Fùcino. Acqua, terra, infanzia : Roberto Carvelli
FÙCINO. ACQUA, TERRA, INFANZIA di Roberto Carvelli

Arti­co­lo­Tre (Danie­la D’Angelo, 25 luglio 2018)

Fùcino. Il lago dell’infanzia perduta. Intervista a Roberto Carvelli

Fùcino. Acqua, terra, infanzia : Roberto Carvelli

Che fine ha fat­to il lago del Fùci­no con tut­ti i suoi pesci? E che fine ha fat­to la gio­vi­nez­za con tut­te le sue avven­tu­re? Nel suo ulti­mo libro “Fùci­no. Acqua, ter­ra, infan­zia” (il Siren­te), Rober­to Car­vel­li ci accom­pa­gna nei ter­ri­to­ri del­la sua infan­zia a Cer­chio e paral­le­la­men­te trac­cia la sto­ria di que­sti luo­ghi (che furo­no anche di Silo­ne) per rac­con­ta­re un tem­po ina­bis­sa­to, che ha lascia­to posto ad altro, al suo supe­ra­men­to.

È un libro sul­la feri­ta e sull’incanto dell’infanzia. La memo­ria chia­ma a rac­col­ta epi­so­di pic­co­li e per­so­na­li, eppu­re signi­fi­ca­ti­vi: i con­flit­ti esi­sten­zia­li e fami­glia­ri, le pic­co­le sco­per­te, i vici­ni che pas­sa­va­no in visi­ta, il pae­sag­gio e la natu­ra. L’autore evo­ca, inda­ga, rimuo­ve, poi ripri­sti­na. Le com­mo­ven­ti foto­gra­fie in bian­co e nero ripor­ta­te in que­ste pagi­ne ren­do­no ser­vi­zio a que­sto ten­ta­ti­vo di testi­mo­nian­za. Che si avva­le anche di una docu­men­ta­ta ricer­ca sto­ri­ca sui fat­ti che han­no riguar­da­to la zona.

Viag­gio nel­la memo­ria dun­que, dire­mo meglio, attra­ver­sa­men­to e sca­vo, dove le ten­sio­ni del pas­sa­to tro­va­no acco­mo­da­men­ti. Rispo­ste che il bam­bi­no non sape­va anco­ra dar­si e che l’adulto ades­so cer­ca di far­si basta­re.

Archi­via­te da un pez­zo le intem­pe­ran­ze gio­va­ni­li di Bebo e altri ribel­li degli esor­di, que­sto è un libro del­la matu­ri­tà, sen­za più rivo­lu­zio­ni. Il lago lad­do­ve ora vi è la pia­na è una dimen­sio­ne a cui biso­gna tor­na­re per var­ca­re un con­fi­ne, segna­re un pas­sag­gio. Dall’infanzia al Fùci­no fino al matri­mo­nio (ça va sans dire, in que­sti luo­ghi) il libro riper­cor­re un’esistenza inte­ra o qua­si, e cuce un rac­cor­do tra la vita pas­sa­ta e quel­la nuo­va ver­so cui dun­que biso­gna ten­de­re. Il reso­con­to è tut­to vol­to alla con­qui­sta di un asset­to con­ci­lian­te, sod­di­sfa­cen­te, defi­ni­ti­vo. Per risol­ve­re in ulti­mo che non è nel­la defi­ni­ti­vi­tà, ma piut­to­sto nel muta­men­to – tan­to dei sen­ti­men­ti quan­to dei luo­ghi di cui fac­cia­mo espe­rien­za, com­pre­se le case che abi­tia­mo – che la vita dà pro­va del miste­ro del­la sua inson­da­bi­li­tà. E se da un lato abbia­mo impa­ra­to che la ter­ra che cal­pe­stia­mo cam­bia sem­pre alme­no un poco dopo il nostro pas­so, dall’altro, in un mon­do paral­le­lo tan­to indi­mo­stra­bi­le quan­to pos­si­bi­le, natu­ral­men­te solo per chi ha voglia di cre­der­ci, vivo­no anco­ra e per sem­pre il Fùci­no con le sue acque intat­te e con i suoi pesci. E con loro, tut­te le altre nostre vite che via via nel tem­po vi si sono per­du­te den­tro.

DDA: La casa di vil­leg­gia­tu­ra a Cer­chio, e la vita che vi si svol­ge­va den­tro e attor­no, i tuoi geni­to­ri gio­va­ni, tuo fra­tel­lo e tu bam­bi­no, si sono dile­gua­ti per sem­pre, come le acque del lago – il Fuci­no. Il libro, che nel­le pagi­ne fina­li defi­ni­sci appun­to un memoir, è il ten­ta­ti­vo di por­ta­re a gal­la la memo­ria dell’infanzia. Ma l’evocazione di un tem­po e di un luo­go per­du­ti si spin­ge fino a diven­ta­re una spe­cie di testa­men­to, un addio, un salu­to defi­ni­ti­vo…

RC: Il libro è un reso­con­to. Un’opera nar­ra­ti­va in cui la mate­ria bru­cian­te del­la real­tà diven­ta pre­te­sto per la fin­zio­ne del rac­con­to. Il rac­con­to è quel­lo del­la ricer­ca­ta paci­fi­ca­zio­ne con il pro­prio pas­sa­to. E l’infanzia, per quel­la stra­na com­bi­na­zio­ne di magia ricor­da­ta e vaghez­za del­la memo­ria mista alla rimo­zio­ne, è il luo­go emo­ti­vo del rac­con­to. Coin­ci­de per una stra­na asso­nan­za al luo­go geo­gra­fi­co del­lo stes­so rac­con­to come con­di­vi­den­do­ne un desti­no. Il non più lago Fùci­no vie­ne rac­con­ta­to insie­me alla non più infan­zia di quel­la casa costrui­ta da mio padre e poi ven­du­ta al ter­mi­ne di un decen­nio favo­lo­so (in sen­so pro­prio). Del lago ho cer­ca­to tut­to le sto­rie: il suo pro­sciu­ga­men­to ini­zia­to in tem­pi roma­ni e con­clu­so nel tar­do 800, il ter­re­mo­to a cui assi­ste nel 1915 – pen­sa­te che ad Avez­za­no muo­re il 90% del­la popo­la­zio­ne per dar­vi l’idea del­le gran­dez­ze –, le lot­te con­ta­di­ne dopo la boni­fi­ca del lago. Per far­lo ho pas­sa­to mesi in biblio­te­ca com­pen­san­do vuo­ti. Ma non per que­sto il libro è un sag­gio: sono solo altre sto­rie che intes­so­no la mia sto­ria per­so­na­le.

