La Mecca-Phuket” di Saphia Azzedine, giovane franco-marocchina ritrae il suo ambiente con lucida ironia

di Cri­stia­na Mis­so­ri, ANSA­med, 13/02/2017

”L’ascensore era spes­so in pan­ne ma i chiac­chie­ric­ci tro­va­va­no sem­pre il modo di giron­zo­la­re da un pia­no all’altro. Di me dice­va­no che ero una sfron­ta­ta, di mia sorel­la che era una ragaz­za per bene e di mia madre che lascia­va trop­po gras­so nel taji­ne di mon­to­ne. Mio padre, tut­to som­ma­to, lo rispar­mia­va­no, anche se era l’unico di tut­to il palaz­zo a non esse­re anco­ra hajj, il che lo tor­men­ta­va. Per­ché i miei geni­to­ri ave­va­no un’unica osses­sio­ne: fare il pel­le­gri­nag­gio alla Mec­ca”. Il palaz­zo è quel­lo di una ban­lieue pari­gi­na, il rac­con­to, è quel­lo di Fai­rouz, figlia di immi­gra­ti maroc­chi­ni in Fran­cia, che com­bat­te osti­na­ta­men­te con­tro se stes­sa per eman­ci­par­si dal­le sue origini.

Insie­me a una del­le sue sorel­le mino­ri, Kal­soum, deci­de di rag­gra­nel­la­re la som­ma neces­sa­ria per rega­la­re ai suoi geni­to­ri devo­ti il sogno di una vita: il hajj. A nar­ra­re la sua sto­ria, è Saphia Azzed­di­ne — gio­va­ne autri­ce fran­co-maroc­chi­na — che in La Mec­ca-Phu­ket (in usci­ta a fine feb­bra­io nel­le libre­rie per la col­la­na Altria­ra­bi Migran­te de Il Siren­te, pp. 130 Euro 15), com­pie un affre­sco mol­to iro­ni­co, a trat­ti irri­ve­ren­te e diver­ten­te, di quel che acca­de nell’edificio in cui vive la sua protagonista.

Stret­ta fra la voglia di vive­re lai­ca­men­te le sue ori­gi­ni ara­bo-musul­ma­ne: ”ero quel­lo che si chia­ma comu­ne­men­te una musul­ma­na lai­ca, che non rom­pe le pal­le a nes­su­no”, annun­cia Fai­rouz in una del­le pri­me pagi­ne del libro. ”Ci ten­go a pre­ci­sar­lo, per­ché visti da lon­ta­no si ha l’impressione che oggi i musul­ma­ni rom­pa­no le pal­le, sem­pre, con­ti­nua­men­te e a tut­ti quan­ti. Quan­do non bru­cia­no le mac­chi­ne, bru­cia­no le don­ne, quan­do non sono le don­ne, sono le sina­go­ghe e quan­do non sono le sina­go­ghe, se la pren­do­no con le chie­se, i musei e i neo­na­ti. Ma Dio è mise­ri­cor­dio­so, la Fran­cia mol­to cle­men­te e il musul­ma­no abba­stan­za filo­so­fo, in fin dei conti”.

Altret­tan­to luci­da quan­do descri­ve i difet­ti del­la sua comu­ni­tà di ori­gi­ne: ”Sem­bra che. Ho sen­ti­to dire che. Poi la gen­te dirà che. Ecco più o meno quel­lo che rovi­na le socie­tà ara­bo-musul­ma­ne in gene­ra­le e il mio palaz­zo in particolare. Abitavo in un caser­mo­ne in cui i pet­te­go­lez­zi face­va­no da fon­da­men­ta e il cemen­to da cer­vel­lo (…). La mege­ra del nono ave­va rife­ri­to a mia madre (per il suo bene) quel che si dice­va nel­le alte sfe­re del palaz­zo. Una mac­chi­na nuo­va era pro­prio neces­sa­ria pri­ma di adem­pie­re a un dove­re isla­mi­co? Quel­le mal­di­cen­ze tor­men­ta­va­no i miei pove­ri geni­to­ri che fin­ge­va­no di fregarsene”.

Saphia Azzed­di­ne, nata ad Aga­dir nel 1979, ha all’attivo sei roman­zi. Da quel­lo di esor­dio, Con­fi­den­ces à Allah (2008) sono sta­ti trat­ti una piè­ce tea­tra­le e un fumetto.

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Cristiana Missori, “ANSAmed” (7 novembre 2011)

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Pisa Book Fest apre finestra su Siria con Hamadi e Sukkar

di Cri­stia­na Mis­so­ri, “ANSA­med” (7 novem­bre 2011)

Dall’11 al 13 novem­bre tor­na il Pisa Book Festi­val, il salo­ne nazio­na­le del libro dedi­ca­to alle case edi­tri­ci indi­pen­den­ti ita­lia­ne. Ospi­ta­ta al Palaz­zo dei Con­gres­si, la maIl ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia Sukkarnife­sta­zio­ne — che dal 2003 riu­ni­sce edi­to­ri, scrit­to­ri, tra­dut­to­ri, illu­stra­to­ri e arti­sti ita­lia­ni e stra­nie­ri — apri­rà una fine­stra sul­la tra­ge­dia siria­na con un dop­pio appun­ta­men­to: quel­lo con Sha­dy Hama­di, che pre­sen­te­rà il suo ulti­mo libro, ‘Esi­lio dal­la Siria. Una lot­ta con­tro l’indifferenza’ (Add Edi­to­re, 2016) e Sumia Suk­kar, con il suo ulti­mo roman­zo, ‘Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra’ (il Siren­te, 2016). Due gio­va­ni auto­ri — il pri­mo nato a Mila­no nel 1988 madre ita­lia­na e padre siria­no; la secon­da, nata a Lon­dra nel 1992, da padre siria­no e madre alge­ri­na — che rac­con­ta­no il dram­ma e la sof­fe­ren­za del popo­lo siria­no. Hama­di, attra­ver­so il suo per­so­na­le esi­lio (fino al 1997 gli è sta­to vie­ta­to di entra­re in Siria in segui­to all’esilio del padre Moha­med, mem­bro del Movi­men­to nazio­na­li­sta ara­bo), affron­ta temi qua­li iden­ti­tà, inte­gra­li­smo, rap­por­to tra le reli­gio­ni, liber­tà e lot­ta con­tro la dit­ta­tu­ra. Suk­kar inve­ce sce­glie di far­lo attra­ver­so gli occhi di un ragaz­zo affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger, che vuo­le capi­re il con­flit­to siria­no e i suoi effet­ti dipin­gen­do le sue emozioni.

