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Altriarabi Altriarabi Migrante il Sirente Interviste

Spazio alla redazione con un contributo di Peter de Kuster

The Heroine’s Journey of Chiarastella Campanelli

di Peter de kuster 

What is the best thing that I love about my work?

Invent projects I believe in and be able to realize them

What is my idea of perfect happiness?

Living in the present rejoicing each instant without thinking of the moment after

What is my greatest fear?

Stop dreaming

What is the trait that I most deplore in myself?

Don’t believe enough in myself

Which living persons in my profession do I most admire?

I appreciate various people for the strength and the passion they put into their work such as Saphia Azzeddine, the author we have just published, in perfect balance in her art and in its realization as a woman.

What is my greatest extravagance?

Take the time off and relax

On what occasion would I lie?

If it is necessary to keep calm those around me

What is the thing that I dislike the most in my work?

The human factor when organizing events and authors deny their presence.

When and where was I the happiest, in my work?

In my office last year when we found out to have been selected by the European Union for the literary translation project, and I was the one who created the project.

If I could, what would I change about myself?

Mood swings

What is my greatest achievement in work?

Managed through my work to influence the publishing panorama of my country with our publications.

Where would I most like to live?

Happy with my family in any place

What is my most treasured possession?

The ability to dream, to have passion, to find the beauty in everything, plan and be skilled in public relations.

What is my most marked characteristic?

Being a little naïf and genuine

What is my most inspirational location, in my city?

The sights like the garden of orange trees or climbing on the many church towers and see my city from above. Rome is the Eternal City, but the inspiration is always within us.

What is my favourite place to eat and drink, in my city?

La Madia a small bar in the Torrino area (Rome)

What books influenced my life and how?

“La coscienza di Zeno” that I read when I was 16; it made me realize that it is human to have weaknesses.

Who are my favorite writers?

Italo Svevo, Pier Paolo Pasolini, Orhan Pamuk, Susan Vreeland.

Who is my hero or heroine in fiction?

Marcello Mastroianni

Who are my heroes and heroines in real life?

People who have energy and know how to transmit it.

Which movie would I recommend to see once in a lifetime?

“Blade Runner” and “8 e ½”

What role plays art in my life and work?

Art is the focus of my life.

Who is my greatest fan, sponsor, partner in crime?

Festivals and Book Fairs.

Whom would I like to work with in 2017?

Santa Maddalena Foundation and some foreign publishers for children who develop certain issues related to fairy tale and art.

Which people in my profession would I love to meet in 2017?

All our authors

What project, in 2017, am I looking forward to work on?

Start to open the way for new publishing projects. Open our catalogue to publications for children with a ‘Waldorf line’, to dream and bring to life the most remote part of the soul.

Where can you see me or my work in 2017?

Mediterraneo Downtown Festival (Firenze, Prato 5-7 May) Salone del Libro di Torino (Torino, 18-21 May) Festival Nues (Cagliari, November 2) Più Libri Più Liberi (December, Rome).

What do the words “Passion Never Retires” mean to me?

The passion is the base that supports ideas.

Which creative heroines should Peter invite to tell their story?

The writer Selma Dabbagh in publication for our publisher for September 2017 (il Sirente / Altriarabi Migrante series)

