Medio Occidente (Beppi Chiuppani), recensione di Luca Menichetti per Lankelot

Lan­ke­lot — Medio Occi­den­te (Bep­pi Chiup­pa­ni), recen­sio­ne di Luca Menichetti

Luca Meni­chet­ti | Lan­ke­lot | 20 luglio 2015

LankelotQuel viag­gio era incre­di­bi­le, si dis­se Aga­ta: non ave­va incon­tra­to un illu­mi­ni­sta a Dama­sco!? E tan­to più Faruq dimo­stra­va la pecu­lia­ri­tà del­la sua vita, tan­to più lei si sen­ti­va attrat­ta da lui; no, Faruq non ave­va nien­te a che fare con gli ste­reo­ti­pi del­la diver­si­tà” (pp.75); “Final­men­te avreb­be potu­to vive­re den­tro a quell’orizzonte del­la moder­ni­tà di cui fino ades­so ave­va potu­to solo sogna­re” (pp.84). Que­sti bra­ni trat­ti da “Medio Occi­den­te” con­ten­go­no alcu­ne paro­le chia­ve che poi il let­to­re ritro­ve­rà nel­le pagi­ne ambien­ta­te in vene­to e che han­no fat­to scri­ve­re a Raf­fael­lo Palum­bo Mosca, auto­re del­la post­fa­zio­ne, di un “roman­zo di idee”. Rac­con­to che ha ini­zio poco pri­ma l’inizio del­la guer­ra civi­le siria­na e che appun­to si con­cre­tiz­za in un dop­pio viag­gio. Pri­ma è la sen­si­bi­le e disin­can­ta­ta Aga­ta, figlia di un ram­pan­te e cini­co impren­di­to­re edi­le vene­to, a recar­si in quel di Dama­sco per una vacan­za — stu­dio, pre­te­sto per ter­mi­na­re una tesi di lau­rea e pro­ba­bil­men­te per met­te­re alla pro­va i suoi sogni di indi­pen­den­za. Poi è la vol­ta di Faruq, discen­den­te di una vec­chia fami­glia dama­sce­na ormai impo­ve­ri­ta, a recar­si in quel di Pado­va, invi­ta­to e aiu­ta­to pro­prio da Aga­ta, sia per ten­ta­re di sbar­ca­re il luna­rio e così aiu­ta­re la sua fami­glia, sia final­men­te per vive­re la quo­ti­dia­ni­tà in una civil­tà libe­ra­le, demo­cra­ti­ca e quin­di immu­niz­za­ta da quel­la cor­ru­zio­ne e oppres­sio­ne che inve­ce è fon­da­men­to del regi­me di Bashar al-Assad: “dove­va esse­re l’occasione di met­te­re a fuo­co i prin­ci­pi di una vita diver­sa pro­prio per poter ripen­sa­re la con­for­ma­zio­ne del­la sua socie­tà d’origine” (pp.89).

Faruq è lau­rea­to, ha intra­pre­so il dot­to­ra­to, di fat­to è più istrui­to del­la stes­sa Aga­ta, ma in Ita­lia deve accon­ten­tar­si di un posto di aiu­to mano­va­le: ini­zial­men­te è un pedag­gio che il gio­va­ne ara­bo si sen­te di paga­re, non fos­se altro che con la sua ami­ca ita­lia­na ini­zia una rela­zio­ne; poi le cose pre­ci­pi­ta­no quan­do vie­ne a sape­re del­le irre­go­la­ri­tà pre­sen­ti nel can­tie­re e che il suo dato­re di lavo­ro è pro­prio il padre di Aga­ta, anco­ra all’oscuro del­le fre­quen­ta­zio­ni del­la figlia.
Sono la pro­vin­cia vene­ta, i suoi capan­no­ni, l’ambiente del­la buo­na bor­ghe­sia, che però ini­zia a cono­sce­re momen­ti di gra­ve cri­si impren­di­to­ria­le, a diven­ta­re ele­men­ti fon­da­men­ta­li di un rac­con­to che Palum­bo Mosca inten­de come “atto d’amore per una civil­tà uma­ni­sti­ca vagheg­gia­ta e per­du­ta, così in Siria come in Ita­lia” e in cui “ovun­que i valo­ri del­la moder­ni­tà seco­la­re e illu­mi­na­ta sem­bra­no irre­cu­pe­ra­bi­li, nega­ti e vili­pe­si” (pp.291). Il “Medio Occi­den­te” del tito­lo allo­ra diven­ta com­pren­si­bi­le. Sco­pria­mo un Vene­to — più in gene­ra­le un’Italia del gua­da­gno faci­le e dell’altrettanto faci­le decli­no — sor­pren­den­te­men­te affi­ne alla Siria di Faruq, dove le anti­che vesti­gia del­la Sere­nis­si­ma appa­io­no qua­si più orien­ta­li del suq al-Hami­diyyeh di Dama­sco e dell’esclusivoquartiere Abu Rou­ma­neh; e lo stes­so ter­ri­to­rio ricor­da il Medio Orien­te (o, nel nostro caso, al Medio Occi­den­te): “il pae­sag­gio vene­to asso­mi­glia­va pro­prio al sogno di una Siria ver­de” (pp.234).

