Da dietro una ruota, una sincera panoramica del Cairo4′ di lettura

ISBN 9788887847147 © il Sirente di Jill Car­roll (The Chri­stian Scien­ce Moni­tor, 13 dicem­bre 2007)

Un bestsel­ler che offre sor­pren­den­ti cri­ti­che del­la socie­tà egi­zia­na e del suo gover­no attra­ver­so le voci dei taxi driver.

Il gior­na­li­sta Jill Car­roll discu­te con i tas­si­sti del Cai­ro. Il tas­si­sta Ahmed sie­de die­tro un volan­te rive­sti­to in fin­ta pel­le di leo­par­do. Una sca­to­let­ta rove­scia­ta di tes­su­to attac­ca­to al sof­fit­to pen­de accan­to alla sua testa. Come la mag­gior par­te dei tas­si­sti Cai­ro­ti, ride facil­men­te, ed è sem­pre dispo­sto a discu­te­re dei peri­co­li del suo lavo­ro — che chi ha vis­su­to per un peri­do in que­sta fumo­sa cit­tà sa che sono numerosi.

Dice di esse­re sta­to sbat­tu­to via, deru­ba­to, e  pre­so in giro dal­la poli­zia. “sen­to che a cau­sa loro la mia digni­tà si è spez­za­ta”, dice a pro­po­si­to del­la poli­zia del­la cit­tà, che “è mol­to dura con me”.

Come mol­ti egi­zia­ni — che ha due o tre posti di lavo­ro per far qua­dra­re il bilan­cio — Ahmed gui­da il taxi solo per gua­da­gna­re abba­stan­za per soste­ne­re la sua famiglia.

Duran­te i suoi stu­di per la Lau­rea in Inge­gne­ria infor­ma­ti­ca, ha pas­sa­to gli ulti­mi quat­tro anni a tra­spor­ta­re pas­seg­ge­ri per pagar­si le tas­se, di cui il 75% del gua­da­gno anda­va al pro­prie­ta­rio del vei­co­lo. E paga­va anche la benzina.

Ma “se lavo­ras­si sfrut­tan­do la mia lau­rea gua­da­gne­rei solo $ 21 al mese. E non mi baste­reb­be­ro nean­che per le sigarette”.

La sto­ria di Ahmed non è uni­ca. Il suo caso avreb­be potu­to facil­men­te esse­re sta­to pre­so da una sto­ria del nuo­vo libro di Kha­lid al-Kha­mis­si, “Taxi, Tales of Rides”, un best-sel­ler che sta sor­pren­den­do mol­ti Cai­ro­ti per la sua visio­ne del­la vita vista dal sedi­le poste­rio­re di un taxi.

Nel suo pri­mo libro, che è sta­to ristam­pa­to set­te vol­te e ha ven­du­to più di 30000 copie, il Sig Kha­mis­si offre una vista vario­pin­ta sul­la vita media egi­zia­na, attra­ver­so 58 dia­lo­ghi tra lui e i taxi driver.

È un roman­zo, che attra­ver­so le paro­le sem­pli­ci del lavo­ro gior­na­lie­ro dei tas­si­sti, svi­sce­ra com­men­ti socia­li e poli­ti­ci, un approc­cio un pò auda­ce qui che la cen­su­ra è un pro­ble­ma rea­le. Ma la sua auda­cia ha fat­to vola­re gli incas­si nel­le libre­rie egiziane.

Men­tre la mag­gior par­te dei tito­li egi­zia­ni sono scrit­ti in ara­bo clas­si­co, Kha­mis­si man­tie­ne la for­ma al mini­mo e impie­ga il dia­let­to egi­zia­no col­lo­quia­le a tut­ti i dia­lo­ghi che si svol­go­no in taxi. In tal sen­so, il medium enfa­tiz­za il messaggio.