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Press Zankoul

Il successo di “Amalgam”, blog e fumetto della libanese Maya Zankoul

| Controcampus | Lunedì, 19 dicembre 2011 | Benedetta Michelangeli |

Si chiama Amalgam ed è uno dei blog più seguiti del mondo arabo. L’autrice è la venticinquenne libanese Maya Zankoul: ha studiato Graphic Design e seguendo la sua passione per il disegno ha creato questo blog nel quale da due anni condivide vignette che parlano della società libanese, sulla scia di Marjane Satrapi che con Persepolis ha fatto il suo racconto della vita in Iran.
La giovane autrice libanese non aveva pensato ad un libro: inizialmente l’idea era quella di sfruttare le potenzialità del web per condividere le vignette che faceva, inseguendo la passione del disegno che ha dall’età di cinque anni. Non soltanto immagini che potessero dar sfogo alla frustrazione causata dalle contraddizioni e ingiustizie della società del suo paese, ma anche semplici racconti di vicende quotidiane.
Maya si è fatta conoscere nel 2009 quando in occasione delle elezioni in Libano ha realizzato delle vignette “politiche” che hanno incuriosito media e giovani utenti del web. Sono stati gli amici di Maya a stampare tutte le vignette del suo blog come regalo di compleanno. Successivamente l’autrice ha autoprodotto il suo libro, stampandone 1000 copie. Contro ogni aspettativa il libro Amalgam ha raggiunto il quinto posto nelle classifiche di vendita del Virgin Megastore di Beirut. Adesso il fumetto in due volumi è stato tradotto in italiano ed è edito da il Sirente.
Maya è nata a Beirut ed è cresciuta a Jeddah in Arabia Saudita dove ha frequentato la scuola francese. Per i suoi primi disegni usava il dialetto libanese. Scelta sostituita presto dall’inglese. Non ha avuto problemi di censura in quanto Internet in libano non sembra attualmente essere soggetto a controlli, come accade in molti altri paesi arabi.
Queste vignette parlano delle gravi ingiustizie sociali, della corruzione, del maschilismo della società libanese. Ma lo fanno con una giusta dose di humor, chiave del successo di Maya. Tanti disegni sono dedicati alla contraddittoria condizione delle donne libanesi: la libertà di indossare qualsiasi capo di abbigliamento, l’ossessione dell’apparire perfette soprattutto grazie alla chirurgia plastica e parallelamente la loro posizione di sottomissione nella società. Dalla struttura patriarcale in cui sono inserite, alla violenza domestica che spesso subiscono e dalla quale è difficile uscire anche a causa della mancanza di una rete di protezione femminile. Insomma, una donna che appare ma che non può decidere nulla, privata anche del diritto di trasmettere la nazionalità ai propri figli.

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Come nasce una casa editrice

42.12 Mediterraneo d’Europa | Martedì 3 marzo 2009 | Sergio Canelles |

Chiarastella parla dei terroristi arabi a 42.12 aspettando le proposte dei giovani traduttori: altriarabi.wordpress.com / altriarabi@tiscali.it 

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Press Khamissi

C’erano una volta i taxi del Cairo

L’OPINIONE – 13/09/2008 – n. 192
di Maria Antonietta Fontana

