Accaparlante, 26 febbraio 2017

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

La cit­tà è in mace­rie, ora ci han­no tol­to tut­to e l’unica cosa che ci rima­ne sono i Pila­stri del­la Fede […] non c’è un cen­ti­me­tro puli­to sui nostri cor­pi. Abbia­mo i vesti­ti strap­pa­ti e non ne pos­se­dia­mo altri, ogni gior­no cam­mi­nia­mo per stra­da in cer­ca di aiu­to. Non abbia­mo più le scar­pe e le pian­te dei pie­di comin­cia­no a spac­car­si. Fa vera­men­te male, quan­do cam­mi­nia­mo per tan­to tem­po in cer­ca di un novo posto dove sta­re […] Ho pas­sa­to tut­ta la not­te con la voglia di grat­tar­mi e non sono riu­sci­to a dor­mi­re. Nel­la mia testa con­ti­nua­va­no a scor­re­re sce­ne da libri che ho let­to. Vole­vo alzar­mi e dipin­ge­re, ma non ave­vo nes­sun posto dove far­lo [non c’è più colo­re ad Alep­po. Tut­to è gri­gio, anche noi”. Adam ha quat­tor­di­ci anni e la sin­dro­me di Asper­ger, vive ad Alep­po con il padre, la sorel­la e tre fra­tel­li più gran­di. Quan­do scop­pia la guer­ra la sua fami­glia, come tan­te altre, ne vie­ne tra­vol­ta e lui cer­ca rifu­gio nel­la pit­tu­ra che gli per­met­te di dar voce ad emo­zio­ni e pau­re che non sapreb­be espri­me­re diver­sa­men­te. Sumia Suk­kar, attra­ver­so la voce inno­cen­te di Adam, rac­con­ta il con­flit­to siria­no da cui il suo popo­lo è sta­to tra­vol­to, spes­so sen­za capi­re cosa sta­va accadendo.

di Anna­li­sa Bru­nel­li, Acca­par­lan­te, 26 feb­bra­io 2017

Recen­sio­ne del libro “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra” di Sumia Suk­kar. Tra­dot­to dall’inglese da Bar­ba­ra Benini.

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Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

E’ arrivata la seconda ristampa de “Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra”, Disponibile nelle migliori librerie

Festeg­gia­mo con l’ultima recen­sio­ne appar­sa su Leggere:tutti

«Per­ché c’è una guer­ra, Yasmi­ne?» si chie­de Adam, il pic­co­lo pro­ta­go­ni­sta del roman­zo d’esordio di Sumia Suk­kar “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra”, pub­bli­ca­to nel­la ver­sio­ne ita­lia­na dall’editore il Sirente.

Una sto­ria fat­ta di colo­ri. Quel­li che Adam uti­liz­za per fis­sa­re alcu­ni momen­ti del­la sua quo­ti­dia­ni­tà su tele del­le qua­li si mostra par­ti­co­lar­men­te orgo­glio­so, ma altret­tan­to gelo­so, al pun­to da mostrar­le solo a chi è degno del­la pro­pria con­si­de­ra­zio­ne. Colo­ri che, nel­la men­te del pro­ta­go­ni­sta, han­no una con­si­sten­za, un suo­no, un sapore.

È que­sto, infat­ti, un roman­zo da leg­ge­re uti­liz­zan­do tut­ti i sen­si: se la vista è rapi­ta dal­la tavo­loz­za di colo­ri che carat­te­riz­za l’intera sto­ria, l’udito è sti­mo­la­to dal suo­no lon­ta­no del­le armi che deva­sta­no, gior­no dopo gior­no, la cit­tà di Alep­po o dal con­ti­nuo sof are di Liqui­ri­zia, un gat­to ran­da­gio che divie­ne par­te inte­gran­te del­la vita quo­ti­dia­na di Adam. Il gusto, inve­ce, ha il sapo­re dol­ce del mie­le, che per gior­ni divie­ne l’unica fon­te di sosten­ta­men­to di un’intera fami­glia, o quel­lo acre degli avan­zi rime­dia­ti in un bido­ne dell’immondizia. All’olfatto è af data la pos­si­bi­li­tà di rico­no­sce­re la pro­pria sorel­la Yasmi­ne, com­ple­ta­men­te cam­bia­ta nel cor­po e nel­lo spi­ri­to, dopo un perio­do di deten­zio­ne tra le mani di spie­ta­ti aguz­zi­ni, che non si fer­ma­no nem­me­no davan­ti alle urla dispe­ra­te di don­ne ridot­te in n di vita. Infi­ne, è il ricor­do di ciò che si pote­va s ora­re o tene­re stret­to, l’esperienza tat­ti­le di Kha­led, uno dei fra­tel­li mag­gio­ri di Adam, cui toc­che­rà la dolo­ro­sa umi­lia­zio­ne di veder­si pri­va­to del­le mani.

