Simone Zuccarelli, “Il Caffè Geopolitco” (29 agosto 2017)9′ di lettura

UCRAINA TERRA DI CONFINE di Massimiliano Di Pasquale

La nuova Ucraina – Intervista a Massimiliano di Pasquale (Parte I)

di Simo­ne Zuc­ca­rel­li, “Il Caf­fè Geo­po­lit­co” (29 ago­sto 2017)

Ucraina terra di confine : Massimiliano Di PasqualeA più di tre anni di distan­za dall’inizio del­la guer­ra in Ucrai­na mol­ti aspet­ti lega­ti alla stes­sa riman­go­no poco cono­sciu­ti al gran­de pub­bli­co: si ten­de a sem­pli­fi­ca­re le dina­mi­che che l’hanno gene­ra­ta, a igno­ra­re la sto­ria dell’area e si cade spes­so vit­ti­ma di vere e pro­prie fake news. Abbia­mo deci­so di inter­vi­sta­re Mas­si­mi­lia­no di Pasqua­le, pro­fon­do cono­sci­to­re del­la real­tà del Pae­se, per fare un po’ di chia­rez­za sul­la vicen­da e le sue ripercussioni

1. Nel 2013, pochi mesi pri­ma dell’inizio del con­flit­to in Ucrai­na, è usci­to “Ucrai­na on the Road”, il reso­con­to del tuo viag­gio in un Pae­se da te descrit­to come sospe­so tra Euro­pa e Rus­sia. A distan­za di quat­tro anni cosa è cambiato?

Il libro – si trat­ta del secon­do libro sul Pae­se, per­ché pri­ma era usci­to “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne” (2012) – fa rife­ri­men­to al viag­gio effet­tua­to nel 2012. Mi fu chie­sto di aggior­na­re la Ukrai­ne Bradt Tra­vel Gui­de, una gui­da turi­sti­ca in ingle­se. Per tale ragio­ne viag­giai per cir­ca 40 gior­ni in Ucrai­na – accom­pa­gna­to da un ami­co. Era un viag­gio, dun­que, nell’Ucraina del 2012. Essen­do tor­na­to nel Pae­se anche l’anno suc­ces­si­vo ho inse­ri­to anche qual­che impres­sio­ne deri­van­te dal­la visi­ta del 2013, qual­che mese pri­ma dell’inizio di Euro­mai­dan. L’Ucraina, da allo­ra, è cam­bia­ta tan­tis­si­mo. Mai­dan e la guer­ra in Don­bas l’hanno tra­sfor­ma­ta: c’è sta­to un muta­men­to di pro­spet­ti­va – con una mag­gio­re spin­ta per l’integrazione con l’Occidente – e c’è la gran­de for­za tra­smes­sa dal­la Rivo­lu­zio­ne del­la Digni­tà – e para­dos­sal­men­te anche dall’invasione rus­sa che ha coa­gu­la­to il Pae­se. Non esi­ste più un’Ucraina divi­sa tra Est e Ove­st – tra l’altro, la dia­let­ti­ca di un Est rus­so­fo­no e un Ove­st ucrai­no­fo­no è sem­pre sta­ta sem­pli­fi­ca­tri­ce e per cer­ti ver­si fuor­vian­te, a dif­fe­ren­za di quel­la cit­tà-cam­pa­gna che inve­ce è otti­ma car­ti­na al tor­na­so­le per leg­ge­re le spe­ci­fi­ci­tà cul­tu­ra­li e antro­po­lo­gi­che di que­sta ter­ra. Putin, para­dos­sal­men­te, è sta­to uno dei prin­ci­pa­li fat­to­ri uni­fi­can­ti. Il Pae­se è com­ple­ta­men­te stra­vol­to, abbia­mo assi­sti­to a una vera e pro­pria rivo­lu­zio­ne coper­ni­ca­na. Cer­to le rifor­me non pro­ce­do­no sem­pre velo­ce­men­te – sicu­ra­men­te non velo­ce­men­te quan­to vor­reb­be l’UE o gli stes­si ucrai­ni –, occor­re fare di più sul fron­te del­la lot­ta alla cor­ru­zio­ne, ma l’Ucraina ha ade­ri­to all’accordo di asso­cia­zio­ne con UE e sono sta­ti fat­ti signi­fi­ca­ti­vi pas­si in avan­ti ver­so lo sta­bi­li­men­to di una libe­ral-demo­cra­zia in sen­so occi­den­ta­le. Inol­tre i cit­ta­di­ni si rico­no­sco­no nei valo­ri dell’unità nazio­na­le, come dimo­stra­no le tan­tis­si­me mani­fe­sta­zio­ni in cit­tà con­si­de­ra­te, pri­ma, filo­rus­se. Indub­bia­men­te, l’Ucraina del mio libro è, in par­te, un Pae­se che non esi­ste più.