Il tassista è sicuramente un personaggio pittoresco, su cui tanta “letteratura” tradizionalmente si è fatta inevitabilmente, sia come oggetto di storie che come soggetto. E questo vale per tutto il mondo, senza eccezioni. Recentemente mi sono accorta che esistono perfino blog dedicati a questa categoria (internet non poteva certo mancare all’appello). Ebbene, nella giornata di oggi 13 settembre, in occasione della rassegna Porto Mediterraneo Festivalalguer ad Alghero viene presentato in Italia alla presenza dell’autore il libro “Taxi” di Khaled Al Khamissi, nella traduzione a cura della casa editrice “Il Sirente”, che – dopo avere dato attenzione ad alcuni casi letterari del panorama francofono canadese – si concentra ora sulla cultura araba contemporanea cui dedica una nuova collana di cui “Taxi” costituisce il primo volume. Ed infatti è già in programma entro la fine dell’anno anche l’uscita della traduzione italiana di “L’amore ai tempi del petrolio” di Nawal El Saadawi. Ma torniamo a “Taxi”. Nelle intenzioni dell’autore il libro è una rappresentazione della vita reale fotografata attraverso le parole della gente comune. Quindi, il tassista come fonte di storie: e di sicuro da raccontare ce n’è davvero!
Si tratta di un’opera prima, pubblicata in Egitto in lingua araba nel dicembre 2006, che è diventata immediatamente un best seller, al punto di essere già stata ristampata 7 volte. È appunto una rappresentazione della vita quotidiana di oggi al Cairo, raccontata attraverso gli occhi dei tassisti. Ne emerge un ritratto vivace, polemico, talvolta graffiante, in cui la società egiziana è dipinta per quel che è, e soprattutto per come viene percepita dalla gente comune: sogni, avventure filosofiche, amori, bugie, ricordi e politica si susseguono in un fiume di parole che rievocano suoni, colori, odori, speranze, delusioni, ma che non sono mai finzione né retorica. Al Khamissi si cimenta per la prima volta con la narrativa, ma è un intellettuale ben noto al di fuori del proprio Paese, come autore di sceneggiature cinematografiche di successo e giornalista, oltre che produttore televisivo e cinematografico. Citiamo dall’introduzione del libro ad opera dell’autore stesso: “Amo le storie dei tassisti perché rappresentano a pieno diritto un termometro dell’umore delle indomabili strade egiziane. In questo libro vi sono alcune storie che ho vissuto e ascoltato, tra l’aprile del 2005 e il marzo del 2006.
Parlo di alcune storie, e non di tutte, perché diversi amici avvocati mi hanno detto che la loro pubblicazione sarebbe bastata a farmi sbattere in galera con l’accusa di calunnia e diffamazione; e che la pubblicazione di certi nomi contenuti in determinate storie e barzellette, di cui sono pieni gli occhi e le orecchie delle strade egiziane, è un affare pericoloso…”Non vogliamo togliere il gusto ai lettori di addentrarsi in questa scoppiettante raccolta: desideriamo soltanto segnalare che l’humour che pervade l’opera è veramente intenso e particolare, e costituisce un ulteriore motivo di fascino di quest’opera. Durante il prossimo mese di dicembre avremo modo di incontrare personalmente Al Khamissi a Roma, in quanto sarà impegnato in una serie di incontri per presentare il volume, anche all’Università la Sapienza ed all’Università di RomaTre, oltre che alla Fiera del Libro di Roma ed in altre sedi ancora.

