La verruca sul naso di Putin5′ di lettura

| The Post Inter­na­zio­na­le | Saba­to 8 mar­zo 2014 | Mas­si­mi­lia­no Di Pasquale |

L’opinione dell’autore di “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne. Viag­gi nell’Europa sconosciuta”

È sta­to l’economista rus­so Andrei Illa­rio­nov, ex con­si­glie­re di Putin cadu­to in disgra­zia per aver cri­ti­ca­to la guer­ra del gas volu­ta dal Crem­li­no nel 2006 con­tro l’Ucraina aran­cio­ne di Vik­tor Yush­chen­ko, ad anti­ci­pa­re più di un mese fa alla tivù Hro­mad­ske TV lo sce­na­rio cui si sta assi­sten­do in que­sti gior­ni in Crimea.

Se, come ave­va dichia­ra­to Illa­rio­nov, l’allora pre­si­den­te Yanu­ko­vych non fos­se riu­sci­to a fer­ma­re con la for­za la pro­te­sta di piaz­za, allo­ra i rus­si sareb­be­ro inter­ve­nu­ti diret­ta­men­te con i car­ri arma­ti. Lo sche­ma sareb­be sta­to quel­lo già visto in Geor­gia nel 2008. Mili­zie rus­se avreb­be­ro cer­ca­to di pro­vo­ca­re un inci­den­te ad hoc con­tro un cit­ta­di­no di pas­sa­por­to rus­so, avreb­be­ro poi incol­pa­to dell’accaduto l’esercito ucrai­no e, con la scu­sa di pro­teg­ge­re la popo­la­zio­ne rus­sa del­la Cri­mea, avreb­be­ro quin­di inva­so la peni­so­la ucraina.

In Osse­zia del Sud nell’agosto del 2008 l’allora pre­si­den­te Mikheil Saa­ka­sh­vi­li, ordi­nan­do al suo eser­ci­to di inter­ve­ni­re per por­re fine ai bom­bar­da­men­ti di vil­lag­gi geor­gia­ni da par­te del­le for­ze sepa­ra­ti­ste osse­te, offrì infat­ti il pre­te­sto ai car­ri arma­ti rus­si per inva­de­re la Geor­gia. Oggi, a meno di una set­ti­ma­na dal­la desti­tu­zio­ne di Yanu­ko­vych del 22 feb­bra­io e dal­la nasci­ta di un ese­cu­ti­vo ad inte­rim pre­sie­du­to dal pre­mier Arse­niy Yatse­nyuk e dal pre­si­den­te Olek­san­der Tur­chi­nov, Putin ha già invia­to il pri­mo con­tin­gen­te mili­ta­re in Cri­mea, peni­so­la che dal 1954 fa par­te dell’Ucraina, vio­lan­do la sovra­ni­tà ter­ri­to­ria­le del paese.

Moti­va­zio­ne uffi­cia­le, di quel­la che Kiev ha defi­ni­to una gra­ve pro­vo­ca­zio­ne e il pre­lu­dio a un pos­si­bi­le con­flit­to arma­to tra Rus­sia e Ucrai­na, “sta­bi­liz­za­re la situa­zio­ne in Cri­mea e uti­liz­za­re tut­te le pos­si­bi­li­tà dispo­ni­bi­li per pro­teg­ge­re la popo­la­zio­ne rus­sa loca­le da ille­ga­li­tà e vio­len­za”. L’attività diplo­ma­ti­ca inter­na­zio­na­le – in par­ti­co­la­re la dura rea­zio­ne del pre­si­den­te sta­tu­ni­ten­se Oba­ma che ha deli­be­ra­to san­zio­ni eco­no­mi­che nei con­fron­ti di Mosca, il boi­cot­tag­gio del G8 di Sochi e l’interruzione di tut­ti i lega­mi mili­ta­ri con il Crem­li­no inclu­se le eser­ci­ta­zio­ni e le riu­nio­ni bila­te­ra­li – ha scon­giu­ra­to per ora lo scop­pio di una guerra.

Cio­no­no­stan­te a Sim­fe­ro­po­li, il par­la­men­to del­la Repub­bli­ca Auto­no­ma Cri­mea, di con­cer­to con le auto­ri­tà rus­se, sen­za inter­pel­la­re la Rada di Kiev, ha già indet­to per il 16 mar­zo un refe­ren­dum per chie­de­re la seces­sio­ne dall’Ucraina e l’annessione alla Fede­ra­zio­ne Rus­sa. A nul­la sono val­se le sco­mu­ni­che espres­se vener­dì 7 mar­zo dal Con­si­glio straor­di­na­rio dei 28 capi di sta­to e di Gover­no del­la Ue e dagli Sta­ti Uni­ti che han­no defi­ni­to ille­git­ti­ma la con­sul­ta­zio­ne. La cri­si di que­sti gior­ni tra i due pae­si, la più gra­ve nell’area post sovie­ti­ca dal crol­lo dell’URSS, nasce dal suc­ces­so di Euro­mai­dan, la rivol­ta popo­la­re che ha scon­fit­to il regi­me di Yanu­ko­vych, il qua­le nel­le ulti­me set­ti­ma­ne ave­va assun­to un vol­to san­gui­na­rio con l’uccisione di un cen­ti­na­io di manifestanti.

