SCATOLE SONORE10′ di lettura

ras­se­gna di musi­ca, arti visi­ve e performative -

rial­to­san­tam­bro­gio
via s.ambrogio, 4 — Roma
06 68133640

gio­ve­dì 6 mar­zo ’08 

h. 20:30 espo­si­zio­ne foto:
ALESSIA CERVINI

h. 20:30 reading:
SCRITTORI SOMMERSI http://www.myspace.com/scrittorisommersi

h. 22:00 performance:
FRANCESCA BONCI
         
h. 22:30 concerti:
OBSOLESCENZA
PROGRAMMATA
http://www.myspace.com/obsolescenzaprogrammata

http://www.myspace.com/cuboaa  __________________________________________________________
ALESSIA CERVINI, nasce a Roma nel 1973. Comin­cia mol­to pre­sto a svi­lup­pa­re un inte­res­se per la foto­gra­fia che por­te­rà avan­ti costan­te­men­te in manie­ra ama­to­ria­le fino al 2001, anno in cui con­se­gue il diplo­ma di lau­rea in scien­ze dell’educazione ed ini­zia a lavo­ra­re come edu­ca­tri­ce in ambi­to psi­chia­tri­co e dell’handicap. Paral­le­la­men­te comin­cia a dedi­car­si alla foto­gra­fia in manie­ra più appro­fon­di­ta, ini­zian­do una ricer­ca per­so­na­le sul­le imma­gi­ni. In par­ti­co­la­re si occu­pa di stam­pa tra­di­zio­na­le in bian­co e nero, di inse­gna­men­to, del­lo stu­dio del­la sto­ria e del­la cri­ti­ca fotografica.
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2007 – col­let­ti­va, festi­val inter­na­zio­na­le di foto­gra­fia di Roma “Foto­Gra­fia”
2006 – visi­ting arti­st, Syra­cu­se Uni­ver­si­ty, Syracuse
2006 – col­let­ti­va, “Per la musi­ca 2” a Castel­luc­cio del­la Foce, Sie­na, a cura di Peter Noser
2004 – sli­de show, Nuo­va Gal­le­ria Cam­po dei Fio­ri, Roma
2004 – sli­de show, Rasho­mon, Roma
2003 – visi­ting arti­st, Syra­cu­se Uni­ver­si­ty, Firenze
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Le ope­re pre­sen­ta­te sono frut­to di una ricer­ca lun­ga e fati­co­sa. In que­sti anni ho cer­ca­to di tro­va­re una stra­da per­so­na­le nel fare immagini.Ho sem­pre pen­sa­to che la foto­gra­fia potes­se usci­re fuo­ri dal­lo ste­reo­ti­po di docu­men­to o di copia del­la real­tà. Ho volu­to rag­giun­ge­re un cer­to livel­lo di qua­li­tà ed ho capi­to che la cono­scen­za appro­fon­di­ta del­la tec­ni­ca mi avreb­be aiu­ta­ta a lavo­ra­re meglio. Non avrei potu­to dare alle mie imma­gi­ni il sen­so che han­no se non aves­si stu­dia­to e poi fat­to mie le rego­le dell’esposizione e del siste­ma zona­le, soprat­tut­to per­ché l’elemento pri­mo del mio lavo­ro è la luce. La mag­gior par­te del mio lavo­ro è fat­to di pae­sag­gi, ma li chia­me­rei spa­zi. Quan­do scat­to, non mi col­pi­sce sola­men­te il luo­go: si aggiun­ge l’atmosfera, la sen­sa­zio­ne che pro­vo e soprat­tut­to il tipo di luce che tro­vo. Mol­to tem­po fa mi tro­vai in un luo­go dove avrei scat­ta­to volen­tie­ri, ma non ave­vo con me la foto­ca­me­ra. Tor­nai in quel luo­go mol­te altre vol­te con l’attrezzatura, ma non scat­tai mai. Capii allo­ra che non era quel par­ti­co­la­re pae­sag­gio che mia ave­va col­pi­ta, ma la luce che c’era in quel gior­no; ave­va reso un sem­pli­ce pae­sag­gio qual­co­sa di straor­di­na­rio e diver­so. E’ anche per que­sto che vedo tut­to il mio lavo­ro lon­ta­no dal cla­mo­re che cir­con­da tan­ta foto­gra­fia attua­le, quel­la repor­ta­gi­sti­ca, quel­la moda­io­la, quel­la autoreferenziale…Chi si avvi­ci­na alle mie imma­gi­ni dovrà tro­va­re un pro­prio modo di entrar­vi per­chè non voglio costrin­ge­re lo spet­ta­to­re a veder­vi qual­co­sa che scel­go io; sarà lui a sco­prir­lo, len­ta­men­te. Si tro­ve­rà di fron­te ad una sce­na e non al mio sguardo.Tutto quel­lo che vedre­te è scat­ta­to e stam­pa­to con meto­di tra­di­zio­na­li ana­lo­gi­ci. Mi pia­ce pen­sa­re di poter man­te­ne­re in vita il miste­ro e l’attesa, che la com­par­sa dell’immagine laten­te sul foglio di car­ta in came­ra oscu­ra ci costrin­ge a vivere.
 
