La felicità è negli affetti: dialogo con Faïza Guène5 min read

Intervista a Faïza Guène per L’Indice dei libri del mese

di Fran­ce­sca Del Vec­chio

«Mia madre sof­fri­va nel veder­mi solo. Mi cre­de­va, di vol­ta in vol­ta, pau­ro­so, affet­to da tur­be del­la per­so­na­li­tà, omo­ses­sua­le. Nul­la di tut­to que­sto. Ero solo. Pun­to. Me n’ero fat­to una ragio­ne. Riten­go che non aves­se mai rea­liz­za­to di esse­re la pri­ma respon­sa­bi­le di quel fat­to»

Un uomo non piange mai : Faïza GuèneMou­rad nasce a Niz­za, i suoi geni­to­ri sono alge­ri­ni emi­gra­ti in Fran­cia. Mode­sti per ran­go socia­le e per livel­lo cul­tu­ra­le. Sua madre, una don­na bona­ria­men­te inva­den­te e pro­tet­ti­va, gli tra­smet­te affet­to alla vec­chia manie­ra: rim­pin­zan­do­lo di cibo. E Mou­rad, che vor­reb­be eman­ci­par­si da quel­la con­di­zio­ne costruen­do­si un desti­no, vive nel ter­ro­re di diven­ta­re un ragaz­zot­to obe­so con i capel­li sale e pepe. Per soprav­vi­ve­re dovrà affran­car­si da una pesan­te sto­ria fami­lia­re che acco­mu­na mol­ti gio­va­ni di secon­da gene­ra­zio­ne.
Que­sta è la sto­ria rac­con­ta­ta da Faï­za Guè­ne in Un uomo non pian­ge mai, edi­to da Il Siren­te.
Guè­ne, scrit­tri­ce fran­co-alge­ri­na di gran­de suc­ces­so cre­sciu­ta a Pan­tin (ban­lieue “incen­dia­ria” a nord-est di Pari­gi), ha debut­ta­to nel mon­do del­la let­te­ra­tu­ra a soli dician­no­ve anni, san­cen­do, già dal prin­ci­pio, il suo talen­to let­te­ra­rio.
È sta­ta ospi­te al Festi­val Medi­ter­ra­neo Down­to­wn di Pra­to e al Salo­ne Inter­na­zio­na­le del Libro di Tori­no, in occa­sio­ne del qua­le è sta­ta rea­liz­za­ta que­sta inter­vi­sta.

Cosa han­no in comu­ne Faï­za Guè­ne e il suo per­so­nag­gio, Mou­rad Chen­noun?

Mou­rad vive tra due fuo­chi: il tra­di­zio­na­li­smo di sua madre Mina e l’innovazione di sua sorel­la mag­gio­re Dou­nia, bril­lan­te stu­den­tes­sa. Come Mou­rad anche io ho vis­su­to una fase a caval­lo tra la ripro­du­zio­ne dei valo­ri fami­lia­ri e la ten­sio­ne alla moder­ni­tà. Mou­rad incar­na per­fet­ta­men­te la via di mez­zo tra le due stra­de: un ragaz­zo che non nega le sue ori­gi­ni, ma che – facen­do suoi i valo­ri del pae­se ospi­tan­te – costrui­sce qual­co­sa di impor­tan­te per la sua vita.

Il desti­no di Mou­rad è nel­le sue mani: quan­to con­ta per lui e per gio­va­ni come lui l’autodeterminazione e la for­za di volon­tà?

Il mes­sag­gio che vole­vo far pas­sa­re è che, a pre­scin­de­re dall’origine socia­le e dal livel­lo cul­tu­ra­le, si può esse­re feli­ci solo se sia­mo riu­sci­ti a costrui­re dei lega­mi affet­ti­vi. Mou­rad è cer­to un per­so­nag­gio sin­go­la­re, dota­to di volon­tà e for­za d’animo, ma è vero anche che ha rice­vu­to tan­to amo­re e soste­gno dal­la sua fami­glia, nono­stan­te la mode­stia del padre e l’invadenza del­la madre. È diven­ta­to un inse­gnan­te, e que­sto è un tra­guar­do, pur­trop­po, non per tut­ti.

Il tuo libro è il rac­con­to di una sto­ria come ce ne sono tan­te: quan­to c’è di fin­zio­ne e quan­to di veri­tà?

Di tut­ti i miei roman­zi que­sto è quel­lo in cui ho mes­so di più di me stes­sa. Ciò non vuol dire che que­sti avve­ni­men­ti si sia­no veri­fi­ca­ti real­men­te nel­la mia vita ma una base di veri­tà c’è: in par­ti­co­la­re il rap­por­to con il padre, l’importanza del patri­mo­nio sto­ri­co. La Fran­cia ha una dop­pia cul­tu­ra e dovreb­be far­ne teso­ro.

