L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret3′ di lettura

di Enri­co Monier

Imma­gi­na­te­vi un inte­ro con­si­glio di musi­ci­sti rock, o di poe­ti o di com­me­dio­gra­fi”. Una “sto­ria rock’n’roll anar­chi­ca” che elu­de i con­fi­ni geo­gra­fi­ci e let­te­ra­ri e ha l’andatura di un concerto.

L’Anarchico e il Dia­vo­lo fan­no caba­ret, pub­bli­ca­to nel 2003 in Cana­da e negli Sta­ti Uni­ti, scrit­to “tra un soun­d­check e l’altro”, è il dia­rio on the road del rocam­bo­le­sco tour euro­peo di Rhy­thm Acti­vi­sm, che suo­na in nove pae­si in set­te set­ti­ma­ne. Il grup­po deco­strui­sce e mesco­la avan­guar­dia e dan­ze popo­la­ri dell’Europa orien­ta­le, sati­ra, far­sa e rock squin­ter­na­to; folk, punk e jazz, poe­sie, mono­lo­ghi, leg­gen­de, cita­zio­ni di film e dal­la cul­tu­ra pop. “Imma­gi­na­te­vi un inte­ro con­si­glio di musi­ci­sti rock, o di poe­ti o di com­me­dio­gra­fi”: una “sto­ria rock’n’roll anar­chi­ca” che elu­de i con­fi­ni geo­gra­fi­ci e let­te­ra­ri e ha l’andatura di un concerto.

Il rac­con­to del tour tra quo­ti­dia­ne disav­ven­tu­re, alle pre­se con un pub­bli­co ete­ro­ge­neo in loca­li occu­pa­ti, cen­tri arti­sti­ci e cul­tu­ra­li ben orga­niz­za­ti, tur­bo­len­te taver­ne di pira­ti, è anche quel­lo del­le sto­rie di rom, lavo­ra­to­ri immi­gra­ti, rifu­gia­ti, arti­sti di stra­da, pove­ri che lavo­ra­no, emar­gi­na­ti gio­va­ni e anzia­ni. I pro­ta­go­ni­sti di que­ste “fia­be urba­ne sul­la sot­to­clas­se mul­tiet­ni­ca euro­pea” sono gli esclu­si dal “benes­se­re” del neo­ca­pi­ta­li­smo e del­la glo­ba­liz­za­zio­ne, vit­ti­me dell’intolleranza e del raz­zi­smo. Men­tre nel­le peri­fe­rie cre­sco­no disoc­cu­pa­zio­ne e pover­tà, anar­chi­ci e squat­ters difen­do­no gli spa­zi libe­ri che dimi­nui­sco­no nel nome del­la “sicu­rez­za”, del “deco­ro”, del­la spe­cu­la­zio­ne edi­li­zia. L’auto-organizzazione del­le comu­ni­tà loca­li è con­so­li­da­ta e dif­fu­sa: Nor­man e i suoi com­pa­gni pos­so­no così con­ta­re sul soste­gno dei cen­tri del­la “rete inter­na­zio­na­le anar­chi­ca”, equi­va­len­ti agli “ate­neos” gesti­ti dagli anar­chi­ci spa­gno­li pri­ma e duran­te la rivo­lu­zio­ne del 1936–1939, mes­si fuo­ri leg­ge dai fasci­sti e tor­na­ti dopo la dit­ta­tu­ra franchista.

