Giuseppe Acconcia, “Nazione Indiana” (12 agosto 2017)

VITA: ISTRUZIONI PER L’USO di Ahmed Nàgi

Nagi, Vita: Istruzioni per l’uso. La natura cruda e sentimentale del Cairo

di Giu­sep­pe Accon­cia, “Nazio­ne India­na” (12 ago­sto 2017)

Vita: istruzioni per l'uso : Ahmed NàgiAhmed Nagi nel libro “Vita: Istru­zio­ni per l’uso” (Il Siren­te, 266 pag., 18 euro) rac­con­ta il Cai­ro come pochi auto­ri egi­zia­ni han­no sapu­to fare negli ulti­mi decen­ni. Lo scrit­to­re, auto­re tra le altre ope­re di “Rogers” (2010), è sta­to con­dan­na­to a due anni, e in segui­to rila­scia­to, per il lin­guag­gio “osce­no” dei suoi roman­zi. Un testo post-moder­no che sfi­da qual­sia­si pre­con­cet­to sul Cai­ro, ne resti­tui­sce atmo­sfe­re sur­rea­li al limi­te del­la nou­vel­le vague, sul­la scia di pel­li­co­le di suc­ces­so, come in “The last days of the city” di Tamer el-Sayed che rac­con­ta con gli occhi di un grup­po di gio­va­ni il cen­tro nove­cen­te­sco del­la capi­ta­le egi­zia­na. “Nel­la mia infan­zia, tut­ti i miei ami­ci era­no affa­sci­na­ti dal mito di un mon­do glo­ba­liz­za­to. Ma ho cer­ca­to di supe­ra­re gli ste­reo­ti­pi, intro­dur­re la liber­tà di scel­ta nel­la nuo­va socie­tà glo­ba­liz­za­ta. E così, mostro la com­ples­si­tà del­la nostra moder­ni­tà andan­do da Toni Negri ai fast food”, mi ave­va spie­ga­to Ahmed Nagi in uno dei nostri ulti­mi incon­tri in occa­sio­ne di un’intervista che ave­vo rea­liz­za­to per il quo­ti­dia­no egi­zia­no al-Ahram.

La vicen­da di Bas­sam Bah­gat, docu­men­ta­ri­sta ingag­gia­to per rac­con­ta­re i muta­men­ti urba­ni­sti­ci strut­tu­ra­li del­la capi­ta­le egi­zia­na, è rac­con­ta­ta in fram­men­ti, inter­val­la­ti dal­le illu­stra­zio­ni di Ayman al-Zor­qa­ni. Il dia­rio sen­ti­men­ta­le del pro­ta­go­ni­sta, che mol­to ha a che fare con l’esperienza quo­ti­dia­na dell’autore tra la cit­tà satel­li­te di 6 Otto­bre e il cen­tro del Cai­ro, descri­ve incan­te­vo­li don­ne, Papri­ka, Mona Mei e Rim, e le pia­ce­vo­li e incan­ta­te gior­na­te di ses­so (o un’amicizia sug­gel­la­ta da “san­gue mestrua­le e sper­ma sec­co”), tra­scor­se con gran­de natu­ra­lez­za, men­tre il Cai­ro ine­so­ra­bil­men­te è sot­to­po­sta ai muta­men­ti più radi­ca­li. “Se per gli indi­vi­dui maschi del Cai­ro la vita è un incu­bo, per le don­ne è una real­tà infer­na­le cui è impos­si­bi­le sfug­gi­re”. La cit­tà vie­ne descrit­ta nei suoi aspet­ti più cru­di e fan­ta­sti­ci: un luo­go dove alcu­ni si sono dimen­ti­ca­ti cosa sia un “sor­ri­so”, un “ricet­ta­co­lo d’odio, la mate­ria pri­ma dell’odio e del­la mise­ria”. Eppu­re chi ha pen­sa­to tut­to que­sto (il Cai­ro) non pote­va che esse­re un “pastic­cie­re”.

Lo sco­po del rac­con­to è met­ter­si alle spal­le que­sta dispe­ra­zio­ne, for­se è anche il segre­to del­le rivol­te del 2011, per ren­de­re la vita “più pia­ce­vo­le e meno mise­ra”. Eppu­re il nasco­sto e il non det­to è sem­pre più for­te di quel­lo che emer­ge in super­fi­cie. Que­sto sot­to­suo­lo resta invi­si­bi­le per una sor­ta di inte­sa tra “poli­ti­ca, reli­gio­ne e socie­tà civi­le” che impe­di­sco­no che que­sto vol­to segre­to del­la cit­tà ven­ga a gal­la. L’osservatore non può fer­mar­si alla visio­ne di mise­ra­bi­li che “attra­ver­sa­no stra­de affol­la­te da don­ne rico­per­te da stra­ti di abi­ti e stof­fe”. Ognu­no deve impa­ra­re a sue spe­se a deci­fra­re que­sti luo­ghi: a otte­ne­re la pro­pria “chia­ve per­so­na­le”. E il Cai­ro è una cit­tà così varie­ga­ta da tene­re insie­me i grup­pi più dispa­ra­ti di per­so­ne: da fana­ti­ci reli­gio­si a omo­ses­sua­li, da gio­va­ni arti­sti agli scam­bi­sti di Imba­ba, dai bam­bi­ni di stra­da ai fana­ti­ci del­la for­ma fisi­ca, dagli uomi­ni d’affari obe­si ai can­tan­ti popo­la­ri.

L’esperienza sen­so­ria­le al Cai­ro è con­ti­nua, tota­liz­zan­te e tesa. “Quan­do vivi o ti muo­vi den­tro il Cai­ro, vie­ni costan­te­men­te offe­so. Sei desti­na­to a incaz­zar­ti”. Una cit­tà dove il nego­zia­to tra pos­si­bi­le e impos­si­bi­le non si fer­ma mai. “Vedem­mo inte­ri quar­tie­ri vive­re gra­zie alla cor­ren­te elet­tri­ca pre­le­va­ta abu­si­va­men­te dai lam­pio­ni del­la stra­da prin­ci­pa­le”.

Eppu­re il vero inten­to del­la “Socie­tà degli Urba­ni­sti” di cui Bah­gat è solo un mero ese­cu­to­re è quel­lo di distrug­ge­re defi­ni­ti­va­men­te il Cai­ro e crea­re una nuo­va cit­tà dal­la for­ma futu­ri­sta e com­mer­cia­le: pro­get­to non lon­ta­no dagli annun­ci post-moder­ni del san­gui­na­rio pre­si­den­te egi­zia­no al-Sisi. Se fos­se per Bah­gat e per il suo ami­co Ihab Has­san il vero cam­bia­men­to che la cit­tà dovreb­be subi­re sareb­be la ten­sio­ne ver­so l’eliminazione del degra­do e del­la mar­gi­na­liz­za­zio­ne a cui sono costret­ti alcu­ni suoi abi­tan­ti, a par­ti­re dal cam­bia­men­to del cor­so del Nilo e del­la sua for­ma. Ma que­sti aspet­ti solo in par­te risal­ta­no dal­le pagi­ne del libro. Ahmed Nagi con­ti­nua inve­ce a indu­gia­re in rac­con­ti sem­pre sor­pren­den­ti sul­la mega­lo­po­li, sui suoi abi­tan­ti e le loro abi­tu­di­ni amo­ro­se. “La pri­ma vol­ta, la feci veni­re suc­chian­do­la sen­za mai fer­mar­mi, poi entram­mo in came­ra da let­to e facem­mo l’amore con len­tez­za”. Ma anche di odo­ri nau­sea­bon­di nei bar di Moqat­tam, come la puz­za di “fega­to frit­to in olio da moto­re che si dif­fon­de­va nell’atmosfera come una nube cari­ca di piog­gia”. O di rela­zio­ni ine­di­te che richia­ma­no una vita pari­gi­na: “Sen­tii per la pri­ma vol­ta che que­sto tipo di rela­zio­ne, in cui il ter­zo ele­men­to è appe­so a un filo che tie­ne lega­te real­tà e illu­sio­ne, era ciò che mi avreb­be appa­ga­to”.

Eppu­re que­sta ten­sio­ne così irra­zio­na­le di una cit­tà e dei suoi abi­tan­ti avreb­be di là a poco con­ces­so tut­to ad una neces­si­tà mol­to più uma­na e pigra: quel­la del­la “sicu­rez­za”. E se al Cai­ro “non pote­va capi­tar­le nul­la di peg­gio del­lo sta­to in cui ver­sa­va”, un biso­gno pri­ma­rio in tem­pi pre­ca­ri ma anche una leva per giu­sti­fi­ca­re qual­sia­si cosa agli occhi del pro­fa­no l’avrebbe di lì a poco tra­sfor­ma­ta di nuo­vo. E così l’unico rife­ri­men­to vero alle pro­te­ste del 2011 appa­re in rela­zio­ne alla cam­pa­gna “No”, con­tro la dichia­ra­zio­ne costi­tu­zio­na­le, volu­ta dal­la giun­ta mili­ta­re ma con­te­sta­ta dai gio­va­ni rivo­lu­zio­na­ri.