2. Duran­te il tuo viag­gio pre­ce­den­te alla “Rivo­lu­zio­ne del­la Digni­tà” ave­vi avu­to qual­che sen­to­re di ciò che sta­va per acca­de­re? Qual è la ragio­ne prin­ci­pa­le che ha con­dot­to a un muta­men­to così repentino?

Par­lan­do con la gen­te ave­vo com­pre­so che il mal­con­ten­to era enor­me soprat­tut­to dopo quel­lo che era avve­nu­to nel 2012. Nel giu­gno 2012, pri­ma del­le ele­zio­ni par­la­men­ta­ri di otto­bre, Yanu­ko­vych, per ingra­ziar­si l’elettorato rus­so­fo­no, ave­va fat­to appro­va­re una leg­ge sul­le mino­ran­ze lin­gui­sti­che che era in real­tà un esca­mo­ta­ge per con­ce­de­re al rus­so lo sta­tus di lin­gua uffi­cia­le. Alle ele­zio­ni par­la­men­ta­ri la vit­to­ria del Par­ti­to del­le Regio­ni (30%) che, gra­zie all’alleanza con i comu­ni­sti di Symo­nen­ko (13%), riu­scì a otte­ne­re la mag­gio­ran­za dei 450 seg­gi del­la Rada, fu in defi­ni­ti­va il frut­to di un voto carat­te­riz­za­to da gra­vi irre­go­la­ri­tà (fro­di e fal­si­fi­ca­zio­ni in sede di voto e con­teg­gio) e dal­la rein­tro­du­zio­ne di una leg­ge elet­to­ra­le “ibri­da”. La stes­sa leg­ge che nel 2002 ave­va per­mes­so all’ex pre­si­den­te Leo­nid Kuch­ma, scon­fit­to al pro­por­zio­na­le, di assi­cu­rar­si la mag­gio­ran­za par­la­men­ta­re, con­sen­tì a Vik­tor Yanu­ko­vych di man­te­ne­re il pote­re sal­da­men­te nel­le pro­prie mani. Con il siste­ma elet­to­ra­le pre­ce­den­te, l’opposizione avreb­be vin­to. Gli ucrai­ni ave­va­no dato a Yanu­ko­vych l’ultima chan­ce: fir­ma­re l’accordo di inte­gra­zio­ne con UE. La retro­mar­cia improv­vi­sa sul­lo stes­so, nel novem­bre del 2013, dà ini­zio a tut­to. Quel­la fir­ma avreb­be inse­ri­to l’Ucraina in un siste­ma di rego­le che avreb­be potu­to scon­fig­ge­re, per­lo­me­no in par­te, la cor­ru­zio­ne – anche se i livel­li era­no tal­men­te ele­va­ti che pro­ba­bil­men­te tut­ti sape­va­no che fos­se una spe­ran­za qua­si vana – e rimet­te­re il Pae­se sul­la giu­sta via del­lo svi­lup­po. Sva­ni­ta anche quest’ultima pos­si­bi­li­tà per gli ucrai­ni non è rima­sta altra via che il Maidan.

3. Alcu­ni ana­li­sti e poli­ti­ci – come E. Lucas nel libro The New Cold War o J. McCain pri­ma, duran­te e dopo la sua cor­sa alla pre­si­den­za ame­ri­ca­na con­tro Oba­ma – ave­va­no mes­so in guar­dia ver­so una Rus­sia sem­pre più revan­sci­sta. Sono sta­ti, sostan­zial­men­te, igno­ra­ti. Per qua­le ragione?

