Spazio alla redazione con un contributo di Peter de Kuster

The Heroine’s Journey of Chiarastella Campanelli

di Peter de kuster 

What is the best thing that I love about my work?

Invent pro­jec­ts I belie­ve in and be able to rea­li­ze them

What is my idea of per­fect happiness?

Living in the pre­sent rejoi­cing each instant without thin­king of the moment after

What is my grea­te­st fear?

Stop drea­ming

What is the trait that I most deplo­re in myself?

Don’t belie­ve enou­gh in myself

Which living per­sons in my pro­fes­sion do I most admire?

I appre­cia­te various peo­ple for the strength and the pas­sion they put into their work such as Saphia Azzed­di­ne, the author we have just publi­shed, in per­fect balan­ce in her art and in its rea­li­za­tion as a woman.

What is my grea­te­st extravagance?

Take the time off and relax

On what occa­sion would I lie?

If it is neces­sa­ry to keep calm tho­se around me

What is the thing that I disli­ke the most in my work?

The human fac­tor when orga­ni­zing even­ts and authors deny their presence.

When and whe­re was I the hap­pie­st, in my work?

In my offi­ce last year when we found out to have been selec­ted by the Euro­pean Union for the lite­ra­ry trans­la­tion pro­ject, and I was the one who crea­ted the project.

If I could, what would I chan­ge about myself?

Mood swings

What is my grea­te­st achie­ve­ment in work?

Mana­ged throu­gh my work to influen­ce the publi­shing pano­ra­ma of my coun­try with our publications.

Whe­re would I most like to live?

Hap­py with my fami­ly in any place

What is my most trea­su­red possession?

The abi­li­ty to dream, to have pas­sion, to find the beau­ty in eve­ry­thing, plan and be skil­led in public relations.

What is my most mar­ked characteristic?

Being a lit­tle naïf and genuine

What is my most inspi­ra­tio­nal loca­tion, in my city?

The sights like the gar­den of oran­ge trees or clim­bing on the many church towers and see my city from abo­ve. Rome is the Eter­nal City, but the inspi­ra­tion is always within us.

What is my favou­ri­te pla­ce to eat and drink, in my city?

La Madia a small bar in the Tor­ri­no area (Rome)

What books influen­ced my life and how?

La coscien­za di Zeno” that I read when I was 16; it made me rea­li­ze that it is human to have weaknesses.

Who are my favo­ri­te writers?

Ita­lo Sve­vo, Pier Pao­lo Paso­li­ni, Orhan Pamuk, Susan Vreeland.

Who is my hero or heroi­ne in fiction?

Mar­cel­lo Mastroianni

Who are my heroes and heroi­nes in real life?

Peo­ple who have ener­gy and know how to tran­smit it.

Which movie would I recom­mend to see once in a lifetime?

Bla­de Run­ner” and “8 e ½”

What role plays art in my life and work?

Art is the focus of my life.

Who is my grea­te­st fan, spon­sor, part­ner in crime?

Festi­vals and Book Fairs.

Whom would I like to work with in 2017?

San­ta Mad­da­le­na Foun­da­tion and some forei­gn publi­shers for chil­dren who deve­lop cer­tain issues rela­ted to fai­ry tale and art.

Which peo­ple in my pro­fes­sion would I love to meet in 2017?

All our authors

What pro­ject, in 2017, am I loo­king for­ward to work on?

Start to open the way for new publi­shing pro­jec­ts. Open our cata­lo­gue to publi­ca­tions for chil­dren with a ‘Wal­dorf line’, to dream and bring to life the most remo­te part of the soul.

Whe­re can you see me or my work in 2017?

Medi­ter­ra­neo Down­to­wn Festi­val (Firen­ze, Pra­to 5–7 May) Salo­ne del Libro di Tori­no (Tori­no, 18–21 May) Festi­val Nues (Caglia­ri, Novem­ber 2) Più Libri Più Libe­ri (Decem­ber, Rome).

What do the words “Pas­sion Never Reti­res” mean to me?

The pas­sion is the base that sup­ports ideas.

Which crea­ti­ve heroi­nes should Peter invi­te to tell their story?

