkar

    Quando esplode una bomba per Adam, il giovane protagonista di “Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra” di Sumia Sukkar (Il Sirente, traduzione di Barbara Benini), diventa tutto grigio. Ogni emozione per lui corrisponde a un colore e ogni choc lo spinge a dipingere. Adam vive ad Aleppo, ha 14 anni, è affetto dalla sindrome di Asperger, disturbo dello sviluppo imparentato con l’autismo, ed è sua la voce narrante della storia che Sumia Sukkar, giovane autrice nata a Londra nel 1992 da padre siriano e madre algerina, ha scelto per raccontare la vita di una famiglia siriana nel mezzo della drammatica crisi cominciata nel 2011.

    Un punto di vista originale che enfatizza e potenzia la sensazione di incomprensibilità e di assurdo che si prova di fronte al conflitto siriano e che porta l’attenzione sul mondo dell’infanzia ferita dalle guerre. I bambini siriani, infatti, come sottolinea anche l’autrice “si sono svegliati improvvisamente un giorno e si sono trovati adulti, perdendo una parte essenziale dell’esperienza della crescita”.

    Scuole chiuse, polvere su ogni superfice, mancanza di cibo e di elettricità, corpi stesi a terra, boati improvvisi, paura, violenza e distruzione ovunque. “Non c’è più colore ad Aleppo. Tutto è grigio, anche noi”. Questa è la realtà che il piccolo Adam vive d’un tratto nella sua bella Aleppo, città che Sumia Sukkar non ha mai visto ma che si è fatta raccontare dai parenti in lunghe e strazianti conversazioni via Skype.

    Più che il luogo per l’autrice era importante mostrare le difficoltà di comprensione della situazione che si vivono oggi in Siria e che lei stessa prova. Una realtà che Sumia sente appartenerle profondamente pur essendo nata in Inghilterra e sentendosi “a casa” a Londra. Adam, il protagonista, non capisce quello che succede intorno a lui. La guerra gli fa girare la testa. Non riesce a rintracciare i pensieri, metterli in ordine e a dire ciò che sente.

    “Ho scelto un personaggio con la sindrome di Asperger per dargli un tocco di innocenza, in contrasto con le cose orribili che accadono in guerra” spiega l’autrice al suo debutto narrativo che ha già raccolto molti successi, tra cui la drammatizzazione radiofonica della storia trasmessa nel prestigioso “Saturday Drama” della BBC, dopo la quale sono stati acquistati i diritti per la realizzazione di un film tratto dal libro.

    Sumia fa girare la vita del protagonista intorno al colore. Adam vede le persone avvolte da un’aurea colorata a seconda dei loro stati d’animo e, per provare sollievo, dipinge il suo terrificante vissuto, giorno per giorno, choc dopo choc, mentre la sua meravigliosa città viene divisa e distrutta dai bombardamenti. Restano nelle strade solo scheletri di palazzi, pozze di fango, fasci di fili elettrici penzolanti e fumo nell’aria, la gente muore o scappa e anche la sua casa finirà in macerie. L’unico modo che il ragazzino trova per non pensare, per esprimere le sue emozioni e per sopravvivere a un’atmosfera cupa, impolverata e nebbiosa è la pittura.

    L’arte diventa così una forma di resistenza a questo momento buio in cui il giovane protagonista si trova tanto da valutare la possibilità di disegnare con il sangue, inteso come metafora di vita. “Come può il sangue prendere il posto del colore?” si chiede a un certo punto quando gli compare davanti agli occhi e una parte di sé lo spinge a prenderne un po’ per dipingere. “Il sangue è veramente denso, ma c’è ne così tanto che sembra acqua… / Sembra caldo e freddo allo stesso tempo. Quando tocchi il sangue, è come se le tue sensazioni si scollegassero. I miei sensi sono confusi…” dice Adam e tira indietro la mano. Poi fa uno schizzo: un occhio nel mezzo della pagina con una pupilla che ha dentro una storia. Come se quella storia fosse tutta da scrivere: la storia della nuova Siria che rinascerà dopo la distruzione.

  • Un romanzo visionario che con coraggio  sfugge agli schemi letterari egiziani

    Un romanzo visionario che con coraggio sfugge agli schemi letterari egiziani

    Un romanzo visionario che con coraggio  sfugge agli schemi letterari egiziani

    Da Reset-Dialogues on Civilizations

    Recensione di “Vita: istruzioni per l’uso” di Ahmed Nàgi di Francesca Bellino del 22 settembre 2016

