Hillbrow: la mappa (“Benvenuti a Hillbrow”, di Phaswane Mpe, estratto dal primo capitolo)

Hill­brow: la mappa

Se tu fos­si anco­ra vivo, Refen­tše, ragaz­zo di Tira­ga­long, sare­sti feli­ce del­la scon­fit­ta dei Bafa­na Bafa­na con­tro la Fran­cia nel­la Cop­pa del mon­do di cal­cio del 1998. Ovvia­men­te tu la squa­dra la soste­ne­vi. Ma alme­no ora non pro­ve­re­sti fasti­dio nell’andare al tuo appar­ta­men­to attra­ver­so le stra­de di Hill­brow – loca­li­tà gran­de poco più di un chi­lo­me­tro qua­dra­to secon­do i regi­stri uffi­cia­li, ma secon­do i suoi abi­tan­ti gran­de alme­no il dop­pio e bru­li­can­te di gen­te. Ricor­de­re­sti l’ultima occa­sio­ne quan­do nel 1995 i Bafa­na Bafa­na vin­se­ro con­tro la Costa d’Avorio e nel­la loro esul­tan­za le per­so­ne di Hill­brow lan­cia­ro­no dai loro bal­co­ni bot­ti­glie di ogni tipo. Pochi ardi­ti, van­tan­do­si di una serie di abi­li­tà al volan­te, face­va­no rotea­re e vol­teg­gia­re le loro mac­chi­ne per le vie, facen­do cir­co­li e inver­sio­ni a U su tut­ta la car­reg­gia­ta. Ti ricor­de­re­sti la bam­bi­na, di cir­ca set­te anni o giù di lì, che fu inve­sti­ta da una mac­chi­na. Le sue urla a mezz’aria anco­ra risuo­na­no nel­la tua memo­ria. Quan­do sbat­té sul mar­cia­pie­de di cemen­to di Hill­brow, le sue urla mori­ro­no con lei. Un gio­va­ne che sta­va pro­prio die­tro a te urlò: «Ucci­di quel bastardo!»

Ma l’autista se ne era anda­to. La poli­zia stra­da­le, arri­va­ta pochi minu­ti dopo, si limi­tò a veri­fi­ca­re che l’arresto era sfu­ma­to. Mol­ti, dopo un momen­to silen­zio­so di stu­po­re per le gra­vi con­se­guen­ze del­la vit­to­ria cal­ci­sti­ca, ripre­se­ro a can­ta­re la loro can­zo­ne: Sho­sho­lo­za… suo­na­va­no le sue melo­die da Wol­ma­rans Street, sull’orlo del cen­tro di Johan­ne­sburg, in cima alla Cla­ren­don Pla­ce, al limi­te del tran­quil­lo sob­bor­go di Park­to­wn. Sho­sho­lo­za… copri­va i sin­ghioz­zi sof­fo­ca­ti del­la madre del­la bim­ba deceduta.

Ben­ve­nu­ti a Hillbrow…

Il tuo pri­mo ingres­so a Hill­brow, Refen­tše, era il pun­to di arri­vo di mol­te stra­de con­ver­gen­ti. Non ricor­di dove il cam­mi­no ebbe ini­zio. Ma sai anche trop­po bene che le sto­rie dei migran­ti ave­va­no parec­chio a che fare con tale ini­zio. Dal tem­po in cui lascia­sti la scuo­la supe­rio­re per giun­ge­re all’Università del Wit­wa­ter­srand, all’alba del 1991, sape­vi già che Hill­brow era un mostro, che minac­cia­va i suoi vici­ni come Berea e il cen­tro di Johan­ne­sburg, e che gran­di com­pa­gnie lun­gi­mi­ran­ti era­no in pro­cin­to di abban­do­na­re il cen­tro, pun­tan­do ver­so sob­bor­ghi del nord, come Sand­ton. Era tut­ta­via dif­fi­ci­le resi­ste­re al richia­mo del mostro; Hilll­brow ave­va inghiot­ti­to mol­ti dei bam­bi­ni di Tira­ga­long, con­vin­ti che la Cit­tà dell’Oro rap­pre­sen­tas­se per loro una gran­de oppor­tu­ni­tà di car­rie­ra. Una del­le sto­rie che ricor­di in modo vivi­do era quel­la di un gio­va­ne mor­to di uno stra­no male nel 1990, quan­do tu ti sta­vi imma­tri­co­lan­do. I migran­ti dis­se­ro che pote­va solo esse­re sta­to l’AIDS. Del resto, non era sta­to visto vaga­re per i bor­del­li e gli spor­chi pub di Hillbrow?

