Il diritto di pace di Alberico Gentili (Giorgio Badiali)
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Il diritto di pace di Alberico Gentili (G. Badiali)

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Nella valutazione comparativa dell’opera scientifica di Gentili e di Grozio, buona parte della dottrina sembra dare per scontato quanto l’olandese afferma a proposito dei suoi precursori nei Prolegomena al suo "De iure belli ac pacis", laddove (par. 33) rileva la parzialità dei loro scritti, spesso limitati al diritto della guerra, rivendicando in pari tempo la maggiore completezza della sua trattazione, alla quale si sforza di conferire, come traspare dallo stesso titolo, un’architettura più ampia e una maggiore sistematicità. Questa analisi, di cui non si disconosce un certo fondamento, richiede alcune precisazioni e deve essere in parte ridimensionata.

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Nell’antichità, la guer­ra è sta­ta il tipo di rap­por­to pre­va­len­te che i vari popo­li han­no avu­to fra loro. Dato il suo carat­te­re cruen­to, si capi­sce che sia sta­to al cen­tro dell’attenzione dei gover­nan­ti e dei pen­sa­to­ri. Non stu­pi­sce quin­di che, agli albo­ri del dirit­to inter­na­zio­na­le, ma anche pri­ma, nel pen­sie­ro dei filo­so­fi e dei teo­lo­gi, il tema domi­nan­te sia sta­to quel­lo. Ma chiun­que si fos­se occu­pa­to di guer­ra non pote­va igno­ra­re l’esistenza di un com­ples­so di rego­le riguar­dan­ti il tem­po di pace, la cui vio­la­zio­ne dava sostan­za e signi­fi­ca­to alla stes­sa teo­ria del bel­lum iustum. Que­sta esi­gen­za emer­ge­rà espli­ci­ta­men­te in Gro­zio, la cui ope­ra, non a caso, reca il tito­lo De iure bel­li ac pacis (1625), ancor­ché la sua ana­li­si, seguen­do una fuor­vian­te ispi­ra­zio­ne uni­ver­sa­li­sti­ca, indu­gi a vol­te su aspet­ti che riguar­da­no la con­vi­ven­za degli indi­vi­dui, svi­lup­pan­do temi che han­no ben poco a che fare col dirit­to inter­na­zio­na­le.
Gen­ti­li ha, più mode­sta­men­te, limi­ta­to la sua ricer­ca al dirit­to di guer­ra – come si rica­va dal tito­lo: De iure bel­li libri tres (1588–89) –, pur essen­do con­sa­pe­vo­le, come egli stes­so lascia inten­de­re a con­clu­sio­ne del suo trat­ta­to, dell’esigenza di più ampi appro­fon­di­men­ti e svi­lup­pi, per i qua­li riman­da ad altre sue ope­re, come De lega­tio­ni­bus libri tres (1585), e De armis roma­nis libri duo (1599). A que­ste va peral­tro aggiun­ta Hispa­ni­cae Advo­ca­tio­nis libri duo, appar­sa postu­ma (1613).
Con il pre­sen­te volu­me si è inte­so per­cor­re­re tale stra­da, ten­tan­do di rin­trac­cia­re nei reces­si dell’opera gen­ti­lia­na, secon­do una meto­do­lo­gia che lo stes­so auto­re descri­ve nel­le pri­me fra­si del De iure bel­li, gli ele­men­ti uti­li a una costru­zio­ne siste­ma­ti­ca del dirit­to inter­na­zio­na­le di pace, sul­lo sfon­do di una comu­ni­tà di Sta­ti che, pur for­te­men­te per­mea­ta dei valo­ri cri­stia­ni, ten­de ad allar­gar­si oltre i con­fi­ni del­la respu­bli­ca gen­tium chri­stia­na­rum, abbrac­cian­do l’intero con­sor­zio uma­no.

. Gior­gio Badia­li già Pro­fes­so­re ordi­na­rio di Dirit­to inter­na­zio­na­le nel­la Facol­tà di Giu­ri­spru­den­za dell’Uni­ver­si­tà degli Stu­di di Peru­gia, del­la qua­le è sta­to altre­sì Pre­si­de.

Peso 0.44 kg
Dimensioni 17 x 24 x 1.7 cm
ISBN

978-88-87847-208

Lingua

Italiano

Foliazione

X-256 pp., br.

Prima edizione

30 ottobre 2012

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