Nono­stan­te ciò, è sem­pre il Cai­ro a det­ta­re modi e tem­pi del cam­bia­men­to. “Tu eri schia­vo del­la cit­tà e pri­ma che lei ti si con­ce­des­se, dove­vi ven­der­ti l’anima con un pat­to fir­ma­to col san­gue e col cuo­re”. E tra le prio­ri­tà di Nagi c’è sem­pre il ten­ta­ti­vo di richia­ma­re un cer­to disprez­zo ver­so gli isla­mi­sti che poi avreb­be­ro pre­so solo figu­ra­ti­va­men­te le redi­ni del pote­re: “Sca­ra­fag­gi nel­le fogne del Cai­ro e sul loro rap­por­to coi sor­ci di New York, e sull’effetto di tale rela­zio­ne sul­la nasci­ta di movi­men­ti isla­mi­sti in Medio Orien­te”.

Fino agli incon­tri che ren­do­no la vita così affa­sci­nan­te come quel­lo tra due pesca­to­ri, uno dei qua­li in bol­let­ta pro­prio il gior­no del­la nasci­ta del­la sua pri­ma figlia. “Get­ta l’amo e te ne ver­rà del bene”. Bastò que­sta fra­se per ritro­var­si in tasca 300 ghi­nee (cir­ca 40 euro): per­ché in alcu­ni gior­ni al Cai­ro è pos­si­bi­le dav­ve­ro qual­sia­si cosa! Eppu­re il Cai­ro è sem­pre rima­sta “indif­fe­ren­te alle vite dei suoi abi­tan­ti”. Ed è pro­prio que­sto pro­fon­do sen­so di soli­tu­di­ne ad aver for­se ispi­ra­to l’autore a rac­con­ta­re in modo così auten­ti­co e disil­lu­so la sua cit­tà per­ché in fon­do è il “dolo­re” sem­pre il più “poten­te moto­re per la scrit­tu­ra”.

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Scanner Festival. Autoproduzioni con Ayman Al Zorqani

14–16 luglio 2017
 
appun­ta­men­to con l’illustratore Ayman Al Zor­qa­ni (Egit­to) sele­zio­na­to per la mostra Ani­mals insie­me a 16 arti­sti per l’edizone 2017 del festi­val Scan­ner. L’autore ha illu­stra­to il libro Vita: istru­zio­ni per l’uso di Ahmed Nàgi edi­to da il Siren­te
 
I miglio­ri pro­get­ti car­ta­cei ita­lia­ni. Le sto­rie dei dise­gna­to­ri e degli auto­pro­dut­to­ri. Carat­te­ri mobi­li, foto­co­pia­tri­ci, distri­bu­zio­ni late­ra­li. I pio­nie­ri dell’autoproduzione.
 
SCANNER • auto­ma­ti­ci • auto­pro­dot­ti • autoa­li­men­ta­ti •
 
🐸 Tre gior­ni di pre­sen­ta­zio­ni e book­shop dedi­ca­ta alle auto­pro­du­zio­ni.
 
🐸 COS’È SCANNER
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Espo­si­zio­ne di illu­stra­zio­ni rea­liz­za­te per il nuo­vo “vesti­to” di Scan­ner:
Ales­san­dra Di Pao­la, Andrea Pes, Ange­lo Mon­ta­na­ri, Anna­chia­ra Toz­zi, Ayman Al Zor­qa­ni, Manue­la “Man­tu” Maraz­zi, Cri­stia­no Bari­cel­li, Dir­ty­Re­be­lYell, Ema­nue­la Capo­ne­ra, Giu­lia “Microa­mi­ca” Civi­ti­co, Il Pistri­ce, Kse­n­ja Lagi­n­ja, Lorenzo_Bracalente, Shu Gar­bu­glia, Tere Cab, Vin­cen­zo De Maria + Resli Tale, Mari­na Bia­gi­ni.
 
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Sofia Buc­ci, Inte­riors a “Tavo­la”, Cli­quot Edi­zio­ni, Enri­co D’Elia + Bri­ga­ta RGB, Simo­ne Del Vec­chio, Lepo­rel­lo, Comi­cOut, 4MBzines, I Poe­ti Han­no I Vol­ti Defor­mi, Il mer­can­te d’acqua — roman­zo, Napoli&Nuvole, Duo + Mari­na Bia­gi­ni, BiZed Pho­to­zi­nes, La camo­mil­la è una bugia, Planc­ton, PICA, Amo­re amo­re un cor­no, Goril­la Sapiens Edi­zio­ni, #kkart­ba­se­ment, Tere Cab — Illu­stra­tor, DE PRESS, Nodes, BLU di Sep­pia, Sun­days Sto­ry­tel­ling.
 
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Ana­to­mia dei sen­ti­men­ti, B comics • Fuci­la­te a stri­sce, Bam­bi Kra­mer, Bet­ter­press, Bill maga­zi­ne, Bolo Paper, Bub­ka, Cani­co­la, Chic­ken Broc­co­li, Cloc­k­work Pic­tu­res, Costo­la, Cri­sma, Dele­bi­le, Eli­sa Talen­ti­no, For­te­pres­sa, Fox Craft, G.I.U.D.A., Il Repor­ta­ge, Illu­stra­to­re Ita­lia­no, Incu­bo alla bale­na, Inuit, Iso­la, K28, Kei Kei, La tra­ma, Libri­fin­ti­clan­de­sti­ni, Lök, Lucha Libre, Maicol&Mirco, Male­di­zio­ni, Modo, Muscle, Ner­vi, Night Ita­lia + Mar­co Fio­ra­man­ti, Nina Masi­na, No=Fi Recor­dings, Nu®ant, Resi­na, Scia­me, Semi­se­rie Lab, Sire­ne jour­nal, Squa­me, Stra­ne­di­zio­ni, Stu­dio Pilar, Teie­ra, Ter­ra­ca­va, The Park, This Is Not A Love Song, Wal­ka­bout, Prin­ts + Pao­lo Sch­nei­der, WATT • Sen­za alter­na­ti­va, Wino Stu­dio, Ste­fa­no Zat­te­ra, Zooo.
 
🐸 SUL PALCO
 
Vener­dì
20:00 — Enri­co D’Elia + @Brigata RGB
20:30 — Chri­stian Paris
21:00 — Pro­ie­zio­ne del film “Deco­der” di Muscha [V.O. con sot­to­ti­to­li in ita­lia­no, 87 min.]
A segui­re pro­ie­zio­ne del “Docu­men­ta­ry Deco­der Col­lec­ti­ve” [V. O.] dell’intervista al fil­ma­ker Klaus Maeck [V.O.]
00:00 — A segui­re pro­ie­zio­ne del film “Ed Wood” di Tim Bur­ton [127 min.]
 
Saba­to
20:30 — Lepo­rel­lo + Soul Stu­dio
21:00 — Vale­rio Bin­di + For­te­pres­sa + Crack!
21:30 — il Repor­ta­ge + Andrea Mat­to­ne
22:00 — Alber­to Fio­ri
22:30 — Pro­ie­zio­ne del docu­film “Fumet­ti dal futu­ro” di Sere­na Dovì, con Rati­gher; Maicol&Mirco, Dr. Pira, Baron­cia­ni [50 min.]
23:30 — A segui­re: con­tri­bu­ti visi­vi di For­te­pres­sa; BAU + Vit­to­re Baro­ni + Fan­zi­no­te­ca ita­lia­na
 
Dome­ni­ca
20:00 — effe + Fla­ne­rì
20:30 — Nodes
21:00 — Mari­na Bia­gi­ni + DUO
21:30 — Fran­ce­sco Tem­po­rin, Illu­strac­tion Pri­ze
22:00 — Fla­via Ros­si
 
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14, 15, 16 luglio 2017
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MONK Roma
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Giuseppe Iannozzi, 6 dicembre 2016

La distopia di Ahmed Nàgi fra George Orwell e Jonathan Lethem

Il 16 maggio 2016 PEN ha assegnato ad Ahmed Nàgi il PEN/Barbey Freedom to Write Award, riconoscendo la sua lotta di fronte alle avversità per il diritto alla libertà di espressione.

Chec­ché se ne dica, 1984 di Geor­ge Orwell, si sia d’accordo o no, ha dato il là a un nuo­vo modo di fare e di inten­de­re la Let­te­ra­tu­ra, la disto­pia socio-poli­ti­ca è così entra­ta a far par­te dell’immaginario col­let­ti­vo e, soprat­tut­to, ha for­ni­to a tan­ti e tan­ti scrit­to­ri il corag­gio di dir­si con­tro i regi­mi tota­li­ta­ri denun­cian­do l’invivibile pre­ca­rie­tà del pro­prio tem­po sto­ri­co.

