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L’autistico e il piccione viaggiatore

Geert tol­se l’etichetta e mise il vio­li­no rot­to sul tavo­lo. Stu­diò con atten­zio­ne le varie par­ti e lo spa­zio tra esse, attra­ver­so il qua­le il suo­no si era pro­pa­ga­to per oltre due seco­li. Non pen­sò, come avreb­be fat­to un vero costrut­to­re di vio­li­ni, al tipo di legno o alla tec­ni­ca con cui era sta­to assem­bla­to, ma a quel­lo spa­zio. Per lui il legno che lo cir­con­da­va era il vio­li­no e lo spa­zio la musi­ca”. Fin da pic­co­lis­si­mo, Geert ha dimo­stra­to di non esse­re un bam­bi­no come gli altri, pren­de tut­to alla let­te­ra e ha dif­fi­col­tà nel­le rela­zio­ni socia­li. La madre gesti­sce un pic­co­lo nego­zio dell’usato dove Geert tra­scor­re le not­ti ad assem­bla­re fra loro gli ogget­ti più dispa­ra­ti e a riflet­te­re sul loro pos­si­bi­le uti­liz­zo. Quan­do tro­va un vio­li­no in pez­zi, di cui igno­ra l’enorme valo­re, pro­va a rico­struir­lo e lo fa in modo total­men­te nuo­vo e ori­gi­na­le. Non si ren­de­rà mai con­to di quan­to sia­no pre­zio­si gli stru­men­ti che è in gra­do di rea­liz­za­re ma que­sta atti­vi­tà e il suc­ces­si­vo incon­tro con un pic­cio­ne che, nono­stan­te i suoi ten­ta­ti­vi di rega­lar­lo, tor­na sem­pre da lui, gli cam­bie­ran­no la vita.

Anna­li­sa Bru­nel­li, Acca­par­lan­te, 19/02/2017

Recen­sio­ne del libro “L’autistico e il pic­cio­ne viag­gia­to­re” di Rodaan al Gali­di, tra­du­zio­ne dall’olandese a cura di Ste­fa­no Musil­li.

Abbia­mo avu­to l’opportunità di incon­tra­re l’autore de L’autistico e il pic­cio­ne viag­gia­to­re, tra­dot­to in ita­lia­no e appe­na pub­bli­ca­to da il Siren­te (col­la­na altria­ra­bi), a Roma pres­so la libre­ria Griot di Tra­ste­ve­re, pri­ma di una del­le sue pre­sen­ta­zio­ni roma­ne.

Inge­gne­re elet­tro­ni­co di for­ma­zio­ne Rodaan fug­ge dall’Iraq e, dopo una serie di peri­pe­zie arri­va in Olan­da dove si sta­bi­li­sce. La sua vita è piut­to­sto avven­tu­ro­sa per­ché per scap­pa­re dal­la guer­ra fini­sce, dopo una serie di viag­gi, in Thai­lan­dia dove ottie­ne un pas­sa­por­to fal­so olan­de­se e ten­ta di rag­giun­ge­re l’Australia che era il suo sogno. Vie­ne però fer­ma­to per­ché sen­za visto e quin­di “rien­tra in patria”, ovve­ro appro­da in Olan­da dove resta nove anni in un cam­po pro­fu­ghi pri­ma di riu­sci­re a inse­rir­si nel Pae­se.

Qual è il tuo rap­por­to con la ter­ra nata­le e quel­lo con il pae­se adot­ti­vo? Entram­bi infat­ti, a diver­so tito­lo han­no per te un gusto un po’ ama­ro, con­flit­tua­le l’uno tan­to da deci­de­re di abban­do­nar­lo, matri­gna all’inizio l’altro.
«L’Iraq non è un Pae­se per vive­re ma per mori­re che offre solo la guer­ra. Dopo la lau­rea per non entra­re nell’esercito di Sad­dam Hus­sein me ne sono anda­to. Quan­do sono arri­va­to in Olan­da ho avu­to subi­to la sen­sa­zio­ne di una ter­ra dif­fi­ci­le riguar­do all’accoglienza per­ché il Pae­se ha poco spa­zio, ha con­qui­sta­to la ter­ra metro per metro a fati­ca essen­do sot­to il livel­lo del mare e non può per­met­ter­si il lus­so di ospi­ta­re rifu­gia­ti. D’altronde gli stes­si olan­de­si aspet­ta­no anni per tro­va­re una casa. Il pro­ble­ma del­lo spa­zio è deter­mi­nan­te. Non sono sta­to accol­to, è vero, ma lo capi­sco.»