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SCRITTORI SOMMERSI, nasce dall’intento di crea­re una rete este­sa sul ter­ri­to­rio che sap­pia rac­co­glie­re tut­te quel­le talen­tuo­se pen­ne a cui l’editoria ita­lia­na non dedi­ca la pro­pria atten­zio­ne, per­ché trop­po ligia alle leg­gi di mercato.
La nostra anto­lo­gia vuo­le esse­re un bigliet­to da visi­ta, frut­to di un’eterogeneità di sti­li e di omo­ge­nei­tà di intenti.

Scrit­to­ri Som­mer­si mira dun­que a diven­ta­re un pun­to di rife­ri­men­to per tut­ti que­gli emer­gen­ti costret­ti a paga­re per vede­re pub­bli­ca­te le pro­prie ope­re, per­ché demo­ti­va­ti da un’editoria che trop­po spes­so ante­po­ne la ven­di­bi­li­tà alla qualità.

La stra­da da noi scel­ta è quel­la di met­te­re sul­lo stes­so pia­no la let­tu­ra del­le ope­re altrui e la nostra scrit­tu­ra, in modo da avvia­re un rea­le pro­ces­so di con­fron­to da cui trar­re reci­pro­co supporto.

Cre­dia­mo che il mer­ca­to edi­to­ria­le sia una real­tà da con­di­vi­de­re e non da spar­ti­re tra i soli­ti noti, e che una let­te­ra­tu­ra nuo­va e di qua­li­tà pos­sa risve­glia­re l’attenzione e l’interesse dei lettori.