Non è faci­le rispon­de­re a que­sto que­si­to. Si può dire, ad esem­pio, che quel­lo che Lucas, in modo pro­fe­ti­co, ha scrit­to, ha avu­to la sua mani­fe­sta­zio­ne empi­ri­ca già con la guer­ra in Geor­gia (2008). “La Nuo­va Guer­ra Fred­da” infat­ti uscì un anno pri­ma del con­flit­to ma, nono­stan­te ciò, fu igno­ra­to e/o osteg­gia­to. I moti­vi sono mol­ti: ragio­ni di oppor­tu­ni­smo poli­ti­co, ata­vi­ca pau­ra di irri­ta­re la Rus­sia, la pre­oc­cu­pa­zio­ne, soprat­tut­to in Ita­lia, di esse­re tac­cia­ti di filoa­me­ri­ca­ni­smo o rus­so­fo­bia quan­do si cri­ti­ca Mosca. Sicu­ra­men­te c’è sta­ta una sot­to­va­lu­ta­zio­ne di que­sto peri­co­lo. Non è un caso che i moni­ti di Lucas sia­no sta­ti rece­pi­ti sola­men­te in Pae­si come la Polo­nia e i Bal­ti­ci che cono­sce­va­no benis­si­mo la minac­cia rus­sa e sape­va­no quan­to fos­se rea­le. Poco dopo la guer­ra in Geor­gia, chie­si a Gra­zio­si – sto­ri­co e sovie­to­lo­go di fama inter­na­zio­na­le, per­so­na col­ta e pre­pa­ra­ta –  se aves­se sen­so par­la­re di nuo­va guer­ra fred­da come soste­ne­va Lucas. Mi rispo­se che par­la­re di guer­ra fred­da in quel momen­to era una scioc­chez­za incre­di­bi­le. E par­lia­mo di un acca­de­mi­co serio, uno dei pochi in Ita­lia che ha stu­dia­to appro­fon­di­ta­men­te l’Unione Sovie­ti­ca. Ser­gio Roma­no, da sem­pre su posi­zio­ni filo­rus­se, bol­lò quel­la di Lucas come una pro­vo­ca­zio­ne. In real­tà que­sto atteg­gia­men­to aggres­si­vo da par­te del­la Rus­sia ini­zia a mani­fe­star­si chia­ra­men­te intor­no al 2004/2005 quan­do l’Ucraina vive la Rivo­lu­zio­ne Aran­cio­ne. Mosca ini­zia ad ave­re pau­ra di uno sce­na­rio di una socie­tà aper­ta, libe­ra­le e demo­cra­ti­ca e teme una rivo­lu­zio­ne colo­ra­ta sul­la Piaz­za Ros­sa. È da quel momen­to che comin­cia a inten­si­fi­car­si anche tut­ta l’azione di pro­pa­gan­da e ini­zia­no a dif­fon­der­si let­tu­re geo­po­li­ti­che di un cer­to tipo – come quel­la dell’Eurasia di Dugin, teo­ri­co pri­ma mes­so in dispar­te. Il libro di Lucas dove­va esse­re illu­mi­nan­te ma, in Ita­lia, è sta­to let­to come una pro­vo­ca­zio­ne anti­rus­sa. In real­tà, addi­rit­tu­ra Lucas ha sot­to­sti­ma­to alcu­ne que­stio­ni in quan­to pen­sa­va soprat­tut­to a pos­si­bi­li azio­ni rus­se nel cam­po eco­no­mi­co e cibernetico.

4. Quel­lo che è suc­ces­so è sta­to, dun­que, più gra­ve di ciò che Lucas pro­no­sti­ca­va. Secon­do te, oggi, c’è con­sa­pe­vo­lez­za di quan­to suc­ces­so sia a livel­lo di opi­nio­ne pub­bli­ca che di deci­sion-maker?