Il pun­to di for­za di que­sta sto­ria sta senz’altro nei pro­ta­go­ni­sti: Adam, pic­co­lo nar­ra­to­re di que­sta sto­ria, fa dell’ingenuità quel­la carat­te­ri­sti­ca che per­met­te al let­to­re di accet­ta­re ogni cosa sen­za stor­ce­re il naso. Yasmi­ne, sorel­la mag­gio­re e, di fat­to, madre di Adam per neces­si­tà, è un per­so­nag­gio che cre­sce rapi­da­men­te, con lo scor­re­re del­le pagi­ne. Da ragaz­za inna­mo­ra­ta, divie­ne una don­na matu­ra in gra­do di fron­teg­gia­re qual­sia­si emer­gen­za af dan­do­si alla pro­pria tena­cia, sen­za trop­po bada­re alle cica­tri­ci che le ha lascia­to addos­so l’ennesima guer­ra insensata.

Kha­led, Isa, Tareq, Baba e Ami­ra sono i gre­ga­ri per­fet­ti di una squa­dra alle­sti­ta sapien­te­men­te per accom­pa­gna­re il let­to­re in una sto­ria dai con­tor­ni oni­ri­ci, ma con una for­tis- sima com­po­nen­te di veridicità.

Un roman­zo che par­la del­la guer­ra con gli occhi incan­ta­ti di un bam­bi­no, che non smet­te di dipin­ge­re e di per­ce­pi­re i colori.

Paqui­to Catan­za­ro Leggere:Tutti
SUMIA SUKKAR

Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guerra

Il Siren­te, 2016
pp. 268, euro 15,00

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Il romanzo di Sumia Sukkar. Il dramma «a colori» di Aleppo

Adam ha la sindrome di Asperger e a 14 anni dipinge la guerra abbinando cromatismo e dolore. Aspro e delicato romanzo dell’esordiente anglo siriana

Avve­ni­re, Ric­car­do Michelucci

«Non c’è più colo­re ad Alep­po. Tut­to è gri­gio, anche noi. Lo scon­tro ina­spet­ta­to tra il gri­gio e l’arancione mostra le buie con­se­guen­ze di una guer­ra, ma riflet­te anche un sot­ti­le filo di spe­ran­za. Il blu not­te intor­no alle pupil­le mi par­la, mi dice degli orro­ri che ha visto. Ci man­ca un colo­re più chia­ro: il bian­co. Il cie­lo dovreb­be esse­re dipin­to di bian­co per pren­der­si gio­co del­la pre­sun­ta fine del­la guer­ra e mostra­re l’ingenuità che resta». Il dram­ma del­la Siria pren­de for­ma sot­to i nostri occhi attra­ver­so la voce inno­cen­te e lo sguar­do disin­can­ta­to di Adam, un ragaz­zi­no siria­no di quat­tor­di­ci anni affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger, che cer­ca di dare un sen­so alle pro­prie emo­zio­ni attra­ver­so la pit­tu­ra. I colo­ri gli ser­vo­no per descri­ve­re la gen­te e l’orrore che lo cir­con­da, per cer­ca­re di com­pren­de­re gli effet­ti deva­stan­ti del­la guer­ra sul­la vita del­la sua fami­glia e del­le per­so­ne che gli stan­no attor­no. Dopo aver otte­nu­to il plau­so del­la cri­ti­ca ingle­se, Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra, imma­gi­ni­fi­co roman­zo d’esordio del­la gio­va­ne scrit­tri­ce anglo-siria­na Sumia Suk­kar, vie­ne ades­so pro­po­sto anche in ita­lia­no dal­la casa edi­tri­ce Il Siren­te, spe­cia­liz­za­ta in let­te­ra­tu­ra ara­ba, con la tra­du­zio­ne di Bar­ba­ra Benini.

