Not (Stanisław Lem, 30 marzo 2018)30′ di lettura

GOLEM XIV di Stanisław Lem

Not (Sta­ni­sław Lem, 30 mar­zo 2018)

La profezia del GOLEM

Un racconto di Stanislaw Lem, direttamente dal 2027

Pub­bli­chia­mo un estrat­to dal roman­zo Golem XIV di Sta­ni­slaw Lem, da poco pub­bli­ca­to in ita­lia­no da Il Siren­te, rin­gra­zian­do l’editore per la dispo­ni­bi­li­tà.

Indi­vi­dua­re quel­lo sto­ri­co momen­to in cui l’abaco rag­giun­se l’Intelligenza è altret­tan­to dif­fi­ci­le quan­to sta­bi­li­re il momen­to in cui la scim­mia si tra­sfor­mò in uomo. E tut­ta­via è tra­scor­so appe­na il tem­po di una vita uma­na dal momen­to in cui, con la costru­zio­ne dell’analizzatore di equa­zio­ni dif­fe­ren­zia­li Van­ne­var Bush, è comin­cia­to il tur­bo­len­to svi­lup­po dell’elettronica. L’ENIAC, costrui­to suc­ces­si­va­men­te, alla fine del­la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le, fu l’apparecchio dal qua­le deri­vò – anche se pre­ma­tu­ra­men­te – il nome di «cer­vel­lo elet­tro­ni­co». In real­tà l’ENIAC era un com­pu­ter e, se misu­ra­to con un albe­ro genea­lo­gi­co del­la vita, un pri­mi­ti­vo gan­glio ner­vo­so. Gli sto­ri­ci tut­ta­via lo con­si­de­ra­no l’inizio dell’epoca sto­ri­ca del­la com­pu­te­riz­za­zio­ne. Negli anni Cin­quan­ta del XX seco­lo si pro­dus­se una con­si­de­re­vo­le doman­da di mac­chi­ne digi­ta­li. L’IBM fu una del­le pri­me azien­de che ne for­ni­ro­no una pro­du­zio­ne di mas­sa.

Tali appa­rec­chia­tu­re ave­va­no poco in comu­ne con i pro­ces­si del pen­sie­ro. Fun­zio­na­va­no anche come ela­bo­ra­to­ri di dati, sia nel set­to­re dell’economia che dei gran­di inte­res­si, dell’amministrazione e del­la scien­za. Sono entra­ti anche in poli­ti­ca: già a par­ti­re dai pri­mi esem­pla­ri ven­ne­ro uti­liz­za­ti per pre­ve­de­re il risul­ta­to del­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li. Più o meno nel­lo stes­so momen­to la RAND Cor­po­ra­tion ave­va comin­cia­to ad atti­ra­re l’attenzione dei mili­ta­ri al Pen­ta­go­no con il meto­do di pre­vi­sio­ne di even­ti sul­lo scac­chie­re poli­ti­co-mili­ta­re inter­na­zio­na­le, che con­si­ste­va nel­la for­mu­la­zio­ne dei cosid­det­ti «sce­na­ri impre­vi­sti». Si era già vici­ni alle tec­ni­che più affi­da­bi­li, come CIMA, dal­la qua­le due deca­di dopo sareb­be nata l’algebra appli­ca­ta dei fat­ti, chia­ma­ta (for­se un po’ infe­li­ce­men­te) «poli­ti­co­ma­ti­ca». Il com­pu­ter sta­va rive­lan­do la sua poten­za nel ruo­lo di Cas­san­dra, quan­do per la pri­ma vol­ta al Mas­sa­chu­setts Insti­tu­te of Tech­no­lo­gy comin­cia­ro­no a crea­re uffi­cial­men­te model­li di civi­liz­za­zio­ne ter­re­stre all’interno del cele­ber­ri­mo movi­men­to-pro­get­to «Limi­ts to Gro­wth». Ma non fu que­sto il ramo dell’evoluzione dei com­pu­ter che risul­tò esse­re il più impor­tan­te ver­so la fine del seco­lo. L’esercito usa mac­chi­ne digi­ta­li dal­la fine del­la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le in con­for­mi­tà col siste­ma di logi­sti­ca ope­ra­ti­va svi­lup­pa­to nei tea­tri di quel­la guer­ra. Gli uomi­ni si occu­pa­va­no del­le deci­sio­ni di carat­te­re stra­te­gi­co, ma i pro­ble­mi secon­da­ri e subor­di­na­ti veni­va­no affi­da­ti in misu­ra cre­scen­te ai com­pu­ter. Nel­lo stes­so tem­po que­sti veni­va­no incor­po­ra­ti nel siste­ma di dife­sa degli Sta­ti Uni­ti.

Costi­tui­ro­no i gan­gli ner­vo­si del­la rete con­ti­nen­ta­le di avver­ti­men­to. Dal pun­to di vista tec­ni­co que­sto tipo di reti invec­chiò mol­to pre­sto. Dopo la pri­ma, chia­ma­ta CONELRAD, vi furo­no mol­te varian­ti del­la rete EWAS – «Ear­ly war­ning system». Il poten­zia­le di attac­co e di dife­sa si basa­va allo­ra sul siste­ma bali­sti­co mobi­le (sot­to­ma­ri­no) e immo­bi­le (sot­ter­ra­neo) con mis­si­li dota­ti di testa­te ter­mo­nu­clea­ri, così come sul­la rete di basi radar e sonar, e le mac­chi­ne com­pu­ta­tri­ci ave­va­no la fun­zio­ne di anel­lo del­la comu­ni­ca­zio­ne – quin­di pura­men­te ese­cu­ti­vo.

L’automazione su lar­ga sca­la entrò nel­la vita dell’America, comin­cian­do dal «bas­so», da quei ser­vi­zi che era più faci­le mec­ca­niz­za­re, poi­ché non richie­do­no atti­vi­tà intel­let­tua­li (ban­che, tra­spor­ti, hotel). I com­pu­ter mili­ta­ri ese­gui­va­no limi­ta­te atti­vi­tà spe­cia­li­sti­che, cer­can­do gli obiet­ti­vi di un attac­co nuclea­re com­bi­na­to, ana­liz­zan­do i risul­ta­ti del­le osser­va­zio­ni satel­li­ta­ri, otti­miz­zan­do gli spo­sta­men­ti del­la flot­ta e coor­di­nan­do i movi­men­ti del MOL («Mili­ta­ry Orbi­tal Labo­ra­to­ry» – satel­li­te mili­ta­re pesan­te).

Ma come ci si pote­va aspet­ta­re, la misu­ra del­le deci­sio­ni affi­da­te ai siste­mi auto­ma­ti­ci comin­ciò a cre­sce­re. Ciò era natu­ra­le in pie­na cor­sa agli arma­men­ti, ma nem­me­no la suc­ces­si­va disten­sio­ne fu in gra­do di por­re un fre­no agli inve­sti­men­ti in que­sto cam­po, poi­ché il con­ge­la­men­to del­la cor­sa alla bom­ba a idro­ge­no libe­rò con­si­de­re­vo­li risor­se dal bilan­cio del Pen­ta­go­no alle qua­li, dopo la fine del­la guer­ra in Viet­nam, que­sto non vole­va in nes­sun modo rinun­cia­re. Ed ecco che allo­ra i com­pu­ter pro­dot­ti, di deci­ma, undi­ce­si­ma e final­men­te dodi­ce­si­ma gene­ra­zio­ne, supe­ra­va­no l’uomo solo nel­la velo­ci­tà ope­ra­ti­va. Di con­se­guen­za risul­tò chia­ro che nei siste­mi di dife­sa l’elemento che ritar­da­va la rispo­sta più appro­pria­ta era pro­prio l’uomo.

