Il fumetto che denuda il regime del Faraone3′ di lettura

Euro­pa | Mar­te­dì 14 dicem­bre 2010 | Tizia­na Bar­ruc­ci |

In Egit­to un gio­va­ne blog­ger e dise­gna­to­re fini­sce in tri­bu­na­le per le sue stri­sce irri­ve­ren­ti nei con­fron­ti del gover­no. Seque­stra­to il suo libro Metro

«Le per­so­ne vivo­no come ane­ste­tiz­za­te, non c’è nien­te che le col­pi­sca. Per quan­te cose pos­sa­no vede­re, alla fine diran­no sem­pre: fra­tel­lo, que­sto è pur sem­pre il mio pae­se». Ha qual­co­sa che potrem­mo con­di­vi­de­re anche noi ita­lia­ni l’amara rifles­sio­ne dell’ingegnere Shi­hab, pro­ta­go­ni­sta del pri­mo gra­phic novel egi­zia­no “Metro”, scrit­to in ara­bo dall’esordiente Mag­dy el Sha­fee e usci­to da qual­che gior­no anche nel­le nostre libre­rie (edi­zio­ne il Siren­te, 15,00 euro).
Metro” è la sto­ria di un gio­va­ne inge­gne­re capa­ce e intel­li­gen­te, ma schiac­cia­to da una real­tà sen­za mobi­li­tà socia­le e sen­za meri­to­cra­zia. Un gio­va­ne che vuo­le scap­pa­re da quel­la «trap­po­la aper­ta, in cui sia­mo rin­chiu­si solo per­ché nes­su­no ha mai pro­va­to a usci­re». Ma è anche la sto­ria d’amore con la bel­la e rivo­lu­zio­na­ria gior­na­li­sta Dina, la sto­ria di un omi­ci­dio, di un fur­to miliar­da­rio, di una mani­fe­sta­zio­ne repres­sa nel san­gue, di Musta­fa e di suo fra­tel­lo Wael, costret­to dal­la pover­tà a diven­ta­re un pic­chia­to­re del regi­me. Pro­prio il regi­me, con la cor­ru­zio­ne poli­ti­ca, l’oppressione e gli intri­ghi nasco­sti, diven­ta l’altro pro­ta­go­ni­sta di un intrec­cio che si svi­lup­pa nel­la cao­ti­ca Cairo.
Sul­lo sfon­do, la linea del­la metro­po­li­ta­na, con le fer­ma­te dedi­ca­te ai pre­si­den­ti egiziani.
Una sto­ria accat­ti­van­te che trae la sua grin­ta anche dal lin­guag­gio usa­to: i dia­lo­ghi sono scrit­ti in “ammeya” il dia­let­to egi­zia­no, e quin­di anco­ra più vici­ni alle stra­de del­la capi­ta­le. I dise­gni in bian­co e nero rac­con­ta­no più di tan­te paro­le il moder­no pae­se del­le pira­mi­di. Il trat­to, ini­zial­men­te ben deci­so, diven­ta pro­gres­si­va­men­te sfu­ma­to, a sim­bo­leg­gia­re una cit­tà in dis­so­lu­zio­ne che mol­ti non vor­reb­be­ro rac­con­ta­re: a pochi gior­ni dal­la sua pub­bli­ca­zio­ne il fumet­to è sta­to infat­ti riti­ra­to dal­la ven­di­ta e oggi in Egit­to è impos­si­bi­le tro­var­lo. Una sce­na di ses­so, ma soprat­tut­to dei con­te­nu­ti rite­nu­ti poli­ti­ca­men­te scor­ret­ti gli sono costa­ti un pro­ces­so e una con­dan­na pecu­nia­ria pesan­te. Nel ver­ba­le di denun­cia si leg­ge che alcu­ni per­so­nag­gi di “Metro” pos­so­no ras­so­mi­glia­re a uomi­ni poli­ti­ci esi­sten­ti. Pec­ca­to che quan­do l’avvocato di el Sha­fee ha chie­sto duran­te l’udienza, di qua­li poli­ti­ci si trat­tas­se, l’ufficiale è rima­sto in silen­zio: trop­po peri­co­lo­so fare i nomi per davvero.
El Sha­fee è un blog­ger che ama dise­gna­re e ama la liber­tà. Ini­zia a col­la­bo­ra­re con il quo­ti­dia­no indi­pen­den­te el Dostur e pub­bli­ca alcu­ne stri­sce di suc­ces­so. Nel frat­tem­po, assie­me ad altri egi­zia­ni desi­de­ro­si di giu­sti­zia, usa inter­net e le mani­fe­sta­zio­ni per fare oppo­si­zio­ne al regi­me. Fino a quan­do deci­de che la sto­ria dell’Egitto con­tem­po­ra­neo deve esse­re rac­con­ta­ta. Alla sua manie­ra, attra­ver­so i dise­gni. Vede la luce “Metro”. È la pri­ma­ve­ra del 2008, il fumet­to è sta­to pub­bli­ca­to da nean­che un mese e la poli­zia fa irru­zio­ne nel­la sede del­la casa edi­tri­ce Mala­meh. Vor­reb­be par­la­re con l’editore Muham­med Shar­qa­wi, che però è già nel­le car­ce­ri del raìs con l’accusa di aver fomen­ta­to lo scio­pe­ro del 6 apri­le, con­tro il caro­vi­ta e i sala­ri da fame.
Anche l’autore el Sha­fee è ricer­ca­to, non sa cosa fare. Potreb­be scap­pa­re, ma poi segue il con­si­glio del­la moglie e si pre­sen­ta alla poli­zia. «In quel­le ore mia moglie mi ha det­to qual­co­sa che ricor­de­rò per sem­pre – rac­con­ta – costi­tui­sci­ti, e se sarai incar­ce­ra­to io sarò anco­ra più fie­ra di te».
Oggi el Sha­fee è un uomo libe­ro. A Roma, assie­me al suo tra­dut­to­re Erne­sto Paga­no, che lo ha sco­per­to qua­si per caso, ha pre­sen­ta­to il suo fumet­to. Gra­zie a “Metro” oggi sap­pia­mo qual­co­sa in più dell’Egitto, il nostro pri­mo part­ner eco­no­mi­co al di là del Mediterraneo.
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