Asso­lu­ta­men­te no. Anzi, è scon­cer­tan­te come a destra e a sini­stra – oltre che tra i popu­li­sti – sia pre­sen­te la reto­ri­ca del­la “Rus­sia umi­lia­ta”, degli “ucrai­ni fasci­sti”… sono in pochi a rac­con­ta­re quel­lo che è real­men­te suc­ces­so in modo obiet­ti­vo. L’Italia non ha capi­to cosa è suc­ces­so in Ucrai­na anche per­ché l’informazione non c’è sta­ta. Ora devo rac­con­ta­re que­sto aned­do­to. Ai tem­pi di Euro­mai­dan, veni­vo inter­vi­sta­to dai media qua­si ogni gior­no per­ché sape­va­no che ero una per­so­na che si occu­pa­va da anni di Ucrai­na e la cono­sce­vo bene. Da quan­do la Rus­sia ha inva­so la Cri­mea non mi han­no più chia­ma­to né in radio né in tele­vi­sio­ne e anche i gior­na­li con cui col­la­bo­ra­vo accam­pa­va­no le scu­se più impro­ba­bi­li per rifiu­ta­re la mia col­la­bo­ra­zio­ne. Ora, improv­vi­sa­men­te sono diven­ta­to uno che non sa più nien­te? Pro­ba­bil­men­te, dava fasti­dio il fat­to che rac­con­ta­vo una real­tà mol­to diver­sa da quel­la dei media main­stream che, come dimo­stra­to nel mio arti­co­lo per Stra­de, spes­so tra­smet­to­no linee vici­ne a Mosca. Il fat­to di esse­re bom­bar­da­ti ogni gior­no da cat­ti­va infor­ma­zio­ne ha fat­to sì che in Ita­lia la gen­te non sa cosa è suc­ces­so, ma non è col­pa loro! Col­pi­ti dal­la disin­for­ma­zio­ne, che vie­ne per­si­no dai media main­stream, sareb­be dif­fi­ci­le aspet­tar­si un esi­to differente.

5. Il 2016 è sta­to l’anno del­la “post-veri­tà”. Le noti­zie fal­se, distor­te o pro­pa­gan­di­sti­che han­no un peso nel modo attra­ver­so il qua­le vie­ne per­ce­pi­ta la poli­ti­ca este­ra e inter­na del­la Fede­ra­zio­ne Rus­sa nei Pae­si occi­den­ta­li? In che ter­mi­ni? Qua­li sono, bre­ve­men­te, le stra­te­gie uti­liz­za­te da Mosca in que­sto campo?

Doman­da mol­to inte­res­san­te ma ci vor­reb­be tan­to per rispon­de­re. Qui si entra dav­ve­ro in un argo­men­to immen­so. Pos­sia­mo rifar­ci alla dot­tri­na del gene­ra­le rus­so Gera­si­mov: secon­do lui l’infor­ma­tion war­fa­re ha lo stes­so peso, se non supe­rio­re, di quel­lo che pos­so­no ave­re le for­ze arma­te o l’aviazione. Ed è un’arma note­vo­le per­ché è capa­ce di crea­re mol­ta con­fu­sio­ne e incer­tez­za nei Pae­si col­pi­ti, soprat­tut­to quel­li più vici­ni, sto­ri­ca­men­te, alla Rus­sia. In Ita­lia, ad esem­pio, ha fun­zio­na­to e sta fun­zio­nan­do mol­to. Ricol­le­gan­do­ci anche a quan­to det­to in pre­ce­den­za, l’azione di pro­pa­gan­da è aggra­va­ta dal fat­to che l’Ucraina, da noi, è spes­so sta­ta vista qua­si come un’appendice del­la Rus­sia: nes­sun gior­na­le o orga­no di stam­pa o tv ha mai avu­to un cor­ri­spon­den­te da Kyiv. La Rus­sia, tra l’altro, è for­te e ha pre­pa­ra­to da tem­po la guer­ra. Diver­si cen­tri di cul­tu­ra ita­lo-rus­sa si sono tra­sfor­ma­ti, in que­sti anni, in veri e pro­pri cen­tri di pro­pa­gan­da. L’Italia, dun­que, è diven­ta­to uno dei prin­ci­pa­li Pae­si nel qua­le la pro­pa­gan­da rus­sa ha attec­chi­to mag­gior­men­te. Para­dos­sal­men­te, anche in Pae­si sto­ri­ca­men­te con­si­de­ra­ti più filo­rus­si – come Fran­cia e Ger­ma­nia – la pro­pa­gan­da ha attec­chi­to mol­to di meno che da noi, per­ché gli orga­ni di infor­ma­zio­ne han­no dato ampio spa­zio a una nar­ra­zio­ne ogget­ti­va di quan­to acca­de­va in Ucrai­na. In Ita­lia lo han­no fat­to in pochi.

