«Altriarabi Migrante», letteratura contro gli stereotipi4′ di lettura

«Altriarabi Migrante», letteratura contro gli stereotipi

«Il Sirente» porta in Italia la voce di giovani arabi, grazie al bando Europa Creativa, progetto biennale finanziato dall’Unione europea

«Deco­di­fi­ca­re la socie­tà con­tem­po­ra­nea, intui­re e cono­sce­re la vita che si nascon­de die­tro a un nome sen­za fer­mar­si all’apparenza glo­ba­liz­zan­te del­la super­fi­cia­li­tà»: è que­sta la mis­sio­ne affi­da­ta all’intero pro­get­to let­te­ra­rio e arti­sti­co idea­to dal­la casa edi­tri­ce «Il Siren­te». E dopo la let­tu­ra del­le ope­re pos­sia­mo escla­ma­re: mis­sio­ne compiuta!

Rac­col­te nel­la col­la­na «Altria­ra­bi migran­te», otto ope­re fir­ma­te da gio­va­ni e talen­tuo­si scrit­to­ri, tut­ti sta­bi­li­ti in Euro­pa, con radi­ci ara­be, già pub­bli­ca­te nei Pae­si di resi­den­za (Fran­cia, Gran Bre­ta­gna, Ger­ma­nia, Pae­si Bas­si) tra il 2003 e il 2014, accol­te con gran­de suc­ces­so e nume­ro­si rico­no­sci­men­ti. Gli auto­ri sono gio­va­ni, nati tra il 1970 e il 1992, tut­ti di ori­gi­ne ara­ba di pri­ma o secon­da gene­ra­zio­ne.

Il fil rou­ge dell’intero per­cor­so let­te­ra­rio è rap­pre­sen­ta­to da tema­ti­che for­ti e coin­vol­gen­ti che riguar­da­no la scot­tan­te (e dif­fi­ci­le) attua­li­tà qua­li i flus­si migra­to­ri, le comu­ni­tà stra­nie­re e la pau­ra del ter­ro­ri­smo di matri­ce isla­mi­ca. Ad acco­mu­na­re le sto­rie «Altria­ra­bi migran­te» è la ricer­ca di iden­ti­tà, il sen­so di appar­te­nen­za, il con­flit­to inte­rio­re tra le radi­ci cul­tu­ra­li del Pae­se di ori­gi­ne e le moder­ni­tà dell’Europa, l’ibri­da­zio­ne cul­tu­ra­le, l’arricchimento del­la diver­si­tà cul­tu­ra­le, ste­reo­ti­pi, pre­giu­di­zi e ben altro ancora…

«Obiet­ti­vo del­la col­la­na è quel­lo di deli­nea­re la nuo­va geo­gra­fia let­te­ra­ria euro­pea, con­tra­stan­do xeno­fo­bia e isla­mo­fo­bia» si leg­ge sul sito del­la casa edi­tri­ce, nel­la pre­sen­ta­zio­ne del progetto.

Pros­si­mo all’uscita, nel mese di luglio, il roman­zo del­la scrit­tri­ce fran­co-alge­ri­na, clas­se 1986, Kaou­ther Adi­mi, «Le bal­le­ri­ne di Papi­cha», set­ti­mo tito­lo del­la col­la­na. È la sto­ria di una fami­glia che vive in un vec­chio palaz­zo nel cuo­re di Alge­ri, al cen­tro del­le chiac­chie­re e dei pet­te­go­lez­zi del vici­na­to. Una radio­gra­fia dell’Alge­ria con­tem­po­ra­nea – con tut­te le sue spe­ran­ze e sof­fe­ren­ze – ma più in gene­ra­le del­la con­di­zio­ne umana.

Segui­rà ad ago­sto l’ultima pub­bli­ca­zio­ne del­la col­la­na a fir­ma di Sel­ma Dab­ba­gh, «Fuo­ri da qui». La scrit­tri­ce bri­tan­ni­ca di ori­gi­ni pale­sti­ne­si rie­sce a tra­scri­ve­re con incre­di­bi­le uma­ni­tà e una gran­de vena umo­ri­sti­ca tut­te le ener­gie e le fru­stra­zio­ni del mon­do ara­bo con­tem­po­ra­neo attra­ver­so la sto­ria di due gio­va­ni pale­sti­ne­si in una Gaza sot­to bom­bar­da­men­to israe­lia­no, nel Gol­fo e poi a Londra.