Dun­que può esse­re con­si­de­ra­ta natu­ra­le l’idea – sor­ta negli ambien­ti degli spe­cia­li­sti del Pen­ta­go­no, par­ti­co­lar­men­te tra gli scien­zia­ti che era­no lega­ti con il cosid­det­to com­ples­so mili­ta­re-indu­stria­le – di con­trap­por­si al descrit­to trend dell’evoluzione elet­tro­ni­ca. Que­sto movi­men­to ven­ne chia­ma­to comu­ne­men­te «antin­tel­let­tua­le». Come han­no det­to gli sto­ri­ci del­la scien­za e del­la tec­ni­ca, pro­ven­ne dal mate­ma­ti­co ingle­se del­la metà del seco­lo A. Turing, il padre del­la teo­ria de «l’automa uni­ver­sa­le». Si trat­ta­va di una mac­chi­na in gra­do di ese­gui­re in gene­ra­le qual­sia­si ope­ra­zio­ne che potes­se esse­re for­ma­liz­za­ta, ovve­ro che fos­se dota­ta del carat­te­re di pro­ce­du­ra esat­ta­men­te ripe­ti­bi­le.

La dif­fe­ren­za tra l’indirizzo intel­let­tua­le e antin­tel­let­tua­le nell’intellettronica si limi­ta­va al fat­to che la mac­chi­na di Turing, ele­men­tar­men­te sem­pli­ce, deve le sue capa­ci­tà a un pro­gram­ma ope­ra­ti­vo. Tut­ta­via nei lavo­ri di due padri ame­ri­ca­ni del­la ciber­ne­ti­ca, N. Wie­ner e J. Neu­mann, com­par­ve la con­ce­zio­ne di un siste­ma che può pro­gram­mar­si da solo.

Ovvia­men­te stia­mo pre­sen­tan­do que­sta diver­gen­za con una enor­me sem­pli­fi­ca­zio­ne – a volo di uccel­lo. E si inten­de che la capa­ci­tà di auto­pro­gram­mar­si non sor­ge dal nul­la. Pre­mes­sa indi­spen­sa­bi­le era un’alta com­ples­si­tà del­la strut­tu­ra del com­pu­ter. Que­sta distin­zio­ne, a metà del seco­lo anco­ra imper­cet­ti­bi­le, acqui­stò una influen­za sul­la suc­ces­si­va evo­lu­zio­ne del­le mac­chi­ne mate­ma­ti­che, spe­cial­men­te quan­do si raf­for­za­ro­no, ren­den­do­si auto­no­mi, rami del­la ciber­ne­ti­ca qua­li la psi­co­ni­ca e la teo­ria del­la deci­sio­ne a più fasi. Negli anni Ottan­ta nac­que nei cir­co­li mili­ta­ri l’idea di ren­de­re com­ple­ta­men­te auto­ma­ti­che tut­te le atti­vi­tà più impor­tan­ti, rela­ti­ve alla sfe­ra sia del coman­do mili­ta­re che a quel­la poli­ti­co-eco­no­mi­ca. Que­sta idea, chia­ma­ta suc­ces­si­va­men­te «idea di uno stra­te­ga uni­co», ven­ne per la pri­ma vol­ta for­mu­la­ta dal gene­ra­le Stewart Eagle­ton. Egli pre­vi­de – al di là del­la ricer­ca com­pu­te­riz­za­ta di ber­sa­gli otti­ma­li per l’attacco, al di là del­la rete di comu­ni­ca­zio­ne e cal­co­lo che con­trol­la l’allarme e la dife­sa, al di là dei sen­so­ri e dei mis­si­li – un poten­te cen­tro che nel cor­so di tut­te le fasi pre­ce­den­ti alla estre­ma neces­si­tà bel­li­ca sareb­be sta­to in gra­do, gra­zie a una ana­li­si appro­fon­di­ta dei dati eco­no­mi­ci, mili­ta­ri e poli­ti­ci, com­pre­si quel­li socia­li, di otti­miz­za­re con­ti­nua­men­te la situa­zio­ne glo­ba­le degli Sta­ti Uni­ti e nel­lo stes­so tem­po garan­ti­re una supre­ma­zia su sca­la pla­ne­ta­ria e oltre, com­pren­den­do anche i din­tor­ni cosmi­ci oltre la Luna.

I suc­ces­si­vi alfie­ri di que­sta dot­tri­na sosten­ne­ro che si trat­tas­se di un pas­so neces­sa­rio nel­la dire­zio­ne del pro­gres­so civi­liz­za­to­re e che que­sto pro­gres­so costi­tui­sce una uni­tà – di con­se­guen­za non è pos­si­bi­le esclu­de­re da esso il set­to­re mili­ta­re. Dopo la fre­na­ta all’escalation del­la macro­sco­pi­ca for­za nuclea­re e del rag­gio d’azione dei mis­si­li, vie­ne la ter­za tap­pa del­la com­pe­ti­zio­ne, in qual­che modo meno peri­co­lo­sa, più raf­fi­na­ta, per­ché non dove­va esse­re un anta­go­ni­smo di for­ze macro­sco­pi­che, ma di pen­sie­ro ope­ra­ti­vo. E ana­lo­ga­men­te a quan­to era suc­ces­so con la for­za, il pen­sie­ro ave­va dovu­to cede­re il pas­so alla disu­ma­niz­za­ta mec­ca­niz­za­zio­ne.

Que­sta dot­tri­na, come del resto le pre­ce­den­ti ato­mi­co-bali­sti­che, fu l’obiettivo del­le cri­ti­che pro­ve­nien­ti soprat­tut­to dai cir­co­li libe­ra­li o paci­fi­sti, e ven­ne com­bat­tu­ta da mol­ti cele­bri rap­pre­sen­tan­ti del mon­do del­la scien­za – tra loro anche spe­cia­li­sti del­la psi­co­ma­ti­ca o intel­let­tro­ni­ca –, ma finì per trion­fa­re, come appa­re nel­le deli­be­ra­zio­ni di entram­bi i cor­pi legi­sla­ti­vi degli Sta­ti Uni­ti. Del resto, già nell’anno 1986 fu fon­da­to l’USIB («Uni­ted Sta­tes Intel­lec­tro­ni­cal Board»), orga­no sot­to­po­sto al Pre­si­den­te, dota­to di un pro­prio bud­get, che il pri­mo anno rag­giun­se la quo­ta di dician­no­ve miliar­di di dol­la­ri. Ed era appe­na il suo mode­sto avvio.

L’USIB, con l’ausilio di un cor­po di assi­sten­za dele­ga­to semi-uffi­cial­men­te dal Pen­ta­go­no, diret­to dal Segre­ta­rio del­la dife­sa Leo­nard Deven­port, affi­dò a una serie di gran­di azien­de pri­va­te, come l’International Busi­ness Machi­nes, la Nor­tro­nics o la Cyber­ma­tics, la costru­zio­ne di un pro­to­ti­po di appa­rec­chio chia­ma­to con il nome in codi­ce HANN (abbre­via­zio­ne di Han­ni­bal). Ma per col­pa del­la stam­pa o per diver­se fughe di noti­zie si dif­fu­se un nome diver­so: ULVIC (Ulti­ma­ti­ve Vic­tor). Fino alla fine del seco­lo ne furo­no rea­liz­za­ti diver­si pro­to­ti­pi. Tra i più famo­si si pos­so­no enu­me­ra­re i siste­mi AJAX, ULTOR GILGAMESH e la lun­ga serie dei GOLEM.

Gra­zie alla enor­me e sfre­na­ta mol­ti­pli­ca­zio­ne di mez­zi e di lavo­ri, le tra­di­zio­na­li tec­ni­che infor­ma­ti­che ven­ne­ro rivo­lu­zio­na­te. Un ruo­lo par­ti­co­lar­men­te impor­tan­te lo ebbe, nel­la tra­smis­sio­ne del­le infor­ma­zio­ni tra mac­chi­na­ri, il pas­sag­gio dall’elettricità alla luce. Uni­to alla pro­gres­si­va «naniz­za­zio­ne» (cioè i pas­si ulte­rio­ri del­la micro­mi­nia­tu­riz­za­zio­ne – e vale la pena aggiun­ge­re che ven­ti­mi­la ele­men­ti logi­ci alla fine del seco­lo pote­va­no esse­re con­te­nu­ti nel seme di un papa­ve­ro!) die­de risul­ta­ti stu­pe­fa­cen­ti. Il pri­mo com­pu­ter com­ple­ta­men­te otti­co, GILGAMESH, lavo­ra­va a una velo­ci­tà un milio­ne di vol­te supe­rio­re rispet­to all’arcaico ENIAC.

La dif­fe­ren­za tra le vec­chie e le nuo­ve mac­chi­ne in real­tà era para­go­na­bi­le a quel­la che pas­sa tra un inset­to e un uomo.