Con un lun­go e inin­ter­rot­to flus­so di coscien­za Adam espri­me un misto di incre­du­li­tà e pau­ra, di tene­rez­za e inno­cen­za. Dipin­ge la guer­ra per­ché «offre infi­ni­te pos­si­bi­li­tà pit­to­ri­che» e la sua pic­co­la arte fini­sce per tra­sfi­gu­rar­si in un estre­mo atto di resi­sten­za. Ma con­tra­ria­men­te alle appa­ren­ze il roman­zo non è una favo­la e quin­di non ci rispar­mia orro­ri e cru­dez­ze. È piut­to­sto un ori­gi­na­le repor­ta­ge inti­mi­sta, il ten­ta­ti­vo di spie­ga­re le con­se­guen­ze del­la guer­ra sul­la men­te di un bam­bi­no la cui leg­ge­ra for­ma di auti­smo lo por­ta a una for­te rela­zio­na­li­tà affet­ti­va con gli altri, soprat­tut­to con la sorel- la Yasmi­ne, il suo prin­ci­pa­le pun­to di rife­ri­men­to dopo la mor­te del­la mam­ma. Ogni capi­to­lo ha il nome di un colo­re, per­si­no ai per­so­nag­gi sono asse­gna­te tona­li­tà e sfu­ma­tu­re diver­se a secon­da del­la vibra­zio­ne del­le loro emo­zio­ni: Adam vede le per­so­ne avvol­te da un’aura colo­ra­ta per­ce­pen­do i loro sta­ti d’animo e i loro sen­ti­men­ti, men­tre la guer­ra è gri­gia e copre tut­to come uno spes­so stra­to di pol­ve­re che rischia di sof­fo­ca­re la nostra uma­ni­tà. La neces­si­tà di com­pren­de­re quel­lo che acca­de attor­no a lui lo tra­sfi­gu­ra poi nel ruo­lo di testi­mo­ne: «Un gior­no, quan­do sarà fini­ta la guer­ra, avrò i miei qua­dri per mostra­re alla gen­te cosa sta­va real­men­te suc­ce­den­do. I miei qua­dri non mentono».

Sumia Suk­kar Pbf_2016

L’autrice, Sumia Suk­kar, spie­ga di esser­si ispi­ra­ta ai rac­con­ti di pri­ma mano ascol­ta­ti dai suoi fami­lia­ri siria­ni e dagli ami­ci che tut­to­ra vivo­no in Siria. «In que­sti casi ci può esse­re la ten­ta­zio­ne di edul­co­ra­re quel­lo che sta acca­den­do – affer­ma – ma io ho scel­to al con­tra­rio di rac­con­ta­re i fat­ti in tut­ta la loro dram­ma­ti­ci­tà. Quel­lo che vole­vo tra­smet­te­re era l’oscenità e la cru­dez­za del­la situa­zio­ne nel­la qua­le si tro­va attual­men­te la Siria». Duran­te la ste­su­ra del roman­zo Suk­kar è sta­ta costan­te­men­te in con­tat­to su Sky­pe con una zia che vive a Dama­sco, e le sto­rie ter­ri­bi­li che le ha rac­con­ta­to sono sta­te poi in par­te river­sa­te nel roman­zo. «Ho biso­gno di dipin­ge­re e pos­so già figu­rar­mi il qua­dro nel­la testa – dice Adam –. Due ragaz­zi gio­va­ni sdra­ia­ti nell’acqua a gam­be e brac­cia diva­ri­ca­te, libe­ri, ma con il viso sfi­gu­ra­to, bru­cia­to. Si rie­sce anche a distin­gue­re dove era­no vera­men­te gli occhi e il naso. Sareb­be un dipin­to in bian­co e nero, con il viso a spet­tro cro­ma­ti­co. Sarà orri­bi­le e mera­vi­glio­so allo stes­so tempo».

Il libro deve gran par­te del­la sua ori­gi­na­li­tà pro­prio alla voce nar­ran­te, quel­la di un quat­tor­di­cen­ne che a cau­sa del­la sin­dro­me di Asper­ger è dota­to di una sen­si­bi­li­tà fuo­ri dall’ordinario e dell’intelligenza di un bam­bi­no più pic­co­lo del­la sua età. La sua tene­ra inge­nui­tà diven­ta un moni­to con­tro l’assurdità di tut­te le guer­re, come quan­do sen­te una fol­la che accla­ma Assad e si chie­de: «Se stan­no dal­la par­te del pre­si­den­te, per­ché allo­ra ucci­do­no la gen­te del suo Pae­se?». Oppu­re quan­do si affac­cia alla fine­stra di casa sua e gli uomi­ni che vede in stra­da gli sem­bra­no un dipin­to, qual­co­sa che Sal­va­dor Dalì dipin­ge­reb­be nel suo famo­so qua­dro Vol­to del­la guer­ra. La gio­va­ne scrit­tri­ce (ave­va appe­na ven­ti­due anni quan­do il libro è usci­to in Inghil­ter­ra) spie­ga che la scel­ta si è resa neces­sa­ria per ren­de­re più inten­so ed effi­ca­ce l’impatto nar­ra­ti­vo del­la storia.

