Saadawi, la rischiosa ribellione delle donne arabe2′ di lettura

| ANSA­med | Mar­te­dì 18 feb­bra­io 2009 | Cri­stia­na Missori |

Quel gior­no di set­tem­bre la noti­zia uscì sui gior­na­li, in una pagi­na inter­na, a mala pena visi­bi­le a occhio nudo: don­na par­ti­ta e mai più tor­na­ta. Le don­ne non era­no soli­te pren­de­re gior­ni di vacan­za e, quan­do una don­na usci­va, era asso­lu­ta­men­te neces­sa­rio otte­ne­re il per­mes­so scrit­to dal mari­to o tim­bra­to dal dato­re di lavo­ro”. Con que­sto inci­pit, la scrit­tri­ce e dis­si­den­te egi­zia­na Nawal El Saa­da­wi tra­sci­na il let­to­re nel­le pagi­ne de “L’amore al tem­po del petro­lio”, roman­zo in usci­ta l’8 mar­zo, edi­to da Il Siren­te. In un oscu­ro regno del petro­lio, in un Pae­se auto­ri­ta­rio, for­se l’Arabia sau­di­ta, o for­se l’Egitto, un’archeologa scom­pa­re sen­za lascia­re trac­cia. “Era già suc­ces­so che sua moglie fos­se anda­ta in vacan­za? Ha mai disub­bi­di­to?”, chie­de il com­mis­sa­rio al mari­to del­la stu­dio­sa che si è vola­ti­liz­za­ta. Per la poli­zia che inda­ga, infat­ti, può trat­tar­si sol­tan­to di una ribel­le, oppu­re di una don­na di non rispec­chia­ta mora­li­tà. E’ una don­na sot­to­mes­sa, asser­vi­ta e oppres­sa dall’uomo, quel­la descrit­ta dall’autrice egi­zia­na che, una vol­ta anco­ra, tor­na a occu­par­si del­la que­stio­ne fem­mi­ni­le nel mon­do ara­bo. Poco impor­ta dove è ambien­ta­ta la sto­ria. In que­sto libro den­so di meta­fo­re e con­ti­nue allu­sio­ni, dal­lo sti­le allu­ci­na­to e visio­na­rio, il viag­gio oni­ri­co — e al con­tem­po rea­le — com­piu­to dal­la pro­ta­go­ni­sta, descri­ve l’esistenza di una don­na in un qual­sia­si regi­me auto­ri­ta­rio. Tra­sfor­ma­ta in una mac­chi­na tut­to­fa­re, in gra­do di cuci­na­re, puli­re, scri­ve­re, sen­za dirit­ti né sen­ti­men­ti, la don­na diven­ta uno stru­men­to fun­zio­na­le all’uomo e dun­que inter­cam­bia­bi­le con un qual­sia­si altro ogget­to. E’ però anche una sto­ria d’amore intri­gan­te, inso­spet­ta­bi­le e den­sa di miste­ro, quel­la trat­teg­gia­ta dal­la scrit­tri­ce, che vede una vol­ta tor­na­ta indie­tro, la pro­ta­go­ni­sta lascia­re il mari­to per un altro uomo. Medi­co psi­chia­tra, più vol­te minac­cia­ta di mor­te da grup­pi fon­da­men­ta­li­sti, impri­gio­na­ta sot­to il regi­me di Sadat, nel 1993 Nawal El Saa­da­wi è sta­ta con­dan­na­ta a mor­te per ere­sia. Oggi l’autrice vive in esi­lio volon­ta­rio negli Usa, ma a bre­ve — fa sape­re — tor­ne­rà in Egit­to, la sua ter­ra nata­le. “Un uomo — scri­ve l’autrice — può usci­re e non tor­na­re per set­te anni e solo dopo quel­la data la don­na può chie­de­re la sepa­ra­zio­ne”. Per una don­na, una sola not­te inve­ce è suf­fi­cien­te per lan­cia­re l’allarme e gri­da­re allo scan­da­lo. Pub­bli­ca­to in varie anto­lo­gie e tra­dot­to in più di 20 lin­gue, “L’amore ai tem­pi del petro­lio” — insie­me a diver­si altri roman­zi del­la Saa­da­wi, è sta­to cen­su­ra­to dal­la mas­si­ma isti­tu­zio­ne reli­gio­sa egi­zia­na, Al Azhar, che dopo pochi mesi dal­la pub­bli­ca­zio­ne ne ha ordi­na­to il riti­ro da tut­te le libre­rie egiziane.

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