Giuseppe Acconcia, “Nazione Indiana” (12 agosto 2017)

VITA: ISTRUZIONI PER L’USO di Ahmed Nàgi

Nagi, Vita: Istruzioni per l’uso. La natura cruda e sentimentale del Cairo

di Giu­sep­pe Accon­cia, “Nazio­ne India­na” (12 ago­sto 2017)

Vita: istruzioni per l'uso : Ahmed NàgiAhmed Nagi nel libro “Vita: Istru­zio­ni per l’uso” (Il Siren­te, 266 pag., 18 euro) rac­con­ta il Cai­ro come pochi auto­ri egi­zia­ni han­no sapu­to fare negli ulti­mi decen­ni. Lo scrit­to­re, auto­re tra le altre ope­re di “Rogers” (2010), è sta­to con­dan­na­to a due anni, e in segui­to rila­scia­to, per il lin­guag­gio “osce­no” dei suoi roman­zi. Un testo post-moder­no che sfi­da qual­sia­si pre­con­cet­to sul Cai­ro, ne resti­tui­sce atmo­sfe­re sur­rea­li al limi­te del­la nou­vel­le vague, sul­la scia di pel­li­co­le di suc­ces­so, come in “The last days of the city” di Tamer el-Sayed che rac­con­ta con gli occhi di un grup­po di gio­va­ni il cen­tro nove­cen­te­sco del­la capi­ta­le egi­zia­na. “Nel­la mia infan­zia, tut­ti i miei ami­ci era­no affa­sci­na­ti dal mito di un mon­do glo­ba­liz­za­to. Ma ho cer­ca­to di supe­ra­re gli ste­reo­ti­pi, intro­dur­re la liber­tà di scel­ta nel­la nuo­va socie­tà glo­ba­liz­za­ta. E così, mostro la com­ples­si­tà del­la nostra moder­ni­tà andan­do da Toni Negri ai fast food”, mi ave­va spie­ga­to Ahmed Nagi in uno dei nostri ulti­mi incon­tri in occa­sio­ne di un’intervista che ave­vo rea­liz­za­to per il quo­ti­dia­no egi­zia­no al-Ahram.

La vicen­da di Bas­sam Bah­gat, docu­men­ta­ri­sta ingag­gia­to per rac­con­ta­re i muta­men­ti urba­ni­sti­ci strut­tu­ra­li del­la capi­ta­le egi­zia­na, è rac­con­ta­ta in fram­men­ti, inter­val­la­ti dal­le illu­stra­zio­ni di Ayman al-Zor­qa­ni. Il dia­rio sen­ti­men­ta­le del pro­ta­go­ni­sta, che mol­to ha a che fare con l’esperienza quo­ti­dia­na dell’autore tra la cit­tà satel­li­te di 6 Otto­bre e il cen­tro del Cai­ro, descri­ve incan­te­vo­li don­ne, Papri­ka, Mona Mei e Rim, e le pia­ce­vo­li e incan­ta­te gior­na­te di ses­so (o un’amicizia sug­gel­la­ta da “san­gue mestrua­le e sper­ma sec­co”), tra­scor­se con gran­de natu­ra­lez­za, men­tre il Cai­ro ine­so­ra­bil­men­te è sot­to­po­sta ai muta­men­ti più radi­ca­li. “Se per gli indi­vi­dui maschi del Cai­ro la vita è un incu­bo, per le don­ne è una real­tà infer­na­le cui è impos­si­bi­le sfug­gi­re”. La cit­tà vie­ne descrit­ta nei suoi aspet­ti più cru­di e fan­ta­sti­ci: un luo­go dove alcu­ni si sono dimen­ti­ca­ti cosa sia un “sor­ri­so”, un “ricet­ta­co­lo d’odio, la mate­ria pri­ma dell’odio e del­la mise­ria”. Eppu­re chi ha pen­sa­to tut­to que­sto (il Cai­ro) non pote­va che esse­re un “pastic­cie­re”.