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FRANCESCA BONCI, nata a Roma il 27/08/1967 ini­zia a stu­dia­re dan­za a Roma nel 1987 al Cen­tro Mim­ma Testa (allo­ra CID – Cen­tro Inter­na­zio­na­le di dan­za), segue labo­ra­to­ri e semi­na­ri a Roma e all’estero con diver­si mae­stri di dan­za con­tem­po­ra­nea tra cui Sole­ne Fiu­ma­ni, Clou­de Col­dy, Rober­to Syl­va Itza, Lucia La Tou­re, Gior­gio Ros­si etc…
Nel 1996 entra nel­la com­pa­gnia Altro Tea­tro diret­ta da Lucia La Tou­re dove rima­ne fino al 2001 dan­zan­do in tut­te le pro­du­zio­ni del­la com­pa­gni nell’arco del­la sua permanenza.
Paral­le­la­men­te alla dan­za con­tem­po­ra­nea dal 1990 al  1995 lavo­ra con due com­pa­gnie di tea­tro di stra­da: il Filo­fo­re­te, con cui viag­gia anche in Spa­gna e in Fran­cia, e la com­pa­gnia AriaAcqua-SoleTerra-MareFuoco.
Dal 1995 con­du­ce labo­ra­to­ri di dan­za con­tem­po­ra­nea con adul­ti (con cui crea nume­ro­si spet­ta­co­li) e ado­le­scen­ti (dal 1999 al 2005 con­du­ce un labo­ra­to­rio nel I Liceo Arti­sti­co di Roma).
Dal 2002 segue in Ita­lia e all’estero, die­tro sele­zio­ne, work­shops con Akran Kham; Anto­ny Riz­zi (dan­za­to­re For­sy­the); Mia Lowe­ren­ce; Anna The­re­sa de Kesma­ker; David Zam­bra­no, Yasmeen God­der, etc…
Dal 2003 ini­zia lo stu­dio di un “model­lo di siste­ma com­ples­so”, entra nel­la scuo­la di for­ma­zio­ne bio­tran­sa­zio­na­le dove appro­fon­di­sce la cono­scen­za appun­to del­la teo­ria dei SCAC acro­ni­mo per Siste­ma Com­ples­so Arti­co­la­re Chiu­so, avvian­do così una fase di ricer­ca, attra­ver­so anche la sua atti­vi­tà di for­ma­tri­ce, per strut­tu­ra­re dei livel­li di con­nes­sio­ne tra l’approccio bio­tran­sa­zio­na­le e la dan­za con­tem­po­ra­nea. E’ duran­te que­sta fase di ricer­ca che incon­tra il lavo­ro di Sil­via Ram­pel­li e del­la sua com­pa­gnia Habil­lé d’Eau con cui intes­se un discor­so arti­co­la­to, tutt’ora vivo.
“Stu­dio in ros­so” nasce all’interno di que­sta ulti­ma fase in cui il livel­lo più pro­pria­men­te teo­ri­co del­lo stu­dio del model­lo dei SCAC, ha soste­nu­to  il lavo­ro con­cre­to cor­po­reo di dan­za, nel­la costan­te ricer­ca di una gram­ma­ti­ca e sin­tas­si comu­ni­ca­ti­va ade­gua­te alla neces­si­tà di mani­fe­sta­re  ciò che nel cor­po circolava

Ulti­me produzioni
•    2000 Intriniblà
•    2001 5x4 senz’angolo: labi­liz­za­zio­ne dina­mi­ca di un pre­sup­po­sto statico
•    2003 dell’acqua indos­san­do tut­te le sue nature
•    2004 Meo­ne, meso­ne, peone
•    2006 CapoVolto
•    2007 Stu­dio in rosso
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“un guscio cesel­la­to da un uomo sareb­be otte­nu­to dall’esterno, in una sor­ta di atti enu­me­ra­bi­li che por­ta­no il segno di una  bel­lez­za ritoc­ca­ta, men­tre il mol­lu­sco ema­na il pro­prio guscio, lascia tra­pe­la­re la mate­ria da costrui­re, distil­la a misu­ra la sua mera­vi­glio­sa coper­tu­ra. Miste­ro del­la vita for­ma­tri­ce, miste­ro del­la for­ma­zio­ne len­ta e continua
(Gaston Bachlard)

Nono­stan­te imma­gi­ne ini­zia­le, fors’anche obso­le­ta,  appar­te­nen­te all’indistruttibile bazar dell’antichità dell’immaginazione uma­na, anco­ra risuo­na il fasci­no di quel “far­si” e “dis-far­si” del bio­lo­gi­co per cui l’interno sé-cer­ne se stes­so e si auto­con­fi­na in un atto ine­nu­me­ra­bi­le e inces­san­te, desi­gnan­do lo spa­zio del fuo­ri e del den­tro come spa­zio uni­co dell’intimità
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OBSOLESCENZA PROGRAMMATA, nome comu­ne, neu­tro, sin­go­la­re, in ogni caso orfa­no di arti­co­lo determinativo.
 
OP non ha padri e non avrà figli, ma i com­pa­gni di viag­gio sono mol­ti: Tem­pia, Sca­to­le Sono­re, Pri­mo­re­gi­stra­zio­ni, il Siren­te, Altro­ver­so, Ratio Bild Macher, Etto­re Fra­ni, Mir­co Tar­si, Nor­man Nawrocki.

PRODUZIONI

Musi­ca per espo­si­zio­ne, CDr, Pri­mo­re­gi­stra­zio­ni, feb­bra­io 2007.
Musi­che com­po­ste e assem­bla­te in col­la­bo­ra­zio­ne con l’artista Etto­re Fra­ni, scel­te come colon­na sono­ra idea­le del­la mostra pit­to­ri­ca Fram­men­ti d’Amor, tenu­ta­si nel novem­bre 2004 a Roma.