DDA: Que­ste pagi­ne par­la­no del rap­por­to con il padre, di quel­la con­flit­tua­li­tà che accom­pa­gna la cre­sci­ta e lo svi­lup­po per­so­na­le. Ma si avver­te il biso­gno di una ricon­ci­lia­zio­ne, di per­do­na­re e di far­si per­do­na­re. Sem­bra che sen­za que­sto pas­sag­gio sia impos­si­bi­le pro­ce­de­re, anda­re vera­men­te avan­ti.

RC: La par­te più incan­de­scen­te di tut­to il pro­ces­so di fusio­ne che avvie­ne nel­le pagi­ne del libro è pro­prio quel­la del rap­por­to col padre. Il Fùci­no, come luo­go geo­fi­si­co e nar­ra­ti­vo, diven­ta l’occasione per un ritor­no nel luo­go (fisi­co e non fisi­co) del padre. Cosa che con me fa Tom­ma­so Otto­nie­ri Pomi­lio con il suo, e che vie­ne fat­ta anche cer­can­do nel sim­bo­lo stes­so dell’autorità pater­na, di quel­lo che sim­bo­leg­gia. Per rima­ne­re alla mia sto­ria per­so­na­le, in ter­ra di Fùci­no cer­co di risco­pri­re quan­to l’assenza, l’incerta pre­sen­za e, infi­ne, la cor­po­sa e feli­ce – per quan­to rara, epi­so­di­ca – pre­sen­za di mio padre abbia segna­to il mio diven­ta­re adul­to. Ed è una sco­per­ta che ognu­no può fare: i con­ti col pas­sa­to tor­na­no sem­pre – al di là del­la pre­sen­za – biso­gna solo met­ter­ci mano. Aprir­si al ricor­do, ai ricor­di.

DDA: La cam­pa­gna in cui è immer­sa la casa diven­ta lo sce­na­rio del­la tua for­ma­zio­ne natu­ra­li­sti­ca, da qui pro­ba­bil­men­te ha ori­gi­ne l’interesse che hai anche oggi per la natu­ra e per il bird­wat­ching. Tra peri­co­lo e miste­ro, dal­le peco­re alle ser­pi, pas­san­do per lupi e orsi, ci vuoi par­la­re dell’incontro con il cuo­re sel­vag­gio del­la Mar­si­ca? La moder­niz­za­zio­ne, d’altro can­to, ha dovu­to fare i con­ti con l’arcaico e il magi­co. In che modo il ter­ri­to­rio ha inglo­ba­to le spin­te ver­so il pro­gres­so?

RC: Il Fùci­no pre­sen­ta que­sta stra­na com­bi­na­zio­ne di wil­der­ness (ma dirò sel­vag­gio per smar­car­mi da cate­go­rie “turi­sti­che” e acce­de­re a vie più uni­ver­sa­li) e antro­piz­za­zio­ne estre­ma. Estre­ma è la col­ti­va­zio­ne inten­sa che dall’alto appa­re come una sor­ta di coper­ta intes­su­ta con strac­ci di vari ver­di e gial­li a secon­da del­le sta­gio­ni e del­le col­ti­va­zio­ni, intes­su­ta con pre­ci­sio­ne geo­me­tri­ca tra cana­li e stra­de nume­ra­te. O pla­sti­che e ser­re rilu­cen­ti. Il siste­ma di que­sta tra­pun­ta in tin­ta tro­va poi nel­le para­bo­le del Tele­spa­zio un’ulteriore cifra di iper­mo­der­ni­tà. Da pata­te e caro­te – due IGP pecu­lia­ri del­la Pia­na – si arri­va a que­sti stra­ni fun­ghi pleu­ro­tus d’acciaio che pun­ta­no diret­ta­men­te l’Universo. Sem­bra lo sce­na­rio di un Black Mir­ror o Les Reve­nan­ts. Luo­go idea­le per disto­pie, imma­gi­na­zio­ni di futu­ro o di pas­sa­ti non anco­ra com­piu­ti – anche il mio for­se. Poi, come per una magia dina­mi­ca, arri­va­no pesan­ti nubi bas­se e il lago visto dall’alto del­le col­li­ne cir­co­stan­ti appa­re anco­ra lì. Così è suc­ces­so anche con la mia infan­zia? For­se sì, o spe­ro che acca­drà a chi mi leg­ge­rà. L’Abruzzo – per tor­na­re al sel­va­ti­co – è ter­ra di incon­tri for­tui­ti con quel mon­do paral­le­lo del­le fia­be: i lupi cat­ti­vi (così a leg­ge­re le cro­na­che gior­na­li­sti­che), gli orsi golo­si distrut­to­ri (ma a vede­re Masha è faci­le sce­glie­re con chi sta­re anche nel­la nar­ra­ti­vi­tà di un rac­con­to per bim­bi), le ser­pi che inton­ti­te dall’inizio del­la loro sta­gio­ne visi­bi­le bam­bi­ni di tre anni por­ta­no al col­lo nel­la festa di Cocul­lo ogni pri­mo mag­gio. E le peco­re – tan­te: una vera e pro­pria pasto­ra­le mar­si­ca­na come ho scrit­to – che pun­teg­gia­no di bian­co il pae­sag­gio come l’unità di misu­ra che fa da con­trap­pun­to agli spa­zi ver­di e alle vie di trat­tu­ro. La mia vita infan­ti­le ha cono­sciu­to, con­ser­va­to e mai più dimen­ti­ca­to quest’incontro con il lato sel­vag­gio. Nel libro pre­po­ten­ti ritor­na­no que­sti sim­bo­li e fan­no di que­sta ter­ra il luo­go di una fia­ba sen­za cap­puc­cet­ti, pol­li­ci­ni e Mashe. Insom­ma, un ricor­do al net­to dell’Uomo.

DDA: Il cul­to maria­no è par­ti­co­lar­men­te sen­ti­to in Abruz­zo. Le don­ne mar­si­ca­ne, scri­vi così, sono sospe­se tra stan­zia­li­tà e noma­di­smo. Che nes­so pos­sia­mo coglie­re?