Ahmed Nàgi scri­ve Vita: istru­zio­ni per l’uso, è que­sto il tito­lo ita­lia­no del roman­zo Isti­kh­dam al-Hayat illu­stra­to da Ayman al-Zor­ka­ny e pub­bli­ca­to in Ita­lia da Il Siren­te nel­la col­la­na Altria­ra­bi. Il roman­zo si pre­sen­ta al let­to­re come una vera e pro­pria disto­pia in per­fet­to sti­le orwel­lia­no: una cata­stro­fe natu­ra­le ha sov­ver­ti­to l’ordine del Cai­ro, la vita non è più quel­la dei tem­pi pas­sa­ti, lun­go le stra­de si tra­sci­na­no dispe­ra­ti più mor­ti che vivi, le malat­tie imper­ver­sa­no e mie­to­no vit­ti­me a iosa. La tec­no­lo­gia, anch’essa, è sol più un ricor­do. Il cie­lo che copre il Cai­ro è vuo­to e all’orizzonte nes­su­na spe­ran­za. Cio­no­no­stan­te Bas­san tie­ne vivo un sogno, un sogno gran­de: la rico­stru­zio­ne del Cai­ro. Si ado­pe­ra insie­me alla Socie­tà degli Urba­ni­sti per­ché il sogno pos­sa un gior­no esse­re real­tà tan­gi­bi­le. Bas­san fa la cono­scen­za di Ihab Has­san, che ha un’idea per restau­ra­re la bel­lez­za e il ful­go­re che sem­bra­no esser sta­ti per sem­pre per­du­ti nel­le sab­bie del tem­po.
Il Cai­ro è di fat­to un infer­no, una cloa­ca sot­to un cie­lo plum­beo, così lo imma­gi­na lo scrit­to­re e gior­na­li­sta egi­zia­no Ahmed Nàgi con­dan­na­to a due anni di car­ce­re per aver scrit­to e dato alle stam­pe que­sto lavo­ro disto­pi­co. Al pari di Orwell, Ahmed Nàgi descri­ve una socie­tà ridot­ta ai mini­mi ter­mi­ni: i sen­ti­men­ti sono vie­ta­ti, pro­va­re emo­zio­ni non è pos­si­bi­le per­ché l’ordine del­la repres­sio­ne vuo­le che tut­ti gli indi­vi­dui sia­no alli­nea­ti, vuo­ti e nell’anima e nel­la psi­che.

Il lavo­ro di Nàgi è sta­to subi­to bol­la­to come “offe­sa alla pub­bli­ca mora­le”: per­ché? L’autore descri­ve, per som­mi capi in veri­tà, una sce­na di ses­so in una socie­tà dove i sen­ti­men­ti sono sta­ti abo­li­ti. Nel cor­so del sesto capi­to­lo un grup­pet­to di gio­va­ni sogna­no e sogna­no for­te: rol­la­no can­ne, ingol­la­no bir­ra e soprat­tut­to si lec­ca­no le pupil­le sognan­do l’amore. Non ci si lasci però ingan­na­re: la sce­na non con­tie­ne nes­sun ele­men­to real­men­te sca­bro­so, è difat­ti essa poi solo un espe­dien­te let­te­ra­rio vec­chio come il cuc­co per rida­re all’amore l’amore, null’altro che que­sto.

La vita: istru­zio­ne per l’uso
 di Ahmed Nàgi non è un roman­zo feti­ci­sta che par­la a spron bat­tu­to di ses­so pur non man­can­do di ritrar­re per­so­nag­gi quan­to­me­no biz­zar­ri, da vero e pro­prio bur­le­sque, que­sto è bene sot­to­li­near­lo, è inve­ce foto­gra­fia di una socie­tà sce­ve­ra­ta di vive­re la liber­tà, di ope­ra­re, sen­za costri­zio­ni e pres­sio­ni ester­ne, le sue pro­prie scel­te: la cit­tà pos­sie­de uomi­ni e don­ne, nes­su­no è padro­ne di nien­te e nes­su­no deve per­met­ter­si di cre­de­re nel libe­ro arbi­trio.

Ahmed Nàgi non fa alcun accen­no ai fat­ti occor­si pri­ma e dopo la rivo­lu­zio­ne (2011), ma non è una dimen­ti­can­za la sua, è inve­ce una scel­ta pre­ci­sa come a voler sot­to­li­nea­re che nul­la è cam­bia­to vera­men­te dopo la desti­tu­zio­ne del tren­ten­na­le regi­me del Pre­si­den­te Hosni Muba­rak. Affin­ché il Cai­ro pos­sa esse­re una cit­tà viva per la vita, per i sen­ti­men­ti e la car­na­li­tà anche, c’è una sola pos­si­bi­li­tà e que­sta è rap­pre­sen­ta­ta da La Socie­tà degli Urba­ni­sti ret­ta dal­la maga Papri­ka. Il pro­get­to di Papri­ka, for­te del­la sua magia, è quel­lo di crea­re un nuo­vo cen­tro urba­no iper­tec­no­lo­gi­co: distrug­ge­re il Cai­ro affin­ché risor­ga diver­so, com­ple­ta­men­te nuo­vo. Nàgi dà così ini­zio a una vera e pro­pria disto­pia dai con­tor­ni inquie­tan­ti e non poco rea­li­sti­ci.

Vita: istru­zio­ni per l’uso di Ahmed Nàgi è un per­fet­to roman­zo disto­pi­co, per­fet­to per­ché, con estre­ma sapien­za, l’autore fa sua la lezio­ne di Geor­ge Orwell e quel­la di Jona­than Lethem.

06/12/2016  Giu­sep­pe Ian­noz­zi

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AHMED NÀGIVITA: ISTRUZIONI PER L’USO

A mag­gio 2016, duran­te il salo­ne del libro di Tori­no, sono pas­sa­to davan­ti allo stand del­le edi­zio­ni “Il siren­te”. Ho fat­to quat­tro chiac­chie­re con la per­so­na che in quel momen­to era allo stand (non farò nomi e cogno­mi ne tan­to­me­no dirò la sua man­sio­ne). Tra una paro­la e l’altra mi chie­de se mi pote­va inte­res­sa­re un pic­co­lo libri­ci­no. Era un estrat­to da un libro. L’estratto era impor­tan­te per­ché ripro­du­ce­va la par­te incri­mi­na­ta del libro, la par­te che ave­va por­ta­to alla con­dan­na dell’autore. Sono pas­sa­ti alcu­ni mesi, il libro è usci­to, io l’ho let­to e ho una cosa da dire: non leg­ge­te i libri per­ché gli auto­ri sono sta­ti impri­gio­na­ti, leg­ge­te­li per­ché vi potre­te ren­de­re con­to del­la pri­gio­ne che sta diven­tan­do il mon­do.

Il libro in que­stio­ne è “Vita: istru­zio­ni per l’uso” di Ahmed Nàgi. Nell’edizioni Il Siren­te ci sono del­le illu­stra­zio­ni di Ayman Al Zor­qa­ni che fan­no da com­ple­men­to al libro e spes­so si intrec­cia­no con la nar­ra­zio­ne.

Sia­mo in Egit­to, ver­reb­be qua­si da dire che stia­mo visi­tan­do una real­tà disto­pi­ca, se non fos­se che il nostro rap­por­to con l’Egitto tut­to pira­mi­di e sfin­gi è cam­bia­to irre­pa­ra­bil­men­te con la mor­te di Giu­lio Rege­ni. Non si trat­ta più di una meta turi­sti­ca per fami­glie anno­ia­te, si trat­ta di altro, di qual­co­sa che sale oscu­ro dal­la sab­bia. La male­di­zio­ne di Tutan­ka­men è rica­du­ta sugli abi­tan­ti stes­si.

Ahmed Nàgi ci rac­con­ta, con una scrit­tu­ra diret­ta che non si abban­do­na ai com­pro­mes­si, un Egit­to fram­men­ta­to, mala­to e cini­co. Rac­con­ta una cit­tà, Il Cai­ro, dove le pas­sio­ni sono mar­ci­te, l’amore è un pic­co­lo pun­ti­no lon­ta­no, il pote­re e la poli­ti­ca han­no sovra­sta­to tut­to come una cola­ta di cemen­to. All’interno di que­sta cor­ni­ce venia­mo ad incon­tra­re per­so­nag­gi che fati­chia­mo a rico­no­sce­re come rea­li, ma che sfor­tu­na­ta­men­te (il più del­le vol­te) lo sono. Bas­sàm Bah­gat pro­ta­go­ni­sta del roman­zo e regi­sta di docu­men­ta­ri che han­no lo sco­po di rac­con­ta­re la cit­tà e sono spon­so­riz­za­ti dal­la “Socie­tà degli Urba­ni­sti.” Ihàb Has­san, un intel­let­tua­le mem­bro di que­sta fan­to­ma­ti­ca socie­tà che per nutrir­si spre­me pol­li semi­nu­di. Mona Mei, il lato sen­ti­men­ta­le amo­ro­so ed ero­ti­co e altri per­so­nag­gi che fan­no da corol­la­rio al pro­ta­go­ni­sta.

Anche se, a dir­la tut­ta, la pro­ta­go­ni­sta prin­ci­pa­le è la cit­tà di Il Cai­ro. Una cit­tà distrut­ta da una cata­stro­fe. Una cit­tà moral­men­te in decli­no, dai costu­mi sco­stu­ma­ti che riflet­to­no l’abbandono del­le per­so­ne alla medio­cri­tà e al disprez­zo per il pros­si­mo.

Il libro di Ahmed Nàgi non va let­to per­ché l’autore è rin­chiu­so in un car­ce­re per­ché ad un cre­ti­no qual­sia­si con un po’ di pote­re è venu­to mez­zo infar­to leg­gen­do una sce­na di ses­so espli­ci­to, que­sto libro va let­to per ren­der­si con­to di dove ci può por­ta­re la stra­da che abbia­mo intra­pre­so. Una stra­da in cui nul­la sem­bra ave­re più dav­ve­ro impor­tan­za.