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Libri: in italiano ultimo libro Nàgi, ma lui è in carcere

(di Lucia­na Bor­sat­ti) (ANSA­med) — ROMA, 3 OTT — Una sedia vuo­ta per uno scrit­to­re che non c’è e che in Egit­to detie­ne anche il pri­ma­to di pri­mo auto­re fini­to in car­ce­re per il pro­prio libro. Era quel­la riser­va­ta ad Ahmed Nagi, auto­re di “Vita: istru­zio­ni per l’uso” (Il Siren­te, pp. 270, 18 euro), in un incon­tro ieri a Roma cui ha potu­to par­te­ci­pa­re solo il gra­fi­co Ayman Al Zor­qa­ni, che ha co-fir­ma­to il libro per le sue pro­vo­ca­to­rie illustrazioni.

Il 20 feb­bra­io scor­so Nàgi è sta­to con­dan­na­to a due anni di car­ce­re per ‘oltrag­gio al pudo­re’, dopo che un capi­to­lo del libro — già dato alle stam­pe — era sta­to pub­bli­ca­to su un perio­di­co let­te­ra­rio. Il pro­ces­so era nato dal­la denun­cia di un pri­va­to cit­ta­di­no che si era sen­ti­to tur­ba­to dai rife­ri­men­ti al ses­so fre­quen­ti in un rac­con­to pur pri­ma­ria­men­te incen­tra­to sul­la real­tà socia­le del Cai­ro — metro­po­li che, dopo una ter­ri­bi­le cata­stro­fe natu­ra­le, una “Socie­tà degli Urba­ni­sti”, vuo­le rico­strui­re cam­bian­do­la radicalmente.

Ma dopo il pro­scio­gli­men­to in pri­mo gra­do, “la pub­bli­ca accu­sa ha deci­so di tra­sfor­ma­re l’indignazione del pri­va­to cit­ta­di­no in indi­gna­zio­ne del­lo Sta­to — affer­ma Ric­car­do Nou­ry, por­ta­vo­ce di Amne­sty Inter­na­tio­nal Ita­lia che ha patro­ci­na­to il libro — facen­do scat­ta­re la con­dan­na”. Con­tro la qua­le a nul­la sono val­se le pro­te­ste di 700 intel­let­tua­li egi­zia­ni e il Pre­mio Bar­bey Free­dom to Wri­te con­fe­ri­to da Pen al gio­va­ne scrit­to­re. Tan­to da far pen­sa­re, sot­to­li­nea anco­ra Nou­ry, che la col­pa di Nagi non sia­no sta­ti tan­to i det­ta­gli su ses­so e dro­ga spar­si nel libro, quan­to il rea­li­smo con cui descri­ve “una Cai­ro tri­ste, vio­len­za, putri­da e cat­ti­va”: l’aver mostra­to cioè “l’immostrabile”. “E’ tri­ste esse­re qui con Ahmed in pri­gio­ne”, ha det­to Al Zor­qa­ni. Pare che Nàgi stia fisi­ca­men­te bene, ha aggiun­to, ma sia costret­to a subi­re “mol­te pres­sio­ni psicologiche”.

Il libro — scrit­to pri­ma del­la rivo­lu­zio­ne del 2011 — “è una disce­sa tra le mil­le stra­ti­fi­ca­zio­ni del Cai­ro”, rac­con­ta il gra­fi­co, dove a lui è anda­to tra l’altro il com­pi­to di descri­ve­re con trat­ti impie­to­si “gli ani­ma­li” del­la metro­po­li, ste­reo­ti­pi di per­so­nag­gi che “cer­ca­no di ren­der­si accet­ta­bi­li”. Nagy, noto anche per esse­re sta­to uno dei pri­mi blog­ger egi­zia­ni, non è l’unico auto­re che ha visto la pro­pria ope­ra cen­su­ra­ta, me è sta­to appun­to il pri­mo a subi­re una con­dan­na in car­ce­re gli stes­si moti­vi. In que­sto modo le isti­tu­zio­ni dell’era del pre­si­den­te Sisi han­no volu­to dare “un mes­sag­gio” anche agli altri, sostie­ne il gio­va­ne dise­gna­to­re, e per que­sto dif­fi­cil­men­te potrà ave­re scon­ti di pena. Quan­to al con­sen­so socia­le di cui l’ex gene­ra­le gode, valu­ta Al Zor­qa­ni, è dimi­nui­to rispet­to all’epoca del suo inse­dia­men­to, cer­ta­men­te tra i gio­va­ni e anche per aver man­ca­to di incon­tra­re le aspet­ta­ti­ve di varie clas­si socia­li in cam­po eco­no­mi­co. Ma da qui a dire che non sareb­be ora in gra­do di vin­ce­re nuo­ve ele­zio­ni ce ne pas­sa: dipen­de da chi altro cor­re­reb­be per la cari­ca, lascia capi­re il gra­fi­co, e resta for­te tra gli egi­zia­ni il biso­gno di sta­bi­li­tà che Sisi ha incarnato.

