Fuori da Gaza

Fuori da Gaza di Selma Dabbagh

Innan­zi­tut­to un’istantanea: un ragaz­zo, sedu­to sul tet­to del­la pro­pria abi­ta­zio­ne a fuma­re pla­ci­da­men­te uno spi­nel­lo, che guar­da un inso­li­to cie­lo not­tur­no. Non sta cer­can­do le rispo­ste tra gli astri, né si sta goden­do uno spet­ta­co­lo piro­tec­ni­co. Osser­va Gaza, la sua ter­ra, col­pi­ta dai bom­bar­da­men­ti. Sia­mo in Pale­sti­na all’inizio del seco­lo, e sia­mo tra le pagi­ne di “Fuo­ri da Gaza”, il roman­zo d’esordio del­la scrit­tri­ce Sel­ma Dab­ba­gh, tra­dot­to da Bar­ba­ra Beni­ni, edi­to in Ita­lia da il Siren­te.

Dopo que­sta car­to­li­na dall’inferno, si aggiun­ga al con­to degli ele­men­ti fon­da­men­ta­li del roman­zo: il con­flit­to. E’ que­sto il vero tema por­tan­te del­la sto­ria. Il con­flit­to che ogni gior­no sfo­cia nel san­gue, quel­lo che, a ogni lati­tu­di­ne, è sem­pre dan­na­ta­men­te attua­le. Lo stes­so che, in manie­ra meno cruen­ta, può con­su­mar­si tra le mura dome­sti­che. Pro­ta­go­ni­sti, in que­sto caso, i gemel­li Rashid e Iman Muja­hed, così ugua­li di fron­te allo spec­chio eppu­re tan­to diver­si, al pun­to che le loro diver­gen­ze diven­ta­no l’espediente nar­ra­ti­vo per­fet­to per rac­con­ta­re i con­ti­nui con­tra­sti, tan­to poli­ti­ci quan­to bel­li­ci, di una socie­tà ormai avvia­ta al decli­no. Un impe­ro alla fine di una san­gui­no­sa deca­den­za.

Il ter­zo ele­men­to por­tan­te è: la fuga. Quel desi­de­rio di scap­pa­re da un ter­ri­to­rio ormai sgre­to­la­to  sot­to gli occhi di chi non accen­na a rea­gi­re; una fuga per anda­re alla ricer­ca di nuo­vi sti­mo­li, o di una vita fat­ta di nor­ma­li­tà, con­ce­den­do­si maga­ri uno di que­gli “occi­den­ta­li­smi” che appa­io­no sem­pre come una chi­me­ra. Il desi­de­rio, o il sen­so di ribel­lio­ne, di sfug­gi­re ad abi­tu­di­ni e tra­di­zio­ni che, ormai, i pro­ta­go­ni­sti avver­to­no come un peso inso­ste­ni­bi­le che li por­te­rà lon­ta­no dal loco natio.

Il quar­to soli­do pila­stro sul qua­le si fon­da que­sta sto­ria è: la veri­di­ci­tà. Quel­la che Sel­ma Dab­ba­gh uti­liz­za per descri­ve­re per­so­nag­gi, sce­na­ri, situa­zio­ni che fan­no par­te soli­ta­men­te del­la cro­na­ca inter­na­zio­na­le e che ven­go­no qui ripro­po­ste all’interno di un roman­zo capa­ce, come pochi, di scuo­te­re la coscien­za del let­to­re, non pri­ma di aver­lo con­qui­sta­to con uno sti­le al pas­so dei tem­pi e con una sto­ria che sa di vero, sen­za dover ricor­re­re a luo­ghi comu­ni o a imma­gi­ni già viste in tele­vi­sio­ne

Paqui­to Catan­za­ro per Leg­ge­re Tut­ti, Mar­zo 2018

 

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Selma Dabbagh in Italia per presentare “Fuori da Gaza”

Selma Dabbagh dal 24 al 27 Novembre in Italia per presentare il suo libro “Fuori da Gaza”

Definito dalla BBC Radio ‘Incendiario’, Guardian Book of the year per due anni consecutivi, Fuori da Gaza, ti trascina fino all’ultima pagina, dandoti la possibilità di vivere una storia di “ordinaria” vita palestinese. 