Men­tre i suoi pove­ri geni­to­ri pen­sa­va­no che egli stes­se lavo­ran­do giù in cit­tà, a gua­da­gnar­si un sac­co di fari­na di gra­no­tur­co da man­da­re alla fat­to­ria per tut­ti quan­ti. I migran­ti, che per lo più lo con­si­de­ra­va­no un fra­tel­lo osti­na­to, che si era amma­la­to per­ché si tura­va le orec­chie con gom­ma da masti­ca­re men­tre loro gli dava­no con­si­gli, dice­va­no anche che egli era sta­to spes­so visto con don­ne Mak­we­re­k­we­re, abbar­bi­ca­te alle sue brac­cia e inten­te a riem­pir­lo di baci zuc­che­ri­ni, che avreb­be­ro di cer­to distrut­to qual­sia­si uomo, tan­to più un gio­va­ne sen­si­bi­le come lui.

Morì, pove­ro ragaz­zo; di cosa di pre­ci­so, nes­su­no lo sape­va. Ma a Hill­brow si dif­fu­se­ro stra­ni mali, che come Tira­ga­long sape­va bene, pote­va­no solo signi­fi­ca­re AIDS. Que­sto AIDS, secon­do le con­vin­zio­ni del popo­lo, era cau­sa­to da ger­mi stra­nie­ri arri­va­ti dal­le zone cen­tra­li e occi­den­ta­li dell’Africa. Più pre­ci­sa­men­te, cer­ti arti­co­li di gior­na­le attri­bui­va­no l’origine del virus che cau­sa­va l’AIDS a una spe­cie chia­ma­ta Scim­mia Ver­de, la cui car­ne veni­va man­gia­ta da cer­te popo­la­zio­ni in alcu­ne zone dell’Africa occi­den­ta­le, che per que­sto con­trae­va­no il male. I migran­ti (che a Tira­ga­long era­no fon­ti auto­re­vo­li di infor­ma­zio­ne su tut­te le que­stio­ni impor­tan­ti) dedus­se­ro da que­sti arti­co­li di gior­na­le che la via di acces­so dell’AIDS a Johan­ne­sburg pas­sas­se attra­ver­so le Mak­we­re­k­we­re; e Hill­brow fos­se il san­tua­rio in cui le Mak­we­re­k­we­re si beavano.

Talu­ni si spin­se­ro addi­rit­tu­ra oltre, soste­nen­do che l’AIDS era cau­sa­to dal biz­zar­ro com­por­ta­men­to ses­sua­le degli abi­tan­ti di Hillbrow.

Come pote­va un uomo far ses­so con un altro uomo? Vole­va­no sapere.

Quel­li che soste­ne­va­no di esser­ne infor­ma­ti – seb­be­ne nes­su­no que­sto tipo di ses­so potes­se ammet­te­re di aver­lo visto o pra­ti­ca­to di per­so­na – dice­va­no che si face­va per via ana­le. Spie­ga­va­no anche come era fat­to – come i cani – per il disgu­sto del­la mag­gior par­te del­le per­so­ne di Tira­ga­long, che insi­ste­va­no che l’oscenità e il ses­so doves­se­ro esse­re due cose separate.

I più si chie­de­va­no se non fos­se pro­prio l’escremento che peni avi­di e impru­den­ti suc­chia­va­no fuo­ri da ani egual­men­te bra­mo­si, a far insor­ge­re que­ste ter­ri­bi­li malattie.

Tali era­no le sto­rie scan­da­lo­se che gira­va­no tra le chiac­chie­re infor­ma­li degli immigrati.

