Il Giornale (Daniele Abbiati, 1 luglio 2018)3′ di lettura

GOLEM XIV di Stanisław Lem

Il Giornale (Daniele Abbiati, 1 luglio 2018)

Ma se la conoscenza fosse una condanna?

Lem è fra i pochi autori di fantascienza che sceglie la prospettiva degli androidi

Nei film di fan­ta­scien­za c’è sem­pre un per­so­nag­gio invi­si­bi­le. Non lo vedia­mo, ma ne avver­tia­mo la pre­sen­za, come sen­si­ti­vi, come pre­de che si nascon­do­no dal pre­da­to­re.

Tan­to da per­ce­pir­lo come il vero pro­ta­go­ni­sta, se non addi­rit­tu­ra l’aiuto-regista. È la nostra pau­ra di esse­re sor­pas­sa­ti, in ter­mi­ni di intel­li­gen­za e quin­di di tec­no­lo­gia, dagli alie­ni. Il geno­ci­dio, la stra­ge degli inno­cen­ti, la depor­ta­zio­ne, la puli­zia etni­ca sono cose da uma­ni. Sono orro­ri, ma orro­ri cui sia­mo abi­tua­ti da cen­ti­na­ia di miglia­ia di anni: li por­tia­mo scrit­ti nel san­gue. No, il vero orro­re, oggi (dicia­mo da una cin­quan­ti­na d’anni), è per­de­re il pri­ma­to del­la cono­scen­za, il mono­po­lio sull’utilizzazione del mon­do. Le mera­vi­glie del­la robo­ti­ca, e ancor più la rea­liz­za­zio­ne, che ha del mira­co­lo­so, del fan­ta­scien­ti­fi­co, appun­to, di com­pu­ter sem­pre più sofi­sti­ca­ti e dota­ti qua­si di facol­tà razio­ci­nan­ti, ha ovvia­men­te aggra­va­to la situa­zio­ne.

L’unico modo per ridi­men­sio­na­re il pro­ble­ma, per istil­lar­ci un tar­lo, que­sta vol­ta posi­ti­vo, del dub­bio, è chie­der­ci: ma a tut­ti que­sti mar­zia­ni, cal­co­la­to­ri e fer­ra­glia assor­ti­ta inte­res­se­rà dav­ve­ro met­ter­si in com­pe­ti­zio­ne con noi? Non sarà che stia­mo caden­do, per l’ennesima vol­ta, nel nostro soli­to erro­re, cioè nell’antropocentrismo? Quan­do il vec­chio Pro­ta­go­ra dice­va che «l’uomo è la misu­ra di tut­te le cose, di quel­le che sono in quan­to sono e di quel­le che non sono in quan­to non sono», ci dava un’infallibile chia­ve di let­tu­ra: tut­to dipen­de da noi, dun­que cer­chia­mo di non esa­ge­ra­re… Però quan­do Phi­lip K. Dick inti­to­la­va il più cine­ma­to­gra­fi­ca­men­te fer­ti­le dei suoi roman­zi Ma gli androi­di sogna­no peco­re elet­tri­che? mostra­va anch’egli di resta­re anco­ra­to al cano­vac­cio del «misu­ra di tut­te le cose etc etc».

Inve­ce, Sta­ni­slaw Lem no. Il polac­co Sta­ni­slaw Lem (1921–2006) era dota­to di una pen­na agi­lis­si­ma e di una men­te finis­si­ma. Tal­men­te fine da far sor­ge­re, nel 1974, pro­prio in Dick (maga­ri aiu­ta­to da qual­che sostan­za leg­ger­men­te più pesan­te del vinel­lo cali­for­nia­no…) il sospet­to che non fos­se un uomo in car­ne e ossa, ben­sì il nome di un pro­get­to sovie­ti­co fina­liz­za­to a tra­via­re gli ame­ri­ca­ni. La pro­du­zio­ne fan­ta­scien­ti­fi­ca di Lem è vastis­si­ma, basti cita­re Sola­ris, Memo­rie di un viag­gia­to­re spa­zia­le, L’indagine. Ma soprat­tut­to è filo­so­fia appli­ca­ta alla fan­ta­scien­za. E una filo­so­fia non cer­to rudi­men­ta­le come quel­la del pur bene­me­ri­to Pro­ta­go­ra.

Ce lo con­fer­ma in Golem XIV (Edi­tri­ce il Siren­te). Golem è un nome leg­gen­da­rio, risa­le alla mito­lo­gia ebrai­ca, signi­fi­ca «mate­ria grez­za», «embrio­ne», ma nel roman­zo di Lem, data­to 1981, è l’acronimo di Gene­ral Ope­ra­tor, Lon­gran­ge, Ethi­cal­ly sta­bi­li­zed, Mul­ti­mo­del­ling: una mac­chi­na di ulti­mis­si­ma gene­ra­zio­ne mes­sa a pun­to nel 2019. Il pun­to noda­le è pro­prio la sua supe­rin­tel­li­gen­za. Che lo por­ta a fre­gar­se­ne dei det­ta­mi del Pen­ta­go­no pres­so il qua­le pre­sta ser­vi­zio, quin­di a esse­re ben pre­sto con­fi­na­to nel­la pri­gio­ne dora­ta del Mit di Boston. Pos­sia­mo spre­ca­re una risor­sa simi­le? si chie­do­no all’unisono i pro­fes­so­ro­ni che lo han­no in cari­co e l’opinione pub­bli­ca. La rispo­sta è «no». Quin­di per Golem XIV inco­min­cia una secon­da vita, quel­la del con­fe­ren­zie­re. Ve la spie­go io, cari uomi­ni, la vita e la non vita, l’origine del lin­guag­gio e il difet­to di fab­bri­ca dell’Evoluzione, la ragio­ne di fon­do del vostro erro­re di pro­spet­ti­va, cioè rite­ne­re l’Intelligenza un pre­gio e non una dan­na­zio­ne.

Golem XIV sem­bra un incro­cio fra Car­me­lo Bene e Mas­si­mo Cac­cia­ri, ma se lo seguia­mo come meri­ta ci fa capi­re tan­te cose. Di noi, più che di lui. Anche se il prof Cre­ve, suo men­to­re, fa rife­ri­men­to a una sim­pa­tia del Nostro nei con­fron­ti di un altro model­lo di super­com­pu­ter, chia­ma­to Hone­st Annie, «Anna la can­di­da». Ci pia­ce­reb­be pen­sa­re a qual­co­sa di simi­le a Irma la dol­ce… Ma cadrem­mo nel nostro soli­to erro­re.

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