I due gemel­li Rashid e Iman ten­ta­no di costruir­si un futu­ro nel bel mez­zo dell’occupazione, il fon­da­men­ta­li­smo reli­gio­so e le divi­sio­ni tra le varie fazio­ni pale­sti­ne­si. Ambien­ta­to tra Gaza, Lon­dra e il Golfo. Un libro che cat­tu­ra le fru­stra­zio­ni e le ener­gie del mon­do ara­bo con­tem­po­ra­neo. Scrit­to con un’incredibile uma­ni­tà e sen­so del­lo humor.

Sel­ma Dab­ba­gh sarà in Ita­lia per pre­sen­ta­re il suo libro

24 Novem­bre a Caglia­ri Festi­val Inter­na­zio­na­le Nues, alle ore 10,00 alla MEM Media­te­ca del Medi­ter­ra­neo (via Mame­li, 164), par­te­ci­pe­rà all’incontro Fem­mi­ni­le mul­ti­cul­tu­ra­le con Sumia Suk­kar (autri­ce del libro “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra”) e la sce­neg­gia­tri­ce Fran­ce­sca Ceci, mode­ra l’incontro la gior­na­li­sta Fede­ri­ca Gine­su. Sem­pre il 24 Novem­bre a Caglia­ri alle ore 18,00 pres­so il tea­tro Ts’E (via Quin­ti­no Sel­la) par­te­ci­pe­rà all’incontro Europa_Oltre con Sumia Suk­kar e Rodaan al Gali­di (L’autistico e il pic­cio­ne viag­gia­to­re), tre auto­ri del­la col­la­na Altria­ra­bi Migran­te. Nel cor­so dell’evento Gia­co­mo Casti leg­ge­rà alcu­ni bra­ni dei libri pre­sen­ta­ti. Mode­ra Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li (il Siren­te).

Saba­to 25 Novem­bre Sel­ma Dab­ba­gh pre­sen­te­rà il suo libro a Roma pres­so la Libre­ria Griot (via di San­ta Ceci­lia, 1a) con Chia­ra Comi­to (Edi­to­ria­ra­ba) tra­du­ce Fouad Roue­hia, let­tu­re a cura di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li.

Dome­ni­ca 26 Novem­bre pres­so il cir­co­lo Arci Spar­was­ser (via del Pigne­to, 215 Roma) con Moni­ca Usai (Libe­ra con­tro le Mafie) Ric­car­do Nou­ry (Amne­sty Inter­na­tio­nal) e Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li (il Siren­te).

Lune­dì 27 Novem­bre ore 15,30 pres­so la Sala del Con­si­glio del Dipar­ti­men­to di Stu­di Uma­ni­sti­ci dell’Uni­ver­si­tà di Roma Tre con Simo­ne Sibi­lio, Fouad Rouei­ha, mode­ra il prof. Gen­na­ro Ger­va­sio, intro­du­ce la prof. Anna Boz­zo.

Per fini­re sem­pre lune­dì 27 Novem­bre alle ore 18,30 Sel­ma Dab­ba­gh pre­sen­te­rà il suo libro pres­so il Mon­da­do­ri Book­sto­re di via Appia Nuo­va, 56 (Roma) con Anna Maria Gior­da­no (Radio Rai 3), let­tu­re a cura dell’attore Filip­po Caroz­zo, tra­du­ce Fouad Roue­hia.

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A breve “Fuori da Gaza” dell’autrice anglo-palestinese Selma Dabbagh

Originale e vivida, una nuova voce piena di energia che rimette in scena la storia palestineseAhdaf Soueif

 

Definito dalla BBC Radio ‘Incendiario’, Guardian Book of the year per due anni consecutivi, Fuori da Gaza segue le vite di Rashid e Iman nel loro tentativo di costruirsi un futuro nel bel mezzo dell’occupazione, il fondamentalismo religioso e le divisioni tra le varie fazioni palestinesi. Ambientato tra Gaza, Londra e il Golfo.