È qua­si ine­vi­ta­bi­le trac­cia­re un para­go­ne con il roman­zo best sel­ler di Mark Had­don usci­to una deci­na d’anni fa, Lo stra­no caso del cane ucci­so a mez­za­not­te. Anche in quel caso il pro­ta­go­ni­sta era Chri­sto­pher, un quin­di­cen­ne affet­to dal mede­si­mo distur­bo per­va­si­vo del­lo svi­lup­po, costret­to ad affron­ta­re fat­ti tra­gi­ci con un’emotività al di fuo­ri dell’ordinario. Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra ha però il gran­de pre­gio di rap­pre­sen­ta­re con uno sguar­do ine­di­to e sor­pren­den­te una del­le più ter­ri­bi­li cri­si uma­ni­ta­rie del nostro tem­po, di dimo­stra­re come la fan­ta­sia e l’immaginazione pos­sa­no pro­teg­ger­ci dagli orro­ri del mon­do, e di indi­vi­dua­re una spe­ran­za per il popo­lo siria­no nel­la sua fede incrol­la­bi­le in Dio e nel­la for­za degli affet­ti. In Gran Bre­ta­gna è sta­to adat­ta­to sot­to for­ma di docu­men­ta­rio radio­fo­ni­co pas­san­do nel pre­sti­gio­so Satur­day Dra­ma del­la Bbc e sono già sta­ti acqui­sta­ti i dirit­ti per la rea­liz­za­zio­ne di un film trat­to dal libro.

08/01/ 2017

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Un corpo senza pelle

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra di Sumia Sukkar

Ros­so rubi­no è il colo­re pre­fe­ri­to da Adam, è il colo­re che ema­na da sua sorel­la Yasmi­ne quan­do è feli­ce. La sua risa­ta è diver­ten­te: è come sbuc­cia­re una mela su una super­fi­cie bagna­ta e splen­den­te. Il gri­gio è il colo­re del­la nega­ti­vi­tà, Gusta­ve Aschen­bach di Mor­te a Vene­zia pul­sa di gri­gio, deve esse­re cat­ti­vo, il gri­gio è il colo­re dei bul­li che lo tor­men­ta­no a scuo­la. L’arancio mesco­la­to al blu è il ter­ro­re negli occhi di qual­cu­no. Il vio­la è il colo­re del­la mor­te, il colo­re che esa­la­va dal­la bara di mam­ma quan­do se ne è anda­ta. Adam capi­sce i colo­ri, il loro alfa­be­to e se ne ser­ve per dipin­ge­re il suo mon­do, che si ridu­ce alla casa che è anche il suo san­tua­rio, un luo­go in cui può nutri­re le sue osses­sio­ni e dove gli altri le rispet­ta­no. Sa esat­ta­men­te qua­li mat­to­nel­le sal­ta­re per arri­va­re al fri­go sen­za che acca­da nul­la di brut­to, sa come sal­ta­re dal­la soglia di came­ra sua al let­to schi­van­do il tap­pe­to, sa quan­ti pas­si a destra fare pri­ma di uno a sini­stra, cono­sce gli umo­ri dei suoi cari: baba, che tor­na a casa tut­te le sere alle 16:48, i suoi Tareq e Kha­led con cui non par­la mai per­ché la sua voce si rifiu­ta di usci­re dal­la gola, suo fra­tel­lo Isa e sua sorel­la Yasmi­ne con cui rie­sce a comu­ni­ca­re anche se non ama mol­to far­lo. Vive in un mon­do gover­na­to da rego­le e abi­tu­di­ni che non rie­sce a deci­fra­re. Adam non capi­sce le men­zo­gne: per­ché le per­so­ne, scel­go­no di rac­con­ta­re qual­co­sa che non è acca­du­to tra­la­scian­do inve­ce qual­co­sa che è acca­du­to? Adam non capi­sce le bar­zel­let­te, ma sa ride­re, solo Yasmi­ne e il suo ami­co e vici­no di casa Ali san­no come far­lo ride­re. Adam non capi­sce le meta­fo­re, ma ne usa a pie­ne mani per inter­pre­ta­re le emo­zio­ni. Adam non capi­sce la guer­ra: per­ché qual­cu­no dovreb­be voler fare del male a qual­cun altro, pri­var­lo del­la vita o del­le mani o del suo bam­bi­no non nato, o del­la casa o di tut­to que­sto insie­me? Que­ste cose lo con­fon­do­no, il ver­de del­la malat­tia lo rat­tri­sta e in que­ste occa­sio­ni bat­te­re i pie­di, don­do­lar­si, con­ta­re, non basta a cal­mar­lo, ha biso­gno di tira­re l’elastico che ha al pol­so una, due, mil­le vol­te, anche se il rumo­re infa­sti­di­sce baba e i segni ros­si si fan­no sem­pre più marcati…