Le dimo­stra­zio­ni di Piaz­za dei mesi scor­si — che, pur aven­do come epi­cen­tro Kiev, han­no inte­res­sa­to tut­ta l’Ucraina — sem­bre­reb­be­ro testi­mo­nia­re la volon­tà degli ucrai­ni di lasciar­si alle spal­le l’epoca post-sovie­ti­ca e di apri­re una nuo­va fase: quel­la del­la rige­ne­ra­zio­ne mora­le. Que­sto ambi­zio­so ten­ta­ti­vo deve fare i con­ti al momen­to con due que­stio­ni: in pri­mis, la volon­tà di Mosca di osta­co­la­re un pro­get­to che, se vit­to­rio­so, por­reb­be la paro­la fine sull’Unione Euroa­sia­ti­ca e for­ni­reb­be lin­fa vita­le anche all’opposizione demo­cra­ti­ca rus­sa; in secon­do luo­go, le dif­fi­col­tà inter­ne lega­te alla situa­zio­ne eco­no­mi­ca del paese.

Affin­ché l’Ucraina pos­sa vin­ce­re que­sta sfi­da occor­re che Euro­pa, Cana­da e Sta­ti Uni­ti la sosten­ga­no finan­zia­ria­men­te con un pia­no mira­to di pre­sti­ti e inve­sti­men­ti, e che la Comu­ni­tà Inter­na­zio­na­le garan­ti­sca con ogni mez­zo la sua inte­gra­li­tà ter­ri­to­ria­le ottem­pe­ran­do al memo­ran­dum di Buda­pe­st. Con quell’accordo, fir­ma­to il 5 dicem­bre 1994 nel­la capi­ta­le unghe­re­se, l’Ucraina cede­va il suo arse­na­le nuclea­re in cam­bio del­la garan­zia del­la tute­la del­la sua sovra­ni­tà e sicu­rez­za da par­te di Gran Bre­ta­gna, Rus­sia e Sta­ti Uniti.

Se il Crem­li­no riu­scis­se infat­ti a crea­re un’enclave sepa­ra­ti­sta in Cri­mea, ciò potreb­be inne­sca­re peri­co­lo­si effet­ti domi­no nell’est del pae­se. E quel­la che è sta­ta fino­ra la rivo­lu­zio­ne di un popo­lo con­tro un regi­me cor­rot­to potreb­be tra­sfor­mar­si in una vera e pro­pria guer­ra civi­le qua­lo­ra l’opera di desta­bi­liz­za­zio­ne del­la Rus­sia, attra­ver­so pro­vo­ca­zio­ni mili­ta­ri e disin­for­ma­zio­ne media­ti­ca, aves­se suc­ces­so. Nel perio­do del­la pre­si­den­za Putin, il giro di vite sul­la stam­pa indi­pen­den­te ha favo­ri­to il pro­gres­si­vo ritor­no a meto­di di pro­pa­gan­da neo-sovie­ti­ca in linea con una lun­ga tra­di­zio­ne di mani­po­la­zio­ni e distor­sio­ni del­la realtà.

Non è un caso che da qual­che gior­no, pro­prio nel­la Cri­mea occu­pa­ta, le reti tele­vi­si­ve ucrai­ne Cana­le 5 e 1+1 sia­no sta­te oscu­ra­te, sosti­tui­te da cana­li rus­si. La mac­chi­na ben olia­ta del­la disin­for­ma­ci­ja ha favo­ri­to la dif­fu­sio­ne di noti­zie fal­se come quel­la che dipin­ge i mani­fe­stan­ti del Mai­dan come fasci­sti e anti­se­mi­ti, o quel­la secon­do cui il nuo­vo gover­no ad inte­rim avreb­be nega­to agli ucrai­ni il dirit­to di par­la­re russo.

L’Ucraina è in mano a estre­mi­sti e fasci­sti. Chie­dia­mo aiu­to ai fra­tel­li rus­si per­ché ci ven­ga­no a libe­ra­re”. La roz­zez­za di cer­te mani­po­la­zio­ni fareb­be sor­ri­de­re se non fos­se che la situa­zio­ne in Cri­mea, che rischia di esten­der­si a tut­to il pae­se, è dav­ve­ro dram­ma­ti­ca. La ver­ru­ca sul naso del­la Rus­sia – così Pote­m­kin chia­ma­va la Cri­mea – è tor­na­ta a fare male. Augu­ria­mo­ci non sia il pre­lu­dio a una Nuo­va Guer­ra Fred­da che sof­fo­chi nel san­gue le aspi­ra­zio­ni di liber­tà, pace e demo­cra­zia del popo­lo ucraino.

L’autore, Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, è mem­bro dell’AISU, Asso­cia­zio­ne Ita­lia­na di Stu­di Ucrai­ni. Auto­re di “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne. Viag­gi nell’Europa sco­no­sciu­ta” (Il Siren­te). Lo scor­so 5 Feb­bra­io 2014 è sta­to rela­to­re alla tavo­la roton­da ‘Ucrai­na Quo Vadis?’ orga­niz­za­ta dall’ISPI.

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