Per le noti­zie for­ma­li c’era Radio Lebo­wa – ora Tho­be­la FM – che ogni ora tra­smet­te­va infor­ma­zio­ni su fur­ti di auto e spa­ra­to­rie tra rapi­na­to­ri e la Squa­dra Omi­ci­di e Rapi­ne di Johan­ne­sburg. Cin­que uomi­ni tro­va­ti con le costo­le squar­cia­te da ciò che sem­bra­va esser sta­to un col­tel­lo da macel­la­io… Due don­ne stu­pra­te e poi ucci­se in Quar­tz Street… Tre nige­ria­ni sfug­gi­ti all’arresto all’Aeroporto Jan Smu­ts per traf­fi­co di dro­ga era­no infi­ne sta­ti arre­sta­ti in Pre­to­ria Street… Bam­bi­ni di stra­da, ubria­chi di col­la, bran­dy e di visio­ni sel­vag­ge di se stes­si come gui­da­to­ri in ecces­so di velo­ci­tà dei film di Hol­ly­wood, lan­cia­va­no le loro mac­chi­ne costrui­te con fili di metal­lo attra­ver­so i sema­fo­ri ros­si, rap­pre­sen­tan­do una cre­scen­te minac­cia per chi gui­da­va a Hill­brow, soprat­tut­to in pros­si­mi­tà di Ban­ket e Claim Stree­ts… Alme­no otto per­so­ne mor­te e tre­di­ci seria­men­te feri­te quan­do le cele­bra­zio­ni per il Capo­dan­no pre­se­ro la for­ma di tor­ren­ti di bot­ti­glie che sgor­ga­va­no da nubi incom­ben­ti costi­tui­te dai bal­co­ni del­le case. Gli uomi­ni che si avven­tu­ra­va­no dal­le par­ti dell’angolo di Quar­tz e Smit Stree­ts furo­no avvi­sa­ti di fare atten­zio­ne alla minac­cia di pro­sti­tu­te sem­pre più aggres­si­ve… si dice­va che alcu­ni fos­se­ro sta­ti stu­pra­ti lì di recente…
Ben­ve­nu­ti a Hillbrow…

E, natu­ral­men­te, la tele­vi­sio­ne aggiun­ge­va il suo colo­re ai fram­men­ti del­le noti­zie radio. Il cri­mi­ne diven­ta­va gla­mour sugli scher­mi e i rapi­na­to­ri veni­va­no descrit­ti come se fos­se­ro star del cine­ma. Eroi venu­ti alla ribal­ta per il loro corag­gio delit­tuo­so e vizio­so era­no inse­gui­ti da vora­ci len­ti di moder­ne tele­ca­me­re, e i ragaz­zi­ni di Tira­ga­long emu­la­va­no i loro eroi tele­vi­si­vi, gui­dan­do le loro mac­chi­ne fat­te di fili di metal­lo con ruo­te di pal­le da tennis.
Vum… vum… e beep… beep… le loro mac­chi­ne anda­va­no per le stra­de di Tiragalong.

Poi sei arri­va­to a Hill­brow, Refen­tše, per vede­re tut­to con i tuoi occhi, e per inven­ta­re la tua sto­ria, se ci riu­sci­vi. Arri­va­sti a esse­re un testi­mo­ne, per­ché tuo cugi­no, con il qua­le sta­vi andan­do ad abi­ta­re fin­ché non aves­si tro­va­to un allog­gio stu­den­te­sco all’Università, sta­va a Hill­brow, per quan­to non esat­ta­men­te nel cen­tro dell’azione. Per­ché egli non sta­va nel­le stra­de prin­ci­pa­li, Pre­to­ria e Kotze, né Esse­len, in qual­che modo nota, che cor­re­va­no tut­te paral­le­le l’una all’altra. No! Non sta­va nean­che nel­la più nota Quar­tz Street – che col­le­ga­va per­pen­di­co­lar­men­te le tre – che è quel­lo che la gen­te spes­so inten­de quan­do dice: «C’è Hill­brow per te!»

