Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

E’ arrivata la seconda ristampa de “Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra”, Disponibile nelle migliori librerie

Festeg­gia­mo con l’ultima recen­sio­ne appar­sa su Leggere:tutti

«Per­ché c’è una guer­ra, Yasmi­ne?» si chie­de Adam, il pic­co­lo pro­ta­go­ni­sta del roman­zo d’esordio di Sumia Suk­kar “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra”, pub­bli­ca­to nel­la ver­sio­ne ita­lia­na dall’editore il Sirente.

Una sto­ria fat­ta di colo­ri. Quel­li che Adam uti­liz­za per fis­sa­re alcu­ni momen­ti del­la sua quo­ti­dia­ni­tà su tele del­le qua­li si mostra par­ti­co­lar­men­te orgo­glio­so, ma altret­tan­to gelo­so, al pun­to da mostrar­le solo a chi è degno del­la pro­pria con­si­de­ra­zio­ne. Colo­ri che, nel­la men­te del pro­ta­go­ni­sta, han­no una con­si­sten­za, un suo­no, un sapore.

È que­sto, infat­ti, un roman­zo da leg­ge­re uti­liz­zan­do tut­ti i sen­si: se la vista è rapi­ta dal­la tavo­loz­za di colo­ri che carat­te­riz­za l’intera sto­ria, l’udito è sti­mo­la­to dal suo­no lon­ta­no del­le armi che deva­sta­no, gior­no dopo gior­no, la cit­tà di Alep­po o dal con­ti­nuo sof are di Liqui­ri­zia, un gat­to ran­da­gio che divie­ne par­te inte­gran­te del­la vita quo­ti­dia­na di Adam. Il gusto, inve­ce, ha il sapo­re dol­ce del mie­le, che per gior­ni divie­ne l’unica fon­te di sosten­ta­men­to di un’intera fami­glia, o quel­lo acre degli avan­zi rime­dia­ti in un bido­ne dell’immondizia. All’olfatto è af data la pos­si­bi­li­tà di rico­no­sce­re la pro­pria sorel­la Yasmi­ne, com­ple­ta­men­te cam­bia­ta nel cor­po e nel­lo spi­ri­to, dopo un perio­do di deten­zio­ne tra le mani di spie­ta­ti aguz­zi­ni, che non si fer­ma­no nem­me­no davan­ti alle urla dispe­ra­te di don­ne ridot­te in n di vita. Infi­ne, è il ricor­do di ciò che si pote­va s ora­re o tene­re stret­to, l’esperienza tat­ti­le di Kha­led, uno dei fra­tel­li mag­gio­ri di Adam, cui toc­che­rà la dolo­ro­sa umi­lia­zio­ne di veder­si pri­va­to del­le mani.

Il pun­to di for­za di que­sta sto­ria sta senz’altro nei pro­ta­go­ni­sti: Adam, pic­co­lo nar­ra­to­re di que­sta sto­ria, fa dell’ingenuità quel­la carat­te­ri­sti­ca che per­met­te al let­to­re di accet­ta­re ogni cosa sen­za stor­ce­re il naso. Yasmi­ne, sorel­la mag­gio­re e, di fat­to, madre di Adam per neces­si­tà, è un per­so­nag­gio che cre­sce rapi­da­men­te, con lo scor­re­re del­le pagi­ne. Da ragaz­za inna­mo­ra­ta, divie­ne una don­na matu­ra in gra­do di fron­teg­gia­re qual­sia­si emer­gen­za af dan­do­si alla pro­pria tena­cia, sen­za trop­po bada­re alle cica­tri­ci che le ha lascia­to addos­so l’ennesima guer­ra insensata.

Kha­led, Isa, Tareq, Baba e Ami­ra sono i gre­ga­ri per­fet­ti di una squa­dra alle­sti­ta sapien­te­men­te per accom­pa­gna­re il let­to­re in una sto­ria dai con­tor­ni oni­ri­ci, ma con una for­tis- sima com­po­nen­te di veridicità.

Un roman­zo che par­la del­la guer­ra con gli occhi incan­ta­ti di un bam­bi­no, che non smet­te di dipin­ge­re e di per­ce­pi­re i colori.

Paqui­to Catan­za­ro Leggere:Tutti
SUMIA SUKKAR

Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guerra

Il Siren­te, 2016
pp. 268, euro 15,00

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Intervista a Sumia Sukkar

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarQuan­do incon­tro Sumia Suk­kar al Pisa Book festi­val 2016 davan­ti a un caf­fè sono piut­to­sto spiaz­za­ta dal­la ragaz­za gio­va­ne ed ele­gan­te che mi guar­da da sot­to le lar­ghe fal­de di un impe­gna­ti­vo cap­pel­lo di fel­tro. Sumia, clas­se 1992, è ingle­se, figlia di padre siria­no e madre alge­ri­na. Ha stu­dia­to scrit­tu­ra crea­ti­va alla King­ston Uni­ver­si­ty e il suo roman­zo d’esordio ha cata­liz­za­to l’attenzione del­la cri­ti­ca di mez­zo mondo.

Ne Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra hai scel­to di trat­ta­re l’esperienza più dolo­ro­sa che un esse­re uma­no pos­sa vive­re e di far­lo dal­la pro­spet­ti­va incro­cia­ta di un ragaz­zi­no con la sin­dro­me di Asper­ger e di colei che se ne pren­de cura, sua sorel­la Yasmi­ne. Sei sta­ta ispi­ra­ta da qual­cu­no che cono­sci o que­sti per­so­nag­gi sono il frut­to di inten­se ricerche?
Quan­do ho ini­zia­to a pen­sa­re al libro, lui era solo uno dei per­so­nag­gi e ho fat­to qual­che ricer­ca, per cui sape­vo in par­ten­za sape­vo che nel­la men­te di una per­so­na mala­ta di Asper­ger tut­to è bian­co o nero, non ci sono sfu­ma­tu­re. Per docu­men­tar­mi ho incon­tra­to per­so­ne auti­sti­che, ho visi­ta­to cen­tri che se ne pren­do­no cura, ma, soprat­tut­to mi sono ispi­ra­ta al fra­tel­lo di un mio ami­co che ha la sin­dro­me di Asper­ger, l’ho inter­vi­sta­to, osser­va­to, stu­dia­to. Man mano che stu­dia­vo la sin­dro­me, il per­so­nag­gio pren­de­va sem­pre più spa­zio nel­la tra­ma che anda­vo costruen­do nel­la mia testa, fino diven­tar­ne il protagonista.

Adam in un cer­to sen­so è un esse­re sen­za pel­le: ogni emo­zio­ne, ogni espe­rien­za impat­ta diret­ta­men­te sui suoi ner­vi sco­per­ti, sul­la sua car­ne indi­fe­sa. I colo­ri sono il suo modo di cate­go­riz­za­re il mon­do e deci­fra­re le emo­zio­ni, l’alfabeto attra­ver­so cui dise­gna le cose con cui vie­ne a contatto…
Esat­ta­men­te! Adam è un ragaz­zo sen­za fil­tri, grez­zo, che vive tut­te le situa­zio­ni per quel­lo che sono, sen­za media­zio­ni, è come pri­vo di dife­se, di pel­le, come dici tu, e Yasmi­ne è il solo fil­tro tra lui e il mon­do. Un mon­do che lui vede e inter­pre­ta con occhi diver­si dagli altri, attra­ver­so i suoi dipin­ti, i colo­ri che dà alle espe­rien­ze. È un ragaz­zo che vive mol­tis­si­me emo­zio­ni ma non sa come affron­tar­le, espri­mer­le. È per que­sto che dipin­ge tan­to, per dare loro voce.

La casa è per Adam il suo san­tua­rio, un luo­go dove col­ti­va­re le pro­prie osses­sio­ni. Un luo­go in cui sa come muo­ver­si, sa esat­ta­men­te quan­te mat­to­nel­le sal­ta­re, come attra­ver­sa­re con un bal­zo il tap­pe­to davan­ti al suo let­to, dove non ha biso­gno di par­la­re con nes­su­no eccet­to Yasmine…
La sua casa è il suo castel­lo, la cono­sce in ogni mini­mo det­ta­glio: l’aspetto del suo let­to, il dise­gno del tap­pe­to, sa su qua­li mat­to­nel­le può cam­mi­na­re, è il luo­go in cui si sen­te più sicu­ro, che lo pro­teg­ge da un modo ester­no che lo ter­ro­riz­za, popo­la­to com’è di per­so­ne con cui non sa inte­ra­gi­re, che non lo capi­sco­no, lo giu­di­ca­no, lo spa­ven­ta­no. La casa lo pro­teg­ge e man mano che la situa­zio­ne fuo­ri si fa più minac­cio­sa, il suo lega­me con la casa diven­ta più for­te, non vor­reb­be mai uscir­ne e quan­do lo fa, non vede l’ora di tor­nar­ci. Pen­so che la casa gli ricor­di sua madre, la sicu­rez­za, l’amore; la casa lo acco­glie come solo le brac­cia di una madre san­no fare, men­tre il mon­do ester­no è ter­ri­bi­le e sconosciuto.

Quan­do i pila­stri di que­sto suo rifu­gio ini­zia­no a scric­chio­la­re e sbri­cio­lar­si (per­de Isa, Yasmi­ne scom­pa­re, Kha­led per­de le mani, la men­te del suo baba si anneb­bia) stra­na­men­te lui si adat­ta con sor­pren­den­te velo­ci­tà. È come se nono­stan­te la sua men­te con­fu­sa lui tiras­se fuo­ri una sor­ta di istin­to che lo por­ta a capi­re che per soprav­vi­ve­re al dram­ma e aiu­ta­re i suoi cari deve adat­tar­si, non trovi? 
C’è un det­to nel­la reli­gio­ne isla­mi­ca: “Dio non ti dà nul­la che tu non pos­sa affron­ta­re” . Tut­to quel­lo che vivia­mo riu­scia­mo per for­za di cose ad affron­tar­lo. Vale anche per Adam. Man mano che la guer­ra si inten­si­fi­ca, che la sua fami­glia si disin­te­gra, diven­ta una per­so­na indi­pen­den­te, che nono­stan­te le limi­ta­zio­ne dell’Asperger diven­ta più capa­ce di affron­ta­re le situa­zio­ni, esce dal pro­prio guscio per­ché non ha altra scel­ta dato che quel guscio è ormai distrut­to. Impa­ra ad adat­tar­si per non morire.

La guer­ra è gene­ral­men­te descrit­ta da pun­ti vista maschi­li e le don­ne entra­no nel qua­dro solo per l’impatto che essa ha sul­le loro vite, ma nel tuo libro fai di Yasmi­ne una pro­ta­go­ni­sta in pri­ma per­so­na, una com­bat­ten­te appas­sio­na­ta che è sta­ta mar­chia­ta a fuo­co dal­la guer­ra. Perché? 
La guer­ra non riguar­da mai tut­ti, non in quan­to uomi­ni o don­ne ma in quan­to gene­re uma­no, sen­za discri­mi­na­zio­ni di età e di gene­re. Come fem­mi­ni­sta pen­so che i libri oggi­gior­no non abbia­no mol­ti pun­ti di vista fem­mi­ni­li ed è anche per que­sta dispa­ri­tà let­te­ra­ria che per me è impor­tan­te mostra­re che, inve­ce, anche le don­ne sof­fro­no e com­bat­to­no armi in pugno per difen­de­re le pro­prie fami­glie e ciò in cui credono.

Leg­gen­do il tuo libro si ha l’impressione che ogni sin­go­lo det­ta­glio sia den­so di signi­fi­ca­to, anche quel­li tipo­gra­fi­ci come la scel­ta del­le maiu­sco­le o del­le minu­sco­le. È come se la gran­dez­za dei carat­te­ri di ogni sin­go­la paro­la ripro­du­ces­se il modo in cui quel­la paro­la risuo­na nel­la men­te di Adam. Come mai, ad esem­pio, hai scel­to di usa­re sem­pre la minu­sco­la per il nome di nabil? 
È nabil l’unico vero ami­co di Adam, l’unica per­so­na al di fuo­ri del­la fami­glia da cui può sem­pre cor­re­re, con cui può sem­pre esse­re se stes­so. L’uso del­la maiu­sco­la lo ren­de­reb­be una figu­ra più for­ma­le, estra­nea. Nel­la men­te di Adam nabil è come un cusci­no, qual­co­sa su cui si può sal­ta­re sen­ten­do­si sicu­ri, pro­tet­ti, è la sua zona protetta.

Sei un’immigrata di secon­da gene­ra­zio­ne, nata a Lon­dra da un siria­no e un’algerina e que­sto libro è chia­ra­men­te un omag­gio alla Siria, Pae­se di ori­gi­ne di tuo padre. Come ti rela­zio­ni con que­sti Pae­si, li con­si­de­ri anche tuoi? 
Sono cre­sciu­ta in Inghil­ter­ra con geni­to­ri di nazio­na­li­tà diver­se, era­va­mo mul­ti­cul­tu­ra­li, aper­ti alle influen­ze ingle­si ma con­ser­va­va­mo le tra­di­zio­ni di entram­bi i pae­si dei miei geni­to­ri. Pen­so di aver pre­so mol­to da tut­te e tre le cul­tu­re, par­lo tre lin­gue e ho impa­ra­to che è fon­da­men­ta­le rispet­ta­re le diver­si­tà nel­le per­so­ne, valo­riz­zar­le. Sono sta­ta cre­sciu­ta nel­la reli­gio­ne isla­mi­ca ma mio padre ci leg­ge­va anche pas­si del­la Bib­bia per­ché essen­zial­men­te le reli­gio­ni giu­dai­ca, isla­mi­ca e cri­stia­na han­no la stes­sa ori­gi­ne e inse­gna­no gli stes­si prin­ci­pi fon­da­men­ta­li. Reli­gio­ne signi­fi­ca uma­ni­tà, pace, rispetto.

C’è un dia­lo­go bel­lis­si­mo nel tuo libro Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra. Yasmi­ne ras­si­cu­ra Adam dicen­do “pre­sto arri­ve­re­mo a Dama­sco e sare­mo al sicu­ro per un po’ e lui rispon­de “Quan­to dura un po’?” “Il più pos­si­bi­le”. Pen­so che que­sto dia­lo­go rap­pre­sen­ti la sin­te­si per­fet­ta dell’incomprensibile irra­zio­na­li­tà del­la guer­ra. L’incapacità del cer­vel­lo uma­no che non sa pro­ces­sa­re l’orrore di cui è testimone…
Infat­ti sin­te­tiz­za i miei sen­ti­men­ti sul­la guer­ra in Siria. Que­sta guer­ra è ini­zia­ta 5 anni fa e la gen­te dice che fini­rà pre­sto, che tor­ne­rà la pace ma quan­to anco­ra deve dura­re? Quan­do sarà abba­stan­za? I siria­ni han­no dovu­to nel cor­so degli ulti­mi cin­que anni lascia­re il loro Pae­se, tra­sfor­mar­si in esu­li, rifu­gia­ti, han­no per­so tut­to e quel­li che sono rima­sti sono com­pres­si in aree sem­pre più pic­co­le, sem­pre più peri­co­lo­se, non han­no scel­ta, ven­go­no ucci­si sen­za poter cer­ca­re scam­po, sen­za poter far sen­ti­re la loro voce. Non voglio sape­re quan­to deve anco­ra dura­re, quan­do i mor­ti saran­no abba­stan­za, quan­to deve dura­re un “altro po’”. Que­sta guer­ra che è ini­zia­ta come una rea­zio­ne spro­po­si­ta­ta del regi­me alla richie­sta di rico­no­sci­men­to dei dirit­ti uma­ni fon­da­men­ta­li da par­te del popo­lo, ormai è solo un gri­do di aiuto.

di Lisa Puzel­la su Man­gia­li­bri 11/01/2017

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Un corpo senza pelle

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra di Sumia Sukkar

Ros­so rubi­no è il colo­re pre­fe­ri­to da Adam, è il colo­re che ema­na da sua sorel­la Yasmi­ne quan­do è feli­ce. La sua risa­ta è diver­ten­te: è come sbuc­cia­re una mela su una super­fi­cie bagna­ta e splen­den­te. Il gri­gio è il colo­re del­la nega­ti­vi­tà, Gusta­ve Aschen­bach di Mor­te a Vene­zia pul­sa di gri­gio, deve esse­re cat­ti­vo, il gri­gio è il colo­re dei bul­li che lo tor­men­ta­no a scuo­la. L’arancio mesco­la­to al blu è il ter­ro­re negli occhi di qual­cu­no. Il vio­la è il colo­re del­la mor­te, il colo­re che esa­la­va dal­la bara di mam­ma quan­do se ne è anda­ta. Adam capi­sce i colo­ri, il loro alfa­be­to e se ne ser­ve per dipin­ge­re il suo mon­do, che si ridu­ce alla casa che è anche il suo san­tua­rio, un luo­go in cui può nutri­re le sue osses­sio­ni e dove gli altri le rispet­ta­no. Sa esat­ta­men­te qua­li mat­to­nel­le sal­ta­re per arri­va­re al fri­go sen­za che acca­da nul­la di brut­to, sa come sal­ta­re dal­la soglia di came­ra sua al let­to schi­van­do il tap­pe­to, sa quan­ti pas­si a destra fare pri­ma di uno a sini­stra, cono­sce gli umo­ri dei suoi cari: baba, che tor­na a casa tut­te le sere alle 16:48, i suoi Tareq e Kha­led con cui non par­la mai per­ché la sua voce si rifiu­ta di usci­re dal­la gola, suo fra­tel­lo Isa e sua sorel­la Yasmi­ne con cui rie­sce a comu­ni­ca­re anche se non ama mol­to far­lo. Vive in un mon­do gover­na­to da rego­le e abi­tu­di­ni che non rie­sce a deci­fra­re. Adam non capi­sce le men­zo­gne: per­ché le per­so­ne, scel­go­no di rac­con­ta­re qual­co­sa che non è acca­du­to tra­la­scian­do inve­ce qual­co­sa che è acca­du­to? Adam non capi­sce le bar­zel­let­te, ma sa ride­re, solo Yasmi­ne e il suo ami­co e vici­no di casa Ali san­no come far­lo ride­re. Adam non capi­sce le meta­fo­re, ma ne usa a pie­ne mani per inter­pre­ta­re le emo­zio­ni. Adam non capi­sce la guer­ra: per­ché qual­cu­no dovreb­be voler fare del male a qual­cun altro, pri­var­lo del­la vita o del­le mani o del suo bam­bi­no non nato, o del­la casa o di tut­to que­sto insie­me? Que­ste cose lo con­fon­do­no, il ver­de del­la malat­tia lo rat­tri­sta e in que­ste occa­sio­ni bat­te­re i pie­di, don­do­lar­si, con­ta­re, non basta a cal­mar­lo, ha biso­gno di tira­re l’elastico che ha al pol­so una, due, mil­le vol­te, anche se il rumo­re infa­sti­di­sce baba e i segni ros­si si fan­no sem­pre più marcati…

Adam pro­cla­ma di non capi­re le emo­zio­ni, ma, con l’irrompere del­la guer­ra nel­la sua vita, con l’instabilità cre­scen­te dei pila­stri che sor­reg­go­no il suo mon­do, la fuga da Alep­po ver­so la sal­vez­za a Dama­sco, la fame, la sete, il dolo­re, le feri­te sue e dei suoi fami­lia­ri, le per­di­te, i distac­chi tem­po­ra­nei o defi­ni­ti­vi che sia­no, tut­ta la sua esi­sten­za è scar­di­na­ta, il blu­ma­ri­no e il bian­co­ne­ve ‒ i colo­ri del­la mor­te e del dolo­re e del­la per­di­ta ‒ sono sem­pre più pre­sen­ti, ecco che le emo­zio­ni gli flui­sco­no attra­ver­so, gli sfer­za­no la car­ne, non ha più bar­rie­re né pel­le per difen­der­si. Non riman­go­no che il gat­to Liqui­ri­zia e un orec­chio che nascon­de in tasca e tira fuo­ri quan­do ha biso­gno di con­fi­dar­si, di river­sar­ci den­tro il mare di dolo­re e con­fu­sio­ne che lo sof­fo­ca. La sin­dro­me di Asper­ger de Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra è una par­te essen­zia­le del libro esat­ta­men­te quan­to la guer­ra. Adam rac­con­ta se stes­so e ciò che gli è ester­no attra­ver­so l’unico alfa­be­to che gli è fami­lia­re: i colo­ri; le sue osses­sio­ni sono la bar­rie­ra di dife­sa tra un ragaz­zo che sem­bra vive­re gli even­ti attra­ver­so un cor­po sen­za pel­le, tut­to lo toc­ca in manie­ra dolo­ro­sa e stor­den­te, il mon­do suo­na le sue note sto­na­te e caco­fo­ni­che strim­pel­lan­do diret­ta­men­te sul­le cor­de dei suoi ner­vi. La voce di Yasmi­ne, che si alter­na alla sua nel rac­con­to del­la fuga, è inve­ce poten­te, sten­to­rea, qua­si dolo­ro­sa­men­te con­cre­ta. È una don­na appas­sio­na­ta, una com­bat­ten­te riso­lu­ta, che ha paga­to col pro­prio cor­po il prez­zo del­la ribel­lio­ne, che ha rinun­cia­to a mol­to per amo­re di Adam e che gui­de­rà tut­ta la fami­glia nel­la mar­cia mas­sa­cran­te attra­ver­so il deser­to, si pren­de­rà cura di tut­ti, di Ami­ra e del bam­bi­no fan­ta­sma che abi­ta nel suo cor­po, di Kha­led sen­za mani, di Ali e Adam e Tareq; pren­de deci­sio­ni dure come lasciar anda­re via ver­so la sal­vez­za baba mala­to; ingo­ia il dolo­re del­la per­di­ta di Isa e sop­por­ta le tor­tu­re e il car­ce­re. Un libro com­ples­so, poten­te, che affron­ta due temi dif­fi­ci­lis­si­mi con leg­ge­rez­za e ori­gi­na­li­tà non disgiun­te da una pro­fon­da capa­ci­tà di inda­gi­ne, un testo in cui tut­to ha un suo sen­so e con­tri­bui­sce a decli­na­re e dise­gna­re le emo­zio­ni di Adam e di tut­ti gi atto­ri di un dram­ma che da nazio­na­le si fa inti­mo, per­so­na­le. Mol­to signi­fi­ca­ti­va è la scel­ta dell’autrice di non usa­re le maiu­sco­le per alcu­ni nomi pro­pri o di usar­le in un cer­to modo per dare for­za gra­fi­ca agli sta­ti d’animo. Nel com­ples­so un bel­lis­si­mo libro, a par­ti­re dal­la veste edi­to­ria­le cura­tis­si­ma impre­zio­si­ta da una stu­pen­da coper­ti­na e da un cameo in pri­ma pagi­na che sin­te­tiz­za il tema del libro.

Man­gia­li­bri, Lisa Puzel­la, 11/01/2016

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La guerra di Aleppo vissuta con la sindrome di Asperger

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra” il nuovo libro di Sumia Sukkar

Quan­do esplo­de una bom­ba per Adam, il gio­va­ne pro­ta­go­ni­sta di “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra” di Sumia Suk­kar (Il Siren­te, tra­du­zio­ne di Bar­ba­ra Beni­ni), diven­ta tut­to gri­gio. Ogni emo­zio­ne per lui cor­ri­spon­de a un colo­re e ogni choc lo spin­ge a dipin­ge­re. Adam vive ad Alep­po, ha 14 anni, è affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger, distur­bo del­lo svi­lup­po impa­ren­ta­to con l’autismo, ed è sua la voce nar­ran­te del­la sto­ria che Sumia Suk­kar, gio­va­ne autri­ce nata a Lon­dra nel 1992 da padre siria­no e madre alge­ri­na, ha scel­to per rac­con­ta­re la vita di una fami­glia siria­na nel mez­zo del­la dram­ma­ti­ca cri­si comin­cia­ta nel 2011.

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia Sukkar

Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guerra_cover

Un pun­to di vista ori­gi­na­le che enfa­tiz­za e poten­zia la sen­sa­zio­ne di incom­pren­si­bi­li­tà e di assur­do che si pro­va di fron­te al con­flit­to siria­no e che por­ta l’attenzione sul mon­do dell’infanzia feri­ta dal­le guer­re. I bam­bi­ni siria­ni, infat­ti, come sot­to­li­nea anche l’autrice “si sono sve­glia­ti improv­vi­sa­men­te un gior­no e si sono tro­va­ti adul­ti, per­den­do una par­te essen­zia­le dell’esperienza del­la crescita”.

Scuo­le chiu­se, pol­ve­re su ogni super­fi­ce, man­can­za di cibo e di elet­tri­ci­tà, cor­pi ste­si a ter­ra, boa­ti improv­vi­si, pau­ra, vio­len­za e distru­zio­ne ovun­que. “Non c’è più colo­re ad Alep­po. Tut­to è gri­gio, anche noi”. Que­sta è la real­tà che il pic­co­lo Adam vive d’un trat­to nel­la sua bel­la Alep­po, cit­tà che Sumia Suk­kar non ha mai visto ma che si è fat­ta rac­con­ta­re dai paren­ti in lun­ghe e stra­zian­ti con­ver­sa­zio­ni via Skype.

Più che il luo­go per l’autrice era impor­tan­te mostra­re le dif­fi­col­tà di com­pren­sio­ne del­la situa­zio­ne che si vivo­no oggi in Siria e che lei stes­sa pro­va. Una real­tà che Sumia sen­te appar­te­ner­le pro­fon­da­men­te pur essen­do nata in Inghil­ter­ra e sen­ten­do­si “a casa” a Lon­dra. Adam, il pro­ta­go­ni­sta, non capi­sce quel­lo che suc­ce­de intor­no a lui. La guer­ra gli fa gira­re la testa. Non rie­sce a rin­trac­cia­re i pen­sie­ri, met­ter­li in ordi­ne e a dire ciò che sente.

Ho scel­to un per­so­nag­gio con la sin­dro­me di Asper­ger per dar­gli un toc­co di inno­cen­za, in con­tra­sto con le cose orri­bi­li che acca­do­no in guer­ra” spie­ga l’autrice al suo debut­to nar­ra­ti­vo che ha già rac­col­to mol­ti suc­ces­si, tra cui la dram­ma­tiz­za­zio­ne radio­fo­ni­ca del­la sto­ria tra­smes­sa nel pre­sti­gio­so “Satur­day Dra­ma” del­la BBC, dopo la qua­le sono sta­ti acqui­sta­ti i dirit­ti per la rea­liz­za­zio­ne di un film trat­to dal libro.

Sumia Suk­kar

Sumia fa gira­re la vita del pro­ta­go­ni­sta intor­no al colo­re. Adam vede le per­so­ne avvol­te da un’aurea colo­ra­ta a secon­da dei loro sta­ti d’animo e, per pro­va­re sol­lie­vo, dipin­ge il suo ter­ri­fi­can­te vis­su­to, gior­no per gior­no, choc dopo choc, men­tre la sua mera­vi­glio­sa cit­tà vie­ne divi­sa e distrut­ta dai bom­bar­da­men­ti. Resta­no nel­le stra­de solo sche­le­tri di palaz­zi, poz­ze di fan­go, fasci di fili elet­tri­ci pen­zo­lan­ti e fumo nell’aria, la gen­te muo­re o scap­pa e anche la sua casa fini­rà in mace­rie. L’unico modo che il ragaz­zi­no tro­va per non pen­sa­re, per espri­me­re le sue emo­zio­ni e per soprav­vi­ve­re a un’atmosfera cupa, impol­ve­ra­ta e neb­bio­sa è la pittura.

L’arte diven­ta così una for­ma di resi­sten­za a que­sto momen­to buio in cui il gio­va­ne pro­ta­go­ni­sta si tro­va tan­to da valu­ta­re la pos­si­bi­li­tà di dise­gna­re con il san­gue, inte­so come meta­fo­ra di vita. “Come può il san­gue pren­de­re il posto del colo­re?” si chie­de a un cer­to pun­to quan­do gli com­pa­re davan­ti agli occhi e una par­te di sé lo spin­ge a pren­der­ne un po’ per dipin­ge­re. “Il san­gue è vera­men­te den­so, ma c’è ne così tan­to che sem­bra acqua… / Sem­bra cal­do e fred­do allo stes­so tem­po. Quan­do toc­chi il san­gue, è come se le tue sen­sa­zio­ni si scol­le­gas­se­ro. I miei sen­si sono con­fu­si…” dice Adam e tira indie­tro la mano. Poi fa uno schiz­zo: un occhio nel mez­zo del­la pagi­na con una pupil­la che ha den­tro una sto­ria. Come se quel­la sto­ria fos­se tut­ta da scri­ve­re: la sto­ria del­la nuo­va Siria che rina­sce­rà dopo la distruzione.

 Reset, Fran­ce­sca Bel­li­no, 11/01/2017

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«I miracoli» di Abbas Khider

Khider produce l’affresco lieve, ironico, leggero, speziato al punto giusto di un’odissea

Un libro che occhieg­gia invi­tan­te dal tavo­li­no davan­ti al posto accan­to al suo, un lun­go viag­gio in tre­no attra­ver­so la Ger­ma­nia, un pas­seg­ge­ro che non può non sen­tir­si attrat­to dal volu­mi­no­so pli­co di fogli con l’ammiccante tito­lo nel­la sua lin­gua di ori­gi­ne “Memo­rie”. Quan­do per un for­tui­to malin­te­so il pli­co gli fini­sce sul­le ginoc­chia gli basta un’occhiata per capi­re che l’occupante del posto non tor­ne­rà a recla­mar­lo e un atti­mo per lasciar­si assor­bi­re nel­la let­tu­ra. Hamid Rasul ha affi­da­to alle pagi­ne ver­ga­te in incer­ti trat­ti a mati­ta la pro­pria vita: la gio­vi­nez­za in Iraq, le anghe­rie del car­ce­re di regi­me ad appe­na diciot­to anni, la fuga dap­pri­ma in Gior­da­nia, poi in Ciad, Libia, Tur­chia, Gre­cia, per appro­da­re infi­ne all’agognata ma delu­den­te Euro­pa, arri­van­do in Ger­ma­nia dopo una sosta obbli­ga­ta sul suo­lo ita­lia­no. Saran­no mol­te le fal­se par­ten­ze che dovrà sop­por­ta­re pri­ma di giun­ge­re in Euro­pa, e, nel cor­so di cia­scu­na farà incon­tri stre­pi­to­si, visi­te­rà nuo­ve cel­le di pri­gio­ne, incon­tre­rà don­ne fasci­no­se, vivrà gran­di amo­ri, pas­sio­ni fuga­ci e inten­se ami­ci­zie, tro­ve­rà mil­le espe­dien­ti di sopravvivenza…

I miracoli : Abbas KhiderDi pari pas­so con i sen­ti­men­ti ispi­ra­ti­gli dal­le mol­te­pli­ci figu­re fem­mi­ni­li che sin dal­la pri­ma ado­le­scen­za han­no tur­ba­to i suoi sogni e occu­pa­to i suoi pen­sie­ri, pro­ce­de il più gran­de degli inna­mo­ra­men­ti, quel­lo che lo coglie ado­le­scen­te e non lo abban­do­ne­rà più, accom­pa­gnan­do­lo nel­le sue pere­gri­na­zio­ni fino al tre­no su cui un pas­seg­ge­ro che si chia­ma come lui sta leg­gen­do i sui scrit­ti: l’amore per la scrit­tu­ra, per la poe­sia. È una fre­ne­sia che lo coglie ogni qual vol­ta incon­tra una nuo­va don­na, o quan­do la sua vita sta attra­ver­san­do fasi deli­ca­te, è tal­men­te tota­liz­zan­te da spin­ger­lo a qual­sia­si fol­lia pur di pro­cu­rar­si la car­ta, che gli è più neces­sa­ria del cibo. Ini­zie­rà ruban­do i fogli in cui i suoi geni­to­ri com­mer­cian­ti di dat­te­ri avvol­go­no la mer­ce, poi rube­rà quel­li in cui i vari ban­chet­ti del mer­ca­to avvol­go­no il cibo. Scri­ve­rà sui muri di tute le cel­le in cui sarà dete­nu­to, e, quan­do da esu­le in Ger­ma­nia la sua paga di 60 euro al mese non gli con­sen­ti­rà di com­prar­la, rube­rà i gior­na­li per scri­ve­re lun­go i mar­gi­ni, e poi ne rube­rà dei fogli a Sara, la sua fidan­za­ta tede­sca, che, ali­men­ta , com­pli­ce, que­sta abi­tu­di­ne. Abbas Khi­der, alter ego del pro­ta­go­ni­sta ha crea­to ne I mira­co­li una sor­ta di gio­co di spec­chi attra­ver­so il qua­le il pas­seg­ge­ro let­to­re leg­ge la pro­pria sto­ria e la rac­con­ta a se stes­so e al let­to­re. Nes­su­na del­le espe­rien­ze nar­ra­te, però, è mai oppri­men­te o dipin­ta in toni foschi e melo­dram­ma­ti­ci. È solo a poste­rio­ri che ci si ren­de con­to dell’intensità del dolo­re, dell’estensione del­le pri­va­zio­ni, del­la pro­fon­di­tà del­le offe­se che quest’uomo ha con­di­vi­so con i suoi com­pa­gni di viag­gio, dagli sca­fa­ti came­rie­ri al pic­co­lo Sher­zad, costret­to a viag­gia­re con uni­co baga­glio la sua sto­ria e doven­do lascia­re die­tro di sé anche i pochi fogli che di vol­ta in vol­ta rie­sce a raci­mo­la­re e riem­pi­re. Le con­di­zio­ni di vita, l’annichilimento di esse­ri uma­ni costret­ti a vive­re in 20 in una stan­za e a soprav­vi­ve­re cam­bian­do le cas­set­te dei film por­no nel retro di un bar mal­fa­ma­to oppu­re inse­gnan­do ara­bo in un vil­lag­gio di mon­ta­gna del Ciad dove i muri sono miste­rio­sa­men­te rico­per­ti del suo nome. Il dolo­re, la sof­fe­ren­za per le tor­tu­re, i ten­ta­ti­vi fal­li­ti di lascia­re la Gre­cia e la Tur­chia, i com­pa­gni di viag­gio per­si in mare, quel­li costret­ti a paga­re con la pro­pria digni­tà o quel­la dei loro cari viag­gi costo­sis­si­mi e sen­za garan­zie, tut­to vie­ne in qual­che modo cir­con­fu­so da un alo­ne dol­ce, pro­fu­ma­to come il sen­to­re del­le don­ne che ha incon­tra­to e che lo han­no inna­mo­ra­to, del­la poe­sia che tor­na a ispi­ra­re la sua mano ogni vol­ta che un cer­to sogno di un tem­pio si ripre­sen­ta. La dol­cez­za di un paio di seni, la clas­si­fi­ca­zio­ne meto­di­ca dei poste­rio­ri che ha incon­tra­to in tre con­ti­nen­ti, fan­no sem­pre da con­trap­pun­to a una nar­ra­zio­ne che rie­sce a non far mai per­de­re il sor­ri­so all’attonito let­to­re. Khi­der pro­du­ce l’affresco lie­ve, iro­ni­co, leg­ge­ro, spe­zia­to al pun­to giu­sto di un’odissea che a trat­ti si fa roman­zo pica­re­sco e che lascia sul­le dita, qua­si pal­pa­bi­le, un aro­ma di zuc­che­ro e can­nel­la, un sen­so di mera­vi­glia che irre­ti­sce il let­to­re di riga in riga, a par­ti­re dal­la splen­di­da coper­ti­na e dal­la gra­fi­ca con­cet­tua­le del­la pri­ma pagi­na del volu­me, che, in linea col resto del­la col­la­na ripor­ta un deli­ca­to cameo che rias­su­me bene la sto­ria del suo auto­re, un tube­ro sul qua­le ha attec­chi­to una pian­ta irachena.