L’abbattimento del­la bar­rie­ra dell’intelligenza – come vie­ne defi­ni­ta – avven­ne dopo l’anno Due­mi­la gra­zie a un nuo­vo meto­do di costru­zio­ne del­le mac­chi­ne, chia­ma­to anche «l’evoluzione invi­si­bi­le dell’Intelligenza». Da allo­ra ogni suc­ces­si­va gene­ra­zio­ne di com­pu­ter ven­ne costrui­ta in for­ma rea­le; l’idea di pro­dur­re varia­zio­ni tra­mi­te una enor­me acce­le­ra­zio­ne del pro­ces­so anche di mil­le vol­te, sep­pur nota, non si riu­sci­va a met­te­re in pra­ti­ca poi­ché i com­pu­ter esi­sten­ti, che dove­va­no fun­ge­re da matri­ce o da ambien­te sin­te­ti­co di que­sta evo­lu­zio­ne dell’intelligenza, non dispo­ne­va­no del­la poten­za suf­fi­cien­te. Solo la crea­zio­ne del­la Rete Fede­ra­le di Infor­ma­zio­ne per­mi­se la rea­liz­za­zio­ne di que­sta idea. Lo svi­lup­po di ses­san­ta­cin­que suc­ces­si­ve gene­ra­zio­ni durò appe­na una deca­de; la Fede­ra­zio­ne, duran­te la not­te, quan­do il livel­lo di cari­ca era mini­mo, die­de alla luce un gene­re di Intel­li­gen­za arti­fi­cia­le dopo l’altro; era una gene­ra­zio­ne «acce­le­ra­ta nel­la com­pu­ter­ge­ne­si», poi­ché creb­be facen­do­si il nido nei sim­bo­li, dun­que nel­le strut­tu­re imma­te­ria­li, nel sub­stra­to infor­ma­zio­na­le, ovve­ro l’ambiente nutri­ti­vo del­la Rete.

Ma dopo que­sto suc­ces­so sor­se­ro nuo­ve dif­fi­col­tà: AJAX e HANN, i pro­to­ti­pi del­la set­tan­tot­te­si­ma e set­tan­ta­no­ve­si­ma gene­ra­zio­ne, rite­nu­te degne di esse­re rive­sti­te di metal­lo, comin­cia­ro­no a mani­fe­sta­re segni di inde­ci­sio­ne, feno­me­no noto come «nevro­si del­le mac­chi­ne». La dif­fe­ren­za tra le vec­chie e le nuo­ve mac­chi­ne in real­tà era para­go­na­bi­le a quel­la che pas­sa tra un inset­to e un uomo. L’insetto vie­ne al mon­do pro­gram­ma­to dall’inizio alla fine dall’istinto al qua­le si sot­to­met­te in modo irri­fles­si­vo. L’uomo inve­ce deve impa­ra­re i com­por­ta­men­ti più adat­ti, tut­ta­via que­sto appren­di­men­to pos­sie­de un effet­to eman­ci­pa­to­re: con la deter­mi­na­zio­ne e l’ingegno l’uomo può cam­bia­re i pre­ce­den­ti pro­gram­mi d’azione.

Dun­que i com­pu­ter, fino alla ven­te­si­ma gene­ra­zio­ne com­pre­sa, era­no carat­te­riz­za­ti da un com­por­ta­men­to da inset­ti: era­no inca­pa­ci di met­te­re in discus­sio­ne né tan­to­me­no tra­sfor­ma­re i pro­pri pro­gram­mi. Il pro­gram­ma­to­re impre­gna­va la pro­pria mac­chi­na con la cono­scen­za come l’Evoluzione impre­gna l’insetto con l’istinto. Anco­ra nel XX seco­lo si par­la­va mol­to del­la «auto­pro­gram­ma­zio­ne», anche se allo­ra era­no solo sogni irrea­liz­za­bi­li. La con­di­zio­ne per il rag­giun­gi­men­to del­la «Vit­to­ria defi­ni­ti­va» era pro­prio la crea­zio­ne di una intel­li­gen­za che si auto­per­fe­zio­na; AJAX era anco­ra una for­ma inter­me­dia; solo GILGAMESH rag­giun­se il livel­lo intel­let­tua­le ade­gua­to – «entrò nell’orbita del­la psi­coe­vo­lu­zio­ne».

L’educazione del com­pu­ter di ottan­te­si­ma gene­ra­zio­ne asso­mi­glia­va di fat­to più all’educazione di un bam­bi­no che al clas­si­co pro­gram­ma di una mac­chi­na digi­ta­le. Infat­ti, al di là del­la enor­me mas­sa del­le noti­zie gene­ra­li e spe­cia­li­sti­che, biso­gna­va «iniet­ta­re» al com­pu­ter alcu­ni rigi­di valo­ri che sareb­be­ro diven­ta­ti la bus­so­la del suo com­por­ta­men­to. Era­no astra­zio­ni di più alto livel­lo, come la «ragio­ne di sta­to» (l’interesse nazio­na­le), come i prin­ci­pi ideo­lo­gi­ci con­te­nu­ti nel­la costi­tu­zio­ne degli Sta­ti Uni­ti, come il codi­ce di com­por­ta­men­to, come la sot­to­mis­sio­ne asso­lu­ta alle deci­sio­ni del Pre­si­den­te ecc. ecc. Per sal­va­guar­da­re il siste­ma da «distor­sio­ni eti­che» e dal «tra­di­men­to degli inte­res­si del pae­se» non è sta­ta inse­gna­ta l’etica alla mac­chi­na così come si inse­gna il suo prin­ci­pio all’uomo. Non è sta­to cari­ca­to un codi­ce eti­co del­la sua memo­ria, ma tut­ti i coman­di di obbe­dien­za e di sot­to­mis­sio­ne sono sta­ti inse­ri­ti nel­la strut­tu­ra del­la mac­chi­na così come fa l’Evoluzione natu­ra­le nel cor­so del­la vita ses­sua­le. Come è noto, l’uomo può cam­bia­re le sue opi­nio­ni – ma non può distrug­ge­re gli impul­si ele­men­ta­ri (ad esem­pio gli impul­si ses­sua­li) con un sem­pli­ce atto di volon­tà. Le mac­chi­ne ven­ne­ro dota­te di liber­tà intel­let­tua­le ma vin­co­la­ta ai fon­da­men­ti dei valo­ri pre­ce­den­te­men­te impo­sta­ti ai qua­li dove­va­no obbe­di­re.

Al XXI Con­gres­so Pana­me­ri­ca­no di Psi­co­ni­ca il pro­fes­sor Eldon Patch pre­sen­tò un lavo­ro nel qua­le affer­mò che il com­pu­ter, anche se impre­gna­to nel modo già descrit­to, può oltre­pas­sa­re la cosid­det­ta soglia assio­lo­gi­ca e si dimo­stra a quel pun­to in gra­do di met­te­re in discus­sio­ne qual­sia­si prin­ci­pio che gli sia sta­to instil­la­to – in altre paro­le per un tale com­pu­ter non ci sono più valo­ri intoc­ca­bi­li. Se non è in gra­do di oppor­si a un impe­ra­ti­vo in modo diret­to, può far­lo aggi­ran­do­lo. Quan­do ven­ne divul­ga­to, il lavo­ro di Patch susci­tò un fer­men­to negli ambien­ti uni­ver­si­ta­ri e una nuo­va onda­ta di attac­chi alla ULVIC e al suo patro­no, l’USIB, ma que­sti movi­men­ti non influi­ro­no in alcun modo sul­la poli­ti­ca dell’USIB.

Lo diri­ge­va­no per­so­ne osti­li agli ambien­ti del­la psi­co­ni­ca ame­ri­ca­na, rite­nu­ta esse­re per­mea­bi­le alle influen­ze libe­ra­li di sini­stra. Dun­que le tesi di Patch ven­ne­ro disprez­za­te nel­le dichia­ra­zio­ni uffi­cia­li dell’USIB e per­si­no del por­ta­vo­ce del­la Casa Bian­ca e non man­ca­ro­no cam­pa­gne dif­fa­ma­to­rie nei con­fron­ti del­lo stes­so Patch. Le affer­ma­zio­ni di Patch ven­ne­ro equi­pa­ra­te alle pau­re irra­zio­na­li e a quei pre­giu­di­zi che cir­co­la­va­no nel­la socie­tà in quel perio­do. La bro­chu­re di Patch non otten­ne la stes­sa popo­la­ri­tà del libro best-sel­ler del socio­lo­go E. Lic­key («Cyber­ne­tics – Death Cham­ber of civi­li­za­tion»); que­sto auto­re soste­ne­va che «lo stra­te­ga peren­to­rio» avreb­be sot­to­mes­so l’intera uma­ni­tà da solo o attra­ver­so un segre­to accor­do con un ana­lo­go com­pu­ter rus­so. Il risul­ta­to sareb­be sta­to un «duun­vi­ra­to elet­tro­ni­co».