Se pro­vie­ni dal cen­tro cit­tà, il modo miglio­re per arri­va­re nel posto dove sta il cugi­no è gui­da­re o cam­mi­na­re attra­ver­so Twi­st Street, una stra­da a sen­so uni­co che ti por­ta nel nord del­la cit­tà. Attra­ver­si Wol­ma­rans e tre stra­de piut­to­sto oscu­re, Kap­tei­jn, Ocker­se e Pie­ter­se, pri­ma di gui­da­re o cam­mi­na­re oltre Esse­len, Kotze e Pre­to­ria Street. Poi attra­ver­se­rai Van der Mer­we e Gol­dreich Street. Il tuo pros­si­mo sca­lo è Caro­li­ne Street. Vai sull’altro ver­san­te di Caro­li­ne. Alla tua sini­stra c’è Chri­st Church, “The Bible Cen­tred Church of Chri­st”, come annun­cia­no le gran­di let­te­re ros­se. Sul­la tua destra c’è un con­do­mi­nio chia­ma­to Vic­kers Pla­ce. Ti giri alla tua destra, per­ché l’ingresso a Vic­kers è in Caro­li­ne Street, pro­prio all’opposto di un altro edi­fi­cio, Da Gama Court. Se non sei trop­po stan­co, igno­re­rai l’ascensore e sali­rai per le sca­le fino al quin­to pia­no, dove sta tuo cugino.

Fino­ra, non hai visto nes­sun inse­gui­men­to di mac­chi­ne né assi­sti­to a una spa­ra­to­ria. Incon­tra­sti per­so­ne semi­nu­de che la tua gui­da, ori­gi­na­ria del­lo stes­so vil­lag­gio di Tira­ga­long, chia­ma pro­sti­tu­te. Altri­men­ti, la cosa che risal­ta nel­la tua memo­ria è il movi­men­to estre­ma­men­te fit­to di per­so­ne che van­no in tut­te le dire­zio­ni di Hill­brow, che sem­bra­no pro­var pia­ce­re alle luci al neon del sob­bor­go, men­tre altri appa­io­no aver fret­ta di anda­re al lavo­ro – o, sì, al lavo­ro. Ades­so, non era­va­te in gra­do di dire che cosa il lavo­ro fos­se. Sape­va­te, tut­ta­via, che una gui­da stu­den­te­sca alle car­rie­re in Suda­fri­ca non lo avreb­be pro­ba­bil­men­te inse­ri­to tra le sue voci. Ti stu­pi­va che ci fos­se­ro così tan­te per­so­ne gomi­to a gomi­to nel­le stra­de alle nove di sera. Quan­do pre­pa­ra­va­no i loro pasti e anda­va­no a dormire?
Vic­kers Pla­ce ti col­pì come un edi­fi­cio abba­stan­za tran­quil­lo. Non ti sare­sti mai aspet­ta­to alcu­na tran­quil­li­tà nel­la nostra Hill­brow. Ma poi, Caro­li­ne Street, dove era situa­to Vic­kers, non era al cen­tro di Hill­brow. Il cen­tro era Kotze Street, dove i bazaar OK con­di­vi­de­va­no il mar­cia­pie­de con The Fans, pub piut­to­sto tran­quil­lo, e il più rumo­ro­so The Base. A taglia­re per­pen­di­co­lar­men­te Kotze c’era Twi­st Street. Cir­con­da­to da Twi­st e Claim Stree­ts, Kotze e Pre­to­ria, c’era High­point, il più gran­de cen­tro com­mer­cia­le di Hill­brow. Era lì che si tro­va­va­no Clicks, Spar, CNA e altri nego­zi. Era in que­sto cen­tro che avre­sti tro­va­to la Stan­dard Bank, con i suoi spor­tel­li per il con­tan­te che lam­peg­gia­va­no Tem­po­ra­nea­men­te Fuo­ri Ser­vi­zio, di dome­ni­ca e duran­te le vacan­ze, così come nei gior­ni set­ti­ma­na­li dopo le otto di sera. Vole­te evi­ta­re di esse­re rapi­na­ti? Pos­si­bi­le; ma, nell’operazione, sie­te costret­ti a usa­re a costo extra lo spor­tel­lo ban­co­mat del­la Fir­st Natio­nal Bank, all’angolo di Twi­st e Pre­to­ria, o quel­lo del­la ABSA, pro­prio lun­go Kotze. Caro­li­ne Street non era visi­bi­le da que­sto pun­to. Né si tro­va­va vici­no Cathe­ri­ne Ave­nue, la fron­tie­ra di Hill­brow e Berea, dove i “Chec­ker” era­no in com­pe­ti­zio­ne per la nostra atten­zio­ne finan­zia­ria (quan­do ne ave­va­mo) con ciò che appa­ri­va esse­re una squal­li­da riven­di­ta di supe­ral­co­li­ci ter­ri­bil­men­te rumo­ro­sa, Jabu­la Ebu­su­ku; che a sua vol­ta, com­pe­te­va per il nostro impe­gno spi­ri­tua­le con il suo vici­no, la Uni­ver­sal King­dom of God. C’era un ulte­rio­re van­tag­gio per la par­ti­co­la­re posi­zio­ne di Vic­kers. C’era un’altra filia­le di Spar appe­na due stra­de più in là, all’angolo di Caro­li­ne e Claim Street, così pote­vi com­pra­re lì i tuoi pro­dot­ti di dro­ghe­ria e altri gene­ri di neces­si­tà. Lega­to in un abbrac­cio con Spar c’era Sweet Caro­li­ne; non il bra­no musi­ca­le di Neil Dia­mond, ma una melo­dia dif­fe­ren­te – un nego­zio di bot­ti­glie – che leni­va l’esaurimento e le papil­le gusta­ti­ve degli abi­tan­ti di Hill­brow in que­sta par­te del nostro mon­do. Qui i mar­cia­pie­di di cemen­to, come quel­li di Hill­brow inter­na, pul­lu­la­va­no di com­mer­ci irre­go­la­ri, in for­ma di bana­ne, mele, cavo­li, spi­na­ci e altra frut­ta e ver­du­ra; pro­dot­ti di bell’aspetto a prez­zi bas­si che ren­de­va­no l’acquisto di tali pro­dot­ti da Spar, Chec­kers o OK ridi­col­men­te dispen­dio­so. Sì, Quar­tz Street
cor­re­va vici­no a Vic­kers. Infat­ti, era la pri­ma stra­da a est di Vic­kers, e c’era più atti­vi­tà in Quar­tz che nel­la stes­sa Caro­li­ne, o Twi­st e Claim. Tut­ta­via, il fat­to di esse­re nel­le zone qua­si vici­ne al cen­tro di Hill­brow sem­bra­va aver reso que­sta par­te di Quar­tz più inno­cua e gra­de­vo­le – nel­la misu­ra in cui qual­co­sa a Hill­brow pos­sa esse­re l’uno o l’altro – rispet­to ai quar­tie­ri più inter­ni nel­la zona suburbana.