Dal pun­to di vista let­te­ra­rio e cul­tu­ra­le che cosa hai por­ta­to con te del tuo esse­re ira­che­no?
«La pau­ra per l’Iraq è un Pae­se sen­za liber­tà. Non ho por­ta­to qual­co­sa alla cul­tu­ra olan­de­se, anzi ho cer­ca­to di libe­rar­mi da que­sto sen­so di oppres­sio­ne; non ho aggiun­to nul­la. E’ inve­ce la let­te­ra­tu­ra olan­de­se ad aver­mi arric­chi­to dan­do­mi soprat­tut­to il sen­so di cosa signi­fi­chi con­vi­ve­re nel­la diver­si­tà, pur rima­nen­do lega­ti alle pro­prie ori­gi­ni.»

So che hai impa­ra­to l’olandese tan­to da scri­ve­re in que­sta lin­gua. Sen­ti di appar­te­ne­re alla cul­tu­ra di que­sto Pae­se euro­peo?
«Appar­ten­go ad un grup­po di scrit­to­ri che non sono nati­vi dell’Olanda ma han­no deci­so di scri­ve­re in olan­de­se per­ché è un modo di entra­re nel­la vita del Pae­se. E’ un modo di rin­gra­zia­re chi mi ha dato un per­mes­so di sog­gior­no e il mio pri­mo libro in olan­de­se è sta­to il nuo­vo pas­sa­por­to. In effet­ti c’è una ragio­ne anti­ca. Fin da pic­co­lo vole­vo scri­ve­re in una lin­gua euro­pea per con­qui­sta­re la liber­tà e sono cre­sciu­to con la let­te­ra­tu­ra euro­pea. Per Dan­te Ali­ghie­ri ho avu­to una vera fol­go­ra­zio­ne. Nell’arabo, al con­tra­rio, c’è sem­pre que­sto sen­so di con­te­ni­men­to.»

Ma deri­va dal­la lin­gua, dal rife­ri­men­to all’arabo clas­si­co come model­lo o dai gover­ni dei pae­si ara­bi?
«Sicu­ra­men­te dal­le poli­ti­che nazio­na­li e dal­le cir­co­stan­ze reli­gio­se. La lin­gua come la musi­ca sono pure.»

Ti defi­ni­re­sti un auto­re “ara­bo” o medio­rien­ta­le, sem­pre che abbia sen­so quest’etichetta?
«No, olan­de­se anche per­ché par­lo del­la vita quo­ti­dia­na olan­de­se e di tut­te le tipi­ci­tà di que­sto pae­se. Sen­to di appar­te­ne­re gra­zie alla lin­gua a que­sta nuo­va nazio­na­li­tà e sen­to in tal modo di resti­tui­re una cer­ta ospi­ta­li­tà. Scri­ve­re in olan­de­se è come paga­re le tas­se al Pae­se dove vivi.»

Qual è il mes­sag­gio cen­tra­le del libro?
«La mora­le è che l’arte può apri­re del­le por­te ver­so il mon­do anche per chi non è in gra­do di cam­mi­na­re da solo e in que­sto sen­so la meta­fo­ra dell’autismo è emble­ma­ti­ca, nel sen­so che sia­mo spes­so impri­gio­na­ti in noi stes­si, da noi stes­si men­tre dob­bia­mo ren­der­ci con­to che sia­mo crea­ti per con­di­vi­de­re.»

Esi­ste un let­to­re “idea­le” al qua­le hai pen­sa­to scri­ven­do que­sto testo?
«Per me il let­to­re “idea­le” è chiun­que abbia tem­po e voglia di leg­ge­re.»

Com’è il tuo olan­de­se, non in ter­mi­ni di qua­li­tà ma di tim­bro. Cosa è arri­va­to con il ven­to del deser­to?
«Quan­do leg­go l’olandese mi sen­to olan­de­se ma quan­do par­lo mi accor­go di tan­te lacu­ne, soprat­tut­to al tele­fo­no anche per­ché gli olan­de­si sono dei per­fe­zio­ni­sti eppu­re sono mol­to acco­glien­ti e tol­le­ran­ti e si sono pre­sta­ti con gran­de dispo­ni­bi­li­tà nel­la revi­sio­ne dei miei testi. Cre­do che per gli olan­de­si il mio olan­de­se offra una poten­zia­li­tà nuo­va alla lin­gua, in par­ti­co­la­re quan­do leg­go i miei testi ad alta voce, in spe­cial modo le poe­sie, per­ché qual­cu­no dice che ha qual­che dif­fi­col­tà a comprendermi…sembra ara­bo. E’ la musi­ca­li­tà, l’intonazione che mi por­to den­tro, del­la lin­gua mater­na, che con­fe­ri­sce alla lin­gua adot­ti­va una sua pecu­lia­ri­tà.»