The wri­ter Sel­ma Dab­ba­gh in publi­ca­tion for our publi­sher for Sep­tem­ber 2017 (il Siren­te / Altria­ra­bi Migran­te series)

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Il successo di “Amalgam”, blog e fumetto della libanese Maya Zankoul

| Con­tro­cam­pus | Lune­dì, 19 dicem­bre 2011 | Bene­det­ta Michelangeli |

Si chia­ma Amal­gam ed è uno dei blog più segui­ti del mon­do ara­bo. L’autrice è la ven­ti­cin­quen­ne liba­ne­se Maya Zan­koul: ha stu­dia­to Gra­phic Desi­gn e seguen­do la sua pas­sio­ne per il dise­gno ha crea­to que­sto blog nel qua­le da due anni con­di­vi­de vignet­te che par­la­no del­la socie­tà liba­ne­se, sul­la scia di Mar­ja­ne Satra­pi che con Per­se­po­lis ha fat­to il suo rac­con­to del­la vita in Iran.
La gio­va­ne autri­ce liba­ne­se non ave­va pen­sa­to ad un libro: ini­zial­men­te l’idea era quel­la di sfrut­ta­re le poten­zia­li­tà del web per con­di­vi­de­re le vignet­te che face­va, inse­guen­do la pas­sio­ne del dise­gno che ha dall’età di cin­que anni. Non sol­tan­to imma­gi­ni che potes­se­ro dar sfo­go alla fru­stra­zio­ne cau­sa­ta dal­le con­trad­di­zio­ni e ingiu­sti­zie del­la socie­tà del suo pae­se, ma anche sem­pli­ci rac­con­ti di vicen­de quotidiane.
Maya si è fat­ta cono­sce­re nel 2009 quan­do in occa­sio­ne del­le ele­zio­ni in Liba­no ha rea­liz­za­to del­le vignet­te “poli­ti­che” che han­no incu­rio­si­to media e gio­va­ni uten­ti del web. Sono sta­ti gli ami­ci di Maya a stam­pa­re tut­te le vignet­te del suo blog come rega­lo di com­plean­no. Suc­ces­si­va­men­te l’autrice ha auto­pro­dot­to il suo libro, stam­pan­do­ne 1000 copie. Con­tro ogni aspet­ta­ti­va il libro Amal­gam ha rag­giun­to il quin­to posto nel­le clas­si­fi­che di ven­di­ta del Vir­gin Mega­sto­re di Bei­rut. Ades­so il fumet­to in due volu­mi è sta­to tra­dot­to in ita­lia­no ed è edi­to da il Siren­te.
Maya è nata a Bei­rut ed è cre­sciu­ta a Jed­dah in Ara­bia Sau­di­ta dove ha fre­quen­ta­to la scuo­la fran­ce­se. Per i suoi pri­mi dise­gni usa­va il dia­let­to liba­ne­se. Scel­ta sosti­tui­ta pre­sto dall’inglese. Non ha avu­to pro­ble­mi di cen­su­ra in quan­to Inter­net in liba­no non sem­bra attual­men­te esse­re sog­get­to a con­trol­li, come acca­de in mol­ti altri pae­si arabi.
Que­ste vignet­te par­la­no del­le gra­vi ingiu­sti­zie socia­li, del­la cor­ru­zio­ne, del maschi­li­smo del­la socie­tà liba­ne­se. Ma lo fan­no con una giu­sta dose di humor, chia­ve del suc­ces­so di Maya. Tan­ti dise­gni sono dedi­ca­ti alla con­trad­dit­to­ria con­di­zio­ne del­le don­ne liba­ne­si: la liber­tà di indos­sa­re qual­sia­si capo di abbi­glia­men­to, l’ossessione dell’apparire per­fet­te soprat­tut­to gra­zie alla chi­rur­gia pla­sti­ca e paral­le­la­men­te la loro posi­zio­ne di sot­to­mis­sio­ne nel­la socie­tà. Dal­la strut­tu­ra patriar­ca­le in cui sono inse­ri­te, alla vio­len­za dome­sti­ca che spes­so subi­sco­no e dal­la qua­le è dif­fi­ci­le usci­re anche a cau­sa del­la man­can­za di una rete di pro­te­zio­ne fem­mi­ni­le. Insom­ma, una don­na che appa­re ma che non può deci­de­re nul­la, pri­va­ta anche del dirit­to di tra­smet­te­re la nazio­na­li­tà ai pro­pri figli.