La quie­te dura­va per la mag­gior par­te del­la not­te. Tuo cugi­no, dopo aver­ti ben nutri­to, ti ha lascia­to solo per anda­re a let­to per­ché pian­ge­vi per l’esaurimento. Anche la tua gui­da se ne è anda­ta con lui. Sta­va­no andan­do a vede­re Hill­brow, dice­va­no. Tu dor­mi­sti nel let­to di tuo cugi­no. Mal­gra­do le tue ansie ti addormentasti.

Tor­ne­ran­no indie­tro? ti chie­de­sti ini­zial­men­te. Arri­ve­ran­no ladri nell’appartamento? E se sì, cosa farò?

[con­ti­nua a leg­ge­re]

Benvenuti_a_Hillbrow

Paro­le chia­ve: Hill­brow — Pha­wa­ne Mpe — Suda­fri­ca — Let­te­ra­tu­ra africana

 

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Benvenuti nella “nostra” Hillbrow. Parola di Phaswane Mpe

L’Opinione del­le liber­tà | Mer­co­le­dì 24 ago­sto 2011 | Maria Anto­niet­ta Fon­ta­na |

Il libro mi ha sor­pre­so e scon­vol­to al tem­po stes­so. Sor­pre­so per­ché ave­vo vis­su­to per­so­nal­men­te ad Hill­brow tra novem­bre e dicem­bre 1984, quan­do mi tro­va­vo in Sud Afri­ca per effet­tua­re una ricer­ca di mer­ca­to per con­to dell’ICE. A quell’epoca Hill­brow, quar­tie­re resi­den­zia­le posto sul­la col­li­na che sovra­sta l’altopiano su cui si erge Johan­ne­sburg, era una sor­ta di pun­to di incro­cio di etnie diver­se, a pre­va­len­za bian­ca: era­no anco­ra gli anni dell’apartheid, ma ad Hill­brow — che era sor­ta negli Anni Set­tan­ta come zona resi­den­zia­le “bor­ghe­se” — già si leg­ge­va­no i segni di un cambiamento.
Per­so­nal­men­te allog­gia­vo nel­la par­te ebrai­ca del quar­tie­re, e per rag­giun­ger­la a pie­di ave­vo vis­su­to anche le mie bra­ve disav­ven­tu­re (un inse­gui­men­to da par­te di un cri­mi­na­le a sco­po di rapi­na? Di stu­pro? Di tutt’e due? Chis­sà… For­tu­na­ta­men­te riu­scii a rag­giun­ge­re il mio allog­gio pri­ma che egli rag­giun­ges­se me).
Il quar­tie­re che man­te­ne­va anco­ra, oltre al suo cosmo­po­li­ti­smo, una carat­te­ri­sti­ca pro­gres­si­sta e anche intel­let­tua­le, era già sot­to­po­sto a quel pro­ces­so di degra­do, dovu­to soprat­tut­to a una pia­ni­fi­ca­zio­ne mio­pe e caren­te, che nel cor­so del tem­po lo ha tra­sfor­ma­to in una zona peri­co­lo­sa, deca­du­ta, intri­sa di cri­mi­na­li­tà, abi­ta­ta da una popo­la­zio­ne invi­si­bi­le, se non per la pro­pria abiet­ta povertà.
Eppu­re, la Hill­brow post-apar­theid descrit­ta da Pha­swa­ne Mpe nel suo libro resta un luo­go affet­ti­va­men­te attraen­te: non è un caso che il tito­lo in ingle­se del libro suo­ni “Wel­co­me to our Hill­brow”: quell’ “our”, “nostro”, ci dice tut­to a pro­po­si­to del rap­por­to tra il quar­tie­re e i suoi abitanti.