RC: La don­na abruz­ze­se, sen­za ido­la­tra­re, ha la for­za per nul­la remis­si­va di una pre­sen­za che segna la stra­da come le tan­te madon­ni­ne voti­ve di cui il Prin­ci­pe Ales­san­dro Tor­lo­nia, il pro­sciu­ga­to­re, si ser­ve per pun­teg­gia­re il vec­chio gre­to del lago. Per ingra­ziar­si il sim­bo­lo del­la pie­tà e del­la for­za fem­mi­ni­li. Dice­vo for­za per nul­la remis­si­va del­le signo­re di que­sti luo­ghi, abi­tua­te a gesti­re assen­ze (gli uomi­ni nel­le cam­pa­gne o al pasco­lo) e pre­sen­ze trop­po inu­til­men­te ingom­bran­ti degli uomi­ni quan­do c’erano e del­le cir­co­stan­ze meteo­ro­lo­gi­che spes­so sfi­dan­ti. Eppu­re que­ste don­ne le ricor­do con le con­che o i cesti in testa capa­ci di anda­re a mani e con­te­ni­to­ri pie­ni e tor­na­re a mani e con­te­ni­to­ri pie­ni, pri­ma di qual­sia­si mez­zo di tra­spor­to, fos­se pure la ric­chez­za – anni fa lo era – di un asi­no. Que­sto per me è un auten­ti­co sim­bo­lo reli­gio­so.

DDA: Non si può par­la­re di que­sti luo­ghi sen­za ricor­da­re Ignan­zio Silo­ne. Che impor­tan­za ha avu­to per te que­sto scrit­to­re?

RC: Silo­ne è scrit­to­re che non ho potu­to ama­re nel­la con­fe­zio­ne sco­la­sti­ca e iper­cat­to­li­ca del mio liceo reli­gio­so. Trop­po irreg­gi­men­ta­to nel­la cle­ri­ca­li­tà per pia­ce­re al suo stes­so auto­re figu­ria­mo­ci al suo let­to­re impli­ci­to: un rivo­lu­zio­na­rio dal cuo­re col­mo di amo­re per il pros­si­mo, per gli ulti­mi, lea­le e schiet­to. Silo­ne ave­va fini­to per odia­re ogni Chie­sa, anche quel­le poli­ti­che dell’URSS. Ma il Silo­ne che ritro­vo oggi – fuo­ri da quel pac­ka­ging – mi sem­bra enor­me. La cesu­ra per­fet­ta dell’anima libe­ra­le, socia­li­sta e cri­stia­na (scri­vo cri­stia­na e non cat­to­li­ca, per scel­ta) di que­sto pae­se. Nel­la sua ope­ra, e prin­ci­pal­men­te nel­la gran­dez­za del­la let­te­ra­tu­ra dell’esilio rap­pre­sen­ta­ta da Fon­ta­ma­ra, tro­va sen­so la for­za del­la nostra umi­le gen­te ita­lia­na del­le aree meno for­tu­na­te spar­se nel­lo sti­va­le dal Nord al Sud, alle Iso­le, gen­te che ha sapu­to cre­sce­re. Par­lo di quel­la gen­te che però, pur cre­scen­do, non dimen­ti­ca il dolo­re dell’evoluzione (e la fati­ca dell’evoluzionismo). E oggi, oggi, pro­prio oggi andreb­be ricor­da­to a chi cre­de che evol­ve­re signi­fi­ca can­cel­la­re quel­la fati­ca e quel dolo­re, nel­la rimo­zio­ne di una nega­zio­ne ver­so chi quel­la evo­lu­zio­ne sta com­pien­do con la sola sfor­tu­na di un ritar­do nel­la linea del tem­po.

Fùcino. Acqua, terra, infanzia : Roberto Carvelli
FÙCINO. ACQUA, TERRA, INFANZIA di Roberto Carvelli

Il Cen­tro (Nino Mot­ta, 27 giu­gno 2018)

Acqua, terra e infanzia: il Fùcino come una patria

Fùcino. Acqua, terra, infanzia : Roberto Carvelli

Nel pano­ra­ma del­la nar­ra­ti­va con­tem­po­ra­nea capi­ta rara­men­te di leg­ge­re roman­zi di auto­ri sle­ga­ti dal­la cul­tu­ra del Deca­den­ti­smo, soli­ta­men­te indi­vi­dua­li­sti­ca e intri­sa del gusto del fal­li­men­to e del­la rovi­na. Rober­to Car­vel­li, con “Fuci­no. Acqua, ter­ra, infan­zia” (Edi­tri­ce Il Siren­te) rap­pre­sen­ta un’eccezione. L’autore, tor­nan­do con l’immaginazione agli anni del­la sua infan­zia, tra­scor­sa a Cer­chio, tra gen­te «lea­le, riser­va­ta e gene­ro­sa», non rivi­ve solo i con­flit­ti esi­sten­zia­li, fami­lia­ri e inte­rio­ri, pro­pri di quell’età, ma risco­pre anche i vasti oriz­zon­ti dell’epica, del­la civil­tà con­ta­di­na, del vive­re a con­tat­to con la natu­ra.

IL MIO INFINITO

«Il mio Infi­ni­to», scri­ve Car­vel­li, «ha il pro­fi­lo del lago non più lago del Fuci­no, che ho guar­da­to per anni dall’alto del­la casa di vil­leg­gia­tu­ra, costrui­ta da mio padre nei pri­mi anni Set­tan­ta».
Dopo poco più di un decen­nio la casa ven­ne ven­du­ta e la fami­glia si tra­sfe­rì defi­ni­ti­va­men­te a Roma. Car­vel­li ave­va 15 anni.
«E’ dolo­ro­so pen­sa­re», rile­va Car­vel­li, «che quel­la ven­di­ta sia in qual­che modo il por­ta­to di una nostra — di me e mio fra­tel­lo — disto­nia rispet­to a quel­le vil­leg­gia­tu­re in epo­che in cui tut­ti i nostri com­pa­gni di scuo­la pote­va­no rac­con­ta­re esta­ti di amo­ri e avven­tu­re in comi­ti­va: noi non era­va­mo più dispo­sti a rac­con­ta­re le sole avven­tu­re del­la cam­pa­gna, del­le ser­pi, del silen­zio, dei mon­ti e di un lago che non è un lago».
Il lega­me del­lo scrit­to­re con quel mon­do da cui si è visto «sra­di­ca­to», però, non si è mai spez­za­to. Ripen­sa a quel perio­do come a un’iniziazione alla vita sel­vag­gia, media­ta più dagli ani­ma­li che dagli uomi­ni: «La nostra vita a Cer­chio sem­bra­va pre­sta­re il fian­co al pre­do­mi­nio pres­so­ché incon­tra­sta­to del­la natu­ra e alle sue leg­gi poco uma­ne».