Un libro che cat­tu­ra le fru­stra­zio­ni e le ener­gie del mon­do ara­bo con­tem­po­ra­neo. Scrit­to con un’incredibile uma­ni­tà e sen­so del­lo humor, dà al let­to­re la pos­si­bi­li­tà di vive­re una sto­ria di “ordi­na­ria” vita pale­sti­ne­se. Ti tra­sci­na fino all’ultima pagi­na.

Gaza è sot­to bom­bar­da­men­to israe­lia­no, sono le 8:00 di sera e Rashid sta fuman­do uno spi­nel­lo sul tet­to del­la casa di fami­glia, ha appe­na rice­vu­to una noti­zia impor­tan­te: ha vin­to una bor­sa di stu­dio per Lon­dra, la via di fuga che sta­va aspet­tan­do. Iman, la sua sorel­la gemel­la, un’attivista mol­to rispet­ta­ta per l’impegno sul cam­po, vie­ne con­tat­ta­ta dall’ala isla­mi­ca del cen­tro cul­tu­ra­le che fre­quen­ta: le pro­pon­go­no di far­si esplo­de­re in un atten­ta­to sui­ci­da… Ambien­ta­to tra Gaza, Lon­dra e il Gol­fo, “Fuo­ri da Gaza”, segue le vite di Rashid e Iman nel loro ten­ta­ti­vo di costruir­si un futu­ro nel bel mez­zo dell’occupazione, il fon­da­men­ta­li­smo reli­gio­so e le divi­sio­ni tra le varie fazio­ni pale­sti­ne­si. Scrit­to con un’incredibile uma­ni­tà e sen­so del­lo humor,“Fuori da Gaza”ripercorre le recen­ti vicen­de di un popo­lo, dan­do al let­to­re la pos­si­bi­li­tà di calar­si in una sto­ria di “ordi­na­ria” vita pale­sti­ne­se.

Sel­ma Dab­ba­gh (Dun­dee, Sco­zia, 1970) è una scrit­tri­ce bri­tan­ni­ca di padre pale­sti­ne­se e madre ingle­se. La par­te pale­sti­ne­se del­la fami­glia di Sel­ma vie­ne da Jaf­fa, dove suo non­no è sta­to arre­sta­to nume­ro­se vol­te dagli ingle­si per le sue opi­nio­ni poli­ti­che. La fami­glia fu costret­ta a lascia­re Jaf­fa nel 1948, quan­do suo padre, allo­ra un ragaz­zo di die­ci anni fu col­pi­to da una gra­na­ta get­ta­ta dai grup­pi sio­ni­sti. La fami­glia si è rifu­gia­ta in Siria per poi tra­sfe­rir­si in diver­se par­ti del mon­do. Sel­ma Dab­ba­gh ha vis­su­to in Ara­bia Sau­di­ta, Kuwait, Fran­cia e Bah­rein e ha lavo­ra­to come avvo­ca­to per i dirit­ti uma­ni a Geru­sa­lem­me, Il Cai­ro e Lon­dra. “Fuo­ri da Gaza” è il suo pri­mo e accla­ma­to roman­zo, Guar­dian Books of the year per due anni con­se­cu­ti­vi è sta­to tra­dot­to in fran­ce­se e ara­bo.

Tra­dot­to dall’inglese da Bar­ba­ra Beni­ni.

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Presto in libreria “le ballerine di Papicha”

Le ballerine di Papicha” di Kaouther Adimi presto in libreria

Sesto tito­lo del­la col­la­na Altria­ra­bi Migran­te “le bal­le­ri­ne di Papi­cha” di Kaou­ther Adi­mi è ambien­ta­to in un vec­chio palaz­zo nel cuo­re di Alge­ri, uno di quei posti in cui nes­su­no sce­glie­reb­be di abi­ta­re… Una fami­glia vive lì, al cen­tro del­le chiac­che­re e dei pet­te­go­lez­zi del vici­na­to.