Ma sul fron­te dei media il pano­ra­ma descrit­to da Al Zor­qa­ni è qua­si deser­ti­fi­ca­to: o sono schie­ra­ti con Sisi o sono la voce dei Fra­tel­li musul­ma­ni (estro­mes­si dal pote­re nel 2013, ndr).

Amplia­to inol­te lo spa­zio di mano­vra e di arbi­trio di cui il sin­go­lo appar­te­nen­te agli appa­ra­ti di sicu­rez­za può ora valer­si rispet­to al pas­sa­to: come a dire, spie­ga, che un caso come quel­lo di Giu­lio Rege­ni, tor­tu­ra­to e ucci­so da mani anco­ra igno­te, ai tem­pi dell’ex pre­si­den­te Muba­rak non sareb­be potu­to acca­de­re sen­za che i ver­ti­ci lo sapes­se­ro. (ANSA­med).

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Libri: ‘L’autunno, qui, è magico e immenso’, di Golan Haji

ANSA­med | 25 novem­bre 2013 | Cri­stia­na Missori |

(ANSA­med) — ROMA, 25 NOV — La guer­ra, la bel­lez­za, il san­gue e l’amore. Sono que­sti alcu­ni temi che com­pon­go­no la rac­col­ta di poe­mi scrit­ti negli ulti­mi due anni da Golan Haji, ”L’autunno, qui, è magi­co e immen­so” (il Siren­te, col­la­na Altria­ra­bi, pp.128, Euro 10), che il 29 novem­bre pros­si­mo, ver­rà pre­sen­ta­ta a Bari nel cor­so dell’evento ”Nar­ra­zio­ni libe­re. Dal­la Siria all’Italia il futu­ro è com­mons”. Con­ti­nua a leggere →

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Egitto: Al Khamissi, Usa e Ue frenino colpo di stato Morsi

ANSA­med | Mer­co­le­dì 5 dicem­bre 2012 | Lucia­na Borsatti |

”Gli Sta­ti Uni­ti e l’Europa, che han­no soste­nu­to Mor­si, devo­no ora man­dar­gli un mes­sag­gio chia­ro: che sono con­tra­ri ad un col­po di sta­to come quel­lo che sta com­pien­do”. Kha­led Al Kha­mis­si — scrit­to­re noto per il suo best-sel­ler ”Taxi”, tra­dot­to in più’ lin­gue — non usa mez­zi ter­mi­ni sul­le respon­sa­bi­li­tà dell’Occidente nel­la deri­va che l’Egitto ha pre­so in que­sti mesi, con gli ulti­mi col­pi di mano del pre­si­den­te Moha­med Mor­si sul pia­no isti­tu­zio­na­le ed i san­gui­no­si scon­tri di piaz­za tra suoi oppo­si­to­ri e sostenitori.

Gli Sta­ti Uni­ti in par­ti­co­la­re, sot­to­li­nea in un’intervista ad ANSA­med, han­no gran­di respon­sa­bi­li­tà nell’aver soste­nu­to il pre­si­den­te espres­so dai Fra­tel­li Musul­ma­ni. La sua ele­zio­ne e’ sta­ta il pun­to di arri­vo, osser­va, di una tran­si­zio­ne affi­da­ta all’esercito e rive­la­ta­si ”disa­stro­sa” per l’Egitto. Negli ulti­mi mesi Mor­si ha infat­ti por­ta­to avan­ti ”un coup d’etat”, denun­cia, con­tro gli altri pote­ri del­lo sta­to e le altre for­ze poli­ti­che. Insie­me ai Fra­tel­li Musul­ma­ni, ”ha pre­so tut­ti i pote­ri nel­le sue mani e pro­vo­ca­to una vera e pro­pria bat­ta­glia nel­le stra­de del Pae­se. Il regi­me ha per­so ogni legit­ti­mi­tà e quel­la di que­sti gior­ni e’ una situa­zio­ne di vero e pro­prio scon­tro con il popo­lo egi­zia­no”. Uno scon­tro in cui vi sono sta­ti anche i mor­ti di sta­se­ra, ma anche gesti come quel­li di un atti­vi­sta dei Fra­tel­li Musul­ma­ni che — rife­ri­sce dal­la sua casa del Cai­ro, men­tre si pre­pa­ra a tor­na­re anche lui a mani­fe­sta­re — avreb­be addi­rit­tu­ra taglia­to un orec­chio ad un oppositore.

Eppu­re vi sono sta­te del­le aper­tu­re da par­te dell’entourage di Mor­si alle istan­ze dell’opposizione, come si pos­so­no valu­ta­re? ”Noi voglia­mo fat­ti, non paro­le — rispon­de al Kha­mis­si, che in Taxi rac­col­se gli umo­ri dell’uomo del­la stra­da del Cai­ro pri­ma del­la rivo­lu­zio­ne -. Anche pri­ma Mor­si ave­va pro­mes­so che ci sareb­be sta­ta una nuo­va Costi­tu­zio­ne con­di­vi­sa da tut­ti, e cosi’ non e’ sta­to”. Eppu­re, Mor­si ha avu­to l’appoggio del voto popo­la­re alle ele­zio­ni. ”Dove­te ricon­si­de­ra­re que­sta idea del voto — rilan­cia — io non ho vota­to, e cosi’ mol­ti altri, perché non pote­va­mo accet­ta­re di dover sce­glie­re tra un can­di­da­to dei Fra­tel­li Musul­ma­ni ed un uomo come Sha­fik, del vec­chio regi­me di Muba­rak”. E chi ha vota­to per Mor­si lo ha fat­to pro­prio per­ché’ non vole­va Sha­fik, aggiun­ge, oppu­re per ave­re il ”dena­ro” che i Fra­tel­li Musul­ma­ni pote­va­no garan­ti­re loro.