Recen­sio­ne del libro I mira­co­li di Abbas Khi­der Man­gia­li­bri, Lisa Puzel­la, 11/01/2017

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La guerra filtrata dai colori di Adam

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra su SuperAbile

(il magazine per la disabilità)

Nato con la sin­dro­me di Asper­ger, il quat­tor­di­cen­ne Adam è il pro­ta­go­ni­sta del roman­zo Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra (Edi­tri­ce il Siren­te), in cui Sumia Suk­kar rac­con­ta il con­flit­to siria­no attra­ver­so lo sguar­do di un ragaz­zo a cui non «pia­ce incon­tra­re per­so­ne nuo­ve». Pro­prio per­ché Adam cer­ca di espri­me­re le sue emo­zio­ni attra­ver­so la pit­tu­ra, ogni capi­to­lo pren­de il nome di un colo­re, quel­lo che avvol­ge le per­so­ne a secon­da dei loro sta­ti d’animo, ma il suo pre­fe­ri­to è il ros­so rubi­no, anche se non sop­por­ta vede­re il sangue.

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia Sukkar

Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guerra_cover 

«Ogni tan­to uso toni pastel­lo, altre vol­te for­ti e acce­si», dice il pro­ta­go­ni­sta, che cer­ca di resi­ste­re alla vio­len­za assur­da del­la guer­ra attra­ver­so l’arte, con­cen­tran­do­si anche su imma­gi­ni e suo­ni. Nel dram­ma­ti­co viag­gio ver­so Dama­sco, lasce­rà cade­re la bar­rie­ra del con­tat­to fisi­co con la sorel­la Yasmi­ne, in segui­to a un bom­bar­da­men­to che li feri­sce entram­bi. «Guer­ra signi­fi­ca per­de­re ciò che ami. Pace è ciò che resta quan­do fini­sce la guer­ra», sin­te­tiz­za. Bri­tan­ni­ca di padre siria­no e madre alge­ri­na, l’autrice Sumia Suk­kar ha 24 anni ma ha scrit­to il suo roman­zo d’esordio tre anni fa, dopo aver stu­dia­to scrit­tu­ra crea­ti­va alla King­ston Uni­ver­si­ty di Lon­dra. Un suc­ces­so di cri­ti­ca e di pub­bli­co: nel 2014 il ria­dat­ta­men­to radio­fo­ni­co è anda­to in onda nel pro­gram­ma Satur­day Dra­ma del­la Bbc e sono sta­ti acqui­sta­ti i dirit­ti del libro per la rea­liz­za­zio­ne di un film.

Supe­rA­bi­le Inail, Lau­ra Bada­rac­chi, Gen­na­io 2017

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Francesca Paci, “La Stampa” (9 gennaio 2017)

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Sumia Sukkar, c’è un ragazzo che ha visto morire i colori di Aleppo

La scrittrice algerino-siriana racconta la guerra attraverso gli occhi di un giovane pittore

di Fran­ce­sca Paci, “La Stam­pa” (9 gen­na­io 2017)

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarGli ulti­mi gior­ni di Alep­po, dopo quat­tro anni di asse­dio gover­na­ti­vo aggra­va­to dal­la pres­sio­ne dell’Isis, sono cupi, gri­gi, le foto che giun­go­no dall’interno rac­con­ta­no le mace­rie e la scom­par­sa dei colo­ri. Alep­po ricor­da Sara­je­vo, si è det­to. Ma for­se ricor­da anco­ra di più Guer­ni­ca, la cit­tà basca sven­tra­ta dai fran­chi­sti così come la dipin­se memo­ra­bil­men­te Picas­so. Si può fin­ge­re di non vede­re, ma la fine del mon­do è lì, a due ore di volo dall’Italia. Chi non si accon­ten­ta del­le cro­na­che, che fati­can­do a tene­re il pas­so del­la distru­zio­ne pro­fon­da inse­guo­no la con­ta dei mor­ti, può met­te­re mano oggi a un bre­ve roman­zo inti­to­la­to “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra”, l’opera pri­ma del­la 24enne alge­ri­no-siria­na Sumia Suk­kar in cui sen­za la pre­sun­zio­ne di spie­ga­re l’inspiegabile il pic­co­lo pro­ta­go­ni­sta Adam illu­stra pas­so pas­so la per­di­ta di colo­re del­la sua vita.

L’esperimento let­te­ra­rio fun­zio­na. Sia­mo ad Alep­po, un perio­do inde­fi­ni­to ma recen­te. Adam ha 14 anni, ha per­so la mam­ma quan­do ne ave­va 11 e vive ad Alep­po con il padre, i fra­tel­li Kha­led e Tariq e l’adorata sorel­la Yasmi­ne, dal­la cui vario­pin­ta per­so­na­li­tà s’ispira per dipin­ge­re qua­dri su qua­dri. La sua tavo­loz­za regi­stra pen­nel­la­ta dopo pen­nel­la­ta l’involuzione del­la tra­ge­dia siria­na ini­zia­ta nel 2011 come paci­fi­ca pro­te­sta con­tro il dit­ta­to­re di Dama­sco e dege­ne­ra­ta nell’inferno in cui, con gli idea­li, sono mor­te alme­no 400 mila persone.

Adam dipin­ge, sogna la com­pa­gna di scuo­la «dagli occhi color Nutel­la» di cui ha dimen­ti­ca­to il nome, leg­ge Mor­te a Vene­zia di Tho­mas Mann e nota che Gustav Aschen­bach ha un nome gri­gio. La Sto­ria subi­sce un’accelerata e la sua vita si fer­ma, impri­gio­na­ta in un eter­no pre­sen­te dove si annul­la tut­to, l’amore segre­to di Yasmi­ne, l’arrivo in fami­glia del­la bel­lis­si­ma cugi­na Ami­ra rima­sta vedo­va, il ricor­do del­le vacan­ze al mare, la mili­tan­za dei fra­tel­li sem­pre più brac­ca­ti dai gover­na­ti­vi, i vici­ni di casa ster­mi­na­ti in salot­to e lascia­ti a mar­ci­re nel loro san­gue, la fol­lia inci­pien­te del padre che pren­de a chia­ma­re tut­ti con il nome del­la moglie defun­ta, Maha.

«Non so chi sono i buo­ni e chi sono i cat­ti­vi» dice a un cer­to pun­to il pro­ta­go­ni­sta ripe­ten­do un pen­sie­ro del­la sorel­la. Alep­po è un fan­ta­sma così come le ban­die­re dei ribel­li, la gen­te vie­ne giu­sti­zia­ta a raf­fi­ca, al mer­ca­to ber­sa­glia­to dai com­bat­ti­men­ti si tro­va­no solo dat­te­ri dal sapo­re anti­co. Ormai imper­ver­sa il nero. Quan­do degli uomi­ni “bion­di e gran­di” rapi­sco­no Yasmi­ne sot­to i suoi occhi impo­ten­ti Adam boc­cheg­gia: «Ho il cuo­re nel­lo sto­ma­co (…). E’ come se il catra­me bol­len­te ci fos­se cala­to sopra».

I colo­ri incal­za­no la let­tu­ra e la guer­ra siria­na non sem­bra più quell’eco lon­ta­na in sot­to­fon­do alle nostre pene refe­ren­da­rie. Yasmi­ne nel­le mani dei suoi aguz­zi­ni subi­sce le tor­tu­re più atro­ci e si tin­ge di inda­co, fin quan­do vie­ne libe­ra­ta da un grup­po di ribel­li che inneg­gia­no a un Dio del­la cui esi­sten­za si fa fati­ca a con­vin­cer­si. Adam dipin­ge come un for­sen­na­to, imma­gi­na di sen­ti­re l’amato Geor­ge Orwell sug­ge­rir­gli che il san­gue è il sosti­tui­vo del­la pit­tu­ra e ne rac­co­glie in stra­da per can­cel­la­re alme­no dal­le sue tele il gri­gio che gra­dual­men­te avvol­ge la cit­tà e la vita.

L’epilogo del libro non è anco­ra l’epilogo di Alep­po, alme­no non men­tre scri­via­mo. Il pro­ta­go­ni­sta si aggrap­pa a un gat­to sal­va­to dai con­na­zio­na­li affa­ma­ti che vor­reb­be­ro nutrir­se­ne e si met­te in cam­mi­no ver­so Dama­sco con la sorel­la e quan­to resta del­la fami­glia. La stra­da è lun­ga in tut­ti i sen­si, la sal­vez­za una chi­me­ra, il ricor­do dell’inno nazio­na­le un requiem dispe­ra­to, vita e sogno si con­fon­do­no e con­fon­do­no il let­to­re. «Per­ché c’è una rivo­lu­zio­ne? (…). Non c’è più colo­re ad Alep­po. Tut­to è gri­gio, anche noi». Chiu­so il libro resta la Sto­ria, dif­fi­ci­le fare anco­ra fin­ta di niente.

All’inizio (del libro) fu l’arancione. Sono pas­sa­ti 11 mesi da quan­do i pri­mi atti­vi­sti ispi­ra­ti da piaz­za Tah­rir han­no por­ta­to in stra­da la richie­sta di demo­cra­zia. Il mon­do di Adam è anco­ra in pie­di, in casa si man­gia­no ver­du­re ripie­ne e cir­co­la l’aroma del caf­fè, la tv dif­fon­de la disin­for­ma­zio­ne del regi­me ma fun­zio­na, la fine­stra inqua­dra l’abbandono dell’un tem­po viva­ce caf­fè Shams eppu­re l’aria pro­fu­ma anco­ra di vita. Poi la scuo­la chiu­de, l’acqua e l’elettricità comin­cia­no a scar­seg­gia­re, il fri­go­ri­fe­ro si svuo­ta, per stra­da com­pa­io­no cada­ve­ri scom­po­sti e Adam vede vio­la, lo stes­so vio­la che ave­va visto ema­na­re dal­la bara del­la mam­ma. I dimo­stran­ti dila­ga­no, i fra­tel­li e la sorel­la sono dei loro, gli slo­gan ripe­to­no «Abbas­so il regi­me», si spa­ra, esplo­do­no le bom­be e si lascia­no die­tro mace­rie su mace­rie, il vio­la si mesco­la al ros­so del sangue.

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Giuseppe Iannozzi, 6 dicembre 2016

La distopia di Ahmed Nàgi fra George Orwell e Jonathan Lethem

Il 16 maggio 2016 PEN ha assegnato ad Ahmed Nàgi il PEN/Barbey Freedom to Write Award, riconoscendo la sua lotta di fronte alle avversità per il diritto alla libertà di espressione.

Chec­ché se ne dica, 1984 di Geor­ge Orwell, si sia d’accordo o no, ha dato il là a un nuo­vo modo di fare e di inten­de­re la Let­te­ra­tu­ra, la disto­pia socio-poli­ti­ca è così entra­ta a far par­te dell’immaginario col­let­ti­vo e, soprat­tut­to, ha for­ni­to a tan­ti e tan­ti scrit­to­ri il corag­gio di dir­si con­tro i regi­mi tota­li­ta­ri denun­cian­do l’invivibile pre­ca­rie­tà del pro­prio tem­po storico.

Ahmed Nàgi scri­ve Vita: istru­zio­ni per l’uso, è que­sto il tito­lo ita­lia­no del roman­zo Isti­kh­dam al-Hayat illu­stra­to da Ayman al-Zor­ka­ny e pub­bli­ca­to in Ita­lia da Il Siren­te nel­la col­la­na Altria­ra­bi. Il roman­zo si pre­sen­ta al let­to­re come una vera e pro­pria disto­pia in per­fet­to sti­le orwel­lia­no: una cata­stro­fe natu­ra­le ha sov­ver­ti­to l’ordine del Cai­ro, la vita non è più quel­la dei tem­pi pas­sa­ti, lun­go le stra­de si tra­sci­na­no dispe­ra­ti più mor­ti che vivi, le malat­tie imper­ver­sa­no e mie­to­no vit­ti­me a iosa. La tec­no­lo­gia, anch’essa, è sol più un ricor­do. Il cie­lo che copre il Cai­ro è vuo­to e all’orizzonte nes­su­na spe­ran­za. Cio­no­no­stan­te Bas­san tie­ne vivo un sogno, un sogno gran­de: la rico­stru­zio­ne del Cai­ro. Si ado­pe­ra insie­me alla Socie­tà degli Urba­ni­sti per­ché il sogno pos­sa un gior­no esse­re real­tà tan­gi­bi­le. Bas­san fa la cono­scen­za di Ihab Has­san, che ha un’idea per restau­ra­re la bel­lez­za e il ful­go­re che sem­bra­no esser sta­ti per sem­pre per­du­ti nel­le sab­bie del tempo.
Il Cai­ro è di fat­to un infer­no, una cloa­ca sot­to un cie­lo plum­beo, così lo imma­gi­na lo scrit­to­re e gior­na­li­sta egi­zia­no Ahmed Nàgi con­dan­na­to a due anni di car­ce­re per aver scrit­to e dato alle stam­pe que­sto lavo­ro disto­pi­co. Al pari di Orwell, Ahmed Nàgi descri­ve una socie­tà ridot­ta ai mini­mi ter­mi­ni: i sen­ti­men­ti sono vie­ta­ti, pro­va­re emo­zio­ni non è pos­si­bi­le per­ché l’ordine del­la repres­sio­ne vuo­le che tut­ti gli indi­vi­dui sia­no alli­nea­ti, vuo­ti e nell’anima e nel­la psiche.

Il lavo­ro di Nàgi è sta­to subi­to bol­la­to come “offe­sa alla pub­bli­ca mora­le”: per­ché? L’autore descri­ve, per som­mi capi in veri­tà, una sce­na di ses­so in una socie­tà dove i sen­ti­men­ti sono sta­ti abo­li­ti. Nel cor­so del sesto capi­to­lo un grup­pet­to di gio­va­ni sogna­no e sogna­no for­te: rol­la­no can­ne, ingol­la­no bir­ra e soprat­tut­to si lec­ca­no le pupil­le sognan­do l’amore. Non ci si lasci però ingan­na­re: la sce­na non con­tie­ne nes­sun ele­men­to real­men­te sca­bro­so, è difat­ti essa poi solo un espe­dien­te let­te­ra­rio vec­chio come il cuc­co per rida­re all’amore l’amore, null’altro che questo.

La vita: istru­zio­ne per l’uso
 di Ahmed Nàgi non è un roman­zo feti­ci­sta che par­la a spron bat­tu­to di ses­so pur non man­can­do di ritrar­re per­so­nag­gi quan­to­me­no biz­zar­ri, da vero e pro­prio bur­le­sque, que­sto è bene sot­to­li­near­lo, è inve­ce foto­gra­fia di una socie­tà sce­ve­ra­ta di vive­re la liber­tà, di ope­ra­re, sen­za costri­zio­ni e pres­sio­ni ester­ne, le sue pro­prie scel­te: la cit­tà pos­sie­de uomi­ni e don­ne, nes­su­no è padro­ne di nien­te e nes­su­no deve per­met­ter­si di cre­de­re nel libe­ro arbitrio.

Ahmed Nàgi non fa alcun accen­no ai fat­ti occor­si pri­ma e dopo la rivo­lu­zio­ne (2011), ma non è una dimen­ti­can­za la sua, è inve­ce una scel­ta pre­ci­sa come a voler sot­to­li­nea­re che nul­la è cam­bia­to vera­men­te dopo la desti­tu­zio­ne del tren­ten­na­le regi­me del Pre­si­den­te Hosni Muba­rak. Affin­ché il Cai­ro pos­sa esse­re una cit­tà viva per la vita, per i sen­ti­men­ti e la car­na­li­tà anche, c’è una sola pos­si­bi­li­tà e que­sta è rap­pre­sen­ta­ta da La Socie­tà degli Urba­ni­sti ret­ta dal­la maga Papri­ka. Il pro­get­to di Papri­ka, for­te del­la sua magia, è quel­lo di crea­re un nuo­vo cen­tro urba­no iper­tec­no­lo­gi­co: distrug­ge­re il Cai­ro affin­ché risor­ga diver­so, com­ple­ta­men­te nuo­vo. Nàgi dà così ini­zio a una vera e pro­pria disto­pia dai con­tor­ni inquie­tan­ti e non poco realistici.

Vita: istru­zio­ni per l’uso di Ahmed Nàgi è un per­fet­to roman­zo disto­pi­co, per­fet­to per­ché, con estre­ma sapien­za, l’autore fa sua la lezio­ne di Geor­ge Orwell e quel­la di Jona­than Lethem.

06/12/2016  Giu­sep­pe Iannozzi

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Passando per Aleppo

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra di Sumia Sukkar

Edi­tri­ce Il Siren­te ha pub­bli­ca­to Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra, di Sumia Suk­kar (tra­du­zio­ne di Bar­ba­ra Beni­ni). Non si trat­ta di una serie di rac­con­ti ma di un roman­zo che del­la for­ma bre­ve ha lo sti­le essenziale.

È un libro diret­to, sen­za fron­zo­li, che rac­con­ta in modo ori­gi­na­le il dram­ma siria­no attra­ver­so lo sguar­do di un gio­va­ne affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger. Adam e la sua fami­glia vivo­no le pro­fon­de sof­fe­ren­ze di un inte­ro popo­lo, sof­fe­ren­ze descrit­te in modo empa­ti­co sot­to for­ma di repor­ta­ge let­te­ra­rio (una sor­ta di can­di­do new jour­na­li­sm), da chi la guer­ra non la capi­sce e attra­ver­so la pro­pria crea­ti­vi­tà e la pro­pria inno­cen­za ten­ta incon­sa­pe­vol­men­te di dare spe­ran­za a chi lo cir­con­da. Scrit­to quan­do l’autrice ave­va solo ven­tu­no anni, Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra, è un roman­zo dal lin­guag­gio sem­pli­ce e leg­ge­ro, capa­ce di nar­ra­re pro­fon­de ingiu­sti­zie e dina­mi­che fami­lia­ri e socia­li deva­sta­te da un con­flit­to che sem­bra non ave­re fine. Un testo uti­le, a mio avviso, per i let­to­ri più gio­va­ni, spes­so disin­te­res­sa­ti a for­me di sag­gi­sti­ca pom­po­sa e arzigogolata.

Dall’articolo Appun­ti da un bor­del­lo tur­co (pas­san­do per New Orleans, Alep­po e Buca­re­st) di Loren­zo Maz­zo­ni pub­bli­ca­to il 29 novem­bre 2016 su il Fat­to Quotidiano

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Un esperimento ben riuscito

Vita: istruzioni per l’uso” di Ahmed Nàgi e Ayman al Zorqani

/SPAZIO AI LETTORI

14468503_949408731837457_4502732547258521044_oL’ultimo roman­zo di Ahmed Nàgi arri­va final­men­te in Ita­lia, fra pro­ces­si allo stes­so auto­re per pre­sun­ta vio­la­zio­ne al deco­ro e tan­ti inter­ro­ga­ti­vi per ara­bi­sti alle pri­me armi come il sot­to­scrit­to: che tipo di libro sarà? Fan­ta­scien­ti­fi­co o più affi­ne al “rea­li­smo magi­co” visto in Frank­en­stein a Bagh­dad di Ahmed Saa­da­wi? Sarà dav­ve­ro così espli­ci­to da far­lo incar­ce­ra­re? E mol­ti altri, fra cui pos­sia­mo inclu­de­re anche il dub­bio riguar­dan­te la scel­ta di crea­re un’opera ibri­da fra testo scrit­to e gra­phic novel attra­ver­so le illu­stra­zio­ni di Ayman Al Zor­qa­ni. Nel roman­zo ini­zial­men­te ci vie­ne pre­sen­ta­ta una Cai­ro total­men­te tra­sfor­ma­ta in segui­to a del­le vio­len­te tem­pe­ste di sab­bia che han­no costret­to i super­sti­ti a tra­sfe­rir­si in una nuo­va cit­tà poco distan­te dal­la pri­ma. Subi­to dopo vie­ne intro­dot­to il pro­ta­go­ni­sta supre­mo del libro ossia Bas­sam Baghat, un docu­men­ta­ri­sta alle pri­me armi, che per caso vie­ne a cono­scen­za dell’esistenza del­la “socie­tà degli urba­ni­sti”, miste­rio­sa orga­niz­za­zio­ne che pro­get­ta di miglio­ra­re il mon­do par­ten­do da una nuo­va pia­ni­fi­ca­zio­ne metro­po­li­ta­na. A capo del­la sezio­ne cai­ro­ta vi sono Ilhab Has­san e Papri­ka che nutro­no idee oppo­ste riguar­do alla dire­zio­ne da pren­de­re riguar­do al futu­ro del­la socie­tà e che a cau­sa di ciò entra­no in con­flit­to, coin­vol­gen­do Bas­sam e la sua com­pa­gnia. Para­dos­sal­men­te il pun­to debo­le di que­sto roman­zo risul­ta esse­re la tra­ma stes­sa, trop­po con­fu­sa e a trat­ti ingiu­sti­fi­ca­ta­men­te com­ples­sa; l’obbiettivo di Nagi non è però quel­lo di por­tar­ci una sto­ria “clas­si­ca” quan­to piut­to­sto quel­lo di far­ci immer­ge­re appie­no nel­la men­te di Bas­sam, con­ti­nua­men­te immer­sa nei fumi dell’alcool e dell’hashish e con­nes­si anche con un males­se­re inte­rio­re. Per chi ha pro­va­to tali sen­sa­zio­ni saran­no allo­ra chia­re le scel­te dell’autore da un pun­to di vista nar­ra­ti­vo, le illu­stra­zio­ni di Al Zor­qa­ni, ad esem­pio, sti­li­sti­ca­men­te per­fet­te con i toni del roman­zo, avran­no il com­pi­to di diso­rien­tar­ci e diver­tir­ci, com­pa­ren­do spes­so in pun­ti ina­spet­ta­ti del roman­zo e por­tan­do avan­ti nel let­to­re il sen­so di smar­ri­men­to. Altra doman­da che que­sto lavo­ro di Nagi si por­ta­va die­tro era la pre­sun­ta “ecces­si­va cru­dez­za” nel­le descri­zio­ni di dro­ghe e dei rap­por­ti ses­sua­li che i vari per­so­nag­gi intrat­ten­go­no: a parer mio, pur essen­do mol­to espli­ci­to nel rap­pre­sen­ta­re tali sce­ne, lo scrit­to­re non por­ta nul­la tan­to scon­vol­gen­te da giu­sti­fi­ca­re, anche in un pae­se come l’Egitto, tali rea­zio­ni nel pub­bli­co. Ciò fa aumen­ta­re il sospet­to, pre­sen­te fin dall’inizio, che la con­dan­na sia sta­ta un pre­te­sto per incar­ce­ra­re chi indub­bia­men­te pote­va esse­re sco­mo­do per il regi­me, sep­pur in manie­ra lie­ve. Que­sto libro si col­lo­ca sen­za dub­bio fra i più corag­gio­si espe­ri­men­ti let­te­ra­ri del roman­zo ara­bo, spe­ri­men­tan­do solu­zio­ni nar­ra­ti­ve corag­gio­se ed inno­va­ti­ve per la real­tà medio-orien­ta­le. Pur­trop­po la sua tra­ma, com­pli­ca­ta per ammis­sio­ne stes­sa dell’autore (il qua­le ci scher­za anche su), lo fan­no un roman­zo non adat­to a tut­ti e che potreb­be esse­re arduo da com­pren­de­re a chi tali sen­sa­zio­ni non le ha mai spe­ri­men­ta­te; dovreb­be in com­pen­so col­pi­re, al con­tra­rio, chi in tali situa­zio­ni si è tro­va­to ed in gene­ra­le i più appas­sio­na­ti di let­te­ra­tu­ra ara­ba e spe­ri­men­ta­le, ren­den­do­lo un libro fon­da­men­ta­le per la pro­pria raccolta.

dal­la pen­na di un nostro lettore/ Tom­ma­so Khâ­lid Valisi

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Shlonak Sumia Sukkar?

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Sumia Sukkar su Interferenze Radio 3 Mondo

La guer­ra in Siria attra­ver­so le paro­le di Sumia Suk­kar, autri­ce di “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra”, ieri su Radio 3 Mon­do. Di che colo­re sareb­be­ro oggi i due pro­ta­go­ni­sti del tuo roman­zo Adam e Yasmine?


Ci alzia­mo tut­ti, io vado in came­ra mia, pren­do subi­to il mio set per dipin­ge­re e comin­cio imme­dia­ta­men­te a dise­gna­re la sce­na sot­to la piog­gia. Sem­bria­mo una fami­glia feli­ce, solo che die­tro di noi ci sono palaz­zi crol­la­ti e il cie­lo sem­bra più scu­ro che mai, per­si­no di not­te. non so come spie­ga­re quan­to è nero il cie­lo. In que­sto cie­lo blu mari­no non c’è trac­cia del­la luna, solo un fumo nero che lo rico­pre. Un gior­no, quan­do sarà fini­ta la guer­ra, avrò i miei qua­dri per mostra­re alla gen­te cosa sta­va real­men­te suc­ce­den­do. I miei qua­dri non men­to­no.” da ‘il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra’ capi­to­lo Ver­de

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DISEGNARE LA NUOVA EUROPA | incontro con Jérôme Ruillier

Jérôme Ruillier a Milano per presentare ‘Se ti chiami Mohamed’

Jérô­me Ruil­lier auto­re del gra­phic-novel ‘Se ti chia­mi Moha­med’ pre­sen­te­rà il suo libro il 18 Novem­bre alle ore 18,30 pres­so l’Insti­tut Fra­nçais di Mila­no (Cor­so Magen­ta, 63). Jérô­me Ruil­lier ne par­le­rà con Ila­ria Vita­li (tra­dut­tri­ce del libro ‘Se ti chia­mi Moha­med’, ricer­ca­tri­ce pres­so l’Università di Bolo­gna, spe­cia­li­sta di scrit­tu­re migran­ti di lin­gua fran­ce­se). Il 19 Novem­bre finis­sa­ge, espo­si­zio­ne di alcu­ne tavo­le insie­me ad altri autori. Un’iniziativa di Insti­tut fra­nçais Mila­no e Eunic Milan, in col­la­bo­ra­zio­ne con WOW Spa­zio Fumet­to — Museo del Fumet­to, dell’Illustrazione e dell’Immagine animata.

ruillerUn gra­phic novel ori­gi­na­le, che con sem­pli­ci­tà e chia­rez­za rico­strui­sce la sto­ria dell’immigrazione maghrebina. Ispirandosi al gior­na­li­smo inve­sti­ga­ti­vo, Jérô­me Ruil­lier rac­con­ta di vite pre­ca­rie, di fre­quen­ti umi­lia­zio­ni, di una com­ples­sa tes­si­tu­ra di rap­por­ti che i tan­ti Moha­med han­no man­te­nu­to con il pae­se d’origine e con quel­lo d’accoglienza. Rac­con­ti auten­ti­ci, lon­ta­ni dai cli­ché, che abbrac­cia­no vari temi, dal­la ricer­ca iden­ti­ta­ria all’integrazione, dall’esclusione socia­le al raz­zi­smo. Se ti chia­mi Moha­med ha otte­nu­to nel 2012 il dBD Award per il miglior fumet­to repor­ta­ge e il patro­ci­nio di Amne­sty Inter­na­tio­nal Italia.

Tito­lo apren­te la col­la­na Altria­ra­bi Migran­te, finan­zia­ta con il pro­get­to ‘Crea­ti­ve Euro­pe’ dell’U.E., rac­co­glie le ope­re di gio­va­ni auto­ri euro­pei di ori­gi­ni ara­be. Descri­ve i linea­men­ti del­la nuo­va geo­gra­fia cul­tu­ra­le euro­pea, trat­teg­gia il nuo­vo tes­su­to socia­le mul­ti­cul­tu­ra­le, mul­tiet­ni­co e plu­ri­re­li­gio­so di cui sono com­po­ste le nostre cit­tà. Invi­ta a com­bat­te­re xeno­fo­bie e isla­mo­fo­bie. Invi­ta a com­pren­de­re e a ritrovarsi.

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http://radioeco.it/il-ragazzo-di-aleppo-che-ha-dipinto-la-guerra-pbf2016/

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

Domenica 13 Novembre in aula Fermi è stato presentato un libro estremamente interessante ed inedito: Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra. (editrice Il Sirente). Coinvolta nell’incontro l’autrice del libro, la giovanissima scrittrice britannica Sumia Sukkar e il moderatore Luca Murphy

di Ele­na Alei, “Radio Eco” (14 novem­bre 2017)

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarSumia Suk­kar, figlia di geni­to­ri siria­ni,  ha pub­bli­ca­to que­sto libro a soli 21 anni, appe­na il gior­no dopo aver con­se­gui­to la lau­rea in scrit­tu­ra crea­ti­va. “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra” trat­ta del con­flit­to siria­no tra­mi­te il rac­con­to di un ragaz­zo affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger, dun­que attra­ver­so un pun­to di vista del tut­to nuo­vo e puro, incon­ta­mi­na­to e oggettivo.

Pro­prio per que­sto moti­vo l’autrice ha pen­sa­to di adot­ta­re que­sto tipo di len­te, facen­do ruo­ta­re il tut­to attra­ver­so i pen­sie­ri di Adam, ragaz­zo la cui fami­glia sta cer­can­do di scap­pa­re da Alep­po, cen­tro del con­flit­to siriano, per arri­va­re a Dama­sco. Adam ha soli 14 anni e, affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger( spet­tro dell’autismo), cer­ca di rap­pre­sen­ta­re le sue emo­zio­ni attra­ver­so la pit­tu­ra. La sua malat­tia lo por­ta a per­ce­pi­re il con­flit­to a suo modo e a voler dipin­ge­re le sue sen­sa­zio­ni, attri­buen­do a ogni cosa che vede un colore.

Ogni capi­to­lo ha il nome di un colo­re: Adam vede le per­so­ne avvol­te da un’aurea colo­ra­ta a secon­da dei loro sta­ti d’animo e dipin­ge il suo ter­ri­fi­can­te vis­su­to duran­te una guer­ra che non rie­sce a com­pren­de­re, vede solo un incom­pren­si­bi­le vio­len­za che ridu­ce la sua vita e la sua casa in mace­rie e divi­de la sua bel­la cit­tà in bar­ri­ca­te di guer­ra. Un libro in cui l’arte sem­bra diven­ta­re una for­ma di resi­sten­za in un momen­to vera­men­te buio.

Adam dà colo­re a ciò che è ormai una real­tà in sca­la di gri­gi: som­mer­sa dal­la pol­ve­re.  Obiet­ti­vo dell’autrice è ren­de­re il con­flit­to tra­mi­te un occhio per cui tut­to è bian­co e nero ed inno­cen­te, al net­to del­le rap­pre­sen­ta­zio­ni fal­sa­te che i media con­ti­nua­no a dar­ci del con­flit­to: sem­pre ine­vi­ta­bil­men­te stor­pia­te da nume­ro­sis­si­mi fattori.

Sumia per scri­ve­re la sto­ria ha avu­to testi­mo­nian­ze diret­te dal­la zia che vive in Siria: il libro è un intrec­cio di fin­zio­ne e real­tà. Le descri­zio­ni sono inno­cen­te­men­te bru­ta­li.Ciò che vole­va era capi­re l’essenza del­la sto­ria da rac­con­ta­re e toglie­re gli ecces­si. In que­sto i per­so­nag­gi l’hanno aiu­ta­ta mol­to  diven­tan­do  par­te di lei e mostran­do­le la sto­ria. Met­te­re a fuo­co l’essenza uma­na del con­flit­to, tra­smet­te­re il valo­re del­la bon­tà uma­na: ele­men­to a cui Sumia cre­de pro­fon­da­men­te. Pro­prio per que­sto moti­vo l’autrice non si vuo­le far por­ta­vo­ce di una fede par­ti­co­la­re o di un cre­do poli­ti­co, ma sem­pli­ce­men­te tra­smet­te­re un valo­re uni­ver­sa­le. Non a caso l’autrice è sta­ta cre­sciu­ta da due geni­to­ri figli di una socie­tà mul­ti­cul­tu­ra­le, i qua­li le  han­no fat­to leg­ge­re sia la  Bib­bia che il Cora­no, il cui sen­so intrin­se­co è per lei la bon­tà uma­na, il non fare del male al pros­si­mo. Adam è infat­ti un nome che uni­sce le tre reli­gio­ni che com­pon­go­no la Siria per com­pren­de­re nel­la nar­ra­zio­ne tut­te le reli­gio­ni siriane.
Sumia non sa tut­to­ra qua­le sia la sua fede ma cre­de nel­la bon­tà uma­na. Quan­do pen­sa a Dama­sco, ricor­da i tem­pi spen­sie­ra­ti in cui a nata­le da pic­ci­na anda­va a tro­var­vi la non­na e sen­ti­va l’odore di gel­so­mi­no nell’aria e  tut­to era colo­ra­to: un odo­re  che è sta­to sosti­tui­to da san­gue, un colo­re impol­ve­ra­to dal gri­gio che ucci­de tutto.

Il pro­ces­so che ha por­ta­to alla scrit­tu­ra del libro è sta­to lun­go coin­vol­gen­do edi­ting e scrit­tu­ra e por­tan­do l’autrice  a fre­quen­ta­re nume­ro­si cen­tri per l’autismo, dove ha potu­to capi­re in manie­ra pro­fon­da la natu­ra del­la sindrome.

Adam sem­bra sof­fri­re di sine­ste­sia: il met­ter­lo su car­ta è un pro­ces­so cer­ta­men­te difficile. Qui sta pro­prio la rari­tà di que­sto libro che offre imma­gi­ni cru­dis­si­me attra­ver­so una len­te inno­cen­te, lim­pi­da, sem­pli­ce. Le imma­gi­ni che ci sono pro­po­ste sono bru­ta­li, ma il mez­zo attra­ver­so cui ci sono tra­smes­se è sem­pli­ce: è il fat­to­re uma­no base. Que­sto per­ché, come affer­ma l’autrice,” non cer­chia­mo il modo più sem­pli­ce di scri­ve­re ma il modo più pas­sio­na­le. Quan­do non arri­va­no le paro­le pren­de il soprav­ven­to il colore: ho scel­to di rac­con­ta­re un ambien­te gri­gio dove però i colo­ri di Adam brillano.”