6. Qual è la situa­zio­ne attua­le nel Don­bas e in Crimea?

Nel Don­bas c’è una guer­ra che, tec­ni­ca­men­te, si potreb­be dire a bas­so livel­lo di inten­si­tà – che, però, si alza ogni vol­ta assi­stia­mo a qual­che suc­ces­so da par­te del gover­no di Kyiv: la sera del­la fina­le dell’Eurovision, ad esem­pio, c’è sta­to un attac­co da par­te di mili­zia­ni filo­rus­si e pro­xies rus­si, la stes­sa cosa è acca­du­ta il pri­mo gior­no in cui gli ucrai­ni pote­va­no viag­gia­re in Euro­pa sen­za il visto. Ogni tan­to, dun­que, la tre­gua è inter­rot­ta da for­ti attac­chi. La Rus­sia, poi, non sta rispet­tan­do gli accor­di di Min­sk e, di con­se­guen­za, è dif­fi­ci­le ipo­tiz­za­re una solu­zio­ne in bre­ve tem­po per il Don­bas. In Cri­mea la situa­zio­ne è diver­sa per­ché è sta­ta pre­sa e annes­sa – con un refe­ren­dum non rico­no­sciu­to da nes­su­no, non lega­le dal pun­to di vista del dirit­to inter­na­zio­na­le e in vio­la­zio­ne del Memo­ran­dum di Buda­pe­st del 1994 – sen­za vio­len­za. Ciò è sta­to pos­si­bi­le uni­ca­men­te per­ché è sta­to ordi­na­to – sot­to pres­sio­ni sia dell’UE che degli Sta­ti Uni­ti – alle trup­pe ucrai­ne di riti­rar­si sen­za com­bat­te­re per pau­ra che sareb­be scop­pia­ta una guer­ra più este­sa. Dal pun­to di vista eco­no­mi­co la situa­zio­ne è pes­si­ma: pri­ma era una ter­ra che vive­va di turi­smo, ora è com­ple­ta­men­te mili­ta­riz­za­ta, i tata­ri sono sta­ti qua­si tut­ti cac­cia­ti, gli ucrai­ni se ne stan­no andan­do e la stan­no ripo­po­lan­do con per­so­ne che ven­go­no dal­la Rus­sia – in mag­gio­ran­za paren­ti di mili­ta­ri di stan­za nel­la peni­so­la. Que­sta è la situa­zio­ne attua­le in Crimea.