Note­vo­le la tra­du­zio­ne di Eli­sa­bet­ta Ros­si e Fer­nan­da Fischio­ne.

Un plau­so alla casa edi­tri­ce. Da quan­do ho cono­sciu­to “Il Siren­te” una lacu­na let­te­ra­ria si sta len­ta­men­te riem­pien­do. C’è anco­ra tan­ta stra­da da fare, ma un po’ alla vol­ta, seguen­do­li, con­to di riu­sci­re a col­mar­la del tut­to.

Ahmed Nàgi è uno scrit­to­re e gior­na­li­sta egi­zia­no, col­la­bo­ra con nume­ro­se testa­te nazio­na­li inter­na­zio­na­li. Auto­re d’avanguardia, usa la Rete per scuo­te­re il pano­ra­ma let­te­ra­rio con­ser­va­to­re. Arre­sta­to nel Mar­zo 2016 e con­dan­na­to a due anni di pri­gio­ne dal tri­bu­na­le di Bulaq (Egit­to) per “offe­sa alla pub­bli­ca mora­le” a cau­sa del suo ulti­mo libro “Isti­kh­dam al-Hayat” (“Vita: istru­zio­ni per l’uso”). Per le nostre edi­zio­ni ha pub­bli­ca­to “Rogers e la via del dra­go divo­ra­to dal sole” (il Sirente, 2010).

Sen­zau­dio, Gian­lui­gi Bodi 10/11/2016

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MUTAZIONE EGIZIANA Un romanzo, due giovani autori

Vita: istruzioni per l’uso di Ahmed Nagi e Ayman al Zorqani

Scrittura e disegno in un’opera di denuncia della restaurazione-metamorfosi in atto al Cairo. Ahmed Nàgi, il romanziere, è in carcere. Ayman al-Zorqani, l’illustratore, spiega perché: «Vogliono cittadini senz’anima e senza impegno politico e sociale».

A suo favo­re ci sono una for­te cam­pa­gna inter­na­zio­na­le con tan­to di peti­zio­ne sul­la piat­ta­for­ma Change.org e il pre­mio Bar­bey Free­dom to Wri­te che gli scrit­to­ri di Pen Inter­na­tio­nal asse­gna­no ogni anno a un col­le­ga che si è distin­to per aver dife­so il dirit­to di espres­sio­ne. La glo­ria però non l’ha sal­va­to e lo scrit­to­re egi­zia­no Ahmed Nàgi resta anco­ra in pri­gio­ne, dove sta scon­tan­do due anni di car­ce­re a cau­sa di alcu- ne sce­ne di ses­so descrit­te nel suo ulti­mo libro e rite­nu­te con­tra­rie alla pub­bli­ca mora­le.

Ope­ra a caval­lo tra il roman­zo tra­di­zio­na­le e quel­lo gra­fi­co, Isti­kh­dam al-Hayat (tra­dot­to in ita­lia­no da il Siren­te, come Vita: Istru­zio­ni per l’uso) è il secon­do libro di uno dei più rap­pre­sen­ta­ti­vi scrit­to­ri egi­zia­ni del­la nuo­va gene­ra­zio­ne. Quel­la di Nàgi (che in ita­lia­no ha già pub­bli­ca­to, nel 2010, Rogers e la Via del Dra­go divo­ra­to dal Sole) è non solo una del­le voci più ori­gi­na­li del­lo sce­na­rio let­te­ra­rio cai­ro­ta dei nostri gior­ni, ma anche una del­le più cri­ti­che del regi­me egi­zia­no. Non solo duran­te l’epoca di Hosni Muba­rak, ma anche dopo la restau­ra­zio­ne dei mili­ta­ri, coro­na­ta dall’elezione alla pre­si- den­za dell’ex gene­ra­le Abdel Fat­tah al-Sisi.

È anche per que­sto, oltre che per le com­ples­se vicis­si­tu­di­ni in cui si tro­va Nàgi a cau­sa del­la sua ope­ra, che a mobi­li­tar­si – con­tri­buen­do alla pub­bli­ca­zio­ne del­la ver­sio­ne in ita­lia­no – è sta­ta anche Amne­sty Inter­na­tio­nal, par­ti­co­lar­men­te pre- occu­pa­ta del­la deri­va auto­ri­ta­ria egi­zia­na. Un vor­ti­ce che ha por­ta­to, tra il gen­na­io e il feb­bra­io 2016, alla scom­par­sa, alla tor­tu­ra e alla mor­te del ricer­ca­to­re ita­lia­no Giu­lio Rege­ni.

«La tra­ge­dia di Giu­lio è solo la pun­ta dell’iceberg di un mec­ca­ni­smo repres­si­vo che non guar­da in fac­cia nes­su­no e cer­ca giu­sti­fi­ca­zio­ni in pri­mis secu­ri­ta­rie. Die­tro l’arresto di Naji si nascon­do­no moti­va­zio­ni ben diver­se rispet­to a quel­le pub­bli­ca­men­te dichia­ra­te. È sem­pre sta­ta una per­so­na invi­sa ai poten­ti. Col­pen­do lui, si vuo­le man­da­re un mes­sag­gio a tut­ti colo­ro che eser­ci­ta­no il loro dirit­to di espres­sio­ne sen­za far­si inti­mo­ri­re dal­le minac­ce del regi­me», dice a Nigri­zia Ayman al-Zor­qa­ni, coau­to­re, con le sue illu­stra­zio­ni, del libro di Nàgi. «Pro­ces­si come que­sti si tene­va­no già pri­ma del 2011 e la ripre­sa di que­sta pra­ti­ca mostra lo sta­to di salu­te del­la demo­cra­zia egi­zia­na», aggiun­ge Ayman, secon­do il qua­le il nome di Ahmed è solo l’ultimo nel­la lista degli scrit­to­ri che han­no paga­to a cau­sa di ciò che nar­ra­no attra­ver­so i pro­ta­go­ni­sti dei loro roman­zi.

Il libro si apre con un’improvvisa cata­stro­fe natu­ra­le che cam­bia per sem­pre l’aspetto del Cai­ro. La sce­na ricor­da una tem­pe­sta di sab­bia che ha real­men­te scon­vol­to la capi­ta­le nel dicem­bre 2010 e l’intero roman­zo s’intreccia con la sto­ria dell’Egitto degli ulti­mi cin­que anni. C’è un lega­me con la rivo­lu­zio­ne egi­zia­na?

Ahmed ha ini­zia­to a scri­ve­re que­sto libro pro­prio nel perio­do del­la tem­pe­sta che lo ave­va impres­sio­na­to per­ché gli ricor­da­va le descri­zio­ni sul­la fine del mon­do. Cer­ta­men­te c’è un lega­me con quan­to acca­du­to nel 2011, anno che ha mar­ca­to l’orizzonte tem­po­ra­le egi­zia­no. C’è un pri­ma e un dopo. La poli­ti­ca non è cam­bia­ta, ma tut­ti noi cit­ta­di­ni sì. La rivo­lu­zio­ne più impor­tan­te è sta­ta quel­la socia­le, alla qua­le ha con­tri­bui­to il cam­bia­men­to avve­nu­to all’interno di ognu­no di noi. E Nàgi que­sto cam­bia­men­to l’ha ben rap­pre­sen­ta­to nel pro­ta­go­ni­sta del libro, Bas­sem. Quan­do gli vie­ne chie­sto di rea­liz­za­re il pro­get­to del­la nuo­va metro­po­li, Bas­sem cam­bia pro­spet­ti­va e ini­zia a lavo­ra­re su un pro­get­to che met­te al cen­tro le esi­gen­ze del­la popo­la­zio­ne.

Il Cai­ro descrit­to in que­sto libro è una cit­tà tri­ste, spor­ca, pove­ra e vio­len­ta che non attrae i turi­sti che il gover­no spe­ra pos­sa­no tor­na­re nume­ro­si lun­go il Nilo. Que­sto sor­di­do rea­li­smo ha infa­sti­di­to qual­cu­no?

Ha infa­sti­di­to parec­chie per­so­ne. L’arte e la liber­tà di espres­sio­ne non pos­so­no però esse­re a ser­vi­zio degli slo­gan. C’è chi dall’alto vuo­le impor­re un’unica nar­ra­zio­ne del­la real­tà. E Nàgi è sta­to puni­to pro­prio per­ché que­sta visio­ne l’ha con­tra­sta­ta, pre­fe­ren­do usa­re altre chia­vi di let­tu­ra.

Nel­le visce­re del Cai­ro che voi descri­ve­te, bol­lo­no cose che cer­ca­no di esse­re tap­pa­te da quan­ti vivo­no nei pia­ni alti. Che uma­ni­tà le fre­quen­ta?

Sot­to l’immagine Cai­ro pati­na­ta che il gover­no vuo­le mostra­re al mon­do inte­ro ribol­le un’umanità mol­to diver­sa. La strut­tu­ra socia­le del Cai­ro è stra­ti­fi­ca­ta. Per quan­to vi sia la ten­den­za a uni­for­mar­si a un’immagine che vie­ne spes­so impo­sta dall’esterno, sono mol­te le istan­ze anti­con­for­mi­ste. Negli anni che han­no con­dot­to alla rivo­lu­zio­ne del 2011, le visce­re del Cai­ro sono sta­te ter­re­no fer­ti­le per la nasci­ta di quel movi­men­to rivo­lu­zio­na­rio che è sta­to capa­ce di affron­ta­re un regi­me plu­ri­de­cen­na­le.

