Le peripezie di un passeggero in un taxi cairota2′ di lettura

ISBN 9788887847147 © il Sirente

di Soheir Fah­mi (da Al-Ahram Heb­do)

Attra­ver­so una serie di con­ver­sa­zio­ni con i tas­si­sti del Cai­ro, Kha­led el Kha­mi­si ci immer­ge in un mon­do nel qua­le è pos­si­bi­le toc­ca­re con mano le pre­oc­cu­pa­zio­ni del­la gen­te sem­pli­ce, la loro sag­gez­za, il loro humor e il loro sguar­do sul mon­do del­la poli­ti­ca. Un testo che la dice lun­ga sul­lo sta­to del­la socie­tà egi­zia­na e del mon­do che la circonda.

I taxi del mon­do sono tut­ti diver­si. I tas­si­sti del mon­do sono tut­ti diver­si. Essi rap­pre­sen­ta­no indub­bia­men­te il luo­go dove si svol­go­no i loro via vai con­ti­nui. Esse­re un tas­si­sta in una metro­po­li come il Cai­ro è una pro­fes­sio­ne uni­ca. Irri­tan­te ed entu­sia­sman­te allo stes­so tem­po. All’interno di que­ste vet­tu­re, spes­so in cat­ti­ve con­di­zio­ni a cau­sa degli infi­ni­ti ingor­ghi e del­le inter­mi­na­bi­li atte­se, ini­zia la con­ver­sa­zio­ne tra il tas­si­sta e il suo clien­te. Con­ver­sa­zio­ne, che può toc­ca­re tut­ti gli aspet­ti del­la vita, ma che spes­so ruo­ta attor­no alla poli­ti­ca e alle que­stio­ni socia­li che vive l’Egitto. Kha­led el Kha­mi­si, con sobrie­tà e mode­ra­zio­ne, ma anche con umo­ri­smo, va a cac­cia del mon­do inte­rio­re e del pen­sie­ro di que­sti uomi­ni, che sono i por­ta­vo­ce di un signi­fi­ca­ti­vo stra­to di egi­zia­ni. A pic­co­li toc­chi costrui­sce un qua­dro sfu­ma­to di que­sti uomi­ni che subi­sco­no l’inquinamento e il caos del­la stra­da egi­zia­na. Par­la­re di ciò che li pre­oc­cu­pa gli da modo di tra­scen­de­re un quo­ti­dia­no che li vio­len­ta. Il dilu­vio di paro­le che emet­to­no è spon­ta­neo e disor­di­na­to. Tut­ta­via, sug­ge­ri­sce una sapien­za di vita e uno sguar­do ori­gi­na­le sul­la real­tà. Kha­led el Kha­mi­si si met­te all’ascolto di que­sti emar­gi­na­ti dal­la vita poli­ti­ca, che in modo sem­pli­ce e in poche fra­si sve­la­no le pre­oc­cu­pa­zio­ni di tut­ti i gior­ni. Si pon­go­no doman­de, ma per la mag­gior par­te dichia­ra­no ave­re del­le posi­zio­ni fer­me. Con­tro o per Muba­rak con­tro gli Sta­ti Uni­ti e dal­la par­te dei pale­sti­ne­si e degli ira­che­ni, con­tro la cor­ru­zio­ne e a favo­re dei non abbien­ti di cui fan­no par­te, con­tro il pote­re e la poli­zia, con­tro i pro­prie­ta­ri di auto e dal­la par­te degli altri taxi Dri­ver e del­le par­ti­te di cal­cio. Sot­to la pen­na di Kha­mi­si, fini­sco­no per rea­liz­za­re un affre­sco in cui, come in un puzz­le, i vari pez­zi sono sta­ti mes­si al loro posto. Cio­no­no­stan­te, il clien­te, in que­sto caso, Kha­led Kha­mi­si, non è un sem­pli­ce pas­seg­ge­ro imper­so­na­le e imper­tur­ba­bi­le. Attra­ver­so vari quar­tie­ri del Cai­ro, come tut­ti i pas­seg­ge­ri in un taxi Cai­ro­ta, tes­se un cer­to lega­me con l’autista. Lega­me, che for­se ha l’obiettivo di supe­ra­re un sof­fo­can­te “qui e ora”, con­tro il qua­le sono indi­fe­si. Una sag­gez­za che gli egi­zia­ni, attra­ver­so le loro lun­ghe peri­pe­zie con le auto­ri­tà han­no impa­ra­to a conoscere.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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