Lo sco­po del rac­con­to è met­ter­si alle spal­le que­sta dispe­ra­zio­ne, for­se è anche il segre­to del­le rivol­te del 2011, per ren­de­re la vita “più pia­ce­vo­le e meno mise­ra”. Eppu­re il nasco­sto e il non det­to è sem­pre più for­te di quel­lo che emer­ge in super­fi­cie. Que­sto sot­to­suo­lo resta invi­si­bi­le per una sor­ta di inte­sa tra “poli­ti­ca, reli­gio­ne e socie­tà civi­le” che impe­di­sco­no che que­sto vol­to segre­to del­la cit­tà ven­ga a gal­la. L’osservatore non può fer­mar­si alla visio­ne di mise­ra­bi­li che “attra­ver­sa­no stra­de affol­la­te da don­ne rico­per­te da stra­ti di abi­ti e stof­fe”. Ognu­no deve impa­ra­re a sue spe­se a deci­fra­re que­sti luo­ghi: a otte­ne­re la pro­pria “chia­ve per­so­na­le”. E il Cai­ro è una cit­tà così varie­ga­ta da tene­re insie­me i grup­pi più dispa­ra­ti di per­so­ne: da fana­ti­ci reli­gio­si a omo­ses­sua­li, da gio­va­ni arti­sti agli scam­bi­sti di Imba­ba, dai bam­bi­ni di stra­da ai fana­ti­ci del­la for­ma fisi­ca, dagli uomi­ni d’affari obe­si ai can­tan­ti popolari.

L’esperienza sen­so­ria­le al Cai­ro è con­ti­nua, tota­liz­zan­te e tesa. “Quan­do vivi o ti muo­vi den­tro il Cai­ro, vie­ni costan­te­men­te offe­so. Sei desti­na­to a incaz­zar­ti”. Una cit­tà dove il nego­zia­to tra pos­si­bi­le e impos­si­bi­le non si fer­ma mai. “Vedem­mo inte­ri quar­tie­ri vive­re gra­zie alla cor­ren­te elet­tri­ca pre­le­va­ta abu­si­va­men­te dai lam­pio­ni del­la stra­da principale”.

Eppu­re il vero inten­to del­la “Socie­tà degli Urba­ni­sti” di cui Bah­gat è solo un mero ese­cu­to­re è quel­lo di distrug­ge­re defi­ni­ti­va­men­te il Cai­ro e crea­re una nuo­va cit­tà dal­la for­ma futu­ri­sta e com­mer­cia­le: pro­get­to non lon­ta­no dagli annun­ci post-moder­ni del san­gui­na­rio pre­si­den­te egi­zia­no al-Sisi. Se fos­se per Bah­gat e per il suo ami­co Ihab Has­san il vero cam­bia­men­to che la cit­tà dovreb­be subi­re sareb­be la ten­sio­ne ver­so l’eliminazione del degra­do e del­la mar­gi­na­liz­za­zio­ne a cui sono costret­ti alcu­ni suoi abi­tan­ti, a par­ti­re dal cam­bia­men­to del cor­so del Nilo e del­la sua for­ma. Ma que­sti aspet­ti solo in par­te risal­ta­no dal­le pagi­ne del libro. Ahmed Nagi con­ti­nua inve­ce a indu­gia­re in rac­con­ti sem­pre sor­pren­den­ti sul­la mega­lo­po­li, sui suoi abi­tan­ti e le loro abi­tu­di­ni amo­ro­se. “La pri­ma vol­ta, la feci veni­re suc­chian­do­la sen­za mai fer­mar­mi, poi entram­mo in came­ra da let­to e facem­mo l’amore con len­tez­za”. Ma anche di odo­ri nau­sea­bon­di nei bar di Moqat­tam, come la puz­za di “fega­to frit­to in olio da moto­re che si dif­fon­de­va nell’atmosfera come una nube cari­ca di piog­gia”. O di rela­zio­ni ine­di­te che richia­ma­no una vita pari­gi­na: “Sen­tii per la pri­ma vol­ta che que­sto tipo di rela­zio­ne, in cui il ter­zo ele­men­to è appe­so a un filo che tie­ne lega­te real­tà e illu­sio­ne, era ciò che mi avreb­be appagato”.

Eppu­re que­sta ten­sio­ne così irra­zio­na­le di una cit­tà e dei suoi abi­tan­ti avreb­be di là a poco con­ces­so tut­to ad una neces­si­tà mol­to più uma­na e pigra: quel­la del­la “sicu­rez­za”. E se al Cai­ro “non pote­va capi­tar­le nul­la di peg­gio del­lo sta­to in cui ver­sa­va”, un biso­gno pri­ma­rio in tem­pi pre­ca­ri ma anche una leva per giu­sti­fi­ca­re qual­sia­si cosa agli occhi del pro­fa­no l’avrebbe di lì a poco tra­sfor­ma­ta di nuo­vo. E così l’unico rife­ri­men­to vero alle pro­te­ste del 2011 appa­re in rela­zio­ne alla cam­pa­gna “No”, con­tro la dichia­ra­zio­ne costi­tu­zio­na­le, volu­ta dal­la giun­ta mili­ta­re ma con­te­sta­ta dai gio­va­ni rivoluzionari.