«Con il pas­sa­re degli anni, la situa­zio­ne con Dou­nia peg­gio­ra­va. Il mon­do ester­no pul­lu­la­va di Julie Gué­rin, e i ten­ta­ti­vi dei miei geni­to­ri di trat­te­ne­re la figlia nel guscio sono tut­ti fal­li­ti. Le inti­mi­da­zio­ni e le puni­zio­ni non fun­zio­na­va­no più. Mia madre, pur così abi­le nel gio­co del­la col­pe­vo­liz­za­zio­ne, ha spa­ra­to tut­te le sue car­tuc­ce. La tachi­car­dia improv­vi­sa e l’ipertensione non cam­bia­va­no più nul­la.
Abbia­mo per­du­to Dou­nia».

Quan­to l’esperienza di vita nel­le ban­lieues ti è sta­ta uti­le nel­la tua pro­du­zio­ne let­te­ra­ria?

Come ogni scrit­to­re, l’ambiente cir­co­stan­te – fami­lia­re, socia­le, cul­tu­ra­le – influi­sce in modo piut­to­sto evi­den­te sul­la pro­pria let­te­ra­tu­ra. Nel mio caso non è la peri­fe­ria a dare sen­so alla scrit­tu­ra, ma la mia per­ce­zio­ne di que­sto ambien­te. Guar­da­re il mon­do con gli occhi del­la peri­fe­ria dà vita a un nuo­vo gene­re: una let­te­ra­tu­ra popo­la­re “nobi­le”, per­ché anche il per­so­nag­gio più ano­ni­mo può tra­sfor­mar­si in un eroe.

Hai pub­bli­ca­to il tuo pri­mo libro a dician­no­ve anni gra­zie al tuo pro­fes­so­re di fran­ce­se. Hai avu­to corag­gio. E for­tu­na. Cosa ha signi­fi­ca­to per te quel tram­po­li­no?

Io cre­do nel desti­no, ed è incre­di­bi­le per me ave­re avu­to que­sta oppor­tu­ni­tà, visto che come Mou­rad la mia con­di­zio­ne socia­le d’origine e il mio ambien­te non sup­por­ta­no que­sto tipo di per­cor­so. Se non aves­si avu­to que­sto incon­tro con il mio mae­stro, e non aves­si segui­to l’ambizione, non avrei mai visto il mio libro pub­bli­ca­to.

Que­sto ulti­mo roman­zo è sicu­ra­men­te più matu­ro del pri­mo: per sti­le, per sto­ria. C’è qual­co­sa che rim­pian­gi del­la vec­chia Faï­za?

For­se la spen­sie­ra­tez­za dei miei dician­no­ve anni, e anche il mio otti­mi­smo.

Come ha rispo­sto il pub­bli­co fran­ce­se al tuo libro?

Il pub­bli­co mi ha segui­to e ne sono mol­to feli­ce; i miei pri­mi let­to­ri sono anco­ra lì ad atten­der­mi. Per quan­to riguar­da la stam­pa, i gior­na­li­sti e la cri­ti­ca let­te­ra­ria, sono sod­di­sfat­ta che abbia­no rico­no­sciu­to in me una scrit­tri­ce a tut­ti gli effet­ti e non solo un “feno­me­no socia­le del­le peri­fe­rie”.

Negli ulti­mi anni l’apertura dell’editoria euro­pea al roman­zo d’origine ara­ba ha por­ta­to a cono­sce­re impor­tan­ti auto­ri. Ma qual­che vol­ta capi­ta di imbat­ter­si in roman­zi di estre­ma­men­te ste­reo­ti­pa­ti e scrit­ti per com­pia­ce­re il pub­bli­co occi­den­ta­le. Cosa ne pen­si?

Cre­do che in tut­ti i set­to­ri ci sia­no auto­ri ed edi­to­ri che scri­vo­no per pia­ce­re. Ma pen­so che il pub­bli­co non si lasci ingan­na­re e che l’autenticità fac­cia sem­pre la dif­fe­ren­za.

I tuoi roman­zi sono sta­ti tra­dot­ti in ven­ti­sei lin­gue. Che rap­por­to hai con i tuoi libri tra­dot­ti?

È ogni vol­ta una bel­la sor­pre­sa per me. Ne sono affa­sci­na­ta per­ché sen­to che si trat­ta di un nuo­vo roman­zo. In un nuo­vo ambien­te, in una cul­tu­ra diver­sa. Ma gra­zie ai nume­ro­si incon­tri con i let­to­ri di tut­to il mon­do, ho capi­to che la let­te­ra­tu­ra è uni­ver­sa­le.

0
  ARTICOLI RECENTI

Aggiungi un commento