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Chiarastella Campanelli, “Altriarabi” (9 marzo 2008)

TAXI. LE STRADE DEL CAIRO SI RACCONTANO di Khaled Al Khamissi

Prendere un taxi al Cairo

di Chiarastella Campanelli, “Altriarabi” (9 marzo 2008)

Prendere un taxi al CairoEcco un piccolo prontuario da tenere alla mano se intendete avventurarvi in un viaggio in Egitto fai da te… Tra i vari mezzi di trasporto messi a disposizione dalla grande metropoli egiziana, il taxi è sicuramente il mezzo più semplice. In qualsiasi giorno della settimana a qualsiasi ora della giornata, dovunque voi vi troviate ci sarà sempre un taxi che vi passerà davanti pronto a fermarsi appena gli farete un minimo gesto della mano… a meno che non siate estremamente sfortunati. La prima cosa da fare appena un taxi si ferma, dopo un breve saluto che potrebbe suonare “Assalamu aleikum” (che la pace sia con te) che agli egiziani fa sempre piacere, senza troppi preamboli (posizionandovi se siete una donna sola nel sedile retrostante e se siete un uomo nel sedile accanto al conducente), comunicategli la meta che intendete raggiungere. In Egitto non esiste un vero e proprio tariffario da seguire per il pagamento della corsa. In genere le persone si basano su dei prezzi convenzionali non scritti che si apprendono dopo un lungo periodo di permanenza e che variano a seconda delle condizioni del traffico e sicuramente a seconda di che tipo di cliente si siede nel taxi, i turisti hanno sempre dei prezzi maggiorati, è per questo che conviene non sfoggiare guide, occhiali da sole e macchine fotografiche, ma adattarsi agli usi del posto..contando sul fatto che nel 50% delle volte un italiano, specialmente se meridionale, potrebbe essere confuso con un abitante del luogo. Possiamo orientativamente dire che la tratta aeroporto – centro città costa dai 40 ai 50 pound, partendo dall’aeroporto conviene sempre prima della corsa accordarsi con l’autista sul prezzo della tratta, agli egiziani, come alla grande maggioranza degli arabi piace molto contrattare e molte volte se il cliente non tratta viene considerata persona di poco conto, più sarete tenaci e più riuscirete a farvi fare un prezzo ragionevole, o almeno il prezzo giusto per la corsa. In città una piccola tratta di 4/5 km, per esempio dall’isola di Zamalek al Midan Tahrir (Museo egizio), costa non più di 5 pound. Non lasciatevi intimidire da discorsi tesi ad impietosirvi, se sapete di aver pagato il prezzo giusto scendete sicuri di voi stessi chiudete la portiera e salutate anche se magari da alcuni tassisti arriveranno una valanga di maledizioni….pensate però che la professione del tassista al Cairo è stancante è difficile e se potete permettervi qualche lira in più che per voi sono pochi centesimi al tassista cambierà la giornata. Prendere un taxi al Cairo è sempre un’avventura che potrebbe essere assolutamente divertente, interessante, piacevole o il vostro più brutto ricordo. La gamma degli autisti è molto varia, spaziano da colti laureati ad analfabeti. Alcuni sanno bene l’inglese, altri qualche parola, con altri ancora se non conoscete qualche parola di arabo sarà assolutamente impossibile comunicare. Gli egiziani sono dei grandi intrattenitori, cantastorie formidabili, ma se siete nella giornata no in cui non vi va di parlare, ma solo contemplare il paesaggio dell’affascinante Cairo il conducente capirà all’istante e alzerà di buon grado l’audio della radio per farvi assaporare il Cairo al ritmo di musica araba….o prediche religiose se siete meno fortunati. Se siete invece vogliosi di conversare, sicuramente la prima domanda sarà: “da dove viene?” E a quel punto rispondere che siete italiani andrà a vostro favore, gli egiziani hanno un’estrema simpatia per gli italiani che considerano molto simili, vi diranno “Ahsan an-nnasuu” (la gente migliore) e inizieranno a parlare di qualche calciatore, se non vi intendete di calcio fate finta di essere buoni intenditori per non togliere il tono allegro della conversazione. Se malauguratamente il tassista vi chiede di che religione siete avete due opzioni: cristiani o musulmani, se non volete essere vittime di prediche su paradiso e fine del mondo è meglio non dire che siete ebrei o atei perché tenteranno in tutti i modi di convincervi che l’Islam è l’unica religione, chiaramente se il tassista è musulmano, difatti al Cairo c’è una buona minoranza di cristiani coopti ortodossi….ve ne accorgerete guardano il polso dell’autista, se ha una piccola croce tatuata è sicuramente un cristiano. Buon viaggio! e quando scendete non dimenticatevi di ringraziare “Shuukran” e di fare qualche buon augurio al tassista, come “rabbina maak” (Egiziano colloquiale “che Dio sia con te”).

Taxi. Le strade del Cairo si raccontano : Kaled Al KhamissiL’ultimo consiglio, che vi do di cuore, prima di partire o appena tornati leggete “Taxi. Le strade del Cairo si raccontano” di Khaled Al Khamissi (Editrice il Sirente, 2008)… vi catapulterà di colpo nel fascinoso caos della grande metropoli, regalandovi ottimi spunti per il prossimo viaggio o offrendovi qualche ricordo che pensavate dimenticato del vostro ultimo viaggio al Cairo.

Diventato ormai un classico della letteratura Egiziana contemporanea, “Taxi. Le strade del Cairo si raccontano” è viaggio nella sociologia urbana della capitale egiziana attraverso le voci dei tassisti. Una raccolta di storie brevi che raccontano sogni, avventure filosofiche, amori, bugie, ricordi e politica. I tassisti egiziani sono degli amabili cantastorie che, con disinvoltura, conducono il lettore in un dedalo di realtà e poesia. Autentico ritratto di un paese a ridosso del crollo di un’epoca, “Taxi. Le strade del Cairo si raccontano” è stato scritto nel 2007, considerato il primo libro di successo scritto in dialetto egiziano ha lanciato una nuova tendenza letteraria. A oggi è tradotto in dieci lingue.