Ora però nei sot­ter­ra­nei del Cai­ro ras­se­gna­zio­ne e timo­re sem­bra­no pre­do­mi­na­re. È così o c’è dell’altro?

Que­sti sono cer­ta­men­te i sen­ti­men­ti domi­nan­ti, ma non sono gli uni­ci. Anzi, la vicen­da di Nàgi mostra che non tut­ti cedo­no alla pau­ra. C’è chi cer­ca di difen­de­re i pro­pri valo­ri per evi­ta­re che gli ven­ga­no sot­trat­ti del tut­to. Non è faci­le, ma se voglia­mo rima­ne­re uma­ni dob­bia­mo aggrap­par­ci a que­sta lot­ta. Altri­men­ti diven­te­re­mo altra cosa, ani­ma­li, come quel­li che han­no volu­to la restau­ra­zio­ne, uni­for­man­do­si alla nar­ra­zio­ne domi­nan­te.

Que­sta meta­mor­fo­si è par­te por­tan­te del libro. E la descri­zio­ne di esse­ri uma­ni in for­ma ani­ma­le è quel­la che attrae mag­gior­men­te anche la sua curio­si­tà gra­fi­ca. Per­ché?

Ahmed mi ha lascia­to ampia liber­tà di lavo­ra­re sul testo, ma mi sono sof­fer­ma­to par­ti­co­lar­men­te sui pas­sag­gi dedi­ca­ti agli ani­ma­li del Cai­ro, ovve­ro gli abi­tan­ti che affol­la­no la capi­ta­le egi­zia­na dei nostri gior­ni. Par­lia­mo di per­so­ne che sono sta­te for­gia­te dall’architettura, dal­la sto­ria, dal traf­fi­co del­la cit­tà nel­la qua­le vivo­no, anzi sopravvivono. Nel libro, Nàgi spie­ga come tut­ti que­sti fat­to­ri, ai qua­li si som­ma la pres­sio­ne del regi­me, rischia- no di ren­de­re gli esse­ri uma­ni figu­re più vici­ne agli ani­ma­li, per­ché senz’anima e sen­za impe­gno poli­ti­co e socia­le. Ho volu­to dare a mol­ti di loro un vol­to spa­ven­to­so, per­ché così sono. La spe­ran­za è che non tut­ti, in Egit­to, diven­tia­mo così.

Nigri­zia — Novem­bre 2016 — Azzur­ra Merin­go­lo

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Il documentarista inquieto mette a nudo l’anima porno del Cairo

NARRATIVA EGIZIANA. AHMED NÀGI

Un giovane dal vorace appetito sessuale svela odi, frustrazioni, famiglie incestuose

La pri­ma doman­da è reto­ri­ca: è anco­ra pos­si­bi­le nel 2016 anda­re in gale­ra per un libro? La secon­da è ter­ra ter­ra: cosa ci sarà mai tra le pagi­ne di ‘Vita: istru­zio­ni per l’uso’ se è basta­ta la pub­bli­ca­zio­ne del suo VI capi­to­lo sul perio­di­co egi­zia­no Akh­bar al Adab per­ché otto mesi fa l’autore Ahmed Nàgi fos­se arre­sta­to e con­dan­na­to a due anni di car­ce­re con l’accusa di oltrag­gio al pudo­re? La rispo­sta a que­sto inter­ro­ga­ti­vo ci por­ta al vero moti­vo per cui leg­ge­re il roman­zo appe­na tra­dot­to in ita­lia­no dall’intraprendente edi­to­re il Siren­te. Per­chè al net­to del soste­gno dovu­to ai let­te­ra­ti imba­va­glia­ti, che a mar­zo ha visto il PEN attri­bui­re a Nàgi il pre­sti­gio­so pre­mio Bar­be­ry Free­dom to Wri­te, c’è la let­te­ra­tu­ra.

La sto­ria rac­con­ta­ta da Nàgi è come una serie di sca­to­le cine­si il cui valo­re cre­sce via via che la dimen­sio­ne dimi­nui­sce. Il pri­mo livel­lo riguar­da le vicen­de di Bas­sam Bah­gat, gio­va­ne docu­men­ta­ri­sta dal vora­ce appe­ti­to ses­sua­le che all’indomani di un esi­zia­le ter­re­mo­to vie­ne assun­to dal­la miste­rio­sa Socie­tà degli Urba­ni­sti per ripro­get­ta­re, e in real­tà distrug­ge­re, l’anima con­trad­di­to­ria, ma pro­prio per que­sto indo­mi­ta, del­la capi­ta­le egi­zia­na. Oltre Bas­sam però, c’è l’Egitto con­tem­po­ra­neo.

Descri­ven­do i mia­smi, gli umo­ri, le cica­tri­ci ester­ne e quel­le inti­me di una Cai­ro enor­me eppu­re clau­stro­fo­bi­ca, Nàgi ci sug­ge­ri­sce cos’è che, al net­to dei coi­ti, mastur­ba­zio­ni e full immer­sion alco­li­che tra nebu­lo­se di mari­jua­na, ha dav­ve­ro sca­te­na­to l’ira del regi­me con­tro di lui.

La musi­ca è mor­ta negli anni’70” dice a un trat­to Rim, l’amante di Bas­sam che fini­rà per cura­re la pro­pria depres­sio­ne votan­do­si a una nuo­va anni­chi­len­te illu­sio­ne in cui sdop­piar­si, con e sen­za hijab. “caz­za­te-repli­ca lui – Dov’è la tom­ba del­la musi­ca?” e lei “Guar­da il leta­ma­io che hai intor­no”.

Chi ha ucci­so la musi­ca al Cai­ro lascian­do gli abi­tan­ti in un silen­zio sini­stro che è sin­to­mo di afa­sia, infan­ti­li­smo poli­ti­co, dispe­ra­to ona­ni­smo fisi­co e intel­let­tua­le? La rispo­sta è nel­le infi­ni­te allu­sio­ni di cui è fin trop­po infar­ci­to il roman­zo.

C’è l’anima nera del­la cit­tà, epi­cen­tro del­la rivo­lu­zio­ne del 2011 ma anche tan­fo di ster­co e pira­mi­di di rifiu­ti, don­ne pin­gui rico­per­te da stra­ti di stof­fe nere e uomi­ni in peren­ne quan­to impro­dut­ti­va ecci­ta­zio­ne ses­sua­le, squal­li­di micro-bus all’arrembaggio degli incro­ci fata­li, odio, fru­stra­zio­ne, voglia di rival­sa sul­la Sto­ria, fol­li di Dio, trans, arti­sti, bam­bi­ni di stra­da, poli­ziot­ti con gli occhia­li neri, uomi­ni d’affari obe­si, stra­nie­ri in moto­ri­no in quar­tie­ri sele­zio­na­ti tipo Maa­di, fami­glie ince­stuo­se, inte­ri distret­ti che vivo­no con la cor­ren­te pre­le­va­ta abu­si­va­men­te dai lam­pio­ni.

C’è il Gene­ra­le, cari­ca in cui è rias­sun­ta l’identità stes­sa del pote­re, che “da quan­do è al timo­ne­ha pre­clu­so ai gio­va­ni l’accesso alla poli­ti­ca”. Ma ci sono anche loro, i “gio­va­ni agi­ta­ti tra fol­le pre­con­fe­zio­na­te”, l’ombra di quan­to furo­no i teme­ra­ri ragaz­zi di Tah­rir, pove­ri illu­si alla deri­va lad­do­ve non c’è più spa­zio per la ribel­lio­ne e “per­fi­no il caos si agi­ta in aree cir­co­scrit­te o entra nel­la cate­na di pro­du­zio­ne di un enor­me ingra­nag­gio che ope­ra per man­te­ne­re l’equilibrio”.

Ci sono i fana­ti­ci reli­gio­si, la cui pre­sen­za aleg­gia sull’intero roman­zo nel­le for­me più diver­se: il colo­re ver­de (come la natu­ra ma anche come l’Islam) che “non com­par­ve alla vigi­lia del­la tra­ge­dia ma mol­to pri­ma”, la gran­de mani­po­la­tri­ce papri­ka inten­zio­na­ta a devia­re il cor­so del Nilo che “ti aiu­te­rà a vede­re ciò che non si vede e a vede­re ciò che non esi­ste”, la stes­sa Socie­tà degli Urba­ni­sti il cui segre­to più impor­tan­te è “la moda­li­tà con cui tra­smet­te il sen­so di sicu­rez­za , l’avresti avver­ti­to men­tre uno di loro ti strin­ge­va la mano sol­le­van­do­ti il peso dal­le spal­le, come un bam­bi­no pic­co­lo che tro­na nel grem­bo mater­no”. E poi c’è la socie­tà civi­le, allea­ta con la poli­ti­ca e la reli­gio­ne per impe­di­re “che ven­ga a gal­la quan­to avvie­ne nel­le visce­re” del Cai­ro.