Inter­vi­sta di Ila­ria Gui­dan­to­ni

Rodaan Al Galidi

Lo scrittore olandese Rodaan al Galidi, vincitore dello European Union Prize for Literature, dal 16 al 20 marzo sarà in Italia per presentare il suo libro “L’autistico e il piccione viaggiatore”

Secon­do tito­lo del­la col­la­na Altria­ra­bi Migran­te soste­nu­ta dall’Unione Euro­pea,  “L’autistico e il pic­cio­ne viag­gia­to­re” nar­ra la sto­ria di Geert, un bam­bi­no genia­le dal­la men­te infa­ti­ca­bi­le, che tut­ta­via instau­ra un lega­me più pro­fon­do con gli ogget­ti del nego­zio dell’usato dove lavo­ra sua madre, che con il mon­do ester­no. Geert pas­sa le sera­te smon­tan­do gli ogget­ti e ricom­bi­nan­do­li tra loro, fin­ché al nego­zio non arri­va un vec­chio Stra­di­va­ri: è l’inizio di una stra­na epo­pea che vedrà Geert diven­ta­re un cele­ber­ri­mo costrut­to­re di vio­li­ni. Tra i per­so­nag­gi di que­sta sto­ria, un papà a for­ma di can­nuc­cia, un maia­le di nome Sina­tra, una ragaz­za peren­ne­men­te bagna­ta come le stra­de olan­de­si e un osti­na­tis­si­mo pic­cio­ne viag­gia­to­re che aiu­te­rà Geert a usci­re dal suo guscio.

Vin­ci­to­re con que­sto tito­lo del Euro­pean Union Pri­ze for Lite­ra­tu­reRodaan al Gali­di ha una bio­gra­fia par­ti­co­la­re. Nato in Iraq è fug­gi­to dal suo pae­se nata­le ed è arri­va­to in Euro­pa come clan­de­sti­no, quin­di richie­den­te asi­lo, l’Olanda gli ave­va nega­to l’accesso ai cor­si uffi­cia­li di lin­gua che ha quin­di appre­so come auto­di­dat­ta diven­tan­do un auto­re noto e vin­ci­to­re di vari pre­mi.

Incon­tri con l’autore:

Mer­co­le­dì 16 Mar­zo 2016 ore 18 — Rea­le Isti­tu­to Neer­lan­de­se — Via Ome­ro 12, Roma Inter­ven­go­no: l’autore, il diret­to­re del KNIR prof. Harald Hen­drix, il tra­dut­to­re del libro Ste­fa­no Musil­li, l’editore, mode­ra Fran­ce­sca Bel­li­no. Let­tu­re dal libro in ita­lia­no e olan­de­se a cura dell’autore. A segui­re buf­fet offer­to dal Knir.

Gio­ve­dì 17 Mar­zo 2016 ore 19Libre­ria Griot — Via di San­ta Ceci­lia, 1a Roma Inter­ven­go­no: l’autore, il tra­dut­to­re del libro Ste­fa­no Musil­li, l’editore, mode­ra Chia­ra Comi­to. Let­tu­re dal libro in ita­lia­no a cura di Dona­tel­la Vin­cen­ti.

Vener­dì 18 Mar­zo 2016 ore 18CIES onlus — Via del­le Cari­ne, 4 Roma  Inter­ven­go­no: l’autore, Maria Cri­sti­na Fer­nan­dez (respon­sa­bi­le CIES), il tra­dut­to­re del libro Ste­fa­no Musil­li e l’editore. Let­tu­re dal libro in ita­lia­no.

Saba­to 19 Mar­zo 2016 ore 18,30Libre­ria Les Mots —  Via Car­ma­gno­la, 4, Mila­no Inter­ven­go­no: l’autore e l’editore, mode­ra Sha­dy Hama­dy (Il Fat­to Quo­ti­dia­no). Let­tu­re dal libro in ita­lia­no.

Dome­ni­ca 20 Mar­zo 2016 ore 18,00Bel­lis­si­ma Fie­ra di Libri e cul­tu­ra indi­pen­den­te Sala S2 — Palaz­zo del Ghiac­cio, via di Pira­ne­si, 10  Mila­no Intervengono: l’autore e l’editore, mode­ra prof. Jolan­da Guar­di (esper­ta di Let­te­ra­tu­ra ara­ba). Let­tu­re dal libro in ita­lia­no.