MAGIA

Lo scrit­to­re si sen­te lega­to al rea­le, alla natu­ra, alla vita, agli ani­ma­li e agli uomi­ni, ma è anche attrat­to dai miti e dal­le leg­gen­de del luo­go. «La sto­ria di que­sta regio­ne», osser­va, «è fat­ta oltre che di sto­ria, di magia: magi­ci sono il lago, le acque, il loro pote­re distrut­ti­vo e rige­ne­ra­ti­vo, magi­che le mon­ta­gne che li cir­con­da­no». E anco­ra: il cul­to del­la dea Angi­zia, sorel­la del­la maga Cir­ce; il miste­ro di Archip­pe: per alcu­ni è l’antica Ortuc­chio, per altri un re; i pote­ri sopran­na­tu­ra­li dI Umbro­ne «che sole­va col can­to e la mano infon­de­re il sonno/alla raz­za del­le vipe­re e alle idre dal vele­no­so respi­ro» (libro VII dell’Eneide). L’autore non ten­de più a vive­re da solo, ma a met­te­re in rela­zio­ne ricor­di e sto­ria per­so­na­le con la sto­ria col­let­ti­va. Ne risul­ta un roman­zo epi­co, cora­le, il cui pro­ta­go­ni­sta è un inte­ro popo­lo: quel­lo mar­si­ca­no. E lo scrit­to­re ne è l’aedo.

L’IMPRESA

Così Car­vel­li più che rac­con­tar­la la sto­ria di que­sta espe­rien­za spe­ra di riu­sci­re a “can­tar­la”. Can­ta la straor­di­na­ria impre­sa del pro­sciu­ga­men­to del lago «dall’onda cri­stal­li­na» (Vir­gi­lio), che segna la fine di un’attività fio­ren­te: la pesca, sop­pian­ta­ta da quel­la agri­co­la, e la scom­par­sa, a cau­sa del muta­men­to del cli­ma, degli uli­vi e del­le viti; la tra­ge­dia del ter­re­mo­to del 13 gen­na­io 1915 che scon­vol­se la Mar­si­ca e rase al suo­lo Avez­za­no; il dolo­re del­le madri, rima­ste sole, nel veder­si strap­pa­re i figli, soprav­vis­su­ti al sisma, per esse­re man­da­ti a mori­re nel­le trin­cee; l’eroica lot­ta dei con­ta­di­ni del Fuci­no per cac­cia­re Tor­lo­nia e diven­ta­re padro­ni del­la ter­ra che col­ti­va­va­no, e quel­la dei «Patrio­ti mar­si­ca­ni» con­tro i nazi­sti per la con­qui­sta del­la liber­tà. Per trat­teg­gia­re il carat­te­re dei mar­si­ca­ni l’autore sce­glie tre per­so­nag­gi: Igna­zio Silo­ne, il tor­men­ta­to scrit­to­re che vede nel­la lot­ta la via con la qua­le i “cafo­ni” dell’Abruzzo e del mon­do pos­so­no rea­liz­za­re il loro sogno di liber­tà e giu­sti­zia; il vul­ca­ni­co Mario Spal­lo­ne, ex medi­co di Togliat­ti, che elet­to nel 1993 sin­da­co di Avez­za­no, sep­pe infon­de­re fidu­cia e dare spe­ran­za a una cit­tà che, dopo Tan­gen­to­po­li, era allo sban­do; il grin­to­so e ribel­le Vito Tac­co­ne, il cam­pio­ne di cicli­smo, che «ave­va tal­men­te voglia di arri­va­re, da alle­nar­si sul­la sali­ta di Capi­strel­lo cari­co di pane».

FIGURE MARSICANE

«Nel­la sin­te­si di que­ste tre figu­re mar­si­ca­ne», scri­ve Car­vel­li, «c’è tut­to il pro­fi­lo di que­sta gen­te che lot­ta per la giu­sti­zia, sco­pre l’ingiustizia e rischia — per il pro­prio carat­te­re non faci­le al ripie­go — di finir­ne vin­to o fiac­ca­to».
Tra Car­vel­li — per il qua­le «le pagi­ne più bel­le del­la vita di Silo­ne riman­go­no quel­le dei rap­por­ti con il fra­tel­lo Romo­lo, per il qua­le Silo­ne si tor­men­te­rà fino alla mor­te» — e il gran­de scrit­to­re abruz­ze­se vi sono del­le affi­ni­tà.
Anche Silo­ne, all’età di 15 anni, a segui­to del ter­re­mo­to, dovet­te lascia­re Pesci­na. Ma i luo­ghi dell’infanzia rimar­ran­no per sem­pre scol­pi­ti nel­la sua ani­ma. Alcu­ni anni più tar­di, men­tre era esu­le in Sviz­ze­ra, «col mate­ria­le degli ama­ri ricor­di e dell’immaginazione» si “fab­bri­che­rà un vil­lag­gio che chia­me­rà Fon­ta­ma­ra e «comin­ce­rà a viver­ci den­tro». Nel­la real­tà Fon­ta­ma­ra indi­ca la via dove Silo­ne è nato. Vie­ne però un gior­no in cui nel­la vita di un uomo che vive lon­ta­no dal­la sua ter­ra, il biso­gno di tor­nar­vi si fa desi­de­rio strug­gen­te. Silo­ne sal­ta su tre­no e tor­na al pae­se.

IL LUOGO

Il luo­go che «per quin­di­ci anni ave­va costi­tui­to il chiu­so peri­me­tro del­la sua coscien­za» si tro­va lì, intat­to, tale e qua­le se l’era imma­gi­na­to e vagheg­gia­to.
Osser­van­do quel «ritro­va­to pae­se dell’anima», lo scrit­to­re è assa­li­to dal­la com­mo­zio­ne. «Quan­te vol­te — farà dire a Pie­tro Spi­na, in Vino e Pane — nel­le mie not­ti d’esilio, sen­za mai aver­le mai viste, ho sogna­to que­ste ter­re, que­ste altu­re, que­sta vita». Ma la real­tà è diver­sa da come l’immaginava. Ed egli se ne ripar­te, por­tan­do­si fit­ta nel cuo­re la tra­gi­ca «pena del ritor­no».
Ma per quan­to «estra­neo» e «indif­fe­ren­te» sia quel mon­do, Silo­ne non rie­sce a imma­gi­nar­ne un altro nel qua­le pos­sa con­clu­de­re la sua «avven­tu­ra».
«Mi pia­ce­reb­be», dirà nel testa­men­to, «di esse­re sepol­to ai pie­di del vec­chio cam­pa­ni­le di San Berar­do, a Pesci­na, con una cro­ce di fer­ro appog­gia­ta al muro e la vista del Fuci­no in lon­ta­nan­za». Il Comu­ne di Pesci­na ha rispet­ta­to le sue volon­tà.
Anche Car­vel­li sen­te spes­so l’impellente biso­gno di tor­na­re a vede­re la casa di Cer­chio e a visi­ta­re il pic­co­lo cimi­te­ro, che ha bat­tez­za­to la «Spoon river fucen­se».