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C’erano una volta i taxi del Cairo

L’OPINIONE — 13/09/2008 — n. 192
di Maria Anto­niet­ta Fontana

Il tas­si­sta è sicu­ra­men­te un per­so­nag­gio pit­to­re­sco, su cui tan­ta “let­te­ra­tu­ra” tra­di­zio­nal­men­te si è fat­ta ine­vi­ta­bil­men­te, sia come ogget­to di sto­rie che come sog­get­to. E que­sto vale per tut­to il mon­do, sen­za ecce­zio­ni. Recen­te­men­te mi sono accor­ta che esi­sto­no per­fi­no blog dedi­ca­ti a que­sta cate­go­ria (inter­net non pote­va cer­to man­ca­re all’appello). Ebbe­ne, nel­la gior­na­ta di oggi 13 set­tem­bre, in occa­sio­ne del­la ras­se­gna Por­to Medi­ter­ra­neo Festi­va­lal­guer ad Alghe­ro vie­ne pre­sen­ta­to in Ita­lia alla pre­sen­za dell’autore il libro “Taxi” di Kha­led Al Kha­mis­si, nel­la tra­du­zio­ne a cura del­la casa edi­tri­ce “Il Siren­te”, che — dopo ave­re dato atten­zio­ne ad alcu­ni casi let­te­ra­ri del pano­ra­ma fran­co­fo­no cana­de­se — si con­cen­tra ora sul­la cul­tu­ra ara­ba con­tem­po­ra­nea cui dedi­ca una nuo­va col­la­na di cui “Taxi” costi­tui­sce il pri­mo volu­me. Ed infat­ti è già in pro­gram­ma entro la fine dell’anno anche l’uscita del­la tra­du­zio­ne ita­lia­na di “L’amore ai tem­pi del petro­lio” di Nawal El Saa­da­wi. Ma tor­nia­mo a “Taxi”. Nel­le inten­zio­ni dell’autore il libro è una rap­pre­sen­ta­zio­ne del­la vita rea­le foto­gra­fa­ta attra­ver­so le paro­le del­la gen­te comu­ne. Quin­di, il tas­si­sta come fon­te di sto­rie: e di sicu­ro da rac­con­ta­re ce n’è davvero!
Si trat­ta di un’opera pri­ma, pub­bli­ca­ta in Egit­to in lin­gua ara­ba nel dicem­bre 2006, che è diven­ta­ta imme­dia­ta­men­te un best sel­ler, al pun­to di esse­re già sta­ta ristam­pa­ta 7 vol­te. È appun­to una rap­pre­sen­ta­zio­ne del­la vita quo­ti­dia­na di oggi al Cai­ro, rac­con­ta­ta attra­ver­so gli occhi dei tas­si­sti. Ne emer­ge un ritrat­to viva­ce, pole­mi­co, tal­vol­ta graf­fian­te, in cui la socie­tà egi­zia­na è dipin­ta per quel che è, e soprat­tut­to per come vie­ne per­ce­pi­ta dal­la gen­te comu­ne: sogni, avven­tu­re filo­so­fi­che, amo­ri, bugie, ricor­di e poli­ti­ca si sus­se­guo­no in un fiu­me di paro­le che rie­vo­ca­no suo­ni, colo­ri, odo­ri, spe­ran­ze, delu­sio­ni, ma che non sono mai fin­zio­ne né reto­ri­ca. Al Kha­mis­si si cimen­ta per la pri­ma vol­ta con la nar­ra­ti­va, ma è un intel­let­tua­le ben noto al di fuo­ri del pro­prio Pae­se, come auto­re di sce­neg­gia­tu­re cine­ma­to­gra­fi­che di suc­ces­so e gior­na­li­sta, oltre che pro­dut­to­re tele­vi­si­vo e cine­ma­to­gra­fi­co. Citia­mo dall’introduzione del libro ad ope­ra dell’autore stes­so: “Amo le sto­rie dei tas­si­sti per­ché rap­pre­sen­ta­no a pie­no dirit­to un ter­mo­me­tro dell’umore del­le indo­ma­bi­li stra­de egi­zia­ne. In que­sto libro vi sono alcu­ne sto­rie che ho vis­su­to e ascol­ta­to, tra l’aprile del 2005 e il mar­zo del 2006.
Par­lo di alcu­ne sto­rie, e non di tut­te, per­ché diver­si ami­ci avvo­ca­ti mi han­no det­to che la loro pub­bli­ca­zio­ne sareb­be basta­ta a far­mi sbat­te­re in gale­ra con l’accusa di calun­nia e dif­fa­ma­zio­ne; e che la pub­bli­ca­zio­ne di cer­ti nomi con­te­nu­ti in deter­mi­na­te sto­rie e bar­zel­let­te, di cui sono pie­ni gli occhi e le orec­chie del­le stra­de egi­zia­ne, è un affa­re pericoloso…”Non voglia­mo toglie­re il gusto ai let­to­ri di adden­trar­si in que­sta scop­piet­tan­te rac­col­ta: desi­de­ria­mo sol­tan­to segna­la­re che l’humour che per­va­de l’opera è vera­men­te inten­so e par­ti­co­la­re, e costi­tui­sce un ulte­rio­re moti­vo di fasci­no di quest’opera. Duran­te il pros­si­mo mese di dicem­bre avre­mo modo di incon­tra­re per­so­nal­men­te Al Kha­mis­si a Roma, in quan­to sarà impe­gna­to in una serie di incon­tri per pre­sen­ta­re il volu­me, anche all’Università la Sapien­za ed all’Università di Roma­Tre, oltre che alla Fie­ra del Libro di Roma ed in altre sedi ancora.