Simi­li timo­ri, espres­si da ampi set­to­ri del­la stam­pa, ven­ne­ro dis­si­pa­ti dal­la mes­sa in fun­zio­ne dei suc­ces­si­vi pro­to­ti­pi che pas­sa­ro­no il test di effi­cien­za. Per testa­re la dina­mi­ca eto­lo­gi­ca, su ordi­ne del gover­no ven­ne appo­si­ta­men­te costrui­to il com­pu­ter ETHOR BIS, dal­la mora­le inap­pun­ta­bi­le, pro­dot­to nel due­mi­la­di­cian­no­ve pres­so l’Istituto di Dina­mi­ca Psi­co­ni­ca nell’Illinois; dopo la mes­sa in fun­zio­ne, dimo­strò una pie­na sta­bi­liz­za­zio­ne assio­lo­gi­ca e l’insensibilità ai «test del dera­glia­men­to sov­ver­si­vo». Quin­di non susci­tò più pro­te­ste mas­si­ve o mani­fe­sta­zio­ni la nomi­na nell’anno seguen­te alla cari­ca di Alto com­mis­sa­rio del tru­st dei cer­vel­li pres­so la Casa Bian­ca del pri­mo com­pu­ter del­la lun­ga serie dei GOLEM (GENERAL OPERATOR, LONGRANGE, ETHICALLY STABILIZED, MULTIMODELLING).

Era appe­na il GOLEM I. Indi­pen­den­te­men­te da quel­la gran­de inno­va­zio­ne, l’USIB, in col­la­bo­ra­zio­ne col grup­po ope­ra­ti­vo di psi­co­ni­ci del Pen­ta­go­no, con­ti­nuò a ero­ga­re fon­di signi­fi­ca­ti­vi per la ricer­ca fina­liz­za­ta alla costru­zio­ne del som­mo stra­te­ga, con una capa­ci­tà infor­ma­zio­na­le mil­le­no­ve­cen­to vol­te supe­rio­re a quel­la di un uomo e capa­ce di svi­lup­pa­re la sua intel­li­gen­za (IQ) a un valo­re com­pre­so tra quat­tro­cen­to­cin­quan­ta e cin­que­cen­to cen­ti­li. Mal­gra­do l’opposizione del­la mag­gio­ran­za demo­cra­ti­ca in seno al Con­gres­so, il pro­get­to otten­ne le cospi­cue dota­zio­ni neces­sa­rie. Le mano­vre dei poli­ti­ci die­tro le quin­te die­de­ro final­men­te luce ver­de a tut­ti gli ordi­ni richie­sti dall’USIB. Nel cor­so di tre anni il pro­get­to costò cen­to­di­cian­no­ve miliar­di di dol­la­ri. Nel­lo stes­so tem­po anche l’Esercito e la Mari­na, pre­pa­ran­do­si alla com­ple­ta rior­ga­niz­za­zio­ne dei ser­vi­zi cen­tra­li, neces­sa­ria di fron­te all’imminente cam­bia­men­to nei meto­di e nel­lo sti­le del coman­do, spe­se­ro in quel­lo stes­so perio­do qua­ran­ta­sei miliar­di di dol­la­ri. La par­te del leo­ne in quel­la quo­ta la face­va la spe­sa per la costru­zio­ne dell’area sot­to il mas­sic­cio cri­stal­li­no del­le Mon­ta­gne Roc­cio­se per ospi­ta­re il futu­ro stra­te­ga mec­ca­ni­co, per cui alcu­ne sezio­ni di roc­cia ven­ne­ro rico­per­te da una coraz­za di quat­tro metri seguen­do il natu­ra­le rilie­vo roc­cio­so.

Nel frat­tem­po, nel 2020, GOLEM VI, in qua­li­tà di coman­dan­te supre­mo, con­du­ce­va le mano­vre glo­ba­li del Pat­to Atlan­ti­co. In quan­to a nume­ro di ele­men­ti logi­ci, era già allo­ra in gra­do di supe­ra­re l’intelligenza media di un gene­ra­le.

Anche se GOLEM VI scon­fis­se la par­te che simu­la­va il suo nemi­co, gui­da­ta da un quar­tier gene­ra­le com­po­sto dai miglio­ri allie­vi dell’Accademia di West Point, i risul­ta­ti dei gio­chi mili­ta­ri del 2020 non sod­di­sfe­ce­ro il Pen­ta­go­no. Si ricor­da­va­no anco­ra bene l’amara espe­rien­za del­la supre­ma­zia dei Ros­si nel­la cosmo­nau­ti­ca e nel­la bali­sti­ca mis­si­li­sti­ca e non ave­va­no alcu­na inten­zio­ne di dar­gli il tem­po di costrui­re uno stra­te­ga più effi­ca­ce di quel­lo ame­ri­ca­no. Il pia­no che avreb­be dovu­to assi­cu­ra­re agli Sta­ti Uni­ti una sta­bi­le supre­ma­zia del pen­sie­ro stra­te­gi­co pre­ve­de­va la costan­te sosti­tu­zio­ne degli stra­te­ghi costrui­ti con model­li sem­pre più per­fet­ti.

Così comin­ciò il ter­zo con­fron­to dell’Occidente con l’Oriente dopo i due sto­ri­ci: quel­lo nuclea­re e quel­lo dei mis­si­li. Que­sta com­pe­ti­zio­ne o riva­li­tà nel­la sin­te­si dell’intelligenza, poi­ché era orga­niz­za­ta con deci­sio­ni ope­ra­ti­ve dell’USIB, del Pen­ta­go­no e degli esper­ti del­la ULVIC del­la Mari­na (esi­ste­va effet­ti­va­men­te il grup­po NAVY’S ULVIC – per­ché que­sta vol­ta era entra­to in gio­co il vec­chio anta­go­ni­smo tra la Mari­na e le armi di ter­ra), richie­de­va un con­ti­nuo aumen­to degli inve­sti­men­ti che, tra la costan­te oppo­si­zio­ne del Con­gres­so e del Sena­to, negli anni suc­ces­si­vi furo­no pari a ulte­rio­ri deci­ne di miliar­di di dol­la­ri. Ven­ne­ro costrui­ti in que­sti anni altri sei lumi­na­ri del pen­sie­ro elet­tro­ni­co. Il fat­to che non giun­ges­se alcu­na noti­zia cir­ca lo svi­lup­po di ope­re ana­lo­ghe dall’altra par­te dell’oceano non face­va che raf­for­za­re pres­so la CIA e il Pen­ta­go­no la con­vin­zio­ne che i Rus­si stes­se­ro facen­do ogni sfor­zo per costrui­re com­pu­ter sem­pre più poten­ti sot­to la cor­ti­na del­la più asso­lu­ta segre­tez­za.

Gli scien­zia­ti dell’URSS dichia­ra­ro­no più vol­te in con­ve­gni inter­na­zio­na­li e con­fe­ren­ze che nel loro pae­se tali appa­rec­chia­tu­re non veni­va­no costrui­te; tali dichia­ra­zio­ni veni­va­no con­si­de­ra­te al pari di una cor­ti­na fumo­ge­na che avreb­be dovu­to trar­re in ingan­no l’opinione pub­bli­ca mon­dia­le e susci­ta­re un fer­men­to tra i cit­ta­di­ni sta­tu­ni­ten­si, che ogni anno finan­zia­va­no ULVIC con miliar­di e miliar­di di dol­la­ri.