Adam pro­cla­ma di non capi­re le emo­zio­ni, ma, con l’irrompere del­la guer­ra nel­la sua vita, con l’instabilità cre­scen­te dei pila­stri che sor­reg­go­no il suo mon­do, la fuga da Alep­po ver­so la sal­vez­za a Dama­sco, la fame, la sete, il dolo­re, le feri­te sue e dei suoi fami­lia­ri, le per­di­te, i distac­chi tem­po­ra­nei o defi­ni­ti­vi che sia­no, tut­ta la sua esi­sten­za è scar­di­na­ta, il blu­ma­ri­no e il bian­co­ne­ve ‒ i colo­ri del­la mor­te e del dolo­re e del­la per­di­ta ‒ sono sem­pre più pre­sen­ti, ecco che le emo­zio­ni gli flui­sco­no attra­ver­so, gli sfer­za­no la car­ne, non ha più bar­rie­re né pel­le per difen­der­si. Non riman­go­no che il gat­to Liqui­ri­zia e un orec­chio che nascon­de in tasca e tira fuo­ri quan­do ha biso­gno di con­fi­dar­si, di river­sar­ci den­tro il mare di dolo­re e con­fu­sio­ne che lo sof­fo­ca. La sin­dro­me di Asper­ger de Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra è una par­te essen­zia­le del libro esat­ta­men­te quan­to la guer­ra. Adam rac­con­ta se stes­so e ciò che gli è ester­no attra­ver­so l’unico alfa­be­to che gli è fami­lia­re: i colo­ri; le sue osses­sio­ni sono la bar­rie­ra di dife­sa tra un ragaz­zo che sem­bra vive­re gli even­ti attra­ver­so un cor­po sen­za pel­le, tut­to lo toc­ca in manie­ra dolo­ro­sa e stor­den­te, il mon­do suo­na le sue note sto­na­te e caco­fo­ni­che strim­pel­lan­do diret­ta­men­te sul­le cor­de dei suoi ner­vi. La voce di Yasmi­ne, che si alter­na alla sua nel rac­con­to del­la fuga, è inve­ce poten­te, sten­to­rea, qua­si dolo­ro­sa­men­te con­cre­ta. È una don­na appas­sio­na­ta, una com­bat­ten­te riso­lu­ta, che ha paga­to col pro­prio cor­po il prez­zo del­la ribel­lio­ne, che ha rinun­cia­to a mol­to per amo­re di Adam e che gui­de­rà tut­ta la fami­glia nel­la mar­cia mas­sa­cran­te attra­ver­so il deser­to, si pren­de­rà cura di tut­ti, di Ami­ra e del bam­bi­no fan­ta­sma che abi­ta nel suo cor­po, di Kha­led sen­za mani, di Ali e Adam e Tareq; pren­de deci­sio­ni dure come lasciar anda­re via ver­so la sal­vez­za baba mala­to; ingo­ia il dolo­re del­la per­di­ta di Isa e sop­por­ta le tor­tu­re e il car­ce­re. Un libro com­ples­so, poten­te, che affron­ta due temi dif­fi­ci­lis­si­mi con leg­ge­rez­za e ori­gi­na­li­tà non disgiun­te da una pro­fon­da capa­ci­tà di inda­gi­ne, un testo in cui tut­to ha un suo sen­so e con­tri­bui­sce a decli­na­re e dise­gna­re le emo­zio­ni di Adam e di tut­ti gi atto­ri di un dram­ma che da nazio­na­le si fa inti­mo, per­so­na­le. Mol­to signi­fi­ca­ti­va è la scel­ta dell’autrice di non usa­re le maiu­sco­le per alcu­ni nomi pro­pri o di usar­le in un cer­to modo per dare for­za gra­fi­ca agli sta­ti d’animo. Nel com­ples­so un bel­lis­si­mo libro, a par­ti­re dal­la veste edi­to­ria­le cura­tis­si­ma impre­zio­si­ta da una stu­pen­da coper­ti­na e da un cameo in pri­ma pagi­na che sin­te­tiz­za il tema del libro.

Man­gia­li­bri, Lisa Puzel­la, 11/01/2016

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La guerra di Aleppo vissuta con la sindrome di Asperger

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra” il nuovo libro di Sumia Sukkar

Quan­do esplo­de una bom­ba per Adam, il gio­va­ne pro­ta­go­ni­sta di “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra” di Sumia Suk­kar (Il Siren­te, tra­du­zio­ne di Bar­ba­ra Beni­ni), diven­ta tut­to gri­gio. Ogni emo­zio­ne per lui cor­ri­spon­de a un colo­re e ogni choc lo spin­ge a dipin­ge­re. Adam vive ad Alep­po, ha 14 anni, è affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger, distur­bo del­lo svi­lup­po impa­ren­ta­to con l’autismo, ed è sua la voce nar­ran­te del­la sto­ria che Sumia Suk­kar, gio­va­ne autri­ce nata a Lon­dra nel 1992 da padre siria­no e madre alge­ri­na, ha scel­to per rac­con­ta­re la vita di una fami­glia siria­na nel mez­zo del­la dram­ma­ti­ca cri­si comin­cia­ta nel 2011.

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia Sukkar

Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guerra_cover

Un pun­to di vista ori­gi­na­le che enfa­tiz­za e poten­zia la sen­sa­zio­ne di incom­pren­si­bi­li­tà e di assur­do che si pro­va di fron­te al con­flit­to siria­no e che por­ta l’attenzione sul mon­do dell’infanzia feri­ta dal­le guer­re. I bam­bi­ni siria­ni, infat­ti, come sot­to­li­nea anche l’autrice “si sono sve­glia­ti improv­vi­sa­men­te un gior­no e si sono tro­va­ti adul­ti, per­den­do una par­te essen­zia­le dell’esperienza del­la crescita”.