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Chiarastella Campanelli, “Altriarabi” (9 marzo 2008)

TAXI. LE STRADE DEL CAIRO SI RACCONTANO di Khaled Al Khamissi

Prendere un taxi al Cairo

di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li, “Altria­ra­bi” (9 mar­zo 2008)

Prendere un taxi al CairoEcco un pic­co­lo pron­tua­rio da tene­re alla mano se inten­de­te avven­tu­rar­vi in un viag­gio in Egit­to fai da te… Tra i vari mez­zi di tra­spor­to mes­si a dispo­si­zio­ne dal­la gran­de metro­po­li egi­zia­na, il taxi è sicu­ra­men­te il mez­zo più sem­pli­ce. In qual­sia­si gior­no del­la set­ti­ma­na a qual­sia­si ora del­la gior­na­ta, dovun­que voi vi tro­via­te ci sarà sem­pre un taxi che vi pas­se­rà davan­ti pron­to a fer­mar­si appe­na gli fare­te un mini­mo gesto del­la mano… a meno che non sia­te estre­ma­men­te sfor­tu­na­ti. La pri­ma cosa da fare appe­na un taxi si fer­ma, dopo un bre­ve salu­to che potreb­be suo­na­re “Assa­la­mu alei­kum” (che la pace sia con te) che agli egi­zia­ni fa sem­pre pia­ce­re, sen­za trop­pi pre­am­bo­li (posi­zio­nan­do­vi se sie­te una don­na sola nel sedi­le retro­stan­te e se sie­te un uomo nel sedi­le accan­to al con­du­cen­te), comu­ni­ca­te­gli la meta che inten­de­te rag­giun­ge­re. In Egit­to non esi­ste un vero e pro­prio tarif­fa­rio da segui­re per il paga­men­to del­la cor­sa. In gene­re le per­so­ne si basa­no su dei prez­zi con­ven­zio­na­li non scrit­ti che si appren­do­no dopo un lun­go perio­do di per­ma­nen­za e che varia­no a secon­da del­le con­di­zio­ni del traf­fi­co e sicu­ra­men­te a secon­da di che tipo di clien­te si sie­de nel taxi, i turi­sti han­no sem­pre dei prez­zi mag­gio­ra­ti, è per que­sto che con­vie­ne non sfog­gia­re gui­de, occhia­li da sole e mac­chi­ne foto­gra­fi­che, ma adat­tar­si agli usi del posto..contando sul fat­to che nel 50% del­le vol­te un ita­lia­no, spe­cial­men­te se meri­dio­na­le, potreb­be esse­re con­fu­so con un abi­tan­te del luo­go. Pos­sia­mo orien­ta­ti­va­men­te dire che la trat­ta aero­por­to – cen­tro cit­tà costa dai 40 ai 50 pound, par­ten­do dall’aeroporto con­vie­ne sem­pre pri­ma del­la cor­sa accor­dar­si con l’autista sul prez­zo del­la trat­ta, agli egi­zia­ni, come alla gran­de mag­gio­ran­za degli ara­bi pia­ce mol­to con­trat­ta­re e mol­te vol­te se il clien­te non trat­ta vie­ne con­si­de­ra­ta per­so­na di poco con­to, più sare­te tena­ci e più riu­sci­re­te a far­vi fare un prez­zo ragio­ne­vo­le, o alme­no il prez­zo giu­sto per la cor­sa. In cit­tà una pic­co­la trat­ta di 4/5 km, per esem­pio dall’isola di Zama­lek al Midan Tah­rir (Museo egi­zio), costa non più di 5 