Sarah, la sorel­la mag­gio­re, ritor­na­ta nel­la casa mater­na con una figlia e un mari­to che sem­bra aver per­so la ragio­ne, pas­sa le sue gior­na­te a dipin­ge­re, si per­de nei colo­ri come ad inven­ta­re un mon­do diver­so. I suoi fra­tel­li, Adel e Yasmi­ne non rie­sco­no più a par­lar­si. Adel ha un segre­to che lo sve­glia nel cuo­re del­la not­te, Yasmi­ne è bel­la, libe­ra, luci­da, estra­nian­te, lei stes­sa si per­ce­pi­sce estra­nea rispet­to alla real­tà che la cir­con­da.

La real­tà è l’Algeria, un pae­se in cui qual­sia­si spe­ran­za di avve­ni­re è confiscata. Qui, esse­re sem­pli­ce­men­te se stes­si è un lus­so a cui i gio­va­ni non han­no diritto…In que­sta nar­ra­zio­ne poli­fo­ni­ca, Kaou­ther Adi­mi, esa­mi­na la socie­tà con­tem­po­ra­nea nel­le sue sof­fe­ren­ze e nel­le sue spe­ran­ze, riflet­te sul­la con­di­zio­ne di soli­tu­di­ne e Il sen­ti­men­to dell’assenza, uni­co deno­mi­na­to­re comu­ne di indi­vi­dui che si scon­tra­no sen­za incon­trar­si mai.

Un roman­zo sen­si­bi­le, vio­len­to e luci­do, il cui lato oscu­ro è ammor­bi­di­to dai sogni inno­cen­ti di una bam­bi­na che indos­sa con orgo­glio le sue bal­le­ri­ne di tela, che cam­mi­na drit­ta per la sua stra­da e sfug­ge al con­for­mi­smo.

Kaou­ther Adi­mi è nata ad Alge­ri nel 1986. Sta­bi­li­ta­si a Pari­gi nel 2009, ha con­se­gui­to un master in Let­te­re moder­ne e Mana­ge­ment del­le risor­se uma­ne. Le bal­le­ri­ne di Papi­cha è il suo pri­mo roman­zo (L’envers des autres Actes Sud 2011). Con que­sto tito­lo ottie­ne nel 2011 il Prix de la Voca­tion e nel 2015 il Pre­mio del roman­zo dal­la Fon­da­zio­ne Fran­cia-Alge­ria. Nell’ottobre  2015 è sta­to pub­bli­ca­to il suo secon­do roman­zo Des pier­res dans ma poche.

Tra­dot­to dal fran­ce­se da Fede­ri­ca Pisto­no a luglio in libre­ria

 

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«Altriarabi Migrante», letteratura contro gli stereotipi

«Altriarabi Migrante», letteratura contro gli stereotipi

«Il Sirente» porta in Italia la voce di giovani arabi, grazie al bando Europa Creativa, progetto biennale finanziato dall’Unione europea

«Deco­di­fi­ca­re la socie­tà con­tem­po­ra­nea, intui­re e cono­sce­re la vita che si nascon­de die­tro a un nome sen­za fer­mar­si all’apparenza glo­ba­liz­zan­te del­la super­fi­cia­li­tà»: è que­sta la mis­sio­ne affi­da­ta all’intero pro­get­to let­te­ra­rio e arti­sti­co idea­to dal­la casa edi­tri­ce «Il Siren­te». E dopo la let­tu­ra del­le ope­re pos­sia­mo escla­ma­re: mis­sio­ne com­piu­ta!

Rac­col­te nel­la col­la­na «Altria­ra­bi migran­te», otto ope­re fir­ma­te da gio­va­ni e talen­tuo­si scrit­to­ri, tut­ti sta­bi­li­ti in Euro­pa, con radi­ci ara­be, già pub­bli­ca­te nei Pae­si di resi­den­za (Fran­cia, Gran Bre­ta­gna, Ger­ma­nia, Pae­si Bas­si) tra il 2003 e il 2014, accol­te con gran­de suc­ces­so e nume­ro­si rico­no­sci­men­ti. Gli auto­ri sono gio­va­ni, nati tra il 1970 e il 1992, tut­ti di ori­gi­ne ara­ba di pri­ma o secon­da gene­ra­zio­ne.