Nell’Europa dell’Est per­cor­sa dal­la band coe­si­sto­no ric­chez­za di tra­di­zio­ni e trion­fo del model­lo con­su­mi­sti­co sta­tu­ni­ten­se: qui Naw­roc­ki cer­ca, come pro­mes­so al padre, il suo zio giro­va­go in Euro­pa, di cui pub­bli­ca le let­te­re man­da­te al fra­tel­lo al tem­po dell’occupazione nazi­sta del­la Polo­nia, dove Har­ry ha fat­to la Resistenza.
Il pen­sie­ro radi­ca­le dell’anarchismo di Michael Baku­nin, del­la fem­mi­ni­sta Emma Gold­man, di Enri­co Mala­te­sta, Bue­na­ven­tu­ra Dur­ru­ti, del rivo­lu­zio­na­rio Peter Kro­po­t­kin, fino a Noam Chom­sky, tut­ti cita­ti nel dia­rio, muo­ve dal­la con­te­sta­zio­ne dell’ordine costi­tui­to e dal­la denun­cia del­le sue ini­qui­tà. La bat­ta­glia per il gior­no lavo­ra­ti­vo di otto ore negli Sta­ti Uni­ti del 1896 e la dife­sa dei dirit­ti dei nati­vi nel Cana­da, la rivol­ta degli indi­ge­ni dell’Esercito Zapa­ti­sta di Libe­ra­zio­ne Nazio­na­le (Ezln), nel 1994 in Chia­pas, le mobi­li­ta­zio­ni con­tro il nuclea­re in Ger­ma­nia, la denun­cia del­le con­di­zio­ni di lavo­ro del­le mon­di­ne nel­le risa­ie, l’impegno di tut­ti i gior­ni nel rap­pre­sen­ta­re i dimen­ti­ca­ti, costi­tui­sco­no quin­di altret­tan­te testi­mo­nian­ze di lot­ta per un mon­do libe­ro, che si trat­ti di bat­ter­si con­tro l’imperialismo e le guer­re, lo stra­po­te­re degli indu­stria­li e del­le mul­ti­na­zio­na­li, lo Sta­to auto­ri­ta­rio e guer­ra­fon­da­io, per la soli­da­rie­tà con i lavo­ra­to­ri sfrut­ta­ti e con gli oppressi.
La filo­so­fia di que­sta “orche­stra di noti­zie ribel­li” ha radi­ci nel caba­ret “dis­si­den­te e sov­ver­si­vo” di Ber­told Bre­cht e si basa sul­la com­mi­stio­ne e distor­sio­ne dei gene­ri, la col­li­sio­ne di liri­co e pro­sai­co, rea­le e imma­gi­na­rio, che carat­te­riz­za­no sia il testo di Naw­roc­ki sia la musi­ca degli “atti­vi­sti del rit­mo”: il chi­tar­ri­sta e poli­stru­men­ti­sta Kan­ga­roo, regi­sta d’avanguardia; il poe­ta, bas­si­sta e “pri­mo clo­wn” Shack; il bat­te­ri­sta e sas­so­fo­ni­sta Elvas; Mar­ti­ne, sas­so­fo­ni­sta e respon­sa­bi­le del­la ven­di­ta di cd, libri, video, magliet­te e poster auto­pro­dot­ti; GBB, gigan­te gen­ti­le e abi­le tec­ni­co del suo­no. L’ensemble di Rhy­thm Acti­vi­sm deco­strui­sce e mesco­la avan­guar­dia e dan­ze popo­la­ri dell’Europa orien­ta­le, sati­ra, far­sa e rock squin­ter­na­to; folk, punk e jazz, poe­sie, mono­lo­ghi, leg­gen­de, cita­zio­ni di film e dal­la cul­tu­ra pop (“il peg­gio del­la tv” ame­ri­ca­na, pub­bli­ci­tà, pez­zi da hit parade).
Il trat­to di unio­ne del­le sto­rie mino­ri in cui la nar­ra­zio­ne poli­cen­tri­ca si rami­fi­ca è la pos­si­bi­li­tà di un rove­scia­men­to socia­le. E la “resi­sten­za cul­tu­ra­le”, a cui Naw­roc­ki si richia­ma, è il mez­zo più effi­ca­ce per attua­re una pro­pa­ga­zio­ne vira­le di con­tro­in­for­ma­zio­ne e rivol­ta con­tro i pote­ri insediati.

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