    “Benvenuti nell’infernale Cairo, dove la vita è una continua attesa e l’odore di immondizia e sterco di animali di qualunque sorta è in ogni dove” scrive lo scrittore e blogger egiziano Ahmad Nàgy in uno dei tanti passaggi del suo romanzo Vita: istruzioni per l’uso, (Il Sirente, traduzione dall’arabo di Elisabetta Rossi e Fernando Fischione), in cui descrive la capitale egiziana come una soffocante “realtà da incubo”, un luogo dove anche il fiume Nilo si intristisce quando lo attraversa.
    É senza dubbio Il Cairo, con il suo declino e la sua auspicata e necessaria “riedificazione”, la protagonista del romanzo che per Nàgi ha significato una condanna dal tribunale di Bulaq lo scorso 20 febbraio a due anni di carcere per “offesa alla pubblica morale” seguita alla pubblicazione sul periodico letterario Akhbar el Adab di un estratto del romanzo pubblicato in Egitto nel 2014 con il titolo Istkhdam al-Hayat. Il “reato” si riferisce in particolare all’esplicita scena di sesso con cui si chiude il sesto capitolo che racconta una serata tra ventenni trascorsa rollando canne, bevendo birra, discutendo sulle ultime mode come il feticismo sessuale di leccare le pupille e sognando l’amore.

    Insieme a una fotografia critica del Cairo, il romanzo offre al lettore anche una dettagliata e disperata descrizione della contemporanea gioventù egiziana, spaesata, frustrata, impossibilitata a manifestare e vivere i sentimenti, alla continua ricerca di libertà e benessere in una società triste e repressa che improntata le relazioni sull’apparenza e il giudizio altrui.
    “Qui dicono: Fa’ come vuoi, ma esprimi i tuoi sentimenti come vogliono gli altri” scrive Nàgi evidenziando che “quando vivi o ti muovi dentro il Cairo, vieni costantemente offeso. Anche mettendo insieme tutte le forze della terra, non potresti cambiare questo destino”.
    Tutto il romanzo che si presenta in una forma narrativa sperimentale, arricchito dalle illustrazioni dell’artista cairota Ayman al-Zurqany, è attraversato da questo sentimento di rassegnazione e da un senso di sconfitta e d’impossibilità di cambiare il destino individuale e della nazione. “Non sei padrone di te stesso, non sei padrone di niente in questa città. È lei che ti possiede” scrive l’autore per marcare l’impotenza dei giovani egiziani e la loro sofferenza di vivere in una città capace solo di addestrare alla speranza.

    Nàgi non fa cenni al prima o dopo rivoluzione 2011. Per lui i problemi strutturali delle relazioni sentimentali e carnali della società egiziana restano sempre uguali: tesi e difficili. “I fortunati che in questa città superano la fase della repressione sessuale – spiega -, finiscono per trovarsi in un’area in cui il sesso non è che un ramo secondario dell’amicizia. Altrimenti, diventa un chiodo fisso”.
    L’atmosfera catastrofica si respira sin dalle prime pagine in cui l’autore propone una distopia, un fenomeno spaventoso, “lo Tsunami del deserto”, per cui gli abitanti del Cairo si risvegliarono sepolti sotto tonnellate di sabbia e polvere. Per parlare del presente, dunque, Nàgi ipotizza un futuro in cui nasce “La Società degli Urbanisti”, un’organizzazione retta dalla potente maga Paprika, che vuole distruggere il Cairo delle contraddizioni per creare un nuovo centro urbano futuristico in cui a far da padrona è la tecnologia. In questo modo Nàgi introduce nella narrativa araba con derive fantascientifiche, la catastrophic fiction, un genere che gira intorno alla distruzione del pianeta terra con catastrofi naturali, proprio come avviene nell’incipit del libro. Ricostruire il Cairo dopo la sua necessaria distruzione (intesa come evento purificatore), diventa il cuore della storia.

    Nàgi, già conosciuto in Italia per il suo esordio, Rogers e la via del Drago divorato dal Sole (Il Sirente, 2010), dimostra anche questa volta la sua abilità descrittiva nell’offrire al lettore una radiografia dei “raggruppamenti umani invisibili” che abitano la città millenaria: dai fanatici religiosi che si muovono in gruppi di fratelli e sorelle agli omosessuali, dai bambini di strada immersi nei fumi della colla tra le baraccopoli agli spacciatori di hashish, dagli uomini d’affari obesi agli scambisti e ai sadomasochisti.
    A queste pagine va aggiunta l’esilarante carrellata degli “animali del Cairo”, una serie di caratteri che si posso incontrare per le strade della capitale egiziana: dal cane randagio all’artista pesce-gatto, dalla fanciulla velata al rinoceronte selvatico, dallo scarafaggio ai dervisci, dal verme allo sheykh-tigre, al taxi biologico al topo nero.
    Nàgi, al quale PEN International ha assegnato il Premio Barbey Freedom to Write, non è l’unico caso di voce critica zittita nell’era Al-Sisi. Del libro e di libertà d’espressione violata si parlerà al Festival della Letteratura Mediterranea a Lucera il 25 settembre alla presenza, tra gli altri, dell’autore delle illustrazioni Ayman al-Zurqany nel focus “Tutti i segni della dissidenza”.