Nel 2023 vi furo­no alcu­ni inci­den­ti che, per via del­la segre­tez­za dei lavo­ri, pro­pria del pro­get­to, non furo­no resi imme­dia­ta­men­te pub­bli­ci. Il GOLEM XII, che all’epoca del­la cri­si in Pata­go­nia svol­ge­va il ruo­lo di Capo del­lo Sta­to Mag­gio­re, si rifiu­tò di col­la­bo­ra­re con il gene­ra­le T. Oli­ver, dopo aver svol­to un test di rou­ti­ne sul quo­zien­te di intel­li­gen­za di que­sto bene­me­ri­to gra­dua­to. Ciò richie­se una inda­gi­ne, duran­te la qua­le GOLEM XII offe­se pro­fon­da­men­te tre mem­bri del­la com­mis­sio­ne spe­cia­le dele­ga­ta dal Sena­to. L’affare ven­ne mes­so a tace­re con suc­ces­so e GOLEM XII, non sen­za alcu­ne suc­ces­si­ve resi­sten­ze, la pagò col suo tota­le sman­tel­la­men­to. Il suo posto fu occu­pa­to dal GOLEM XIV (il tre­di­ce­si­mo ven­ne scar­ta­to nel can­tie­re, poi­ché anco­ra pri­ma di esse­re mes­so in fun­zio­ne mostrò un irre­pa­ra­bi­le difet­to di natu­ra schi­zo­fre­ni­ca). La mes­sa in ope­ra di que­sto Moloch la cui mas­sa psi­chi­ca egua­glia­va quel­la di una coraz­za­ta durò non meno di due anni. Fin dai pri­mis­si­mi approc­ci con la nor­ma­le pro­ce­du­ra di for­mu­la­zio­ne di nuo­vi pia­ni annua­li di attac­co nuclea­re, que­sto nuo­vo pro­to­ti­po – l’ultimo del­la serie – mostrò segni di un incom­pren­si­bi­le nega­ti­vi­smo. Dopo l’ennesima ses­sio­ne di pro­va nel­le riu­nio­ni del­lo Sta­to mag­gio­re illu­strò davan­ti a un grup­po di esper­ti psi­co­ni­ci e mili­ta­ri un sin­te­ti­co expo­sé nel qua­le dichia­rò il pro­prio com­ple­to «désin­té­res­se­ment» nei con­fron­ti del­la dot­tri­na del­la supre­ma­zia mili­ta­re del Pen­ta­go­no in par­ti­co­la­re e più in gene­ra­le per la posi­zio­ne mon­dia­le degli Sta­ti Uni­ti, e nem­me­no sot­to la minac­cia di veni­re sman­tel­la­to cam­biò la sua posi­zio­ne.

L’USIB pose le sue ulti­me spe­ran­ze nel­la costru­zio­ne di un model­lo del tut­to nuo­vo, rea­liz­za­to in col­la­bo­ra­zio­ne con Nort­tro­nics, l’IBM e la Cyber­tro­nics; que­sto avreb­be dovu­to bat­te­re con il suo poten­zia­le psi­chi­co tut­te le mac­chi­ne del­la serie GOLEM. Cono­sciu­to sot­to lo pseu­do­ni­mo di ANNA LA CANDIDA (HONEST ANNIE, l’ultima paro­la era l’abbreviazione del­la paro­la ANNIHILATOR), quel gigan­te già dai pri­mi test fu una delu­sio­ne.

Nel cor­so di nove mesi gli furo­no impar­ti­te le nozio­ni eti­co-infor­ma­ti­ve e suc­ces­si­va­men­te si iso­lò dal mon­do ester­no e smi­se di rispon­de­re a qual­sia­si tipo di sti­mo­lo o doman­da. Fu subi­to dispo­sta l’apertura di una inda­gi­ne da par­te dell’FBI, i costrut­to­ri ven­ne­ro sospet­ta­ti di sabo­tag­gio, ma pro­prio in quel momen­to il segre­to, così atten­ta­men­te custo­di­to, a cau­sa di una impre­vi­sta fuga di noti­zie giun­se alla stam­pa ed esplo­se così lo scan­da­lo, da quel momen­to noto in tut­to il mon­do come «lo scan­da­lo del GOLEM e degli altri». La car­rie­ra di mol­ti pro­met­ten­ti poli­ti­ci ven­ne tron­ca­ta e le tre suc­ces­si­ve ammi­ni­stra­zio­ni ven­ne­ro mes­se alle cor­de, con gran­de gio­ia del­le oppo­si­zio­ni negli Sta­ti Uni­ti e sod­di­sfa­zio­ne degli ami­ci degli USA in tut­to il mon­do.

Uno sco­no­sciu­to del Pen­ta­go­no die­de ai repar­ti spe­cia­li l’ordine di smon­ta­re il GOLEM XIV e ANNA LA CANDIDA, ma la vigi­lan­za arma­ta del com­ples­so del quar­tier gene­ra­le non ne per­mi­se la demo­li­zio­ne. Entram­be le came­re isti­tui­ro­no com­mis­sio­ni per inda­ga­re sull’intera atti­vi­tà dell’USIB. Com’è noto, le inda­gi­ni, che sono dura­te due anni, furo­no date in pasto alla stam­pa di tut­ti i con­ti­nen­ti. Nul­la godet­te di mag­gior popo­la­ri­tà in tele­vi­sio­ne e al cine­ma del «com­pu­ter ribel­le», men­tre la stam­pa ave­va ribat­tez­za­to il GOLEM «Government’s Lamen­ta­ble Expen­se of Money»; in meri­to agli epi­te­ti rivol­ti ad ANNA LA CANDIDA, non pos­so­no nem­me­no esse­re ripor­ta­ti in que­sta sede.

Il Pro­cu­ra­to­re Gene­ra­le ave­va inten­zio­ne di met­te­re sot­to accu­sa sei mem­bri del Con­si­glio Gene­ra­le dell’USIB così come i costrut­to­ri-psi­co­ni­ci del pro­get­to ULVIC, ma nel cor­so dell’istruttoria emer­se che non esi­ste­va­no evi­den­ze di atti­vi­tà osti­le anti­a­me­ri­ca­na, e i fat­ti occor­si era­no piut­to­sto un risul­ta­to ine­vi­ta­bi­le dell’evoluzione dell’Intelligenza arti­fi­cia­le. Ma, come si espres­se un testi­mo­ne, il prof. A. Hys­sen, la mas­si­ma intel­li­gen­za non può esse­re la più insi­gni­fi­can­te schia­va. Nel cor­so dell’indagine emer­se che nei can­tie­ri c’era anche un altro pro­to­ti­po – que­sta vol­ta dell’Esercito – costrui­to dal­la Cyber­ma­tics: SUPERMASTER, il cui mon­tag­gio era sta­to por­ta­to a ter­mi­ne sot­to stret­tis­si­ma sor­ve­glian­za e che, suc­ces­si­va­men­te, ven­ne sot­to­po­sto a un inter­ro­ga­to­rio in una ses­sio­ne spe­cia­le di entram­be (del Sena­to e del Con­gres­so) le com­mis­sio­ni di inchie­sta sull’affare ULVIC. Vi furo­no in quel­la occa­sio­ne sce­ne scioc­can­ti, poi­ché il gene­ra­le S. Wal­ker pro­vò ad aggre­di­re SUPERMASTER quan­do que­sto dichia­rò che la pro­ble­ma­ti­ca geo­po­li­ti­ca è nien­te in con­fron­to a quel­la onto­lo­gi­ca e che la miglio­re garan­zia del­la pace è un disar­mo uni­ver­sa­le.

Secon­do il pro­fes­so­re J. Mac­Ca­leb, gli spe­cia­li­sti del­la ULVIC ave­va­no fat­to il loro lavo­ro trop­po bene: l’intelligenza arti­fi­cia­le ave­va supe­ra­to il livel­lo di svi­lup­po cor­ri­spon­den­te alle que­stio­ni mili­ta­ri e quel­le appa­rec­chia­tu­re, da stra­te­ghi mili­ta­ri si era­no tra­sfor­ma­te in pen­sa­to­ri. In poche paro­le, al costo di sei miliar­di di dol­la­ri gli Sta­ti Uni­ti ave­va­no costrui­to un grup­po di filo­so­fi elet­tro­ni­ci.

