Il Silenzio e il Tumulto di Nihad Sirees3′ di lettura

Le Mon­de Diplo­ma­ti­que, Ste­fa­nia Pavone

Nihad SireesLa meta­fo­ra del tumul­to e il silen­zio lace­ra la vita del­lo scrit­to­re Fathi Shin, dis­si­den­te del regi­me siria­no, io nar­ran­te del roman­zo omo­ni­mo per­cor­ren­do­ne l’intera vicen­da da cima a fon­do. Una dico­to­mia con cui si apre la nar­ra­zio­ne: il il tumul­to è il fuo­ri, la fol­la ado­ran­te il lea­der pari al vocia­re di un’orchestra dis­so­nan­te nel sogno di Fathi, il silen­zio è il luo­go degli affet­ti, del­la scrit­tu­ra, dell’amore per Lama, del­la cen­tra­li­tà del­la figu­ra mater­na. Tut­to ini­zia in un’estate cal­dis­si­ma: lo scrit­to­re Fathi Shin, ban­di­to dal regi­me siria­no per la cri­ti­ca dis­si­den­te dei suoi scrit­ti si agi­ta nel let­to. Sono anni che non fa più nul­la, pre­da di un inu­si­ta­ta indo­len­za. Da fuo­ri gli arri­va­no gli echi del­la fol­la inneg­gian­te il lea­der per i suoi ven­ti­cin­que anni di pote­re. Gli intel­let­tua­li sono schiac­cia­ti dal ser­vi­li­smo, la poe­sia una cari­ca­tu­ra del regi­me. In mez­zo alla dispe­ra­zio­ne del silen­zio cui è sta­to pie­ga­to dal­la dit­ta­tu­ra si apro­no spa­zi di vita: lo humor graf­fian­te ver­so il pote­re e l’amore per Lama carat­te­riz­za­to da una for­te pas­sio­ne ses­sua­le che lo riscat­ta dal­la mise­ria del­la sua con­di­zio­ne si fan­no zone di resi­sten­za del­la vita dall’oppressione di un pote­re grot­te­sco e inef­fa­bi­le. La sto­ria di Fathi pre­ci­pi­ta quan­do la madre deci­de di spo­sa­re il signor  Ha’il, dive­nu­to in manie­ra grot­te­sca fun­zio­na­rio del lea­der per aver­ne evi­ta­to la cadu­ta a ter­ra a segui­to di uno sci­vo­la­men­to nel cor­so di un comi­zio. Dopo aver sal­va­to uno stu­den­te duran­te una mani­fe­sta­zio­ne. Lo scrit­to­re vie­ne cat­tu­ra­to dai ser­vi­zi segre­ti e mes­so in pri­gio­ne. La cel­la è il ritor­no del silen­zio dopo il tumul­to dell’interrogatorio. Fathi Shin si ritro­ve­rà davan­ti pro­prio il signor Ha’il a chie­der­gli di diven­ta­re uno scrit­to­re del regi­me. O di mori­re. Anco­ra una vol­ta l’alternativa sci­vo­la tra il silen­zio e il tumul­to. Dice Fathi: “cer­co di non pen­sa­re all’alternativa in cui il signor Ha’il ha volu­to inca­strar­mi, due opzio­ni una più ter­ri­bi­le dell’altra. Non ho che la scel­ta tra la padel­la e la bra­ce, non esi­ste una solu­zio­ne inter­me­dia. Per­ché non mi lascia­no solo nel­la mia soli­tu­di­ne? Che fasti­dio può dare il mio silen­zio al regi­me? Il tumul­to del pote­re o il silen­zio del­la tom­ba. Avrei sen­za dub­bio opta­to per il secon­do ma so per­fet­ta­men­te che que­sto nel discor­so del signor Ha’il non è che una meta­fo­ra per indi­ca­re qual­co­sa di ben più tre­men­do. Ha pia­ni­fi­ca­to ogni par­ti­co­la­re in manie­ra dia­bo­li­ca, coin­vol­gen­do mia madre nel suo pia­no.”. Ma non ci sarà una solu­zio­ne al dilem­ma del ruo­lo dell’intellettuale sot­to la dit­ta­tu­ra. Il roman­zo si con­clu­de con un sogno: Fathi assi­ste allo stu­pro del­la madre da par­te del signor Ha’il e la vede gode­re nono­stan­te la vio­len­za eser­ci­ta­ta dall’uomo. Un tumul­to in cui il silen­zio que­sta vol­ta non può arri­va­re se non in una risa­ta che Lama e Fathi sten­do­no sul­la scena.

Recen­sio­ne del libro ‘il silen­zio e il tumul­to’ del­lo scrit­to­re siria­no Nihad Sirees, tra­dot­to dall’arabo da Fede­ri­ca Pistono

Il Siren­te ha con­ti­nua­to ad occu­par­si di Siria con i seguen­ti tito­li:

L’autunno, qui, è magi­co e immen­so (Golan Haji)
E se fos­si mor­to? (Muham­mad Dibo)
Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra (Sumia Suk­kar)

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