Ma ora Euro­pa e Sta­ti Uni­ti non pos­so­no sta­re a guar­da­re e ”devo­no par­la­re chia­ro — con­clu­de lo scrit­to­re -. Deve ripar­ti­re il dia­lo­go con gli altri par­ti­ti poli­ti­ci per una tran­si­zio­ne paci­fi­ca e per una nuo­va Costi­tu­zio­ne di tutti”.

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Libri: ‘La danza dello scorpione’ di Akram Musallam

| ANSA­med | Lune­dì 10 otto­bre 2011 |

Era­va­mo ado­le­scen­ti. E’ venu­ta da me in ‘sala da bal­lo’ ver­so sera. E’ arri­va­ta all’improvviso e, dopo una pre­sen­ta­zio­ne piut­to­sto con­ci­sa, mi ha det­to di esse­re venu­ta a mostrar­mi uno scor­pio­ne che si era appe­na fat­ta tatua­re pro­prio dove comin­cia la colon­na ver­te­bra­le”. Ini­zia cosi’ il rac­con­to del gio­va­ne scrit­to­re pale­sti­ne­se, Akram Musal­lam, “La dan­za del­lo scor­pio­ne” (il Siren­te, pp. 114, 15 euro), in que­sti gior­ni nel­le libre­rie ita­lia­ne. Con il nar­ra­to­re la ragaz­za, di ori­gi­ni fran­ce­si, tra­scor­re­rà la not­te, per poi spa­ri­re e non tor­na­re mai più. Sarà inve­ce il pic­co­lo scor­pio­ne color inda­co a pren­de­re vita e ad osses­sio­na­re i sogni del gio­va­ne ogni not­te, nel tena­ce quan­to fal­li­men­ta­re ten­ta­ti­vo di arram­pi­car­si su uno spec­chio dal qua­le sci­vo­le­rà, con­su­ma­to da un’estenuante e vor­ti­co­sa dan­za. Costrui­to pro­prio sul­la meta­fo­ra del­lo scor­pio­ne e ambien­ta­to a Ramal­lah, que­sto bre­ve ma autoi­ro­ni­co roman­zo descri­ve con luci­di­tà e ama­rez­za la situa­zio­ne medio­rien­ta­le dopo gli Accor­di di Oslo e il fal­li­men­to del­la secon­da Inti­fa­da. Sul­lo sfon­do, l’occupazione israe­lia­na e il quo­ti­dia­no rap­por­to dei pale­sti­ne­si con la vita e la mor­te. “Ricor­do — scri­ve il nar­ra­to­re — di ave­re lascia­to Ramal­lah per qual­che tem­po, su con­si­glio medi­co, per ripo­sar­mi i ner­vi dal­le com­pli­ca­zio­ni di un rap­por­to quo­ti­dia­no con la mor­te o con noti­zie che la riguar­da­va­no”. L’impotenza del­lo scor­pio­ne nar­ra­ta da Akram è anche quel­la del padre del nar­ra­to­re, che ha per­so una gam­ba — e con essa la sua viri­li­tà — non a cau­sa dell’occupazione, ma sem­pli­ce­men­te per un chio­do arrug­gi­ni­to. Altre figu­re, dota­te cia­scu­na di una for­te cari­ca sim­bo­li­ca, appa­io­no in tut­ta la sto­ria per scom­pa­ri­re pre­sto. Tra que­ste, quel­la rap­pre­sen­ta­ta da un ex-dete­nu­to, “soma­ro del­la rivo­lu­zio­ne” che è appe­na sta­to rila­scia­to dopo diciot­to anni di car­ce­re, e che è costret­to a ripren­de­re ser­vi­zio pres­so colo­ro che lo han­no sem­pre con­si­de­ra­to un vero e pro­prio somaro.

Pre­mia­to nel 2007 dal­la pre­sti­gio­sa fon­da­zio­ne Abdul Moh­sen Al-Qat­tan, Akram è sta­to para­go­na­to del­la cri­ti­ca a Emil Habi­bi, scrit­to­re ara­bo israe­lia­no auto­re del “Pes­sot­ti­mi­sta”, scom­par­so nel 1996.

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Akram Musallam

| Midad|

Im Allein­gang ero­bert der Erzä­hler des RomansAle­xan­ders Gedan­ken sei­ne Zuhö­rer: “Akram Musal­lam zeigt hier sei­ne Mei­ster­schaft, einen Mono­log in den Ausmaßen eines gan­zen Romans zu erfin­den.… Nur an man­chen Stel­len ent­wic­kelt sich ein Fra­ge- und Ant­worts­piel mit einem Unbe­kann­ten, das nicht über Bestä­ti­gung oder Ver­nei­nung der Fra­gen hinau­sge­ht. Spä­ter erfah­ren wir den Namen des Unbe­kann­ten: Akram. Zwei­fel­soh­ne pen­delt Akram Musal­lam, der Autor, zwi­schen die­sem Akram und dem Erzä­hler hin und her.“
Gebo­ren wur­de Musal­lam 1971 in Tal­feet-Nablus. Sein Vater unter­ri­ch­te­te Engli­sch in der Grund­schu­le des Dor­fes. Er wuchs zusam­men mit elf Gesch­wi­stern in einer Ein­zim­mer­woh­nung auf und mus­ste sich sei­nen Schla­f­pla­tz in einer der vier Ecken jeden Abend erkäm­p­fen. Eine Trep­pe zwi­schen der Küche und dem ein­zi­gen Zim­mer dien­te ihm als Schreib­ti­sch – der Geruch der Öllam­pe steckt ihm noch in der Nase. Nach dem Gym­na­sium arbei­te­te Akram Musal­lam zwei Jah­re lang auf einer Bau­stel­le. Heu­te schreibt er als Redak­teur für die loka­le Tageszei­tung „al-Ayyām“.
An der Bir­Zeit Uni­ver­si­tät stu­dier­te Akram Musal­lam ara­bi­sche Lite­ra­tur, wo er sich vor allem mit dem Werk Nie­tzsches befas­ste. Dort mach­te er die Bekann­tschaft mit dem Dich­ter und Phi­lo­so­phen Hus­sein Bar­ghou­thi, den er spä­ter in sei­nem Roman mit den Wor­ten zitier­te: „ Ich schrei­be nicht das Schö­ne, ich schrei­be das Unvergessene“.
In sei­nem Roman ver­zi­ch­tet der Autor auf kom­ple­xe Kon­struk­tio­nen. Ale­xan­ders Gedan­ken beste­ht aus Erzä­hlun­gen, die lose mitei­nan­der ver­k­nü­pft wer­den. Uni­deo­lo­gi­sch und leben­dig beri­ch­tet der Autor von Ale­xan­der — nicht dem „Großen“, son­dern dem „wir­kli­chen“ Ale­xan­der aus den Augen eines Kindes.