LE PICCOLE FOTO

«Mi muo­vo in mez­zo alle poche tom­be come se stes­si riab­brac­cian­do tut­ta la par­te per­du­ta del mio pas­sa­to a Fuci­no. I locu­li discen­do­no ver­so le imma­gi­na­rie spon­de del lago, impi­la­ti. I mor­ti sem­bra­no fis­sa­re malin­co­ni­ci l’acqua che non c’è più e for­se qual­cu­no di loro, aven­do­la già vista pri­ma del pro­sciu­ga­men­to, ora rie­sce anco­ra a ricor­dar­la. For­se cer­ca­no di riu­dir­ne la risac­ca, for­se ne col­go­no l’agitazione. Sono sta­to anche qui a cer­ca­re le pic­co­le foto ova­li del­le per­so­ne che ho cono­sciu­to e a cui ho volu­to bene nel­la mia infan­zia. I nomi degli scom­par­si, i mor­ti ter­re­mo­ta­ti». E come Silo­ne non rie­sce a imma­gi­na­re un altro luo­go nel qua­le pos­sa con­clu­de­re la sua «avven­tu­ra».
«Dato che mi pia­ce­reb­be esse­re cre­ma­to e sogno di saper­mi spar­so in cene­re in qual­che dove, pen­so che potreb­be esse­re que­sto il posto giu­sto. Maga­ri dall’alto di una mon­ta­gna ver­so il lago che fu».

Ucraina terra di confine : Massimiliano Di Pasquale
UCRAINA TERRA DI CONFINE di Massimiliano Di Pasquale

La nuova Ucraina – Intervista a Massimiliano di Pasquale (Parte I)

di Simo­ne Zuc­ca­rel­li, “Il Caf­fè Geo­po­lit­co” (29 ago­sto 2017)

Ucraina terra di confine : Massimiliano Di PasqualeA più di tre anni di distan­za dall’inizio del­la guer­ra in Ucrai­na mol­ti aspet­ti lega­ti alla stes­sa riman­go­no poco cono­sciu­ti al gran­de pub­bli­co: si ten­de a sem­pli­fi­ca­re le dina­mi­che che l’hanno gene­ra­ta, a igno­ra­re la sto­ria dell’area e si cade spes­so vit­ti­ma di vere e pro­prie fake news. Abbia­mo deci­so di inter­vi­sta­re Mas­si­mi­lia­no di Pasqua­le, pro­fon­do cono­sci­to­re del­la real­tà del Pae­se, per fare un po’ di chia­rez­za sul­la vicen­da e le sue riper­cus­sio­ni

1. Nel 2013, pochi mesi pri­ma dell’inizio del con­flit­to in Ucrai­na, è usci­to “Ucrai­na on the Road”, il reso­con­to del tuo viag­gio in un Pae­se da te descrit­to come sospe­so tra Euro­pa e Rus­sia. A distan­za di quat­tro anni cosa è cam­bia­to?

Il libro – si trat­ta del secon­do libro sul Pae­se, per­ché pri­ma era usci­to “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne” (2012) – fa rife­ri­men­to al viag­gio effet­tua­to nel 2012. Mi fu chie­sto di aggior­na­re la Ukrai­ne Bradt Tra­vel Gui­de, una gui­da turi­sti­ca in ingle­se. Per tale ragio­ne viag­giai per cir­ca 40 gior­ni in Ucrai­na – accom­pa­gna­to da un ami­co. Era un viag­gio, dun­que, nell’Ucraina del 2012. Essen­do tor­na­to nel Pae­se anche l’anno suc­ces­si­vo ho inse­ri­to anche qual­che impres­sio­ne deri­van­te dal­la visi­ta del 2013, qual­che mese pri­ma dell’inizio di Euro­mai­dan. L’Ucraina, da allo­ra, è cam­bia­ta tan­tis­si­mo. Mai­dan e la guer­ra in Don­bas l’hanno tra­sfor­ma­ta: c’è sta­to un muta­men­to di pro­spet­ti­va – con una mag­gio­re spin­ta per l’integrazione con l’Occidente – e c’è la gran­de for­za tra­smes­sa dal­la Rivo­lu­zio­ne del­la Digni­tà – e para­dos­sal­men­te anche dall’invasione rus­sa che ha coa­gu­la­to il Pae­se. Non esi­ste più un’Ucraina divi­sa tra Est e Ove­st – tra l’altro, la dia­let­ti­ca di un Est rus­so­fo­no e un Ove­st ucrai­no­fo­no è sem­pre sta­ta sem­pli­fi­ca­tri­ce e per cer­ti ver­si fuor­vian­te, a dif­fe­ren­za di quel­la cit­tà-cam­pa­gna che inve­ce è otti­ma car­ti­na al tor­na­so­le per leg­ge­re le spe­ci­fi­ci­tà cul­tu­ra­li e antro­po­lo­gi­che di que­sta ter­ra. Putin, para­dos­sal­men­te, è sta­to uno dei prin­ci­pa­li fat­to­ri uni­fi­can­ti. Il Pae­se è com­ple­ta­men­te stra­vol­to, abbia­mo assi­sti­to a una vera e pro­pria rivo­lu­zio­ne coper­ni­ca­na. Cer­to le rifor­me non pro­ce­do­no sem­pre velo­ce­men­te – sicu­ra­men­te non velo­ce­men­te quan­to vor­reb­be l’UE o gli stes­si ucrai­ni –, occor­re fare di più sul fron­te del­la lot­ta alla cor­ru­zio­ne, ma l’Ucraina ha ade­ri­to all’accordo di asso­cia­zio­ne con UE e sono sta­ti fat­ti signi­fi­ca­ti­vi pas­si in avan­ti ver­so lo sta­bi­li­men­to di una libe­ral-demo­cra­zia in sen­so occi­den­ta­le. Inol­tre i cit­ta­di­ni si rico­no­sco­no nei valo­ri dell’unità nazio­na­le, come dimo­stra­no le tan­tis­si­me mani­fe­sta­zio­ni in cit­tà con­si­de­ra­te, pri­ma, filo­rus­se. Indub­bia­men­te, l’Ucraina del mio libro è, in par­te, un Pae­se che non esi­ste più.

2. Duran­te il tuo viag­gio pre­ce­den­te alla “Rivo­lu­zio­ne del­la Digni­tà” ave­vi avu­to qual­che sen­to­re di ciò che sta­va per acca­de­re? Qual è la ragio­ne prin­ci­pa­le che ha con­dot­to a un muta­men­to così repen­ti­no?