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Indispensabile premessa

(dall’introduzione di Taxi)

Da lunghi anni sono un cliente di prim’ordine dei taxi. Con loro ho girato dappertutto per le strade e i vicoli del Cairo, tanto da imparare i discorsi e i vari trucchi del mestiere meglio di qualsiasi tassista (non me ne vogliate se mi vanto un poco!).
Amo le storie dei tassisti perché rappresentano a pieno diritto un termometro dell’umore delle indomabili strade egiziane.
In questo libro vi sono alcune storie che ho vissuto e ascoltato, tra l’aprile del 2005 e il marzo del 2006.
Parlo di alcune storie, e non di tutte, perché diversi amici avvocati mi hanno detto che la loro pubblicazione sarebbe bastata a farmi sbattere in galera con l’accusa di calunnia e diffamazione; e che la pubblicazione di certi nomi contenuti in determinate storie e barzellette, di cui sono pieni gli occhi e le orecchie delle strade egiziane, è un affare pericoloso… davvero pericoloso, amici miei.
La cosa mi ha rattristato molto perché i racconti popolari e le barzellette, privati di una memoria, andranno perduti.
Ho tentato di riportarli qui, così come sono, narrati nella lingua della strada. Una lingua speciale, rude, vitale, schietta. Estremamente diversa dalla lingua cui ci hanno abituato i convegni e i salotti buoni.
Di certo il mio ruolo in questa sede non sta nel rivedere l’accuratezza delle informazioni che ho registrato e trascritto. Perché l’importante sta in quello che un individuo dice nella sua società, in un particolare momento storico, attorno a una determinata questione: nella scala di priorità di questo libro, l’intento sociologico viene prima di quello descrittivo.
La maggior parte dei tassisti appartiene a una classe sociale schiacciata dal punto di vista economico e vessata da un lavoro fisicamente devastante. La perenne posizione seduta in auto sgangherate spezza loro la schiena. Il traffico e il caos permanente delle strade cairote annichilisce il loro sistema nervoso e li conduce all’esaurimento. La corsa – in senso letterale – dietro il guadagno, tende i loro nervi fino al limite estremo… a questo si aggiunga il continuo tira e molla coi clienti, a causa dell’assenza di una tariffa stabilita, e coi poliziotti, che li sottopongono a una quantità di vessazioni che farebbero stare quieto nella tomba anche il defunto Marchese de Sade.
Inoltre, se calcolassimo in termini matematici il ritorno economico del taxi, considerando le spese legate all’usura, le percentuali dovute all’autista, le tasse, le multe, ecc., ci renderemmo conto che si tratta di un’attività a perdere in tutto e per tutto. Al contrario, questi imprenditori, non mettendo in conto la quantità di spese impreviste, immaginano che possa fruttare guadagno. Ne risultano auto logore, sfasciate e sudice, con a bordo autisti che lavorano come schiavi.
Una serie di provvedimenti del governo ha portato l’impresa taxi a un incremento senza precedenti, facendo arrivare il loro numero alla cifra di ottantamila soltanto al Cairo.
Con una legge emanata nella seconda metà degli anni ’90, il governo ha consentito la conversione di tutte le vecchie auto in taxi, insieme all’ingresso delle banche nel mercato dei finanziamenti di auto pubbliche e private. In questo modo, folle di disoccupati si sono riversate nella classe dei tassisti, entrando in una spirale di sofferenza mossa dalla corsa al pagamento delle rate bancarie; dove lo sforzo atroce di quei dannati si trasforma in ulteriore guadagno per banche, aziende automobilistiche e importatori di pezzi di ricambio.
Di conseguenza diventa possibile trovare tassisti con ogni tipo di competenza e livello d’istruzione, a partire dall’analfabeta, fino a giungere al laureato (ma non ho mai incontrato tassisti col dottorato, finora…).
Costoro detengono un’ampia conoscenza della società, perché la vivono concretamente, sulla strada. Ogni giorno entrano in contatto con una varietà impressionante di uomini. Attraverso le conversazioni si sommano nelle loro coscienze punti di vista che penetrano intensamente la condizione della classe dei miserabili d’Egitto, tant’è vero che, molto spesso, ritrovo nelle analisi politiche dei tassisti una profondità superiore a quella di tanti commentatori politici che riempiono di chiacchiere il mondo. Perché la cultura di questo popolo si rivela nelle sue anime più semplici.
Un popolo grandioso e ammirevole, il vero maestro di chiunque voglia imparare.

Khaled Al Khamissi, 21 Marzo 2006
(traduzione di Ernesto Pagano)