Non rispar­mia nes­su­no Nàgi nel roman­zo illu­stra­to dai fero­ci dise­gni di Ayman al Zor­qa­ni. E quan­do arri­vi al capi­to­lo VI, il cuo­re por­no­gra­fi­co del libro per cui uffi­cial­men­te l’autore è in cel­la, appa­re chia­ro che lì, come nel­le pagi­ne pre­ce­den­ti, la nudi­tà intol­le­ra­bi­le per il regi­me non è quel­la di Bas­sam e le sue aman­ti ma quel­la dell’Egitto con­tem­po­ra­neo, la reli­gio­ne eter­no oppio dei popo­li, il regi­me mili­ta­re stes­so. Il bam­bi­no dei vesti­ti nuo­vi dell’imperatore non avreb­be oggi alcu­na chan­ce al Cai­ro.

La Stampa/ Tut­to Libri di Fran­ce­sca Paci 22/10/2016

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Ormai Il Cairo è il regno dell’arbitrio”

L’INTERVISTA  Ayman al-Zur­qa­ny — Il dise­gna­to­re in Ita­lia per pre­sen­ta­re un libro mes­so all’indice

di Fran­ce­sca Bel­li­no

Quan­do lo scrit­to­re e blog­ger egi­zia­no Ahmed Nàgi ha scrit­to “Vita: istru­zio­ni per l’uso” non pote­va imma­gi­na­re quan­to gli avreb­be con­di­zio­na­to la vita. L’ha scrit­to pri­ma del­le rivol­te del 2011 con la spe­ran­za di vede­re miglio­ra­re la con­di­zio­ne dei gio­va­ni del Cai­ro, ma la sua schiet­tez­za e il suo talen­to nar­ra­ti­vo sono sta­ti ripa­ga­ti con una con­dan­na del Tri­bu­na­le di Bulaq a due anni di car­ce­re per “offe­sa alla pub­bli­ca mora­le” per i rife­ri­men­ti espli­ci­ti a dro­ga, ses­so e alcool.

Insi­gni­to del Pre­mio Bar­bey Free­dom to Wri­te da Pen Inter­na­tio­nal e ora pub­bli­ca­to in Ita­lia da il Siren­te (tra­du­zio­ne dall’arabo di Eli­sa­bet­ta Ros­si e Fer­nan­da Fischio­ne), il roman­zo è arric­chi­to dal­le illu­stra­zio­ni del dise­gna­to­re Ayman al Zor­qa­ni venu­to in Ita­lia a pre­sen­ta­re il libro in assen­za del­lo scrit­to­re.

Ayman, come sta Ahmed Nàgi?

Non pos­so anda­re a tro­var­lo. Pos­so­no entra­re in car­ce­re solo i paren­ti più stret­ti e gli avvo­ca­ti. Ci scri­via­mo let­te­re e rie­sco a veder­lo duran­te i pro­ces­si, da lon­ta­no. Fisi­ca­men­te non sta male, ma psi­co­lo­gi­ca­men­te sì. I car­ce­rie­ri non gli con­se­gna­no i libri. Non voglio­no dar­gli spe­ran­za.

Per­ché è sta­to arre­sta­to?

E’ la pri­ma vol­ta che in Egit­to uno scrit­to­re vie­ne arre­sta­to per un suo testo. Un cit­ta­di­no lo ha denun­cia­to dopo aver let­to sul perio­di­co let­te­ra­rio Akbar el Adab un estrat­to del roman­zo usci­to due anni fa, soste­nen­do che il testo gli ave­va dato “un estre­mo sen­so di males­se­re”, dive­nu­to males­se­re di Sta­to mon­ta­to da un fun­zio­na­rio di poli­zia che pro­ba­bil­men­te vole­va sfrut­ta­re la situa­zio­ne. E così ha ingran­di­to la vicen­da. Ma al fon­do del­la vicen­da c’è un mec­ca­ni­smo inne­sca­to­si con l’arrivo di Al Sisi che ha cau­sa­to anche la mor­te di Giu­lio Rege­ni.

Ovve­ro?

Con Muba­rak nes­sun pic­co­lo fun­zio­na­rio avreb­be mai potu­to pren­de­re una tale ini­zia­ti­va. Si aspet­ta­va sem­pre un suo ordi­ne. Con Al Sisi, inve­ce, si è avvia­to un nuo­vo feno­me­no che è quel­lo del­le ini­zia­ti­ve dal bas­so, come è acca­du­to con la denun­cia di Nàgi. Ai tem­pi di Muba­rak nes­su­no stra­nie­ro sareb­be sta­to ucci­so e nes­su­no scrit­to­re arre­sta­to sen­za il suo vole­re.

Qua­li sono le novi­tà sul caso Rege­ni?

La ver­sio­ne che vie­ne rac­con­ta­ta è che una spia del regi­me ave­va chie­sto allo stu­den­te di aiu­tar­lo ad ave­re un pas­sa­por­to per l’Italia, ma in segui­to a diver­gen­ze l’informatore avreb­be accu­sa­to Rege­ni di esse­re una spia e lo avreb­be denun­cia­to a poli­ziot­ti di bas­so ran­go che, di loro ini­zia­ti­va, lo avreb­be­ro tor­tu­ra­to a mor­te.

Che cli­ma c’è in Egit­to?

Di gran­de pau­ra. Anche chi non ha fat­to nul­la ed è alli­nea­to ai costu­mi tra­di­zio­na­li e con­ser­va­to­ri cai­ro­ti, quan­do incon­tra per stra­da un poli­ziot­to teme gli pos­sa acca­de­re qual­co­sa.

E gli arti­sti come vivo­no?

Nel con­stan­te con­tra­sto fra il desi­de­rio di espri­mer­ci e la voglia di dedi­ca­re tem­po alla nostra arte e il biso­gno di oppor­ci alla visio­ne con­ser­va­tri­ce.  Con Muba­rak c’era una liber­tà di espres­sio­ne di fac­cia­ta e dei limi­ti pre­ci­si da non supe­ra­re, quin­di mol­ta auto­cen­su­ra. In “Vita: istru­zio­ni per l’uso” Nàgi mostra le varie cit­tà con­te­nu­te nel Cai­ro, quel­la di super­fi­cie e quel­le sot­ter­ra­nee, la distru­zio­ne del­la metro­po­li e il vuo­to che ne rima­ne. Ma né io, né lui abbia­mo mai avu­to l’intenzione di dire come deve esse­re la Cai­ro del futu­ro.

Il Fat­to Quo­ti­dia­no 12/10/2016

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Esce in Italia Vita: istruzioni per l’uso Ma lo scrittore è in carcere in Egitto

Non è il primo caso di censura di un’opera letteraria, ma non era mai successo in Egitto che un autore venisse condannato a due anni di prigione per un romanzo

di Vivia­na Maz­za per il Cor­rie­re del­la Sera

Il roman­zo esce gio­ve­dì 6 otto­bre in Ita­lia. Ma l’autore, il tren­tu­nen­ne egi­zia­no Ahmed Nagi, al lan­cio (nei gior­ni pre­ce­den­ti a Roma) non c’era: è in pri­gio­ne. Il 20 feb­bra­io scor­so è sta­to con­dan­na­to a due anni di car­ce­re per «oltrag­gio al pudo­re» a cau­sa del «con­te­nu­to ses­sua­le osce­no». Non è il pri­mo caso di cen­su­ra di un’opera let­te­ra­ria in Egit­to, ma è il pri­mo caso di uno scrit­to­re arre­sta­to per il pro­prio libro.

Si inti­to­la Isti­kh­dam al-Hayat, tra­dot­to come Vita: istru­zio­ni per l’uso dal­la casa edi­tri­ce Il Siren­te. Rac­con­ta la real­tà socia­le del Cai­ro, imma­gi­nan­do un futu­ro disto­pi­co in cui la metro­po­li è sta­ta col­pi­ta da una ter­ri­bi­le cata­stro­fe natu­ra­le e una «Socie­tà degli Urba­ni­sti» vuo­le distrug­ger­ne l’architettura mil­le­na­ria per crea­re un cen­tro futu­ri­sti­co, gover­na­to dal­le mac­chi­ne e dal­la tec­no­lo­gia. Il capi­to­lo che ha mes­so nei guai lo scrit­to­re è il sesto. Vi si rac­con­ta di una sera­ta in cui il pro­ta­go­ni­sta ven­ti­treen­ne Bas­sam beve alcol, fuma hashish e fa ses­so. «Cosa fan­no i gio­va­ni di vent’anni al Cai­ro? — scri­ve l’autore in un pas­sag­gio — Lec­ca­no pupil­le, lec­ca­no fiche, suc­chia­no caz­zi, snif­fa­no pol­ve­re, ina­la­no hashish­mi­sto a son­ni­fe­ri? Fino a quan­do que­sto gene­re di feti­ci­smo con­ti­nue­rà a esse­re ecci­tan­te, inno­va­ti­vo e sti­mo­lan­te? Chi ora sie­de in que­sta stan­za, da gio­va­ne ha pro­va­to mol­te dro­ghe, sia ai tem­pi dell’università che dopo. Ma guar­da­li, sono come atol­li sepa­ra­ti, inca­pa­ci di dare un sen­so ai loro gior­ni sen­za sta­re assie­me».