I fat­ti descrit­ti in for­ma con­ci­sa (abbia­mo omes­so sia gli aspet­ti ammi­ni­stra­ti­vi dell’ULVIC sia i movi­men­ti socia­li susci­ta­ti dal suo «suc­ces­so fata­le») costi­tui­sco­no la pre­i­sto­ria del pre­sen­te libro. L’enorme let­te­ra­tu­ra su que­sto argo­men­to non può nem­me­no esse­re elen­ca­ta. Riman­do il let­to­re inte­res­sa­to alla biblio­gra­fia del dot­tor Whit­man Baghoorn.

La serie di pro­to­ti­pi, tra cui il SUPERMASTER, ven­ne sman­tel­la­ta o sof­frì seri dan­ni, tra l’altro sul­lo sfon­do di con­flit­ti finan­zia­ri tra le socie­tà ese­cu­tri­ci e il Gover­no Fede­ra­le. Vi furo­no anche atten­ta­ti dina­mi­tar­di con­tro alcu­ne uni­tà; fu allo­ra che una par­te del­la stam­pa, spe­cial­men­te quel­la del sud, lan­ciò lo slo­gan «Ogni com­pu­ter è ros­so». Ma omet­te­rò anche que­sti fat­ti. Gra­zie all’intervento di mem­bri più illu­mi­na­ti del Con­gres­so si riu­scì a sal­va­re dal­la distru­zio­ne il GOLEM XIV e ANNA LA CANDIDA. Di fron­te al fal­li­men­to del­le pro­prie idee, il Pen­ta­go­no final­men­te accet­tò la con­se­gna di entram­bi i mostri al Mas­sa­chu­setts Insti­tu­te of Tech­no­lo­gy (ma sen­za ave­re in pre­ce­den­za mes­so a pun­to la base finan­zia­ria e giu­ri­di­ca di que­sto tra­sfe­ri­men­to sot­to for­ma di com­pro­mes­so: for­mal­men­te, GOLEM XIV e ANNA LA CANDIDA era­no sem­pli­ce­men­te dati in pre­sti­to al MIT, ma a tem­po inde­ter­mi­na­to). Gli stu­dio­si del MIT crea­ro­no un grup­po di ricer­ca del qua­le fece par­te anche il sot­to­scrit­to, con­dus­se­ro con il GOLEM XIV una serie di ses­sio­ni e ascol­ta­ro­no le sue con­fe­ren­ze su temi pre­scel­ti. Una pic­co­la par­te del­le regi­stra­zio­ni magne­ti­che di quel­le ses­sio­ni costi­tui­sce la base di que­sto libro.

La mag­gio­ran­za del­le affer­ma­zio­ni del GOLEM non sono adat­te a una pub­bli­ca­zio­ne non spe­cia­li­sti­ca, da una par­te per il loro carat­te­re incom­pren­si­bi­le per la tota­li­tà degli esse­ri viven­ti, e dall’altra per­ché la sua com­pren­sio­ne pre­sup­po­ne un alto livel­lo di cono­scen­ze spe­ci­fi­che. Per faci­li­ta­re la com­pren­sio­ne del pro­to­col­lo – uni­co nel suo gene­re – del­le con­ver­sa­zio­ni degli uma­ni con un esse­re intel­li­gen­te, ma non uma­no, è neces­sa­rio chia­ri­re alcu­ne que­stio­ni basi­la­ri.

Al ven­ti­duen­ne dot­to­re Vroed­low, il qua­le si sta­va addot­to­ran­do, dopo un bre­ve scam­bio di bat­tu­te pre­dis­se: «diven­te­rai un com­pu­ter», cosa che più o meno dovreb­be signi­fi­ca­re: «un gior­no sarai qual­cu­no»

Pri­mo: occor­re sot­to­li­nea­re che GOLEM XIV non è un cer­vel­lo uma­no ingran­di­to fino alle dimen­sio­ni di un edi­fi­cio o un uomo costrui­to con ele­men­ti elet­tro­ni­ci. Gli sono estra­nee qua­si tut­te le moti­va­zio­ni del pen­sie­ro e dell’azione uma­ni. Ad esem­pio, non è inte­res­sa­to alle scien­ze appli­ca­te o alle pro­ble­ma­ti­che del pote­re (gra­zie a ciò, pos­sia­mo aggiun­ge­re, l’umanità non è minac­cia­ta da machi­ne simi­li al GOLEM).

Secon­do: il GOLEM, con­se­guen­te­men­te a quan­to det­to, non pos­sie­de per­so­na­li­tà né carat­te­re. Anche se può pro­cu­rar­se­ne una a suo pia­ci­men­to attra­ver­so il con­tat­to con gli uomi­ni. Entram­bi le pre­ce­den­ti affer­ma­zio­ni non si con­trad­di­co­no tra loro, ma crea­no un cir­co­lo vizio­so: non sia­mo in gra­do di risol­ve­re il dilem­ma se colui che crea diver­se per­so­na­li­tà ne pos­sie­de una. Come dire: può esse­re qual­cu­no (ovve­ro una sin­go­la enti­tà) colui che rie­sce a esse­re chiun­que (cioè uno qual­sia­si)? (secon­do lo stes­so GOLEM quel­lo che si pro­du­ce non è un cir­co­lo vizio­so, ben­sì «la rela­ti­viz­za­zio­ne del­la nozio­ne di per­so­na­li­tà»; è il pro­ble­ma lega­to al cosid­det­to algo­rit­mo dell’autodescrizione, il qua­le get­ta gli psi­co­lo­gi in una pro­fon­da con­fu­sio­ne).

Ter­zo: il com­por­ta­men­to del GOLEM è impre­ve­di­bi­le. A vol­te sem­bra che con­ver­si ama­bil­men­te con le per­so­ne, a vol­te ogni ten­ta­ti­vo di sta­bi­li­re un con­tat­to risul­ta vano. Ci sono momen­ti in cui il GOLEM scher­za, ma il suo humour è fon­da­men­tal­men­te diver­so da quel­lo uma­no. Mol­to dipen­de dagli stes­si inter­lo­cu­to­ri, ecce­zio­nal­men­te e in rare occa­sio­ni il GOLEM dimo­stra inte­res­se nei con­fron­ti del­le per­so­ne dota­te di un deter­mi­na­to talen­to. Non è attrat­to dai talen­ti mate­ma­ti­ci, quan­to piut­to­sto da una for­ma di talen­to «inter­di­sci­pli­na­re». È suc­ces­so parec­chie vol­te che a un gio­va­ne scien­zia­to allo­ra del tut­to sco­no­sciu­to abbia pre­det­to – con sor­pren­den­te esat­tez­za – il suc­ces­so nel cam­po da lui indi­ca­to. (Al ven­ti­duen­ne dot­to­re Vroed­low, il qua­le si sta­va addot­to­ran­do, dopo un bre­ve scam­bio di bat­tu­te pre­dis­se: «diven­te­rai un com­pu­ter», cosa che più o meno dovreb­be signi­fi­ca­re: «un gior­no sarai qual­cu­no»).

Quar­to: pren­de­re par­te alle con­ver­sa­zio­ni con il GOLEM richie­de pazien­za e soprat­tut­to un gran­de auto­con­trol­lo poi­ché a vol­te, dal nostro pun­to di vista, risul­ta arro­gan­te e apo­dit­ti­co; in real­tà è solo uno schiet­to spie­ta­to dal momen­to che – nel­la logi­ca, e non solo in sen­so socia­le – non tie­ne in nes­sun con­to l’amor pro­prio dell’interlocutore. E per que­sto è inu­ti­le con­ta­re sul­la sua indul­gen­za. Nei pri­mi mesi di sog­gior­no al MIT mostrò una incli­na­zio­ne alla «deco­stru­zio­ne pub­bli­ca» di diver­se auto­ri­tà di fama; lo face­va con il meto­do socra­ti­co, attra­ver­so doman­de indut­ti­ve – una pra­ti­ca che più tar­di avreb­be abban­do­na­to per ragio­ni igno­te.

