Lo leggerai in un giorno e poi tornerai a comprare copie per tutti i tuoi amici3′ di lettura

(da Baheyya: Art Com­men­ta­ry Media)

Lo leg­ge­rai in un gior­no e poi tor­ne­rai a com­pra­re copie per tut­ti i tuoi ami­ci”, ha det­to il libra­io a pro­po­si­to di Taxi di Kha­led al-Kha­mi­sy. Ha ragio­ne su una cosa: è impos­si­bi­le lasciar­lo un atti­mo (ma i miei ami­ci dovran­no acqui­sta­re le loro copie da soli). Si trat­ta di una sem­pli­ce, ma pro­fon­da idea gra­zio­sa­men­te com­po­sta arti­fi­cio­sa­men­te mes­sa in atto. In un pri­mo momen­to, non mi con­vin­ce­va il poten­zia­le di cli­ché, che la rac­col­ta di sto­rie di tas­si­sti del Cai­ro avreb­be con­den­sa­to. L’idea è genia­le, il pro­dot­to potreb­be esse­re disa­stro­so. Mi aspet­ta­vo pagi­ne pater­na­li­sti­che, un tri­to e ritri­to di “ana­li­si”, o pre­di­che di mora­le, o una super­fi­cia­le espo­si­zio­ne il cui uni­co sco­po è quel­lo di mostra­re la bril­lan­tez­za dell‘autore. Ma dal­le pri­me pagi­ne, lo sce­neg­gia­to­re, scrit­to­re e scien­zia­to poli­ti­co Kha­led al-Kha­mi­sy ren­de per­fet­ta­men­te chia­ro che è un otti­mo ascol­ta­to­re e un fede­le tra­scrit­to­re, con un fine orec­chio per la comi­ci­tà, e un orec­chio acu­to per le sto­rie tra­gi­che dei taxi Dri­ver. In altre paro­le, l’autore for­tu­na­ta­men­te ci fa il favo­re di trat­te­ne­re la sua sen­ten­za e si astie­ne da con­fe­ren­ze, ci tra­smet­te le con­ver­sa­zio­ni sen­za giu­di­zi, ric­che di humour, pathos, e sor­pren­den­te intuizione.

Il libro inclu­de le con­ver­sa­zio­ni con gli auti­sti dall’aprile 2005 al mar­zo 2006, anno in cui l’autore si basa­va qua­si esclu­si­va­men­te sui taxi per muo­ver­si in giro per la cit­tà. Que­sto lo ha espo­sto allo sce­na­rio uma­no incre­di­bil­men­te varie­ga­to che costi­tui­sce i tas­si­sti del­la capi­ta­le. Chiun­que usi i taxi e pre­sta la mini­ma atten­zio­ne sa che non esi­ste più un pro­to­ti­po di taxi dri­ver (se mai c’è sta­to). L’elevato tas­so di disoc­cu­pa­zio­ne e sot­toc­cu­pa­zio­ne, l’aumento del costo del­la vita, e la leg­ge del 1990 che con­sen­te ad un vei­co­lo di qual­sia­si anno di esse­re tra­sfor­ma­to in un taxi han­no cospi­ra­to facen­do aumen­ta­re dram­ma­ti­ca­men­te il nume­ro e la diver­si­tà dei taxi e dei loro auti­sti (80000 taxi con­si­de­ran­do solo il Cai­ro, sen­za la sua peri­fe­ria, dice al-Kha­mi­sy). I tas­si­sti ora sono i col­let­ti bian­chi dei dipen­den­ti sta­ta­li, i pro­fes­sio­ni­sti dai col­let­ti blu-nero, e gli  stu­den­ti uni­ver­si­ta­ri. Sono di varie fasce di età, da un con­du­cen­te che ha appe­na otte­nu­to la paten­te a uno che gui­da dal 1940. Una buo­na por­zio­ne di tas­si­sti  han­no svol­to stu­di uni­ver­si­ta­ri, e tut­ti han­no sto­rie da raccontare.

Dopo una bre­ve e agi­le intro­du­zio­ne, al-Kha­mi­sy pro­ce­de a rac­con­ta­re 58 incon­tri con i tas­si­sti di tut­ti i ceti socia­li (com­pre­sa una dispu­ta fin trop­po cre­di­bi­le tra un taxi dri­ver e la figlia dell’autore di 14 anni che pren­de­va il taxi da sola per la pri­ma vol­ta). Le sto­rie sono testua­li, atmo­sfe­ri­che, e mol­to diver­se, van­no dal­le descri­zio­ni del­le aspre lot­te per otte­ne­re un qual­che sol­do gui­dan­do un taxi in con­di­zio­ni estre­ma­men­te nega­ti­ve, fino ai sug­ge­sti­vi ricor­di e alle sto­rie per­so­na­li dei tas­si­sti (par­ti­co­lar­men­te toc­can­te è il film “buff” che per 20 anni non era riu­sci­to ad entra­re in una sala cine­ma­to­gra­fi­ca), alla cri­ti­ca socia­le e alle ana­li­si (spe­cial­men­te inte­res­san­ti  sono i tas­si­sti che cri­ti­ca­no la fun­zio­ne degli spot tele­vi­si­vi, e il con­du­cen­te che fa una pene­tran­te ana­li­si del­la dimi­nu­zio­ne del­le pro­te­ste in Egit­to dal 1977) , Alle spe­ran­ze e alle aspi­ra­zio­ni dei tas­si­sti (il tas­si­sta che sogna ad occhi aper­ti un viag­gio intor­no al con­ti­nen­te africano).

Una del­le più note­vo­li, diver­ten­ti e pene­tran­ti serie di sto­rie sono quel­le dedi­ca­te alla poli­ti­ca, in par­ti­co­la­re quel­le con­ver­sa­zio­ni che si occu­pa­no di Hosni Muba­rak, e del­le sue ele­zio­ni pre­si­den­zia­li. E qui va il gran­de cre­di­to a ‘al-Kha­mi­sy che tra­scri­ve fedel­men­te sia quel­le opi­nio­ni a favo­re sia quel­le con­tro il peren­ne pre­si­den­te, e così facen­do indi­ca un pun­to sot­ti­le: è sba­glia­to gene­ra­liz­za­re l’opinione pub­bli­ca egi­zia­na rifa­cen­do­si a poche deci­ne di esem­pi, o trat­tan­do i tas­si­sti come “auten­ti­che” voci di “stra­da”. Per for­tu­na, que­sto tipo di esi­sten­zia­li­smo e fin­to-popu­li­smo è com­ple­ta­men­te assen­te dal libro. Per qua­lia­si cor­ri­spon­den­te e “ana­li­sta” este­ro  che ritie­ne che il “pol­so del­la stra­da egi­zia­na” si per­ce­pi­sca attra­ver­so il sem­pli­ce scam­bio di poche paro­le con un tas­si­sta, Il libro di al-Kha­mi­sy è un poten­te rim­pro­ve­ro. Infat­ti, una del­le sue gran­di vir­tù è di sal­va­re i pare­ri dei taxi-dri­ver da ana­li­si pro­fon­de e sal­va­re gli stes­si taxi-dri­ver dall’onere di rap­pre­sen­ta­re alcu­ne scon­tan­te, con­for­tan­ti, ma ine­si­sten­ti defi­ni­zio­ni di “uomo qualunque”.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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