Non a caso que­sto libro  ha otte­nu­to il plau­so del­la cri­ti­ca ingle­se. La dram­ma­tiz­za­zio­ne radio­fo­ni­ca del libro è pas­sa­ta nel pre­sti­gio­so “Satur­day Dra­ma” del­la BBC, dopo la qua­le sono sta­ti acqui­sta­ti i dirit­ti per la rea­liz­za­zio­ne di un film trat­to dal libro.

The Natio­nal l’ha definito“Orribile e bel­lo allo stes­so tem­po”, noi vi invi­tia­mo ad acqui­star­lo e leggerlo.

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Ilaria Guidantoni, “Saltinaria” (13 novembre 2016)

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

Un libro reportage dall’interno della guerra siriana, l’atrocità della guerra raccontata con la spontaneità di un bambino senza pelle, affetto dalla sindrome di Asperger, che rende questo singolare romanzo: ad un tempo, poetico, tenero, a tratti noir, con accenti perfino pulp e un’anima surreale. La resistenza strenua dell’io che non crolla verso all’orrore che deforma l’essere umano. Dio e l’amore per gli altri come salvezza, attraverso un mondo visto a colori, popolato in forma di sineddoche

di Ila­ria Gui­dan­to­ni, “Sal­ti­na­ria” (13 novem­bre 2016)

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarIl pano­ra­ma del­la let­te­ra­tu­ra siria­na con­tem­po­ra­nea – per quel poco che cono­sco qua­si inte­ra­men­te attra­ver­so la casa edi­tri­ce Il Siren­te – è inte­ra­men­te occu­pa­ta dal dram­ma del­la guer­ra e del­la tor­tu­ra. Tut­ti gli auto­ri pre­sen­ta­no una cru­dez­za sen­za pari che indu­gia para­dos­sal­men­te come in una tera­pia catar­ti­ca sui par­ti­co­la­ri del­le vio­len­ze, spes­so subi­te diret­ta­men­te dagli auto­ri che le rac­con­ta­no. La guer­ra sem­bra sug­ge­ri­re l’immaginazione e inva­der­la, occu­par­la tut­ta. Que­sto roman­zo di Sumia Suk­kar – scrit­tri­ce bri­tan­ni­ca di padre siria­no e madre alge­ri­na, nata a Lon­dra nel 1992 – è pro­fon­da­men­te ori­gi­na­le per­ché con­tie­ne solo un nucleo lega­to alla pro­spet­ti­va orro­ri­fi­ca del con­flit­to, spie­ta­ta, sen­za nul­la che addol­ci­sca la pil­lo­la. L’avvio è deci­sa­men­te sin­go­la­re, poe­ti­co pur nel­la tri­stez­za e sgo­men­to di una fami­glia che vive e respi­ra all’unisono la ten­sio­ne di uno sta­to dit­ta­to­ria­le e si risve­glia nel mez­zo del­la guer­ra. Il con­flit­to esplo­de e riem­pie defor­man­do la quo­ti­dia­ni­tà, scon­vol­gen­do l’ordine este­rio­re e inte­rio­re del­la vita, come una crea­tu­ra mostruo­sa che sia­mo abi­tua­ti a con­si­de­ra­re par­to­ri­ta solo dal­la fan­ta­sia nei rac­con­ti e che inve­ce diven­ta real­tà. La cro­na­ca è rac­con­ta­ta dagli occhi di un bam­bi­no che vuo­le fare il pit­to­re e la dichia­ra­zio­ne, anche se la pas­sio­ne per dipin­ge­re attra­ver­sa tut­te le pagi­ne, arri­va ver­so la fine, con l’arrivo a Dama­sco tra mil­le sof­fe­ren­ze e una mar­cia este­nuan­te che diven­ta un pel­le­gri­nag­gio, in fuga da Alep­po. “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra”, fra­se pro­nun­cia­ta come il risve­glio dell’autocoscienza da Adam, det­ta il tito­lo. La visio­ne che il roman­zo pre­sen­ta è dop­pia­men­te ori­gi­na­le per­ché la nar­ra­zio­ne è “a colo­ri” che diven­ta­no la mate­ria per il tut­to, dan­do vita alla rap­pre­sen­ta­zio­ne di un mon­do in for­ma di sined­do­che. Adam è affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger, un distur­bo che per cer­ti ver­si ha i carat­te­ri dell’autismo anche se il ragaz­zo ha una for­te rela­zio­na­li­tà affet­ti­va con gli altri e soprat­tut­to l’amata Yasmi­ne che sacri­fi­can­do tut­ta se stes­sa reg­ge le fila del­la fami­glia dopo la mor­te del­la mam­ma, chia­ma­ta sem­pli­ce­men­te mama. Que­sta par­ti­co­la­re ango­la­zio­ne ren­de il rac­con­to poe­ti­co, tene­ro e strug­gen­te a trat­ti, per­fi­no iro­ni­co quan­do non pulp, come a dire che la fan­ta­sia e l’immaginazione pos­so­no sal­va­re il mon­do, talo­ra pro­teg­ger­ci dall’esterno, far­ci tro­va­re una via alter­na­ti­va con altre por­te e fine­stre rispet­to a quel­le fisi­che. Le per­so­ne stes­se attra­ver­so la vibra­zio­ne del­le nostre emo­zio­ni diven­ta­no colo­ri, dal ros­so rubi­no, il pre­fe­ri­to del pro­ta­go­ni­sta al gri­gio del­la guer­ra, che copre tut­to come una spes­sa col­tre di pol­ve­re che rischia di sof­fo­ca­re l’umanità che è in noi. Il libro è un inno alla vita, non di meno, per­ché la for­za degli affet­ti più for­ti e la fede incrol­la­bi­le in Dio diven­ta­no stru­men­ti ai qua­li appog­giar­si come le stam­pel­le per chi ha un arto rot­to. E’ incre­di­bi­le per una socie­tà che com­mer­cia­liz­za tut­to come la nostra sen­ti­re un bam­bi­no che pre­ga con tan­to tra­spor­to e che rin­gra­zia Dio per quel­lo per cui la mag­gior par­te dell’umanità lo male­di­reb­be ed è pro­prio per que­sto e solo a tale con­di­zio­ne che la fede diven­ta slan­cio di vita. Un libro che meri­ta una let­tu­ra sia per lo sti­le e l’originalità del rac­con­to invi­tan­do­ci a riflet­te­re sul dirit­to di ognu­no di noi ad espri­me­re sen­ti­men­ti e ad esse­re “diver­so” e sul­la “bana­li­tà del male”, sem­pre in aggua­to nel­la storia.

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AHMED NÀGIVITA: ISTRUZIONI PER L’USO

A mag­gio 2016, duran­te il salo­ne del libro di Tori­no, sono pas­sa­to davan­ti allo stand del­le edi­zio­ni “Il siren­te”. Ho fat­to quat­tro chiac­chie­re con la per­so­na che in quel momen­to era allo stand (non farò nomi e cogno­mi ne tan­to­me­no dirò la sua man­sio­ne). Tra una paro­la e l’altra mi chie­de se mi pote­va inte­res­sa­re un pic­co­lo libri­ci­no. Era un estrat­to da un libro. L’estratto era impor­tan­te per­ché ripro­du­ce­va la par­te incri­mi­na­ta del libro, la par­te che ave­va por­ta­to alla con­dan­na dell’autore. Sono pas­sa­ti alcu­ni mesi, il libro è usci­to, io l’ho let­to e ho una cosa da dire: non leg­ge­te i libri per­ché gli auto­ri sono sta­ti impri­gio­na­ti, leg­ge­te­li per­ché vi potre­te ren­de­re con­to del­la pri­gio­ne che sta diven­tan­do il mondo.

Il libro in que­stio­ne è “Vita: istru­zio­ni per l’uso” di Ahmed Nàgi. Nell’edizioni Il Siren­te ci sono del­le illu­stra­zio­ni di Ayman Al Zor­qa­ni che fan­no da com­ple­men­to al libro e spes­so si intrec­cia­no con la narrazione.

Sia­mo in Egit­to, ver­reb­be qua­si da dire che stia­mo visi­tan­do una real­tà disto­pi­ca, se non fos­se che il nostro rap­por­to con l’Egitto tut­to pira­mi­di e sfin­gi è cam­bia­to irre­pa­ra­bil­men­te con la mor­te di Giu­lio Rege­ni. Non si trat­ta più di una meta turi­sti­ca per fami­glie anno­ia­te, si trat­ta di altro, di qual­co­sa che sale oscu­ro dal­la sab­bia. La male­di­zio­ne di Tutan­ka­men è rica­du­ta sugli abi­tan­ti stessi.

Ahmed Nàgi ci rac­con­ta, con una scrit­tu­ra diret­ta che non si abban­do­na ai com­pro­mes­si, un Egit­to fram­men­ta­to, mala­to e cini­co. Rac­con­ta una cit­tà, Il Cai­ro, dove le pas­sio­ni sono mar­ci­te, l’amore è un pic­co­lo pun­ti­no lon­ta­no, il pote­re e la poli­ti­ca han­no sovra­sta­to tut­to come una cola­ta di cemen­to. All’interno di que­sta cor­ni­ce venia­mo ad incon­tra­re per­so­nag­gi che fati­chia­mo a rico­no­sce­re come rea­li, ma che sfor­tu­na­ta­men­te (il più del­le vol­te) lo sono. Bas­sàm Bah­gat pro­ta­go­ni­sta del roman­zo e regi­sta di docu­men­ta­ri che han­no lo sco­po di rac­con­ta­re la cit­tà e sono spon­so­riz­za­ti dal­la “Socie­tà degli Urba­ni­sti.” Ihàb Has­san, un intel­let­tua­le mem­bro di que­sta fan­to­ma­ti­ca socie­tà che per nutrir­si spre­me pol­li semi­nu­di. Mona Mei, il lato sen­ti­men­ta­le amo­ro­so ed ero­ti­co e altri per­so­nag­gi che fan­no da corol­la­rio al protagonista.

Anche se, a dir­la tut­ta, la pro­ta­go­ni­sta prin­ci­pa­le è la cit­tà di Il Cai­ro. Una cit­tà distrut­ta da una cata­stro­fe. Una cit­tà moral­men­te in decli­no, dai costu­mi sco­stu­ma­ti che riflet­to­no l’abbandono del­le per­so­ne alla medio­cri­tà e al disprez­zo per il prossimo.

Il libro di Ahmed Nàgi non va let­to per­ché l’autore è rin­chiu­so in un car­ce­re per­ché ad un cre­ti­no qual­sia­si con un po’ di pote­re è venu­to mez­zo infar­to leg­gen­do una sce­na di ses­so espli­ci­to, que­sto libro va let­to per ren­der­si con­to di dove ci può por­ta­re la stra­da che abbia­mo intra­pre­so. Una stra­da in cui nul­la sem­bra ave­re più dav­ve­ro importanza.

Note­vo­le la tra­du­zio­ne di Eli­sa­bet­ta Ros­si e Fer­nan­da Fischione.

Un plau­so alla casa edi­tri­ce. Da quan­do ho cono­sciu­to “Il Siren­te” una lacu­na let­te­ra­ria si sta len­ta­men­te riem­pien­do. C’è anco­ra tan­ta stra­da da fare, ma un po’ alla vol­ta, seguen­do­li, con­to di riu­sci­re a col­mar­la del tutto.

Ahmed Nàgi è uno scrit­to­re e gior­na­li­sta egi­zia­no, col­la­bo­ra con nume­ro­se testa­te nazio­na­li inter­na­zio­na­li. Auto­re d’avanguardia, usa la Rete per scuo­te­re il pano­ra­ma let­te­ra­rio con­ser­va­to­re. Arre­sta­to nel Mar­zo 2016 e con­dan­na­to a due anni di pri­gio­ne dal tri­bu­na­le di Bulaq (Egit­to) per “offe­sa alla pub­bli­ca mora­le” a cau­sa del suo ulti­mo libro “Isti­kh­dam al-Hayat” (“Vita: istru­zio­ni per l’uso”). Per le nostre edi­zio­ni ha pub­bli­ca­to “Rogers e la via del dra­go divo­ra­to dal sole” (il Sirente, 2010).

Sen­zau­dio, Gian­lui­gi Bodi 10/11/2016

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Cristiana Missori, “ANSAmed” (7 novembre 2011)

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Pisa Book Fest apre finestra su Siria con Hamadi e Sukkar

di Cri­stia­na Mis­so­ri, “ANSA­med” (7 novem­bre 2011)

Dall’11 al 13 novem­bre tor­na il Pisa Book Festi­val, il salo­ne nazio­na­le del libro dedi­ca­to alle case edi­tri­ci indi­pen­den­ti ita­lia­ne. Ospi­ta­ta al Palaz­zo dei Con­gres­si, la maIl ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia Sukkarnife­sta­zio­ne — che dal 2003 riu­ni­sce edi­to­ri, scrit­to­ri, tra­dut­to­ri, illu­stra­to­ri e arti­sti ita­lia­ni e stra­nie­ri — apri­rà una fine­stra sul­la tra­ge­dia siria­na con un dop­pio appun­ta­men­to: quel­lo con Sha­dy Hama­di, che pre­sen­te­rà il suo ulti­mo libro, ‘Esi­lio dal­la Siria. Una lot­ta con­tro l’indifferenza’ (Add Edi­to­re, 2016) e Sumia Suk­kar, con il suo ulti­mo roman­zo, ‘Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra’ (il Siren­te, 2016). Due gio­va­ni auto­ri — il pri­mo nato a Mila­no nel 1988 madre ita­lia­na e padre siria­no; la secon­da, nata a Lon­dra nel 1992, da padre siria­no e madre alge­ri­na — che rac­con­ta­no il dram­ma e la sof­fe­ren­za del popo­lo siria­no. Hama­di, attra­ver­so il suo per­so­na­le esi­lio (fino al 1997 gli è sta­to vie­ta­to di entra­re in Siria in segui­to all’esilio del padre Moha­med, mem­bro del Movi­men­to nazio­na­li­sta ara­bo), affron­ta temi qua­li iden­ti­tà, inte­gra­li­smo, rap­por­to tra le reli­gio­ni, liber­tà e lot­ta con­tro la dit­ta­tu­ra. Suk­kar inve­ce sce­glie di far­lo attra­ver­so gli occhi di un ragaz­zo affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger, che vuo­le capi­re il con­flit­to siria­no e i suoi effet­ti dipin­gen­do le sue emozioni.

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Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra (Maria Tortora, “Lankenauta”, 2 novembre 2016)

Ho ter­mi­na­to la let­tu­ra de “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra” qual­che gior­no fa. Nel frat­tem­po ho let­to un altro libro: “Il cer­vel­lo auti­sti­co” di Tem­ple Gran­din con Richard Panek (Adel­phi). Due let­tu­re appa­ren­te­men­te distan­ti ma che, in real­tà, si inter­se­ca­no per­fet­ta­men­te con­si­de­ran­do che Adam, il ragaz­zi­no quat­tor­di­cen­ne pro­ta­go­ni­sta oltre che voce nar­ran­te del libro del­la Suk­kar, è affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger che, per chi non lo sapes­se, vie­ne spes­so assi­mi­la­ta all’autismo. Tem­ple Gran­din, una don­na auti­sti­ca sta­tu­ni­ten­se, bio­lo­ga e scrit­tri­ce, ne “Il cer­vel­lo auti­sti­co” si sof­fer­ma spes­so, ed ine­vi­ta­bil­men­te, sul­le pro­ble­ma­ti­che lega­te ai mala­ti di Asper­ger. Adam mi è venu­to in men­te ripe­tu­ta­men­te duran­te la let­tu­ra del libro del­la Gran­din. Adam che pone le stes­se doman­de, Adam che con­ta i pas­si che ser­vo­no per rag­giun­ge­re la sua stan­za, Adam che ha pau­ra dei posti che non cono­sce, Adam che deve com­pie­re sem­pre gli stes­si movi­men­ti, Adam che ripe­te nume­ri per ras­si­cu­rar­si, Adam che sen­te tut­ti i colo­ri del mon­do, Adam che osser­va la guer­ra in Siria e deve met­ter­la den­tro ai suoi quadri.

L’idea di Sumia Suk­kar è con­vin­cen­te e diver­sa: rac­con­ta­re la guer­ra siria­na attra­ver­so gli occhi inge­nui, disin­can­ta­ti ed incon­sue­ti di un ragaz­zi­no affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger. Per­ché maga­ri a pochi vie­ne in men­te che anche in Siria esi­sto­no bam­bi­ni con pro­ble­ma­ti­che di tal gene­re. Bam­bi­ni che, come Adam, vedo­no il loro pic­co­lo ras­si­cu­ran­te mon­do fami­lia­re e dome­sti­co anda­re in fran­tu­mi per col­pa di un con­flit­to che non rie­sco­no a com­pren­de­re, per col­pa di mili­zie del Gover­no che inve­ce di pro­teg­ge­re il popo­lo siria­no lo mas­sa­cra­no. Den­tro le infi­ni­te doman­de di Adam c’è scon­cer­to e inca­pa­ci­tà di capi­re. Come spie­ga­re quel che acca­de ad un bam­bi­no come Adam? A lui pia­ce anda­re a scuo­la, pia­ce man­gia­re i dol­ci, pia­ce gio­ca­re, pia­ce dise­gna­re e riem­pi­re i fogli di colo­ri ed imma­gi­ni. Cose sem­pli­ci e sem­pre ugua­li. Le bom­be, i mor­ti, il san­gue, le muti­la­zio­ni, le esplo­sio­ni, i pro­iet­ti­li. Tut­to è trop­po diver­so e trop­po dif­fi­ci­le per lui. Per for­tu­na Adam tro­va in sua sorel­la Yasmi­ne un rifu­gio, lei è il suo appog­gio e la sua salvezza.

La madre di Adam è mor­ta da qual­che tem­po. Era mala­ta ma lui è riu­sci­to alme­no a salu­tar­la e a capi­re che sareb­be anda­ta via. La guer­ra, inve­ce, por­ta via le per­so­ne sen­za che Adam rie­sca nep­pu­re a dire loro un sem­pli­ce “ciao”. La guer­ra fa crol­la­re le case e riem­pie gli occhi e la boc­ca di pol­ve­re. La guer­ra ha tol­to l’acqua e la cor­ren­te. Non ci si può lava­re e non si può guar­da­re la TV. Yasmi­ne non può com­pra­re nul­la e il fri­go è sem­pre vuo­to. Gli altri fra­tel­li di Adam esco­no qua­si ogni gior­no per par­te­ci­pa­re a cor­tei di pro­te­sta ma anche quel­lo divie­ne peri­co­lo­so per­ché c’è chi spa­ra e chi muo­re. Adam vede san­gue, vomi­ta e svie­ne. Non sop­por­ta l’odore del san­gue, non reg­ge il con­tat­to con quel liqui­do vischio­so ma è comun­que costret­to a guar­da­re tan­to san­gue nel­la sua Alep­po. Chiun­que, attor­no a lui, per­de il pro­prio colo­re. Anche il ros­so rubi­no di Yasmi­ne si sco­lo­ra: la guer­ra tra­sfor­ma tut­to in gri­gio o vio­la, il colo­re del dolore.

Ogni capi­to­lo del libro rap­pre­sen­ta un colo­re diver­so e, di con­se­guen­za, una per­ce­zio­ne diver­sa. Ci sono l’arancione, il bian­co, il blu, il gra­na­ta, il nero, il ver­de, il magen­ta e altri anco­ra. Ci sono però tre capi­to­li che inter­rom­po­no la nar­ra­zio­ne colo­ra­ta di Adam. In que­sti capi­to­li la paro­la pas­sa a Yasmi­ne, pre­sa e segre­ga­ta chis­sà dove da uomi­ni che non si era­no mai visti. Yasmi­ne rapi­ta davan­ti ad un nego­zio e por­ta­ta altro­ve men­tre era con Adam. Vie­ne tor­tu­ra­ta, insul­ta­ta e stu­pra­ta pro­prio come avvie­ne a mol­te altre don­ne in un Pae­se in guer­ra. E così la Suk­kar rie­sce ad inne­sta­re nel rac­con­to di Adam la vicen­da tut­ta fem­mi­ni­le e mol­to dolo­ro­sa del­la gio­va­ne don­na. Il riflet­to­re, quin­di, vie­ne spo­sta­to, su quel­lo che una don­na rischia quo­ti­dia­na­men­te in Siria.

Entra­re nel cuo­re di un con­flit­to come quel­lo che da diver­si anni sta deva­stan­do la Siria non è affat­to sem­pli­ce. Sumia Suk­kar, però, è riu­sci­ta in tale inten­to gra­zie all’invenzione di un per­so­nag­gio auten­ti­co, puro e sen­si­bi­le come Adam. La guer­ra rima­ne la mostruo­si­tà che è ma la voce e lo sguar­do di Adam, coi suoi imman­ca­bi­li colo­ri e la sua lumi­no­sa inno­cen­za, han­no il pote­re di muta­re le pro­spet­ti­ve e di rical­co­la­re la real­tà per­ché rie­sco­no a tra­smet­te­re sfu­ma­tu­re e det­ta­gli che ai “nor­ma­li” soli­ta­men­te sfug­go­no. Sovrap­por­re un con­flit­to mor­ta­le alla can­di­da deli­ca­tez­za e al talen­to pre­zio­so di un ragaz­zi­no affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger è sicu­ra­men­te un’idea intel­li­gen­te svi­lup­pa­ta, in que­sto roman­zo, attra­ver­so una nar­ra­zio­ne empa­ti­ca, atten­ta ed inten­sa. “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra” è usci­to per la pri­ma vol­ta, nel Regno Uni­to, nel 2013 quan­do l’esordiente Sumia Suk­kar ave­va appe­na 22 anni. Un’opera pri­ma che lascia ben sperare.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Sumia Suk­kar è nata a Lon­dra nel 1992, figlia di padre siria­no e madre alge­ri­na. Ha sem­pre ama­to scri­ve­re e, pro­prio per que­sto, ha fre­quen­ta­to il cor­so di lau­rea in Scrit­tu­ra Crea­ti­va alla King­ston Uni­ver­si­ty di Lon­dra. Qui ha cono­sciu­to Todd Swift, poe­ta bri­tan­ni­co-cana­de­se oltre che diret­to­re del­la Casa Edi­tri­ce Eyewear. Il pro­fes­so­re, col­pi­to dal talen­to del­la Suk­kar, le ha offer­to un con­trat­to di pub­bli­ca­zio­ne. Il pri­mo roman­zo di Sumia Suk­kar, “The boy from Alep­po who pain­ted the war”, è usci­to nel 2013. Un anno più tar­di, nel 1014, a BBC ne ha trat­to un ria­dat­ta­men­to radio­fo­ni­co nel cor­so del pro­gram­ma “Satur­day Dra­ma”. Il roman­zo “The boy from Alep­po who pain­ted the war” è sta­to tra­dot­to in ita­lia­no e pub­bli­ca­to dall’Editrice il Siren­te nel 2016.

Sumia Suk­kar, “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra“, Edi­tri­ce il Siren­te, Fagna­no Alto, 2016. Tra­du­zio­ne dall’inglese di Bar­ba­ra Beni­ni. Tito­lo ori­gi­na­le: “The boy from Alep­po who pain­ted the war“, 2013.

Pagi­ne Inter­net su Sumia Suk­kar: Twit­ter / Sche­da Eyewear Publi­shing / Lin­ke­din / Inter­vi­sta

 Lan­ke­nau­ta, Maria Tor­to­ra, 2 Novem­bre 2016
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MUTAZIONE EGIZIANA Un romanzo, due giovani autori

Vita: istruzioni per l’uso di Ahmed Nagi e Ayman al Zorqani

Scrittura e disegno in un’opera di denuncia della restaurazione-metamorfosi in atto al Cairo. Ahmed Nàgi, il romanziere, è in carcere. Ayman al-Zorqani, l’illustratore, spiega perché: «Vogliono cittadini senz’anima e senza impegno politico e sociale».

A suo favo­re ci sono una for­te cam­pa­gna inter­na­zio­na­le con tan­to di peti­zio­ne sul­la piat­ta­for­ma Change.org e il pre­mio Bar­bey Free­dom to Wri­te che gli scrit­to­ri di Pen Inter­na­tio­nal asse­gna­no ogni anno a un col­le­ga che si è distin­to per aver dife­so il dirit­to di espres­sio­ne. La glo­ria però non l’ha sal­va­to e lo scrit­to­re egi­zia­no Ahmed Nàgi resta anco­ra in pri­gio­ne, dove sta scon­tan­do due anni di car­ce­re a cau­sa di alcu- ne sce­ne di ses­so descrit­te nel suo ulti­mo libro e rite­nu­te con­tra­rie alla pub­bli­ca morale.

Ope­ra a caval­lo tra il roman­zo tra­di­zio­na­le e quel­lo gra­fi­co, Isti­kh­dam al-Hayat (tra­dot­to in ita­lia­no da il Siren­te, come Vita: Istru­zio­ni per l’uso) è il secon­do libro di uno dei più rap­pre­sen­ta­ti­vi scrit­to­ri egi­zia­ni del­la nuo­va gene­ra­zio­ne. Quel­la di Nàgi (che in ita­lia­no ha già pub­bli­ca­to, nel 2010, Rogers e la Via del Dra­go divo­ra­to dal Sole) è non solo una del­le voci più ori­gi­na­li del­lo sce­na­rio let­te­ra­rio cai­ro­ta dei nostri gior­ni, ma anche una del­le più cri­ti­che del regi­me egi­zia­no. Non solo duran­te l’epoca di Hosni Muba­rak, ma anche dopo la restau­ra­zio­ne dei mili­ta­ri, coro­na­ta dall’elezione alla pre­si- den­za dell’ex gene­ra­le Abdel Fat­tah al-Sisi.

È anche per que­sto, oltre che per le com­ples­se vicis­si­tu­di­ni in cui si tro­va Nàgi a cau­sa del­la sua ope­ra, che a mobi­li­tar­si – con­tri­buen­do alla pub­bli­ca­zio­ne del­la ver­sio­ne in ita­lia­no – è sta­ta anche Amne­sty Inter­na­tio­nal, par­ti­co­lar­men­te pre- occu­pa­ta del­la deri­va auto­ri­ta­ria egi­zia­na. Un vor­ti­ce che ha por­ta­to, tra il gen­na­io e il feb­bra­io 2016, alla scom­par­sa, alla tor­tu­ra e alla mor­te del ricer­ca­to­re ita­lia­no Giu­lio Regeni.

«La tra­ge­dia di Giu­lio è solo la pun­ta dell’iceberg di un mec­ca­ni­smo repres­si­vo che non guar­da in fac­cia nes­su­no e cer­ca giu­sti­fi­ca­zio­ni in pri­mis secu­ri­ta­rie. Die­tro l’arresto di Naji si nascon­do­no moti­va­zio­ni ben diver­se rispet­to a quel­le pub­bli­ca­men­te dichia­ra­te. È sem­pre sta­ta una per­so­na invi­sa ai poten­ti. Col­pen­do lui, si vuo­le man­da­re un mes­sag­gio a tut­ti colo­ro che eser­ci­ta­no il loro dirit­to di espres­sio­ne sen­za far­si inti­mo­ri­re dal­le minac­ce del regi­me», dice a Nigri­zia Ayman al-Zor­qa­ni, coau­to­re, con le sue illu­stra­zio­ni, del libro di Nàgi. «Pro­ces­si come que­sti si tene­va­no già pri­ma del 2011 e la ripre­sa di que­sta pra­ti­ca mostra lo sta­to di salu­te del­la demo­cra­zia egi­zia­na», aggiun­ge Ayman, secon­do il qua­le il nome di Ahmed è solo l’ultimo nel­la lista degli scrit­to­ri che han­no paga­to a cau­sa di ciò che nar­ra­no attra­ver­so i pro­ta­go­ni­sti dei loro romanzi.

Il libro si apre con un’improvvisa cata­stro­fe natu­ra­le che cam­bia per sem­pre l’aspetto del Cai­ro. La sce­na ricor­da una tem­pe­sta di sab­bia che ha real­men­te scon­vol­to la capi­ta­le nel dicem­bre 2010 e l’intero roman­zo s’intreccia con la sto­ria dell’Egitto degli ulti­mi cin­que anni. C’è un lega­me con la rivo­lu­zio­ne egiziana?

Ahmed ha ini­zia­to a scri­ve­re que­sto libro pro­prio nel perio­do del­la tem­pe­sta che lo ave­va impres­sio­na­to per­ché gli ricor­da­va le descri­zio­ni sul­la fine del mon­do. Cer­ta­men­te c’è un lega­me con quan­to acca­du­to nel 2011, anno che ha mar­ca­to l’orizzonte tem­po­ra­le egi­zia­no. C’è un pri­ma e un dopo. La poli­ti­ca non è cam­bia­ta, ma tut­ti noi cit­ta­di­ni sì. La rivo­lu­zio­ne più impor­tan­te è sta­ta quel­la socia­le, alla qua­le ha con­tri­bui­to il cam­bia­men­to avve­nu­to all’interno di ognu­no di noi. E Nàgi que­sto cam­bia­men­to l’ha ben rap­pre­sen­ta­to nel pro­ta­go­ni­sta del libro, Bas­sem. Quan­do gli vie­ne chie­sto di rea­liz­za­re il pro­get­to del­la nuo­va metro­po­li, Bas­sem cam­bia pro­spet­ti­va e ini­zia a lavo­ra­re su un pro­get­to che met­te al cen­tro le esi­gen­ze del­la popolazione.

Il Cai­ro descrit­to in que­sto libro è una cit­tà tri­ste, spor­ca, pove­ra e vio­len­ta che non attrae i turi­sti che il gover­no spe­ra pos­sa­no tor­na­re nume­ro­si lun­go il Nilo. Que­sto sor­di­do rea­li­smo ha infa­sti­di­to qualcuno?

Ha infa­sti­di­to parec­chie per­so­ne. L’arte e la liber­tà di espres­sio­ne non pos­so­no però esse­re a ser­vi­zio degli slo­gan. C’è chi dall’alto vuo­le impor­re un’unica nar­ra­zio­ne del­la real­tà. E Nàgi è sta­to puni­to pro­prio per­ché que­sta visio­ne l’ha con­tra­sta­ta, pre­fe­ren­do usa­re altre chia­vi di lettura.

Nel­le visce­re del Cai­ro che voi descri­ve­te, bol­lo­no cose che cer­ca­no di esse­re tap­pa­te da quan­ti vivo­no nei pia­ni alti. Che uma­ni­tà le frequenta?

Sot­to l’immagine Cai­ro pati­na­ta che il gover­no vuo­le mostra­re al mon­do inte­ro ribol­le un’umanità mol­to diver­sa. La strut­tu­ra socia­le del Cai­ro è stra­ti­fi­ca­ta. Per quan­to vi sia la ten­den­za a uni­for­mar­si a un’immagine che vie­ne spes­so impo­sta dall’esterno, sono mol­te le istan­ze anti­con­for­mi­ste. Negli anni che han­no con­dot­to alla rivo­lu­zio­ne del 2011, le visce­re del Cai­ro sono sta­te ter­re­no fer­ti­le per la nasci­ta di quel movi­men­to rivo­lu­zio­na­rio che è sta­to capa­ce di affron­ta­re un regi­me pluridecennale.

Ora però nei sot­ter­ra­nei del Cai­ro ras­se­gna­zio­ne e timo­re sem­bra­no pre­do­mi­na­re. È così o c’è dell’altro?

Que­sti sono cer­ta­men­te i sen­ti­men­ti domi­nan­ti, ma non sono gli uni­ci. Anzi, la vicen­da di Nàgi mostra che non tut­ti cedo­no alla pau­ra. C’è chi cer­ca di difen­de­re i pro­pri valo­ri per evi­ta­re che gli ven­ga­no sot­trat­ti del tut­to. Non è faci­le, ma se voglia­mo rima­ne­re uma­ni dob­bia­mo aggrap­par­ci a que­sta lot­ta. Altri­men­ti diven­te­re­mo altra cosa, ani­ma­li, come quel­li che han­no volu­to la restau­ra­zio­ne, uni­for­man­do­si alla nar­ra­zio­ne dominante.

Que­sta meta­mor­fo­si è par­te por­tan­te del libro. E la descri­zio­ne di esse­ri uma­ni in for­ma ani­ma­le è quel­la che attrae mag­gior­men­te anche la sua curio­si­tà gra­fi­ca. Perché?

Ahmed mi ha lascia­to ampia liber­tà di lavo­ra­re sul testo, ma mi sono sof­fer­ma­to par­ti­co­lar­men­te sui pas­sag­gi dedi­ca­ti agli ani­ma­li del Cai­ro, ovve­ro gli abi­tan­ti che affol­la­no la capi­ta­le egi­zia­na dei nostri gior­ni. Par­lia­mo di per­so­ne che sono sta­te for­gia­te dall’architettura, dal­la sto­ria, dal traf­fi­co del­la cit­tà nel­la qua­le vivo­no, anzi sopravvivono. Nel libro, Nàgi spie­ga come tut­ti que­sti fat­to­ri, ai qua­li si som­ma la pres­sio­ne del regi­me, rischia- no di ren­de­re gli esse­ri uma­ni figu­re più vici­ne agli ani­ma­li, per­ché senz’anima e sen­za impe­gno poli­ti­co e socia­le. Ho volu­to dare a mol­ti di loro un vol­to spa­ven­to­so, per­ché così sono. La spe­ran­za è che non tut­ti, in Egit­to, diven­tia­mo così.

Nigri­zia — Novem­bre 2016 — Azzur­ra Meringolo

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Il documentarista inquieto mette a nudo l’anima porno del Cairo

NARRATIVA EGIZIANA. AHMED NÀGI

Un giovane dal vorace appetito sessuale svela odi, frustrazioni, famiglie incestuose

La pri­ma doman­da è reto­ri­ca: è anco­ra pos­si­bi­le nel 2016 anda­re in gale­ra per un libro? La secon­da è ter­ra ter­ra: cosa ci sarà mai tra le pagi­ne di ‘Vita: istru­zio­ni per l’uso’ se è basta­ta la pub­bli­ca­zio­ne del suo VI capi­to­lo sul perio­di­co egi­zia­no Akh­bar al Adab per­ché otto mesi fa l’autore Ahmed Nàgi fos­se arre­sta­to e con­dan­na­to a due anni di car­ce­re con l’accusa di oltrag­gio al pudo­re? La rispo­sta a que­sto inter­ro­ga­ti­vo ci por­ta al vero moti­vo per cui leg­ge­re il roman­zo appe­na tra­dot­to in ita­lia­no dall’intraprendente edi­to­re il Siren­te. Per­chè al net­to del soste­gno dovu­to ai let­te­ra­ti imba­va­glia­ti, che a mar­zo ha visto il PEN attri­bui­re a Nàgi il pre­sti­gio­so pre­mio Bar­be­ry Free­dom to Wri­te, c’è la letteratura.