pound. Non lascia­te­vi inti­mi­di­re da discor­si tesi ad impie­to­sir­vi, se sape­te di aver paga­to il prez­zo giu­sto scen­de­te sicu­ri di voi stes­si chiu­de­te la por­tie­ra e salu­ta­te anche se maga­ri da alcu­ni tas­si­sti arri­ve­ran­no una valan­ga di maledizioni….pensate però che la pro­fes­sio­ne del tas­si­sta al Cai­ro è stan­can­te è dif­fi­ci­le e se pote­te per­met­ter­vi qual­che lira in più che per voi sono pochi cen­te­si­mi al tas­si­sta cam­bie­rà la gior­na­ta. Pren­de­re un taxi al Cai­ro è sem­pre un’avventura che potreb­be esse­re asso­lu­ta­men­te diver­ten­te, inte­res­san­te, pia­ce­vo­le o il vostro più brut­to ricor­do. La gam­ma degli auti­sti è mol­to varia, spa­zia­no da col­ti lau­rea­ti ad anal­fa­be­ti. Alcu­ni san­no bene l’inglese, altri qual­che paro­la, con altri anco­ra se non cono­sce­te qual­che paro­la di ara­bo sarà asso­lu­ta­men­te impos­si­bi­le comu­ni­ca­re. Gli egi­zia­ni sono dei gran­di intrat­te­ni­to­ri, can­ta­sto­rie for­mi­da­bi­li, ma se sie­te nel­la gior­na­ta no in cui non vi va di par­la­re, ma solo con­tem­pla­re il pae­sag­gio dell’affascinante Cai­ro il con­du­cen­te capi­rà all’istante e alze­rà di buon gra­do l’audio del­la radio per far­vi assa­po­ra­re il Cai­ro al rit­mo di musi­ca araba….o pre­di­che reli­gio­se se sie­te meno for­tu­na­ti. Se sie­te inve­ce voglio­si di con­ver­sa­re, sicu­ra­men­te la pri­ma doman­da sarà: “da dove vie­ne?” E a quel pun­to rispon­de­re che sie­te ita­lia­ni andrà a vostro favo­re, gli egi­zia­ni han­no un’estrema sim­pa­tia per gli ita­lia­ni che con­si­de­ra­no mol­to simi­li, vi diran­no “Ahsan an-nna­suu” (la gen­te miglio­re) e ini­zie­ran­no a par­la­re di qual­che cal­cia­to­re, se non vi inten­de­te di cal­cio fate fin­ta di esse­re buo­ni inten­di­to­ri per non toglie­re il tono alle­gro del­la con­ver­sa­zio­ne. Se malau­gu­ra­ta­men­te il tas­si­sta vi chie­de di che reli­gio­ne sie­te ave­te due opzio­ni: cri­stia­ni o musul­ma­ni, se non vole­te esse­re vit­ti­me di pre­di­che su para­di­so e fine del mon­do è meglio non dire che sie­te ebrei o atei per­ché ten­te­ran­no in tut­ti i modi di con­vin­cer­vi che l’Islam è l’unica reli­gio­ne, chia­ra­men­te se il tas­si­sta è musul­ma­no, difat­ti al Cai­ro c’è una buo­na mino­ran­za di cri­stia­ni coop­ti ortodossi….ve ne accor­ge­re­te guar­da­no il pol­so dell’autista, se ha una pic­co­la cro­ce tatua­ta è sicu­ra­men­te un cri­stia­no. Buon viag­gio! e quan­do scen­de­te non dimen­ti­ca­te­vi di rin­gra­zia­re “Shuu­kran” e di fare qual­che buon augu­rio al tas­si­sta, come “rab­bi­na maak” (Egi­zia­no col­lo­quia­le “che Dio sia con te”).

