Anna Teresa, “Tea Time Translation” (25 gennaio 2017)

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

di Anna Tere­sa, “Tea Time Trans­la­tion” (25 gen­na­io 2017)

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarMi sie­do sul pavi­men­to vici­no a Yasmi­ne e baba e pen­so a come sia­mo arri­va­ti a que­sto. Le nostre vite pro­ce­de­va­no secon­do una rou­ti­ne per­fet­ta, in cui mi tro­va­vo pro­prio bene, ma ora non so più chi sia­mo, né cosa stia suc­ce­den­do. Per via del­la guer­ra ho così tan­te incer­tez­ze in testa, come un nuvo­lo­ne gri­gio in atte­sa di scro­scia­re e tuo­na­re giù. Io non voglio che mi tuo­ni addosso.”

Da leg­ge­re con una taz­za di kar­ka­dè, ros­so come il colo­re ama­to da Adam, che rap­pre­sen­ta Yasmi­ne, ma anche come il san­gue, pro­ta­go­ni­sta onni­pre­sen­te del­la guerra.

Duran­te il Pisa Book Festi­val 2016, alla pre­sen­ta­zio­ne del suo roman­zo, l’autrice Sumia Suk­kar spie­ga­va che la scel­ta di scri­ve­re que­sto libro è sta­ta gui­da­ta dal­la volon­tà di dare un vol­to, una voce e una sto­ria ai siria­ni coin­vol­ti nel­la guer­ra che ha stra­vol­to il loro pae­se e di risve­glia­re i let­to­ri da quel­la sor­ta di assue­fa­zio­ne per cui, ormai, quan­do scor­ro­no in TV le imma­gi­ni di bom­be, guer­ra e atten­ta­ti pro­ve­nien­ti dal­la Siria non ci si stu­pi­sce più.

Sumia Suk­kar, nel­la ver­sio­ne ita­lia­na con il magi­stra­le aiu­to del­la tra­dut­tri­ce, Bar­ba­ra Beni­ni, tra­sci­na il let­to­re in una Alep­po agli albo­ri del­la guer­ra, dove la fami­glia di Adam, quat­tor­di­cen­ne affet­to da sin­dro­me di Asper­ger e appas­sio­na­to di pit­tu­ra, con­du­ce una vita quo­ti­dia­na simi­le alla nostra, con il padre e i fra­tel­li più gran­di che van­no a lavo­ra­re e Adam che fre­quen­ta la scuo­la, rag­giun­gen­do­la a pie­di da solo ogni gior­no, a dimo­stra­zio­ne di quan­to la cit­tà sia tran­quil­la. In un atti­mo, ci si immer­ge nel­la sto­ria, la fami­glia di Adam potreb­be esse­re la nostra, cena­no insie­me, alla TV guar­da­no que­gli stes­si film ame­ri­ca­ni che pas­sa­no sui nostri scher­mi. Ma ad Alep­po qual­co­sa che Adam non capi­sce sta acca­den­do, si par­la di liber­tà e ribel­lio­ne, e in un vor­ti­ce irre­fre­na­bi­le arri­va la guer­ra, che Adam non com­pren­de, ma che anche gli adul­ti sem­bra­no capi­re poco.

Non so nem­me­no per­ché ci sia una guer­ra. Per­ché c’è una rivo­lu­zio­ne? Per­ché stan­no por­tan­do via la mia fami­glia? Che cosa è suc­ces­so men­tre dipin­ge­vo e anda­vo a scuo­la? Per­ché improv­vi­sa­men­te par­la­no tut­ti di poli­ti­ca, men­tre pri­ma si par­la­va solo di arte, moda, reli­gio­ne e viaggi?”

Non si sa più chi sono gli ami­ci e chi i nemi­ci, per­ché la vio­len­za si dif­fon­de pre­po­ten­te, fino a far diven­ta­re abi­tua­li sce­na­ri da film splat­ter, pie­ni di san­gue e par­ti di cor­pi umani.

Seb­be­ne in qual­che capi­to­lo la pro­spet­ti­va cam­bi, per mostra­re lati più oscu­ri del­la tra­ge­dia che si sta svol­gen­do in Siria, la mag­gior par­te del­la nar­ra­zio­ne pro­vie­ne dal­lo sguar­do inno­cen­te di Adam che, attra­ver­so la sua malat­tia, ha il dono di vede­re il colo­re di per­so­ne ed emo­zio­ni: Yasmi­ne “nor­mal­men­te è ros­so rubi­no”, “Kahled è aran­cio­ne, Tareq ha il colo­re del­le foglie di tè e Isa è ver­de”. Solo la distru­zio­ne e la dispe­ra­zio­ne tota­le lo por­te­ran­no a vede­re nient’altro che grigio.