Nono­stan­te ciò, è sem­pre il Cai­ro a det­ta­re modi e tem­pi del cam­bia­men­to. “Tu eri schia­vo del­la cit­tà e pri­ma che lei ti si con­ce­des­se, dove­vi ven­der­ti l’anima con un pat­to fir­ma­to col san­gue e col cuo­re”. E tra le prio­ri­tà di Nagi c’è sem­pre il ten­ta­ti­vo di richia­ma­re un cer­to disprez­zo ver­so gli isla­mi­sti che poi avreb­be­ro pre­so solo figu­ra­ti­va­men­te le redi­ni del pote­re: “Sca­ra­fag­gi nel­le fogne del Cai­ro e sul loro rap­por­to coi sor­ci di New York, e sull’effetto di tale rela­zio­ne sul­la nasci­ta di movi­men­ti isla­mi­sti in Medio Oriente”.

Fino agli incon­tri che ren­do­no la vita così affa­sci­nan­te come quel­lo tra due pesca­to­ri, uno dei qua­li in bol­let­ta pro­prio il gior­no del­la nasci­ta del­la sua pri­ma figlia. “Get­ta l’amo e te ne ver­rà del bene”. Bastò que­sta fra­se per ritro­var­si in tasca 300 ghi­nee (cir­ca 40 euro): per­ché in alcu­ni gior­ni al Cai­ro è pos­si­bi­le dav­ve­ro qual­sia­si cosa! Eppu­re il Cai­ro è sem­pre rima­sta “indif­fe­ren­te alle vite dei suoi abi­tan­ti”. Ed è pro­prio que­sto pro­fon­do sen­so di soli­tu­di­ne ad aver for­se ispi­ra­to l’autore a rac­con­ta­re in modo così auten­ti­co e disil­lu­so la sua cit­tà per­ché in fon­do è il “dolo­re” sem­pre il più “poten­te moto­re per la scrittura”.

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Ormai Il Cairo è il regno dell’arbitrio”

L’INTERVISTA  Ayman al-Zur­qa­ny — Il dise­gna­to­re in Ita­lia per pre­sen­ta­re un libro mes­so all’indice

di Fran­ce­sca Bellino

Quan­do lo scrit­to­re e blog­ger egi­zia­no Ahmed Nàgi ha scrit­to “Vita: istru­zio­ni per l’uso” non pote­va imma­gi­na­re quan­to gli avreb­be con­di­zio­na­to la vita. L’ha scrit­to pri­ma del­le rivol­te del 2011 con la spe­ran­za di vede­re miglio­ra­re la con­di­zio­ne dei gio­va­ni del Cai­ro, ma la sua schiet­tez­za e il suo talen­to nar­ra­ti­vo sono sta­ti ripa­ga­ti con una con­dan­na del Tri­bu­na­le di Bulaq a due anni di car­ce­re per “offe­sa alla pub­bli­ca mora­le” per i rife­ri­men­ti espli­ci­ti a dro­ga, ses­so e alcool.

Insi­gni­to del Pre­mio Bar­bey Free­dom to Wri­te da Pen Inter­na­tio­nal e ora pub­bli­ca­to in Ita­lia da il Siren­te (tra­du­zio­ne dall’arabo di Eli­sa­bet­ta Ros­si e Fer­nan­da Fischio­ne), il roman­zo è arric­chi­to dal­le illu­stra­zio­ni del dise­gna­to­re Ayman al Zor­qa­ni venu­to in Ita­lia a pre­sen­ta­re il libro in assen­za del­lo scrittore.

Ayman, come sta Ahmed Nàgi?

Non pos­so anda­re a tro­var­lo. Pos­so­no entra­re in car­ce­re solo i paren­ti più stret­ti e gli avvo­ca­ti. Ci scri­via­mo let­te­re e rie­sco a veder­lo duran­te i pro­ces­si, da lon­ta­no. Fisi­ca­men­te non sta male, ma psi­co­lo­gi­ca­men­te sì. I car­ce­rie­ri non gli con­se­gna­no i libri. Non voglio­no dar­gli speranza.

Per­ché è sta­to arrestato?