Taxi. Le strade del Cairo si raccontano : Kaled Al KhamissiL’ultimo con­si­glio, che vi do di cuo­re, pri­ma di par­ti­re o appe­na tor­na­ti leg­ge­te “Taxi. Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no” di Kha­led Al Kha­mis­si (Edi­tri­ce il Siren­te, 2008)… vi cata­pul­te­rà di col­po nel fasci­no­so caos del­la gran­de metro­po­li, rega­lan­do­vi otti­mi spun­ti per il pros­si­mo viag­gio o offren­do­vi qual­che ricor­do che pen­sa­va­te dimen­ti­ca­to del vostro ulti­mo viag­gio al Cairo.

Diven­ta­to ormai un clas­si­co del­la let­te­ra­tu­ra Egi­zia­na con­tem­po­ra­nea, “Taxi. Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no” è viag­gio nel­la socio­lo­gia urba­na del­la capi­ta­le egi­zia­na attra­ver­so le voci dei tas­si­sti. Una rac­col­ta di sto­rie bre­vi che rac­con­ta­no sogni, avven­tu­re filo­so­fi­che, amo­ri, bugie, ricor­di e poli­ti­ca. I tas­si­sti egi­zia­ni sono degli ama­bi­li can­ta­sto­rie che, con disin­vol­tu­ra, con­du­co­no il let­to­re in un deda­lo di real­tà e poesia. Autentico ritrat­to di un pae­se a ridos­so del crol­lo di un’epoca, “Taxi. Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no” è sta­to scrit­to nel 2007, con­si­de­ra­to il pri­mo libro di suc­ces­so scrit­to in dia­let­to egi­zia­no ha lan­cia­to una nuo­va ten­den­za let­te­ra­ria. A oggi è tra­dot­to in die­ci lingue.

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Indispensabile premessa

(dall’introduzione di Taxi)