Il fil rou­ge dell’intero per­cor­so let­te­ra­rio è rap­pre­sen­ta­to da tema­ti­che for­ti e coin­vol­gen­ti che riguar­da­no la scot­tan­te (e dif­fi­ci­le) attua­li­tà qua­li i flus­si migra­to­ri, le comu­ni­tà stra­nie­re e la pau­ra del ter­ro­ri­smo di matri­ce isla­mi­ca. Ad acco­mu­na­re le sto­rie «Altria­ra­bi migran­te» è la ricer­ca di iden­ti­tà, il sen­so di appar­te­nen­za, il con­flit­to inte­rio­re tra le radi­ci cul­tu­ra­li del Pae­se di ori­gi­ne e le moder­ni­tà dell’Europa, l’ibri­da­zio­ne cul­tu­ra­le, l’arricchimento del­la diver­si­tà cul­tu­ra­le, ste­reo­ti­pi, pre­giu­di­zi e ben altro anco­ra…

«Obiet­ti­vo del­la col­la­na è quel­lo di deli­nea­re la nuo­va geo­gra­fia let­te­ra­ria euro­pea, con­tra­stan­do xeno­fo­bia e isla­mo­fo­bia» si leg­ge sul sito del­la casa edi­tri­ce, nel­la pre­sen­ta­zio­ne del pro­get­to.

Pros­si­mo all’uscita, nel mese di luglio, il roman­zo del­la scrit­tri­ce fran­co-alge­ri­na, clas­se 1986, Kaou­ther Adi­mi, «Le bal­le­ri­ne di Papi­cha», set­ti­mo tito­lo del­la col­la­na. È la sto­ria di una fami­glia che vive in un vec­chio palaz­zo nel cuo­re di Alge­ri, al cen­tro del­le chiac­chie­re e dei pet­te­go­lez­zi del vici­na­to. Una radio­gra­fia dell’Alge­ria con­tem­po­ra­nea – con tut­te le sue spe­ran­ze e sof­fe­ren­ze – ma più in gene­ra­le del­la con­di­zio­ne uma­na.

Segui­rà ad ago­sto l’ultima pub­bli­ca­zio­ne del­la col­la­na a fir­ma di Sel­ma Dab­ba­gh, «Fuo­ri da qui». La scrit­tri­ce bri­tan­ni­ca di ori­gi­ni pale­sti­ne­si rie­sce a tra­scri­ve­re con incre­di­bi­le uma­ni­tà e una gran­de vena umo­ri­sti­ca tut­te le ener­gie e le fru­stra­zio­ni del mon­do ara­bo con­tem­po­ra­neo attra­ver­so la sto­ria di due gio­va­ni pale­sti­ne­si in una Gaza sot­to bom­bar­da­men­to israe­lia­no, nel Gol­fo e poi a Lon­dra.

Usci­to lo scor­so mag­gio il sesto libro del­la col­la­na, «Un uomo non pian­ge mai» di Faï­za Guè­ne, scrit­tri­ce fran­co-alge­ri­na di gran­de suc­ces­so cre­sciu­ta a Pan­tin, ban­lieue ad alta ten­sio­ne a nord-est di Pari­gi, già tra­dot­ta in ben 26 lin­gue. La Guè­ne è sta­ta di recen­te ospi­te al Salo­ne Inter­na­zio­na­le del Libro di Tori­no e al Festi­val Medi­ter­ra­neo Down­to­wn di Pra­to. Il mes­sag­gio più for­te che l’autrice ci con­se­gna con il suo rac­con­to, in par­te auto­bio­gra­fi­co, è l’importanza dicostrui­re lega­mi affet­ti­vi per esse­re feli­ci. Un mes­sag­gio uni­ver­sa­le che va oltre l’origine socia­le e il livel­lo cul­tu­ra­le. Emer­ge l’importanza del patri­mo­nio sto­ri­co e la dop­pia cul­tu­ra del­la Fran­cia, che dovreb­be far­ne teso­ro.