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Fumetti: censurato al Cairo, ora rivincita in Italia

| ANSA­med | Lune­dì 6 dicem­bre 2010 | Maria Gra­zia Mari­lot­ti |

”E’ un’emozione gran­dis­si­ma esse­re nel­la ter­ra che ha dato i nata­li ai miei mae­stri, Milo Mana­ra, Dino Bat­ta­glia, Hugo Pratt, Eleu­te­ri Ser­pie­ri”. E’ per la pri­ma vol­ta in Ita­lia Mag­dy El Sha­fee, il fumet­ti­sta egi­zia­no cen­su­ra­tis­si­mo dal gover­no di Muba­rak. In Egit­to non si tro­va una sola copia del­la sua pri­ma gra­phic novel egi­zia­na, Metro.
Ambien­ta­ta in una Cai­ro sot­ter­ra­nea, denun­cia le ingiu­sti­zie e sve­la la natu­ra dispo­ti­ca del pote­re. Lui e il suo edi­to­re, Moha­med Shar­qa­wi, sono sta­ti pro­ces­sa­ti e con­dan­na­ti alla distru­zio­ne di tut­te le copie per alcu­ne imma­gi­ni con­si­de­ra­te por­no­gra­fi­che e per­so­nag­gi trop­po rispon­den­ti a rea­li uomi­ni politici.
Il suo viag­gio e’ par­ti­to da Caglia­ri, ospi­te di pun­ta di Nues, il Festi­val inter­na­zio­na­le del fumet­to Medi­ter­ra­neo orga­niz­za­to dal vignet­ti­sta sar­do Bepi Vigna. Al pub­bli­co ha pre­sen­ta­to l’edizione ita­lia­na del ”Roman­zo a fumet­ti” edi­ta da il Siren­te. ”Non pen­sa­vo di sol­le­va­re un tale vespa­io, ma cen­su­ra e con­dan­na a par­te, mi ha mol­to rin­cuo­ra­to la soli­da­rie­ta’ rice­vu­ta, intel­let­tua­li, blog­ger, gen­te del popo­lo e don­ne in pri­ma linea, mi ha spin­to a resta­re nel mio pae­se — rac­con­ta l’autore all’ANSA men­tre pas­seg­gia per la Mari­na, sto­ri­co quar­tie­re caglia­ri­ta­no — Soste­gno e atte­sta­ti di sti­ma sono giun­ti anche da altri Pae­si di cul­tu­ra ara­ba, Kuwait, Emi­ra­ti, Pae­si del Gol­fo, Liba­no. Sono gra­to all’Italia che lo ha tra­dot­to e ai tan­ti che ne han­no par­la­to nei blog e siti inter­net”. Nel suo blog ‘For glo­bal Voi­ce’ una sua soste­ni­tri­ce ha scrit­to: ”se resti indif­fe­ren­te di fron­te a chi subi­sce un’ingiustizia, se doma­ni capi­ta a te nes­su­no inter­vie­ne”. Un mes­sag­gio for­te che ha scos­so le coscien­ze di tan­ti. Tan­to che una marea di per­so­ne con la loro pre­sen­za in tri­bu­na­le al Cai­ro ha volu­to testi­mo­niar­gli soli­da­rie­ta’. ”Mi è rima­sta impres­sa un’immagine di quel­la gior­na­ta: il vol­to stu­pi­to del giu­di­ce, per­so­na peral­tro edu­ca­ta e gen­ti­le, di fron­te a tut­ta quel­la fol­la. Era come se il desi­de­rio di liber­ta’ del­le per­so­ne riu­scis­se a scon­fig­ge­re anche la censura”.
Ha tan­ti sogni Mag­dy, ma quel­lo che vor­reb­be vede­re rea­liz­za­to per pri­mo e’ sve­gliar­si un gior­no e tro­var­si in un Pae­se dove non cam­peg­gi piu’ l’immagine di Muba­rak come il sim­bo­lo dell’Egitto, un Pae­se con meno cor­ru­zio­ne e ingiustizie.
”Mi pia­ce­reb­be che l’Egitto non bal­zas­se alle cro­na­che inter­na­zio­na­li sem­pre con sto­rie di pos­si­bi­li bro­gli alle ele­zio­ni. Vor­rei che i nostri gover­na­ti non si acca­nis­se­ro sem­pre con la repres­sio­ne e pen­sas­se­ro al benes­se­re dei cit­ta­di­ni. Per­che’ l’Egitto libe­ro signi­fi­ca soprat­tut­to far emer­ge­re le miglio­ri qua­li­ta’ degli egi­zia­ni. Un gran­de popo­lo di per­so­ne crea­ti­ve e con la pace nel cuo­re”. Duran­te l’intervista ha scher­za­to sul­la vicen­da di Ruby, pre­sun­ta nipo­te di Muba­rak: ”imma­gi­no una stri­scia con Muba­rak che chia­ma al tele­fo­no Ber­lu­sco­ni. ‘Pron­to Sil­vio, bra­vo, sei sta­to in gam­ba, hai vin­to il pri­mo round. Ora per il secon­do devi pre­pa­ra­re tuo figlio Piersilvio”.