Fine pri­ma parte

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Commenti

  1. Sandro Marrone  agosto 31, 2017

    L’articolo omet­te accu­ra­ta­men­te di dire che nel 2014 a Kiev è sta­to con­dot­to un col­po di sta­to che ha con­dot­to alla cac­cia­ta dei rap­pre­sen­tan­ti demo­cra­ti­ca­men­te elet­ti e all’occupazione del­le isti­tu­zio­ni da par­te dei golpisti.
    Omes­so que­sto fat­to incon­tro­ver­ti­bi­le, è pos­si­bi­le anche nascon­de­re le respon­sa­bi­li­tà del Dipar­ti­men­to di Sta­to USA, allo­ra gui­da­to da Hil­la­ry Clin­ton, del vice­mi­ni­stro Vic­to­ria Nuland, del­la Open Socie­ty di Soros, del­le mili­zie para­mi­li­ta­ri nazi­fa­sci­ste ucrai­ne al sol­do di un noto oligarca.
    Un’altra oppor­tu­na omis­sio­ne è uti­le a can­cel­la­re il fat­to che in Cri­mea, a Seba­sto­po­li, sul Mar Nero, sor­ge una base aero­na­va­le rus­sa stra­te­gi­ca per l’accesso al Medi­ter­ra­neo e per la dife­sa dei con­fi­ni. La base è di tale impor­tan­za per la Rus­sia che anche il più stra­ni­to cono­sci­to­re di que­stio­ni geo­stra­te­gi­che avreb­be sapu­to in anti­ci­po e con cer­tez­za che la Rus­sia non l’avrebbe mai lascia­ta nel­le mani dei gol­pi­sti pro-NATO. Anche per­ché la Cri­mea, rus­sa fino al ’53, è popo­la­ta in mag­gio­ran­za da rus­si, così come il Don­bass, i qua­li si sono tro­va­ti improv­vi­sa­men­te di fron­te ad un nuo­vo pote­re cen­tra­le, for­mal­men­te e sostan­zial­men­te ille­git­ti­mo, che del­la reto­ri­ca anti­rus­sa ha fat­to la sua cifra identitaria.
    Aven­do nasco­sto tut­to que­sto, e par­lia­mo di fat­ti accer­ta­ti non di opi­nio­ni, al let­to­re euro­peo sfug­go­no altri fat­ti di capi­ta­le impor­tan­za. Uno di que­sti è che i ver­ti­ci del­la UE, Bar­ro­so e van Rom­puy alla pen­na e gli altri al gran com­ple­to han­no fir­ma­to appe­na due mesi dopo (!) l’accordo di ade­sio­ne dell’Ucraina alla UE con il gol­pi­sta “facen­te fun­zio­ni” pri­mo mini­stro (!) Yatse­niuk. Con­ser­va­te­vi que­sta sto­ri­ca foto per­ché Goo­gle l’ha già fat­ta spa­ri­re dal suo moto­re di ricer­ca: http://www.eunews.it/wp-content/uploads/2014/03/Firma-1024x506.jpg.
    Ben nar­co­tiz­za­to da tut­te que­ste omis­sio­ni (ce ne sareb­be­ro altre ma mi limi­to alle più impor­tan­ti) il let­to­re non ha moti­vo di inter­ro­gar­si sul­le ragio­ni che han­no con­dot­to alla situa­zio­ne pre­sen­te. Potreb­be chie­der­si, ad esem­pio, qua­le inte­res­se potreb­be ave­re la UE ad asso­cia­re l’Ucraina, in par­ti­co­la­re quan­do il pae­se è nel bel mez­zo di una guer­ra civi­le. L’Unione Euro­pea non è la Cro­ce Ros­sa, non ha il dove­re di “sal­va­re” gli Sta­ti in dif­fi­col­tà e tan­to meno di cari­car­si i loro con­flit­ti. Dovreb­be inve­ce, e sot­to­li­neo “dovreb­be”, pro­muo­ve­re e tute­la­re i legit­ti­mi inte­res­si dei cit­ta­di­ni euro­pei. Potreb­be chie­der­si qua­le fos­se l’interesse degli USA nel pro­muo­ve­re e attua­re il cam­bio di regi­me a Kiev. Potreb­be chie­der­si con qua­le legit­ti­mi­tà demo­cra­ti­ca i ver­ti­ci UE han­no pre­so una deci­sio­ne tan­to impe­gna­ti­va e forie­ra di futu­ri con­flit­ti come l’associazione dell’Ucraina. Potreb­be chie­der­si a chi rispon­do­no effet­ti­va­men­te i ver­ti­ci dell’Unione Euro­pea se non ai cit­ta­di­ni euro­pei. I qua­li, a mio avvi­so, di un pae­se “di con­fi­ne” in gra­ve cri­si eco­no­mi­ca, affet­to da cor­ru­zio­ne ende­mi­ca, por­ta­to­re di un con­flit­to con la Rus­sia che, fino al gol­pe, era un part­ner eco­no­mi­co impor­tan­te per l’Europa, non san­no che far­se­ne. Tut­te doman­de che i let­to­ri dell’articolo sono gar­ba­ta­men­te invi­ta­ti a NON porsi.

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