La sto­ria rac­con­ta­ta da Nàgi è come una serie di sca­to­le cine­si il cui valo­re cre­sce via via che la dimen­sio­ne dimi­nui­sce. Il pri­mo livel­lo riguar­da le vicen­de di Bas­sam Bah­gat, gio­va­ne docu­men­ta­ri­sta dal vora­ce appe­ti­to ses­sua­le che all’indomani di un esi­zia­le ter­re­mo­to vie­ne assun­to dal­la miste­rio­sa Socie­tà degli Urba­ni­sti per ripro­get­ta­re, e in real­tà distrug­ge­re, l’anima con­trad­di­to­ria, ma pro­prio per que­sto indo­mi­ta, del­la capi­ta­le egi­zia­na. Oltre Bas­sam però, c’è l’Egitto contemporaneo.

Descri­ven­do i mia­smi, gli umo­ri, le cica­tri­ci ester­ne e quel­le inti­me di una Cai­ro enor­me eppu­re clau­stro­fo­bi­ca, Nàgi ci sug­ge­ri­sce cos’è che, al net­to dei coi­ti, mastur­ba­zio­ni e full immer­sion alco­li­che tra nebu­lo­se di mari­jua­na, ha dav­ve­ro sca­te­na­to l’ira del regi­me con­tro di lui.

La musi­ca è mor­ta negli anni’70” dice a un trat­to Rim, l’amante di Bas­sam che fini­rà per cura­re la pro­pria depres­sio­ne votan­do­si a una nuo­va anni­chi­len­te illu­sio­ne in cui sdop­piar­si, con e sen­za hijab. “caz­za­te-repli­ca lui – Dov’è la tom­ba del­la musi­ca?” e lei “Guar­da il leta­ma­io che hai intorno”.

Chi ha ucci­so la musi­ca al Cai­ro lascian­do gli abi­tan­ti in un silen­zio sini­stro che è sin­to­mo di afa­sia, infan­ti­li­smo poli­ti­co, dispe­ra­to ona­ni­smo fisi­co e intel­let­tua­le? La rispo­sta è nel­le infi­ni­te allu­sio­ni di cui è fin trop­po infar­ci­to il romanzo.

C’è l’anima nera del­la cit­tà, epi­cen­tro del­la rivo­lu­zio­ne del 2011 ma anche tan­fo di ster­co e pira­mi­di di rifiu­ti, don­ne pin­gui rico­per­te da stra­ti di stof­fe nere e uomi­ni in peren­ne quan­to impro­dut­ti­va ecci­ta­zio­ne ses­sua­le, squal­li­di micro-bus all’arrembaggio degli incro­ci fata­li, odio, fru­stra­zio­ne, voglia di rival­sa sul­la Sto­ria, fol­li di Dio, trans, arti­sti, bam­bi­ni di stra­da, poli­ziot­ti con gli occhia­li neri, uomi­ni d’affari obe­si, stra­nie­ri in moto­ri­no in quar­tie­ri sele­zio­na­ti tipo Maa­di, fami­glie ince­stuo­se, inte­ri distret­ti che vivo­no con la cor­ren­te pre­le­va­ta abu­si­va­men­te dai lampioni.

C’è il Gene­ra­le, cari­ca in cui è rias­sun­ta l’identità stes­sa del pote­re, che “da quan­do è al timo­ne­ha pre­clu­so ai gio­va­ni l’accesso alla poli­ti­ca”. Ma ci sono anche loro, i “gio­va­ni agi­ta­ti tra fol­le pre­con­fe­zio­na­te”, l’ombra di quan­to furo­no i teme­ra­ri ragaz­zi di Tah­rir, pove­ri illu­si alla deri­va lad­do­ve non c’è più spa­zio per la ribel­lio­ne e “per­fi­no il caos si agi­ta in aree cir­co­scrit­te o entra nel­la cate­na di pro­du­zio­ne di un enor­me ingra­nag­gio che ope­ra per man­te­ne­re l’equilibrio”.

Ci sono i fana­ti­ci reli­gio­si, la cui pre­sen­za aleg­gia sull’intero roman­zo nel­le for­me più diver­se: il colo­re ver­de (come la natu­ra ma anche come l’Islam) che “non com­par­ve alla vigi­lia del­la tra­ge­dia ma mol­to pri­ma”, la gran­de mani­po­la­tri­ce papri­ka inten­zio­na­ta a devia­re il cor­so del Nilo che “ti aiu­te­rà a vede­re ciò che non si vede e a vede­re ciò che non esi­ste”, la stes­sa Socie­tà degli Urba­ni­sti il cui segre­to più impor­tan­te è “la moda­li­tà con cui tra­smet­te il sen­so di sicu­rez­za , l’avresti avver­ti­to men­tre uno di loro ti strin­ge­va la mano sol­le­van­do­ti il peso dal­le spal­le, come un bam­bi­no pic­co­lo che tro­na nel grem­bo mater­no”. E poi c’è la socie­tà civi­le, allea­ta con la poli­ti­ca e la reli­gio­ne per impe­di­re “che ven­ga a gal­la quan­to avvie­ne nel­le visce­re” del Cairo.

Non rispar­mia nes­su­no Nàgi nel roman­zo illu­stra­to dai fero­ci dise­gni di Ayman al Zor­qa­ni. E quan­do arri­vi al capi­to­lo VI, il cuo­re por­no­gra­fi­co del libro per cui uffi­cial­men­te l’autore è in cel­la, appa­re chia­ro che lì, come nel­le pagi­ne pre­ce­den­ti, la nudi­tà intol­le­ra­bi­le per il regi­me non è quel­la di Bas­sam e le sue aman­ti ma quel­la dell’Egitto con­tem­po­ra­neo, la reli­gio­ne eter­no oppio dei popo­li, il regi­me mili­ta­re stes­so. Il bam­bi­no dei vesti­ti nuo­vi dell’imperatore non avreb­be oggi alcu­na chan­ce al Cairo.

La Stampa/ Tut­to Libri di Fran­ce­sca Paci 22/10/2016

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Ormai Il Cairo è il regno dell’arbitrio”

L’INTERVISTA  Ayman al-Zur­qa­ny — Il dise­gna­to­re in Ita­lia per pre­sen­ta­re un libro mes­so all’indice

di Fran­ce­sca Bellino

Quan­do lo scrit­to­re e blog­ger egi­zia­no Ahmed Nàgi ha scrit­to “Vita: istru­zio­ni per l’uso” non pote­va imma­gi­na­re quan­to gli avreb­be con­di­zio­na­to la vita. L’ha scrit­to pri­ma del­le rivol­te del 2011 con la spe­ran­za di vede­re miglio­ra­re la con­di­zio­ne dei gio­va­ni del Cai­ro, ma la sua schiet­tez­za e il suo talen­to nar­ra­ti­vo sono sta­ti ripa­ga­ti con una con­dan­na del Tri­bu­na­le di Bulaq a due anni di car­ce­re per “offe­sa alla pub­bli­ca mora­le” per i rife­ri­men­ti espli­ci­ti a dro­ga, ses­so e alcool.

Insi­gni­to del Pre­mio Bar­bey Free­dom to Wri­te da Pen Inter­na­tio­nal e ora pub­bli­ca­to in Ita­lia da il Siren­te (tra­du­zio­ne dall’arabo di Eli­sa­bet­ta Ros­si e Fer­nan­da Fischio­ne), il roman­zo è arric­chi­to dal­le illu­stra­zio­ni del dise­gna­to­re Ayman al Zor­qa­ni venu­to in Ita­lia a pre­sen­ta­re il libro in assen­za del­lo scrittore.

Ayman, come sta Ahmed Nàgi?

Non pos­so anda­re a tro­var­lo. Pos­so­no entra­re in car­ce­re solo i paren­ti più stret­ti e gli avvo­ca­ti. Ci scri­via­mo let­te­re e rie­sco a veder­lo duran­te i pro­ces­si, da lon­ta­no. Fisi­ca­men­te non sta male, ma psi­co­lo­gi­ca­men­te sì. I car­ce­rie­ri non gli con­se­gna­no i libri. Non voglio­no dar­gli speranza.

Per­ché è sta­to arrestato?

E’ la pri­ma vol­ta che in Egit­to uno scrit­to­re vie­ne arre­sta­to per un suo testo. Un cit­ta­di­no lo ha denun­cia­to dopo aver let­to sul perio­di­co let­te­ra­rio Akbar el Adab un estrat­to del roman­zo usci­to due anni fa, soste­nen­do che il testo gli ave­va dato “un estre­mo sen­so di males­se­re”, dive­nu­to males­se­re di Sta­to mon­ta­to da un fun­zio­na­rio di poli­zia che pro­ba­bil­men­te vole­va sfrut­ta­re la situa­zio­ne. E così ha ingran­di­to la vicen­da. Ma al fon­do del­la vicen­da c’è un mec­ca­ni­smo inne­sca­to­si con l’arrivo di Al Sisi che ha cau­sa­to anche la mor­te di Giu­lio Regeni.

Ovve­ro?

Con Muba­rak nes­sun pic­co­lo fun­zio­na­rio avreb­be mai potu­to pren­de­re una tale ini­zia­ti­va. Si aspet­ta­va sem­pre un suo ordi­ne. Con Al Sisi, inve­ce, si è avvia­to un nuo­vo feno­me­no che è quel­lo del­le ini­zia­ti­ve dal bas­so, come è acca­du­to con la denun­cia di Nàgi. Ai tem­pi di Muba­rak nes­su­no stra­nie­ro sareb­be sta­to ucci­so e nes­su­no scrit­to­re arre­sta­to sen­za il suo volere.

Qua­li sono le novi­tà sul caso Regeni?

La ver­sio­ne che vie­ne rac­con­ta­ta è che una spia del regi­me ave­va chie­sto allo stu­den­te di aiu­tar­lo ad ave­re un pas­sa­por­to per l’Italia, ma in segui­to a diver­gen­ze l’informatore avreb­be accu­sa­to Rege­ni di esse­re una spia e lo avreb­be denun­cia­to a poli­ziot­ti di bas­so ran­go che, di loro ini­zia­ti­va, lo avreb­be­ro tor­tu­ra­to a morte.

Che cli­ma c’è in Egitto?

Di gran­de pau­ra. Anche chi non ha fat­to nul­la ed è alli­nea­to ai costu­mi tra­di­zio­na­li e con­ser­va­to­ri cai­ro­ti, quan­do incon­tra per stra­da un poli­ziot­to teme gli pos­sa acca­de­re qualcosa.

E gli arti­sti come vivono?

Nel con­stan­te con­tra­sto fra il desi­de­rio di espri­mer­ci e la voglia di dedi­ca­re tem­po alla nostra arte e il biso­gno di oppor­ci alla visio­ne con­ser­va­tri­ce.  Con Muba­rak c’era una liber­tà di espres­sio­ne di fac­cia­ta e dei limi­ti pre­ci­si da non supe­ra­re, quin­di mol­ta auto­cen­su­ra. In “Vita: istru­zio­ni per l’uso” Nàgi mostra le varie cit­tà con­te­nu­te nel Cai­ro, quel­la di super­fi­cie e quel­le sot­ter­ra­nee, la distru­zio­ne del­la metro­po­li e il vuo­to che ne rima­ne. Ma né io, né lui abbia­mo mai avu­to l’intenzione di dire come deve esse­re la Cai­ro del futuro.

Il Fat­to Quo­ti­dia­no 12/10/2016

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Esce in Italia Vita: istruzioni per l’uso Ma lo scrittore è in carcere in Egitto

Non è il primo caso di censura di un’opera letteraria, ma non era mai successo in Egitto che un autore venisse condannato a due anni di prigione per un romanzo

di Vivia­na Maz­za per il Cor­rie­re del­la Sera

Il roman­zo esce gio­ve­dì 6 otto­bre in Ita­lia. Ma l’autore, il tren­tu­nen­ne egi­zia­no Ahmed Nagi, al lan­cio (nei gior­ni pre­ce­den­ti a Roma) non c’era: è in pri­gio­ne. Il 20 feb­bra­io scor­so è sta­to con­dan­na­to a due anni di car­ce­re per «oltrag­gio al pudo­re» a cau­sa del «con­te­nu­to ses­sua­le osce­no». Non è il pri­mo caso di cen­su­ra di un’opera let­te­ra­ria in Egit­to, ma è il pri­mo caso di uno scrit­to­re arre­sta­to per il pro­prio libro.

Si inti­to­la Isti­kh­dam al-Hayat, tra­dot­to come Vita: istru­zio­ni per l’uso dal­la casa edi­tri­ce Il Siren­te. Rac­con­ta la real­tà socia­le del Cai­ro, imma­gi­nan­do un futu­ro disto­pi­co in cui la metro­po­li è sta­ta col­pi­ta da una ter­ri­bi­le cata­stro­fe natu­ra­le e una «Socie­tà degli Urba­ni­sti» vuo­le distrug­ger­ne l’architettura mil­le­na­ria per crea­re un cen­tro futu­ri­sti­co, gover­na­to dal­le mac­chi­ne e dal­la tec­no­lo­gia. Il capi­to­lo che ha mes­so nei guai lo scrit­to­re è il sesto. Vi si rac­con­ta di una sera­ta in cui il pro­ta­go­ni­sta ven­ti­treen­ne Bas­sam beve alcol, fuma hashish e fa ses­so. «Cosa fan­no i gio­va­ni di vent’anni al Cai­ro? — scri­ve l’autore in un pas­sag­gio — Lec­ca­no pupil­le, lec­ca­no fiche, suc­chia­no caz­zi, snif­fa­no pol­ve­re, ina­la­no hashish­mi­sto a son­ni­fe­ri? Fino a quan­do que­sto gene­re di feti­ci­smo con­ti­nue­rà a esse­re ecci­tan­te, inno­va­ti­vo e sti­mo­lan­te? Chi ora sie­de in que­sta stan­za, da gio­va­ne ha pro­va­to mol­te dro­ghe, sia ai tem­pi dell’università che dopo. Ma guar­da­li, sono come atol­li sepa­ra­ti, inca­pa­ci di dare un sen­so ai loro gior­ni sen­za sta­re assieme».

«Triste mentre Ahmed è in carcere»

In Ita­lia è venu­to il coau­to­re di Vita: istru­zio­ni per l’uso. «È tri­ste esse­re qui men­tre Ahmed è in pri­gio­ne», dice al Cor­rie­re Ayman Al Zor­qa­ni, che ha rea­liz­za­to illu­stra­zio­ni che si alter­na­no ai capi­to­li del roman­zo. Ave­va incon­tra­to Ahmed Nagi pri­ma del­la rivo­lu­zio­ne del 2011, ed era rima­sto col­pi­to dal suo sti­le. «Par­la­va di poli­ti­ca in modo sar­ca­sti­co, e per que­sto era più effi­ca­ce, face­va arrab­bia­re le auto­ri­tà per­ché si face­va bef­fe di loro», spie­ga. Nagi si sta­va anche facen­do un nome: Vita, istru­zio­ni per l’uso è il suo secon­do roman­zo pub­bli­ca­to in Ita­lia, dopo l’esordio con Rogers e la Via del Dra­go divo­ra­to dal Sole (Il Siren­te, 2010). I due ave­va­no deci­so subi­to di col­la­bo­ra­re, ma dopo l’inizio del­la rivo­lu­zio­ne sospe­se­ro ogni cosa, per poi ripren­de­re a lavo­ra­re al roman­zo nel 2012.

La rivista di sinistra e il manager della Fratellanza

L’arresto di Nagi è in par­te il frut­to di con­ser­va­to­ri­smo socia­le ma anche di inet­ti­tu­di­ne e ven­det­te per­so­na­li. La sto­ria ce la rac­con­ta Al Zor­qa­ni, in una lun­ga con­ver­sa­zio­ne. Nagi lavo­ra­va per il perio­di­co cul­tu­ra­le Akh­bar Al Adab. Nel 2013, duran­te l’era del­la Fra­tel­lan­za Musul­ma­na, era­no sta­ti piaz­za­ti a capo dei gior­na­li uomi­ni fede­li ai nuo­vi gover­nan­ti. «I gior­na­li­sti di Akh­bar Al Adab sono di sini­stra e atei, men­tre il nuo­vo mana­ger, tale Mag­di Afi­fi, con­ser­va­to­re e reli­gio­so ten­ta­va di con­trol­la­re quel­lo che scri­ve­va­no». È sta­to in que­sto perio­do che uno dei capo­re­dat­to­ri ha pen­sa­to di pub­bli­ca­re un estrat­to del roman­zo al qua­le Nagi sta­va lavo­ran­do. «Ahmed gli ha con­se­gna­to tre capi­to­li tra cui sce­glie­re e poi è par­ti­to per un viag­gio già pre­vi­sto negli Sta­ti Uni­ti — con­ti­nua Al Zor­qa­ni —. Nel frat­tem­po, a metà del 2013 i Fra­tel­li Musul­ma­ni sono sta­ti rove­scia­ti, poi Al Sisi è diven­ta­to pre­si­den­te e ha sosti­tui­to tut­ti mana­ger dei gior­na­li con uomi­ni a lui fede­li. Ma si è dimen­ti­ca­to di Akh­bar Al Adab. E così que­sta è sta­ta l’età dell’oro per il perio­di­co». Infat­ti, «il mana­ger nomi­na­to dai Fra­tel­li Musul­ma­ni non vole­va esse­re epu­ra­to e per­de­re il lavo­ro e così resta­va zit­to, non inter­fe­ri­va con il gior­na­le. Ma quan­do il capi­to­lo sesto di Nagi è sta­to pub­bli­ca­to, c’è sta­to chi l’ha tro­va­to offen­si­vo, anche se il suo con­te­nu­to non è sen­za pre­ce­den­ti. E’ sta­to allo­ra che le auto­ri­tà han­no sco­per­to che Afi­fi era il mana­ger e l’hanno licen­zia­to in tronco».

La furia di Afifi

E allo­ra Afi­fi si è arrab­bia­to. «Ave­va sop­por­ta­to per quat­tro mesi un gior­na­le pie­no di paro­lac­ce e con­te­nu­ti immo­ra­li e sen­za Dio. Pen­sa­va alme­no di poter riu­sci­re a con­ser­va­re il posto — ci dice Al Zor­qa­ni —. A que­sto pun­to non pote­va oppor­si alla deci­sio­ne di Al Sisi, ma alme­no pote­va ven­di­car­si di quei miscre­den­ti. Così deve aver visto nel capi­to­lo del libro di Nagi una spe­cie di dono divi­no: gli per­met­te­va di col­pe­vo­liz­za­re la reda­zio­ne e anche di spin­ge­re il gover­no a esse­re più con­ser­va­to­re. Così è anda­to pres­so l’ordine dei gior­na­li­sti, ha denun­cia­to Akh­bar Al Adab affer­man­do che pub­bli­ca­va por­no­gra­fia, con­te­nu­ti vol­ga­ri e con­tra­ri all’Islam. Le auto­ri­tà han­no cer­ca­to di evi­ta­re che scop­pias­se un caso, non vole­va­no che Afi­fi appa­ris­se come un eroe, ma odia­va­no anche Ahmed e il suo lavo­ro. Quan­do è tor­na­to dagli Sta­ti Uni­ti lo han­no sospe­so, anche se non licen­zia­to. A lui non impor­ta­va. Nel frat­tem­po, abbia­mo com­ple­ta­to la gra­fi­ca e fat­to stam­pa­re il libro in Liba­no, poi la poli­zia doga­na­le egi­zia­na ha dato l’autorizzazione all’ingresso del­le mil­le copie e il roman­zo sta­va aven­do un discre­to suc­ces­so, ne ave­va­mo ven­du­te 900».

La nuova denuncia

Era pas­sa­to un anno, insom­ma, quan­do è arri­va­ta una nuo­va denun­cia, sta­vol­ta da par­te di un pri­va­to cit­ta­di­no, di nome Gha­ni Salah, che si è det­to tur­ba­to dai rife­ri­men­ti al ses­so con­te­nu­ti nel­lo stral­cio pub­bli­ca­to dal­la rivi­sta. Al Zor­qa­ni sospet­ta che l’istigatore fos­se il soli­to Afi­fi. Quel che è cer­to è che nes­su­no si aspet­ta­va che lo scrit­to­re potes­se esse­re arre­sta­to. «Non è la pri­ma vol­ta che la let­te­ra­tu­ra egi­zia­na con­tem­po­ra­nea pre­sen­ta per­so­nag­gi poco edi­fi­can­ti — scri­ve l’arabista Eli­sa­bet­ta Ros­si —: basti pen­sa­re per esem­pio a ‘Abdal­lah, pro­ta­go­ni­sta del roman­zo di Ahmad al-‘Aydi Esse­re ‘Abbas al-‘Abd… che beve alco­li­ci, fuma hashish e intrat­tie­ne rela­zio­ni libe­re con le ragaz­ze; la sua schi­zo­fre­nia lo por­ta a uno sta­dio di alie­na­zio­ne che lo dirot­ta ver­so un rap­por­to con­flit­tua­le con la socie­tà e la cit­tà in cui vive, Il Cai­ro». Cer­to, ci sono sta­ti libri proi­bi­ti in pas­sa­to in Egit­to, sot­to­li­nea Al Zor­qa­ni, sin da «L’Islam e le fon­da­men­ta del pote­re poli­ti­co» di Ali Abdel Raziq nel 1925 (che era in real­tà un libro con­tro il re Fuad) fino al gra­phic novel di Mag­di Sha­fiei ban­di­to nel 2007 per una sce­na d’amore (in real­tà dava fasti­dio il fat­to che cri­ti­cas­se il pre­si­den­te Muba­rak per­ché vole­va tra­smet­te­re il pote­re al figlio). «Ma non c’erano pre­ce­den­ti per l’arresto di Ahmed Nagi. E così lui aspet­ta­va al mas­si­mo una mul­ta, non cer­to il carcere».

La condanna

Le auto­ri­tà di poli­zia e poi il giu­di­ce in appel­lo han­no volu­to fare bel­la figu­ra, secon­do il dise­gna­to­re. Dopo il pro­scio­gli­men­to in pri­mo gra­do, «la pub­bli­ca accu­sa ha deci­so di tra­sfor­ma­re l’indignazione del pri­va­to cit­ta­di­no in indi­gna­zio­ne del­lo Sta­to», ha det­to all’Ansa Ric­car­do Nou­ry, por­ta­vo­ce di Amne­sty Inter­na­tio­nal Ita­lia che ha patro­ci­na­to il libro. A nul­la sono val­se le pro­te­ste di 700 intel­let­tua­li egi­zia­ni e il Pre­mio «Bar­bey Free­dom to Wri­te» con­fe­ri­to da «Pen» al gio­va­ne scrit­to­re. «Ahmed all’inizio pen­sa­va che i media potes­se­ro aiu­tar­lo», spie­ga Al Zor­qa­ni. «C’era sta­to un for­te movi­men­to in suo favo­re. Anche i con­ser­va­to­ri cui non pia­ce que­sto libro e che cre­do­no deb­ba esse­re proi­bi­to non pen­sa­no che lui deb­ba anda­re in prigione».

Prigioniero politico

Secon­do Al Zor­qa­ni, a un cer­to pun­to, Nagi è sta­to visto come un oppo­si­to­re poli­ti­co e ciò ren­de dif­fi­ci­le anche una ridu­zio­ne del­la pena. «Ci sono sta­te cele­bri­tà che in tv han­no det­to che que­sto non è l’Egitto in cui cre­do­no, han­no pre­sen­ta­to que­sto caso come una que­stio­ne per­so­na­le con­tro Al Sisi. E anche le auto­ri­tà lo stan­no trat­tan­do come un pri­gio­nie­ro poli­ti­co. Due set­ti­ma­ne fa, sono sta­ti gra­zia­ti alcu­ni cri­mi­na­li comu­ni, ma lui no, è rima­sto den­tro». Anche Amne­sty Inter­na­tio­nal sospet­ta che la col­pa di Nagi non sia­no sta­ti tan­to i det­ta­gli su ses­so e dro­ga spar­si nel libro, quan­to il rea­li­smo con cui descri­ve «una Cai­ro tri­ste, vio­len­ta, putri­da e cat­ti­va». «Per tut­to il tem­po che vivi o ti muo­vi den­tro al Cai­ro, sei costan­te­men­te deni­gra­to. Sei desti­na­to a incaz­zar­ti. Anche se impie­ghi tut­te le for­ze del­la Ter­ra non puoi cam­bia­re que­sto desti­no. Sei sog­get­to in ogni momen­to ai pet­te­go­lez­zi che ti arri­va­no da sopra e da sot­to, da destra e da sini­stra», riflet­te il pro­ta­go­ni­sta Bas­sam. «La rico­stru­zio­ne del Cai­ro e l’attenzione alla sua archi­tet­tu­ra sono dun­que tema­ti­che cen­tra­li del roman­zo», nota Eli­sa­bet­ta Ros­si che ha inter­vi­sta­to l’autore pri­ma dell’arresto. «L’intento del­la “Socie­tà degli Urba­ni­sti” non sem­bra così distan­te dal­la real­tà: pare qua­si rispon­de­re all’attuale e ambi­zio­so pro­get­to di Al Sisi di costrui­re, coi finan­zia­men­ti sau­di­ti, una moder­na capi­ta­le egi­zia­na nel cuo­re del deserto».

«Il processo» di Kafka (a fumetti)

Al Zor­qa­ni ci dice di aver visto l’amico un mese e mez­zo fa, l’ultima vol­ta. Era den­tro la gab­bia in cui ven­go­no tenu­ti gli impu­ta­ti in tri­bu­na­le. «Non ave­va un brut­to aspet­to, non sta male fisi­ca­men­te, ma è in uno sta­to di pani­co. So dal­la sua fidan­za­ta che non rie­sce a dor­mi­re. E’ in cel­la con altre 40 per­so­ne e vor­reb­be resta­re solo. La buo­na noti­zia è che è un car­ce­re per uomi­ni d’affari cor­rot­ti per­ciò non ci sono scon­tri e zuf­fe, ma non può nem­me­no anda­re in bagno sen­za un guar­dia­no». Al Zor­qa­ni gli ha man­da­to «Il pro­ces­so» di Kaf­ka in ara­bo e «Hush», il fumet­to di Jim Lee. «Quan­do vedo­no i dise­gni, le guar­die non fan­no pro­ble­mi. Pen­sa­no che i fumet­ti sia­no per bambini».

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Libri: in italiano ultimo libro Nàgi, ma lui è in carcere

(di Lucia­na Bor­sat­ti) (ANSA­med) — ROMA, 3 OTT — Una sedia vuo­ta per uno scrit­to­re che non c’è e che in Egit­to detie­ne anche il pri­ma­to di pri­mo auto­re fini­to in car­ce­re per il pro­prio libro. Era quel­la riser­va­ta ad Ahmed Nagi, auto­re di “Vita: istru­zio­ni per l’uso” (Il Siren­te, pp. 270, 18 euro), in un incon­tro ieri a Roma cui ha potu­to par­te­ci­pa­re solo il gra­fi­co Ayman Al Zor­qa­ni, che ha co-fir­ma­to il libro per le sue pro­vo­ca­to­rie illustrazioni.

Il 20 feb­bra­io scor­so Nàgi è sta­to con­dan­na­to a due anni di car­ce­re per ‘oltrag­gio al pudo­re’, dopo che un capi­to­lo del libro — già dato alle stam­pe — era sta­to pub­bli­ca­to su un perio­di­co let­te­ra­rio. Il pro­ces­so era nato dal­la denun­cia di un pri­va­to cit­ta­di­no che si era sen­ti­to tur­ba­to dai rife­ri­men­ti al ses­so fre­quen­ti in un rac­con­to pur pri­ma­ria­men­te incen­tra­to sul­la real­tà socia­le del Cai­ro — metro­po­li che, dopo una ter­ri­bi­le cata­stro­fe natu­ra­le, una “Socie­tà degli Urba­ni­sti”, vuo­le rico­strui­re cam­bian­do­la radicalmente.

Ma dopo il pro­scio­gli­men­to in pri­mo gra­do, “la pub­bli­ca accu­sa ha deci­so di tra­sfor­ma­re l’indignazione del pri­va­to cit­ta­di­no in indi­gna­zio­ne del­lo Sta­to — affer­ma Ric­car­do Nou­ry, por­ta­vo­ce di Amne­sty Inter­na­tio­nal Ita­lia che ha patro­ci­na­to il libro — facen­do scat­ta­re la con­dan­na”. Con­tro la qua­le a nul­la sono val­se le pro­te­ste di 700 intel­let­tua­li egi­zia­ni e il Pre­mio Bar­bey Free­dom to Wri­te con­fe­ri­to da Pen al gio­va­ne scrit­to­re. Tan­to da far pen­sa­re, sot­to­li­nea anco­ra Nou­ry, che la col­pa di Nagi non sia­no sta­ti tan­to i det­ta­gli su ses­so e dro­ga spar­si nel libro, quan­to il rea­li­smo con cui descri­ve “una Cai­ro tri­ste, vio­len­za, putri­da e cat­ti­va”: l’aver mostra­to cioè “l’immostrabile”. “E’ tri­ste esse­re qui con Ahmed in pri­gio­ne”, ha det­to Al Zor­qa­ni. Pare che Nàgi stia fisi­ca­men­te bene, ha aggiun­to, ma sia costret­to a subi­re “mol­te pres­sio­ni psicologiche”.

Il libro — scrit­to pri­ma del­la rivo­lu­zio­ne del 2011 — “è una disce­sa tra le mil­le stra­ti­fi­ca­zio­ni del Cai­ro”, rac­con­ta il gra­fi­co, dove a lui è anda­to tra l’altro il com­pi­to di descri­ve­re con trat­ti impie­to­si “gli ani­ma­li” del­la metro­po­li, ste­reo­ti­pi di per­so­nag­gi che “cer­ca­no di ren­der­si accet­ta­bi­li”. Nagy, noto anche per esse­re sta­to uno dei pri­mi blog­ger egi­zia­ni, non è l’unico auto­re che ha visto la pro­pria ope­ra cen­su­ra­ta, me è sta­to appun­to il pri­mo a subi­re una con­dan­na in car­ce­re gli stes­si moti­vi. In que­sto modo le isti­tu­zio­ni dell’era del pre­si­den­te Sisi han­no volu­to dare “un mes­sag­gio” anche agli altri, sostie­ne il gio­va­ne dise­gna­to­re, e per que­sto dif­fi­cil­men­te potrà ave­re scon­ti di pena. Quan­to al con­sen­so socia­le di cui l’ex gene­ra­le gode, valu­ta Al Zor­qa­ni, è dimi­nui­to rispet­to all’epoca del suo inse­dia­men­to, cer­ta­men­te tra i gio­va­ni e anche per aver man­ca­to di incon­tra­re le aspet­ta­ti­ve di varie clas­si socia­li in cam­po eco­no­mi­co. Ma da qui a dire che non sareb­be ora in gra­do di vin­ce­re nuo­ve ele­zio­ni ce ne pas­sa: dipen­de da chi altro cor­re­reb­be per la cari­ca, lascia capi­re il gra­fi­co, e resta for­te tra gli egi­zia­ni il biso­gno di sta­bi­li­tà che Sisi ha incarnato.

Ma sul fron­te dei media il pano­ra­ma descrit­to da Al Zor­qa­ni è qua­si deser­ti­fi­ca­to: o sono schie­ra­ti con Sisi o sono la voce dei Fra­tel­li musul­ma­ni (estro­mes­si dal pote­re nel 2013, ndr).

Amplia­to inol­te lo spa­zio di mano­vra e di arbi­trio di cui il sin­go­lo appar­te­nen­te agli appa­ra­ti di sicu­rez­za può ora valer­si rispet­to al pas­sa­to: come a dire, spie­ga, che un caso come quel­lo di Giu­lio Rege­ni, tor­tu­ra­to e ucci­so da mani anco­ra igno­te, ai tem­pi dell’ex pre­si­den­te Muba­rak non sareb­be potu­to acca­de­re sen­za che i ver­ti­ci lo sapes­se­ro. (ANSA­med).

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Un romanzo visionario che con coraggio sfugge agli schemi letterari egiziani

Un romanzo visionario che con coraggio  sfugge agli schemi letterari egiziani

Da Reset-Dia­lo­gues on Civilizations

Recen­sio­ne di “Vita: istru­zio­ni per l’uso” di Ahmed Nàgi di Fran­ce­sca Bel­li­no del 22 set­tem­bre 2016

Ben­ve­nu­ti nell’infernale Cai­ro, dove la vita è una con­ti­nua atte­sa e l’odore di immon­di­zia e ster­co di ani­ma­li di qua­lun­que sor­ta è in ogni dove” scri­ve lo scrit­to­re e blog­ger egi­zia­no Ahmad Nàgy in uno dei tan­ti pas­sag­gi del suo roman­zo Vita: istru­zio­ni per l’uso, (Il Siren­te, tra­du­zio­ne dall’arabo di Eli­sa­bet­ta Ros­si e Fer­nan­do Fischio­ne), in cui descri­ve la capi­ta­le egi­zia­na come una sof­fo­can­te “real­tà da incu­bo”, un luo­go dove anche il fiu­me Nilo si intri­sti­sce quan­do lo attraversa.
É sen­za dub­bio Il Cai­ro, con il suo decli­no e la sua auspi­ca­ta e neces­sa­ria “rie­di­fi­ca­zio­ne”, la pro­ta­go­ni­sta del roman­zo che per Nàgi ha signi­fi­ca­to una con­dan­na dal tri­bu­na­le di Bulaq lo scor­so 20 feb­bra­io a due anni di car­ce­re per “offe­sa alla pub­bli­ca mora­le” segui­ta alla pub­bli­ca­zio­ne sul perio­di­co let­te­ra­rio Akh­bar el Adab di un estrat­to del roman­zo pub­bli­ca­to in Egit­to nel 2014 con il tito­lo Ist­kh­dam al-Hayat. Il “rea­to” si rife­ri­sce in par­ti­co­la­re all’esplicita sce­na di ses­so con cui si chiu­de il sesto capi­to­lo che rac­con­ta una sera­ta tra ven­ten­ni tra­scor­sa rol­lan­do can­ne, beven­do bir­ra, discu­ten­do sul­le ulti­me mode come il feti­ci­smo ses­sua­le di lec­ca­re le pupil­le e sognan­do l’amore.