Scuo­le chiu­se, pol­ve­re su ogni super­fi­ce, man­can­za di cibo e di elet­tri­ci­tà, cor­pi ste­si a ter­ra, boa­ti improv­vi­si, pau­ra, vio­len­za e distru­zio­ne ovun­que. “Non c’è più colo­re ad Alep­po. Tut­to è gri­gio, anche noi”. Que­sta è la real­tà che il pic­co­lo Adam vive d’un trat­to nel­la sua bel­la Alep­po, cit­tà che Sumia Suk­kar non ha mai visto ma che si è fat­ta rac­con­ta­re dai paren­ti in lun­ghe e stra­zian­ti con­ver­sa­zio­ni via Skype.

Più che il luo­go per l’autrice era impor­tan­te mostra­re le dif­fi­col­tà di com­pren­sio­ne del­la situa­zio­ne che si vivo­no oggi in Siria e che lei stes­sa pro­va. Una real­tà che Sumia sen­te appar­te­ner­le pro­fon­da­men­te pur essen­do nata in Inghil­ter­ra e sen­ten­do­si “a casa” a Lon­dra. Adam, il pro­ta­go­ni­sta, non capi­sce quel­lo che suc­ce­de intor­no a lui. La guer­ra gli fa gira­re la testa. Non rie­sce a rin­trac­cia­re i pen­sie­ri, met­ter­li in ordi­ne e a dire ciò che sente.

Ho scel­to un per­so­nag­gio con la sin­dro­me di Asper­ger per dar­gli un toc­co di inno­cen­za, in con­tra­sto con le cose orri­bi­li che acca­do­no in guer­ra” spie­ga l’autrice al suo debut­to nar­ra­ti­vo che ha già rac­col­to mol­ti suc­ces­si, tra cui la dram­ma­tiz­za­zio­ne radio­fo­ni­ca del­la sto­ria tra­smes­sa nel pre­sti­gio­so “Satur­day Dra­ma” del­la BBC, dopo la qua­le sono sta­ti acqui­sta­ti i dirit­ti per la rea­liz­za­zio­ne di un film trat­to dal libro.

Sumia Suk­kar

Sumia fa gira­re la vita del pro­ta­go­ni­sta intor­no al colo­re. Adam vede le per­so­ne avvol­te da un’aurea colo­ra­ta a secon­da dei loro sta­ti d’animo e, per pro­va­re sol­lie­vo, dipin­ge il suo ter­ri­fi­can­te vis­su­to, gior­no per gior­no, choc dopo choc, men­tre la sua mera­vi­glio­sa cit­tà vie­ne divi­sa e distrut­ta dai bom­bar­da­men­ti. Resta­no nel­le stra­de solo sche­le­tri di palaz­zi, poz­ze di fan­go, fasci di fili elet­tri­ci pen­zo­lan­ti e fumo nell’aria, la gen­te muo­re o scap­pa e anche la sua casa fini­rà in mace­rie. L’unico modo che il ragaz­zi­no tro­va per non pen­sa­re, per espri­me­re le sue emo­zio­ni e per soprav­vi­ve­re a un’atmosfera cupa, impol­ve­ra­ta e neb­bio­sa è la pittura.

L’arte diven­ta così una for­ma di resi­sten­za a que­sto momen­to buio in cui il gio­va­ne pro­ta­go­ni­sta si tro­va tan­to da valu­ta­re la pos­si­bi­li­tà di dise­gna­re con il san­gue, inte­so come meta­fo­ra di vita. “Come può il san­gue pren­de­re il posto del colo­re?” si chie­de a un cer­to pun­to quan­do gli com­pa­re davan­ti agli occhi e una par­te di sé lo spin­ge a pren­der­ne un po’ per dipin­ge­re. “Il san­gue è vera­men­te den­so, ma c’è ne così tan­to che sem­bra acqua… / Sem­bra cal­do e fred­do allo stes­so tem­po. Quan­do toc­chi il san­gue, è come se le tue sen­sa­zio­ni si scol­le­gas­se­ro. I miei sen­si sono con­fu­si…” dice Adam e tira indie­tro la mano. Poi fa uno schiz­zo: un occhio nel mez­zo del­la pagi­na con una pupil­la che ha den­tro una sto­ria. Come se quel­la sto­ria fos­se tut­ta da scri­ve­re: la sto­ria del­la nuo­va Siria che rina­sce­rà dopo la distruzione.