Che poi nell’Hillbrow di Mpe si evi­den­zi il pro­fon­do odio xeno­fo­bo, l’intolleranza raz­zia­le che era tipi­ca dei rap­por­ti inter-raz­zia­li all’interno del Sud Afri­ca, per­fi­no tra le diver­se etnie di colo­re ori­gi­na­rie del luo­go, anche pri­ma del crol­lo del regi­me di segre­ga­zio­ne; o anco­ra il deva­stan­te dif­fon­der­si dell’AIDS faci­li­ta­to dal­la pro­mi­scui­tà ses­sua­le; tut­to que­sto non influi­sce mini­ma­men­te sull’affetto per Hill­brow, che non è più solo luo­go geo­gra­fi­co, ma che diven­ta luo­go dell’anima.
Su tut­to, l’arte di Mpe : una sor­ta di can­to dispie­ga­to, una bal­la­ta can­ti­le­nan­te, che cul­la il let­to­re con ama­ra dol­cez­za, fa fio­ri­re sot­to il suo sguar­do i vari per­so­nag­gi, li accom­pa­gna mano nel­la mano fino alla loro mor­te annun­cia­ta: il sui­ci­dio di Refen­tše e la pre­an­nun­cia­ta mor­te di Refil­we a cau­sa dell’AIDS che pure si “respi­ra­no” attra­ver­so tut­te le pagi­ne del libro, e ne costi­tui­sco­no il fil rou­ge, sono vis­su­te sen­za il pathos del dramma.
Dal­la pri­ma pagi­na del libro sap­pia­mo che il pro­ta­go­ni­sta non è più tra noi, ma con­ti­nua a costi­tui­re l’interlocutore cui ideal­men­te l’io nar­ran­te del­lo scrit­to­re onni­scien­te (che pure c’è e non c’è, non assur­ge mai al ran­go di giu­di­ce, ma si limi­ta a un dia­lo­go con­ti­nuo con i suoi per­so­nag­gi) si rivolge.
Non è sol­tan­to un libro corag­gio­so, quel­lo di Mpe: è un pic­co­lo gran­de libro, la cui pro­sa ori­gi­na­le e leg­ge­ra cela una con­si­de­re­vo­le for­za, un mes­sag­gio dirom­pen­te, un gri­do di allarme.
Mpe si ribel­la alla real­tà deca­den­te del­la Hill­brow, mostro ten­ta­co­la­re, in cui vive sol­tan­to set­te anni pri­ma del pro­prio sui­ci­dio get­tan­do­si dal ven­te­si­mo pia­no del palaz­zo in cui abi­ta, ma di cui ama l’aspetto cosmo­po­li­ta e gli spun­ti con­ti­nui di riflessione.
Mpe por­ta avan­ti la pro­pria cam­pa­gna con­tro gli ste­reo­ti­pi e i pre­giu­di­zi, di qual­sia­si tipo essi sia­no. E che Refil­we tra­scor­ra un perio­do tra la mor­te di Refen­tše e il ritor­no alla nati­va Tira­gan­long (ritor­no per morir­vi, appun­to) ad Oxford è emble­ma­ti­co di quel che Mpe vuo­le dir­ci: cia­scu­no di noi ha la pro­pria per­so­na­le Hill­brow con cui fare i con­ti, e il rischio dell’umanità del ven­tu­ne­si­mo seco­lo è quel­lo di vive­re estra­nian­do­si dal­la pro­pria realtà.
Il nostro peri­co­lo, insom­ma, è quel­lo di non rico­no­sce­re le nostre stes­se radi­ci, di fer­mar­ci alle appa­ren­ze, di non sape­re anda­re oltre.
Gra­zie all’editore, dun­que: bel­la ini­zia­ti­va, que­sta tra­du­zio­ne, e bel­la edi­zio­ne sep­pu­re con qual­che refu­so di troppo.
Mi resta un dub­bio però.
Per­ché, nel­la pur pre­ge­vo­le tra­du­zio­ne in ita­lia­no, è spa­ri­to dal tito­lo pro­prio quel rife­ri­men­to così pre­zio­so alla “nostra” Hillbrow?