Da lun­ghi anni sono un clien­te di prim’ordine dei taxi. Con loro ho gira­to dap­per­tut­to per le stra­de e i vico­li del Cai­ro, tan­to da impa­ra­re i discor­si e i vari truc­chi del mestie­re meglio di qual­sia­si tas­si­sta (non me ne voglia­te se mi van­to un poco!).
Amo le sto­rie dei tas­si­sti per­ché rap­pre­sen­ta­no a pie­no dirit­to un ter­mo­me­tro dell’umore del­le indo­ma­bi­li stra­de egiziane.
In que­sto libro vi sono alcu­ne sto­rie che ho vis­su­to e ascol­ta­to, tra l’aprile del 2005 e il mar­zo del 2006.
Par­lo di alcu­ne sto­rie, e non di tut­te, per­ché diver­si ami­ci avvo­ca­ti mi han­no det­to che la loro pub­bli­ca­zio­ne sareb­be basta­ta a far­mi sbat­te­re in gale­ra con l’accusa di calun­nia e dif­fa­ma­zio­ne; e che la pub­bli­ca­zio­ne di cer­ti nomi con­te­nu­ti in deter­mi­na­te sto­rie e bar­zel­let­te, di cui sono pie­ni gli occhi e le orec­chie del­le stra­de egi­zia­ne, è un affa­re peri­co­lo­so… dav­ve­ro peri­co­lo­so, ami­ci miei.
La cosa mi ha rat­tri­sta­to mol­to per­ché i rac­con­ti popo­la­ri e le bar­zel­let­te, pri­va­ti di una memo­ria, andran­no perduti.
Ho ten­ta­to di ripor­tar­li qui, così come sono, nar­ra­ti nel­la lin­gua del­la stra­da. Una lin­gua spe­cia­le, rude, vita­le, schiet­ta. Estre­ma­men­te diver­sa dal­la lin­gua cui ci han­no abi­tua­to i con­ve­gni e i salot­ti buoni.
Di cer­to il mio ruo­lo in que­sta sede non sta nel rive­de­re l’accuratezza del­le infor­ma­zio­ni che ho regi­stra­to e tra­scrit­to. Per­ché l’importante sta in quel­lo che un indi­vi­duo dice nel­la sua socie­tà, in un par­ti­co­la­re momen­to sto­ri­co, attor­no a una deter­mi­na­ta que­stio­ne: nel­la sca­la di prio­ri­tà di que­sto libro, l’intento socio­lo­gi­co vie­ne pri­ma di quel­lo descrittivo.
La mag­gior par­te dei tas­si­sti appar­tie­ne a una clas­se socia­le schiac­cia­ta dal pun­to di vista eco­no­mi­co e ves­sa­ta da un lavo­ro fisi­ca­men­te deva­stan­te. La peren­ne posi­zio­ne sedu­ta in auto sgan­ghe­ra­te spez­za loro la schie­na. Il traf­fi­co e il caos per­ma­nen­te del­le stra­de cai­ro­te anni­chi­li­sce il loro siste­ma ner­vo­so e li con­du­ce all’esaurimento. La cor­sa – in sen­so let­te­ra­le – die­tro il gua­da­gno, ten­de i loro ner­vi fino al limi­te estre­mo… a que­sto si aggiun­ga il con­ti­nuo tira e mol­la coi clien­ti, a cau­sa dell’assenza di una tarif­fa sta­bi­li­ta, e coi poli­ziot­ti, che li sot­to­pon­go­no a una quan­ti­tà di ves­sa­zio­ni che fareb­be­ro sta­re quie­to nel­la tom­ba anche il defun­to Mar­che­se de Sade.
Inol­tre, se cal­co­las­si­mo in ter­mi­ni mate­ma­ti­ci il ritor­no eco­no­mi­co del taxi, con­si­de­ran­do le spe­se lega­te all’usura, le per­cen­tua­li dovu­te all’autista, le tas­se, le mul­te, ecc., ci ren­de­rem­mo con­to che si trat­ta di un’attività a per­de­re in tut­to e per tut­to. Al con­tra­rio, que­sti impren­di­to­ri, non met­ten­do in con­to la quan­ti­tà di spe­se impre­vi­ste, imma­gi­na­no che pos­sa frut­ta­re gua­da­gno. Ne risul­ta­no auto logo­re, sfa­scia­te e sudi­ce, con a bor­do auti­sti che lavo­ra­no come schiavi.
Una serie di prov­ve­di­men­ti del gover­no ha por­ta­to l’impresa taxi a un incre­men­to sen­za pre­ce­den­ti, facen­do arri­va­re il loro nume­ro alla cifra di ottan­ta­mi­la sol­tan­to al Cairo.
Con una leg­ge ema­na­ta nel­la secon­da metà degli anni ’90, il gover­no ha con­sen­ti­to la con­ver­sio­ne di tut­te le vec­chie auto in taxi, insie­me all’ingresso del­le ban­che nel mer­ca­to dei finan­zia­men­ti di auto pub­bli­che e pri­va­te. In que­sto modo, fol­le di disoc­cu­pa­ti si sono river­sa­te nel­la clas­se dei tas­si­sti, entran­do in una spi­ra­le di sof­fe­ren­za mos­sa dal­la cor­sa al paga­men­to del­le rate ban­ca­rie; dove lo sfor­zo atro­ce di quei dan­na­ti si tra­sfor­ma in ulte­rio­re gua­da­gno per ban­che, azien­de auto­mo­bi­li­sti­che e impor­ta­to­ri di pez­zi di ricambio.
Di con­se­guen­za diven­ta pos­si­bi­le tro­va­re tas­si­sti con ogni tipo di com­pe­ten­za e livel­lo d’istruzione, a par­ti­re dall’analfabeta, fino a giun­ge­re al lau­rea­to (ma non ho mai incon­tra­to tas­si­sti col dot­to­ra­to, finora…).
Costo­ro deten­go­no un’ampia cono­scen­za del­la socie­tà, per­ché la vivo­no con­cre­ta­men­te, sul­la stra­da. Ogni gior­no entra­no in con­tat­to con una varie­tà impres­sio­nan­te di uomi­ni. Attra­ver­so le con­ver­sa­zio­ni si som­ma­no nel­le loro coscien­ze pun­ti di vista che pene­tra­no inten­sa­men­te la con­di­zio­ne del­la clas­se dei mise­ra­bi­li d’Egitto, tant’è vero che, mol­to spes­so, ritro­vo nel­le ana­li­si poli­ti­che dei tas­si­sti una pro­fon­di­tà supe­rio­re a quel­la di tan­ti com­men­ta­to­ri poli­ti­ci che riem­pio­no di chiac­chie­re il mon­do. Per­ché la cul­tu­ra di que­sto popo­lo si rive­la nel­le sue ani­me più semplici.
Un popo­lo gran­dio­so e ammi­re­vo­le, il vero mae­stro di chiun­que voglia imparare.

Kha­led Al Kha­mis­si, 21 Mar­zo 2006
(tra­du­zio­ne di Erne­sto Paga­no)

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