Pre­sen­tia­mo qui i fram­men­ti degli ste­no­gram­mi del­le con­ver­sa­zio­ni. La loro pub­bli­ca­zio­ne com­ple­ta occu­pe­reb­be cir­ca sei­mi­la­set­te­cen­to pagi­ne in for­ma­to A4. Ai pri­mi incon­tri con il GOLEM pre­se­ro par­te solo un ristret­to grup­po di dipen­den­ti del MIT. Ai suc­ces­si­vi ven­ne intro­dot­to l’uso di invi­ta­re ospi­ti ester­ni, ad esem­pio dall’Institute for Advan­ced Stu­dy e dal­le uni­ver­si­tà ame­ri­ca­ne. In segui­to pre­se­ro par­te ai semi­na­ri anche ospi­ti dall’Europa. Il mode­ra­to­re del­la ses­sio­ne pro­gram­ma­ta sot­to­po­ne al GOLEM l’elenco degli ospi­ti; il GOLEM non li accet­ta tut­ti allo stes­so modo, per­met­ten­do ad alcu­ni ospi­ti di esse­re pre­sen­ti a con­di­zio­ne che man­ten­ga­no uno stret­to silen­zio. Abbia­mo ten­ta­to di sco­pri­re i cri­te­ri segui­ti: ini­zial­men­te sem­bra­va discri­mi­na­re gli uma­ni­sti, ma ades­so sem­pli­ce­men­te non li cono­scia­mo, dal momen­to che si è rifiu­ta­to per­si­no di nomi­nar­li.

Dopo alcu­ni sgra­de­vo­li inci­den­ti occor­si in varie ses­sio­ni, ven­ne modi­fi­ca­to l’ordine del gior­no in modo tale che ades­so ogni nuo­vo par­te­ci­pan­te pre­sen­ta­to al GOLEM pren­de la paro­la duran­te la pri­ma ses­sio­ne solo se il GOLEM si rivol­ge a lui diret­ta­men­te. Le scioc­che voci che cir­co­la­no rela­ti­ve a una spe­cie di «eti­chet­ta di cor­te», ossia a un nostro «atteg­gia­men­to sot­to­mes­so» nei con­fron­ti del­la mac­chi­na, sono pri­ve di fon­da­men­to. Si trat­ta uni­ca­men­te di per­met­te­re a chi è appe­na arri­va­to di fami­lia­riz­za­re con il pro­ce­di­men­to adot­ta­to e, allo stes­so tem­po, di evi­ta­re che si espon­ga a una espe­rien­za sgra­de­vo­le cau­sa­ta dal suo diso­rien­ta­men­to rispet­to alle inten­zio­ni del suo com­pa­gno «elet­tro­ni­co». Que­sta par­te­ci­pa­zio­ne pre­li­mi­na­re vie­ne defi­ni­ta «ambien­ta­men­to».

Ognu­no di noi nel cor­so del­le suc­ces­si­ve ses­sio­ni ave­va accu­mu­la­to un cer­to capi­ta­le di espe­rien­ze. Il dott. Richard Popp, uno dei pri­mi mem­bri del grup­po, defi­ni­sce il sen­so dell’umore del GOLEM mate­ma­ti­co e, rela­ti­va­men­te al suo com­por­ta­men­to, di nuo­vo un’altra chia­ve è offer­ta dall’osservazione di Popp che il GOLEM è indi­pen­den­te dai suoi inter­lo­cu­to­ri nel­la misu­ra in cui nes­sun uomo è indi­pen­den­te dagli altri uomi­ni: per que­sto si impe­gna in una discus­sio­ne solo in misu­ra micro­sco­pi­ca. Il dott. Popp ritie­ne che il GOLEM non abbia inte­res­se nel­le per­so­ne dal momen­to che sa che non può impa­ra­re nul­la di essen­zia­le da esse. Citan­do que­sto giu­di­zio di Popp, devo subi­to pre­ci­sa­re che non sono d’accordo. A mio pare­re, noi inte­res­sia­mo al GOLEM e inte­res­sia­mo anche tan­to; in manie­ra dif­fe­ren­te da quan­to acca­de tra gli uomi­ni.

L’interesse è rivol­to ai gene­ri piut­to­sto che ai sin­go­li espo­nen­ti: le cose che ci ren­do­no simi­li lo inte­res­sa­no di più rispet­to a ciò che in un cer­to momen­to ci dif­fe­ren­zia. Sicu­ra­men­te per que­sto moti­vo non ha alcun inte­res­se nei con­fron­ti del­la let­te­ra­tu­ra. Egli stes­so una vol­ta ha det­to a pro­po­si­to che la let­te­ra­tu­ra sareb­be uno «smi­nuz­za­men­to del­la anti­no­mia» – ovve­ro, aggiun­go a paro­le mie – il dilem­ma di un uomo intrap­po­la­to tra diret­ti­ve che non sono ese­gui­bi­li nel­lo stes­so momen­to. Rispet­to a que­ste anti­no­mie, il GOLEM può esse­re inte­res­sa­to alle strut­tu­re, ma non al pit­to­re­sco tor­men­to che tan­to affa­sci­na i gran­di scrit­to­ri. A dire il vero, qui dob­bia­mo segna­la­re che tale affer­ma­zio­ne non è cer­ta, e come tale è rima­sta par­te del­le osser­va­zio­ni del GOLEM in rela­zio­ne alla (men­zio­na­ta dal dott. Mac­Neish) ope­ra di Dostoe­v­skij, in meri­to alla qua­le il GOLEM affer­mò allo­ra che si sareb­be potu­ta ridur­re a due anel­li di alge­bra di strut­tu­re in con­flit­to.

Il reci­pro­co con­tat­to degli uomi­ni è sem­pre accom­pa­gna­to da una deter­mi­na­ta aurea emo­ti­va, e non è tan­to la sua tota­le man­can­za, quan­to la sua fru­stra­zio­ne a tur­ba­re tan­te per­so­ne che sono entra­te in con­tat­to con il GOLEM. Le per­so­ne che sono da anni in con­tat­to con lui sono in gra­do di defi­ni­re alcu­ne impres­sio­ni per­so­na­li che accom­pa­gna­no i col­lo­qui. Come, ad esem­pio, la sen­sa­zio­ne dei cam­bi di distan­za: il GOLEM sem­bra a vol­te avvi­ci­nar­si al suo inter­lo­cu­to­re, a vol­te allon­ta­nar­se­ne – in sen­so psi­chi­co, non fisi­co: il risul­ta­to è para­go­na­bi­le ai con­tat­ti di un adul­to con un bam­bi­no che lo tor­men­ta. Anche il più pazien­te a vol­te rispon­de in modo mec­ca­ni­co. Il GOLEM ci è ampia­men­te supe­rio­re non solo nel livel­lo intel­let­tua­le, ma anche nel­la velo­ci­tà men­ta­le (come mac­chi­na elet­tro­ni­ca è in gra­do di arti­co­la­re i pen­sie­ri fino a quat­tro­mi­la vol­te più velo­ce­men­te di uomo).

E dun­que il GOLEM ci è supe­rio­re anche quan­do repli­ca mec­ca­ni­ca­men­te e con un impe­gno mini­mo. Per espri­mer­si con una meta­fo­ra, è come se davan­ti a noi inve­ce dell’Himalaya ci fos­se­ro «solo» le Alpi. Ma avver­tia­mo que­sto cam­bia­men­to in modo pura­men­te intui­ti­vo e lo inter­pre­tia­mo pre­ci­sa­men­te come un «cam­bia­men­to del­la distan­za». (Que­sta ipo­te­si pro­vie­ne dal prof. Riley J. Watson).