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Fiera Libro: Egitto, ospite d’onore, spegne polemiche

ANSA­med | Vener­dì 1 mag­gio 2009 | Cri­stia­na Mis­so­ri |

ROMA – ”Invi­ta­re l’Egitto come ospi­te d’onore del­la XXII edi­zio­ne del­la Fie­ra inter­na­zio­na­le del Libro di Tori­no rap­pre­sen­ta una impor­tan­te occa­sio­ne per mostra­re i pro­gres­si com­piu­ti dal nostro Pae­se nel cam­po cul­tu­ra­le e non sol­tan­to. La nostra pre­sen­za nel capo­luo­go pie­mon­te­se e’ un chia­ro rifles­so degli inten­si rap­por­ti cul­tu­ra­li, poli­ti­ci e eco­no­mi­ci che da decen­ni inter­cor­ro­no tra l’Italia e l’Egitto”.
È entu­sia­sta l’ambasciatore egi­zia­no a Roma, Ash­raf Rashed, dell’opportunità che è sta­ta data al suo Pae­se e, sia pure inci­den­tal­men­te, repli­ca a chi ha cri­ti­ca­to la scel­ta del­la pre­sti­gio­sa mani­fe­sta­zio­ne di Tori­no. ”Oggi come ieri, insom­ma, l’Egitto rap­pre­sen­ta il faro che gui­da la cul­tu­ra del mon­do ara­bo”, rimar­ca Rashed. E a chi, come l’International Soli­da­ri­ty Move­ment (Ism) Ita­lia o il Forum Pale­sti­na, accu­sa l’Egitto di ‘strin­ge­re l’assedio intor­no alla Stri­scia di Gaza, pro­prio come fa Israe­le’, e pro­po­ne di boi­cot­tar­ne la pre­sen­za al salo­ne, l’ambasciatore repli­ca: ”Gli egi­zia­ni han­no fat­to mol­tis­si­mo per soste­ne­re la cau­sa pale­sti­ne­se. Sia­mo entra­ti piu’ vol­te in guer­ra per loro e oggi ci bat­tia­mo affin­che’ il pro­ces­so di pace in Medio Orien­te pos­sa ave­re esi­ti posi­ti­vi. Tori­no costi­tui­sce una gran­de oppor­tu­ni­ta’ non sol­tan­to per la cul­tu­ra egi­zia­na, ma anche per quel­la pale­sti­ne­se e di tut­to il mon­do ara­bo. Il boi­cot­tag­gio e’ fuo­ri da ogni logica”.
Rashed non tra­la­scia di sot­to­li­nea­re l’ambizioso pro­gram­ma che dal 14 al 18 mag­gio vedra’ il suo Pae­se pro­ta­go­ni­sta del­la piu’ impor­tan­te fie­ra libra­ria del­la Peni­so­la. ”Obiet­ti­vo pri­ma­rio — spie­ga il diplo­ma­ti­co — e’ fare cono­sce­re al pub­bli­co e agli edi­to­ri ita­lia­ni il fol­to elen­co di scrit­to­ri egi­zia­ni”, sol­tan­to in par­te gia’ sco­per­ti dai let­to­ri del­la spon­da Nord del Medi­ter­ra­neo: da Ala Al Aswa­ni (Palaz­zo Yacou­bian, Fel­tri­nel­li, 2006) a Ibra­him Abd al-Magid, auto­re per Jou­ven­ce del­la Casa del Gel­so­mi­no (2007); da Kha­led Al Kha­mis­si (Taxi. Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no, il Siren­te, 2008), all’emergente Ahmed Alai­dj, clas­se 1974, auto­re di Being Abbas El Abd, acca­par­ra­to e tra­dot­to in ingle­se dal­la Ame­ri­can Uni­ver­si­ty in Cai­ro Press. ”Un viva­io da cui — sot­to­li­nea l’ambasciatore — non esclu­do pos­sa veni­re fuo­ri il pros­si­mo Naguib Mah­fouz”, pre­mio Nobel per la let­te­ra­tu­ra nel 1988, cui la Fie­ra dedi­che­ra’ un rea­ding del­le pagi­ne piu’ bel­le, insie­me a una retro­spet­ti­va riser­va­ta ai mae­stri del Nove­cen­to qua­li Taha Hus­sein, il dram­ma­tur­go Taw­fik el-Hakim e il poe­ta Salah Abdel Sabour.
E se il filo con­dut­to­re del­la ker­mes­se sara’ il tema dell’Io e la rela­zio­ne con l’altro, il diver­so, inte­so come nemi­co poten­zia­le, Egit­to e Ita­lia pre­sen­ta­no un pro­get­to dedi­ca­to ai piu’ pic­co­li. ”Da cir­ca un anno — anti­ci­pa Rashed — edi­to­ri ita­lia­ni e egi­zia­ni lavo­ra­no insie­me alla tra­du­zio­ne di alcu­ni volu­mi affin­che’ bam­bi­ni egi­zia­ni pos­sa­no leg­ge­re alcu­ni dei libri let­ti dai loro coe­ta­nei ita­lia­ni e vice­ver­sa”. E’ un modo, pro­se­gue il diplo­ma­ti­co, per dimo­stra­re che i gio­va­ni leg­go­no cose simi­li, se non addi­rit­tu­ra ugua­li, ”e per sman­tel­la­re que­sta teo­ria assur­da del­la diver­si­ta’ che alcu­ni cer­ca­no con­ti­nua­men­te di alimentare”.
Con ”L’Egitto al fem­mi­ni­le”, inve­ce, il salo­ne di Tori­no cele­bra intel­let­tua­li di fama inter­na­zio­na­le, come Rad­wa Ashour, scrit­tri­ce e illu­stra­tri­ce tra­dot­ta in tre­di­ci Pae­si tra cui l’Italia (Fab­bri, Giun­ti, Mon­da­do­ri, Fata­trac); Sal­wa Bakr, cri­ti­ca tea­tra­le e cine­ma­to­gra­fi­ca e Ahdaf Soueif, autri­ce de Il pro­fu­mo del­le not­ti sul Nilo (Piem­me, 2001); o anco­ra la dis­si­den­te Nawal Al Saa­da­wi, invi­ta­ta dagli orga­niz­za­to­ri del­la Fie­ra, ma non dal gover­no egiziano.
Tan­ti, poi, gli even­ti pre­vi­sti in giro per la cit­ta’ e dedi­ca­ti all’archeologia — con la gran­de mostra dei Teso­ri som­mer­si in cor­so alla Reg­gia del­la Vena­ria Rea­le, o gli incon­tri cui inter­ver­ran­no gli stu­dio­si Zahi Hawass, Edda Bre­scia­ni e Fran­ce­sco Tira­drit­ti (cura­to­re del­la mostra su Akhe­na­ton alle­sti­ta a palaz­zo Bri­che­ra­sio) — ma anche alla musi­ca, alla dan­za tra­di­zio­na­le e fol­clo­ri­sti­ca egiziane.