La gen­te in stra­da o la gen­te [ele­gan­te] nei club, fa le stes­se discus­sio­ni”, dice Kha­mis­si, nel suo appar­ta­men­to del Cai­ro. I dia­lo­ghi del libro inten­do­no rap­pre­sen­ta­re un pano­ra­ma del­la socie­tà egi­zia­na nel 2006, spie­ga l’autore. “L’idea prin­ci­pa­le è quel­la di rac­con­ta­re ciò che sono sta­te le prin­ci­pa­li sto­rie in Egit­to nel cor­so del 2006 attra­ver­so un eroe e que­sto eroe è un taxi driver.”

Men­tre Ahmed potreb­be esse­re sta­to affa­sci­nan­te, i tas­si­sti del Cai­ro sono un impro­ba­bi­le scel­ta per un sim­pa­ti­co per­so­nag­gio. Dal pun­to di vista del pas­seg­ge­ro, han­no la repu­ta­zio­ne di esse­re avi­di, si bat­to­no per le tarif­fe — tarif­fe che sono deter­mi­na­te dal­la con­trat­ta­zio­ne – e sono sel­vag­gi alla guida.

Per le don­ne, sedu­te accan­to all’autista diven­ta spes­so un invi­to al tas­si­sta per lascia­re vaga­re le mani e per con­ver­sa­zio­ni sug­ge­sti­ve. I luo­ghi comu­ni per i tas­si­sti  sono mate­ria da leggenda.

Ma Kha­mis­si offre una visio­ne più equi­li­bra­ta dei tas­si­sti. I dia­lo­ghi rega­la­no del­le sor­pren­den­ti cri­ti­che del­la socie­tà e del gover­no, oltre ad appro­fon­di­men­ti sul­la vita media.

C’è sta­to un gran­de dibat­ti­to in ara­bo [let­te­ra­rio]  nei cir­co­li di impe­gno poli­ti­co… si trat­ta di onde. Mol­ti scrit­to­ri egi­zia­ni vedo­no se stes­si come poli­ti­ca­men­te impe­gna­ti”, affer­ma Debo­rah Starr, un pro­fes­so­re asso­cia­to, che si è spe­cia­liz­za­to nel­la let­te­ra­tu­ra moder­na ara­ba pres­so la Cor­nell Uni­ver­si­ty Dipar­ti­men­to di Stu­di sul Vici­no Oriente.

Kha­mis­si sem­bra a suo agio in que­sto gene­re di cri­ti­ca poli­ti­ca, anche se affer­ma che non era il suo obiet­ti­vo. In un pas­sag­gio, un taxi dri­ver cri­ti­ca il pre­si­den­te Hosni Muba­rak, per nome, gene­ral­men­te è una cosa che gli scrit­to­ri non fan­no mai.

Men­tre mol­te del­le cri­ti­che riguar­dan­ti il gover­no in “Taxi” sono espres­se pri­va­ta­men­te tra gli egi­zia­ni, il dis­sen­so è di soli­to vago e raro. Kha­mis­si dice di non aver affron­ta­to nes­sun con­trac­col­po a cau­sa del libro, anche se un gior­na­li­sta tele­vi­si­vo ha det­to di esse­re sta­to avver­ti­to dal­la madre che ave­va let­to il libro, a non inter­vi­sta­re Khamissi.

Si trat­ta di un arti­co­la­ta e diver­ten­te… cri­ti­ca” del­la socie­tà e del­la poli­ti­ca in Egit­to, dice al  Cai­ro Press, Mark Linz, diret­to­re dell’Università Ame­ri­ca­na, che pub­bli­ca ora una serie di libri di  let­te­ra­tu­ra ara­ba in lin­gua ingle­se. ” è uni­co per­ché uti­liz­za l’umorismo. Per del­le que­stio­ni che gli egi­zia­ni ten­do­no a pren­de­re mol­to sul serio”.

Kha­mis­si dice di non esse­re un’analista, ma mol­ti dico­no che la popo­la­ri­tà del libro vie­ne dal fat­to che “ognu­no si ritro­va nel libro [quan­do han­no let­to il libro.] Ogni let­to­re ci leg­ge la  pro­pria esperienza.”

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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