 Reset, Fran­ce­sca Bel­li­no, 11/01/2017

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Francesca Paci, “La Stampa” (9 gennaio 2017)

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Sumia Sukkar, c’è un ragazzo che ha visto morire i colori di Aleppo

La scrittrice algerino-siriana racconta la guerra attraverso gli occhi di un giovane pittore

di Fran­ce­sca Paci, “La Stam­pa” (9 gen­na­io 2017)

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarGli ulti­mi gior­ni di Alep­po, dopo quat­tro anni di asse­dio gover­na­ti­vo aggra­va­to dal­la pres­sio­ne dell’Isis, sono cupi, gri­gi, le foto che giun­go­no dall’interno rac­con­ta­no le mace­rie e la scom­par­sa dei colo­ri. Alep­po ricor­da Sara­je­vo, si è det­to. Ma for­se ricor­da anco­ra di più Guer­ni­ca, la cit­tà basca sven­tra­ta dai fran­chi­sti così come la dipin­se memo­ra­bil­men­te Picas­so. Si può fin­ge­re di non vede­re, ma la fine del mon­do è lì, a due ore di volo dall’Italia. Chi non si accon­ten­ta del­le cro­na­che, che fati­can­do a tene­re il pas­so del­la distru­zio­ne pro­fon­da inse­guo­no la con­ta dei mor­ti, può met­te­re mano oggi a un bre­ve roman­zo inti­to­la­to “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra”, l’opera pri­ma del­la 24enne alge­ri­no-siria­na Sumia Suk­kar in cui sen­za la pre­sun­zio­ne di spie­ga­re l’inspiegabile il pic­co­lo pro­ta­go­ni­sta Adam illu­stra pas­so pas­so la per­di­ta di colo­re del­la sua vita.

L’esperimento let­te­ra­rio fun­zio­na. Sia­mo ad Alep­po, un perio­do inde­fi­ni­to ma recen­te. Adam ha 14 anni, ha per­so la mam­ma quan­do ne ave­va 11 e vive ad Alep­po con il padre, i fra­tel­li Kha­led e Tariq e l’adorata sorel­la Yasmi­ne, dal­la cui vario­pin­ta per­so­na­li­tà s’ispira per dipin­ge­re qua­dri su qua­dri. La sua tavo­loz­za regi­stra pen­nel­la­ta dopo pen­nel­la­ta l’involuzione del­la tra­ge­dia siria­na ini­zia­ta nel 2011 come paci­fi­ca pro­te­sta con­tro il dit­ta­to­re di Dama­sco e dege­ne­ra­ta nell’inferno in cui, con gli idea­li, sono mor­te alme­no 400 mila persone.

Adam dipin­ge, sogna la com­pa­gna di scuo­la «dagli occhi color Nutel­la» di cui ha dimen­ti­ca­to il nome, leg­ge Mor­te a Vene­zia di Tho­mas Mann e nota che Gustav Aschen­bach ha un nome gri­gio. La Sto­ria subi­sce un’accelerata e la sua vita si fer­ma, impri­gio­na­ta in un eter­no pre­sen­te dove si annul­la tut­to, l’amore segre­to di Yasmi­ne, l’arrivo in fami­glia del­la bel­lis­si­ma cugi­na Ami­ra rima­sta vedo­va, il ricor­do del­le vacan­ze al mare, la mili­tan­za dei fra­tel­li sem­pre più brac­ca­ti dai gover­na­ti­vi, i vici­ni di casa ster­mi­na­ti in salot­to e lascia­ti a mar­ci­re nel loro san­gue, la fol­lia inci­pien­te del padre che pren­de a chia­ma­re tut­ti con il nome del­la moglie defun­ta, Maha.

«Non so chi sono i buo­ni e chi sono i cat­ti­vi» dice a un cer­to pun­to il pro­ta­go­ni­sta ripe­ten­do un pen­sie­ro del­la sorel­la. Alep­po è un fan­ta­sma così come le ban­die­re dei ribel­li, la gen­te vie­ne giu­sti­zia­ta a raf­fi­ca, al mer­ca­to ber­sa­glia­to dai com­bat­ti­men­ti si tro­va­no solo dat­te­ri dal sapo­re anti­co. Ormai imper­ver­sa il nero. Quan­do degli uomi­ni “bion­di e gran­di” rapi­sco­no Yasmi­ne sot­to i suoi occhi impo­ten­ti Adam boc­cheg­gia: «Ho il cuo­re nel­lo sto­ma­co (…). E’ come se il catra­me bol­len­te ci fos­se cala­to sopra».