Insie­me a una foto­gra­fia cri­ti­ca del Cai­ro, il roman­zo offre al let­to­re anche una det­ta­glia­ta e dispe­ra­ta descri­zio­ne del­la con­tem­po­ra­nea gio­ven­tù egi­zia­na, spae­sa­ta, fru­stra­ta, impos­si­bi­li­ta­ta a mani­fe­sta­re e vive­re i sen­ti­men­ti, alla con­ti­nua ricer­ca di liber­tà e benes­se­re in una socie­tà tri­ste e repres­sa che impron­ta­ta le rela­zio­ni sull’apparenza e il giu­di­zio altrui.
“Qui dico­no: Fa’ come vuoi, ma espri­mi i tuoi sen­ti­men­ti come voglio­no gli altri” scri­ve Nàgi evi­den­zian­do che “quan­do vivi o ti muo­vi den­tro il Cai­ro, vie­ni costan­te­men­te offe­so. Anche met­ten­do insie­me tut­te le for­ze del­la ter­ra, non potre­sti cam­bia­re que­sto destino”.
Tut­to il roman­zo che si pre­sen­ta in una for­ma nar­ra­ti­va spe­ri­men­ta­le, arric­chi­to dal­le illu­stra­zio­ni dell’artista cai­ro­ta Ayman al-Zur­qa­ny, è attra­ver­sa­to da que­sto sen­ti­men­to di ras­se­gna­zio­ne e da un sen­so di scon­fit­ta e d’impossibilità di cam­bia­re il desti­no indi­vi­dua­le e del­la nazio­ne. “Non sei padro­ne di te stes­so, non sei padro­ne di nien­te in que­sta cit­tà. È lei che ti pos­sie­de” scri­ve l’autore per mar­ca­re l’impotenza dei gio­va­ni egi­zia­ni e la loro sof­fe­ren­za di vive­re in una cit­tà capa­ce solo di adde­stra­re alla speranza.

Nàgi non fa cen­ni al pri­ma o dopo rivo­lu­zio­ne 2011. Per lui i pro­ble­mi strut­tu­ra­li del­le rela­zio­ni sen­ti­men­ta­li e car­na­li del­la socie­tà egi­zia­na resta­no sem­pre ugua­li: tesi e dif­fi­ci­li. “I for­tu­na­ti che in que­sta cit­tà supe­ra­no la fase del­la repres­sio­ne ses­sua­le – spie­ga -, fini­sco­no per tro­var­si in un’area in cui il ses­so non è che un ramo secon­da­rio dell’amicizia. Altri­men­ti, diven­ta un chio­do fisso”.
L’atmosfera cata­stro­fi­ca si respi­ra sin dal­le pri­me pagi­ne in cui l’autore pro­po­ne una disto­pia, un feno­me­no spa­ven­to­so, “lo Tsu­na­mi del deser­to”, per cui gli abi­tan­ti del Cai­ro si risve­glia­ro­no sepol­ti sot­to ton­nel­la­te di sab­bia e pol­ve­re. Per par­la­re del pre­sen­te, dun­que, Nàgi ipo­tiz­za un futu­ro in cui nasce “La Socie­tà degli Urba­ni­sti”, un’organizzazione ret­ta dal­la poten­te maga Papri­ka, che vuo­le distrug­ge­re il Cai­ro del­le con­trad­di­zio­ni per crea­re un nuo­vo cen­tro urba­no futu­ri­sti­co in cui a far da padro­na è la tec­no­lo­gia. In que­sto modo Nàgi intro­du­ce nel­la nar­ra­ti­va ara­ba con deri­ve fan­ta­scien­ti­fi­che, la cata­stro­phic fic­tion, un gene­re che gira intor­no alla distru­zio­ne del pia­ne­ta ter­ra con cata­stro­fi natu­ra­li, pro­prio come avvie­ne nell’incipit del libro. Rico­strui­re il Cai­ro dopo la sua neces­sa­ria distru­zio­ne (inte­sa come even­to puri­fi­ca­to­re), diven­ta il cuo­re del­la storia.

Nàgi, già cono­sciu­to in Ita­lia per il suo esor­dio, Rogers e la via del Dra­go divo­ra­to dal Sole (Il Siren­te, 2010), dimo­stra anche que­sta vol­ta la sua abi­li­tà descrit­ti­va nell’offrire al let­to­re una radio­gra­fia dei “rag­grup­pa­men­ti uma­ni invi­si­bi­li” che abi­ta­no la cit­tà mil­le­na­ria: dai fana­ti­ci reli­gio­si che si muo­vo­no in grup­pi di fra­tel­li e sorel­le agli omo­ses­sua­li, dai bam­bi­ni di stra­da immer­si nei fumi del­la col­la tra le barac­co­po­li agli spac­cia­to­ri di hashish, dagli uomi­ni d’affari obe­si agli scam­bi­sti e ai sadomasochisti.
A que­ste pagi­ne va aggiun­ta l’esilarante car­rel­la­ta degli “ani­ma­li del Cai­ro”, una serie di carat­te­ri che si pos­so incon­tra­re per le stra­de del­la capi­ta­le egi­zia­na: dal cane ran­da­gio all’artista pesce-gat­to, dal­la fan­ciul­la vela­ta al rino­ce­ron­te sel­va­ti­co, dal­lo sca­ra­fag­gio ai der­vi­sci, dal ver­me allo shey­kh-tigre, al taxi bio­lo­gi­co al topo nero.
Nàgi, al qua­le PEN Inter­na­tio­nal ha asse­gna­to il Pre­mio Bar­bey Free­dom to Wri­te, non è l’unico caso di voce cri­ti­ca zit­ti­ta nell’era Al-Sisi. Del libro e di liber­tà d’espressione vio­la­ta si par­le­rà al Festi­val del­la Let­te­ra­tu­ra Medi­ter­ra­nea a Luce­ra il 25 set­tem­bre alla pre­sen­za, tra gli altri, dell’autore del­le illu­stra­zio­ni Ayman al-Zur­qa­ny nel focus “Tut­ti i segni del­la dissidenza”.

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Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra” di Sumia Sukkar

In libreria “Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra”, terzo e imperdibile titolo della collana Altriarabi Migrante.

Ogni capitolo ha il nome di un colore in questo libro denso e profondo che ci racconta la guerra siriana e la distruzione di Aleppo dall’interno di una famiglia, che raccoglie tutte le sue forze per cercare di sopravvivere intimamente e fisicamente alla devastazione della propria città.

…orri­bi­le e bel­lo allo stes­so tem­po…” dove l’arte diven­ta una for­ma di resistenza

Adam ha quat­tor­di­ci anni e sof­fre del­la sin­dro­me di Asper­ger, una for­ma di auti­smo che non pro­vo­ca ritar­di signi­fi­ca­ti­vi nel­lo svi­lup­po del lin­guag­gio o del­le capa­ci­tà cogni­ti­ve. Adam ha ere­di­ta­to dal­la madre il talen­to nel­la pit­tu­ra e infat­ti tra­scor­re la mag­gior par­te del suo tem­po libe­ro, dipin­gen­do i suoi fami­lia­ri, gli even­ti che segna­no la sua vita, il mon­do che lo cir­con­da. Adam asso­cia un colo­re a ogni sta­to d’animo e per­so­na o situa­zio­ne e Yasmin, sua sorel­la, sor­ri­den­te e pazien­te, sem­pre pron­ta a rispon­de­re alle sue mil­le doman­de, è il ros­so rubi­no, il colo­re del­la gio­ia, del sor­ri­so. È il 26 di gen­na­io gli scon­tri e le mani­fe­sta­zio­ni si dif­fon­do­no per Alep­po, ma per Adam non può esse­re una guer­ra civi­le, come la defi­ni­sco­no alla TV, per­ché nel­la guer­ra ad affron­tar­si sono gli uomi­ni in divi­sa, gli eser­ci­ti e lui vede solo cit­ta­di­ni nor­ma­li, dal­la sua fine­stra. Pian pia­no, però, la guer­ra entre­rà nel­la vita di Adam attra­ver­so il dete­rio­ra­men­to len­to ed ine­so­ra­bi­le del­la sua rou­ti­ne quo­ti­dia­na: la scar­si­tà di cibo, la man­can­za di acqua ed elet­tri­ci­tà, la chiu­su­ra del­la scuo­la, il bom­bar­da­men­to di casa sua, la mor­te dei vici­ni e degli ami­ci di fami­glia e poi dei suoi stes­si fami­lia­ri, che nel lun­go cam­mi­no che da Alep­po lo por­te­rà a Dama­sco, lo lasce­ran­no uno a uno. Un ritrat­to vivi­do di una cit­tà mar­to­ria­ta e dei suoi abi­tan­ti, rac­con­ta­to attra­ver­so gli occhi inno­cen­ti del protagonista.

Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra è il roman­zo debut­to del­la gio­va­nis­si­ma e bril­lan­te Sumia Suk­kar, autri­ce ingle­se di ori­gi­ne siria­na-alge­ri­na, nota­ta e inco­rag­gia­ta dal suo pro­fes­so­re di scrit­tu­ra crea­ti­va all’università, che, estre­ma­men­te impres­sio­na­to dai suoi scrit­ti, anco­ra sot­to for­ma di work in pro­gress all’epoca, l’ha incen­ti­va­ta a per­se­ve­ra­re offren­do­le un con­trat­to di pubblicazione. Trasmesso dal­la BBC nel cor­so del famo­so pro­gram­ma “Satur­day Drama”.

Sumia Sukkar  Sumia Suk­kar sarà in Ita­lia per pre­sen­ta­re “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guerra” domenica 25 set­tem­bre ore 19,00 XIV edi­zio­ne del Festi­val del­la Let­te­ra­tu­ra Medi­ter­ra­nea di Lucera

 

 

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Vita: istruzioni per l’uso” di Ahmed Nàgi dal 6 ottobre in Libreria

Vita: istruzioni per l’uso” di Ahmed Nàgi e Ayman al Zorqani. Il libro che è costato all’autore due anni di prigione

 

Un libro ibri­do, dove le paro­le sono in equi­li­brio tra testo (Nàgi) e gra­fi­ca (Al Zor­qa­ni). Un libro che è costa­to a Nàgi due anni di reclu­sio­ne nel­le pri­gio­ni egi­zia­ne con l’accusa di “oltrag­gio al pudo­re”. Uffi­cial­men­te, il pro­ces­so era nato dal­la denun­cia di un pri­va­to cit­ta­di­no che, leg­gen­do il testo di Nàgi ave­va pro­va­to “pal­pi­ta­zio­ni, un estre­mo sen­so di males­se­re e un improv­vi­so calo del­la pres­sio­ne sanguigna”.

Un libro visio­na­rio ambien­ta­to in una Cai­ro futu­ri­bi­le, deva­sta­ta da ter­re­mo­ti, tem­pe­ste di sab­bia, virus e malat­tie e in cui per soprav­vi­ve­re le per­so­ne muta­no in esse­ri qua­si antro­po­mor­fi, a metà tra la figu­ra uma­na e un agi­re ani­ma­le, dis­so­cia­to da ragio­ne e sen­ti­men­to. Una Cai­ro in cui l’unica solu­zio­ne pos­si­bi­le sem­bre­reb­be la distru­zio­ne dell’antica metro­po­li e la costru­zio­ne di una nuova. In que­sto pano­ra­ma che ha del fan­ta­scien­ti­fi­co, Nàgi descri­ve in real­tà la socie­tà egi­zia­na facen­do­ne una pro­fon­da ana­li­si socio-cul­tu­ra­le, dove vive­re in un costan­te sta­to di repres­sio­ne pos­sa pro­dur­re dei mostri.

Pre­mio PEN/Barbey Free­dom to wri­te Award

 

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Esce in Ita­lia con il patro­ci­nio di Amne­sty Inter­na­tio­nal Ita­lia e una pre­fa­zio­ne di Ric­car­do Nou­ry (por­ta­vo­ce Amne­sty Int. Ita­lia), come sim­bo­lo di tut­ti quei crea­ti­vi a cui in tan­ti pae­si del mon­do vie­ne vie­ta­to di espri­me­re la pro­pria creatività. 

(Tra­du­zio­ne dall’arabo di Eli­sa­bet­ta Ros­si e Fer­nan­da Fischio­ne, a cura di Bar­ba­ra Benini)

Pre­sen­ta­zio­ni con la par­te­ci­pa­zio­ne di Ayman al Zorqani:

  • XIV edi­zio­ne del Festi­val del­la Let­te­ra­tu­ra Medi­ter­ra­nea di Luce­ra dome­ni­ca 25 set­tem­bre ore 19.00 Ram­pa Cassitto,Focus letterario/Scrivere mi è neces­sa­rio “Tut­ti i segni del­la dissidenza”.Con Pao­la Cari­di e Suma­ya Abdel Qader. Inter­ven­go­no Ayman Al Zor­qa­ni (Il Cai­ro, illu­stra­to­re di “Vita: istru­zio­ni per l’uso” di Ahmed Nàgi) e Sumia Suk­kar (Lon­dra, autri­ce di “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guerra”).
  • Libre­ria Griot (Via di San­ta Ceci­lia, 1/a Tra­ste­ve­re, Roma) dome­ni­ca 2 otto­bre ore 18,30                               Pre­sen­ta­zio­ne del libro “Vita: istru­zio­ni per l’uso” con la par­te­ci­pa­zio­ne di Ayman al Zor­qa­ni e Ric­car­do Nou­ry (por­ta­vo­ce Amne­sty Inter­na­tio­nal Italia)

 

 

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Quando la lingua diventa un passaporto. Conversazione con Rodaan Al Galidi, l’iracheno che scrive in olandese

Abbia­mo avu­to l’opportunità di incon­tra­re l’autore de L’autistico e il pic­cio­ne viag­gia­to­re, tra­dot­to in ita­lia­no e appe­na pub­bli­ca­to da il Siren­te (col­la­na altria­ra­bi), a Roma pres­so la libre­ria Griot di Tra­ste­ve­re, pri­ma di una del­le sue pre­sen­ta­zio­ni romane.

Inge­gne­re elet­tro­ni­co di for­ma­zio­ne Rodaan fug­ge dall’Iraq e, dopo una serie di peri­pe­zie arri­va in Olan­da dove si sta­bi­li­sce. La sua vita è piut­to­sto avven­tu­ro­sa per­ché per scap­pa­re dal­la guer­ra fini­sce, dopo una serie di viag­gi, in Thai­lan­dia dove ottie­ne un pas­sa­por­to fal­so olan­de­se e ten­ta di rag­giun­ge­re l’Australia che era il suo sogno. Vie­ne però fer­ma­to per­ché sen­za visto e quin­di “rien­tra in patria”, ovve­ro appro­da in Olan­da dove resta nove anni in un cam­po pro­fu­ghi pri­ma di riu­sci­re a inse­rir­si nel Paese.

Qual è il tuo rap­por­to con la ter­ra nata­le e quel­lo con il pae­se adot­ti­vo? Entram­bi infat­ti, a diver­so tito­lo han­no per te un gusto un po’ ama­ro, con­flit­tua­le l’uno tan­to da deci­de­re di abban­do­nar­lo, matri­gna all’inizio l’altro.
«L’Iraq non è un Pae­se per vive­re ma per mori­re che offre solo la guer­ra. Dopo la lau­rea per non entra­re nell’esercito di Sad­dam Hus­sein me ne sono anda­to. Quan­do sono arri­va­to in Olan­da ho avu­to subi­to la sen­sa­zio­ne di una ter­ra dif­fi­ci­le riguar­do all’accoglienza per­ché il Pae­se ha poco spa­zio, ha con­qui­sta­to la ter­ra metro per metro a fati­ca essen­do sot­to il livel­lo del mare e non può per­met­ter­si il lus­so di ospi­ta­re rifu­gia­ti. D’altronde gli stes­si olan­de­si aspet­ta­no anni per tro­va­re una casa. Il pro­ble­ma del­lo spa­zio è deter­mi­nan­te. Non sono sta­to accol­to, è vero, ma lo capisco.»

Dal pun­to di vista let­te­ra­rio e cul­tu­ra­le che cosa hai por­ta­to con te del tuo esse­re ira­che­no?
«La pau­ra per l’Iraq è un Pae­se sen­za liber­tà. Non ho por­ta­to qual­co­sa alla cul­tu­ra olan­de­se, anzi ho cer­ca­to di libe­rar­mi da que­sto sen­so di oppres­sio­ne; non ho aggiun­to nul­la. E’ inve­ce la let­te­ra­tu­ra olan­de­se ad aver­mi arric­chi­to dan­do­mi soprat­tut­to il sen­so di cosa signi­fi­chi con­vi­ve­re nel­la diver­si­tà, pur rima­nen­do lega­ti alle pro­prie origini.»

So che hai impa­ra­to l’olandese tan­to da scri­ve­re in que­sta lin­gua. Sen­ti di appar­te­ne­re alla cul­tu­ra di que­sto Pae­se euro­peo?
«Appar­ten­go ad un grup­po di scrit­to­ri che non sono nati­vi dell’Olanda ma han­no deci­so di scri­ve­re in olan­de­se per­ché è un modo di entra­re nel­la vita del Pae­se. E’ un modo di rin­gra­zia­re chi mi ha dato un per­mes­so di sog­gior­no e il mio pri­mo libro in olan­de­se è sta­to il nuo­vo pas­sa­por­to. In effet­ti c’è una ragio­ne anti­ca. Fin da pic­co­lo vole­vo scri­ve­re in una lin­gua euro­pea per con­qui­sta­re la liber­tà e sono cre­sciu­to con la let­te­ra­tu­ra euro­pea. Per Dan­te Ali­ghie­ri ho avu­to una vera fol­go­ra­zio­ne. Nell’arabo, al con­tra­rio, c’è sem­pre que­sto sen­so di contenimento.»

Ma deri­va dal­la lin­gua, dal rife­ri­men­to all’arabo clas­si­co come model­lo o dai gover­ni dei pae­si ara­bi?
«Sicu­ra­men­te dal­le poli­ti­che nazio­na­li e dal­le cir­co­stan­ze reli­gio­se. La lin­gua come la musi­ca sono pure.»

Ti defi­ni­re­sti un auto­re “ara­bo” o medio­rien­ta­le, sem­pre che abbia sen­so quest’etichetta?
«No, olan­de­se anche per­ché par­lo del­la vita quo­ti­dia­na olan­de­se e di tut­te le tipi­ci­tà di que­sto pae­se. Sen­to di appar­te­ne­re gra­zie alla lin­gua a que­sta nuo­va nazio­na­li­tà e sen­to in tal modo di resti­tui­re una cer­ta ospi­ta­li­tà. Scri­ve­re in olan­de­se è come paga­re le tas­se al Pae­se dove vivi.»

Qual è il mes­sag­gio cen­tra­le del libro?
«La mora­le è che l’arte può apri­re del­le por­te ver­so il mon­do anche per chi non è in gra­do di cam­mi­na­re da solo e in que­sto sen­so la meta­fo­ra dell’autismo è emble­ma­ti­ca, nel sen­so che sia­mo spes­so impri­gio­na­ti in noi stes­si, da noi stes­si men­tre dob­bia­mo ren­der­ci con­to che sia­mo crea­ti per condividere.»

Esi­ste un let­to­re “idea­le” al qua­le hai pen­sa­to scri­ven­do que­sto testo?
«Per me il let­to­re “idea­le” è chiun­que abbia tem­po e voglia di leggere.»

Com’è il tuo olan­de­se, non in ter­mi­ni di qua­li­tà ma di tim­bro. Cosa è arri­va­to con il ven­to del deser­to?
«Quan­do leg­go l’olandese mi sen­to olan­de­se ma quan­do par­lo mi accor­go di tan­te lacu­ne, soprat­tut­to al tele­fo­no anche per­ché gli olan­de­si sono dei per­fe­zio­ni­sti eppu­re sono mol­to acco­glien­ti e tol­le­ran­ti e si sono pre­sta­ti con gran­de dispo­ni­bi­li­tà nel­la revi­sio­ne dei miei testi. Cre­do che per gli olan­de­si il mio olan­de­se offra una poten­zia­li­tà nuo­va alla lin­gua, in par­ti­co­la­re quan­do leg­go i miei testi ad alta voce, in spe­cial modo le poe­sie, per­ché qual­cu­no dice che ha qual­che dif­fi­col­tà a comprendermi…sembra ara­bo. E’ la musi­ca­li­tà, l’intonazione che mi por­to den­tro, del­la lin­gua mater­na, che con­fe­ri­sce alla lin­gua adot­ti­va una sua peculiarità.»

Inter­vi­sta di Ila­ria Guidantoni

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Lo scrittore Rodaan al Galidi dal 16 al 20 marzo in Italia

Lo scrittore olandese Rodaan al Galidi, vincitore dello European Union Prize for Literature, dal 16 al 20 marzo sarà in Italia per presentare il suo libro “L’autistico e il piccione viaggiatore”

Secon­do tito­lo del­la col­la­na Altria­ra­bi Migran­te soste­nu­ta dall’Unione Euro­pea,  “L’autistico e il pic­cio­ne viag­gia­to­re” nar­ra la sto­ria di Geert, un bam­bi­no genia­le dal­la men­te infa­ti­ca­bi­le, che tut­ta­via instau­ra un lega­me più pro­fon­do con gli ogget­ti del nego­zio dell’usato dove lavo­ra sua madre, che con il mon­do ester­no. Geert pas­sa le sera­te smon­tan­do gli ogget­ti e ricom­bi­nan­do­li tra loro, fin­ché al nego­zio non arri­va un vec­chio Stra­di­va­ri: è l’inizio di una stra­na epo­pea che vedrà Geert diven­ta­re un cele­ber­ri­mo costrut­to­re di vio­li­ni. Tra i per­so­nag­gi di que­sta sto­ria, un papà a for­ma di can­nuc­cia, un maia­le di nome Sina­tra, una ragaz­za peren­ne­men­te bagna­ta come le stra­de olan­de­si e un osti­na­tis­si­mo pic­cio­ne viag­gia­to­re che aiu­te­rà Geert a usci­re dal suo guscio.

Vin­ci­to­re con que­sto tito­lo del Euro­pean Union Pri­ze for Lite­ra­tu­reRodaan al Gali­di ha una bio­gra­fia par­ti­co­la­re. Nato in Iraq è fug­gi­to dal suo pae­se nata­le ed è arri­va­to in Euro­pa come clan­de­sti­no, quin­di richie­den­te asi­lo, l’Olanda gli ave­va nega­to l’accesso ai cor­si uffi­cia­li di lin­gua che ha quin­di appre­so come auto­di­dat­ta diven­tan­do un auto­re noto e vin­ci­to­re di vari premi.

Incon­tri con l’autore:

Mer­co­le­dì 16 Mar­zo 2016 ore 18 — Rea­le Isti­tu­to Neer­lan­de­se — Via Ome­ro 12, Roma Inter­ven­go­no: l’autore, il diret­to­re del KNIR prof. Harald Hen­drix, il tra­dut­to­re del libro Ste­fa­no Musil­li, l’editore, mode­ra Fran­ce­sca Bel­li­no. Let­tu­re dal libro in ita­lia­no e olan­de­se a cura dell’autore. A segui­re buf­fet offer­to dal Knir.

Gio­ve­dì 17 Mar­zo 2016 ore 19Libre­ria Griot — Via di San­ta Ceci­lia, 1a Roma Inter­ven­go­no: l’autore, il tra­dut­to­re del libro Ste­fa­no Musil­li, l’editore, mode­ra Chia­ra Comi­to. Let­tu­re dal libro in ita­lia­no a cura di Dona­tel­la Vincenti.

Vener­dì 18 Mar­zo 2016 ore 18CIES onlus — Via del­le Cari­ne, 4 Roma  Inter­ven­go­no: l’autore, Maria Cri­sti­na Fer­nan­dez (respon­sa­bi­le CIES), il tra­dut­to­re del libro Ste­fa­no Musil­li e l’editore. Let­tu­re dal libro in italiano.

Saba­to 19 Mar­zo 2016 ore 18,30Libre­ria Les Mots —  Via Car­ma­gno­la, 4, Mila­no Inter­ven­go­no: l’autore e l’editore, mode­ra Sha­dy Hama­dy (Il Fat­to Quo­ti­dia­no). Let­tu­re dal libro in italiano.

Dome­ni­ca 20 Mar­zo 2016 ore 18,00Bel­lis­si­ma Fie­ra di Libri e cul­tu­ra indi­pen­den­te Sala S2 — Palaz­zo del Ghiac­cio, via di Pira­ne­si, 10  Mila­no Intervengono: l’autore e l’editore, mode­ra prof. Jolan­da Guar­di (esper­ta di Let­te­ra­tu­ra ara­ba). Let­tu­re dal libro in italiano.

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ARRESTATO LO SCRITTORE EGIZIANO AHMED Nàgi

ARRESTATO LO SCRITTORE EGIZIANO AHMED Nàgi

da Edi­to­ria­ra­ba 21 gen­na­io 2016 

Ahmed Nàgi

Lo scrit­to­re egi­zia­no Ahmed Nàgi ieri è sta­to con­dan­na­to a due anni di pri­gio­ne dal Tri­bu­na­le pena­le di Bulaq, che lo ha tro­va­to col­pe­vo­le di “offe­sa alla mora­le pub­bli­ca” a cau­sa del con­te­nu­to di un capi­to­lo del suo ulti­mo libro, Isti­kh­dam al-Hayat (L’uso del­la vita).

Il capi­to­lo incri­mi­na­to era sta­to pub­bli­ca­to lo scor­so anno come estrat­to su un nume­ro del­la rino­ma­ta rivi­sta let­te­ra­ria Akh­bar al-Adab, il cui edi­to­re, Tarek al-Taher, ieri è sta­to con­dan­na­to a una mul­ta di 10mila lire egi­zia­ne. Su edi­to­ria­ra­ba ave­vo pub­bli­ca­to la tra­du­zio­ne in ita­lia­no del capi­to­lo, tra­dot­to da Eli­sa­bet­ta Ros­si con Fer­nan­da Fischione. 

Era sta­to un cer­to Hani Saleh Taw­fiq, un uomo di 65 anni, ad accu­sa­re nell’agosto del 2014 l’autore e il suo edi­to­re di aver pub­bli­ca­to quel­lo che a suo dire era un arti­co­lo di natu­ra “ses­sua­le” che dan­neg­gia­va non solo la sua salu­te e la sua mora­le, ma quel­le di tut­to l’Egitto.

Naji e al-Taher era­no quin­di già anda­ti a pro­ces­so ed era­no sta­ti pro­sciol­ti lo scor­so gen­na­io, con la moti­va­zio­ne che il Codi­ce pena­le egi­zia­no era “trop­po rigi­do per poter esse­re appli­ca­to a que­stio­ni che riguar­da­va­no la liber­tà di espres­sio­ne per­so­na­le”, ma l’accusa ha poi fat­to appello.

L’avvocato di Naji ha rife­ri­to a Mada Masr Ahmed Nàgiche il gio­va­ne auto­re è sta­to arre­sta­to subi­to dopo che il ver­det­to è sta­to emesso. L’intera comu­ni­tà intel­let­tua­le e la socie­tà civi­le egi­zia­na sono sot­to shock.

The Tah­rir Insti­tu­te for Midd­le East Poli­cy (TIMEP) ha lan­cia­to una peti­zio­ne su change.org in cui accu­sa aper­ta­men­te il regi­me di al-Sisi di voler schiac­cia­re il dis­sen­so inter­no e di atten­ta­re alla liber­tà di espres­sio­ne e alle liber­tà civi­li del­le per­so­ne con l’obiettivo di disto­glie­re l’attenzione dell’opinione pub­bli­ca dai fal­li­men­ti in poli­ti­ca inter­na e in poli­ti­ca economica.

 

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Europa Creativa

The Pro­ject “Altria­ra­bi Migran­te” con­sists of eight volu­mes. The selec­tion inclu­des works publi­shed bet­ween 2003–2014 by Authors of Arab ori­gin (1°-2° gene­ra­tion) of both sexes, born from 1971 to 1992, from Fran­ce, Uni­ted King­dom, Ger­ma­ny, Nether­lands and Swe­den (coun­tries with the highe­st per­cen­ta­ge of Arab immi­gran­ts). The books have a high qua­li­ty, which has allo­wed them to win pri­zes. The works are cha­rac­te­ri­zed by an ana­ly­sis of the sen­se of belon­ging and natio­nal iden­ti­ty, torn bet­ween the land of ori­gin, moder­ni­ty and Euro­pe and the discom­fort this con­flict brings. Strong the­mes of cul­tu­ral hybri­di­za­tion emer­ge: in some works it ari­ses from a lan­gua­ge mixed with Ara­bic words and hybrid struc­tu­res bet­ween new and ori­gi­nal lan­gua­ge. The­re is a con­stant refor­mu­la­tion of power rela­tions bet­ween real and sym­bo­lic cen­tres and frin­ges.
In sum­ma­ry, serious poli­ti­cal issues are fea­tu­red, such as the pro­blems inhe­rent to suburbs, gen­der, war and how to cope with it in a posi­ti­ve way, refu­gees and disa­bi­li­ties (e.g., some forms of auti­sm). This model is extre­me­ly cur­rent and the trans­la­tion helps the­se the­mes to be trans­na­tio­nal and to reflect and deve­lop ideas among Euro­pean citi-zens.
The col­lec­tion and the choi­ce of the­se volu­mes aim to build a plat­form of Euro­pean authors with Arab ori­gins, who toge­ther will be able to crea­te a deba­te aimed at over­co­ming bar­riers and exa­mi­ning in depth ideas for inter­cul­tu­ral inte­gra­tion. The project’s audien­ce inclu­des, in addi­tion to tra­di­tio­nal rea­ders, migran­ts with various eth­nic ori­gins, reli­gions and beliefs; disad­van­ta­ged groups; women and disa­bled peo­ple. To give to the pro­duct high acces­si­bi­li­ty, the cover pri­ce will be kept low and will be desi­gned as e-books.
This series aims to fight Isla­mo­pho­bia, allo­wing rea­ders to under­stand peo­ple of Arab ori­gin living in Euro­pe. The idea inclu­des – at the end of the trans­la­tion pro­ject – an event whe­re the 8 authors meet in per­son to discuss inter-cul­tu­ral inte­gra­tion in Europe.

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E SE FOSSI MORTO?” di Muhammad Dibo — NOVITACOLLANA ALTRIARABI

In usci­ta a Novem­bre per la col­la­na Altria­ra­bi dell’editrice il Sirente

E se fos­si mor­to?” dell’autore siria­no Muham­mad Dibo 

(trad. dall’arabo di Fede­ri­ca Pisto­no)

«Se vivi in Siria, la mor­te può col­pir­ti in ogni momen­to: puoi esse­re arre­sta­to, esse­re col­pi­to da una bom­ba, spa­ri­re in uno dei tene­bro­si sot­ter­ra­nei dei ser­vi­zi segre­ti, con­si­de­ra­ti tra le pri­gio­ni più infa­mi del mondo…»

Un mat­ti­no l’autore-protagonista vie­ne sve­glia­to da una stra­na tele­fo­na­ta, un’amica gli comu­ni­ca che un gio­va­ne dal nome Moham­med Dibo è sta­to ucci­so nel­la cit­tà di Duma, lo stra­no caso di omo­ni­mia lo costrin­ge ad inda­ga­re e a riper­cor­re­re i dolo­ro­si anni siria­ni dal 2011 a oggi, costruen­do un’opera di stret­ta attualità.

Moham­med Dibo, in un libro che è a metà stra­da tra il roman­zo e un trat­ta­to poli­ti­co ci offre una visio­ne “dall’interno” del­la situa­zio­ne siria­na, il pun­to di vista di un testi­mo­ne atto­re, in gra­do di avvi­ci­na­re il let­to­re al modo di sen­ti­re del rivo­lu­zio­na­rio e alle con­trad­di­zio­ni insi­te nel­la rivo­lu­zio­ne stessa.

Moham­med Dibo è un gior­na­li­sta, scrit­to­re e poe­ta siria­no, nato nel 1977. Lau­rea­to nel 2005 pres­so la Facol­tà di Eco­no­mia dell’Università di Dama­sco. Ha par­te­ci­pa­to fin dal mar­zo 2011, alla rivo­lu­zio­ne siria­na con­tro il regi­me di Bashar al-Asad. Arre­sta­to e tor­tu­ra­to in car­ce­re, è sta­to suc­ces­si­va­men­te rila­scia­to. Si tro­va attual­men­te in esi­lio a Bei­rut. Col­la­bo­ra con nume­ro­se testa­te gior­na­li­sti­che di rilie­vo inter­na­zio­na­le, ed è l’edi­tor in chief di Syria-untold, testa­ta che si occu­pa di atti­vi­smo civi­le. “E se fos­si mor­to?” (pub­bli­ca­to in Siria nel 2014) è il suo ulti­mo libro.

L’autore pre­sen­te­rà il suo libro vener­dì 13 Novem­bre al Festi­val NUES di Caglia­ri “NUVOLE DAL FRONTE. La VI edi­zio­ne di que­sto pecu­lia­re Festi­val inter­na­zio­na­le dedi­ca­to ai car­to­ni e ai fumet­ti nel medi­ter­ra­neo è dedi­ca­ta quest’anno alla guer­ra e ai con­flit­ti nei suoi mol­te­pli­ci scenari.

Sem­pre nel­la gior­na­ta del 13 Novem­bre all’interno del­la pro­gram­ma­zio­ne del Festi­val NUES sarà pre­sen­te anche  Jérô­me Ruil­lier, auto­re del­la gra­phic novel “Se ti chia­mi Moha­med”, tito­lo apren­te del­la neo­na­ta sot­to­col­la­na Altria­ra­bi migrante.

A segui­re Muham­mad Dibo sarà a Roma Saba­to 14 Novem­bre pres­so la Libre­ria Griot (Tra­ste­ve­re), dove inter­ver­ran­no oltre all’autore, Fede­ri­ca Pisto­no (tra­dut­tri­ce del libro), Dona­tel­la Del­la Rat­ta (mode­ra­tri­ce), e Fouad Rou­heia (inter­pre­te).

Dome­ni­ca 15 Novem­bre sarà inve­ce tra gli ospi­ti del­la ker­mes­se let­te­ra­ria Librin­fe­sti­val pres­so La Casa del­la Pace di Monterotondo.

