Lankenauta (Luca Menichetti, 4 febbraio 2018)5′ di lettura

Lan­ke­nau­ta (Luca Meni­chet­ti, 4 feb­bra­io 2018)

Fuori da Gaza

Fuori da Gaza : Selma Dabbagh

Dimen­ti­chia­mo­ci di leg­ge­re il roman­zo di Sel­ma Dab­ba­gh con l’occhio del­lo sto­ri­co o dell’appassionato di geo­po­li­ti­ca, in cer­ca di lumi su Hamas, sul­le cau­se del­le ope­ra­zio­ni Piom­bo fuso, Colon­na di nuvo­le, Mar­gi­ne di pro­te­zio­ne. È vero che l’autrice per anni è sta­ta un avvo­ca­to nota per il suo impe­gno pro­fes­sio­na­le in favo­re del­la cau­sa pale­sti­ne­se, ma “Fuo­ri da Gaza” è innan­zi­tut­to let­te­ra­tu­ra e le vicen­de, mai ste­reo­ti­pa­te, del­la fami­glia Muja­hed rap­pre­sen­ta­no la quo­ti­dia­ni­tà del­la vita, non­ché la coscien­za e le con­trad­dit­to­rie­tà di per­so­ne impri­gio­na­te, non sol­tan­to fisi­ca­men­te, den­tro un “ter­ri­to­rio a sta­tus con­te­so”. Uno spi­ra­glio di fuga in real­tà si pro­spet­ta fin dal­la pri­ma pagi­na del roman­zo: Rashid, peren­ne­men­te stra­ni­to dal­le can­ne, pro­prio men­tre Gaza è sot­to bom­bar­da­men­to israe­lia­no, rice­ve la noti­zia di aver vin­to una bor­sa di stu­dio e così di poter espa­tria­re a Lon­dra. Occa­sio­ne per ricon­giun­ger­si con la fidan­za­ta ingle­se ma soprat­tut­to per andar­se­ne “male­det­ta­men­te fuo­ri da lì”: “in mano a Rashid, quel­le e-mail era­no come cer­ti­fi­ca­ti di scar­ce­ra­zio­ne” (pp.19). Nel­le stes­se ore la sorel­la gemel­la Imam, atti­vi­sta inge­nua e impe­gna­ta fino al maso­chi­smo, subi­to dopo la mor­te cruen­ta di una gio­va­nis­si­ma allie­va, vie­ne con­tat­ta­ta da alcu­ni ambi­gui per­so­nag­gi lega­ti all’estremismo isla­mi­co: la pro­po­sta pri­ma sus­sur­ra­ta, ma poi sem­pre più evi­den­te, è quel­la di ven­di­ca­re le vit­ti­me dei bom­bar­da­men­ti facen­do­si esplo­de­re in un atten­ta­to sui­ci­da. Inten­to poi sven­ta­to sul nasce­re da Ziyyàd, un noto com­bat­ten­te del­la “Guar­dia patriot­ti­ca”: “Non hai visto che il nemi­co, e non ti dimen­ti­ca­re di chi è il nostro nemi­co, giu­sti­fi­ca l’attacco del­la scor­sa not­te con l’attentato di quel­la Haj­jar? Vuoi esse­re come lei? Lo spu­to che per­met­te loro di sca­te­nar­ci loro quest’inferno?” (pp.105). Ziyyàd avrà mol­to a che fare con una Iman tor­na­ta in par­te alla ragio­ne ma pur sem­pre ben deci­sa a non abban­do­na­re il suo impe­gno con­tro il nemi­co israe­lia­no. Un nemi­co che in real­tà vedia­mo solo di lon­ta­no e – il roman­zo lo fa capi­re chia­ra­men­te – che vie­ne forag­gia­to gra­zie a col­la­bo­ra­zio­ni­sti e ad una socie­tà pale­sti­ne­se pro­fon­da­men­te divi­sa: in “Fuo­ri da Gaza” lai­ci­tà, atei­smo, estre­mi­smo isla­mi­co, con­su­mi­smo di tipo occi­den­ta­le, rispet­to per le tra­di­zio­ni, la scel­ta di lot­ta poli­ti­ca o di lot­ta ter­ro­ri­sti­ca, con­vi­vo­no a stret­to con­tat­to e crea­no pro­ble­mi che van­no ad inci­de­re pri­ma di tut­to all’interno del­la fami­glia Muja­hed. Da que­sto pun­to di vista l’umiliante espa­trio di Iman ver­so un pae­se del Gol­fo, nuo­va resi­den­za del padre Jibrìl, già diri­gen­te dell’Olp ed ora pro­fon­da­men­te osti­le agli isla­mi­ci, rap­pre­sen­ta sol­tan­to una bre­ve paren­te­si, dove lo sti­le di vita con­su­mi­sti­co non rie­sce affat­to a limi­ta­re il disa­gio del­lo sra­di­ca­men­to e dell’incomprensione. Mol­to simi­le la situa­zio­ne in cui si vie­ne a tro­va­re il fra­tel­lo Rashid in quel di Lon­dra, pre­sto rag­giun­to dal­la sorel­la e dall’amico Kha­lìl. L’ambiente lon­di­ne­se è popo­la­to da radi­cal-chic – com­pre­sa Lisa, fidan­za­ta inna­mo­ra­ta del­la vit­ti­ma pale­sti­ne­se e mol­to poco dell’uomo Rashid –  che mostra­no un mas­si­ma­li­smo poco com­pa­ti­bi­le col disin­can­to del gio­va­ne, non­ché da per­so­nag­gi cor­dia­li, appa­ren­te­men­te soli­da­li ma che han­no capi­to dav­ve­ro poco del­la cul­tu­ra pale­sti­ne­se: “Dim­mi, allo­ra… – gli chie­se, le dita incro­cia­te sul tavo­lo, i pol­li­ci che si pic­chiet­ta­va­no l’un l’altro con appro­va­zio­ne, – in Pale­sti­na pra­ti­ca­te la muti­la­zio­ne dei geni­ta­li fem­mi­ni­li?” (pp.164).