Par­lan­do con la gen­te ave­vo com­pre­so che il mal­con­ten­to era enor­me soprat­tut­to dopo quel­lo che era avve­nu­to nel 2012. Nel giu­gno 2012, pri­ma del­le ele­zio­ni par­la­men­ta­ri di otto­bre, Yanu­ko­vych, per ingra­ziar­si l’elettorato rus­so­fo­no, ave­va fat­to appro­va­re una leg­ge sul­le mino­ran­ze lin­gui­sti­che che era in real­tà un esca­mo­ta­ge per con­ce­de­re al rus­so lo sta­tus di lin­gua uffi­cia­le. Alle ele­zio­ni par­la­men­ta­ri la vit­to­ria del Par­ti­to del­le Regio­ni (30%) che, gra­zie all’alleanza con i comu­ni­sti di Symo­nen­ko (13%), riu­scì a otte­ne­re la mag­gio­ran­za dei 450 seg­gi del­la Rada, fu in defi­ni­ti­va il frut­to di un voto carat­te­riz­za­to da gra­vi irre­go­la­ri­tà (fro­di e fal­si­fi­ca­zio­ni in sede di voto e con­teg­gio) e dal­la rein­tro­du­zio­ne di una leg­ge elet­to­ra­le “ibri­da”. La stes­sa leg­ge che nel 2002 ave­va per­mes­so all’ex pre­si­den­te Leo­nid Kuch­ma, scon­fit­to al pro­por­zio­na­le, di assi­cu­rar­si la mag­gio­ran­za par­la­men­ta­re, con­sen­tì a Vik­tor Yanu­ko­vych di man­te­ne­re il pote­re sal­da­men­te nel­le pro­prie mani. Con il siste­ma elet­to­ra­le pre­ce­den­te, l’opposizione avreb­be vin­to. Gli ucrai­ni ave­va­no dato a Yanu­ko­vych l’ultima chan­ce: fir­ma­re l’accordo di inte­gra­zio­ne con UE. La retro­mar­cia improv­vi­sa sul­lo stes­so, nel novem­bre del 2013, dà ini­zio a tut­to. Quel­la fir­ma avreb­be inse­ri­to l’Ucraina in un siste­ma di rego­le che avreb­be potu­to scon­fig­ge­re, per­lo­me­no in par­te, la cor­ru­zio­ne – anche se i livel­li era­no tal­men­te ele­va­ti che pro­ba­bil­men­te tut­ti sape­va­no che fos­se una spe­ran­za qua­si vana – e rimet­te­re il Pae­se sul­la giu­sta via del­lo svi­lup­po. Sva­ni­ta anche quest’ultima pos­si­bi­li­tà per gli ucrai­ni non è rima­sta altra via che il Mai­dan.

3. Alcu­ni ana­li­sti e poli­ti­ci – come E. Lucas nel libro The New Cold War o J. McCain pri­ma, duran­te e dopo la sua cor­sa alla pre­si­den­za ame­ri­ca­na con­tro Oba­ma – ave­va­no mes­so in guar­dia ver­so una Rus­sia sem­pre più revan­sci­sta. Sono sta­ti, sostan­zial­men­te, igno­ra­ti. Per qua­le ragio­ne?

Non è faci­le rispon­de­re a que­sto que­si­to. Si può dire, ad esem­pio, che quel­lo che Lucas, in modo pro­fe­ti­co, ha scrit­to, ha avu­to la sua mani­fe­sta­zio­ne empi­ri­ca già con la guer­ra in Geor­gia (2008). “La Nuo­va Guer­ra Fred­da” infat­ti uscì un anno pri­ma del con­flit­to ma, nono­stan­te ciò, fu igno­ra­to e/o osteg­gia­to. I moti­vi sono mol­ti: ragio­ni di oppor­tu­ni­smo poli­ti­co, ata­vi­ca pau­ra di irri­ta­re la Rus­sia, la pre­oc­cu­pa­zio­ne, soprat­tut­to in Ita­lia, di esse­re tac­cia­ti di filoa­me­ri­ca­ni­smo o rus­so­fo­bia quan­do si cri­ti­ca Mosca. Sicu­ra­men­te c’è sta­ta una sot­to­va­lu­ta­zio­ne di que­sto peri­co­lo. Non è un caso che i moni­ti di Lucas sia­no sta­ti rece­pi­ti sola­men­te in Pae­si come la Polo­nia e i Bal­ti­ci che cono­sce­va­no benis­si­mo la minac­cia rus­sa e sape­va­no quan­to fos­se rea­le. Poco dopo la guer­ra in Geor­gia, chie­si a Gra­zio­si – sto­ri­co e sovie­to­lo­go di fama inter­na­zio­na­le, per­so­na col­ta e pre­pa­ra­ta –  se aves­se sen­so par­la­re di nuo­va guer­ra fred­da come soste­ne­va Lucas. Mi rispo­se che par­la­re di guer­ra fred­da in quel momen­to era una scioc­chez­za incre­di­bi­le. E par­lia­mo di un acca­de­mi­co serio, uno dei pochi in Ita­lia che ha stu­dia­to appro­fon­di­ta­men­te l’Unione Sovie­ti­ca. Ser­gio Roma­no, da sem­pre su posi­zio­ni filo­rus­se, bol­lò quel­la di Lucas come una pro­vo­ca­zio­ne. In real­tà que­sto atteg­gia­men­to aggres­si­vo da par­te del­la Rus­sia ini­zia a mani­fe­star­si chia­ra­men­te intor­no al 2004/2005 quan­do l’Ucraina vive la Rivo­lu­zio­ne Aran­cio­ne. Mosca ini­zia ad ave­re pau­ra di uno sce­na­rio di una socie­tà aper­ta, libe­ra­le e demo­cra­ti­ca e teme una rivo­lu­zio­ne colo­ra­ta sul­la Piaz­za Ros­sa. È da quel momen­to che comin­cia a inten­si­fi­car­si anche tut­ta l’azione di pro­pa­gan­da e ini­zia­no a dif­fon­der­si let­tu­re geo­po­li­ti­che di un cer­to tipo – come quel­la dell’Eurasia di Dugin, teo­ri­co pri­ma mes­so in dispar­te. Il libro di Lucas dove­va esse­re illu­mi­nan­te ma, in Ita­lia, è sta­to let­to come una pro­vo­ca­zio­ne anti­rus­sa. In real­tà, addi­rit­tu­ra Lucas ha sot­to­sti­ma­to alcu­ne que­stio­ni in quan­to pen­sa­va soprat­tut­to a pos­si­bi­li azio­ni rus­se nel cam­po eco­no­mi­co e ciber­ne­ti­co.

4. Quel­lo che è suc­ces­so è sta­to, dun­que, più gra­ve di ciò che Lucas pro­no­sti­ca­va. Secon­do te, oggi, c’è con­sa­pe­vo­lez­za di quan­to suc­ces­so sia a livel­lo di opi­nio­ne pub­bli­ca che di deci­sion-maker?