 

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Fresco di stampa “Cani sciolti” di Muhammad Aladdin

In libre­ria “Cani sciol­ti” dell’autore egi­zia­no Muham­med Alad­din trad. dall’arabo di Bar­ba­ra Benini

Una sto­ria illu­mi­nan­te sul­lo sta­to di salute

dell’attuale socie­tà egiziana”

Per gua­da­gnar­si da vive­re, Ahmed fa lo scrit­to­re di rac­con­ti por­no­gra­fi­ci. Ahmed ha due cari ami­ci: El-Loul, regi­sta tele­vi­si­vo e Abdal­lah, il suo ami­co d’infanzia, mene­fre­ghi­sta nei con­fron­ti del­la vita. Seguen­do le vite di que­sti tre per­so­nag­gi nel­le intri­ca­te e vocian­ti stra­de cai­ro­te, nei loca­li not­tur­ni, 
nel­le desert-roads lon­ta­ne dal­la gran­de metro­po­li, il let­to­re ha uno sguar­do su una par­te del­la popo­la­zio­ne egiziana:
i cosid­det­ti “cani sciol­ti”, gio­va­ni lon­ta­ni dal­la mora­le tra­di­zio­na­li­sta, libe­ri da ogni costri­zio­ne di natu­ra socia­le e abi­tua­ti a cavar­se­la in ogni situa­zio­ne. Sono i gio­va­ni ven­ti-tren­ten­ni che han­no dato vita alle pro­te­ste di piaz­za e anche quel­li che era­no in piaz­za al sol­do dei gover­ni, come tep­pi­sti e pic­chia­to­ri. Un ritrat­to rea­li­sti­co e tra­sver­sa­le dell’attuale socie­tà egiziana.

One of the six egyp­tian wri­ters you don’t know, but you should

The Millions.com

 

Muham­mad Alad­din (Il Cai­ro, 7 otto­bre 1979) è un auto­re egi­zia­no di roman­zi, rac­con­ti e sce­neg­gia­tu­re. Con­si­de­ra­to tra i più bril­lan­ti espo­nen­ti del­la nuo­va gene­ra­zio­ne di scrit­to­ri egi­zia­ni emer­gen­ti, ha pub­bli­ca­to la sua pri­ma rac­col­ta di rac­con­ti nel 2003 e ad oggi è auto­re di quat­tro roman­zi — Il Van­ge­lo di Ada­mo, Il tren­ta­due­si­mo gior­no, L’idolo, Il pie­de - e tre rac­col­te di rac­con­ti — L’altra riva, La vita segre­ta del Cit­ta­di­no M. e Gio­va­ne aman­te, Nuo­vo aman­te - sofi­sti­ca­ti affre­schi, spes­so dai toni noir, di una socie­tà invi­schia­ta in segre­ti e reti­cen­ze. “Cani sciol­ti” è il suo ulti­mo romanzo.

Cover desi­gned by Mag­dy El Sha­fee auto­re di Metro ed. il Sirente/collana Altriarabi

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Medio Occidente (Beppi Chiuppani), recensione di Luca Menichetti per Lankelot

Lan­ke­lot — Medio Occi­den­te (Bep­pi Chiup­pa­ni), recen­sio­ne di Luca Menichetti

Luca Meni­chet­ti | Lan­ke­lot | 20 luglio 2015

LankelotQuel viag­gio era incre­di­bi­le, si dis­se Aga­ta: non ave­va incon­tra­to un illu­mi­ni­sta a Dama­sco!? E tan­to più Faruq dimo­stra­va la pecu­lia­ri­tà del­la sua vita, tan­to più lei si sen­ti­va attrat­ta da lui; no, Faruq non ave­va nien­te a che fare con gli ste­reo­ti­pi del­la diver­si­tà” (pp.75); “Final­men­te avreb­be potu­to vive­re den­tro a quell’orizzonte del­la moder­ni­tà di cui fino ades­so ave­va potu­to solo sogna­re” (pp.84). Que­sti bra­ni trat­ti da “Medio Occi­den­te” con­ten­go­no alcu­ne paro­le chia­ve che poi il let­to­re ritro­ve­rà nel­le pagi­ne ambien­ta­te in vene­to e che han­no fat­to scri­ve­re a Raf­fael­lo Palum­bo Mosca, auto­re del­la post­fa­zio­ne, di un “roman­zo di idee”. Rac­con­to che ha ini­zio poco pri­ma l’inizio del­la guer­ra civi­le siria­na e che appun­to si con­cre­tiz­za in un dop­pio viag­gio. Pri­ma è la sen­si­bi­le e disin­can­ta­ta Aga­ta, figlia di un ram­pan­te e cini­co impren­di­to­re edi­le vene­to, a recar­si in quel di Dama­sco per una vacan­za — stu­dio, pre­te­sto per ter­mi­na­re una tesi di lau­rea e pro­ba­bil­men­te per met­te­re alla pro­va i suoi sogni di indi­pen­den­za. Poi è la vol­ta di Faruq, discen­den­te di una vec­chia fami­glia dama­sce­na ormai impo­ve­ri­ta, a recar­si in quel di Pado­va, invi­ta­to e aiu­ta­to pro­prio da Aga­ta, sia per ten­ta­re di sbar­ca­re il luna­rio e così aiu­ta­re la sua fami­glia, sia final­men­te per vive­re la quo­ti­dia­ni­tà in una civil­tà libe­ra­le, demo­cra­ti­ca e quin­di immu­niz­za­ta da quel­la cor­ru­zio­ne e oppres­sio­ne che inve­ce è fon­da­men­to del regi­me di Bashar al-Assad: “dove­va esse­re l’occasione di met­te­re a fuo­co i prin­ci­pi di una vita diver­sa pro­prio per poter ripen­sa­re la con­for­ma­zio­ne del­la sua socie­tà d’origine” (pp.89).

Faruq è lau­rea­to, ha intra­pre­so il dot­to­ra­to, di fat­to è più istrui­to del­la stes­sa Aga­ta, ma in Ita­lia deve accon­ten­tar­si di un posto di aiu­to mano­va­le: ini­zial­men­te è un pedag­gio che il gio­va­ne ara­bo si sen­te di paga­re, non fos­se altro che con la sua ami­ca ita­lia­na ini­zia una rela­zio­ne; poi le cose pre­ci­pi­ta­no quan­do vie­ne a sape­re del­le irre­go­la­ri­tà pre­sen­ti nel can­tie­re e che il suo dato­re di lavo­ro è pro­prio il padre di Aga­ta, anco­ra all’oscuro del­le fre­quen­ta­zio­ni del­la figlia.
Sono la pro­vin­cia vene­ta, i suoi capan­no­ni, l’ambiente del­la buo­na bor­ghe­sia, che però ini­zia a cono­sce­re momen­ti di gra­ve cri­si impren­di­to­ria­le, a diven­ta­re ele­men­ti fon­da­men­ta­li di un rac­con­to che Palum­bo Mosca inten­de come “atto d’amore per una civil­tà uma­ni­sti­ca vagheg­gia­ta e per­du­ta, così in Siria come in Ita­lia” e in cui “ovun­que i valo­ri del­la moder­ni­tà seco­la­re e illu­mi­na­ta sem­bra­no irre­cu­pe­ra­bi­li, nega­ti e vili­pe­si” (pp.291). Il “Medio Occi­den­te” del tito­lo allo­ra diven­ta com­pren­si­bi­le. Sco­pria­mo un Vene­to — più in gene­ra­le un’Italia del gua­da­gno faci­le e dell’altrettanto faci­le decli­no — sor­pren­den­te­men­te affi­ne alla Siria di Faruq, dove le anti­che vesti­gia del­la Sere­nis­si­ma appa­io­no qua­si più orien­ta­li del suq al-Hami­diyyeh di Dama­sco e dell’esclusivoquartiere Abu Rou­ma­neh; e lo stes­so ter­ri­to­rio ricor­da il Medio Orien­te (o, nel nostro caso, al Medio Occi­den­te): “il pae­sag­gio vene­to asso­mi­glia­va pro­prio al sogno di una Siria ver­de” (pp.234).

Ope­ra com­ples­sa ma non dif­fi­ci­le, il roman­zo di Chiup­pa­ni sfio­ra e, tal­vol­ta, intro­du­ce diver­se tema­ti­che, per lo più da con­si­de­rar­si in rap­por­to al tema dell’identità euro­pea e del­la con­se­guen­te deca­den­za dell’etica e del­la civil­tà uma­ni­sti­ca; in tut­ta evi­den­za anche nel rac­con­ta­re la rela­zio­ne semi-clan­de­sti­na tra l’ostinato Faruq e la fra­gi­le Aga­ta, discen­den­te del­la Pado­va bene. Potrem­mo quin­di con­si­de­ra­re il Vene­to di Medio Occi­den­te come sim­bo­lo di qual­co­sa che inve­ste l’intera Ita­lia e gran par­te del cosid­det­to mon­do civi­le, ormai avve­le­na­ti dal pre­giu­di­zio e soprat­tut­to da un’idea distor­ta di moder­ni­tà: “era pie­no di immo­bi­li inu­ti­liz­za­ti ma si con­ti­nua­va a costrui­re, pure chi come lui lavo­ra­va nel set­to­re dove­va rico­no­sce­re l’assurdità di quel­la situa­zio­ne” (pp.167). Pagi­ne che oltre­tut­to rispon­do­no effi­ca­ce­men­te alla defi­ni­zio­ne, già ricor­da­ta, di “roman­zo di idee”: “Quel­lo che gli ita­lia­ni ave­va­no era il libe­ra­li­smo all’incontrario, qui i sedi­cen­ti libe­ra­li era­no i veri popu­li­sti: avreb­be­ro sca­val­ca­to qual­sia­si rego­la e vio­la­to qual­sia­si liber­tà pur di arri­va­re dove vole­va­no” (pp.277). Pecu­lia­ri­tà che inve­ste anche il lato sti­li­sti­co del roman­zo. A fron­te di una let­te­ra­tu­ra recen­te che è spes­so carat­te­riz­za­ta da fra­si bre­vi, con abbon­dan­za di dia­lo­ghi, un pro­ce­de­re “asciut­to” ma sostan­zial­men­te poco per­so­na­le, quel­li che potreb­be­ro esse­re con­si­de­ra­ti difet­ti del­la pro­sa di Chiup­pa­ni — a vol­te for­se fra­si fin trop­po lun­ghe e appa­ren­te­men­te più con­so­ne ad un testo di sag­gi­sti­ca —  ren­do­no “Medio Occi­den­te” ope­ra tutt’altro che bana­le e degna di una rin­no­va­ta con­si­de­ra­zio­ne. Tan­to che il nume­ro limi­ta­to dei dia­lo­ghi, sosti­tui­ti da un per­si­sten­te e lim­pi­do flus­so di coscien­za da par­te di Aga­ta e di Faruq, ci con­sen­te di par­la­re anche di una sor­ta di “roman­zo di pen­sie­ri”. La con­clu­sio­ne del rac­con­to, giu­sta­men­te aper­ta e coin­ci­den­te con l’inizio del­la guer­ra civi­le siria­na, appa­re malin­co­ni­ca e nel con­tem­po non nega la spe­ran­za e un lie­to fine.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE:

Bep­pi Chiuppani,cresciuto a Bas­sa­no del Grap­pa, si è dedi­ca­to alla cul­tu­ra uma­ni­sti­ca euro­pea a Pado­va, Pari­gi e Lisbo­na, e ha inda­ga­to le tra­di­zio­ni let­te­ra­rie del Medio Orien­te al Cai­ro (Ame­ri­can Uni­ver­si­ty) e a Dama­sco (Insti­tut Fra­nçais d’Études Ara­bes). Ha quin­di otte­nu­to il dot­to­ra­to in Let­te­ra­tu­ra Com­pa­ra­ta pres­so la Uni­ver­si­ty of Chi­ca­go, dove è sta­to per anni osser­va­to­re del­la socie­tà nor­da­me­ri­ca­na. È nar­ra­to­re e sag­gi­sta, e “Medio Occi­den­te” è il suo pri­mo romanzo.

Bep­pi Chiuppani,“Medio Occi­den­te”, Il Siren­te (col­la­na Comu­ni­tà alter­na­ti­ve), Fagna­no Alto 2014, pp. 160. Post­fa­zio­ne di Raf­fael­lo Palum­bo Mosca.

Luca Meni­chet­ti. Lan­ke­lot, luglio 2015

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alter’N’eco 2009 : Concerti, incontri, dibattiti per lo sviluppo sostenibile

Comu­ne di Mon­te­fal­co­ne nel Sannio
Pro­vin­cia di Campobasso

alter’N’eco

CONCERTI, INCONTRI, DIBATTITI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE

 

QUANDO
Il 31 luglio e 1 ago­sto 2009, dal­le 17.00 fino a not­te fonda

DOVE
Al Lago Gran­de di Mon­te­fal­co­ne nel San­nio – CB

COME
alter’N’eco pro­po­ne due gior­ni di con­fe­ren­ze, dibat­ti­ti e tavo­le roton­de e due sere di con­cer­ti e dj set, pro­mos­so dall’Associazione Cul­tu­ra­le Aria Nuo­va e con il patro­ci­nio del Comu­ne di Mon­te­fal­co­ne nel San­nio e del­la pro­vin­cia di Campobasso

CHI/CHE COSA
alter’N’eco è una mani­fe­sta­zio­ne polie­dri­ca in cui la rifles­sio­ne sull’ambiente, sul­lo svi­lup­po soste­ni­bi­le e sul­le ener­gie rin­no­va­bi­li vie­ne affian­ca­ta alla frui­zio­ne di musi­ca rock del pano­ra­ma indi­pen­den­te italiano

PERCHÉ
alter’N’eco ha lo sco­po di divul­ga­re le infor­ma­zio­ni neces­sa­rie sul­le tema­ti­che ambien­ta­li ed ener­ge­ti­che in ambi­to loca­le, affian­can­do l’attività di sen­si­bi­liz­za­zio­ne ambien­ta­le alla pro­mo­zio­ne di musi­ca rock indipendente

PROGRAMMA
31 luglio 2009
17.00 – 20.00 Inter­ven­ti sul tema “Per un pia­no ener­ge­ti­co loca­le comu­ne: qua­li pro­po­ste, qua­le futuro”
22.30 – 01.00 WET VENUS e DADAMATTO in concerto
01.00 – 03.00 Dj set
1 ago­sto 2009
17.00 – 20.00 Inter­ven­ti sul tema “Eco­lo­gia ed eco­no­mia. Cosa sono le ener­gie alternative?”
22.30 – 01.00 SOLI D’AGOSTO e ZEN CIRCUS in concerto
01.00 — 03.00 Dj set

INFO: Giam­pie­ro Cor­di­sco, tel.349 6704924 e-mail:alterneco2009@gmail.com
UFFICIO STAMPA: Maru­ska Pisciel­la, tel.320 4047149 e-mail:maruskapisciella@yahoo.it

Flyer
Comu­ni­ca­to stampa

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Khaled Al Khamissi in Italia il 13 settembre 2008

COMUNICATO STAMPA.pdf

Il caso editoriale egiziano ora in Italia. L’autore presenterà il libro il 13 settembre nello splendido contesto del Festivalalguer.

Un libro dedicato «alla vita che abita nelle parole della povera gente.»

Agen­zia Pro­mo­zio­ne Edi­to­ria­le Man­ca in col­la­bo­ra­zio­ne con l’Editrice il Siren­te pre­sen­ta­no “Taxi” di Kha­led Al Kha­mis­si il 13 set­tem­bre alle ore 21,30 all’interno del­la ras­se­gna Por­to Medi­ter­ra­neo Festi­va­lal­guer (Alghe­ro, Sardegna).

IL LIBRO. Taxi è un viag­gio nel­la socio­lo­gia urba­na del­la capi­ta­le egi­zia­na attra­ver­so le voci dei tas­si­sti. Una rac­col­ta di sto­rie bre­vi che rac­con­ta­no sogni, avven­tu­re filo­so­fi­che, amo­ri, bugie, ricor­di e poli­ti­ca. I tas­si­sti egi­zia­ni, a cui da voce il pro­met­ten­te Kha­led Al Kha­mis­si, sono degli ama­bi­li can­ta­sto­rie che con disin­vol­tu­ra con­du­co­no il let­to­re in un deda­lo di real­tà e poe­sia che è l’Egitto dei nostri gior­ni. «“Taxi” è un arti­co­la­ta e diver­ten­te cri­ti­ca alla socie­tà e alla poli­ti­ca egi­zia­na» dice Mark Linz, diret­to­re dell’Università Ame­ri­ca­na al Cai­ro, «è uni­co nel suo gene­re per­ché usa una buo­na dose di humor per trat­ta­re argo­men­ti a cui soli­ta­men­te gli egi­zia­ni riser­va­no un’estrema serietà.»

Pri­mo libro di Kha­led Al Kha­mis­si “Taxi” in Egit­to è diven­ta­to un best-sel­ler, ristam­pa­to 7 vol­te nell’arco di un anno, oltre 35.000 copie ven­du­te in Egit­to, pae­se in cui 3000 copie sono con­si­de­ra­te un successo.

58 sto­rie bre­vi che l’autore ha col­le­zio­na­to con­ver­san­do con i tas­si­sti del­la mega­lo­po­li egi­zia­na tra il 2005 e il 2006.  Il dilu­vio di paro­le che emet­to­no gli auti­sti è spon­ta­neo e disor­di­na­to e som­mer­ge il let­to­re rega­lan­do­gli varie pro­spet­ti­ve da cui guar­da­re l’Egitto. L’essere uma­no è alla base di que­sto libro, ‘l’uomo del­la stra­da’ con paro­le sem­pli­ci e chia­re espri­me i suoi timo­ri, dub­bi, pare­ri e cri­ti­che sul pia­no poli­ti­co, eco­no­mi­co e socia­le, dell’Egitto, ma anche del mon­do arabo.

L’AUTORE. Gior­na­li­sta, regi­sta e pro­dut­to­re oltre che scrit­to­re, Kha­led è nato nel novem­bre del 1962. Figlio d’arte, Al Kha­mis­si è un arti­sta polie­dri­co, si è lau­rea­to in Scien­ze poli­ti­che alla Sor­bo­na di Pari­gi. Ha lavo­ra­to per l’Istituto Egi­zia­no per gli stu­di socia­li. Ha scrit­to sce­neg­gia­tu­re per vari film egi­zia­ni qua­li Kar­nak, Isi­de a Phi­lae, Giza e altri. Scri­ve perio­di­ca­men­te arti­co­li e ana­li­si cri­ti­che su poli­ti­ca e socie­tà in diver­si gior­na­li e set­ti­ma­na­li egiziani.

FESTIVALALGUERPORTO MEDITERRANEO’. La gros­sa novi­tà di quest’anno sarà una ras­se­gna di tre gior­ni, dal 12 al 14 set­tem­bre, in  cui Alghe­ro si pro­por­rà come una capi­ta­le del Medi­ter­ra­neo capa­ce di tra­scen­de­re i con­fi­ni poli­ti­ci e geo­gra­fi­ci per sve­la­re l’intimità di alcu­ni ango­li pro­fon­di del­le tra­di­zio­ni dei popo­li che si affac­cia­no sul ‘Mare Nostrum’. Una ras­se­gna dedi­ca­ta alla cul­tu­ra del medi­ter­ra­neo, decli­na­ta nel­le sue com­po­nen­ti di let­te­ra­tu­ra, musi­ca, poe­sia, arti­gia­na­to, gastro­no­mia. Un pot-pour­ri di suo­ni, colo­ri, odo­ri, sapo­ri, pro­fu­mi e atmo­sfe­re pro­ve­nien­ti dall’Egitto, Israe­le, Sar­de­gna, Spa­gna, Fran­cia, Italia.

Il libro, in pre­sen­za dell’autore, ver­rà inol­tre pre­sen­ta­to presso:
— Isti­tu­to Ita­lia­no di cul­tu­ra de Il Cai­ro (Il Cai­ro, ottobre)
— Uni­ver­si­tà degli Stu­di di Roma La Sapien­za (Roma, dicembre)
— Uni­ver­si­tà degli stu­di di Napo­li L’Orientale (Napo­li, dicembre)
— Fie­ra del Libro di Roma ‘Più libri più libe­ri’ (Roma, dicembre)
— Uni­ver­si­tà degli stu­di di Roma Tre (Roma, dicembre)

PER APPROFONDIRE:
http://www.festivalguer.com/pub/184/show.jsp?id=199&iso=-2&is=184
http://www.sirente.it/9788887847147/taxi-khaled-el-khamissi.html

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Norman Nawrocki in Italia dal 16 al 30 luglio 2008

BEATS, STRINGS & BRAINFOOD
Norman Nawrocki: solo spoken word/live music show

Dal 16 al 30 luglio 2008 Norman Nawrocki torna in Italia con un nuovo tour incandescente

Arti­sta, auto­re, musi­ci­sta, caba­ret­ti­sta di lun­ga data, atti­vo a Mon­tréal,Nor­man Naw­roc­ki è noto al livel­lo inter­na­zio­na­le non solo per i suoi libri, i suoi grup­pi musi­ca­li (Rhy­thm Acti­vi­sm, DaZo­que!, Bakunin’s Bum, etc.), per i ven­ti album, per i vent’anni pro­li­fi­ci di atti­vi­tà, per le sue sex come­dies e le sue let­tu­re, ma anche per i suoi ipno­tiz­zan­ti rea­ding musicali.

Nor­man mesco­la rac­con­ti bre­vi e poe­sia con una musi­ca ori­gi­na­le, crean­do sono­ri­tà d’ambiente ipno­ti­che e tal­vol­ta vio­len­te con il suo vio­li­no ampli­fi­ca­to modi­fi­ca­to, cam­pio­na­to, loo­pa­to. A tut­to ciò aggiun­ge rit­mi e voci pre­re­gi­stra­te, i suoi rac­con­ti incre­di­bi­li e i suoi com­men­ti sui avve­ni­men­ti nel mon­do e i sogni su come le cose potreb­be­ro esse­re dif­fe­ren­ti. Il risul­ta­to sono degli attac­chi sono­ri musi­cal­men­te avven­tu­ro­si, pie­ni di rit­mo e liri­ci allo stes­so tem­po con­tro le for­ze dell’ignoranza, dell’ingordigia, del­la guer­ra e del­la xenofobia.

Vio­li­ni loo­pa­ti divi­na­men­te, cal­de per­cus­sio­ni e let­tu­re den­se di signi­fi­ca­ti” (Urb­net); “Per­spi­ca­ce, inci­tan­te, istrut­ti­vo e gio­io­so” (Upto­wn, Win­ni­peg); “Un musi­ci­sta attraen­te e ori­gi­na­le” (Mon­treal Mir­ror); “A vol­te diver­ten­te, Naw­roc­ki, che sti­mo­la sem­pre l’interesse, è descrit­to dal quo­ti­dia­no nazio­na­le cana­de­se The Glo­be & Mail come uno sho­w­man nato che non lascia mai il suo pub­bli­co pas­sa­re una sera­ta noiosa”.

Sul pal­co­sce­ni­co, Naw­roc­ki loo­pa, cam­pio­na, strim­pel­la, tor­men­ta il suo vio­li­no, aggiun­gen­do un toc­co del­la tra­di­zio­na­le musi­ca da divor­zio dell’Est Euro­pa. Atto­re e comi­co esper­to, reci­ta diver­si per­so­nag­gi con voci differenti.

Per il suo tour ita­lia­no del luglio 2008, Naw­roc­ki met­te­rà in sce­na alcu­ni estrat­ti dal suo libro recen­te­men­te pub­bli­ca­to in Ita­lia, “L’anarchico e il dia­vo­lo fan­no caba­ret”, bra­ni sele­zio­na­ti dai suoi ulti­mi due album, “Duck work” e “Let­ters from Poland”, e qual­co­sa dal­la sua nuo­va e anco­ra incom­ple­to roman­zo “Caz­za­ro­la! Anar­chy, Mus­so­li­ni, the Roma & Ita­ly today” (Naw­roc­ki ne ha già mes­so in sce­na alcu­ni estrat­ti al recen­te Mon­treal Inter­na­tio­nal Anar­chi­st Thea­tre Festival).

Le date:

Giovedì 17 luglio, Roma, Garbatella, Casetta Rossa — ore 19,30

Domenica 20 luglio, Corsano — ore 20,30

PER APPROFONDIRE:

http://www.sirente.it/9788887847116/l’anarchico-e-il-diavolo-fanno-cabaret-norman-nawrocki.html

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Prossimo episodio di Hubert Aquin

Jean Éthier Blais
Edizione del 13 novembre 1965

Hubert Aquin appar­tie­ne a una nuo­va gene­ra­zio­ne di Cana­de­si fran­ce­si. Han­no stu­dia­to a Pari­gi dopo la guer­ra, si sono per­du­ti nel­la gran­de cit­tà, han­no cono­sciu­to, gra­zie ad essa, l’Europa e sono tor­na­ti in Cana­da, fie­ri di esse­re quel che sono, sen­za pre­giu­di­zi, sen­za com­ples­si di infe­rio­ri­tà. Sia­mo lon­ta­ni dai gio­va­ni intel­let­tua­li di oggi, pie­ni di com­ples­si per­ché sono Cana­de­si fran­ce­si, che si rifiu­ta­no di anda­re in Fran­cia e che rea­gi­sco­no con la boria e l’incoltura. Hubert Aquin, al con­tra­rio, rap­pre­sen­ta la cul­tu­ra tra­di­zio­na­le, ma assi­mi­la­ta, vis­su­ta, par­te inte­gran­te di cio che egli è. Her­tel dice­va un tem­po di cer­ti gio­va­ni che essi ave­va­no “let­to mol­to, dige­ri­to mol­to, ma assi­mi­la­to poco”. Non è que­sto il caso di M. Hubert Aquin, il qua­le è, nel nostro ambien­te, l’esempio stes­so di un magni­fi­co feno­me­no cul­tu­ra­le. Lo cono­sco da mol­to tem­po; come fare per astrar­si allor­ché si trat­ta di par­la­re di lui? […] Hubert Aquin, cosa anco­ra più signi­fi­ca­ti­va, è un scrit­to­re nato. Il suo mez­zo espres­si­vo è la scrit­tu­ra. Egli potrà ten­ta­re con pas­sio­ne di sfug­gi­re a que­sta mor­sa che è il voca­bo­la­rio con­cor­da­to, la suc­ces­sio­ne del­le idee e dei sen­ti­men­ti, egli non vi riu­sci­rà mai. Lui stes­so lo con­fes­sa; egli ha ten­ta­to tut­to, è dive­nu­to uomo d’affari; tut­to, ma inva­no. La scrit­tu­ra era lì, ed essa gli avreb­be un gior­no for­za­to la mano e avreb­be vin­to su tut­to il resto. Cosa dire del­lo sta­to del­la nostra socie­tà se un uomo così dota­to come Hubert Aquin ha dovu­to dedi­car­si a dei mestie­ri pri­ma di accert­ta­re di entra­re nel mon­do del­la scrit­tu­ra, come si entra in quel­lo del­la religione!
Par­le­rò anzi­tut­to del­la poe­sia che si tro­va nell’Ultimo epi­so­dio. E’ una poe­sia che sor­ge dal­la geo­gra­fia men­ta­le di un uomo civi­liz­za­to. […] Attra­ver­so tut­to il suo libro, Hubert Aquin si dà alla medi­ta­zio­ne poe­ti­ca del rac­co­gli­men­to e del­la memo­ria. Non è inva­no che egli ha scel­to di situa­re il suo roman­zo in Sviz­ze­ra; è che il lato sta­ti­co del suo libro è del Que­bec e, più spe­ci­fi­ca­men­te, di Mon­treal (il fina­le sarà ambien­ta­to a Mon­treal), e il lato dina­mi­co è euro­peo, sviz­ze­ro, roman­cio, ed esso si situa nell’orbita di Mme de Stael e di Ben­ja­min Con­stant. E’ che la Sviz­ze­ra, con i suoi difet­ti e la len­tez­za che le si adde­bi­ta sem­pre, sim­bo­liz­za per noi il ples­so de l’Europa; è in ulti­ma ana­li­si che ciò che cer­ca l’eroe di Hubert Aquin (che è lui stes­so) allor­ché vuo­le per­der­si nel cuo­re del­la fore­sta, in mez­zo ad albe­ri pre­i­sto­ri­ci. Que­sto eroe è un uomo brac­ca­to: Egli cre­de di esse­re per­se­gui­to dal­le furie poli­zie­sche, men­tre è un uomo alla ricer­ca del suo pas­sa­to. In un cer­to sen­so egli è il tipi­co eroe cana­de­se-fran­ce­se. Il suo dram­ma è il seguen­te: per­ché un uomo alla ricer­ca del suo pas­sa­to s’immagina di tra­di­re, di esse­re col­pe­vo­le? Ecco la que­stio­ne fon­da­men­ta­le, nel­la psi­co­lo­gia dei Cana­de­si fran­ce­si. Tut­ti i per­so­nag­gi  del roman­zo, tut­ti gli “uomi­ni di qui” vola­no alla ricer­ca di quel­lo che sono sta­ti, nel pas­sa­to imme­dia­to, nel­la nostra sto­ria. Essi non tro­va­no mai nien­te. Hubert Aquin diven­ta, gra­zie alla dote crea­tri­ce, il Cana­de­se fran­ce­se tra­scen­den­ta­le poi­ché in H. de Heu­tz egli tro­va la sua con­tro­fi­gu­ra, il suo fra­tel­lo civi­liz­za­to, nel pae­sag­gio più anti­co del nostro uni­ver­so. Egli si tro­va, ma è solo per distruggersi.
I due uomi­ni, il Cana­de­se fran­ce­se che rifiu­ta se stes­so, in pre­da alla nevro­si poli­zie­sca, e quel­lo che si accet­ta, H. de Heu­tz, il Cana­de­se fran­ce­se reso alla sua pri­ma uma­ni­tà, si cer­ca­no in un vasto movi­men­to di accer­chia­men­to, per ucci­der­si. Le due masche­re si affron­ta­no. Si com­ple­ta­no. Heu­tz, è Aquin che cono­sce se stes­so e, cono­scen­do­si, si supe­ra fino alla mor­te. Entram­bi voglio­no scom­pa­ri­re secon­do i riti più impla­ca­bi­li del­la civi­liz­za­zio­ne. “I due guer­rie­ri, tesi l’uno ver­so l’altro in postu­re com­ple­men­ta­ri, sono immo­bi­liz­za­ti da una sor­ta di stret­ta cru­de­le, duel­lo a mor­te che ser­ve da rive­sti­men­to lumi­no­so al mobi­le scu­ro”. […] Pros­si­mo Epi­so­dio è dedi­ca­to alla volut­tà di incon­tra­re e ucci­de­re l’immagine idea­le di se stes­so. Ma come ucci­de­re que­sta imma­gi­ne idea­le che è quel­la dell’agente segre­to per­fet­to? Si ucci­de­rà dun­que la pros­si­ma volta. […]
Pros­si­mo Epi­so­dio vuo­le appa­ri­re un roman­zo di avven­tu­re, di spio­nag­gio, di mor­te, di arre­sto. Il nar­ra­to­re è rin­chiu­so in un Isti­tu­to, impri­gio­na­to ani­mo e cor­po. Rac­con­ta gli avve­ni­men­ti che, dal­la Sviz­ze­ra, lo han­no con­dot­to, con il ter­ro­ri­smo, fino a que­sta pri­gio­ne model­lo. Per­ché ha intra­pre­so que­sta bat­ta­glia? Fino alla fine egli soster­rà che que­sta lot­ta è giu­sta, che è sta­ta con­dot­ta secon­do le nor­me più effi­ca­ci. Il solo incon­ve­nien­te è che degli sbir­ri han­no sco­va­to il nostro eroe in una chie­sa, vici­no a un con­fes­sio­na­le. Sot­ti­le ven­det­ta del­lo Sta­to cle­ri­ca­le a ten­den­ze fasci­ste! Tut­to, in que­sto mon­do, è al rove­scio! Nel­le Chie­se si arre­sta­no le per­so­ne; esse sono cir­con­da­te di mac­chi­ne, pre­te­sto di par­cheg­gio, e la stes­sa mac­chi­na è diven­ta­ta sim­bo­lo dell’immobilità. E’ que­sta la ragio­ne per cui biso­gna fug­gi­re da que­sto uni­ver­so che è men­zo­gna. Hubert Aquin è un uomo che accet­ta che il mon­do nel qua­le vive sia quel­lo del­la let­te­ra­tu­ra. L’altro, quel­lo in cui cre­dia­mo di muo­ver­ci, solo una brut­ta copia di que­sto uni­ver­so vero. Fin­chè i nostri scrit­to­ri non avran­no accet­ta­to que­sta leg­ge fon­da­men­ta­le dell’Arte, essi faran­no del­le copie, non dei libri. Per for­tu­na, Aquin, infi­ne si affer­ma. Non abbia­mo più da cer­ca­re. Ce l’abbiamo il nostro gran­de scrit­to­re. Gra­zie a Dio.

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Intervista a Gaëtan Brulotte di Sara Fredaigue

L’auteur cana­dien Gaë­tan Bru­lot­te sera pré­sent à Rome, mer­cre­di 4 juin, pour pré­sen­ter la tra­duc­tion ita­lien­ne de son livre l’Emprise, best sel­ler à sa sor­tie en 1979. Essay­i­ste, roman­cier, il revient sur les auteurs qui l’ont inspi­ré et la défen­se de la lan­gue fra­nçai­se

Gaëtan Nrulotte (photo Oscar Chavez)Gaë­tan Nru­lot­te (pho­to Oscar Chavez)

L’emprise, publié en 1979 a été très bien accueil­li par la cri­ti­que fran­co­pho­ne. Pour­tant, il vient juste d’être tra­duit en ita­lien et sera pré­sen­té mer­cre­di 4 juin à Rome. Regret­tez-vous qu’il fail­le près de 30 ans pour por­ter votre lit­té­ra­tu­re au public italien ?
C’est un cer­tain regret, d’autant que je suis le descen­dant d’une famil­le ita­lien­ne lom­bar­de par ma mère. Ce sont les aléas de l’édition. Les éditeurs cana­diens ne sont géné­ra­le­ment pas très dyna­mi­ques pour pro­mou­voir leurs auteurs à l’étranger. C’est dom­ma­ge, car ce livre a été un best sel­ler au Cana­da. Je suis donc très heu­reux que les lec­teurs ita­liens puis­sent désor­mais me décou­vrir.

Quels sont les auteurs ita­liens que vous appré­ciez ? Avez-vous des auteurs fra­nçais féti­ches ?
J’aime beau­coup Cal­vi­no. J’ai pra­ti­que­ment tout lu de lui en tra­duc­tion fra­nçai­se. Je m’en sens très pro­che. J’aime par­ti­cu­liè­re­ment ces nou­vel­les ain­si que cel­les de Buz­za­ti. J’aime par­ti­cu­liè­re­ment l’ironie chez Cal­vi­no et l’absurde social chez Buz­za­ti. J’apprécie leur volon­té de tran­sfor­mer les for­mes nar­ra­ti­ves reçues, leurs nou­vel­les façons de racon­ter des histoi­res. J’aime égale­ment lire les oeu­vres de Pave­se, Camon et Umber­to Eco.
En ce qui con­cer­ne les auteurs fra­nçais, la cri­ti­que m’a sou­vent rap­pro­ché de Bec­kett. Je recon­nais que j’ai subi son influen­ce. Néan­moins, en lit­té­ra­tu­re fra­nçai­se, c’est sur­tout les clas­si­ques qui m’ont mar­qué. Prou­st est mon auteur favo­ri. Je trou­ve un peu dépri­man­te la lit­té­ra­tu­re actuel­le. J’ai d’ailleurs écrit un essai sur la lit­té­ra­tu­re fra­nçai­se con­tem­po­rai­ne Les cahiers de Limen­ti­nus. Lec­tu­res fin de siè­cle.

