Ilaria Guidantoni, “Saltinaria” (13 novembre 2016)

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia Sukkar
IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

Un libro reportage dall’interno della guerra siriana, l’atrocità della guerra raccontata con la spontaneità di un bambino senza pelle, affetto dalla sindrome di Asperger, che rende questo singolare romanzo: ad un tempo, poetico, tenero, a tratti noir, con accenti perfino pulp e un’anima surreale. La resistenza strenua dell’io che non crolla verso all’orrore che deforma l’essere umano. Dio e l’amore per gli altri come salvezza, attraverso un mondo visto a colori, popolato in forma di sineddoche

di Ilaria Guidantoni, “Saltinaria” (13 novembre 2016)

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarIl panorama della letteratura siriana contemporanea – per quel poco che conosco quasi interamente attraverso la casa editrice Il Sirente – è interamente occupata dal dramma della guerra e della tortura. Tutti gli autori presentano una crudezza senza pari che indugia paradossalmente come in una terapia catartica sui particolari delle violenze, spesso subite direttamente dagli autori che le raccontano. La guerra sembra suggerire l’immaginazione e invaderla, occuparla tutta. Questo romanzo di Sumia Sukkar – scrittrice britannica di padre siriano e madre algerina, nata a Londra nel 1992 – è profondamente originale perché contiene solo un nucleo legato alla prospettiva orrorifica del conflitto, spietata, senza nulla che addolcisca la pillola. L’avvio è decisamente singolare, poetico pur nella tristezza e sgomento di una famiglia che vive e respira all’unisono la tensione di uno stato dittatoriale e si risveglia nel mezzo della guerra. Il conflitto esplode e riempie deformando la quotidianità, sconvolgendo l’ordine esteriore e interiore della vita, come una creatura mostruosa che siamo abituati a considerare partorita solo dalla fantasia nei racconti e che invece diventa realtà. La cronaca è raccontata dagli occhi di un bambino che vuole fare il pittore e la dichiarazione, anche se la passione per dipingere attraversa tutte le pagine, arriva verso la fine, con l’arrivo a Damasco tra mille sofferenze e una marcia estenuante che diventa un pellegrinaggio, in fuga da Aleppo. “Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra”, frase pronunciata come il risveglio dell’autocoscienza da Adam, detta il titolo. La visione che il romanzo presenta è doppiamente originale perché la narrazione è “a colori” che diventano la materia per il tutto, dando vita alla rappresentazione di un mondo in forma di sineddoche. Adam è affetto dalla sindrome di Asperger, un disturbo che per certi versi ha i caratteri dell’autismo anche se il ragazzo ha una forte relazionalità affettiva con gli altri e soprattutto l’amata Yasmine che sacrificando tutta se stessa regge le fila della famiglia dopo la morte della mamma, chiamata semplicemente mama. Questa particolare angolazione rende il racconto poetico, tenero e struggente a tratti, perfino ironico quando non pulp, come a dire che la fantasia e l’immaginazione possono salvare il mondo, talora proteggerci dall’esterno, farci trovare una via alternativa con altre porte e finestre rispetto a quelle fisiche. Le persone stesse attraverso la vibrazione delle nostre emozioni diventano colori, dal rosso rubino, il preferito del protagonista al grigio della guerra, che copre tutto come una spessa coltre di polvere che rischia di soffocare l’umanità che è in noi. Il libro è un inno alla vita, non di meno, perché la forza degli affetti più forti e la fede incrollabile in Dio diventano strumenti ai quali appoggiarsi come le stampelle per chi ha un arto rotto. E’ incredibile per una società che commercializza tutto come la nostra sentire un bambino che prega con tanto trasporto e che ringrazia Dio per quello per cui la maggior parte dell’umanità lo maledirebbe ed è proprio per questo e solo a tale condizione che la fede diventa slancio di vita. Un libro che merita una lettura sia per lo stile e l’originalità del racconto invitandoci a riflettere sul diritto di ognuno di noi ad esprimere sentimenti e ad essere “diverso” e sulla “banalità del male”, sempre in agguato nella storia.