Indispensabile premessa4′ di lettura

(dall’introduzione di Taxi)

Da lun­ghi anni sono un clien­te di prim’ordine dei taxi. Con loro ho gira­to dap­per­tut­to per le stra­de e i vico­li del Cai­ro, tan­to da impa­ra­re i discor­si e i vari truc­chi del mestie­re meglio di qual­sia­si tas­si­sta (non me ne voglia­te se mi van­to un poco!).
Amo le sto­rie dei tas­si­sti per­ché rap­pre­sen­ta­no a pie­no dirit­to un ter­mo­me­tro dell’umore del­le indo­ma­bi­li stra­de egiziane.
In que­sto libro vi sono alcu­ne sto­rie che ho vis­su­to e ascol­ta­to, tra l’aprile del 2005 e il mar­zo del 2006.
Par­lo di alcu­ne sto­rie, e non di tut­te, per­ché diver­si ami­ci avvo­ca­ti mi han­no det­to che la loro pub­bli­ca­zio­ne sareb­be basta­ta a far­mi sbat­te­re in gale­ra con l’accusa di calun­nia e dif­fa­ma­zio­ne; e che la pub­bli­ca­zio­ne di cer­ti nomi con­te­nu­ti in deter­mi­na­te sto­rie e bar­zel­let­te, di cui sono pie­ni gli occhi e le orec­chie del­le stra­de egi­zia­ne, è un affa­re peri­co­lo­so… dav­ve­ro peri­co­lo­so, ami­ci miei.
La cosa mi ha rat­tri­sta­to mol­to per­ché i rac­con­ti popo­la­ri e le bar­zel­let­te, pri­va­ti di una memo­ria, andran­no perduti.
Ho ten­ta­to di ripor­tar­li qui, così come sono, nar­ra­ti nel­la lin­gua del­la stra­da. Una lin­gua spe­cia­le, rude, vita­le, schiet­ta. Estre­ma­men­te diver­sa dal­la lin­gua cui ci han­no abi­tua­to i con­ve­gni e i salot­ti buoni.
Di cer­to il mio ruo­lo in que­sta sede non sta nel rive­de­re l’accuratezza del­le infor­ma­zio­ni che ho regi­stra­to e tra­scrit­to. Per­ché l’importante sta in quel­lo che un indi­vi­duo dice nel­la sua socie­tà, in un par­ti­co­la­re momen­to sto­ri­co, attor­no a una deter­mi­na­ta que­stio­ne: nel­la sca­la di prio­ri­tà di que­sto libro, l’intento socio­lo­gi­co vie­ne pri­ma di quel­lo descrittivo.
La mag­gior par­te dei tas­si­sti appar­tie­ne a una clas­se socia­le schiac­cia­ta dal pun­to di vista eco­no­mi­co e ves­sa­ta da un lavo­ro fisi­ca­men­te deva­stan­te. La peren­ne posi­zio­ne sedu­ta in auto sgan­ghe­ra­te spez­za loro la schie­na. Il traf­fi­co e il caos per­ma­nen­te del­le stra­de cai­ro­te anni­chi­li­sce il loro siste­ma ner­vo­so e li con­du­ce all’esaurimento. La cor­sa – in sen­so let­te­ra­le – die­tro il gua­da­gno, ten­de i loro ner­vi fino al limi­te estre­mo… a que­sto si aggiun­ga il con­ti­nuo tira e mol­la coi clien­ti, a cau­sa dell’assenza di una tarif­fa sta­bi­li­ta, e coi poli­ziot­ti, che li sot­to­pon­go­no a una quan­ti­tà di ves­sa­zio­ni che fareb­be­ro sta­re quie­to nel­la tom­ba anche il defun­to Mar­che­se de Sade.
Inol­tre, se cal­co­las­si­mo in ter­mi­ni mate­ma­ti­ci il ritor­no eco­no­mi­co del taxi, con­si­de­ran­do le spe­se lega­te all’usura, le per­cen­tua­li dovu­te all’autista, le tas­se, le mul­te, ecc., ci ren­de­rem­mo con­to che si trat­ta di un’attività a per­de­re in tut­to e per tut­to. Al con­tra­rio, que­sti impren­di­to­ri, non met­ten­do in con­to la quan­ti­tà di spe­se impre­vi­ste, imma­gi­na­no che pos­sa frut­ta­re gua­da­gno. Ne risul­ta­no auto logo­re, sfa­scia­te e sudi­ce, con a bor­do auti­sti che lavo­ra­no come schiavi.
Una serie di prov­ve­di­men­ti del gover­no ha por­ta­to l’impresa taxi a un incre­men­to sen­za pre­ce­den­ti, facen­do arri­va­re il loro nume­ro alla cifra di ottan­ta­mi­la sol­tan­to al Cairo.
Con una leg­ge ema­na­ta nel­la secon­da metà degli anni ’90, il gover­no ha con­sen­ti­to la con­ver­sio­ne di tut­te le vec­chie auto in taxi, insie­me all’ingresso del­le ban­che nel mer­ca­to dei finan­zia­men­ti di auto pub­bli­che e pri­va­te. In que­sto modo, fol­le di disoc­cu­pa­ti si sono river­sa­te nel­la clas­se dei tas­si­sti, entran­do in una spi­ra­le di sof­fe­ren­za mos­sa dal­la cor­sa al paga­men­to del­le rate ban­ca­rie; dove lo sfor­zo atro­ce di quei dan­na­ti si tra­sfor­ma in ulte­rio­re gua­da­gno per ban­che, azien­de auto­mo­bi­li­sti­che e impor­ta­to­ri di pez­zi di ricambio.
Di con­se­guen­za diven­ta pos­si­bi­le tro­va­re tas­si­sti con ogni tipo di com­pe­ten­za e livel­lo d’istruzione, a par­ti­re dall’analfabeta, fino a giun­ge­re al lau­rea­to (ma non ho mai incon­tra­to tas­si­sti col dot­to­ra­to, finora…).
Costo­ro deten­go­no un’ampia cono­scen­za del­la socie­tà, per­ché la vivo­no con­cre­ta­men­te, sul­la stra­da. Ogni gior­no entra­no in con­tat­to con una varie­tà impres­sio­nan­te di uomi­ni. Attra­ver­so le con­ver­sa­zio­ni si som­ma­no nel­le loro coscien­ze pun­ti di vista che pene­tra­no inten­sa­men­te la con­di­zio­ne del­la clas­se dei mise­ra­bi­li d’Egitto, tant’è vero che, mol­to spes­so, ritro­vo nel­le ana­li­si poli­ti­che dei tas­si­sti una pro­fon­di­tà supe­rio­re a quel­la di tan­ti com­men­ta­to­ri poli­ti­ci che riem­pio­no di chiac­chie­re il mon­do. Per­ché la cul­tu­ra di que­sto popo­lo si rive­la nel­le sue ani­me più semplici.
Un popo­lo gran­dio­so e ammi­re­vo­le, il vero mae­stro di chiun­que voglia imparare.

Kha­led Al Kha­mis­si, 21 Mar­zo 2006
(tra­du­zio­ne di Erne­sto Paga­no)

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