Vous êtes très enga­gé dans la Fran­co­pho­nie, en quoi la défen­se de la lan­gue fra­nçai­se vous para­ît importante ?
C’est ma lan­gue mater­nel­le. Bien que j’enseigne aux Eta­ts-Unis depuis 25 ans, je con­ti­nue néan­moins d’écrire en fra­nçais et d’enseigner dans cet­te lan­gue quand je le peux. La défen­se de la lan­gue fra­nçai­se est un com­bat inté­res­sant car c’est celui de la diver­si­té cul­tu­rel­le, de la palet­te du mon­de. La fran­co­pho­nie per­met de con­ser­ver les cou­leurs du mon­de. En Fran­ce, on con­sta­te de plus en plus d’anglicisme dans les mots. C’est dése­spé­rant. Là–dessus les Qué­bé­cois font plus d’efforts. Les Fra­nçais impor­tent trop faci­le­ment l’anglais. En Fran­ce, on ne sent pas la menace.
Pro­pos recueil­lis par Sara Fre­dai­gue. (www.lepetitjournal.com — Rome) mar­di 3 juin 2008.

Qué­bé­cois d’origine, Gaë­tan Bru­lot­te par­ta­ge son temps entre le Cana­da, la Fran­ce et les Eta­ts-Unis où il ensei­gne. Auteur aux mul­ti­ples talen­ts, il a publié une dou­zai­ne de romans, essais, nou­vel­les et piè­ces de théâ­tre. Son pre­mier roman “L’Emprise” a été salué par la cri­ti­que à sa sor­tie. Il est égale­ment l’auteur de la pre­miè­re étude d’ensemble sur la lit­té­ra­tu­re éroti­que (Oeu­vres de chair. Figu­res du discours éroti­que). Il a reçu tout au long de sa car­riè­re dif­fé­ren­ts prix lit­té­rai­res.

Pour en savoir plus : www.gbrulotte.com

Mer­cre­di 4 juin, au Baf­fo del­la Gio­con­da (Via degli Aurun­ci, 40 — S. Loren­zo), à 19h, l’éditeur Siren­te et le con­seil des Arts du Cana­da vous invi­tent à la pré­sen­ta­tion du livre de Gaë­tan Bru­lot­te l’Emprise à l’occasion de sa sor­tie en ita­lien Dop­pia espo­si­zio­ne (ed. Siren­te) en pré­sen­ce de l’auteur. Pour plus d’informations : doppia-esposizione-gaetan-brulotte.pdf

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(…) è ciò che di meglio vi possa capitare stasera!

Links: sito uffi­cia­le | offi­cial site

L’ultima let­te­ra pri­ma di lascia­re Napo­li ovve­ro l’Italia.
L’ultimo degli orsi che non san­no più dove nascon­der­si e che resistono.

Lun­ga vita agli orsi!
Lun­ga vita alle per­so­ne del­le caverne!

Buon 25 apri­le 2008.

Sui monti Tatra, Zakopane, Polonia, 1944

Caro Fra­nek,
l’altra not­te ho ucci­so altri tre nazi­sti a mani nude. Ho taglia­to loro la gola men­tre dor­mi­va­no e ho tra­sci­na­to i loro cor­pi in un bur­ro­ne. Non sono un omi­ci­da, ma loro mi han­no tra­sfor­ma­to in un assas­si­no, per difen­de­re la nostra gen­te, per difen­de­re me stes­so. Se devo, li ucci­de­rò uno dopo l’altro. Come i miei com­pa­gni, io sono la Resi­sten­za. Noi tut­ti sia­mo la Resi­sten­za. È que­sta la veri­tà. Caro fra­tel­lo, stai atten­to ai bugiar­di, agli imbro­glio­ni, ai ladri che pre­ten­do­no di esse­re i tuoi sal­va­to­ri. Sia­mo noi stes­si i nostri sal­va­to­ri. Nes­sun altro. Non c’è nes­sun Dio. C’è una fra­tel­lan­za di uomi­ni e don­ne, e poi ci sono quel­li che, ubria­chi di pote­re, voglio­no eli­mi­na­re tut­to ciò che è umano.
Potre­sti pen­sa­re che sono paz­zo. Comun­que sia, capi­rai che è que­sta guer­ra la fol­lia . Mi ha tra­sfor­ma­to in un dispe­ra­to, dispe­ra­to per­ché que­sta guer­ra deve fini­re. Ma fin­ché con­ti­nuia­mo a com­bat­te­re guer­re come que­sta, e non a com­bat­te­re la stes­sa idea di Guer­ra, non avre­mo mai pace su que­sta ter­ra. Io non ho pace.
Vivo in una caver­na su un alto tor­ren­te sopra Zako­pa­ne. L’aria è fred­da. Pos­so vede­re per chi­lo­me­tri oltre i Tatra e le loro cime inne­va­te. Un tem­po qui vive­va­no gli orsi. Nes­su­no sa dove vivo­no ades­so, duran­te que­sta guer­ra. Come gli orsi, sono sta­to gui­da­to sem­pre più in alto e sem­pre più all’interno del­le pro­fon­di­tà del­le mon­ta­gne. La mia caver­na è pro­fon­da più o meno ven­ti metri. Il suo­lo è rico­per­to di ossa di ani­ma­li. Io sono l’animale più recen­te, l’orso più recen­te. E nes­su­no sa che vivo qui. Man­gio bac­che. Met­to trap­po­le per le lepri. Ho ruba­to il cibo ai tede­schi, le loro coper­te e pisto­le. Scri­vo que­sta let­te­ra sul­la loro car­ta con la loro pen­na. Sta­not­te fume­rò il loro tabacco.
Non cre­de­rai a quel­lo che sto per dir­ti. I tede­schi sta­va­no tra­spor­tan­do gio­iel­li. Da dove li aves­se­ro ruba­ti non lo so, ma ades­so sono miei. E sono splen­di­di. Devo­no esse­re dia­man­ti, gran­dis­si­mi e bril­lan­ti. Mai in vita mia ho visto un simi­le teso­ro. Li nascon­de­rò e poi, quan­do fini­sce que­sta guer­ra, la nostra fami­glia avrà i sol­di per com­pra­re una bel­la casa e una fat­to­ria. Non ho novi­tà per la mam­ma o per i fra­tel­li. Non pre­oc­cu­pa­te­vi per me. Mi pren­do cura di me.
Mor­te ai fasci­sti! Mor­te ai guer­ra­fon­dai! Lun­ga vita agli orsi e alla gen­te del­le caver­ne di tut­to il mon­do! Lun­ga vita alla nostra fami­glia. Caris­si­mo fra­tel­lo. Ti voglio bene e mi manchi.

Har­ry

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Paul Barnes & Charles Block STANNO ARRIVANDO

Links: Pagi­na uffi­cia­le | Comu­ni­ca­to stam­pa | Flyer

 

FAMOSO SCRITTORE CANADESE INCONTRA IL SUO DOPPIO
APERITIVO E LETTURE MUSICALI DAL CANADA, INGRESSO LIBERO

il Siren­te pre­sen­ta, mer­co­le­dì 4 giu­gno, pres­so l’Associazione Cul­tu­ra­le “Baf­fo del­la Gio­con­da”, in via degli Aurun­ci n° 40 (S. Loren­zo) a Roma, alle ore 19.00, “Dop­pia espo­si­zio­ne” (‘…sen­sa­zio­na­le…’ Jean Pra­steau, Le Figa­ro), pri­mo roman­zo del­lo scrit­to­re, sce­neg­gia­to­re e sag­gi­sta cana­de­se Gaë­tan Bru­lot­te, con la col­la­bo­ra­zio­ne del Con­seil des Arts del Canada

Let­tu­re di Rahel Fran­ce­sca Genre

Atto 1
Pre­sen­ta­zio­ne di Bar­nes e del­la situazione
Pre­sen­ta­zio­ne di Block
Arresto
Atto 2
Riap­pa­ri­zio­ne di Bar­nes con due valige
Block sco­pre che anche Bar­nes scri­ve su di lui
Fur­to del­le cose di Barnes
Atto 3
Fuga di Bar­nes, il suo roman­zo si svela
Gesto che esclu­de defi­ni­ti­va­men­te Bar­nes dal mondo

(sfon­do musi­ca­le a cura di OP)

 

Doppia esposizione di Gaëtan Brulotte

ISBN 9788887847130 © il Sirente

Tito­lo Ori­gi­na­le: L’emprise
Tra­du­zio­ne dal fran­ce­se di Rahel Fran­ce­sca Genre
Coper­ti­na: foto di Chia­ra­stel­la Campanelli
Folia­zio­ne: 148 pp.
Prez­zo di coper­ti­na: € 12,50
ISBN-13: 978–88-87847–13-0

« C’è sem­pre un momen­to in cui il pani­co ci assa­le. Cam­mi­nia­mo su fogli di car­ta assor­ben­te, men­tre la ter­ra fon­de sot­to i nostri pas­si. Non sap­pia­mo più a cosa aggrap­par­ci. Le unghie trat­ten­go­no solo qual­che fram­men­to di real­tà. In un fra­stuo­no di zam­pe e man­di­bo­le, pen­sia­mo solo a fug­gi­re. Que­ste cose capi­ta­no pro­ba­bil­men­te a tut­ti. » [Gaë­tan Brulotte]

IL ROMANZO. Uno scrit­to­re di roman­zi (Char­les Block) si inte­res­sa a un uomo un po’ stra­no (Paul Bar­nes), che pas­sa le sue gior­na­te per stra­da ad aspet­ta­re e a osser­va­re la gen­te e le mac­chi­ne. Pre­sto lo scrit­to­re vor­rà sape­re tut­to di quest’uomo e cer­che­rà di far­lo con qua­lun­que mez­zo. Nel cor­so dell’inchiesta sco­pre fat­ti scon­vol­gen­ti: il suo sog­get­to incar­na infat­ti la sof­fe­ren­za uma­na in tut­to ciò che essa può ave­re di più pate­ti­co e, arre­sta­to per esi­bi­zio­ni­smo, fini­sce rin­chiu­so in una strut­tu­ra psi­chia­tri­ca da cui usci­rà castrato.
Tra i nume­ro­si pro­ble­mi sol­le­va­ti da que­sto roman­zo è il posto del­la mar­gi­na­li­tà nel mon­do moder­no, quel­lo del­la liber­tà indi­vi­dua­le di fron­te alle costri­zio­ni del­la socie­tà, quel­lo del­le ses­sua­li­tà non conformi.
Il roman­zo è sta­to ria­dat­ta­to per la tele­vi­sio­ne e per il cine­ma ed è sta­to tra­dot­to in ingle­se, ser­bo e spa­gno­lo. Rien­tra nel­la sele­zio­ne dei miglio­ri 100 roman­zi del Qué­bec. In Cana­da, ha vin­to il Prix Robert-Cli­ché nel 1979.

LA CRITICA. L’originalità del­la sua ope­ra con­cer­ne prin­ci­pal­men­te lo sguar­do distan­te e iro­ni­co sui com­por­ta­men­ti uma­ni, dai più ordi­na­ri a quel­li più mar­gi­na­li. La scrit­tu­ra di Bru­lot­te scon­vol­ge i gene­ri let­te­ra­ri, pren­den­do spes­so for­me di discor­so del­la vita quo­ti­dia­na per rida­re loro for­za e umanità.
Alla scrit­tu­ra di Bru­lot­te è sta­ta dedi­ca­ta un’importante mono­gra­fia – Gaë­tan Bru­lot­te: une nou­vel­le écri­tu­re, New York, Mel­len, 1992 – che ha vin­to il Pre­mio inter­na­zio­na­le di stu­di fran­co­fo­ni. La cri­ti­ca ha situa­to l’insieme del­la sua pra­ti­ca arti­sti­ca nel­la tra­di­zio­ne di Cechov, Kaf­ka, Bec­ket e Cal­vi­no, men­tre per la pro­du­zio­ne sag­gi­sti­ca ha evo­ca­to Jean-Pier­re Richard e Roland Bar­thes: come è sta­to det­to, “la sua scrit­tu­ra si appog­gia su un siste­ma rigo­ro­so che ricor­da l’apparato testua­le di Aquin, di Duchar­me, di Bor­ges e di Cal­vi­no (Réjean Beau­doin, Auto­por­trait d’un écri­vain dans le miroir in Fisher, Clau­di­ne, 1992.)
L’autore è ormai sal­da­men­te entra­to nel reper­to­rio dei nuo­vi scrit­to­ri del­la let­te­ra­tu­ra post­mo­der­na. Un pri­mo roman­zo è spes­so rive­la­to­re non sol­tan­to del­lo sti­le di uno scrit­to­re, ma anche del­le influen­ze intel­let­tua­li del­la sua epo­ca. In Dop­pia espo­si­zio­ne, Bru­lot­te copre la gam­ma del­le filo­so­fie let­te­ra­rie moder­ne, dal rea­li­smo al deco­stru­zio­ni­smo, e le sin­te­tiz­za in una nuo­va filo­so­fia post­mo­der­na, l’aptismo. […] Ci si accor­ge poco a poco che è un roman­zo a più livel­li che tra­sci­na tut­ti in un abis­so ver­ti­gi­no­so: lo scrit­to­re stes­so, il suo per­so­nag­gio prin­ci­pa­le, il per­so­nag­gio sul qua­le Block scri­ve, ma anche il let­to­re che final­men­te subi­sce anch’egli l’influenza del siste­ma lin­gui­sti­co. […] Sot­til­men­te, Dop­pia espo­si­zio­ne intro­du­ce un ele­men­to para­noi­co che fa in modo che il let­to­re si inter­ro­ghi sul­la pro­pria con­di­zio­ne uma­na e sui rap­por­ti di for­za che intrat­tie­ne con gli altri, con la Natu­ra e con se stesso.

L’autore, al suo esor­dio, si affer­ma come uno degli scrit­to­ri impor­tan­ti del­la sua gene­ra­zio­ne.’ Louis-Guiy Lumieux, Le Soleil

Quel che resta e che impor­ta è la padro­nan­za e la net­tez­za con cui Dop­pia espo­si­zio­ne svi­lup­pa il sog­get­to del­la mar­gi­na­li­tà, e l’interesse che il suo lavo­ro di ela­bo­ra­zio­ne for­ma­le rie­sce a man­te­ne­re pres­so il let­to­re.’ Loui­se Milot, Dic­tion­nai­re des oeu­vres lit­té-rai­res du Qué­bec VI, 1994, p.275

L’AUTORE. Nato in Qué­bec, Gaë­tan Bru­lot­te ha stu­dia­to Let­te­re moder­ne pres­so l’Università di Laval e, sot­to la dire­zio­ne di Roland Bar­thes, pres­so l’École des Hau­tes Études en Scien­ces Socia­les. Ha inse­gna­to let­te­ra­tu­ra in Cana­da e negli Sta­ti Uni­ti, dove è attual­men­te pro­fes­so­re pres­so la Uni­ver­si­ty of South Flo­ri­da. Divi­de il pro­prio tem­po tra la Fran­cia, il Cana­da e gli Sta­ti Uni­ti. È auto­re di roman­zi e rac­con­ti, auto­re tea­tra­le e sag­gi­sta. Tra­dot­to in diver­se lin­gue, è vin­ci­to­re di nume­ro­si pre­mi let­te­ra­ri e le sue ope­re figu­ra­no in anto­lo­gie e manua­li di let­te­ra­tu­ra. Mol­te di esse sono sta­te adat­ta­te per il cine­ma, la tele­vi­sio­ne e la radio. È inol­tre auto­re di Oeu­vres de chair. Figu­res du discours éroti­que, con­si­de­ra­to dal­la cri­ti­ca come il pri­mo stu­dio d’insieme sul­la let­te­ra­tu­ra ero­ti­ca, sino a quel momen­to ai mar­gi­ni del­la sto­ria e dell’ambito acca­de­mi­co, e ha codi­ret­to il vasto pro­get­to del­la Ency­clo­pe­dia of Ero­tic Lite­ra­tu­re, pub­bli­ca­to in due volu­mi nel 2006 da Routledge.

IL TRADUTTORE. Nata a Zuri­go (Sviz­ze­ra), Rahel Fran­ce­sca Gen­re ha stu­dia­to Sto­ria Moder­na e Con­tem­po­ra­nea pres­so la Facol­tà di Let­te­re dell’Università degli Stu­di di Roma “La Sapien­za”. Ha vis­su­to in Pie­mon­te, Sici­lia, Mont­pel­lier e Roma, dove attual­men­te vive e lavo­ra. È autri­ce di tra­du­zio­ni dal fran­ce­se e tede­sco, tra cui recen­te­men­te il roman­zo Tout sur nous di Sté­pha­ne Ribei­ro per Castel­vec­chi e Dans la Cité. Réfle­xions d’un croyant di André Gou­nel­le per l’Editrice Claudiana.

 

Per saper­ne di più su Dop­pia espo­si­zio­ne e Gaë­tan Bru­lot­te e cono­sce­re le date del­le pre­sen­ta­zio­ni: http://www.sirente.it/9788887847130/doppia-esposizione-gaetan-brulotte.html

COMUNICATO STAMPA | Edi­tri­ce il Siren­te | www.sirente.it | il@sirente.it
Uffi­cio stam­pa: Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li | chiaraetoile@hotmail.com | mob. +39 339 3806185

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l’Altrolibro 2008

l’Altrolibro 2008
per­cor­si di resi­sten­za e liberazione
a cura del­le libre­rie Jamm & Perditempo

5ª ras­se­gna del­la pic­co­la e media editoria
dal 28 apri­le al 1° maggio
Cro­ce di Luc­ca, p.tta Mira­glia — Napoli

pro­gram­ma

sono pre­sen­ti le case editrici:
415, AC edi­to­ria­le, A.C.R.A.T.I., Agen­zia X, Alet, Anne­xia, Arca­na, Archi­vio Pri­mo Moro­ni, Arki­viu T. Ser­ra, Ava­glia­no, Bec­co Gial­lo, Besa, Bevi­vi­no, Black Vel­vet, Cani­co­la, Car­go, Castel­vec­chi, Cher­si – L’Affranchi, Coco­ni­no press, Coli­brì, Colon­ne­se, Coni­glio, Coo­per, Costa & Nolan, Cox 18, Cro­no­pio, Cut up, Data­news, Deri­veAp­pro­di, Dra­go, Due­pun­ti:, E/O, Edi­tions du Dro­ma­dai­re, Editoria&Spettacolo, Edi­zio­ni BD, Edi­zio­ni Anar­chi­smo, Edi­zio­ni Lavo­ro, Edi­zio­ni Quin­lan, Edi­zio­ni Re Nudo, Edi­zio­ni Socra­tes, Effi­gie, EGA, Eleu­the­ra, Epo­ché, Ermi­ta­ge, Fah­ren­heit 451, Fan­dan­go, Fanuc­ci, Fbe Edi­zio­ni, Fer­nan­del, Fra­tel­li Fril­li, Gal­luc­ci, Gal­ze­ra­no, Gorée, Gra­tis, Gri­fo, Grrr­ze­tic, Igna­zio Maria Gal­li­no, Il Prin­ci­pe Costan­te, Il Siren­te, Ima­gae­na­ria, Imma­gi­na­po­li, Instar Libri, Iper­bo­rea, Isbn Edi­zio­ni, Jaca Book, Jamm, Jou­ven­ce, Kaos, Kap­pa Vu, L’Ancora del Medi­ter­ra­neo, La Fiac­co­la, La Nuo­va Fron­tie­ra, Lecon­te, Le Nubi, Lin­dau, Mag­ma­ta, Mala­tem­po­ra, Mani­fe­sto­li­bri, Man­ni, Mar­cos y Mar­cos, Mar­lin, Mc edi­tri­ce, Meri­dia­no Zero, Meso­gea, Mime­sis, Nau­ti­lus, NMM, NN, No Reply, Non luo­ghi, Obar­raO, Odra­dek, Ombre cor­te, Orec­chio acer­bo, Per­di­sa, Pon­Sin­Mor, Por­fi­do, Pro­fon­do Ros­so, Pro­spet­ti­va edi­tri­ce, Pun­to Ros­so, Quod­li­bet, Raro­vi­deo — Miner­va Pic­tu­res, Robin — Biblio­te­ca del Vascel­lo, Sacro­san­to­pia­ce­re, San­ka­ra, Sen­si­bi­li alle foglie, Sha­ke, SE, Sicilia.L, Sos­sel­la, Sugar­co, Ter­re di mez­zo, Vene­rea, Via del ven­to, Voland, Zona.

lune­dì 28 aprile

ore 18.30
Incon­tro con l’autore
L’acrostico più lun­go del mondo
di Vin­cen­zo Maz­zi­tel­li — Meri­dia­no zero

Una sfi­da con se stes­si, pri­ma di tut­to. L’impresa epi­ca di un uomo che nar­ra la sua disce­sa all’inferno. Una sfi­da degna dei piu’ ardi­ti gio­co­lie­ri del­la paro­la. E che si misu­ra diret­ta­men­te con la Divi­na Com­me­dia, infat­ti ripro­du­ce in acro­sti­co il pri­mo can­to dell’Inferno:
Non avea piu’ del Cri­sto mor­to etade/ E del­la mia cit­ta’ si’ perigliosa/Languidamente baz­zi­ca­vo strade/ Mala­to di libi­do e ogn’altra cosa/ Ero per la tri­bu’ gia’ trop­po anziano/ Zin­ga­ro vec­chio dall’ardita prosa/ Zoti­co spes­so e tru­ci­do villano/ Ormai poe­ta di poe­sia distorta/ Dro­ga­ta da un cat­ti­vo cortigiano/ E cie­ca e oscu­ra e crip­ti­ca e contorta…

 

 
 
ore 20.00

 

 

 

 

 

 

Incon­tro con l’autore

 

 

 
Manua­le dell’arte bimba

 

 

 

 
di Filip­po Scoz­za­ri — Coni­glio Editore

 

 

 
In Manua­le dell’arte Bim­ba (il fumet­to) Scoz­za­ri riper­cor­re gli anni del­la sua infan­zia, tene­ro e stu­pe­fat­to esplo­ra­to­re del­la Bolo­gna e dell’Italia negli anni 50 e 60. In un’ideale “Pri­ma Pun­ta­ta”, che ter­mi­na esat­ta­men­te dove ini­zia­va il for­tu­na­to Pri­ma paga­re, poi ricor­da­re Scoz­za­ri inda­ga, sbra­na e resu­sci­ta i pun­ti noda­li del­la pro­pria edu­ca­zio­ne: la scuo­la, la fami­glia, la pas­sio­ne per il dise­gno, l’amore lan­ci­nan­te per i fumet­ti, ma anche gli inter­ro­ga­ti­vi fero­ci di un Bim­bo che, in eter­no duel­lo col Bab­bo Man­na­ro, avver­te in se’ i pri­mi pun­go­li di quel­la fol­lia crea­ti­va che, zap­pa­ta a scon­fit­te e con­ci­ma­ta a sco­per­te, lo tra­sfor­me­ra’ in uno degli auto­ri sim­bo­lo dell’ultimo scor­cio del ‘900.

 

 

 
Pri­ma paga­re, poi ricordare

 

 

 
di Filip­po Scoz­za­ri — Coni­glio Editore

 

 

 
Il rac­con­to, vis­su­to in pri­ma per­so­na da uno dei suoi sto­ri­ci pro­ta­go­ni­sti, del­la gran­de sta­gio­ne che ha dato vita al nuo­vo fumet­to ita­lia­no, alla nuo­va sati­ra poli­ti­ca, alla par­te miglio­re del­la crea­ti­vi­ta’ degli anni ‘70, a rivi­ste sto­ri­che e fon­da­men­ta­li come Can­ni­ba­le, Fri­gi­dai­re, Il Male. Un grup­po di corag­gio­si, stu­pi­di e inde­cen­ti geni del­la comu­ni­ca­zio­ne rifon­da­no “il gusto e l’immaginario di una nazio­ne abi­tua­ta ad agi­tar­si nei salot­ti e sul­le ter­ze pagi­ne solo per put­ta­na­te del­la galas­sia centrale”.

 

 

 
l’Altrolibro 2008

mar­te­dì 29 aprile
 

 

 
 

 
 
ore 19.00

 

 

 

 

 

 

Pre­sen­ta­zio­ne collettiva

 

 

 
Fugi­ti­ve days — memo­rie dai Wea­ther Underground

 

 

 

 
di Bill Ayers — Cox 18 books

 

 

 
Aspet­ta un atti­mo. Que­sto non puo’ acca­de­re ades­so. Aspet­ta. La mic­cia e’ gia’ acce­sa, pic­co­le scin­til­le bril­la­no in una dan­za dispe­ra­ta e mor­ta­le. Le lan­cet­te metal­li­che del gros­so oro­lo­gio avan­za­no ine­so­ra­bil­men­te, men­tre il mon­do gira velo­ce e fuo­ri con­trol­lo. La mia stes­sa vita sta per esplodere.

Nel 1970, dopo le mobi­li­ta­zio­ni con­tro la guer­ra del Viet­nam e i riot urba­ni, i Wea­ther­men scel­go­no la clan­de­sti­ni­ta’, e dichia­ra­no guer­ra agli Sta­ti Uni­ti. Si chia­me­ran­no Wea­ther Under­ground, da una can­zo­ne di Bob Dylan. I ricor­di di Bill Ayers ripor­ta­no que­gli even­ti a una memo­ria col­let­ti­va, fon­da­men­ta­le per rico­no­sce­re l’esistenza di sto­rie, di uomi­ni che vec­chie e nuo­ve pra­ti­che disci­pli­na­ri vor­reb­be­ro azzerare.

 

 
 
Con il san­gue agli occhi

 

 

 

 

 

 

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Let­te­re e scrit­ti dal carcere

 

 

 
di Geor­ge L. Jack­son — Agen­zia X

Pre­fa­zio­ne di Emi­lio Quadrelli

Bio­gra­fia illu­stra­ta di Paper Resi­stan­ce e u_net

 

 

 

 
“La car­ce­ra­zio­ne e’ per prin­ci­pio un aspet­to del­la lot­ta di clas­se. E’ sta­ta crea­ta da una socie­ta’ chiu­sa per ten­ta­re di iso­la­re gli indi­vi­dui che non rispet­ta­no le rego­le di un siste­ma ipo­cri­ta e quel­li che lan­cia­no una sfi­da a livel­lo di mas­sa con­tro que­sto sistema”.

Con il san­gue agli occhi rac­co­glie le let­te­re e i sag­gi di teo­ria poli­ti­ca che l’autore scris­se dopo la mor­te del fra­tel­lo Jona­than, ucci­so men­tre ten­ta­va di libe­ra­re tre dete­nu­ti. Geor­ge L. Jack­son fece usci­re clan­de­sti­na­men­te dal peni­ten­zia­rio di San Quen­tin que­sto mano­scrit­to pochi gior­ni pri­ma di esse­re assas­si­na­to dai secon­di­ni, il 21 ago­sto 1971.

 

 

 
l’Altrolibro 2008

mer­co­le­dì 30 aprile
 

 

 
ore 18.00
 

 
 
 

 

 

 

 

 

incon­tro con l’autore

Don­ne nel­la guerriglia.
 

 
 
 

 

 

 

 

 

Vita e lot­te di Bar­ba­ra Kistler e Andrea Wolf

a cura di Mau­ri­zio Ferrari
 

 

 

 

 

 

 
Bar­ba­ra Kistler e Andrea Wolf, due com­pa­gne che han­no par­te­ci­pa­to ai movi­men­ti anta­go­ni­sti dei loro pae­si. La loro non fu una scel­ta che si spen­se o si rias­sor­bi’ local­men­te, con­ti­nuo’ fuo­ri dai loro pae­si e ter­mi­no’ in Kur­di­stan. Lot­ta­re e pen­sa­re loca­le e’ anche agi­re glo­ba­le, seguen­do la ’filie­ra repres­si­va’, entram­be, con per­cor­si auto­no­mi, sono anda­te a com­bat­te­re nel­la par­te tur­ca del Kur­di­stan a fian­co del­le popo­la­zio­ni che subi­sco­no ovun­que sfrut­ta­men­to e oppressione.

ore 19.30
 

 
 
 

 

 

 

 

 

ascol­to collettivo

Il dia­rio di Salam Pax
 

 

 
di Anna Maria Gior­da­no / Audiodoc
 

 

 

 

 

 

 
Salam Pax e’ lo pseu­do­ni­mo di un gio­va­ne archi­tet­to di Bagh­dad che ha offer­to il reso­con­to di guer­ra piu’ fre­sco e sti­mo­lan­te usci­to dal­le por­te del pae­se. Il suo diver­ti­men­to vir­tua­le da un appar­ta­men­to di peri­fe­ria e’ diven­ta­to il web dia­ry di guer­ra piu’ let­to del mon­do. Le sue ´Pax news´, come chia­ma i suoi post, sono secon­do la BBC un vero anti­do­to alla ver­sio­ne tele­vi­si­va del­la guer­ra. Repor­ter embed­ded sui gene­ris, cor­re tut­ti i suoi rischi, soprav­vi­ve alla cen­su­ra, affi­na il suo talen­to di nar­ra­to­re e diven­ta una voce dall´Iraq, for­te e chia­ra, tut­ta da ascoltare.

ore 19.30
 

 
 
 

 

 

 

 

 

incon­tro con l’autore

Cani sciol­ti
 

 

 
di Dome­ni­co Mungo
Boo­ga­loo Publishing
 

 

 

 

 

 

 
I rac­con­ti di que­sto libro li ho ruba­ti: alla mia vita, rac­con­tan­do quel­lo che ho fat­to e visto con le mie mani…I rac­con­ti di que­sto libro li ho ruba­ti alla memo­ria di altri, che me li han­no rac­con­ta­ti… ed io li ho appun­ta­ti nel­la mia testa per non far­li usci­re mai piu’ dai miei ricordi.

I rac­con­ti di que­sto libro li ho ruba­ti nei vago­ni di tre­ni dispe­ra­ti, negli abi­ta­co­li di mac­chi­na­te cie­che che sfrec­cia­no sugli asfal­ti bagna­ti, li ho ere­di­ta­ti dai rac­con­ti di vec­chi ai gio­va­ni, dagli arti­co­li di gior­na­le, dal­la mia imma­gi­na­zio­ne obliqua.

 

 

 
all’incontro par­te­ci­pa la reda­zio­ne di Napo­li Moni­tor che pre­sen­ta il nume­ro: ‘Fino all’ultimo sta­dio: dove sono gli ultras’

 

 

 
l’Altrolibro 2008

gio­ve­dì 1 maggio
 

 

 
ore 18.30
 

 
 
 

 

 

 

 

 

incon­tro con l’autore

Los Ami­gos de Ludd. Bol­let­ti­no d’informazione anti-industriale
 

 

 
A.c.r.a.t.i
 

 

 

 

 

 

 
Gli auto­ri inten­do­no sten­de­re un salu­ta­re discre­di­to nei con­fron­ti del­la socie­ta’ indu­stria­le. Una vol­ta iden­ti­fi­ca­ta l’industria come il domi­nio tec­ni­fi­ca­to del capi­ta­le per i fini del capi­ta­le, la cri­ti­ca del capi­ta­li­smo e la cri­ti­ca dell’industria diven­ta­no sino­ni­mi giac­che’ l’industria non e’ sem­pli­ce­men­te un mez­zo, ben­si’ il mez­zo ogget­ti­vo del capi­ta­le con il qua­le esso giun­ge ad inten­si­fi­ca­re la produzione.

Los Ami­gos de Ludd riper­cor­ro­no i pas­sag­gi del­la resi­sten­za, pas­sa­ta e attua­le, all’imposizione del mac­chi­ni­smo e dell’industria (sabo­tag­gi, scio­pe­ri, rivol­te) facen­do rie­mer­ge­re i modi di vita e di pro­du­zio­ne pre-indu­stria­li, non per invi­ta­re ad un impro­po­ni­bi­le ritor­no al pas­sa­to ma per soste­ne­re la neces­si­ta’ del­la riap­pro­pria­zio­ne di quel saper fare del qua­le sia­mo sta­ti spos­ses­sa­ti. Attra­ver­so le loro ana­li­si, gli stu­di sto­ri­ci, la pro­po­si­zio­ne di altri con­tri­bu­ti e le recen­sio­ni cri­ti­ca­no sen­za sosta l’industrialismo e tut­te le illu­sio­ni pro­gres­si­ste, cer­can­do con­tem­po­ra­nea­men­te i mez­zi pra­ti­ci per libe­rar­si del­la gigan­te­sca rete di biso­gni fit­ti­zi che l’industria ha generato.

ore 20.00
 

 
 
 

 

 

 

 

 

ascol­to collettivo

Il pas­sag­gio del­la linea.
 

 
 
 

 

 

 

 

 

Viag­gio nei tre­ni dell’Italia notturna

di e con Mar­cel­lo Ansel­mo / Audiodoc
 

 

 

 

 

 

 
I pro­ta­go­ni­sti del viag­gio nar­ra­no del­la vita, del lavo­ro, dei desi­de­ri e dei vizi di un moder­no popo­lo degli abis­si segna­to da un’esistenza com­ples­sa e vor­ti­co­sa. All´ormai sta­bi­le pre­ca­ria­to lavo­ra­ti­vo infat­ti, si sovrap­po­ne oggi un pre­ca­ria­to esi­sten­zia­le acui­to dal pen­do­la­ri­smo set­ti­ma­na­le o men­si­le tra il Nord e il Sud dell’Italia. Il viag­gio dei migran­ti moder­ni con­ti­nua ad esse­re fati­co­so e len­to negli Espres­so Not­te che attra­ver­sa­no la peni­so­la ita­lia­na diste­si in un lun­go viag­gio notturno.

Le sto­rie dell´Italia not­tur­na sono rac­con­ti di lavo­ro nero, lavo­ro edi­li­zio, micro­cri­mi­na­li­ta’ spon­ta­nea, di car­ce­re, di ingiu­sti­zie vere e pre­sun­te, ma sono anche i semi di una guer­ra tra pove­ri e migran­ti. Sono inol­tre le con­trad­di­zio­ni del pae­se rac­con­ta­te in una lin­gua inten­sa, mar­ca­ta da infles­sio­ni, caden­ze e dia­let­ti che for­ma­no la sono­ri­ta’ del viag­gio. Ai dia­let­ti dei con­ta­di­ni di qual­che decen­nio fa segui­to un ita­lia­no stor­pia­to tan­to dal­la lin­gua del­la tele­vi­sio­ne quan­to dal­le secre­zio­ni dialettali.