I colo­ri incal­za­no la let­tu­ra e la guer­ra siria­na non sem­bra più quell’eco lon­ta­na in sot­to­fon­do alle nostre pene refe­ren­da­rie. Yasmi­ne nel­le mani dei suoi aguz­zi­ni subi­sce le tor­tu­re più atro­ci e si tin­ge di inda­co, fin quan­do vie­ne libe­ra­ta da un grup­po di ribel­li che inneg­gia­no a un Dio del­la cui esi­sten­za si fa fati­ca a con­vin­cer­si. Adam dipin­ge come un for­sen­na­to, imma­gi­na di sen­ti­re l’amato Geor­ge Orwell sug­ge­rir­gli che il san­gue è il sosti­tui­vo del­la pit­tu­ra e ne rac­co­glie in stra­da per can­cel­la­re alme­no dal­le sue tele il gri­gio che gra­dual­men­te avvol­ge la cit­tà e la vita.

L’epilogo del libro non è anco­ra l’epilogo di Alep­po, alme­no non men­tre scri­via­mo. Il pro­ta­go­ni­sta si aggrap­pa a un gat­to sal­va­to dai con­na­zio­na­li affa­ma­ti che vor­reb­be­ro nutrir­se­ne e si met­te in cam­mi­no ver­so Dama­sco con la sorel­la e quan­to resta del­la fami­glia. La stra­da è lun­ga in tut­ti i sen­si, la sal­vez­za una chi­me­ra, il ricor­do dell’inno nazio­na­le un requiem dispe­ra­to, vita e sogno si con­fon­do­no e con­fon­do­no il let­to­re. «Per­ché c’è una rivo­lu­zio­ne? (…). Non c’è più colo­re ad Alep­po. Tut­to è gri­gio, anche noi». Chiu­so il libro resta la Sto­ria, dif­fi­ci­le fare anco­ra fin­ta di niente.

All’inizio (del libro) fu l’arancione. Sono pas­sa­ti 11 mesi da quan­do i pri­mi atti­vi­sti ispi­ra­ti da piaz­za Tah­rir han­no por­ta­to in stra­da la richie­sta di demo­cra­zia. Il mon­do di Adam è anco­ra in pie­di, in casa si man­gia­no ver­du­re ripie­ne e cir­co­la l’aroma del caf­fè, la tv dif­fon­de la disin­for­ma­zio­ne del regi­me ma fun­zio­na, la fine­stra inqua­dra l’abbandono dell’un tem­po viva­ce caf­fè Shams eppu­re l’aria pro­fu­ma anco­ra di vita. Poi la scuo­la chiu­de, l’acqua e l’elettricità comin­cia­no a scar­seg­gia­re, il fri­go­ri­fe­ro si svuo­ta, per stra­da com­pa­io­no cada­ve­ri scom­po­sti e Adam vede vio­la, lo stes­so vio­la che ave­va visto ema­na­re dal­la bara del­la mam­ma. I dimo­stran­ti dila­ga­no, i fra­tel­li e la sorel­la sono dei loro, gli slo­gan ripe­to­no «Abbas­so il regi­me», si spa­ra, esplo­do­no le bom­be e si lascia­no die­tro mace­rie su mace­rie, il vio­la si mesco­la al ros­so del sangue.

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Passando per Aleppo

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra di Sumia Sukkar

Edi­tri­ce Il Siren­te ha pub­bli­ca­to Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra, di Sumia Suk­kar (tra­du­zio­ne di Bar­ba­ra Beni­ni). Non si trat­ta di una serie di rac­con­ti ma di un roman­zo che del­la for­ma bre­ve ha lo sti­le essenziale.

È un libro diret­to, sen­za fron­zo­li, che rac­con­ta in modo ori­gi­na­le il dram­ma siria­no attra­ver­so lo sguar­do di un gio­va­ne affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger. Adam e la sua fami­glia vivo­no le pro­fon­de sof­fe­ren­ze di un inte­ro popo­lo, sof­fe­ren­ze descrit­te in modo empa­ti­co sot­to for­ma di repor­ta­ge let­te­ra­rio (una sor­ta di can­di­do new jour­na­li­sm), da chi la guer­ra non la capi­sce e attra­ver­so la pro­pria crea­ti­vi­tà e la pro­pria inno­cen­za ten­ta incon­sa­pe­vol­men­te di dare spe­ran­za a chi lo cir­con­da. Scrit­to quan­do l’autrice ave­va solo ven­tu­no anni, Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra, è un roman­zo dal lin­guag­gio sem­pli­ce e leg­ge­ro, capa­ce di nar­ra­re pro­fon­de ingiu­sti­zie e dina­mi­che fami­lia­ri e socia­li deva­sta­te da un con­flit­to che sem­bra non ave­re fine. Un testo uti­le, a mio avviso, per i let­to­ri più gio­va­ni, spes­so disin­te­res­sa­ti a for­me di sag­gi­sti­ca pom­po­sa e arzigogolata.

Dall’articolo Appun­ti da un bor­del­lo tur­co (pas­san­do per New Orleans, Alep­po e Buca­re­st) di Loren­zo Maz­zo­ni pub­bli­ca­to il 29 novem­bre 2016 su il Fat­to Quotidiano

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