«Triste mentre Ahmed è in carcere»

In Ita­lia è venu­to il coau­to­re di Vita: istru­zio­ni per l’uso. «È tri­ste esse­re qui men­tre Ahmed è in pri­gio­ne», dice al Cor­rie­re Ayman Al Zor­qa­ni, che ha rea­liz­za­to illu­stra­zio­ni che si alter­na­no ai capi­to­li del roman­zo. Ave­va incon­tra­to Ahmed Nagi pri­ma del­la rivo­lu­zio­ne del 2011, ed era rima­sto col­pi­to dal suo sti­le. «Par­la­va di poli­ti­ca in modo sar­ca­sti­co, e per que­sto era più effi­ca­ce, face­va arrab­bia­re le auto­ri­tà per­ché si face­va bef­fe di loro», spie­ga. Nagi si sta­va anche facen­do un nome: Vita, istru­zio­ni per l’uso è il suo secon­do roman­zo pub­bli­ca­to in Ita­lia, dopo l’esordio con Rogers e la Via del Dra­go divo­ra­to dal Sole (Il Siren­te, 2010). I due ave­va­no deci­so subi­to di col­la­bo­ra­re, ma dopo l’inizio del­la rivo­lu­zio­ne sospe­se­ro ogni cosa, per poi ripren­de­re a lavo­ra­re al roman­zo nel 2012.

La rivista di sinistra e il manager della Fratellanza

L’arresto di Nagi è in par­te il frut­to di con­ser­va­to­ri­smo socia­le ma anche di inet­ti­tu­di­ne e ven­det­te per­so­na­li. La sto­ria ce la rac­con­ta Al Zor­qa­ni, in una lun­ga con­ver­sa­zio­ne. Nagi lavo­ra­va per il perio­di­co cul­tu­ra­le Akh­bar Al Adab. Nel 2013, duran­te l’era del­la Fra­tel­lan­za Musul­ma­na, era­no sta­ti piaz­za­ti a capo dei gior­na­li uomi­ni fede­li ai nuo­vi gover­nan­ti. «I gior­na­li­sti di Akh­bar Al Adab sono di sini­stra e atei, men­tre il nuo­vo mana­ger, tale Mag­di Afi­fi, con­ser­va­to­re e reli­gio­so ten­ta­va di con­trol­la­re quel­lo che scri­ve­va­no». È sta­to in que­sto perio­do che uno dei capo­re­dat­to­ri ha pen­sa­to di pub­bli­ca­re un estrat­to del roman­zo al qua­le Nagi sta­va lavo­ran­do. «Ahmed gli ha con­se­gna­to tre capi­to­li tra cui sce­glie­re e poi è par­ti­to per un viag­gio già pre­vi­sto negli Sta­ti Uni­ti — con­ti­nua Al Zor­qa­ni —. Nel frat­tem­po, a metà del 2013 i Fra­tel­li Musul­ma­ni sono sta­ti rove­scia­ti, poi Al Sisi è diven­ta­to pre­si­den­te e ha sosti­tui­to tut­ti mana­ger dei gior­na­li con uomi­ni a lui fede­li. Ma si è dimen­ti­ca­to di Akh­bar Al Adab. E così que­sta è sta­ta l’età dell’oro per il perio­di­co». Infat­ti, «il mana­ger nomi­na­to dai Fra­tel­li Musul­ma­ni non vole­va esse­re epu­ra­to e per­de­re il lavo­ro e così resta­va zit­to, non inter­fe­ri­va con il gior­na­le. Ma quan­do il capi­to­lo sesto di Nagi è sta­to pub­bli­ca­to, c’è sta­to chi l’ha tro­va­to offen­si­vo, anche se il suo con­te­nu­to non è sen­za pre­ce­den­ti. E’ sta­to allo­ra che le auto­ri­tà han­no sco­per­to che Afi­fi era il mana­ger e l’hanno licen­zia­to in tron­co».

La furia di Afifi

E allo­ra Afi­fi si è arrab­bia­to. «Ave­va sop­por­ta­to per quat­tro mesi un gior­na­le pie­no di paro­lac­ce e con­te­nu­ti immo­ra­li e sen­za Dio. Pen­sa­va alme­no di poter riu­sci­re a con­ser­va­re il posto — ci dice Al Zor­qa­ni —. A que­sto pun­to non pote­va oppor­si alla deci­sio­ne di Al Sisi, ma alme­no pote­va ven­di­car­si di quei miscre­den­ti. Così deve aver visto nel capi­to­lo del libro di Nagi una spe­cie di dono divi­no: gli per­met­te­va di col­pe­vo­liz­za­re la reda­zio­ne e anche di spin­ge­re il gover­no a esse­re più con­ser­va­to­re. Così è anda­to pres­so l’ordine dei gior­na­li­sti, ha denun­cia­to Akh­bar Al Adab affer­man­do che pub­bli­ca­va por­no­gra­fia, con­te­nu­ti vol­ga­ri e con­tra­ri all’Islam. Le auto­ri­tà han­no cer­ca­to di evi­ta­re che scop­pias­se un caso, non vole­va­no che Afi­fi appa­ris­se come un eroe, ma odia­va­no anche Ahmed e il suo lavo­ro. Quan­do è tor­na­to dagli Sta­ti Uni­ti lo han­no sospe­so, anche se non licen­zia­to. A lui non impor­ta­va. Nel frat­tem­po, abbia­mo com­ple­ta­to la gra­fi­ca e fat­to stam­pa­re il libro in Liba­no, poi la poli­zia doga­na­le egi­zia­na ha dato l’autorizzazione all’ingresso del­le mil­le copie e il roman­zo sta­va aven­do un discre­to suc­ces­so, ne ave­va­mo ven­du­te 900».

La nuova denuncia

Era pas­sa­to un anno, insom­ma, quan­do è arri­va­ta una nuo­va denun­cia, sta­vol­ta da par­te di un pri­va­to cit­ta­di­no, di nome Gha­ni Salah, che si è det­to tur­ba­to dai rife­ri­men­ti al ses­so con­te­nu­ti nel­lo stral­cio pub­bli­ca­to dal­la rivi­sta. Al Zor­qa­ni sospet­ta che l’istigatore fos­se il soli­to Afi­fi. Quel che è cer­to è che nes­su­no si aspet­ta­va che lo scrit­to­re potes­se esse­re arre­sta­to. «Non è la pri­ma vol­ta che la let­te­ra­tu­ra egi­zia­na con­tem­po­ra­nea pre­sen­ta per­so­nag­gi poco edi­fi­can­ti — scri­ve l’arabista Eli­sa­bet­ta Ros­si —: basti pen­sa­re per esem­pio a ‘Abdal­lah, pro­ta­go­ni­sta del roman­zo di Ahmad al-‘Aydi Esse­re ‘Abbas al-‘Abd… che beve alco­li­ci, fuma hashish e intrat­tie­ne rela­zio­ni libe­re con le ragaz­ze; la sua schi­zo­fre­nia lo por­ta a uno sta­dio di alie­na­zio­ne che lo dirot­ta ver­so un rap­por­to con­flit­tua­le con la socie­tà e la cit­tà in cui vive, Il Cai­ro». Cer­to, ci sono sta­ti libri proi­bi­ti in pas­sa­to in Egit­to, sot­to­li­nea Al Zor­qa­ni, sin da «L’Islam e le fon­da­men­ta del pote­re poli­ti­co» di Ali Abdel Raziq nel 1925 (che era in real­tà un libro con­tro il re Fuad) fino al gra­phic novel di Mag­di Sha­fiei ban­di­to nel 2007 per una sce­na d’amore (in real­tà dava fasti­dio il fat­to che cri­ti­cas­se il pre­si­den­te Muba­rak per­ché vole­va tra­smet­te­re il pote­re al figlio). «Ma non c’erano pre­ce­den­ti per l’arresto di Ahmed Nagi. E così lui aspet­ta­va al mas­si­mo una mul­ta, non cer­to il car­ce­re».

La condanna

Le auto­ri­tà di poli­zia e poi il giu­di­ce in appel­lo han­no volu­to fare bel­la figu­ra, secon­do il dise­gna­to­re. Dopo il pro­scio­gli­men­to in pri­mo gra­do, «la pub­bli­ca accu­sa ha deci­so di tra­sfor­ma­re l’indignazione del pri­va­to cit­ta­di­no in indi­gna­zio­ne del­lo Sta­to», ha det­to all’Ansa Ric­car­do Nou­ry, por­ta­vo­ce di Amne­sty Inter­na­tio­nal Ita­lia che ha patro­ci­na­to il libro. A nul­la sono val­se le pro­te­ste di 700 intel­let­tua­li egi­zia­ni e il Pre­mio «Bar­bey Free­dom to Wri­te» con­fe­ri­to da «Pen» al gio­va­ne scrit­to­re. «Ahmed all’inizio pen­sa­va che i media potes­se­ro aiu­tar­lo», spie­ga Al Zor­qa­ni. «C’era sta­to un for­te movi­men­to in suo favo­re. Anche i con­ser­va­to­ri cui non pia­ce que­sto libro e che cre­do­no deb­ba esse­re proi­bi­to non pen­sa­no che lui deb­ba anda­re in pri­gio­ne».

