Fuori da Gaza2′ di lettura

Fuori da Gaza di Selma Dabbagh

Innan­zi­tut­to un’istantanea: un ragaz­zo, sedu­to sul tet­to del­la pro­pria abi­ta­zio­ne a fuma­re pla­ci­da­men­te uno spi­nel­lo, che guar­da un inso­li­to cie­lo not­tur­no. Non sta cer­can­do le rispo­ste tra gli astri, né si sta goden­do uno spet­ta­co­lo piro­tec­ni­co. Osser­va Gaza, la sua ter­ra, col­pi­ta dai bom­bar­da­men­ti. Sia­mo in Pale­sti­na all’inizio del seco­lo, e sia­mo tra le pagi­ne di “Fuo­ri da Gaza”, il roman­zo d’esordio del­la scrit­tri­ce Sel­ma Dab­ba­gh, tra­dot­to da Bar­ba­ra Beni­ni, edi­to in Ita­lia da il Siren­te.

Dopo que­sta car­to­li­na dall’inferno, si aggiun­ga al con­to degli ele­men­ti fon­da­men­ta­li del roman­zo: il con­flit­to. E’ que­sto il vero tema por­tan­te del­la sto­ria. Il con­flit­to che ogni gior­no sfo­cia nel san­gue, quel­lo che, a ogni lati­tu­di­ne, è sem­pre dan­na­ta­men­te attua­le. Lo stes­so che, in manie­ra meno cruen­ta, può con­su­mar­si tra le mura dome­sti­che. Pro­ta­go­ni­sti, in que­sto caso, i gemel­li Rashid e Iman Muja­hed, così ugua­li di fron­te allo spec­chio eppu­re tan­to diver­si, al pun­to che le loro diver­gen­ze diven­ta­no l’espediente nar­ra­ti­vo per­fet­to per rac­con­ta­re i con­ti­nui con­tra­sti, tan­to poli­ti­ci quan­to bel­li­ci, di una socie­tà ormai avvia­ta al decli­no. Un impe­ro alla fine di una san­gui­no­sa deca­den­za.

Il ter­zo ele­men­to por­tan­te è: la fuga. Quel desi­de­rio di scap­pa­re da un ter­ri­to­rio ormai sgre­to­la­to  sot­to gli occhi di chi non accen­na a rea­gi­re; una fuga per anda­re alla ricer­ca di nuo­vi sti­mo­li, o di una vita fat­ta di nor­ma­li­tà, con­ce­den­do­si maga­ri uno di que­gli “occi­den­ta­li­smi” che appa­io­no sem­pre come una chi­me­ra. Il desi­de­rio, o il sen­so di ribel­lio­ne, di sfug­gi­re ad abi­tu­di­ni e tra­di­zio­ni che, ormai, i pro­ta­go­ni­sti avver­to­no come un peso inso­ste­ni­bi­le che li por­te­rà lon­ta­no dal loco natio.

Il quar­to soli­do pila­stro sul qua­le si fon­da que­sta sto­ria è: la veri­di­ci­tà. Quel­la che Sel­ma Dab­ba­gh uti­liz­za per descri­ve­re per­so­nag­gi, sce­na­ri, situa­zio­ni che fan­no par­te soli­ta­men­te del­la cro­na­ca inter­na­zio­na­le e che ven­go­no qui ripro­po­ste all’interno di un roman­zo capa­ce, come pochi, di scuo­te­re la coscien­za del let­to­re, non pri­ma di aver­lo con­qui­sta­to con uno sti­le al pas­so dei tem­pi e con una sto­ria che sa di vero, sen­za dover ricor­re­re a luo­ghi comu­ni o a imma­gi­ni già viste in tele­vi­sio­ne

Paqui­to Catan­za­ro per Leg­ge­re Tut­ti, Mar­zo 2018

 

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