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Saadawi, la rischiosa ribellione delle donne arabe

| ANSA­med | Mar­te­dì 18 feb­bra­io 2009 | Cri­stia­na Missori |

Quel gior­no di set­tem­bre la noti­zia uscì sui gior­na­li, in una pagi­na inter­na, a mala pena visi­bi­le a occhio nudo: don­na par­ti­ta e mai più tor­na­ta. Le don­ne non era­no soli­te pren­de­re gior­ni di vacan­za e, quan­do una don­na usci­va, era asso­lu­ta­men­te neces­sa­rio otte­ne­re il per­mes­so scrit­to dal mari­to o tim­bra­to dal dato­re di lavo­ro”. Con que­sto inci­pit, la scrit­tri­ce e dis­si­den­te egi­zia­na Nawal El Saa­da­wi tra­sci­na il let­to­re nel­le pagi­ne de “L’amore al tem­po del petro­lio”, roman­zo in usci­ta l’8 mar­zo, edi­to da Il Siren­te. In un oscu­ro regno del petro­lio, in un Pae­se auto­ri­ta­rio, for­se l’Arabia sau­di­ta, o for­se l’Egitto, un’archeologa scom­pa­re sen­za lascia­re trac­cia. “Era già suc­ces­so che sua moglie fos­se anda­ta in vacan­za? Ha mai disub­bi­di­to?”, chie­de il com­mis­sa­rio al mari­to del­la stu­dio­sa che si è vola­ti­liz­za­ta. Per la poli­zia che inda­ga, infat­ti, può trat­tar­si sol­tan­to di una ribel­le, oppu­re di una don­na di non rispec­chia­ta mora­li­tà. E’ una don­na sot­to­mes­sa, asser­vi­ta e oppres­sa dall’uomo, quel­la descrit­ta dall’autrice egi­zia­na che, una vol­ta anco­ra, tor­na a occu­par­si del­la que­stio­ne fem­mi­ni­le nel mon­do ara­bo. Poco impor­ta dove è ambien­ta­ta la sto­ria. In que­sto libro den­so di meta­fo­re e con­ti­nue allu­sio­ni, dal­lo sti­le allu­ci­na­to e visio­na­rio, il viag­gio oni­ri­co — e al con­tem­po rea­le — com­piu­to dal­la pro­ta­go­ni­sta, descri­ve l’esistenza di una don­na in un qual­sia­si regi­me auto­ri­ta­rio. Tra­sfor­ma­ta in una mac­chi­na tut­to­fa­re, in gra­do di cuci­na­re, puli­re, scri­ve­re, sen­za dirit­ti né sen­ti­men­ti, la don­na diven­ta uno stru­men­to fun­zio­na­le all’uomo e dun­que inter­cam­bia­bi­le con un qual­sia­si altro ogget­to. E’ però anche una sto­ria d’amore intri­gan­te, inso­spet­ta­bi­le e den­sa di miste­ro, quel­la trat­teg­gia­ta dal­la scrit­tri­ce, che vede una vol­ta tor­na­ta indie­tro, la pro­ta­go­ni­sta lascia­re il mari­to per un altro uomo. Medi­co psi­chia­tra, più vol­te minac­cia­ta di mor­te da grup­pi fon­da­men­ta­li­sti, impri­gio­na­ta sot­to il regi­me di Sadat, nel 1993 Nawal El Saa­da­wi è sta­ta con­dan­na­ta a mor­te per ere­sia. Oggi l’autrice vive in esi­lio volon­ta­rio negli Usa, ma a bre­ve — fa sape­re — tor­ne­rà in Egit­to, la sua ter­ra nata­le. “Un uomo — scri­ve l’autrice — può usci­re e non tor­na­re per set­te anni e solo dopo quel­la data la don­na può chie­de­re la sepa­ra­zio­ne”. Per una don­na, una sola not­te inve­ce è suf­fi­cien­te per lan­cia­re l’allarme e gri­da­re allo scan­da­lo. Pub­bli­ca­to in varie anto­lo­gie e tra­dot­to in più di 20 lin­gue, “L’amore ai tem­pi del petro­lio” — insie­me a diver­si altri roman­zi del­la Saa­da­wi, è sta­to cen­su­ra­to dal­la mas­si­ma isti­tu­zio­ne reli­gio­sa egi­zia­na, Al Azhar, che dopo pochi mesi dal­la pub­bli­ca­zio­ne ne ha ordi­na­to il riti­ro da tut­te le libre­rie egiziane.