Detri­to, CDr, Pri­mo­re­gi­stra­zio­ni, feb­bra­io 2007.
L’apocalisse invi­si­bi­le del con­tem­po­ra­neo rac­chiu­sa in cin­que trac­ce abra­si­ve e mantriche.

Mu – o dell’inabissamento, CDr, Pri­mo­re­gi­stra­zio­ni, otto­bre 2007.
Bre­ve sui­te sul con­cept dell’inabissamento. Vibra­zio­ni bas­se dal fon­do dell’oceano. Tre casi di eva­ne­scen­za consapevole.

Risul­ta, CDr, Pri­mo­re­gi­stra­zio­ni, novem­bre 2007.
Rumo­ri e melo­die aci­di­fi­ca­te dal­la memo­ria e dall’oblio. Una pre­zio­sa col­le­zio­ne di scarti.

IN PROGETTO

Par­te­ci­pa­zio­ne alla com­pi­la­tion col­let­ti­va La Sono­ra Com­me­dia per www.kipple.it con rie­la­bo­ra­zio­ne sono­ra dei Can­ti VIII dell’Inferno, del Pur­ga­to­rio e del Paradiso.
Pub­bli­ca­zio­ne pre­vi­sta per giu­gno 2008.

Par­te­ci­pa­zio­ne alla Bien­na­le dei gio­va­ni arti­sti d’Europa e del Medi­ter­ra­neo (www.bjcem.org) che si ter­rà a mag­gio 2008 in Puglia.

IPSE DIXIT

OP non si pre­sen­ta bene… ma quel che fa l’entità san­ni­ta è di fune­bre bellezza.”
Dio­ni­sio Capua­no su Blow Up 97, giu­gno 2006

Intri­ga ed affa­sci­na… inglo­ba con visio­ne obli­qua deri­ve statico/isolazioniste e peren­to­ri scat­ti rab­bio­si, un mec­ca­ni­smo incep­pa­to in ripe­ti­zio­ne infi­ni­ta… a gal­leg­gia­re un pelo sot­to la super­fi­cie plumbea.”
Mar­co Car­ca­si su www.sands-zine.com, mag­gio 2007

Pae­sag­gi (ultra) urbani&cibernetici pul­sa­no all’unisono con (magni­fi­ci) riman­di ad un cru­do pri­mi­ti­vi­smo tantrico.”
Ser­gio Elet­to su www.kathodik.it, gen­na­io 2008

Una musi­ca che è mus(a naut)ica del cam­bia­men­to. Una pali­no­dia del mon­do… Una musi­ca che abbat­te defi­ni­ti­va­men­te le bar­rie­re di gene­re e di lin­guag­gio e si pro­po­ne come il dro­pout dell’arte. Il suo­no del mono­sco­pio dell’Essere.”
Denis Bran­da­ni in Le cor­ri­spon­den­ze invi­si­bi­li – foglio di cri­ti­ca tota­le e par­zia­le, gen­na­io 2008

Due pal­le.”
Ano­ni­mo, gen­na­io 2008

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Å è il nome di un trio di musi­ci­sti e poli­stru­men­ti­sti tren­ti­ni e veneti.
Ste­fa­no Rove­da, Andrea Fac­cio­li e Pao­lo Maroc­chio sono riu­sci­ti a crea­re un inu­sua­le mon­do sono­ro par­ten­do da stru­men­ti tra­di­zio­na­li come vio­li­no, bat­te­ria, chi­tar­ra e cel­lo con l’aggiunta di stru­men­ti e per­cus­sio­ni eso­ti­che, synth e stru­men­ti autocostruiti.
Seb­be­ne l’ascoltatore più atten­to pos­sa rin­trac­cia­re nel­la loro pro­po­sta influen­ze di krau­trock e pri­mo mini­ma­li­smo (Tony Con­rad e Fau­st in pri­mis), oppu­re trac­ce di spe­ri­men­ta­li­smi più o meno recen­ti, la musi­ca degli Å rima­ne pro­fon­da­men­te ita­lia­na in ter­mi­ni di suo­no, spa­zio e tempo.
Inten­sa­men­te per­so­na­le, pie­na di imma­gi­na­zio­ne, a trat­ti bizzarra,
nostal­gi­ca e corag­gio­sa allo stes­so tem­po, la musi­ca di Å è costrui­ta a par­ti­re da com­po­si­zio­ni spon­ta­nee ed improv­vi­sa­zio­ni, in un secon­do tem­po arran­gia­te da Xabier Irion­do (Afte­rhours, Unco­de Duel­lo, Polvere…).
Così come le per­for­man­ce live, carat­te­riz­za­te da una alter­nan­za di lun­ghe sui­te e bre­vi clu­ster sono­ri, dro­ne per­cus­si­vi e pre­lu­di orchestrali.