Pri­ma, l’autrice fran­co-maroc­chi­na Saphia Azzed­di­ne ci ha rega­la­to un viag­gio a «La Mec­ca-Phu­ket». È la sto­ria di Fai­rouz, figlia di immi­gra­ti maroc­chi­ni in Fran­cia, che com­bat­te osti­na­ta­men­te con­tro se stes­sa per eman­ci­par­si dal­le sue ori­gi­ni. I sei roman­zi del­la Azzed­di­ne sono incen­tra­ti sul­la que­stio­ne dell’iden­ti­tà fem­mi­ni­le, dai qua­li sono sta­ti trat­ti piè­ce tea­tra­le e fumet­to.

In «Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra», Sumia Suk­kar, gio­va­nis­si­ma scrit­tri­ce bri­tan­ni­ca, figlia di padre siria­no e madre alge­ri­na, rac­con­tal’annosa guer­ra in Siria attra­ver­so gli occhi di un ragaz­zo affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger, o meglio con le sue pen­nel­la­te e tut­ta la gam­ma dei colo­ri uti­liz­za­ti per capi­re il con­flit­to ed espri­me­re le pro­prie emo­zio­ni.

Ispi­ra­to ad una sto­ria vera, la sua, Abbas Khi­der, ci affi­da «I mira­co­li», una fia­ba moder­na sui rifu­gia­ti. Nato a Bag­dad nel 1973, è sta­to dete­nu­to nel­le car­ce­ri ira­che­ne sot­to la dit­ta­tu­ra di Sad­dam Hus­sein per moti­vi poli­ti­ci. Ha lascia­to il Pae­se di ori­gi­ne nel 1996 e dopo mil­le peri­pe­zie si è sta­bi­li­to in Ger­ma­nia, dove ha stu­dia­to Filo­so­fia e Let­te­ra­tu­ra. Khi­der è uno dei gio­va­ni auto­ri più pro­met­ten­ti del pano­ra­ma let­te­ra­rio tede­sco.

Rodaan Al Gali­di, clas­se 1971, olan­de­se di ori­gi­ne ira­che­na, ha vin­to il Pre­mio dell’Unione euro­pea per la let­te­ra­tu­racon «L’autistico e il pic­cio­ne viag­gia­to­re», secon­do volu­me del­la col­la­na «Altria­ra­bi migran­te». Un viag­gio nel­la men­te pura e inno­cen­te di un ragaz­zo auti­sti­co, alla sco­per­ta del­la sua visio­ne del­la vita, stra­na ma affa­sci­nan­te.

«Se ti chia­mi Moha­med» di Jérô­me Rui­lier, ori­gi­na­rio dell’isola afri­ca­na di Mada­ga­scar, è un gra­phic novel ori­gi­na­le e corag­gio­so che rac­con­ta con imme­dia­tez­za la sto­ria dell’immigrazione ara­ba in Fran­cia. Con il suo trat­to linea­re Rui­lier, ispi­ra­to­si anche al gior­na­li­smo inve­sti­ga­ti­vo, rico­strui­sce il per­cor­so migra­to­rio dal Magh­reb ver­so la Fran­cia e la nasci­ta del­le secon­de gene­ra­zio­ni con tut­te le tema­ti­che con­nes­se, dal raz­zi­smo all’esclu­sio­ne socia­le, dal­la ricer­ca iden­ti­ta­riaall’inte­gra­zio­ne.

di Véro­ni­que Viri­glio su Euro­co­mu­ni­ca­zio­ne

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Mohamed Dibo e Faïza Guène al Lingotto

Doppio appuntamento con gli autori de il Sirente alla XXX edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino

Mohamed Dibo autore di “E se fossi morto?” e Faïza Guène autrice di “Un uomo non piange mai” presenteranno i loro libri all’interno della programmazione ufficiale della fiera, nella sezione Anime Arabe, curata da Paola Caridi e Lucia Sorbera.