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Egitto: Al Khamissi, eliminare la religione dalla carta d’identità

ANSA­med — 01/12/2008
di Lucia­na Borsatti

ROMA — Eli­mi­na­re dal­le car­te di iden­ti­tà degli egi­zia­ni la dici­tu­ra ‘musul­ma­no’, ‘ebreo’ o ‘cri­stia­no’, per­ché “non deve ave­re alcu­na impor­tan­za sape­re a qua­le reli­gio­ne si appar­ten­ga”. È l’obiettivo del­la cam­pa­gna con­dot­ta in Egit­to da vari intel­let­tua­li e di cui si fa por­ta­vo­ce anche Kha­led Al Kha­mis­si , auto­re di “Taxi”, vero caso edi­to­ria­le nel suo Pae­se, da poco tra­dot­to in ita­lia­no con l’Editrice Il Sirente.
Una cam­pa­gna che per ora si sta com­bat­ten­do solo sul­la stam­pa e negli incon­tri pub­bli­ci e non anco­ra in Par­la­men­to, pre­ci­sa Al Kha­mis­si, ma che dimo­stra come, sostie­ne, nel­la socie­tà egi­zia­na l’appartenza reli­gio­sa con­ti­no meno di quan­to sembri.
La dici­tu­ra rela­ti­va alla fede nel­le car­te d’identità sol­le­va inol­tre, rac­con­ta, anche un altro pro­ble­ma: il fat­to che il soft­ware in uso per i docu­men­ti elet­tro­ni­ci non per­met­te più l’inserimento di fedi diver­se dal­la tria­de dei tre gran­di mono­tei­smi, taglian­do così fuo­ri in par­ti­co­la­re, la pic­co­la mino­ran­za Bahai. Una que­stio­ne che il gover­no egi­zia­no “rifiu­ta di risol­ve­re”, evi­den­zia. Men­tre sull’abolizione del dato sull’appartenza reli­gio­sa tout-court — rite­nu­to par­ti­co­lar­men­te ‘sen­si­bi­le’ dal­la legi­sla­zio­ne sul­la pri­va­cy nei pae­si occi­den­ta­li — le auto­ri­tà “rifiu­ta­no anche di rispondere”.
Ma l’elemento reli­gio­so come ele­men­to di appar­te­nen­za iden­ti­ta­ria si col­le­ga a quel­la “isla­miz­za­zio­ne del Pae­se”, ricor­da anco­ra Al Khar­mis­si, che “ha avu­to ini­zio con Sadat nel 1977 ed è pro­se­gui­ta anche con il suc­ces­so­re Muba­rak e il suo mini­stro per l’informazione Saf­wat El Sha­rif, in cari­ca per 23 anni”, accom­pa­gnan­do­si con “finan­zia­men­ti dall’Arabia Sau­di­ta e dagli Usa”. Ma le divi­sio­ni tra le reli­gio­ni, secon­do Al Kha­mis­si, non appar­ten­go­no alla “vera ani­ma del popo­lo egi­zia­no — sot­to­li­nea — in cui pre­va­le lo spi­ri­to del­la tol­le­ran­za. Il vero egi­zia­no non ha gran­de inte­res­se per que­ste que­stio­ni, per lui con­ta­no i pro­ble­mi quo­ti­dia­ni del­la vita e del­la morte.
Visto che — aggiun­ge — su una popo­la­zio­ne di 75 milio­ni il 55% vice al di sot­to dei livel­li di pover­tà, il 20% è pove­ro e il 20% sta appe­na a gal­la. E il restan­te 5%, infi­ne, è tan­to ric­co che non glie­ne impor­ta pro­prio di niente”.
Le ten­sio­ni reli­gio­se dun­que “non sono altro che il rifles­so di una situa­zio­ne di cri­si eco­no­mi­ca e socia­le che il gover­no, pri­vo di un pro­get­to per il Pae­se, non sa risol­ve­re”. Quan­to l’appartenenza reli­gio­sa sia secon­da­ria nel­la per­ce­zio­ne del­la gen­te lo dimo­stra del resto il fat­to, sot­to­li­nea anco­ra lo scrit­to­re citan­do Lewis Amad, che è solo nei perio­di di cri­si eco­no­mi­ca e socia­le che i geni­to­ri scel­go­no per i figli nomi di evi­den­te deri­va­zio­ne reli­gio­sa. “Quan­do io anda­vo a scuo­la — ridor­da lo scrit­to­re 46 enne — non rico­no­sce­vo la reli­gio­ne dei miei com­pa­gni dal loro nome, ora mia figlia si”.
Con­vin­zio­ni, quel­le di Al Kha­mis­si, che lo scrit­to­re pog­gia sul­le sue fre­quen­ta­zio­ni con i tas­si­sti del Cai­ro, pro­ta­go­ni­sti del­le 58 sto­rie che rac­con­ta nel suo libro. Per­ché i tas­si­sti del­la  (cir­ca 220 mila abu­si­vi, pre­ci­sa, con­tro 80 mila rego­la­ri) sono la vera voce dell’Egitto più popo­la­re, quel­lo che fa più fati­ca e tira­re avan­ti, e che rac­col­go­no dai loro pas­seg­ge­ri le sto­rie più auten­ti­che del­la vita nel Pae­se, tra­spo­ste nel libro in una for­ma che si pro­po­ne di dar­ne la rap­pre­sen­ta­zio­ne let­te­ra­ria più veritiera.
Già pub­bli­ca­to in ingle­se e pre­sto anche in spa­gno­lo, gre­co e fran­ce­se, “Taxi” in Egit­to  “è sta­to un suc­ces­so — osserva -
che non avrei mai imma­gi­na­to: in 18 mesi ha ven­du­to oltre 100 mila copie, quan­do i libri in gene­re non ne ven­do­no più di 3000. Un suc­ces­so para­go­na­bi­le solo a quel­lo di ‘Chi­ca­go’ di Ala-Al-Aswa­ni — con­clu­de, citan­do l’autore di ‘Palaz­zo Yacou­bian’ — e che non mi so spiegare”.

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