Egitto, una femminista for president

| L’Avanti | Martedì 14 dicembre 2004 |

IL CAIRO – È la prima donna che annuncia di volersi candidare alla presidenza della repubblica dell’Egitto, e conferma così la sua perenne posizione di avanguardia rispetto alla società del suo paese. È la scrittrice psichiatra femminista Nawal Saadawi, 74 anni, già nota per aver dichiarato apertamente la sua posizione contraria ad alcuni aspetti della religione e del costume che considera ‘retrogradi’. Per le sue posizioni ha rischiato anche la qualifica di ‘apostata’ (da parte di fanatici integralisti), quando nel 2001 fu sottoposta ad un processo per aver dichiarato ad un periodico egiziano di ritenere che il velo islamico non era un obbligo religioso e che il pellegrinaggio alla Mecca, con i giri intorno alla ‘Kaaba’, era una tradizione obsoleta. Questa volta ha detto ad un quotidiano indipendente, ‘Misr El Yom’, espressione di una intellettualità fuori dagli schemi – che intende presentarsi al prossimo referendum dell’autunno 2005, quando scadrà il quarto mandato del presidente Hosni Mubarak. E annuncia di voler cambiare la Costituzione, “tutta quanta, tutti i suoi articoli, non soltanto le norme elettorali e quelle sulla presidenza. Anche quella che prevede la sharia (legge coranica) come fonte del diritto, “perché dobbiamo separare lo stato dalla religione. Lo stato appartiene a tutti i cittadini – spiega al giornalista che la interroga – che hanno diritti e doveri, senza distinzione di etnia, religione e sesso”. Concetti che in Egitto sembrano destinati a suscitare molte riserve e forse anche qualche altra iniziativa giudiziaria, come quella del 2001, che voleva costringerla al divorzio – un’ apostata, non musulmana, non poteva rimanere sposata ad un musulmano, anche se lei affermava di non aver rinnegato la propria fede islamica – e che però non ebbe successo. Anche per la mobilitazione di diplomatici e media stranieri, compreso il parlamento europeo, che inviò al Cairo Emma Bonino. Così come ha già fatto in alcuni dei suoi quarantuno libri, Saadawi parla apertamente e senza remore, del ruolo della donna nella società egiziana, della necessità della sua libertà sessuale, degli abusi sessuali nelle famiglie (“ne sono vittime soprattutto ragazze e ragazzi, ma questo viene sempre ignorato, perché?”). Saadawi rivela quindi il programma della sua futura candidatura: libertà economica, limitazione e ridistribuzione della proprietà terriera, ritorno alle cooperative agricole, incoraggiamento alle piccole e medie imprese, tassazione per i ricchi. “Ora solo le persone a reddito limitato pagano le tasse – sottolinea – ma i ricchi non pagano. Incoraggiamo la produzione agricola per sfamare il paese, e poi penseremo alle esportazioni”. Idee socialiste?, chiede qualcuno. “Che cosa significano socialismo o capitalismo? Io voglio uscire da queste etichette – si scalda la scrittrice – Ho 74 anni, ho vissuto l’epoca di Nasser, quando non c’era il socialismo, c’ha provato, ha fallito perché era un burocrate ed un dittatore, non c’era partecipazione popolare, decideva tutto il regime ed i collaboratori di Nasser erano corrotti”. Per la scrittrice femminista psichiatra, anche se oggi è diverso, “c’è bisogno di cambiare. Io so che non ce la farò – conclude – ed il mio sacrificio non riceverà ricompense. Ma troppi giovani, troppi miei studenti mi hanno chiesto di provarci. Ed io ho il coraggio di parlare. Non sono appoggiata da nessuno, né da capitali, né da integralisti, né da destra né da sinistra. Ho con me solo l’appoggio di giovani, che sono la strada ed il futuro dell’ Egitto”.

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