Di soli­to, quan­do un libro mi pia­ce, è per­ché mi arric­chi­sce in qual­che modo e cer­co di con­si­gliar­lo a tut­ti per­ché vor­rei che anche gli altri ne fos­se­ro altret­tan­to arric­chi­ti. In que­sto caso, cre­do pro­prio che si trat­ti di un testo fon­da­men­ta­le per il lato uma­no di cia­scu­no di noi e per guar­da­re il disa­stro siria­no da una pro­spet­ti­va diver­sa. Con­si­glio a tut­ti di leg­ger­lo, per­ché dob­bia­mo cer­ca­re di resta­re umani.

Dopo aver let­to Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra, rie­sco a capa­ci­tar­mi anco­ra meno del fat­to che l’autrice lo abbia scrit­to a soli 21 anni. Gli argo­men­ti trat­ta­ti, dal­la guer­ra siria­na alla sin­dro­me di Asper­ger, e il modo in cui la scrit­tri­ce ne par­la lascia­no a boc­ca aperta.

Quan­do la sto­ria fini­sce, la men­te vola subi­to all’attualità di Alep­po, dove la guer­ra non si è anco­ra fer­ma­ta e i bam­bi­ni sono costret­ti a vive­re situa­zio­ni ter­ri­bi­li come quel­le nar­ra­te da Adam. Sumia Suk­kar ha ragio­ne a cer­ca­re di sen­si­bi­liz­za­re chi ha la for­tu­na di esse­re lon­ta­no da tut­to que­sto dolo­re e l’incoscienza di non capi­re che, al di là del­la distan­za geo­gra­fi­ca, sia­mo ugua­li, a pre­scin­de­re da qua­le sia la nostra reli­gio­ne, pel­le o nazionalità.

Come ha scrit­to Fran­ce­sca Paci su La Stam­pa, “chiu­so il libro resta la Sto­ria, dif­fi­ci­le fare anco­ra fin­ta di niente”.

Leg­ge­te anche voi Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra e fate­mi sape­re qua­li sono le vostre impres­sio­ni. Per chi è del­la zona, gio­ve­dì, 2 feb­bra­io, ne par­le­re­mo al cir­co­lo di let­tu­ra IL SOGNALIBRO pres­so la Libre­ria Mon­da­do­ri di Sar­za­na. Vi aspet­to lì!

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Maria Emilia Piccone, “Leggere a Lume di candela” (20 gennaio 2017)

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

Voci da mondi diversi

di Maria Emi­lia Pic­co­ne, “Leg­ge­re a Lume di can­de­la” (20 gen­na­io 2017)

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarEra il 2012 quan­do la cit­tà di Alep­po, in Siria, ini­ziò ad esse­re al cen­tro del­la guer­ra civi­le fra for­ze gover­na­ti­ve e ribel­li. Adam, “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra”, rap­pre­sen­ta tut­ti noi che vivia­mo lon­ta­ni e sia­mo igna­ri del­le cau­se che han­no sca­te­na­to la guer­ra, che fac­cia­mo fati­ca a capi­re. Anche Adam non capi­sce: ha quat­tor­di­ci anni ma non si com­por­ta e non si espri­me come un suo coe­ta­neo. Sem­bra più infan­ti­le, ci dice lui stes­so che sen­te dire di sé che è ‘stra­no’ e che i com­pa­gni di scuo­la lo pren­do­no in giro per que­sto e lo lascia­no in dispar­te. E’ il più gio­va­ne in una fami­glia nume­ro­sa- ha tre fra­tel­li e una sorel­la. Ed è la sorel­la Jasmi­ne che si pren­de cura di lui dopo che la mam­ma è mor­ta. Adam non vuo­le esse­re toc­ca­to, non vuo­le che il suo cibo sia mesco­la­to a quel­lo di altri e ha una pas­sio­ne per i colo­ri. Anzi, ha una pre­di­spo­si­zio­ne per il dise­gno e la pit­tu­ra, rie­sce ad espri­me­re nei suoi qua­dri quel­lo che ha den­tro di sé e mai riu­sci­reb­be a comu­ni­ca­re con le paro­le-sono i colo­ri che gli dan­no la chia­ve di acces­so del­la real­tà. Jasmi­ne è ros­so rubi­no per lui- e il ros­so è un colo­re di for­za vita­le e d’amore. Pri­ma dell’inizio dei bom­bar­da­men­ti l’atmosfera di Alep­po è aran­cio­ne e azzur­ro di cie­lo e di luce e di sole. Anche i libri han­no un colo­re: Aschen­bach, il pro­ta­go­ni­sta di “Mor­te a Vene­zia”, è gri­gio (d’altra par­te il gri­gio del­la cene­re è nel suo stes­so nome, anche se Adam non lo sa). Poi cam­bie­rà tut­to, per­ché il ros­so diven­te­rà il colo­re del san­gue, Adam arri­ve­rà a dipin­ge­re con il san­gue, e il mon­do si incu­pi­rà nel­le tona­li­tà del nero e del gri­gio e del viola.