Ope­ra com­ples­sa ma non dif­fi­ci­le, il roman­zo di Chiup­pa­ni sfio­ra e, tal­vol­ta, intro­du­ce diver­se tema­ti­che, per lo più da con­si­de­rar­si in rap­por­to al tema dell’identità euro­pea e del­la con­se­guen­te deca­den­za dell’etica e del­la civil­tà uma­ni­sti­ca; in tut­ta evi­den­za anche nel rac­con­ta­re la rela­zio­ne semi-clan­de­sti­na tra l’ostinato Faruq e la fra­gi­le Aga­ta, discen­den­te del­la Pado­va bene. Potrem­mo quin­di con­si­de­ra­re il Vene­to di Medio Occi­den­te come sim­bo­lo di qual­co­sa che inve­ste l’intera Ita­lia e gran par­te del cosid­det­to mon­do civi­le, ormai avve­le­na­ti dal pre­giu­di­zio e soprat­tut­to da un’idea distor­ta di moder­ni­tà: “era pie­no di immo­bi­li inu­ti­liz­za­ti ma si con­ti­nua­va a costrui­re, pure chi come lui lavo­ra­va nel set­to­re dove­va rico­no­sce­re l’assurdità di quel­la situa­zio­ne” (pp.167). Pagi­ne che oltre­tut­to rispon­do­no effi­ca­ce­men­te alla defi­ni­zio­ne, già ricor­da­ta, di “roman­zo di idee”: “Quel­lo che gli ita­lia­ni ave­va­no era il libe­ra­li­smo all’incontrario, qui i sedi­cen­ti libe­ra­li era­no i veri popu­li­sti: avreb­be­ro sca­val­ca­to qual­sia­si rego­la e vio­la­to qual­sia­si liber­tà pur di arri­va­re dove vole­va­no” (pp.277). Pecu­lia­ri­tà che inve­ste anche il lato sti­li­sti­co del roman­zo. A fron­te di una let­te­ra­tu­ra recen­te che è spes­so carat­te­riz­za­ta da fra­si bre­vi, con abbon­dan­za di dia­lo­ghi, un pro­ce­de­re “asciut­to” ma sostan­zial­men­te poco per­so­na­le, quel­li che potreb­be­ro esse­re con­si­de­ra­ti difet­ti del­la pro­sa di Chiup­pa­ni — a vol­te for­se fra­si fin trop­po lun­ghe e appa­ren­te­men­te più con­so­ne ad un testo di sag­gi­sti­ca —  ren­do­no “Medio Occi­den­te” ope­ra tutt’altro che bana­le e degna di una rin­no­va­ta con­si­de­ra­zio­ne. Tan­to che il nume­ro limi­ta­to dei dia­lo­ghi, sosti­tui­ti da un per­si­sten­te e lim­pi­do flus­so di coscien­za da par­te di Aga­ta e di Faruq, ci con­sen­te di par­la­re anche di una sor­ta di “roman­zo di pen­sie­ri”. La con­clu­sio­ne del rac­con­to, giu­sta­men­te aper­ta e coin­ci­den­te con l’inizio del­la guer­ra civi­le siria­na, appa­re malin­co­ni­ca e nel con­tem­po non nega la spe­ran­za e un lie­to fine.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE:

Bep­pi Chiuppani,cresciuto a Bas­sa­no del Grap­pa, si è dedi­ca­to alla cul­tu­ra uma­ni­sti­ca euro­pea a Pado­va, Pari­gi e Lisbo­na, e ha inda­ga­to le tra­di­zio­ni let­te­ra­rie del Medio Orien­te al Cai­ro (Ame­ri­can Uni­ver­si­ty) e a Dama­sco (Insti­tut Fra­nçais d’Études Ara­bes). Ha quin­di otte­nu­to il dot­to­ra­to in Let­te­ra­tu­ra Com­pa­ra­ta pres­so la Uni­ver­si­ty of Chi­ca­go, dove è sta­to per anni osser­va­to­re del­la socie­tà nor­da­me­ri­ca­na. È nar­ra­to­re e sag­gi­sta, e “Medio Occi­den­te” è il suo pri­mo romanzo.

Bep­pi Chiuppani,“Medio Occi­den­te”, Il Siren­te (col­la­na Comu­ni­tà alter­na­ti­ve), Fagna­no Alto 2014, pp. 160. Post­fa­zio­ne di Raf­fael­lo Palum­bo Mosca.

Luca Meni­chet­ti. Lan­ke­lot, luglio 2015

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