Prigioniero politico

Secon­do Al Zor­qa­ni, a un cer­to pun­to, Nagi è sta­to visto come un oppo­si­to­re poli­ti­co e ciò ren­de dif­fi­ci­le anche una ridu­zio­ne del­la pena. «Ci sono sta­te cele­bri­tà che in tv han­no det­to che que­sto non è l’Egitto in cui cre­do­no, han­no pre­sen­ta­to que­sto caso come una que­stio­ne per­so­na­le con­tro Al Sisi. E anche le auto­ri­tà lo stan­no trat­tan­do come un pri­gio­nie­ro poli­ti­co. Due set­ti­ma­ne fa, sono sta­ti gra­zia­ti alcu­ni cri­mi­na­li comu­ni, ma lui no, è rima­sto den­tro». Anche Amne­sty Inter­na­tio­nal sospet­ta che la col­pa di Nagi non sia­no sta­ti tan­to i det­ta­gli su ses­so e dro­ga spar­si nel libro, quan­to il rea­li­smo con cui descri­ve «una Cai­ro tri­ste, vio­len­ta, putri­da e cat­ti­va». «Per tut­to il tem­po che vivi o ti muo­vi den­tro al Cai­ro, sei costan­te­men­te deni­gra­to. Sei desti­na­to a incaz­zar­ti. Anche se impie­ghi tut­te le for­ze del­la Ter­ra non puoi cam­bia­re que­sto desti­no. Sei sog­get­to in ogni momen­to ai pet­te­go­lez­zi che ti arri­va­no da sopra e da sot­to, da destra e da sini­stra», riflet­te il pro­ta­go­ni­sta Bas­sam. «La rico­stru­zio­ne del Cai­ro e l’attenzione alla sua archi­tet­tu­ra sono dun­que tema­ti­che cen­tra­li del roman­zo», nota Eli­sa­bet­ta Ros­si che ha inter­vi­sta­to l’autore pri­ma dell’arresto. «L’intento del­la “Socie­tà degli Urba­ni­sti” non sem­bra così distan­te dal­la real­tà: pare qua­si rispon­de­re all’attuale e ambi­zio­so pro­get­to di Al Sisi di costrui­re, coi finan­zia­men­ti sau­di­ti, una moder­na capi­ta­le egi­zia­na nel cuo­re del deser­to».

«Il processo» di Kafka (a fumetti)

Al Zor­qa­ni ci dice di aver visto l’amico un mese e mez­zo fa, l’ultima vol­ta. Era den­tro la gab­bia in cui ven­go­no tenu­ti gli impu­ta­ti in tri­bu­na­le. «Non ave­va un brut­to aspet­to, non sta male fisi­ca­men­te, ma è in uno sta­to di pani­co. So dal­la sua fidan­za­ta che non rie­sce a dor­mi­re. E’ in cel­la con altre 40 per­so­ne e vor­reb­be resta­re solo. La buo­na noti­zia è che è un car­ce­re per uomi­ni d’affari cor­rot­ti per­ciò non ci sono scon­tri e zuf­fe, ma non può nem­me­no anda­re in bagno sen­za un guar­dia­no». Al Zor­qa­ni gli ha man­da­to «Il pro­ces­so» di Kaf­ka in ara­bo e «Hush», il fumet­to di Jim Lee. «Quan­do vedo­no i dise­gni, le guar­die non fan­no pro­ble­mi. Pen­sa­no che i fumet­ti sia­no per bam­bi­ni».

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Libri: in italiano ultimo libro Nàgi, ma lui è in carcere

(di Lucia­na Bor­sat­ti) (ANSA­med) — ROMA, 3 OTT — Una sedia vuo­ta per uno scrit­to­re che non c’è e che in Egit­to detie­ne anche il pri­ma­to di pri­mo auto­re fini­to in car­ce­re per il pro­prio libro. Era quel­la riser­va­ta ad Ahmed Nagi, auto­re di “Vita: istru­zio­ni per l’uso” (Il Siren­te, pp. 270, 18 euro), in un incon­tro ieri a Roma cui ha potu­to par­te­ci­pa­re solo il gra­fi­co Ayman Al Zor­qa­ni, che ha co-fir­ma­to il libro per le sue pro­vo­ca­to­rie illu­stra­zio­ni.

Il 20 feb­bra­io scor­so Nàgi è sta­to con­dan­na­to a due anni di car­ce­re per ‘oltrag­gio al pudo­re’, dopo che un capi­to­lo del libro — già dato alle stam­pe — era sta­to pub­bli­ca­to su un perio­di­co let­te­ra­rio. Il pro­ces­so era nato dal­la denun­cia di un pri­va­to cit­ta­di­no che si era sen­ti­to tur­ba­to dai rife­ri­men­ti al ses­so fre­quen­ti in un rac­con­to pur pri­ma­ria­men­te incen­tra­to sul­la real­tà socia­le del Cai­ro — metro­po­li che, dopo una ter­ri­bi­le cata­stro­fe natu­ra­le, una “Socie­tà degli Urba­ni­sti”, vuo­le rico­strui­re cam­bian­do­la radi­cal­men­te.

Ma dopo il pro­scio­gli­men­to in pri­mo gra­do, “la pub­bli­ca accu­sa ha deci­so di tra­sfor­ma­re l’indignazione del pri­va­to cit­ta­di­no in indi­gna­zio­ne del­lo Sta­to — affer­ma Ric­car­do Nou­ry, por­ta­vo­ce di Amne­sty Inter­na­tio­nal Ita­lia che ha patro­ci­na­to il libro — facen­do scat­ta­re la con­dan­na”. Con­tro la qua­le a nul­la sono val­se le pro­te­ste di 700 intel­let­tua­li egi­zia­ni e il Pre­mio Bar­bey Free­dom to Wri­te con­fe­ri­to da Pen al gio­va­ne scrit­to­re. Tan­to da far pen­sa­re, sot­to­li­nea anco­ra Nou­ry, che la col­pa di Nagi non sia­no sta­ti tan­to i det­ta­gli su ses­so e dro­ga spar­si nel libro, quan­to il rea­li­smo con cui descri­ve “una Cai­ro tri­ste, vio­len­za, putri­da e cat­ti­va”: l’aver mostra­to cioè “l’immostrabile”. “E’ tri­ste esse­re qui con Ahmed in pri­gio­ne”, ha det­to Al Zor­qa­ni. Pare che Nàgi stia fisi­ca­men­te bene, ha aggiun­to, ma sia costret­to a subi­re “mol­te pres­sio­ni psi­co­lo­gi­che”.

Il libro — scrit­to pri­ma del­la rivo­lu­zio­ne del 2011 — “è una disce­sa tra le mil­le stra­ti­fi­ca­zio­ni del Cai­ro”, rac­con­ta il gra­fi­co, dove a lui è anda­to tra l’altro il com­pi­to di descri­ve­re con trat­ti impie­to­si “gli ani­ma­li” del­la metro­po­li, ste­reo­ti­pi di per­so­nag­gi che “cer­ca­no di ren­der­si accet­ta­bi­li”. Nagy, noto anche per esse­re sta­to uno dei pri­mi blog­ger egi­zia­ni, non è l’unico auto­re che ha visto la pro­pria ope­ra cen­su­ra­ta, me è sta­to appun­to il pri­mo a subi­re una con­dan­na in car­ce­re gli stes­si moti­vi. In que­sto modo le isti­tu­zio­ni dell’era del pre­si­den­te Sisi han­no volu­to dare “un mes­sag­gio” anche agli altri, sostie­ne il gio­va­ne dise­gna­to­re, e per que­sto dif­fi­cil­men­te potrà ave­re scon­ti di pena. Quan­to al con­sen­so socia­le di cui l’ex gene­ra­le gode, valu­ta Al Zor­qa­ni, è dimi­nui­to rispet­to all’epoca del suo inse­dia­men­to, cer­ta­men­te tra i gio­va­ni e anche per aver man­ca­to di incon­tra­re le aspet­ta­ti­ve di varie clas­si socia­li in cam­po eco­no­mi­co. Ma da qui a dire che non sareb­be ora in gra­do di vin­ce­re nuo­ve ele­zio­ni ce ne pas­sa: dipen­de da chi altro cor­re­reb­be per la cari­ca, lascia capi­re il gra­fi­co, e resta for­te tra gli egi­zia­ni il biso­gno di sta­bi­li­tà che Sisi ha incar­na­to.

Ma sul fron­te dei media il pano­ra­ma descrit­to da Al Zor­qa­ni è qua­si deser­ti­fi­ca­to: o sono schie­ra­ti con Sisi o sono la voce dei Fra­tel­li musul­ma­ni (estro­mes­si dal pote­re nel 2013, ndr).

Amplia­to inol­te lo spa­zio di mano­vra e di arbi­trio di cui il sin­go­lo appar­te­nen­te agli appa­ra­ti di sicu­rez­za può ora valer­si rispet­to al pas­sa­to: come a dire, spie­ga, che un caso come quel­lo di Giu­lio Rege­ni, tor­tu­ra­to e ucci­so da mani anco­ra igno­te, ai tem­pi dell’ex pre­si­den­te Muba­rak non sareb­be potu­to acca­de­re sen­za che i ver­ti­ci lo sapes­se­ro. (ANSA­med).

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