IL FARO” Bozza di progetto per una nuova edizione del giornale dell’Istituto Penitenziario di “Regina Coeli”.3′ di lettura

Alcu­ni estrat­ti di “Pen­sie­ri dal car­ce­re” saran­no pub­bli­ca­ti sul Faro, pro­get­to per una nuo­va edi­zio­ne del gior­na­le dell’Istituto Peni­ten­zia­rio di “Regi­na Coe­li”. Il nome non è casua­le si rife­ri­sce al Faro che svet­ta sul­la bal­co­na­ta del Gia­ni­co­lo e dista pochi metri dal­le cel­le d’angolo del car­ce­re, da quel pun­to del mon­te, fino a tem­pi recen­tis­si­mi, era con­sue­tu­di­ne che i fami­lia­ri dei dete­nu­ti vi si riu­nis­se­ro per comu­ni­ca­re con loro gri­dan­do. Anche Pier­re Clé­men­ti è sta­to rin­chiu­so in que­sto car­ce­re e da qui ha scrit­to “qual­che mes­sag­gio per­so­na­le” come vei­co­lo di comu­ni­ca­zio­ne per oltre­pas­sa­re quel­le mura. Il “Faro” è il sim­bo­lo di comu­ni­ca­zio­ne tra il den­tro e il fuori.

Il pro­get­to Faro vuo­le costrui­re un’occasione per dare voce all’emarginazione ed alla sof­fe­ren­za e non solo per susci­ta­re emo­zio­ni ed inte­res­se, ma soprat­tut­to per deter­mi­na­re fat­ti ispi­ra­ti alla digni­tà uma­na, al cam­bia­men­to, alla soli­da­rie­tà. Il gior­na­le vuo­le offri­re ai dete­nu­ti del car­ce­re di Regi­na Coe­li ed alle per­so­ne coin­vol­te nel pro­get­to una pos­si­bi­li­tà di con­fron­to che sti­mo­li la fan­ta­sia, indu­ca alla rifles­sio­ne e, per­ché no, pro­vo­chi la gio­ia di una risa­ta tut­ti insie­me nel lavo­ro di ste­su­ra del giornale.

Insie­me al Faro il Siren­te vuo­le crea­re un incon­tro dibat­ti­to occa­sio­ne per par­la­re di Cle­men­ti e del­la situa­zio­ne nel­le car­ce­ri ita­lia­ne di oggi e degli anni ’70. Nel­la pre­sen­ta­zio­ne – dibat­ti­to inter­ver­ran­no alcu­ni por­ta­vo­ce del Faro e Bal­tha­zar Cle­men­ti, che da bam­bi­no ave­va vis­su­to l’arresto di suo padre, accu­sa­to di deten­zio­ne di droga. 

La pro­po­sta di una nuo­va edi­zio­ne del vec­chio gior­na­le “Il Faro” che si face­va, mol­to tem­po fa a Regi­na Coe­li, è venu­ta dagli stes­si dete­nu­ti duran­te gli incon­tri di “Leg­ge­re e con­ver­sa­re in car­ce­re” orga­niz­za­ti dall’Associazione di Volon­ta­ria­to “A Roma, Insie­me” e svol­ti con caden­za set­ti­ma­na­le per un intie­ro anno qual­che anno fa.
Sen­tia­mo, oggi, la neces­si­tà di ripren­de­re quel­la pro­po­sta per­ché i moti­vi e gli obiet­ti­vi che la soste­ne­va­no non solo non sono venu­ti meno, ma si sono raf­for­za­ti ed este­si sia per la muta­ta real­tà del car­ce­re, del­le per­so­ne che lo abi­ta­no, sia per­ché mol­ti dei pro­ble­mi già evi­den­zia­ti allo­ra o si sono aggra­va­ti o, comun­que, non sono sta­ti risol­ti: salu­te, stra­nie­ri, immi­gra­zio­ne, disa­gio men­ta­le, tos­si­co­di­pen­den­ze, affettività.
Il mono­to­no scor­re­re del­la vita quo­ti­dia­na in car­ce­re con le sue atte­se, le sue sof­fe­ren­ze, le sue soli­tu­di­ni, le sue spe­ran­ze, le sue distan­ze dal mon­do ester­no pone­va allo­ra e, for­se anco­ra di più oggi, l’urgenza di tes­se­re, in tut­ti i modi, un filo di soli­da­rie­tà e di comu­ni­ca­zio­ne tra “den­tro e fuo­ri” e di offri­re uno “spi­ra­glio sul mon­do” a chi ne è esclu­so fos­se pure sol­tan­to per bre­vi periodi.
Scri­ve­re, ester­na­re le pro­prie emo­zio­ni e sen­ti­men­ti, i pro­pri ricor­di, esi­ge rifles­sio­ne, cono­scen­za degli altri, di ciò che ci cir­con­da e di con­se­guen­za di noi stes­si. È un modo ame­no per usci­re dal pro­prio io e con­fon­der­si con l’altro, con gli altri, usci­re dal luo­go dove si vive e lascia­re respi­ra­re la mente.
Voglia­mo costrui­re insie­me un’occasione in più per dare voce all’emarginazione ed alla sof­fe­ren­za e non solo per susci­ta­re emo­zio­ni ed inte­res­se, ma soprat­tut­to per deter­mi­na­re fat­ti ispi­ra­ti alla digni­tà uma­na, al cam­bia­men­to, alla solidarietà.
Mol­ti han­no dif­fi­col­tà, per diver­si moti­vi, ad acco­star­si alla scrit­tu­ra, ma la mag­gior par­te del­le per­so­ne è desi­de­ro­sa di par­la­re e rac­con­ta­re. Pro­prio que­sta volon­tà per­met­te­rà loro di acqui­si­re le neces­sa­rie cono­scen­ze, anche con l’aiuto di esper­ti di comu­ni­ca­zio­ne e dei “redat­to­ri” ester­ni, per scri­ve­re diret­ta­men­te le loro emo­zio­ni, pro­po­ste e speranze.
Il gior­na­le vuo­le offri­re ai dete­nu­ti del car­ce­re di Regi­na Coe­li ed alle per­so­ne coin­vol­te nel pro­get­to una pos­si­bi­li­tà di con­fron­to che sti­mo­li la fan­ta­sia, indu­ca alla rifles­sio­ne e, per­ché no, pro­vo­chi la gio­ia di una risa­ta tut­ti insie­me nel lavo­ro di ste­su­ra del giornale.

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