  Quel­lo che Sumia Suk­kar, nata e cre­sciu­ta in Inghil­ter­ra in una fami­glia siria­na-alge­ri­na, descri­ve, è un fram­men­to di guer­ra, con sce­ne apo­ca­lit­ti­che viste attra­ver­so gli occhi di un ragaz­zi­no che for­se ha la sin­dro­me di Asper­ger, che si chie­de che cosa stia suc­ce­den­do, chi sia­no i buo­ni e chi i cat­ti­vi e per­ché si fan­no la guer­ra? non sono for­se tut­ti siria­ni? I suoi pun­ti fer­mi crol­la­no uno dopo l’altro, pro­prio come gli edi­fi­ci che si sbri­cio­la­no in un gri­gio­re di pol­ve­re e mace­rie- pri­ma un fra­tel­lo (l’intellettuale che scri­ve poe­sie), poi l’altro (ritor­ne­rà pre­ce­du­to da una sce­na rac­ca­pric­cian­te), poi la sorel­la (sap­pia­mo che cosa atten­da una don­na cat­tu­ra­ta duran­te una guer­ra, e il velo in testa non è cer­to uno scu­do. Quan­do riap­pa­re, Adam non la rico­no­sce), il padre è pre­ci­pi­ta­to in una demen­za pre­co­ce cau­sa­ta dal dolo­re. Sol­tan­to un gat­ti­no, sal­va­to dal­le rovi­ne, può ricom­pen­sa­re, in par­te, Adam per quel­lo che ha per­so. La lun­ga mar­cia ver­so Dama­sco è il cam­mi­no del­la spe­ran­za ver­so la sal­vez­za di un riparo.

Il roman­zo di Sumia Suk­kar non ha la pre­te­sa di esse­re un libro di sto­ria, pare esse­re un libro scrit­to di get­to, come se la gio­va­ne scrit­tri­ce fos­se rima­sta scon­vol­ta nel vede­re la distru­zio­ne nel­le imma­gi­ni del pae­se in cui la sua fami­glia ha radi­ci. Man­ca di pre­ci­sio­ne e alcu­ne del­le sce­ne descrit­te appa­io­no impro­ba­bi­li (le rea­zio­ni di feri­ti gra­vis­si­mi in ospe­da­le, il ritor­no di un fra­tel­lo in con­di­zio­ni che non voglio anti­ci­pa­re ma che sono in con­tra­sto con il suo com­por­ta­men­to trop­po natu­ra­le). Non vie­ne mai det­to chia­ra­men­te qua­le sia la sin­dro­me di Adam ed è meglio così: se non è defi­ni­ta, per il let­to­re è più faci­le accet­ta­re le discre­pan­ze tra i suoi atteg­gia­men­ti. E tut­ta­via, ciò det­to, è un libro che si leg­ge facil­men­te e che ci avvi­ci­na ad un pae­se, ad una guer­ra, ad un dram­ma che non pos­so­no lasciar­ci indifferenti.