 

 

 
l’Altrolibro 2008

gio­ve­dì 1 maggio
 

 

 
a seguire
 

 

 
Lavora-produci-consuma-crepa
 
Con­cer­to di poe­sia per voce sola di e con Vozla
 
su testi di g.corso c.bukowski p.ciampi h.m.enzensberger
 
ingan­na­te mol­ti­tu­di­ni in vaste cospi­ra­zio­ni [da g.corso]

-con­sa­pe­vo­lez­za coscien­za cri­ti­ca lavo­ro liberta’-diritti inconfutabili„ed e’ un dirit­to poter ave­re la pos­si­bi­li­ta’ di ger­mi­nar­li. le dispe­ran­ti pre­oc­cu­pa­zio­ni mes­se in atto dall esi­gen­za di soprav­vi­ve­re nell oggi quo­ti­dia­no, fan­no ombra sul­la pos­si­bi­li­ta’ di acqui­si­re cono­scen­za- coscien­za „ ci si ridu­ce ad auto­mi in cer­ca del mez­zo che pos­sa garan­ti­re una -si pure- pre­ca­ria mani­fe­sta­zio­ne dell istin­to con­ser­va­ti­vo. si e’ den­ta­tu­ra d ingra­nag­gio nel siste­ma -vigen­te sul pia­ne­ta ter­ra- che can­ta stri­du­lo „pro­du­ci con­su­ma crepa„produci con­su­ma cre­pa„ attua­to da orga­ni di pote­re che tra loro tra­ma­no cospi­ra­zio­ni ad allar­ga­re la rete del­le ingan­na­te moltitudini.

.liv­ka vozla.

sia­mo gli uomi­ni vuo­ti sia­mo gli uomo­ni impa­glia­ti che appog­gia­no la testa l un l altro pie­na di paglia .ahim­me’. — t.eliot dal­la .ter­ra desolata.

in chiusura…dalle ore 23.00 in poi…
l’Altrobicchiere: inter­pre­ta­zio­ni musi­ca­li e alcoliche
dei temi svi­lup­pa­ti nel­la rassegna
»>Per­di­tem­po — via S. Pie­tro a Maiel­la, 8

per info e contatti:
Asso­cia­zio­ne l’Altrolibro
altrolibro.napoli@virgilio.it
PERDITEMPO – Libri vini e vinili
via S. Pie­tro a Maiel­la, 8 — Napoli
tel. 081.444958 _ info@perditempo.org
JAMM – Libri per viaggiare
Via S. Gio­van­ni Mag­gio­re a Pigna­tel­li, 32 — Napoli
tel. 081.5526399 _ jammnapoli@libero.it

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Colletta per gli agenti imputati

invia­to da apol­li­nai­re il 11 mar­zo 2008 alle 19:19

vor­rei acqui­sta­re 44 copie del libro di Pier­re Clé­men­ti da rega­la­re a ogni impu­ta­to, impa­re­ran­no sicu­ra­men­te qual­co­sa… Pub­bli­ca­to per la pri­ma vol­ta nel 1973 e appar­so nuo­va­men­te nel 2007 pres­so le edi­zio­ni il Siren­te, il libro di Pier­re Clé­men­ti riper­cor­re attra­ver­so rifles­sio­ni e flash nar­ra­ti­vi l’esperienza car­ce­ra­ria dell’attore e regi­sta: l’arresto, l’arrivo nel car­ce­re di Rebib­bia e poi in quel­lo di Regi­na Coe­li, l’incontro con l’umanità repres­sa e dimen­ti­ca­ta, la cru­da real­tà del­le rivol­te e del­le rap­pre­sa­glie, l’annullamento spi­ri­tua­le ancor pri­ma che fisi­co, l’ipocrisia del ceto diri­gen­te ita­lia­no, il pro­ces­so fino all’assoluzione defi­ni­ti­va che suo­ne­rà para­dos­sal­men­te come una con­dan­na. «O ti ven­di e ti svuo­ti mol­to rapi­da­men­te, o resti ai mar­gi­ni e ti bat­ti per le tue idee». Il suo libro è una testi­mo­nian­za con­tro il codi­ce pena­le ita­lia­no risa­len­te al fasci­smo, con­tro il regi­me car­ce­ra­rio e la socie­tà repres­si­va, per­ché nel­le cel­le ci sia più luce e umanità.

http://genova.repubblica.it/dettaglio-inviato?idarticolo=repgenova_1432712&idmessaggio=254647

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Touring Italy con ‘Il diavolo’ e un violino

da Les Pages Noi­res News 

Devil’s Tour @ Napoli

Naw­roc­ki ha defi­ni­to ‘his most ama­zing tour — ever!’ la sua recen­te esi­bi­zio­ne per 9 spet­ta­co­li in 11 gior­ni e 6 cit­tà in tut­ta Ita­lia per pro­muo­ve­re la nuo­va tra­du­zio­ne ita­lia­na del suo libro: ‘L’Anarchico e il Dia­vo­lo fan­no cabaret’.

L’incredibile ospi­ta­li­tà a Roma dell’editore, il Siren­te, e tut­ti i loro ami­ci, fami­lia­ri e col­la­bo­ra­to­ri, che gli han­no riser­va­to il miglior cibo, il vino, il soste­gno e un’amicizia inimmaginabile.

Naw­roc­ki, accom­pa­gna­to da se stes­so e il suo vio­li­no loo­pa­to, ha ese­gui­to estrat­ti dal libro con l’apprezzamento di nuo­vi let­to­ri da tut­ta Ita­lia. Un bre­ve film docu­men­ta­rio sul tour sarà pub­bli­ca­to al più pre­sto. Le foto del tour:
http://www.sirente.it/9788887847116/index.html

Tour highlights: la magni­fi­ca cit­tà uni­ver­si­ta­ria de L’Aquila in cima a un’altipiano, dove Naw­roc­ki suo­na con una tri­pla fisar­mo­ni­ca da vec­chi tem­pi, insie­me a un grup­po di musi­ca fol­klo­ri­sti­ca; una gra­zio­sa acco­glien­za pres­so il cen­tro anar­chi­co ‘Camil­lo Di Sciul­lo’ di Chie­ti; Roma, il suo debut­to nel­la libre­ria radi­cal chic ‘Bibli’; ha inau­gu­ra­to il nuo­vo Info Shop anar­chi­co di Mode­na, suo­nan­do in un com­pres­so e fred­dis­si­mo loca­le; ‘Modo Info Shop’ a Bolo­gna; il lan­cio uffi­cia­le alla pre­sti­gio­sa Fie­ra del Libro di Roma e il colos­sa­le ‘Palaz­zo dei Con­gres­si’; un’improvvisazione dal vivo con la cele­bra­ta ‘noi­se band’ Obso­le­scen­za Pro­gram­ma­ta, nel­la hip­py libreria/bar/negozio ‘Per­di­tem­po’ di Napoli.

Naw­roc­ki sta attual­men­te lavo­ran­do a un libro ispi­ra­to alla sua gran­de avven­tu­ra ita­lia­na: ‘Caz­za­ro­la!’ — L’Italia di ieri e di oggi, i Rom e Roma.

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Norman Nawrocki presenta “L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret”

Nor­man Naw­roc­ki alla ter­za sera­ta del suo Devil’s Tour in Ita­lia, è il 30 Novem­bre 2007. Qui tro­va­te una bre­ve descri­zio­ne dei con­te­nu­ti del suo libro L’Anarchico e il Dia­vo­lo fan­no caba­ret, gra­zie alla pre­zio­sa col­la­bo­ra­zio­ne di Maria Anto­niet­ta Fon­ta­na. Le ripre­se sono di Mar­co Pelo­sio, Ele­men­ts Stu­dio di Roma. Lun­ga vita allo Zio Harry.

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Lo leggerai in un giorno e poi tornerai a comprare copie per tutti i tuoi amici

(da Baheyya: Art Com­men­ta­ry Media)

Lo leg­ge­rai in un gior­no e poi tor­ne­rai a com­pra­re copie per tut­ti i tuoi ami­ci”, ha det­to il libra­io a pro­po­si­to di Taxi di Kha­led al-Kha­mi­sy. Ha ragio­ne su una cosa: è impos­si­bi­le lasciar­lo un atti­mo (ma i miei ami­ci dovran­no acqui­sta­re le loro copie da soli). Si trat­ta di una sem­pli­ce, ma pro­fon­da idea gra­zio­sa­men­te com­po­sta arti­fi­cio­sa­men­te mes­sa in atto. In un pri­mo momen­to, non mi con­vin­ce­va il poten­zia­le di cli­ché, che la rac­col­ta di sto­rie di tas­si­sti del Cai­ro avreb­be con­den­sa­to. L’idea è genia­le, il pro­dot­to potreb­be esse­re disa­stro­so. Mi aspet­ta­vo pagi­ne pater­na­li­sti­che, un tri­to e ritri­to di “ana­li­si”, o pre­di­che di mora­le, o una super­fi­cia­le espo­si­zio­ne il cui uni­co sco­po è quel­lo di mostra­re la bril­lan­tez­za dell‘autore. Ma dal­le pri­me pagi­ne, lo sce­neg­gia­to­re, scrit­to­re e scien­zia­to poli­ti­co Kha­led al-Kha­mi­sy ren­de per­fet­ta­men­te chia­ro che è un otti­mo ascol­ta­to­re e un fede­le tra­scrit­to­re, con un fine orec­chio per la comi­ci­tà, e un orec­chio acu­to per le sto­rie tra­gi­che dei taxi Dri­ver. In altre paro­le, l’autore for­tu­na­ta­men­te ci fa il favo­re di trat­te­ne­re la sua sen­ten­za e si astie­ne da con­fe­ren­ze, ci tra­smet­te le con­ver­sa­zio­ni sen­za giu­di­zi, ric­che di humour, pathos, e sor­pren­den­te intuizione.

Il libro inclu­de le con­ver­sa­zio­ni con gli auti­sti dall’aprile 2005 al mar­zo 2006, anno in cui l’autore si basa­va qua­si esclu­si­va­men­te sui taxi per muo­ver­si in giro per la cit­tà. Que­sto lo ha espo­sto allo sce­na­rio uma­no incre­di­bil­men­te varie­ga­to che costi­tui­sce i tas­si­sti del­la capi­ta­le. Chiun­que usi i taxi e pre­sta la mini­ma atten­zio­ne sa che non esi­ste più un pro­to­ti­po di taxi dri­ver (se mai c’è sta­to). L’elevato tas­so di disoc­cu­pa­zio­ne e sot­toc­cu­pa­zio­ne, l’aumento del costo del­la vita, e la leg­ge del 1990 che con­sen­te ad un vei­co­lo di qual­sia­si anno di esse­re tra­sfor­ma­to in un taxi han­no cospi­ra­to facen­do aumen­ta­re dram­ma­ti­ca­men­te il nume­ro e la diver­si­tà dei taxi e dei loro auti­sti (80000 taxi con­si­de­ran­do solo il Cai­ro, sen­za la sua peri­fe­ria, dice al-Kha­mi­sy). I tas­si­sti ora sono i col­let­ti bian­chi dei dipen­den­ti sta­ta­li, i pro­fes­sio­ni­sti dai col­let­ti blu-nero, e gli  stu­den­ti uni­ver­si­ta­ri. Sono di varie fasce di età, da un con­du­cen­te che ha appe­na otte­nu­to la paten­te a uno che gui­da dal 1940. Una buo­na por­zio­ne di tas­si­sti  han­no svol­to stu­di uni­ver­si­ta­ri, e tut­ti han­no sto­rie da raccontare.

Dopo una bre­ve e agi­le intro­du­zio­ne, al-Kha­mi­sy pro­ce­de a rac­con­ta­re 58 incon­tri con i tas­si­sti di tut­ti i ceti socia­li (com­pre­sa una dispu­ta fin trop­po cre­di­bi­le tra un taxi dri­ver e la figlia dell’autore di 14 anni che pren­de­va il taxi da sola per la pri­ma vol­ta). Le sto­rie sono testua­li, atmo­sfe­ri­che, e mol­to diver­se, van­no dal­le descri­zio­ni del­le aspre lot­te per otte­ne­re un qual­che sol­do gui­dan­do un taxi in con­di­zio­ni estre­ma­men­te nega­ti­ve, fino ai sug­ge­sti­vi ricor­di e alle sto­rie per­so­na­li dei tas­si­sti (par­ti­co­lar­men­te toc­can­te è il film “buff” che per 20 anni non era riu­sci­to ad entra­re in una sala cine­ma­to­gra­fi­ca), alla cri­ti­ca socia­le e alle ana­li­si (spe­cial­men­te inte­res­san­ti  sono i tas­si­sti che cri­ti­ca­no la fun­zio­ne degli spot tele­vi­si­vi, e il con­du­cen­te che fa una pene­tran­te ana­li­si del­la dimi­nu­zio­ne del­le pro­te­ste in Egit­to dal 1977) , Alle spe­ran­ze e alle aspi­ra­zio­ni dei tas­si­sti (il tas­si­sta che sogna ad occhi aper­ti un viag­gio intor­no al con­ti­nen­te africano).

Una del­le più note­vo­li, diver­ten­ti e pene­tran­ti serie di sto­rie sono quel­le dedi­ca­te alla poli­ti­ca, in par­ti­co­la­re quel­le con­ver­sa­zio­ni che si occu­pa­no di Hosni Muba­rak, e del­le sue ele­zio­ni pre­si­den­zia­li. E qui va il gran­de cre­di­to a ‘al-Kha­mi­sy che tra­scri­ve fedel­men­te sia quel­le opi­nio­ni a favo­re sia quel­le con­tro il peren­ne pre­si­den­te, e così facen­do indi­ca un pun­to sot­ti­le: è sba­glia­to gene­ra­liz­za­re l’opinione pub­bli­ca egi­zia­na rifa­cen­do­si a poche deci­ne di esem­pi, o trat­tan­do i tas­si­sti come “auten­ti­che” voci di “stra­da”. Per for­tu­na, que­sto tipo di esi­sten­zia­li­smo e fin­to-popu­li­smo è com­ple­ta­men­te assen­te dal libro. Per qua­lia­si cor­ri­spon­den­te e “ana­li­sta” este­ro  che ritie­ne che il “pol­so del­la stra­da egi­zia­na” si per­ce­pi­sca attra­ver­so il sem­pli­ce scam­bio di poche paro­le con un tas­si­sta, Il libro di al-Kha­mi­sy è un poten­te rim­pro­ve­ro. Infat­ti, una del­le sue gran­di vir­tù è di sal­va­re i pare­ri dei taxi-dri­ver da ana­li­si pro­fon­de e sal­va­re gli stes­si taxi-dri­ver dall’onere di rap­pre­sen­ta­re alcu­ne scon­tan­te, con­for­tan­ti, ma ine­si­sten­ti defi­ni­zio­ni di “uomo qualunque”.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Le peripezie di un passeggero in un taxi cairota

ISBN 9788887847147 © il Sirente

di Soheir Fah­mi (da Al-Ahram Heb­do)

Attra­ver­so una serie di con­ver­sa­zio­ni con i tas­si­sti del Cai­ro, Kha­led el Kha­mi­si ci immer­ge in un mon­do nel qua­le è pos­si­bi­le toc­ca­re con mano le pre­oc­cu­pa­zio­ni del­la gen­te sem­pli­ce, la loro sag­gez­za, il loro humor e il loro sguar­do sul mon­do del­la poli­ti­ca. Un testo che la dice lun­ga sul­lo sta­to del­la socie­tà egi­zia­na e del mon­do che la circonda.

I taxi del mon­do sono tut­ti diver­si. I tas­si­sti del mon­do sono tut­ti diver­si. Essi rap­pre­sen­ta­no indub­bia­men­te il luo­go dove si svol­go­no i loro via vai con­ti­nui. Esse­re un tas­si­sta in una metro­po­li come il Cai­ro è una pro­fes­sio­ne uni­ca. Irri­tan­te ed entu­sia­sman­te allo stes­so tem­po. All’interno di que­ste vet­tu­re, spes­so in cat­ti­ve con­di­zio­ni a cau­sa degli infi­ni­ti ingor­ghi e del­le inter­mi­na­bi­li atte­se, ini­zia la con­ver­sa­zio­ne tra il tas­si­sta e il suo clien­te. Con­ver­sa­zio­ne, che può toc­ca­re tut­ti gli aspet­ti del­la vita, ma che spes­so ruo­ta attor­no alla poli­ti­ca e alle que­stio­ni socia­li che vive l’Egitto. Kha­led el Kha­mi­si, con sobrie­tà e mode­ra­zio­ne, ma anche con umo­ri­smo, va a cac­cia del mon­do inte­rio­re e del pen­sie­ro di que­sti uomi­ni, che sono i por­ta­vo­ce di un signi­fi­ca­ti­vo stra­to di egi­zia­ni. A pic­co­li toc­chi costrui­sce un qua­dro sfu­ma­to di que­sti uomi­ni che subi­sco­no l’inquinamento e il caos del­la stra­da egi­zia­na. Par­la­re di ciò che li pre­oc­cu­pa gli da modo di tra­scen­de­re un quo­ti­dia­no che li vio­len­ta. Il dilu­vio di paro­le che emet­to­no è spon­ta­neo e disor­di­na­to. Tut­ta­via, sug­ge­ri­sce una sapien­za di vita e uno sguar­do ori­gi­na­le sul­la real­tà. Kha­led el Kha­mi­si si met­te all’ascolto di que­sti emar­gi­na­ti dal­la vita poli­ti­ca, che in modo sem­pli­ce e in poche fra­si sve­la­no le pre­oc­cu­pa­zio­ni di tut­ti i gior­ni. Si pon­go­no doman­de, ma per la mag­gior par­te dichia­ra­no ave­re del­le posi­zio­ni fer­me. Con­tro o per Muba­rak con­tro gli Sta­ti Uni­ti e dal­la par­te dei pale­sti­ne­si e degli ira­che­ni, con­tro la cor­ru­zio­ne e a favo­re dei non abbien­ti di cui fan­no par­te, con­tro il pote­re e la poli­zia, con­tro i pro­prie­ta­ri di auto e dal­la par­te degli altri taxi Dri­ver e del­le par­ti­te di cal­cio. Sot­to la pen­na di Kha­mi­si, fini­sco­no per rea­liz­za­re un affre­sco in cui, come in un puzz­le, i vari pez­zi sono sta­ti mes­si al loro posto. Cio­no­no­stan­te, il clien­te, in que­sto caso, Kha­led Kha­mi­si, non è un sem­pli­ce pas­seg­ge­ro imper­so­na­le e imper­tur­ba­bi­le. Attra­ver­so vari quar­tie­ri del Cai­ro, come tut­ti i pas­seg­ge­ri in un taxi Cai­ro­ta, tes­se un cer­to lega­me con l’autista. Lega­me, che for­se ha l’obiettivo di supe­ra­re un sof­fo­can­te “qui e ora”, con­tro il qua­le sono indi­fe­si. Una sag­gez­za che gli egi­zia­ni, attra­ver­so le loro lun­ghe peri­pe­zie con le auto­ri­tà han­no impa­ra­to a conoscere.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Taxi: A pieni fari sull’Egitto di oggi

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Dora Abdel­ra­zik (da L’équipe d’Alif, 25/02/2007)

Taxi, l’ultimo libro di Kha­led Al Kha­mis­si, vi accom­pa­gna nell’Egitto di oggi. Attac­ca­te le cinture. 

Lascia­te­vi tra­spor­ta­re a bor­do del taxi di Kha­led el Kha­mis­si. 58 viag­gi attra­ver­so i qua­li il nar­ra­to­re, e il con­du­cen­te del taxi (un tas­si­sta diver­so per ogni viag­gio), vi rac­con­te­ran­no l’Egitto di oggi.
All’orogine di que­sto lavo­ro sul­le con­ver­sa­zio­ni tra l’autore e i tas­si­sti dall’aprile 2005 al mar­zo 2006, ci sono degli aned­do­ti che testi­mo­nia­no e riflet­to­no la socie­tà egi­zia­na. Appe­na un mese dopo la sua pub­bli­ca­zio­ne, è diven­ta­to un Best Sel­ler e il libro è già alla sua ter­za edi­zio­ne. L’autore si augu­ra che Taxi sia pre­sto tra­dot­to in ingle­se e maga­ri più avan­ti in francese.

Dedi­ca­to alla “vita” come le pagi­ne, i viag­gi si sus­se­guo­no e sono tut­ti diver­si. Essi sono pie­ni di dol­cez­za, di dolo­re, di sogni e del­le pau­re del popo­lo egi­zia­no. Man mano che que­sto mez­zo di loco­mo­zio­ne, così inti­mo e così pub­bli­co, avan­za si sve­la­no i segre­ti. Que­sto libro dedi­ca­to “Alla vita che abi­ta nel­le paro­le del­la pove­ra gen­te” è innan­zi­tut­to un’opera let­te­ra­ria che vuo­le esse­re umana.
L’essere uma­no è la base di que­sto libro, con paro­le sem­pli­ci, chia­re, “l’uomo del­la stra­da” espri­me i suoi timo­ri, dub­bi, pare­ri e cri­ti­che sul pia­no poli­ti­co, eco­no­mi­co e socia­le, dell’Egitto, ma anche del mon­do arabo.
L’autore Kha­led Al Kha­mis­si, un uomo dai diver­si talen­ti, gior­na­li­sta, regi­sta, pro­dut­to­re e scrit­to­re, dall’infanzia appas­sio­na­to del mon­do del­le parole.

Figlio del famo­so scrit­to­re Abdel Rah­man Al Kha­mis­si, ha volu­to espri­me­re attra­ver­so il ‘popo­lo’ le cose più sem­pli­ci. Natu­ral­men­te e spon­ta­nea­men­te, attra­ver­so que­ste per­so­ne che, come voi e me, pen­sa­no, riflet­to­no, ma che in fon­do al loro cuo­re  chie­do­no solo un orec­chio atten­to che li ascolti.

Per l’amante di una pro­sti­tu­ta que­sto orec­chio è quel­lo di Kha­led al qua­le il tas­si­sta si con­fi­da e si con­fes­sa facil­men­te per­ché, alla fine, non rive­drà mai più il suo  clien­te, e può quin­di lasciar­si anda­re libe­ra­men­te. Da un auti­sta aman­te di una pro­sti­tu­ta, a quel­lo che cri­ti­ca le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li, come dice l’autore, “le loro paro­le sono lumi­no­se” por­ta­no con sé la bon­tà dell’uomo egiziano.
Scrit­ti con faci­li­tà, que­sti rac­con­ti ci por­ta­no alla con­fes­sio­ne di una socie­tà che sta viven­do una vera e pro­pria cri­si di iden­ti­tà e si sen­te violentata.
Di fron­te a que­sto suc­ces­so, ci si chie­de per­ché ha impie­ga­to così tan­to tem­po a donar­ci que­ste sto­rie? A que­sta doman­da rispon­de con one­stà e sem­pli­ci­tà  “per il timo­re di non esse­re all’altezza dei miei pari”.
Oggi, sen­za tabù o cen­su­ra si  risco­pre il vero vol­to del­la ter­ra dei farao­ni attra­ver­so un viag­gio sem­pli­ce­men­te “uma­no”.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

 

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Taxi su Al-Ahram Hebdo, Service Courrier, rue Galaa, Le Caire

ISBN 9788887847147 © il Sirente

di Ami­na Has­san (da Al-Ahram Heb­do)

Il libro, com­po­sto per la mag­gior par­te da estrat­ti di con­ver­sa­zio­ni che l’autore ha inta­vo­la­to con i taxi dri­ver del Cai­ro duran­te i suoi nume­ro­si viag­gi in giro per la cit­tà, espri­me con for­za le loro testi­mo­nian­ze sul­la quo­ti­dia­ni­tà, l’attualità poli­ti­ca ed eco­no­mi­ca le loro dia­tri­be con­tro il pote­re e la loro sfi­du­cia nei con­fron­ti di tut­te le auto­ri­tà. Tal­vol­ta nar­ra­to­ri che par­to­no dall’esaltazione ver­ba­le per poi pas­sa­re alla malin­co­nia, le loro sto­rie sono una gran­de sfi­la­ta di idio­mi e di “par­la­te” di tut­ti i tipi, impre­gna­te dal­le dif­fi­col­tà quo­ti­dia­ne. La loro voce noma­de vaga­bon­da, si pre­sta alter­na­ti­va­men­te ad ogni mono­lo­go inte­rio­re. E’una voce discor­si­va, che cer­ca di sma­sche­ra­re la real­tà per capir­ne il sen­so. Dal­la con­fes­sio­ne di uno degli auti­sti: “Per tan­to tem­po ci sia­mo lascia­ti tra­sci­na­re dal­la ricer­ca del pane quo­ti­dia­no che abbia­mo così abban­do­na­to ogni ten­ta­ti­vo di recla­mo o contestazione”.

Arma­ti di una pun­ta d’ironia, por­ta­ti dal­la loro pre­sen­za tem­po­ra­nea alle con­fi­den­ze, il loro pun­to di vista è fron­ta­le, di colo­ro che non si imba­raz­za­no, i Taxi dri­ver auto­riz­za­no l’autore a descri­ve­re con pas­sio­ne il più pic­co­lo fat­to fino ades­so taciu­to. Egli ripar­te un po’ più “ini­zia­to” ad un Egit­to dove sa inta­vo­la­re argo­men­ti poli­ti­ci, filo­so­fi­ci e socia­li, di una rara e pre­ci­sa ele­gan­za, con un piglio rifles­si­vo, invo­ca­to per scuo­te­re qual­sia­si conformismo.

L’autore dise­gna in posi­ti­vo quel­lo che que­sta casta di con­du­cen­ti, ha di più attraen­te. Scrit­to in dia­let­to egi­zia­no, que­sta let­te­ra­tu­ra dall’accento diver­ten­te,  ci tra­spor­ta in una cate­go­ria di imma­gi­na­rio con­tem­po­ra­neo di com­bat­ti­men­to, dibat­ti­ti, pre­oc­cu­pa­zio­ni bat­ta­glie­re che pre­fi­gu­ra­no un Egit­to ver­so un futu­ro di cam­bia­men­to e resi­sten­za. L’opera com­ple­ta resta aper­ta su una brec­cia dove si pro­fi­la già più di un libro, più di una confessione.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Indispensabile premessa

(dall’introduzione di Taxi)

Da lun­ghi anni sono un clien­te di prim’ordine dei taxi. Con loro ho gira­to dap­per­tut­to per le stra­de e i vico­li del Cai­ro, tan­to da impa­ra­re i discor­si e i vari truc­chi del mestie­re meglio di qual­sia­si tas­si­sta (non me ne voglia­te se mi van­to un poco!).
Amo le sto­rie dei tas­si­sti per­ché rap­pre­sen­ta­no a pie­no dirit­to un ter­mo­me­tro dell’umore del­le indo­ma­bi­li stra­de egiziane.
In que­sto libro vi sono alcu­ne sto­rie che ho vis­su­to e ascol­ta­to, tra l’aprile del 2005 e il mar­zo del 2006.
Par­lo di alcu­ne sto­rie, e non di tut­te, per­ché diver­si ami­ci avvo­ca­ti mi han­no det­to che la loro pub­bli­ca­zio­ne sareb­be basta­ta a far­mi sbat­te­re in gale­ra con l’accusa di calun­nia e dif­fa­ma­zio­ne; e che la pub­bli­ca­zio­ne di cer­ti nomi con­te­nu­ti in deter­mi­na­te sto­rie e bar­zel­let­te, di cui sono pie­ni gli occhi e le orec­chie del­le stra­de egi­zia­ne, è un affa­re peri­co­lo­so… dav­ve­ro peri­co­lo­so, ami­ci miei.
La cosa mi ha rat­tri­sta­to mol­to per­ché i rac­con­ti popo­la­ri e le bar­zel­let­te, pri­va­ti di una memo­ria, andran­no perduti.
Ho ten­ta­to di ripor­tar­li qui, così come sono, nar­ra­ti nel­la lin­gua del­la stra­da. Una lin­gua spe­cia­le, rude, vita­le, schiet­ta. Estre­ma­men­te diver­sa dal­la lin­gua cui ci han­no abi­tua­to i con­ve­gni e i salot­ti buoni.
Di cer­to il mio ruo­lo in que­sta sede non sta nel rive­de­re l’accuratezza del­le infor­ma­zio­ni che ho regi­stra­to e tra­scrit­to. Per­ché l’importante sta in quel­lo che un indi­vi­duo dice nel­la sua socie­tà, in un par­ti­co­la­re momen­to sto­ri­co, attor­no a una deter­mi­na­ta que­stio­ne: nel­la sca­la di prio­ri­tà di que­sto libro, l’intento socio­lo­gi­co vie­ne pri­ma di quel­lo descrittivo.
La mag­gior par­te dei tas­si­sti appar­tie­ne a una clas­se socia­le schiac­cia­ta dal pun­to di vista eco­no­mi­co e ves­sa­ta da un lavo­ro fisi­ca­men­te deva­stan­te. La peren­ne posi­zio­ne sedu­ta in auto sgan­ghe­ra­te spez­za loro la schie­na. Il traf­fi­co e il caos per­ma­nen­te del­le stra­de cai­ro­te anni­chi­li­sce il loro siste­ma ner­vo­so e li con­du­ce all’esaurimento. La cor­sa – in sen­so let­te­ra­le – die­tro il gua­da­gno, ten­de i loro ner­vi fino al limi­te estre­mo… a que­sto si aggiun­ga il con­ti­nuo tira e mol­la coi clien­ti, a cau­sa dell’assenza di una tarif­fa sta­bi­li­ta, e coi poli­ziot­ti, che li sot­to­pon­go­no a una quan­ti­tà di ves­sa­zio­ni che fareb­be­ro sta­re quie­to nel­la tom­ba anche il defun­to Mar­che­se de Sade.
Inol­tre, se cal­co­las­si­mo in ter­mi­ni mate­ma­ti­ci il ritor­no eco­no­mi­co del taxi, con­si­de­ran­do le spe­se lega­te all’usura, le per­cen­tua­li dovu­te all’autista, le tas­se, le mul­te, ecc., ci ren­de­rem­mo con­to che si trat­ta di un’attività a per­de­re in tut­to e per tut­to. Al con­tra­rio, que­sti impren­di­to­ri, non met­ten­do in con­to la quan­ti­tà di spe­se impre­vi­ste, imma­gi­na­no che pos­sa frut­ta­re gua­da­gno. Ne risul­ta­no auto logo­re, sfa­scia­te e sudi­ce, con a bor­do auti­sti che lavo­ra­no come schiavi.
Una serie di prov­ve­di­men­ti del gover­no ha por­ta­to l’impresa taxi a un incre­men­to sen­za pre­ce­den­ti, facen­do arri­va­re il loro nume­ro alla cifra di ottan­ta­mi­la sol­tan­to al Cairo.
Con una leg­ge ema­na­ta nel­la secon­da metà degli anni ’90, il gover­no ha con­sen­ti­to la con­ver­sio­ne di tut­te le vec­chie auto in taxi, insie­me all’ingresso del­le ban­che nel mer­ca­to dei finan­zia­men­ti di auto pub­bli­che e pri­va­te. In que­sto modo, fol­le di disoc­cu­pa­ti si sono river­sa­te nel­la clas­se dei tas­si­sti, entran­do in una spi­ra­le di sof­fe­ren­za mos­sa dal­la cor­sa al paga­men­to del­le rate ban­ca­rie; dove lo sfor­zo atro­ce di quei dan­na­ti si tra­sfor­ma in ulte­rio­re gua­da­gno per ban­che, azien­de auto­mo­bi­li­sti­che e impor­ta­to­ri di pez­zi di ricambio.
Di con­se­guen­za diven­ta pos­si­bi­le tro­va­re tas­si­sti con ogni tipo di com­pe­ten­za e livel­lo d’istruzione, a par­ti­re dall’analfabeta, fino a giun­ge­re al lau­rea­to (ma non ho mai incon­tra­to tas­si­sti col dot­to­ra­to, finora…).
Costo­ro deten­go­no un’ampia cono­scen­za del­la socie­tà, per­ché la vivo­no con­cre­ta­men­te, sul­la stra­da. Ogni gior­no entra­no in con­tat­to con una varie­tà impres­sio­nan­te di uomi­ni. Attra­ver­so le con­ver­sa­zio­ni si som­ma­no nel­le loro coscien­ze pun­ti di vista che pene­tra­no inten­sa­men­te la con­di­zio­ne del­la clas­se dei mise­ra­bi­li d’Egitto, tant’è vero che, mol­to spes­so, ritro­vo nel­le ana­li­si poli­ti­che dei tas­si­sti una pro­fon­di­tà supe­rio­re a quel­la di tan­ti com­men­ta­to­ri poli­ti­ci che riem­pio­no di chiac­chie­re il mon­do. Per­ché la cul­tu­ra di que­sto popo­lo si rive­la nel­le sue ani­me più semplici.
Un popo­lo gran­dio­so e ammi­re­vo­le, il vero mae­stro di chiun­que voglia imparare.

Kha­led Al Kha­mis­si, 21 Mar­zo 2006
(tra­du­zio­ne di Erne­sto Paga­no)

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Lunga vita a questo libro che lo proietta al centro del nostro amore

di Fran­co Capac­chio­ne (da Rol­ling Sto­ne, mar­zo 2008)

Nel 1971 Pier­re Clé­men­ti, ico­na per­fet­ta del cine­ma miti­co, fir­ma­to Roche, Paso­li­ni, Gar­rel, Ber­to­luc­ci, Buñuel, è arre­sta­to a Roma per dro­ga. Vie­ne rila­scia­to per insuf­fi­cien­za di pro­ve, ma rice­ve anche un fol­gio di via. Tor­na­to in Fran­cia scri­ve que­sto dia­rio. Magni­fi­ci fla­sh­back sve­la­no i suoi ini­zi in tea­tro a Pari­gi, anco­ra gof­fo nel por­ger­si allo sguar­do del­lo spet­ta­to­re. Poi, gli incon­tri ita­lia­ni: Viscon­ti che gli dà una pic­co­la par­te in Il Gat­to­par­do e quan­do lo vede per la pri­ma vol­ta gli dice: «Per un giub­bot­to nero, hai mani da prin­ci­pe…»; Buñuel, con un «vol­to favo­lo­so, lavo­ra­to dal­la vita, pesan­te e sca­va­to»: per lui, Pier­re è davan­ti alla mac­chi­na da pre­sa in Bel­la di gior­no e La via lat­tea. Infi­ne, Fel­li­ni: lo vuo­le nel Saty­ri­con, ma lui rifiu­ta: «Era come la Fiat, cen­ti­na­ia di atto­ri, miglia­ia di ope­rai, di figu­ran­ti, di arti­gia­ni all’opera per mesi, una cit­tà inte­ra da costrui­re e da abi­ta­re…». Clé­men­ti, che fu anche regi­sta, è mor­to nel 1999. Lun­ga vita a que­sto libro che lo pro­iet­ta al cen­tro del nostro amore.

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