Il disa­gio dei fra­tel­li è diven­ta­to anco­ra più acu­to sia per la pre­sen­za a Gaza del fra­tel­lo mag­gio­re Sabri, muti­la­to dal­lo scop­pio di un’autobomba che ha ster­mi­na­to la sua fami­glia, sia per la sco­per­ta dell’antica mili­tan­za poli­ti­ca, e non solo, del­la madre, cau­sa pri­ma del divor­zio dei loro geni­to­ri. Il ritor­no anti­ci­pa­to a Gaza di Rashid, dopo un poco ono­re­vo­le arre­sto per pos­ses­so di sostan­ze stu­pe­fa­cen­ti, una vol­ta fal­li­to il ten­ta­ti­vo di costruir­si altro­ve una vita nor­ma­le o alme­no non del tut­to fru­stran­te, ampli­fi­ca ancor di più i con­flit­ti e le incom­pren­sio­ni pre­sen­ti tra i Muja­hed. Fino all’epilogo dram­ma­ti­co e leta­le, ma che in qual­che modo risol­ve, come a taglia­re un nodo gor­dia­no, le fru­stra­zio­ni di Rashid e il suo non tro­va­re pace: “non si ren­de­va con­to che il fat­to di non poter sta­re né den­tro né fuo­ri, lo sta­va stran­go­lan­do, man­dan­do­lo fuo­ri testa?” (pp.304).

La Pale­sti­na e i pale­sti­ne­si di Sel­ma Dab­ba­gh sono quin­di tutt’altro che con­ven­zio­na­li, ben rap­pre­sen­ta­ti dal lato psi­co­lo­gi­co e con tut­te le loro con­trad­di­zio­ni, anche gra­zie ad una scrit­tu­ra che pro­ce­de, di pagi­na in pagi­na, con un sus­se­guir­si di tan­ti bre­vi flus­si di coscien­za: feli­ce espe­dien­te per rac­con­ta­re le rela­zio­ni di pote­re che gover­na­no il caos di una guer­ra non dichia­ra­ta, e nel con­tem­po la real­tà tutt’altro che scon­ta­ta di un’ordinaria e fra­gi­le fami­glia resi­den­te a Gaza; luo­go dove non è chia­ro chi gover­na chi e dove quin­di, più che mai, la con­trap­po­si­zio­ne tra fon­da­men­ta­li­smi reli­gio­si, poli­ti­ci e il prag­ma­ti­smo di patrio­ti disin­can­ta­ti ori­gi­na pro­fon­do males­se­re. Tan­to più nel con­te­sto di un con­flit­to dove la vio­len­za vie­ne esal­ta­ta in ragio­ne di un nazio­na­li­smo bel­li­ci­sta sem­pre più inca­ro­gni­to e, dall’altra par­te – di tut­ta evi­den­za l’empatia dell’autrice con la cau­sa dei pale­sti­ne­si e pari­men­ti la sua scar­sa sim­pa­tia per l’establishment dell’ANP e di Ḥamās – da un gover­no di uno Sta­to non rico­no­sciu­to, che for­se nem­me­no gover­na, alle pre­se con una pro­fon­da cor­ru­zio­ne e con un sem­pre più peri­co­lo­so fana­ti­smo isla­mi­sta. Il gran­de suc­ces­so che la cri­ti­ca bri­tan­ni­ca ha riser­va­to al roman­zo di Sel­ma Dab­ba­gh non ci stu­pi­sce: il rischio che “Fuo­ri da Gaza” diven­tas­se una sor­ta di roman­zo mili­tan­te è sta­to scon­giu­ra­to gra­zie alla rap­pre­sen­ta­zio­ne di una com­ples­si­tà fat­ta di vio­len­za ma anche di pro­fon­de con­trad­di­zio­ni e debo­lez­ze. Un esem­pio di come la let­te­ra­tu­ra sap­pia attra­ver­sa­re ed ave­re la meglio sugli ste­reo­ti­pi.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Sel­ma Dab­ba­gh, (Dun­dee, Sco­zia, 1970) è una scrit­tri­ce bri­tan­ni­ca di ori­gi­ni pale­sti­ne­si, figlia di madre ingle­se e padre ori­gi­na­rio del­la zona di Aja­mi, nei pres­si di Jaf­fa. Il non­no di Sel­ma, arre­sta­to nume­ro­se vol­te dai Bri­tan­ni­ci per il suo impe­gno poli­ti­co e rin­chiu­so in pri­gio­ne per lun­go tem­po, lasciò la Pale­sti­na nel 1948. Sel­ma Dab­ba­gh è diven­ta­ta scrit­tri­ce solo dopo i trent’anni. Con­se­gui­ta la Lau­rea in giu­ri­spru­den­za e il Master al SOAS, ha lavo­ra­to per lun­go tem­po come lega­le nel cam­po dei dirit­ti uma­ni a Lon­dra, il Cai­ro e in Cisgior­da­nia.

Sel­ma Dab­ba­gh, “Fuo­ri da Gaza”, Il Siren­te (col­la­na “Altria­ra­bi migran­te”), Fagna­no Alto 2017, pp. 372. Tra­du­zio­ne dall’inglese di Bar­ba­ra Beni­ni. A cura di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li. Illu­stra­zio­ni di Pao­la Equi­zi.

Luca Meni­chet­ti. Lan­ke­nau­ta, feb­bra­io 2018

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