Asso­lu­ta­men­te no. Anzi, è scon­cer­tan­te come a destra e a sini­stra – oltre che tra i popu­li­sti – sia pre­sen­te la reto­ri­ca del­la “Rus­sia umi­lia­ta”, degli “ucrai­ni fasci­sti”… sono in pochi a rac­con­ta­re quel­lo che è real­men­te suc­ces­so in modo obiet­ti­vo. L’Italia non ha capi­to cosa è suc­ces­so in Ucrai­na anche per­ché l’informazione non c’è sta­ta. Ora devo rac­con­ta­re que­sto aned­do­to. Ai tem­pi di Euro­mai­dan, veni­vo inter­vi­sta­to dai media qua­si ogni gior­no per­ché sape­va­no che ero una per­so­na che si occu­pa­va da anni di Ucrai­na e la cono­sce­vo bene. Da quan­do la Rus­sia ha inva­so la Cri­mea non mi han­no più chia­ma­to né in radio né in tele­vi­sio­ne e anche i gior­na­li con cui col­la­bo­ra­vo accam­pa­va­no le scu­se più impro­ba­bi­li per rifiu­ta­re la mia col­la­bo­ra­zio­ne. Ora, improv­vi­sa­men­te sono diven­ta­to uno che non sa più nien­te? Pro­ba­bil­men­te, dava fasti­dio il fat­to che rac­con­ta­vo una real­tà mol­to diver­sa da quel­la dei media main­stream che, come dimo­stra­to nel mio arti­co­lo per Stra­de, spes­so tra­smet­to­no linee vici­ne a Mosca. Il fat­to di esse­re bom­bar­da­ti ogni gior­no da cat­ti­va infor­ma­zio­ne ha fat­to sì che in Ita­lia la gen­te non sa cosa è suc­ces­so, ma non è col­pa loro! Col­pi­ti dal­la disin­for­ma­zio­ne, che vie­ne per­si­no dai media main­stream, sareb­be dif­fi­ci­le aspet­tar­si un esi­to dif­fe­ren­te.

5. Il 2016 è sta­to l’anno del­la “post-veri­tà”. Le noti­zie fal­se, distor­te o pro­pa­gan­di­sti­che han­no un peso nel modo attra­ver­so il qua­le vie­ne per­ce­pi­ta la poli­ti­ca este­ra e inter­na del­la Fede­ra­zio­ne Rus­sa nei Pae­si occi­den­ta­li? In che ter­mi­ni? Qua­li sono, bre­ve­men­te, le stra­te­gie uti­liz­za­te da Mosca in que­sto cam­po?

Doman­da mol­to inte­res­san­te ma ci vor­reb­be tan­to per rispon­de­re. Qui si entra dav­ve­ro in un argo­men­to immen­so. Pos­sia­mo rifar­ci alla dot­tri­na del gene­ra­le rus­so Gera­si­mov: secon­do lui l’infor­ma­tion war­fa­re ha lo stes­so peso, se non supe­rio­re, di quel­lo che pos­so­no ave­re le for­ze arma­te o l’aviazione. Ed è un’arma note­vo­le per­ché è capa­ce di crea­re mol­ta con­fu­sio­ne e incer­tez­za nei Pae­si col­pi­ti, soprat­tut­to quel­li più vici­ni, sto­ri­ca­men­te, alla Rus­sia. In Ita­lia, ad esem­pio, ha fun­zio­na­to e sta fun­zio­nan­do mol­to. Ricol­le­gan­do­ci anche a quan­to det­to in pre­ce­den­za, l’azione di pro­pa­gan­da è aggra­va­ta dal fat­to che l’Ucraina, da noi, è spes­so sta­ta vista qua­si come un’appendice del­la Rus­sia: nes­sun gior­na­le o orga­no di stam­pa o tv ha mai avu­to un cor­ri­spon­den­te da Kyiv. La Rus­sia, tra l’altro, è for­te e ha pre­pa­ra­to da tem­po la guer­ra. Diver­si cen­tri di cul­tu­ra ita­lo-rus­sa si sono tra­sfor­ma­ti, in que­sti anni, in veri e pro­pri cen­tri di pro­pa­gan­da. L’Italia, dun­que, è diven­ta­to uno dei prin­ci­pa­li Pae­si nel qua­le la pro­pa­gan­da rus­sa ha attec­chi­to mag­gior­men­te. Para­dos­sal­men­te, anche in Pae­si sto­ri­ca­men­te con­si­de­ra­ti più filo­rus­si – come Fran­cia e Ger­ma­nia – la pro­pa­gan­da ha attec­chi­to mol­to di meno che da noi, per­ché gli orga­ni di infor­ma­zio­ne han­no dato ampio spa­zio a una nar­ra­zio­ne ogget­ti­va di quan­to acca­de­va in Ucrai­na. In Ita­lia lo han­no fat­to in pochi.

6. Qual è la situa­zio­ne attua­le nel Don­bas e in Cri­mea?

Nel Don­bas c’è una guer­ra che, tec­ni­ca­men­te, si potreb­be dire a bas­so livel­lo di inten­si­tà – che, però, si alza ogni vol­ta assi­stia­mo a qual­che suc­ces­so da par­te del gover­no di Kyiv: la sera del­la fina­le dell’Eurovision, ad esem­pio, c’è sta­to un attac­co da par­te di mili­zia­ni filo­rus­si e pro­xies rus­si, la stes­sa cosa è acca­du­ta il pri­mo gior­no in cui gli ucrai­ni pote­va­no viag­gia­re in Euro­pa sen­za il visto. Ogni tan­to, dun­que, la tre­gua è inter­rot­ta da for­ti attac­chi. La Rus­sia, poi, non sta rispet­tan­do gli accor­di di Min­sk e, di con­se­guen­za, è dif­fi­ci­le ipo­tiz­za­re una solu­zio­ne in bre­ve tem­po per il Don­bas. In Cri­mea la situa­zio­ne è diver­sa per­ché è sta­ta pre­sa e annes­sa – con un refe­ren­dum non rico­no­sciu­to da nes­su­no, non lega­le dal pun­to di vista del dirit­to inter­na­zio­na­le e in vio­la­zio­ne del Memo­ran­dum di Buda­pe­st del 1994 – sen­za vio­len­za. Ciò è sta­to pos­si­bi­le uni­ca­men­te per­ché è sta­to ordi­na­to – sot­to pres­sio­ni sia dell’UE che degli Sta­ti Uni­ti – alle trup­pe ucrai­ne di riti­rar­si sen­za com­bat­te­re per pau­ra che sareb­be scop­pia­ta una guer­ra più este­sa. Dal pun­to di vista eco­no­mi­co la situa­zio­ne è pes­si­ma: pri­ma era una ter­ra che vive­va di turi­smo, ora è com­ple­ta­men­te mili­ta­riz­za­ta, i tata­ri sono sta­ti qua­si tut­ti cac­cia­ti, gli ucrai­ni se ne stan­no andan­do e la stan­no ripo­po­lan­do con per­so­ne che ven­go­no dal­la Rus­sia – in mag­gio­ran­za paren­ti di mili­ta­ri di stan­za nel­la peni­so­la. Que­sta è la situa­zio­ne attua­le in Cri­mea.

