Khaled al Khamissi e la società egiziana vista dal Taxi

MINARETI.IT – Giovedì 11 dicembre 2008
di Elena Dini

In Italia per 10 giorni, Khaled al Khamissi ha presentato il suo libro “Taxi” in varie città. 58 brevi storie di viaggi in taxi in cui i tassisti si raccontano e raccontano l’Egitto di oggi.

– Se ti raccontassi cosa mi è successo prima… non mi crederesti mai. Sono più di vent’anni che porto il taxi e ne ho viste di tutti i colori, ma quella di oggi è stata una delle cose più assurde che mi sono capitate.
– Bene… racconta allora.

Inizio emblematico per uno dei 58 racconti, o conversazioni, o incontri con i tassisti del Cairo proposti da Khaled al-Khamissi nel suo libro “Taxi”.
35.000 copie vendute in Egitto (cifra che pochi libri raggiungono) per una raccolta di storie ambientate all’interno delle vetture tanto familiari per chi ha passeggiato anche solo una volta per le vie del Cairo. Questa enorme, e inquinatissima metropoli, conta 18 milioni di abitanti e più di 80.000 taxi. Fra i conducenti di taxi si trovano persone di ogni tipo che cercano di “sbarcare il lunario” con questo mestiere oppure di arrotondare lo stipendio affittando un taxi per qualche turno.
Nell’immaginario popolare, l’arabo ha il talento naturale di oratore, intrattenitore e chiacchierone. “Taxi” conferma questa visione. I tassisti sono affascinanti menestrelli che, oltre a far trascorrere al lettore un paio d’ore di piacevole lettura, lo immergono nell’atmosfera delle strade del Cairo con le loro barzellette, i loro sogni, le critiche alla politica e le confessioni. Chi meglio di loro, che vivono costantemente a contatto con i loro concittadini, dal ricco al povero, per parlare di una società in trasformazione, affezionata al ricordo di ciò che era ieri e non disposta a tacere le difficoltà di oggi?
Khaled al-Khamissi non riesce a nascondere (e probabilmente non vuole neanche farlo) quanto condivida il senso di nostalgia che accomuna chi si muove oggi per le vie del Cairo e, più in generale, la popolazione egiziana. “Sì, ho nostalgia dei ristoranti dove mangiavo, del tempo di prima che era migliore, della città che era più vivibile quando sono nato rispetto ad ora”, mi risponde quando gli chiedo se la nostalgia che spesso è sulla bocca dei tassisti nelle sue storie non sia anche un po’ la sua. Il rimpianto per il passato è evidente in vari autori della nuova generazione che in Egitto cercano di colmare le lacune della politica e della società civile. “Non bisogna dimenticare”, continua l’autore, “che la letteratura non può cambiare la realtà ma può cambiare l’uomo”.

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