Usci­to lo scor­so mag­gio il sesto libro del­la col­la­na, «Un uomo non pian­ge mai» di Faï­za Guè­ne, scrit­tri­ce fran­co-alge­ri­na di gran­de suc­ces­so cre­sciu­ta a Pan­tin, ban­lieue ad alta ten­sio­ne a nord-est di Pari­gi, già tra­dot­ta in ben 26 lin­gue. La Guè­ne è sta­ta di recen­te ospi­te al Salo­ne Inter­na­zio­na­le del Libro di Tori­no e al Festi­val Medi­ter­ra­neo Down­to­wn di Pra­to. Il mes­sag­gio più for­te che l’autrice ci con­se­gna con il suo rac­con­to, in par­te auto­bio­gra­fi­co, è l’importanza dicostrui­re lega­mi affet­ti­vi per esse­re feli­ci. Un mes­sag­gio uni­ver­sa­le che va oltre l’origine socia­le e il livel­lo cul­tu­ra­le. Emer­ge l’importanza del patri­mo­nio sto­ri­co e la dop­pia cul­tu­ra del­la Fran­cia, che dovreb­be far­ne tesoro.

Pri­ma, l’autrice fran­co-maroc­chi­na Saphia Azzed­di­ne ci ha rega­la­to un viag­gio a «La Mec­ca-Phu­ket». È la sto­ria di Fai­rouz, figlia di immi­gra­ti maroc­chi­ni in Fran­cia, che com­bat­te osti­na­ta­men­te con­tro se stes­sa per eman­ci­par­si dal­le sue ori­gi­ni. I sei roman­zi del­la Azzed­di­ne sono incen­tra­ti sul­la que­stio­ne dell’iden­ti­tà fem­mi­ni­le, dai qua­li sono sta­ti trat­ti piè­ce tea­tra­le e fumetto.

In «Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra», Sumia Suk­kar, gio­va­nis­si­ma scrit­tri­ce bri­tan­ni­ca, figlia di padre siria­no e madre alge­ri­na, rac­con­tal’annosa guer­ra in Siria attra­ver­so gli occhi di un ragaz­zo affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger, o meglio con le sue pen­nel­la­te e tut­ta la gam­ma dei colo­ri uti­liz­za­ti per capi­re il con­flit­to ed espri­me­re le pro­prie emozioni.

Ispi­ra­to ad una sto­ria vera, la sua, Abbas Khi­der, ci affi­da «I mira­co­li», una fia­ba moder­na sui rifu­gia­ti. Nato a Bag­dad nel 1973, è sta­to dete­nu­to nel­le car­ce­ri ira­che­ne sot­to la dit­ta­tu­ra di Sad­dam Hus­sein per moti­vi poli­ti­ci. Ha lascia­to il Pae­se di ori­gi­ne nel 1996 e dopo mil­le peri­pe­zie si è sta­bi­li­to in Ger­ma­nia, dove ha stu­dia­to Filo­so­fia e Let­te­ra­tu­ra. Khi­der è uno dei gio­va­ni auto­ri più pro­met­ten­ti del pano­ra­ma let­te­ra­rio tede­sco.

Rodaan Al Gali­di, clas­se 1971, olan­de­se di ori­gi­ne ira­che­na, ha vin­to il Pre­mio dell’Unione euro­pea per la let­te­ra­tu­racon «L’autistico e il pic­cio­ne viag­gia­to­re», secon­do volu­me del­la col­la­na «Altria­ra­bi migran­te». Un viag­gio nel­la men­te pura e inno­cen­te di un ragaz­zo auti­sti­co, alla sco­per­ta del­la sua visio­ne del­la vita, stra­na ma affascinante.

«Se ti chia­mi Moha­med» di Jérô­me Rui­lier, ori­gi­na­rio dell’isola afri­ca­na di Mada­ga­scar, è un gra­phic novel ori­gi­na­le e corag­gio­so che rac­con­ta con imme­dia­tez­za la sto­ria dell’immigrazione ara­ba in Fran­cia. Con il suo trat­to linea­re Rui­lier, ispi­ra­to­si anche al gior­na­li­smo inve­sti­ga­ti­vo, rico­strui­sce il per­cor­so migra­to­rio dal Magh­reb ver­so la Fran­cia e la nasci­ta del­le secon­de gene­ra­zio­ni con tut­te le tema­ti­che con­nes­se, dal raz­zi­smo all’esclu­sio­ne socia­le, dal­la ricer­ca iden­ti­ta­riaall’inte­gra­zio­ne.

di Véro­ni­que Viri­glio su Euro­co­mu­ni­ca­zio­ne

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