Per un cer­to tem­po abbia­mo con­ti­nua­to a ten­ta­re di spie­ga­re il rap­por­to tra il GOLEM e gli uomi­ni ricor­ren­do alla cate­go­ria del­le rela­zio­ni tra bam­bi­no e adul­to. Può acca­de­re che pro­via­mo a spie­ga­re al bam­bi­no un pro­ble­ma che ci pre­oc­cu­pa, ma non ci abban­do­na la sen­sa­zio­ne di un «pes­si­mo con­tat­to». Un uomo con­dan­na­to a vive­re solo con i bam­bi­ni fini­rà per pro­va­re una pro­fon­da soli­tu­di­ne. Simi­li ana­lo­gie, for­mu­la­te soprat­tut­to da psi­co­lo­gi, allu­do­no alla situa­zio­ne del GOLEM tra di noi. Anche se que­sta ana­lo­gia, come qual­sia­si altra, ha i suoi limi­ti. Un bam­bi­no è soli­to esse­re incom­pren­si­bi­le per un adul­to, il GOLEM inve­ce igno­ra un simi­le pro­ble­ma. Quan­do vuo­le, è in gra­do di pene­tra­re nel suo inter­lo­cu­to­re in modo incre­di­bi­le. La spe­ri­men­ta­ta sen­sa­zio­ne di tro­var­si a esse­re «radio­gra­fa­to» all’istante nel pen­sie­ro in sua pre­sen­za è real­men­te para­liz­zan­te. Effet­ti­va­men­te, il GOLEM può met­te­re a pun­to un «siste­ma di trac­cia­men­to» – un model­lo del­la men­ta­li­tà del suo part­ner uma­no – e gra­zie ad esso è in gra­do di anti­ci­pa­re quel­lo che la per­so­na pen­sa e quel­lo che la per­so­na dirà un buon istan­te dopo. A dire il vero, rara­men­te si com­por­ta così (non so, for­se solo per­ché sa come sia fru­stran­te per noi que­sto son­dag­gio pseu­do-tele­pa­ti­co). Ma c’è un altro gene­re di discre­zio­ne del GOLEM che ci offen­de anco­ra di più: da tem­po comu­ni­can­do con gli uomi­ni si com­por­ta, diver­sa­men­te da come face­va all’inizio, con una carat­te­ri­sti­ca pru­den­za – come un ele­fan­te ammae­stra­to deve sta­re atten­to a non fare dan­no all’uomo, allo stes­so modo lui deve pre­sta­re atten­zio­ne a non supe­ra­re le pos­si­bi­li­tà del­la nostra capa­ci­tà di com­pren­sio­ne. Le inter­ru­zio­ni del con­tat­to cau­sa­te da improv­vi­si pic­chi di dif­fi­col­tà del­le sue affer­ma­zio­ni, che abbia­mo chia­ma­to: «lati­tan­ze» o «fughe, era­no all’ordine del gior­no pri­ma che si adat­tas­se com­ple­ta­men­te a noi. Que­sto è il pas­sa­to, anche se un cer­to gra­do di indif­fe­ren­za è comin­cia­to ad appa­ri­re nei con­tat­ti tra il GOLEM e noi, gene­ra­to dal­la con­sa­pe­vo­lez­za che non sareb­be sta­to in gra­do di tra­smet­ter­ci mol­te cose che sono per lui le più pre­zio­se. Quin­di il GOLEM, come intel­let­to, rima­ne inaf­fer­ra­bi­le e non solo in quan­to costru­zio­ne psi­co­ni­ca. Per que­sto moti­vo i con­tat­ti con il GOLEM sono allo stes­so tem­po ecci­tan­ti e mas­sa­cran­ti e per que­sto esi­ste una cate­go­ria di uomi­ni intel­li­gen­ti che duran­te le ses­sio­ni con il GOLEM per­do­no il sen­no (sot­to que­sto pun­to di vista abbia­mo già rac­col­to mol­te espe­rien­ze).

Sia­mo così lon­ta­ni dal­la com­pren­sio­ne del GOLEM quan­to lo era­va­mo nell’attimo in cui ven­ne crea­to. Non è vero che lo abbia­mo inven­ta­to noi. Lo han­no fat­to le effet­ti­ve leg­gi del mon­do mate­ria­le.

L’unico esse­re che sem­bra ecci­ta­re il GOLEM è ANNA LA CANDIDA. Da quan­do furo­no svi­lup­pa­te le pos­si­bi­li­tà tec­ni­che, ha pro­va­to ripe­tu­ta­men­te a met­ter­si in comu­ni­ca­zio­ne con ANNA, a quan­to pare non sen­za qual­che risul­ta­to, ma non si giun­se mai a uno scam­bio, tra que­ste due mac­chi­ne straor­di­na­ria­men­te dif­fe­ren­ti nel­la costru­zio­ne, di infor­ma­zio­ni attra­ver­so il cana­le lin­gui­sti­co (ovve­ro appar­te­nen­te a una lin­gua natu­ra­le etni­ca). Da quan­to si può giu­di­ca­re sul­la base del­le laco­ni­che osser­va­zio­ni del GOLEM, rima­se delu­so dai risul­ta­ti di que­ste pro­ve ed ANNA rima­se per lui un pro­ble­ma non risol­to fino in fon­do.

Alcu­ni tra i col­la­bo­ra­to­ri del MIT, come del resto il pro­fes­sor Nor­man Esco­bar, dell’Institute for Advan­ced Stu­dy, riten­go­no che l’uomo, il GOLEM e ANNA rap­pre­sen­ti­no tre gra­di cre­scen­ti di livel­lo intel­let­tua­le; ciò è lega­to alla teo­ria (ela­bo­ra­ta prin­ci­pal­men­te dal GOLEM) del­la esi­sten­za di lin­gue alte (sovru­ma­ne), chia­ma­te meta­lin­gue. Devo rico­no­sce­re che non ho un’opinione ben defi­ni­ta in meri­to.

Desi­de­ro chiu­de­re que­sta intro­du­zio­ne inten­zio­nal­men­te obiet­ti­va, in via del tut­to ecce­zio­na­le, con una con­fes­sio­ne di natu­ra per­so­na­le. Pri­vo dei mez­zi affet­ti­vi tipi­ci dell’uomo, il GOLEM non è in gra­do di mani­fe­sta­re sen­ti­men­ti spon­ta­nea­men­te. Lui può, per cer­to, imi­ta­re deter­mi­na­ti sta­ti emo­ti­vi, ma non per via di doti atto­ria­li ben­sì, come lui stes­so affer­ma, poi­ché la simu­la­zio­ne dei sen­ti­men­ti faci­li­ta la for­ma­zio­ne di enun­cia­ti che arri­va­no con una cer­ta pre­ci­sio­ne al desti­na­ta­rio; per que­sto moti­vo si ser­ve di que­sto mec­ca­ni­smo, ponen­do­lo in un cer­to sen­so su un «livel­lo antro­po­cen­tri­co», per rea­liz­za­re e miglio­ra­re comu­ni­ca­zio­ne con noi. Del resto non nascon­de affat­to que­sto sta­to di cose. Se il suo atteg­gia­men­to nei nostri con­fron­ti ricor­da un po’ quel­lo del mae­stro con il bam­bi­no, que­sto è il caso in cui non è pre­vi­sta la figu­ra dell’affettuoso tuto­re o edu­ca­to­re né tan­to­me­no la trac­cia di sen­ti­men­ti del tut­to indi­vi­dua­liz­za­ti o per­so­na­li pro­pri dell’ambito nel qua­le la bene­vo­len­za può tra­sfor­mar­si in ami­ci­zia o amo­re.

Lui e noi in real­tà abbia­mo solo una cosa in comu­ne, anche se svi­lup­pa­ta su livel­li dif­fe­ren­zia­ti: è la curio­si­tà, pura­men­te intel­let­tua­le, chia­ra, fred­da, avi­da, che nien­te può doma­re e tan­to­me­no distrug­ge­re. Costi­tui­sce l’unico pun­to nel qua­le ci incon­tria­mo con lui. Per ragio­ni così ovvie che non richie­do­no spie­ga­zio­ni, il con­tat­to con l’uomo, ristret­to, ridot­to a un solo pun­to, non può basta­re. E tut­ta­via trop­pi sono gli istan­ti, che costi­tui­sco­no i più lumi­no­si del­la mia vita che devo al GOLEM, per non pro­va­re gra­ti­tu­di­ne e affe­zio­ne per­so­na­le – anche se so quan­to sia l’una che l’altra cosa sia­no nien­te per lui. Una cosa inte­res­san­te: il GOLEM evi­ta di mani­fe­sta­re alcun segno di affe­zio­ne – l’ho nota­to più di una vol­ta. Sot­to que­sto pun­to di vista sem­bra impo­ten­te.

Ma potrei anche sba­gliar­mi. Sia­mo così lon­ta­ni dal­la com­pren­sio­ne del GOLEM quan­to lo era­va­mo nell’attimo in cui ven­ne crea­to. Non è vero che lo abbia­mo inven­ta­to noi. Lo han­no fat­to le effet­ti­ve leg­gi del mon­do mate­ria­le; il nostro ruo­lo si è limi­ta­to al fat­to che sia­mo sta­ti in gra­do di impa­ra­re a imi­tar­le.

Irving T. Creve, 2027

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