Fine pri­ma par­te

Ucraina terra di confine @ Insieme fuori dal fango (Rimini, 6 luglio 2014)

Dome­ni­ca 6 luglio ore 18,30 nell’ambito del festi­val del­la resi­sten­za  cul­tu­ra­le “Insie­me Fuo­ri dal fan­go” (secon­da edi­zio­ne, dal 4 al 6 luglio 2014) Bor­go S. Giu­lia­no, a Rimi­ni, l’editrice il Siren­te e l’autore Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le pre­sen­ta­no il libro “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne”, per sco­pri­re il più gran­de Pae­se d’Euro­pa per esten­sio­ne geo­gra­fi­ca, una nazio­ne ric­ca di sto­ria in cui si incon­tra­no e dia­lo­ga­no cul­tu­re com­po­si­te (ebrea, polac­ca, arme­na, tata­ra, asbur­gi­ca). Inter­ver­rà anche il gior­na­li­sta esper­to di area post-sovie­ti­ca Mat­teo Caz­zu­la­ni.

Dome­ni­ca 6 luglio ore 18,30
Trat­to­ria La Marian­na di Enri­ca Man­ci­ni e Vin­cen­zo Sciu­sco
Via­le Tibe­rio, 19
Bor­go S. Giu­lia­no (Rimi­ni)

L’autore, facen­do pro­pria la lezio­ne di gran­di nar­ra­to­ri di viag­gio come Chat­win, Kapuś­ciń­ski e Ter­za­ni, attra­ver­sa l’Ucraina dai Car­pa­zi alla Cri­mea: incon­tra gli ex dis­si­den­ti che han­no lot­ta­to per l’indipendenza dall’URSS, scrit­to­ri dal­la cui imma­gi­na­zio­ne sta nascen­do la nuo­va let­te­ra­tu­ra nazio­na­le, gen­te comu­ne che gli par­la dei pro­get­ti e del­le aspet­ta­ti­ve per il futu­ro; ci con­du­ce nei caf­fè asbur­gi­ci di Leo­po­li, nei luo­ghi let­te­ra­ri di Gogol e Che­khov e nel­le minie­re del Don­bas; ci fa ammi­ra­re i mona­ste­ri orto­dos­si di Pochay­iv e di Kyiv, il goti­co sta­li­ni­sta di Zapo­ri­z­h­z­hya e i vil­lag­gi hutsul di Yarem­che. Soprat­tut­to, anti­ci­pan­do gli even­ti del Mai­dan e le ten­sio­ni con la Rus­sia, ci dà la chia­ve per com­pren­de­re quan­to sta avve­nen­do in que­sti gior­ni.

Inchieste — Collana di reportage dall’est del mondo

Inchie­ste è una col­la­na dedi­ca­ta a repor­ta­ge gior­na­li­sti­ci che guar­da all’est d’Europa e del mon­do. La col­la­na si com­po­ne attual­men­te di tre tito­li. Il petro­lio e la glo­ria di Ste­ve Levi­ne — gior­na­li­sta del Washing­ton Post esper­to di Pae­si dell’area ex-sovie­ti­ca — è il frut­to di anni di ricer­che e riper­cor­re con estre­ma accu­ra­tez­za la cor­sa all’oro nero nell’area del Mar Caspio, dal­la fine dell’Ottocento sino ai gior­ni nostri. Sem­pre di Ste­ve LeVi­ne, Il labi­rin­to di Putin è un sag­gio-thril­ler poli­ti­co che ini­zia e fini­sce con l’omicidio del dis­si­den­te rus­so Ale­xan­der Lit­vi­nen­ko: pri­ma e dopo que­sto even­to cen­tra­le, una serie di biz­zar­re mor­ti di gior­na­li­sti, dis­si­den­ti e amba­scia­to­ri si sus­se­guo­no ine­so­ra­bi­li. Stra­ne mor­ti che diven­ta­no una len­te attra­ver­so la qua­le pren­de for­ma la nuo­va Rus­sia che oggi cono­scia­mo. Infi­ne, Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne di Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, alla sua quar­ta ristam­pa, ci con­du­ce attra­ver­so l’Ucraina dai Car­pa­zi alla Cri­mea. Incon­tran­do ex dis­si­den­ti, scrit­to­ri e gen­te comu­ne, por­tan­do­ci nei caf­fè asbur­gi­ci di Leo­po­li, nei luo­ghi let­te­ra­ri di Che­khov o nel­le minie­re del Don­bas, l’autore ci fa sco­pri­re la com­ples­si­tà di un Pae­se ormai al cen­tro del­le cro­na­che inter­na­zio­na­li.

A novem­bre sarà in libre­ria il secon­do libro di Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, Riga Magi­ca. Cro­na­che dal Bal­ti­co.

Colazione con Massimiliano Di Pasquale, fotogiornalista esperto di Ucraina

Alibion­li­ne | Gio­ve­dì 12 dicem­bre 2013 |  |

Ukraï­na tse Ukraï­na!” L’Ucraina è Ucrai­na! Ricor­da­te il sim­pa­ti­co spot che a metà degli anni Novan­ta recla­miz­za­va il nuo­vo atlan­te geo­gra­fi­co ven­du­to a fasci­co­li set­ti­ma­na­li con Il Cor­rie­re del­la Sera? Al cosmo­nau­ta atter­ra­to in mez­zo al suo pol­la­io, la con­ta­di­na ucrai­na tene­va una rapi­da lezio­ne di geo­gra­fia per aggior­nar­lo degli epo­ca­li cam­bia­men­ti avve­nu­ti duran­te la sua mis­sio­ne nel­lo spa­zio. “Ne sono suc­ces­se di cose negli ulti­mi anni” dice­va lo spea­ker. E non han­no smes­so di suc­ce­de­re, vien da dire osser­van­do (da lon­ta­no) quan­to sta acca­den­do in que­ste set­ti­ma­ne a Kiev, capi­ta­le dell’Ucraina. Con­ti­nua a leg­ge­re →