Ormai Il Cairo è il regno dell’arbitrio”3′ di lettura

L’INTERVISTA  Ayman al-Zur­qa­ny — Il dise­gna­to­re in Ita­lia per pre­sen­ta­re un libro mes­so all’indice

di Fran­ce­sca Bel­li­no

Quan­do lo scrit­to­re e blog­ger egi­zia­no Ahmed Nàgi ha scrit­to “Vita: istru­zio­ni per l’uso” non pote­va imma­gi­na­re quan­to gli avreb­be con­di­zio­na­to la vita. L’ha scrit­to pri­ma del­le rivol­te del 2011 con la spe­ran­za di vede­re miglio­ra­re la con­di­zio­ne dei gio­va­ni del Cai­ro, ma la sua schiet­tez­za e il suo talen­to nar­ra­ti­vo sono sta­ti ripa­ga­ti con una con­dan­na del Tri­bu­na­le di Bulaq a due anni di car­ce­re per “offe­sa alla pub­bli­ca mora­le” per i rife­ri­men­ti espli­ci­ti a dro­ga, ses­so e alcool.

Insi­gni­to del Pre­mio Bar­bey Free­dom to Wri­te da Pen Inter­na­tio­nal e ora pub­bli­ca­to in Ita­lia da il Siren­te (tra­du­zio­ne dall’arabo di Eli­sa­bet­ta Ros­si e Fer­nan­da Fischio­ne), il roman­zo è arric­chi­to dal­le illu­stra­zio­ni del dise­gna­to­re Ayman al Zor­qa­ni venu­to in Ita­lia a pre­sen­ta­re il libro in assen­za del­lo scrit­to­re.

Ayman, come sta Ahmed Nàgi?

Non pos­so anda­re a tro­var­lo. Pos­so­no entra­re in car­ce­re solo i paren­ti più stret­ti e gli avvo­ca­ti. Ci scri­via­mo let­te­re e rie­sco a veder­lo duran­te i pro­ces­si, da lon­ta­no. Fisi­ca­men­te non sta male, ma psi­co­lo­gi­ca­men­te sì. I car­ce­rie­ri non gli con­se­gna­no i libri. Non voglio­no dar­gli spe­ran­za.

Per­ché è sta­to arre­sta­to?

E’ la pri­ma vol­ta che in Egit­to uno scrit­to­re vie­ne arre­sta­to per un suo testo. Un cit­ta­di­no lo ha denun­cia­to dopo aver let­to sul perio­di­co let­te­ra­rio Akbar el Adab un estrat­to del roman­zo usci­to due anni fa, soste­nen­do che il testo gli ave­va dato “un estre­mo sen­so di males­se­re”, dive­nu­to males­se­re di Sta­to mon­ta­to da un fun­zio­na­rio di poli­zia che pro­ba­bil­men­te vole­va sfrut­ta­re la situa­zio­ne. E così ha ingran­di­to la vicen­da. Ma al fon­do del­la vicen­da c’è un mec­ca­ni­smo inne­sca­to­si con l’arrivo di Al Sisi che ha cau­sa­to anche la mor­te di Giu­lio Rege­ni.

Ovve­ro?

Con Muba­rak nes­sun pic­co­lo fun­zio­na­rio avreb­be mai potu­to pren­de­re una tale ini­zia­ti­va. Si aspet­ta­va sem­pre un suo ordi­ne. Con Al Sisi, inve­ce, si è avvia­to un nuo­vo feno­me­no che è quel­lo del­le ini­zia­ti­ve dal bas­so, come è acca­du­to con la denun­cia di Nàgi. Ai tem­pi di Muba­rak nes­su­no stra­nie­ro sareb­be sta­to ucci­so e nes­su­no scrit­to­re arre­sta­to sen­za il suo vole­re.

Qua­li sono le novi­tà sul caso Rege­ni?

La ver­sio­ne che vie­ne rac­con­ta­ta è che una spia del regi­me ave­va chie­sto allo stu­den­te di aiu­tar­lo ad ave­re un pas­sa­por­to per l’Italia, ma in segui­to a diver­gen­ze l’informatore avreb­be accu­sa­to Rege­ni di esse­re una spia e lo avreb­be denun­cia­to a poli­ziot­ti di bas­so ran­go che, di loro ini­zia­ti­va, lo avreb­be­ro tor­tu­ra­to a mor­te.

Che cli­ma c’è in Egit­to?

Di gran­de pau­ra. Anche chi non ha fat­to nul­la ed è alli­nea­to ai costu­mi tra­di­zio­na­li e con­ser­va­to­ri cai­ro­ti, quan­do incon­tra per stra­da un poli­ziot­to teme gli pos­sa acca­de­re qual­co­sa.

E gli arti­sti come vivo­no?

Nel con­stan­te con­tra­sto fra il desi­de­rio di espri­mer­ci e la voglia di dedi­ca­re tem­po alla nostra arte e il biso­gno di oppor­ci alla visio­ne con­ser­va­tri­ce.  Con Muba­rak c’era una liber­tà di espres­sio­ne di fac­cia­ta e dei limi­ti pre­ci­si da non supe­ra­re, quin­di mol­ta auto­cen­su­ra. In “Vita: istru­zio­ni per l’uso” Nàgi mostra le varie cit­tà con­te­nu­te nel Cai­ro, quel­la di super­fi­cie e quel­le sot­ter­ra­nee, la distru­zio­ne del­la metro­po­li e il vuo­to che ne rima­ne. Ma né io, né lui abbia­mo mai avu­to l’intenzione di dire come deve esse­re la Cai­ro del futu­ro.

Il Fat­to Quo­ti­dia­no 12/10/2016

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