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Fresco di stampa “Cani sciolti” di Muhammad Aladdin

In libre­ria “Cani sciol­ti” dell’autore egi­zia­no Muham­med Alad­din trad. dall’arabo di Bar­ba­ra Benini

Una sto­ria illu­mi­nan­te sul­lo sta­to di salute

dell’attuale socie­tà egiziana”

Per gua­da­gnar­si da vive­re, Ahmed fa lo scrit­to­re di rac­con­ti por­no­gra­fi­ci. Ahmed ha due cari ami­ci: El-Loul, regi­sta tele­vi­si­vo e Abdal­lah, il suo ami­co d’infanzia, mene­fre­ghi­sta nei con­fron­ti del­la vita. Seguen­do le vite di que­sti tre per­so­nag­gi nel­le intri­ca­te e vocian­ti stra­de cai­ro­te, nei loca­li not­tur­ni, 
nel­le desert-roads lon­ta­ne dal­la gran­de metro­po­li, il let­to­re ha uno sguar­do su una par­te del­la popo­la­zio­ne egiziana:
i cosid­det­ti “cani sciol­ti”, gio­va­ni lon­ta­ni dal­la mora­le tra­di­zio­na­li­sta, libe­ri da ogni costri­zio­ne di natu­ra socia­le e abi­tua­ti a cavar­se­la in ogni situa­zio­ne. Sono i gio­va­ni ven­ti-tren­ten­ni che han­no dato vita alle pro­te­ste di piaz­za e anche quel­li che era­no in piaz­za al sol­do dei gover­ni, come tep­pi­sti e pic­chia­to­ri. Un ritrat­to rea­li­sti­co e tra­sver­sa­le dell’attuale socie­tà egiziana.

One of the six egyp­tian wri­ters you don’t know, but you should

The Millions.com

 

Muham­mad Alad­din (Il Cai­ro, 7 otto­bre 1979) è un auto­re egi­zia­no di roman­zi, rac­con­ti e sce­neg­gia­tu­re. Con­si­de­ra­to tra i più bril­lan­ti espo­nen­ti del­la nuo­va gene­ra­zio­ne di scrit­to­ri egi­zia­ni emer­gen­ti, ha pub­bli­ca­to la sua pri­ma rac­col­ta di rac­con­ti nel 2003 e ad oggi è auto­re di quat­tro roman­zi — Il Van­ge­lo di Ada­mo, Il tren­ta­due­si­mo gior­no, L’idolo, Il pie­de - e tre rac­col­te di rac­con­ti — L’altra riva, La vita segre­ta del Cit­ta­di­no M. e Gio­va­ne aman­te, Nuo­vo aman­te - sofi­sti­ca­ti affre­schi, spes­so dai toni noir, di una socie­tà invi­schia­ta in segre­ti e reti­cen­ze. “Cani sciol­ti” è il suo ulti­mo romanzo.

Cover desi­gned by Mag­dy El Sha­fee auto­re di Metro ed. il Sirente/collana Altriarabi

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Novità Editoriali: “Cani sciolti” di Muhammad Aladdin

(in Arab Press, di Clau­dia Negri­ni, 30 ago­sto 2015) | Il 7 set­tem­bre appa­ri­rà tra gli scaf­fa­li del­le libre­rie ita­lia­ne “Cani sciol­ti” di Muham­mad Alad­din. Il tito­lo fa rife­ri­men­to ai gio­va­ni nati negli anni ’90, abi­tua­ti a cavar­se­la in qual­sia­si situa­zio­ne la vita pre­sen­ti loro, cam­pan­do di espe­dien­ti e sot­ter­fu­gi, sle­ga­ti dal­la mora­le tra­di­zio­na­le. I tre pro­ta­go­ni­sti appar­ten­go­no pro­prio a que­sta gene­ra­zio­ne: Ahmed, scrit­to­re di rac­con­ti por­no­gra­fi­ci per un sito inter­net, è accom­pa­gna­to da El-Loul che dopo aver fal­li­to come regi­sta tele­vi­si­vo si arra­bat­ta come mana­ger per dan­za­tri­ci del ven­tre di scar­se capa­ci­tà e infi­ne da Abdal­lah l’amico d’infanzia di buo­na fami­glia, assue­fat­to dal­le dro­ghe. Attra­ver­so di loro pren­de vita la capi­ta­le egi­zia­na di Muham­mad Alad­din, scrit­to­re di roman­zi, rac­con­ti e sce­neg­gia­tu­re nato al Cai­ro nel 1979. “Cani sciol­ti”, tra­dot­to da Bar­ba­ra Beni­ni, è pub­bli­ca­to da il Siren­te per la col­la­na Altria­ra­bi.

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