Vener­dì 19 mag­gio alle 15,30 Faï­za Guè­ne autri­ce di “Un uomo non pian­ge mai” pre­sen­te­rà il suo libro dia­lo­gan­do con Car­la Pei­ro­le­ro (Suq Festi­val di Geno­va) nel­lo Spa­zio Babel.

Tra­dot­ta in 26 lin­gue Faï­za Guè­ne si è impo­sta come una del­le voci più ori­gi­na­li del­la let­te­ra­tu­ra fran­ce­se con­tem­po­ra­nea. Dopo l’esordio a soli 18 anni “Un uomo non pian­ge mai” è il suo ulti­mo libro, dove con uno sti­le più matu­ro si cimen­ta nel­la dif­fi­ci­le impre­sa di descri­ve­re il cam­mi­no di ricer­ca di un’identità per le secon­de gene­ra­zio­ni nate in Euro­pa.

Saba­to 20 mag­gio ore 15,30 Muham­mad Dibo auto­re di “E se fos­si mor­to?” dia­lo­ga con Jen­ny Erpen­beck tra let­tu­re e musi­ca, pres­so l’Are­na Pie­mon­te. Mode­ra Pao­la Cari­di (cura­tri­ce del­la sezio­ne Ani­me Ara­be).

Il tema dell’esilio attra­ver­sa la sto­ria del­la let­te­ra­tu­ra e del pen­sie­ro mon­dia­li. Al Salo­ne auto­ri e intel­let­tua­li leg­go­no bra­ni scel­ti dal­la let­te­ra­tu­ra euro­pea e ara­ba insie­me a Muham­mad Dibo, scrit­to­re siria­no rifu­gia­to a Ber­li­no, e Jen­ny Erpen­beck, scrit­tri­ce tede­sca che dedi­ca un’attenzione par­ti­co­la­re alle migra­zio­ni e al modo in cui stan­no cam­bian­do il suo pae­se.

Muham­mad Dibo è uno scrit­to­re siria­no, oggi in esi­lio in Ger­ma­nia, nel suo libro auto­bio­gra­fi­co “E se fos­si mor­to?” affron­ta il dram­ma del­la guer­ra.

Tut­to il cata­lo­go dell’editore sarà pre­sen­te allo stand P 129 / Padi­glio­ne 3

 

 

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La ribellione di Fairouz fra le banlieue parigine

La Mecca-Pukhet di Saphia Azzeddine

di Fran­ce­sca Bel­li­no il Mat­ti­no

Per moti­vi sto­ri­ci lega­ti al colo­nia­li­smo, la Fran­cia è il pae­se euro­peo abi­ta­to dal mag­gior nume­ro di migran­ti magh­re­bi­ni e que­sta pre­sen­za mas­sic­cia ha fat­to nasce­re, sin dagli Anni ’80, una nar­ra­ti­va fran­ce­se tar­ga­ta G2. Un esem­pio signi­fi­ca­ti­vo tra le varie voci let­te­ra­rie del­la secon­da gene­ra­zio­ne sono i libri di Saphia Azzed­di­ne, nata in Maroc­co e tra­sfe­ri­ta­si in Fran­cia all’età di 9 anni, del­la qua­le Il Siren­te ha appe­na pub­bli­ca­to il roman­zo La Mec­ca-Phu­ket (tra­du­zio­ne di Ila­ria Vita­li).
La sto­ria è ambien­ta­ta in una ban­lieue pari­gi­na disa­gia­ta e rac­con­ta la lot­ta per l’emancipazione del­la gio­va­ne “musul­ma­na lai­ca” Fai­rouz Mou­fa­kh­rou, nata in Fran­cia da geni­to­ri maroc­chi­ni, con­si­de­ra­ta “sfron­ta­ta” dai pet­te­go­li del quar­tie­re solo per il suo sen­tir­si una don­na libe­ra di sce­glie­re. Fai­rouz, infat­ti, pur rispet­tan­do alcu­ni pre­cet­ti del­la sua reli­gio­ne di appar­te­nen­za, come fare il rama­dan e non bere alcool, pren­de le distan­ze dell’identità fami­lia­re e por­ta avan­ti la sua bat­ta­glia quo­ti­dia­na da “indo­mi­ta”. Nono­stan­te si sen­ta com­ple­ta­men­te diver­sa dai geni­to­ri, li ama e li rispet­ta e, per ren­der­li feli­ci, deci­de di rega­la­re loro un viag­gio alla Mec­ca, uno dei cin­que pila­stri dell’Islam che va com­piu­to alme­no una vol­ta del­la vita. Comin­cia così a rac­co­glie­re i sol­di neces­sa­ri per il pro­get­to insie­me alla sorel­la men­tre la sua vita scor­re tra stu­dio, ami­che e sogni in un quar­tie­re gri­gio spes­so pre­so d’assalto da “gior­na­li­sti in cer­ca di scoop cir­con­da­ti da guar­die del cor­po per ren­de­re con­to del­la minac­cia isla­mi­co-inte­gra­li­sta-estre­mi­sta-oscu­ran­ti­sta-sala­fi­ta-waha­bi­ta”.