Il disco, usci­to per Die Scha­ch­tel nell’autunno 2006, è sta­to accol­to dal­la cri­ti­ca ita­lia­na ed este­ra con gran­de entu­sia­smo, finen­do nel­le play­lists di mol­ti siti e blog, con­si­de­ra­to uno dei miglio­ri album del 2006 (www.ondarock.it).

Il 18 mag­gio 2007 gli Å accom­pa­gna­ti da Andrea Bel­fi han­no suo­na­to in free ses­sion con Tony Con­rad, nel­la sua uni­ca data in Ita­lia, pres­so l’O’Artoteca di Milano.

Il grup­po si è poi esi­bi­to in diver­si loca­li in Euro­pa, e ha regi­stra­to un live con inter­vi­sta pres­so la VPRO radio di Amsterdam.

http://www.die-schachtel.com
http://www.myspace.com/cuboaa

The Wire (Mike Barnes)

Get­ting infor­ma­tion on Å isn’t easy. Even Die Schachrel’s web­si­te enthu­ses about an “unk­no­wn (and we mean lite­ral­ly unk­no­wn trio of young Ita­lian musi­cians. They are Ste­fa­no Rove­da, Andrea Fac­cio­li and Pao­lo Maroc­chio, and the­se pie­ces are appa­ren­tly edi­ted toge­ther from various impro­vi­sa­tions. Some ot the drum pat­terns — bril­lian­tIy recor­ded with both cla­ri­ty and live-room clat­ter — recall Faust’s Zap­pi Dier­ma­ier, whi­le the string dro­nes trai­ling over hypnc­tic gui­tar are remi­ni­scent of This Heat’s “hori­zon­tal Hold”.These can be heard on the 13 minu­te Clo­sing track“It’s hap­pe­ning in my head” (the titles, some very long, are taken from Mark Haddon’s book The curious inci­dent of the dog in the night-time) which then trails throu­gh pia­no inter­lu­des and a sec­tion of lyri­cal vio­lin over repe­ti­ti­ve gui­tar strumm­mig, this epi­so­dic col­lec­tion has its own distinc­ti­ve sty­le, thou­gh and cuts from big raw gui­tar chords to pithy pia­no sona­tas, to elec­tro­nics with distant wai­ling vocals to kalim­ba loops — all to great effect. Being delu­ged with infor­ma­tion on a dai­ly basis, l’m hap­py to let the myste­ry of Å remain. But it would be fasci­na­ting to hear lon­ger extrac­ts from their sour­ce impro­vi­sed material.

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SCARICA IL CONCERTO DEL 4 OTTOBRE DEGLI UNCODE DUELLO
http://www.blowupradiozine.com/monitor/index.php?xrl=http://www.blowupstorage.com/pubblici/uncode_duello.mp3.zip

SCARICA IL CONCERTO DEL 4 OTTOBRE DELLA FUZZ ORCHESTRA
http://www.blowupradiozine.com/monitor/index.php?xrl=http://www.blowupstorage.com/pubblici/fuzz_orchestra.mp3.zip

SCARICA IL CONCERTO DEL 1 NOVEMBRE DEI LENDORMIN
http://www.blowupradiozine.com/monitor/index.php?xrl=http:/
/www.blowupstorage.com/pubblici/lendormin.mp3.zip

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