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Amore e morte a Johannesburg

Il Mani­fe­sto | Mar­te­dì 1 novem­bre 2011 | Maria Pao­la Guarducci |

Pha­swa­ne Mpe, «Ben­ve­nu­ti a Hill­brow». Duro, imper­fet­to e appas­sio­na­to, il roman­zo di Mpe uni­sce uno sti­le visio­na­rio e a trat­ti can­zo­na­to­rio alle ambien­ta­zio­ni da rea­li­smo socia­le tipi­che del­la let­te­ra­tu­ra sudafricana

Scom­par­so nel 2004 a soli 34 anni, Pha­swa­ne Mpe era un pro­met­ten­te scrit­to­re suda­fri­ca­no che, al pari del coe­ta­neo Sel­lo Dui­ker, mor­to sui­ci­da appe­na un mese dopo Mpe, è diven­ta­to emble­ma tra­gi­co del­le dif­fi­col­tà nel­le qua­li dimo­ra­no le nuo­ve gene­ra­zio­ni del pae­se. Mpe e Dui­ker (ma anche Yvon­ne Vera, scom­par­sa qua­ran­ten­ne nel 2005 nel con­fi­nan­te Zim­ba­b­we) sono sta­ti scon­fit­ti da mali noti, Aids e depres­sio­ne, ai qua­li il Suda­fri­ca non ha offer­to sino­ra rispo­ste con­cre­te e stra­de per­cor­ri­bi­li, pre­fe­ren­do ad esse la via imme­dia­ta del pre­giu­di­zio e dell’isolamento. Que­sti auto­ri lascia­no in ere­di­tà poche ope­re, ma fol­go­ran­ti e luci­de, in cui espon­go­no, talo­ra per­si­no con iro­nia, quel­la stes­sa sof­fe­ren­za che ha segna­to il loro vissuto.

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