E’ la pri­ma vol­ta che in Egit­to uno scrit­to­re vie­ne arre­sta­to per un suo testo. Un cit­ta­di­no lo ha denun­cia­to dopo aver let­to sul perio­di­co let­te­ra­rio Akbar el Adab un estrat­to del roman­zo usci­to due anni fa, soste­nen­do che il testo gli ave­va dato “un estre­mo sen­so di males­se­re”, dive­nu­to males­se­re di Sta­to mon­ta­to da un fun­zio­na­rio di poli­zia che pro­ba­bil­men­te vole­va sfrut­ta­re la situa­zio­ne. E così ha ingran­di­to la vicen­da. Ma al fon­do del­la vicen­da c’è un mec­ca­ni­smo inne­sca­to­si con l’arrivo di Al Sisi che ha cau­sa­to anche la mor­te di Giu­lio Regeni.

Ovve­ro?

Con Muba­rak nes­sun pic­co­lo fun­zio­na­rio avreb­be mai potu­to pren­de­re una tale ini­zia­ti­va. Si aspet­ta­va sem­pre un suo ordi­ne. Con Al Sisi, inve­ce, si è avvia­to un nuo­vo feno­me­no che è quel­lo del­le ini­zia­ti­ve dal bas­so, come è acca­du­to con la denun­cia di Nàgi. Ai tem­pi di Muba­rak nes­su­no stra­nie­ro sareb­be sta­to ucci­so e nes­su­no scrit­to­re arre­sta­to sen­za il suo volere.

Qua­li sono le novi­tà sul caso Regeni?

La ver­sio­ne che vie­ne rac­con­ta­ta è che una spia del regi­me ave­va chie­sto allo stu­den­te di aiu­tar­lo ad ave­re un pas­sa­por­to per l’Italia, ma in segui­to a diver­gen­ze l’informatore avreb­be accu­sa­to Rege­ni di esse­re una spia e lo avreb­be denun­cia­to a poli­ziot­ti di bas­so ran­go che, di loro ini­zia­ti­va, lo avreb­be­ro tor­tu­ra­to a morte.

Che cli­ma c’è in Egitto?

Di gran­de pau­ra. Anche chi non ha fat­to nul­la ed è alli­nea­to ai costu­mi tra­di­zio­na­li e con­ser­va­to­ri cai­ro­ti, quan­do incon­tra per stra­da un poli­ziot­to teme gli pos­sa acca­de­re qualcosa.

E gli arti­sti come vivono?

Nel con­stan­te con­tra­sto fra il desi­de­rio di espri­mer­ci e la voglia di dedi­ca­re tem­po alla nostra arte e il biso­gno di oppor­ci alla visio­ne con­ser­va­tri­ce.  Con Muba­rak c’era una liber­tà di espres­sio­ne di fac­cia­ta e dei limi­ti pre­ci­si da non supe­ra­re, quin­di mol­ta auto­cen­su­ra. In “Vita: istru­zio­ni per l’uso” Nàgi mostra le varie cit­tà con­te­nu­te nel Cai­ro, quel­la di super­fi­cie e quel­le sot­ter­ra­nee, la distru­zio­ne del­la metro­po­li e il vuo­to che ne rima­ne. Ma né io, né lui abbia­mo mai avu­to l’intenzione di dire come deve esse­re la Cai­ro del futuro.

Il Fat­to Quo­ti­dia­no 12/10/2016

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Esce in Italia Vita: istruzioni per l’uso Ma lo scrittore è in carcere in Egitto

Non è il primo caso di censura di un’opera letteraria, ma non era mai successo in Egitto che un autore venisse condannato a due anni di prigione per un romanzo

di Vivia­na Maz­za per il Cor­rie­re del­la Sera

Il roman­zo esce gio­ve­dì 6 otto­bre in Ita­lia. Ma l’autore, il tren­tu­nen­ne egi­zia­no Ahmed Nagi, al lan­cio (nei gior­ni pre­ce­den­ti a Roma) non c’era: è in pri­gio­ne. Il 20 feb­bra­io scor­so è sta­to con­dan­na­to a due anni di car­ce­re per «oltrag­gio al pudo­re» a cau­sa del «con­te­nu­to ses­sua­le osce­no». Non è il pri­mo caso di cen­su­ra di un’opera let­te­ra­ria in Egit­to, ma è il pri­mo caso di uno scrit­to­re arre­sta­to per il pro­prio libro.