Per riflet­te­re la sepa­ra­zio­ne tra la secon­da gene­ra­zio­ne e chi l’ha pre­ce­du­ta, l’autrice fa un uso del­la lin­gua a più livel­li: da un lato il modo di espri­mer­si “gio­va­ni­le” del­la pro­ta­go­ni­sta che nar­ra in pri­ma per­so­na, dall’altro il lin­guag­gio “spez­za­to” dei geni­to­ri, un fran­ce­se appros­si­ma­ti­vo tipi­co di chi non ha mai matu­ra­to una buo­na padro­nan­za del­la lin­gua. La mag­gior par­te dei per­so­nag­gi del roman­zo che si pre­sen­ta snel­lo e vivo, par­la il cosid­det­to “argot des cités”, un les­si­co infar­ci­to di pre­sti­ti, soprat­tut­to dal­le lin­gue ara­be e afri­ca­ne, che spa­zia fino al ver­lan, anti­ca pra­ti­ca che rove­scia le paro­le, inver­ten­do non solo le let­te­re dell’alfabeto ma l’intero siste­ma di valo­ri tra­smes­so.
La pro­ta­go­ni­sta denun­cia così l’esclusione socia­le di chi vive nei caser­mo­ni del­le ban­lieue di Pari­gi dove i pre­giu­di­zi e le discri­mi­na­zio­ni pos­so­no nasce­re anche solo dal nome: “Fai­rouz Mou­fa­kh­rou… Ecco che cosa sug­ge­ri­sce il mio nome, una sfi­ga­ta che abi­ta in un appar­ta­men­to dove non cam­bia­no mai l’aria e che è sta­ta cul­la­ta per tut­ta l’infanzia dal rumo­re del­la pen­to­la a pres­sio­ne!”.

23 Mar­zo 2017

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Faïza Guène il 6 maggio a Mediterraneo Downtown

Faïza Guène autrice di “Un uomo non piange mai” il 6 Maggio sarà a Prato in occasione del Festival Mediterraneo Downtown

Scrit­tu­ra Migran­te’ Le iden­ti­tà e le scrit­tu­re metic­ce di due don­ne che par­la­no dell’Europa con­tem­po­ra­nea Saba­to 6 mag­gio – ore 16.30  Bibi­lio­te­ca Laz­ze­ri­ni – Sala Con­fe­ren­ze – Pri­mo Pia­no. Incon­tro con Faï­za Guè­ne, autri­ce di “Un uomo non pian­ge mai” e Alke­ta Vako, mode­ra l’incontro  Mari­na Lalo­vic (Radio Rai 3 Mon­do).

Set­tan­ta ospi­ti inter­na­zio­na­li, cen­to volon­ta­ri, tren­ta­cin­que ore di pro­gram­ma­zio­ne tra talk show, incon­tri, pre­sen­ta­zio­ni di libri e spet­ta­co­li: è tut­to pron­to per la pri­ma edi­zio­ne di “Medi­ter­ra­neo Down­to­wn”, il pri­mo festi­val inte­ra­men­te dedi­ca­to alla sce­na con­tem­po­ra­nea