Giovane, urbano e ribelle. Il nuovo romanzo arabo3′ di lettura

| Libe­ra­zio­ne | Dome­ni­ca 4 apri­le 2010 | Gu.Ga. |

«Lo sai? Io ho un gran­de sogno. Vivo per quel sogno. (…) Lo sai qual è il mio sogno? Che io, dopo quat­tro anni, pren­do un taxi tut­to per me e gui­do fino al Sud Afri­ca per anda­re a vede­re la Cop­pa del Mon­do. Met­to insie­me una pia­stra dopo l’altra per quat­tro anni e poi par­to alla sco­per­ta del con­ti­nen­te africano».
Ben­ve­nu­ti al Cai­ro, la cit­tà dei tas­si­sti. Sui “tas­si­na­ri” del­la capi­ta­le egi­zia­na cir­co­la­no leg­gen­de, per­fi­no il loro nume­ro non è cer­to, si è svi­lup­pa­to un vero e pro­prio gene­re musi­ca­le e è cre­sciu­ta una nuo­va nar­ra­zio­ne metro­po­li­ta­na. Sfrec­cian­do, o per meglio dire spo­stan­do­si pazien­te­men­te da un ingor­go all’altro, i taxi egi­zia­ni rap­pre­sen­ta­no però tut­ta la viva­ci­tà del­le nuo­ve socie­tà ara­be, deci­sa­men­te in cor­sa ver­so il futu­ro. Un’emergenza cul­tu­ra­le che nel nostro pae­se han­no col­to tra gli altri alcu­ni edi­to­ri che han­no deci­so di con­sa­cra­re buo­na par­te del pro­prio lavo­ro e del­le pro­prie atten­zio­ni a quan­to di inte­res­san­te vie­ne pro­dot­to nel­la spon­da meri­dio­na­le del Medi­ter­ra­neo. Come la col­la­na Altria­ra­bi dell’Edi­tri­ce il Siren­te che ha pub­bli­ca­to nel 2008 Taxi. Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no (pp. 192, euro 15,00) di Kha­led Al Kha­mis­si, bestsel­ler egi­zia­no con­sa­cra­to al mito dei tas­si­sti, ma anche L’amore ai tem­pi del petro­lio (pp. 140, euro 15,00) di Nawal al-Sa’-dawi, una del­le più note e cele­bra­te scrit­tri­ci e fem­mi­ni­ste egi­zia­ne. O come le edi­zio­ni Epo­ché, che van­ta­no un ric­co cata­lo­go dedi­ca­to in gran par­te alla nar­ra­ti­va dell’Africa sub-saha­ria­na ma dove tro­va­no spa­zio anche diver­si tito­li pro­ve­nien­ti dai pae­si ara­bi. E’ il caso di Che il velo sia da spo­sa! (pp. 204, euro 15,00) dell’egiziana Gha­da Abdel Aal che rac­con­ta le peri­pe­zie di una gio­va­ne don­na “a cac­cia di mari­to”. O del­la rac­col­ta postu­ma del gran­de poe­ta pale­sti­ne­se Mah­mud Dar­wish, scom­par­so due anni fa, Come fio­ri di man­dor­lo o più lon­ta­no (pp. 148, euro 13,50), usci­ta da qual­che giorno.
Gha­da Abdel Aal ha trent’anni, fa la far­ma­ci­sta al Cai­ro e alla base del suo libro c’è il blog che ave­va lan­cia­to qual­che anno fa, inti­to­la­to “Voglio spo­sar­mi”, dove ave­va anno­ta­to minu­zio­sa­men­te, e sen­za rispar­mia­re iro­nia, il pro­fi­lo dei suoi pre­ten­den­ti e la pres­sio­ne del­la fami­glia per­ché lei tro­vas­se un mari­to. Quel suo dia­rio onli­ne ave­va rac­col­to un tale suc­ces­so da spin­ge­re una case edi­tri­ce cai­ro­ta a chie­der­le di tra­sfor­mar­lo in un rac­con­to. Che il velo sia da spo­sa! resti­tui­sce ora tut­ta la fre­schez­za e il gusto per il para­dos­so che han­no fat­to par­la­re di que­sta gio­va­ne egi­zia­na come del­la “Brid­get Jones del mon­do ara­bo”: « Pren­de­te una pen­na e un bloc-notes, per­ché sto per lan­ciar­vi una sfi­da impor­tan­te: Elen­ca­te cin­que aspet­ti in comu­me tra zia Shu­kriyya e al Qae­da. (…) Pri­mo: entram­bi — sia che li appro­via­te o che li bia­si­mia­te (e, per inci­so, se è pos­si­bi­le che qual­cu­no appro­vi al Qae­da, zia Shu­kriyya pro­prio no, è impen­sa­bi­le!) — com­pio­no azio­ni che han­no come risul­ta­to fina­le esplo­sio­ni, distru­zio­ne e di soli­to anche spar­gi­men­to di sangue».
Kha­led Al Kha­mis­si, clas­se 1962, è sta­to a lun­go gior­na­li­sta pri­ma di dedi­car­si soprat­tut­to alla let­te­ra­tu­ra. In Taxi ha rac­col­to aned­do­ti e sto­rie ascol­ta­te dai tas­si­ti del Cai­ro tra il 2005 e il 2006 che com­pon­go­no una sor­ta di foto­gra­fia dell’Egitto di oggi, visto che, come spie­ga l’autore, «costo­ro deten­go­no un’ampia cono­scen­za del­la socie­tà, per­ché la vivo­no con­cre­ta­men­te sul­la stra­da». Anche in que­sto caso il rac­con­to del­la nuo­va real­tà del mon­do ara­bo pas­sa per l’ironia: «Mol­to spes­so mi capi­ta di anda­re con tas­si­sti che non cono­sco­no bene i per­cor­si né i nomi del­le stra­de… tut­ta­via, que­sto qui si fre­gia­va dell’onore di non cono­sce­re nes­su­na stra­da eccet­to, natu­ral­men­te, quel­la di casa sua».

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