LUCCA FILM FESTIVAL: Immagini resistenti. Il piacere di scoprirle

IL MANIFESTO — 03/10/2008
di Cri­sti­na Piccino

«Non è tem­po di abbas­sar­ci ma di esse­re pron­ti a can­ta­re la nostra nota più bel­la». Que­sta fra­se rac­con­ta bene Jonas Mekas, ci dice del­la sua pas­sio­ne per la musi­ca, l’altro gran­de amo­re insie­me al cine­ma, con l’accordeon che si por­ta die­tro ovun­que in giro per il mon­do. E dell’energia di que­sto genia­le arti­sta, oggi ottan­ta­seien­ne (è nato nel 1922 a Seme­ni­skiai, in Litua­nia) , capa­ce di suo­na­re per gli ami­ci alle ore del­la not­te più stram­pa­la­te sen­za mai dire che è tem­po di dor­mi­re. Jonas Mekas sarà uno dei pro­ta­go­ni­sti al pros­si­mo Luc­ca film festi­val (10–18), pic­co­la e assai agguer­ri­ta zona libe­ra dell’immaginario, di quel­le che oggi in Ita­lia è sem­pre più dif­fi­ci­le fare con le sma­nie di «tap­pe­ti ros­si» — o come si dice «red car­pet» — e le cen­su­re pre­ven­ti­ve che fioc­ca­no da ogni par­te. Nell’intervista che apre il cata­lo­go, una con­ver­sa­zio­ne tra Mekas e Pip Cho­do­rov, anche lui regi­sta, idea­to­re di una magni­fi­ca col­la­na di home-video, la pari­gi­na Re: voir , leg­gia­mo in una doman­da sul New Ame­ri­can Cine­ma, al qua­le Mekas ha par­te­ci­pa­to, come del resto tut­ta la sce­na del­la ricer­ca più spe­ri­men­ta­le: « Vedo il New Ame­ri­can Cine­ma come un gio­va­ne albe­ro, una per­so­na gio­va­ne, di quin­di­ci o dicias­set­te anni, mol­to ribel­le e che non si fida dei geni­to­ri. Poi que­sta per­so­na cre­sce, arri­va ai qua­ran­ta, cin­quan­ta, sessant’anni, ma nell’armadio ha anco­ra ogget­ti e ricor­di di quan­do ave­va die­ci anni … Il cine­ma di oggi negli Sta­ti uni­ti ha incor­po­ra­to come in ogni altro luo­go le con­qui­ste lin­gui­sti­che, tema­ti­che, tec­no­lo­gi­che, lin­gui­sti­che degli anni Ses­san­ta, ed è com­ple­ta­men­te da qual­che altra par­te… Lo stes­so vale per me anche se qua­lun­que cosa fac­cia ora ini­zia mol­to, mol­to tem­po fa …». Mekas in Litua­nia è tor­na­to solo poco tem­po fa, arri­vò in Ame­ri­ca con i mol­ti pro­fu­ghi del­la secon­da guer­ra mon­dia­le da un cam­po di con­cen­tra­men­to insie­me al fra­tel­lo Adol­fas, e litua­no era anche Maciu­nas, tra i fon­da­to­ri di Flu­xus, movi­men­to di cui Mekas è sta­to tra i pro­ta­go­ni­sti … Sono mol­te sto­rie ma la cosa più bel­la è che Mekas con­ti­nua a stu­pi­re, pur lavo­ran­do spes­so con mate­ria­li del­la sua vita, anche pas­sa­ta, quei dia­ri fil­ma­ti in diver­si for­ma­ti che rac­con­ta­no un tem­po, un’utopia, for­se qual­co­sa di più. E insie­me c’è la sua capa­ci­tà di esse­re nel pre­sen­te, coi più gio­va­ni, ragaz­zi che cre­sco­no al suo cine­ma, al Film Archi­ve, la sala che cura nell’East Vil­la­ge new­yor­ke­se, e che in que­sta rela­zio­ne e scam­bio di espe­rien­ze, con­qui­sta­no una sen­si­bi­li­tà spe­cia­le (è uno dei mas­si­mi difet­ti del nostro cine­ma l’incapacità di guar­da­re alla ricer­ca e alla spe­ri­men­ta­zio­ne). Mekas apri­rà con Birth of a nation (’97) il festi­val, cen­tos­ses­san­ta ritrat­ti — «schiz­zi» li defi­ni­sce — di film­ma­ker indi­pen­den­ti, d’avanguardia e atti­vi­sti fra il ’55 e il ’95. Il tito­lo è per­ché il cine­ma indi­pen­den­te — come dice Mekas — è in sé stes­so una nazio­ne. Ci sarà anche una mostra, alla Fon­da­zio­ne Rag­ghian­ti, coi suoi lavo­ri. Mekas però non è il solo ospi­te. Gli omag­gi ina­nel­la­no i nomi di Sha­ne Mea­do­ws e di Kiyo­shi Kuro­sa­wa, e soprat­tut­to un omag­gio a Pier­re Cle­men­ti, atto­re, regi­sta, ispi­ra­to­re del Ses­san­tot­to ita­lia­no, spes­so Ber­nar­do Ber­to­luc­ci ha rac­con­ta­to che era lui a por­ta­re le inven­zio­ni del Mag­gio fran­ce­se a Roma quan­do gira­va­no Part­ner . Sarà anche per que­sto che Cle­men­ti nell’Italia che ama­va finì in gale­ra con un’accusa di dro­ga, sicu­ra­men­te mon­ta­ta, e ci restò anni aspet­tan­do un giu­di­zio che non arri­va­va mai. Scris­se di quei gior­ni ter­ri­bi­li e assur­di in un bel libro che il festi­val ripro­po­ne ( Pen­sie­ri dal car­ce­re , nell’edizione fran­ce­se Quel­ques mes­sa­ges per­son­nels , Gal­li­mard). A ricor­dar­lo ci saran­no il figlio, Bal­tha­zar, gli ami­ci come Marc’o con cui Cle­men­ti ave­va gira­to Les Ido­les , Pier­re Kal­fon, Fran­co Bro­ca­ni (e ave­re la pos­si­bi­li­tà di ascol­tar­li tut­ti insie­me è di per sé un’occasione magi­ca). Si vedran­no i film di Cle­men­ti cinea­sta, mol­to dif­fi­cil­men­te frui­bi­li in Ita­lia, come Visa de Cen­su­re n. X (1967) , quel­li come atto­re ( Necro­po­lis di Bro­ca­ni, Por­ci­le , Les Ido­les ) ma soprat­tut­to una serie di fil­ma­ti ine­di­ti che il festi­val ha recu­pe­ra­to gra­zie al lavo­ro del labo­ra­to­rio di restau­ro dell’università di Udi­ne e del Dams di Gori­zia. Mostra­no il set di Les Ido­les o una vacan­za a Posi­ta­no in cui c’è anche Phi­lip­pe Gar­rel. Sono imma­gi­ni per­so­na­lis­si­me, qua­si degli home movie, dove però scor­re ugual­men­te il sen­so di un’epoca.

0