Si inti­to­la Isti­kh­dam al-Hayat, tra­dot­to come Vita: istru­zio­ni per l’uso dal­la casa edi­tri­ce Il Siren­te. Rac­con­ta la real­tà socia­le del Cai­ro, imma­gi­nan­do un futu­ro disto­pi­co in cui la metro­po­li è sta­ta col­pi­ta da una ter­ri­bi­le cata­stro­fe natu­ra­le e una «Socie­tà degli Urba­ni­sti» vuo­le distrug­ger­ne l’architettura mil­le­na­ria per crea­re un cen­tro futu­ri­sti­co, gover­na­to dal­le mac­chi­ne e dal­la tec­no­lo­gia. Il capi­to­lo che ha mes­so nei guai lo scrit­to­re è il sesto. Vi si rac­con­ta di una sera­ta in cui il pro­ta­go­ni­sta ven­ti­treen­ne Bas­sam beve alcol, fuma hashish e fa ses­so. «Cosa fan­no i gio­va­ni di vent’anni al Cai­ro? — scri­ve l’autore in un pas­sag­gio — Lec­ca­no pupil­le, lec­ca­no fiche, suc­chia­no caz­zi, snif­fa­no pol­ve­re, ina­la­no hashish­mi­sto a son­ni­fe­ri? Fino a quan­do que­sto gene­re di feti­ci­smo con­ti­nue­rà a esse­re ecci­tan­te, inno­va­ti­vo e sti­mo­lan­te? Chi ora sie­de in que­sta stan­za, da gio­va­ne ha pro­va­to mol­te dro­ghe, sia ai tem­pi dell’università che dopo. Ma guar­da­li, sono come atol­li sepa­ra­ti, inca­pa­ci di dare un sen­so ai loro gior­ni sen­za sta­re assieme».

«Triste mentre Ahmed è in carcere»

In Ita­lia è venu­to il coau­to­re di Vita: istru­zio­ni per l’uso. «È tri­ste esse­re qui men­tre Ahmed è in pri­gio­ne», dice al Cor­rie­re Ayman Al Zor­qa­ni, che ha rea­liz­za­to illu­stra­zio­ni che si alter­na­no ai capi­to­li del roman­zo. Ave­va incon­tra­to Ahmed Nagi pri­ma del­la rivo­lu­zio­ne del 2011, ed era rima­sto col­pi­to dal suo sti­le. «Par­la­va di poli­ti­ca in modo sar­ca­sti­co, e per que­sto era più effi­ca­ce, face­va arrab­bia­re le auto­ri­tà per­ché si face­va bef­fe di loro», spie­ga. Nagi si sta­va anche facen­do un nome: Vita, istru­zio­ni per l’uso è il suo secon­do roman­zo pub­bli­ca­to in Ita­lia, dopo l’esordio con Rogers e la Via del Dra­go divo­ra­to dal Sole (Il Siren­te, 2010). I due ave­va­no deci­so subi­to di col­la­bo­ra­re, ma dopo l’inizio del­la rivo­lu­zio­ne sospe­se­ro ogni cosa, per poi ripren­de­re a lavo­ra­re al roman­zo nel 2012.

La rivista di sinistra e il manager della Fratellanza

L’arresto di Nagi è in par­te il frut­to di con­ser­va­to­ri­smo socia­le ma anche di inet­ti­tu­di­ne e ven­det­te per­so­na­li. La sto­ria ce la rac­con­ta Al Zor­qa­ni, in una lun­ga con­ver­sa­zio­ne. Nagi lavo­ra­va per il perio­di­co cul­tu­ra­le Akh­bar Al Adab. Nel 2013, duran­te l’era del­la Fra­tel­lan­za Musul­ma­na, era­no sta­ti piaz­za­ti a capo dei gior­na­li uomi­ni fede­li ai nuo­vi gover­nan­ti. «I gior­na­li­sti di Akh­bar Al Adab sono di sini­stra e atei, men­tre il nuo­vo mana­ger, tale Mag­di Afi­fi, con­ser­va­to­re e reli­gio­so ten­ta­va di con­trol­la­re quel­lo che scri­ve­va­no». È sta­to in que­sto perio­do che uno dei capo­re­dat­to­ri ha pen­sa­to di pub­bli­ca­re un estrat­to del roman­zo al qua­le Nagi sta­va lavo­ran­do. «Ahmed gli ha con­se­gna­to tre capi­to­li tra cui sce­glie­re e poi è par­ti­to per un viag­gio già pre­vi­sto negli Sta­ti Uni­ti — con­ti­nua Al Zor­qa­ni —. Nel frat­tem­po, a metà del 2013 i Fra­tel­li Musul­ma­ni sono sta­ti rove­scia­ti, poi Al Sisi è diven­ta­to pre­si­den­te e ha sosti­tui­to tut­ti mana­ger dei gior­na­li con uomi­ni a lui fede­li. Ma si è dimen­ti­ca­to di Akh­bar Al Adab. E così que­sta è sta­ta l’età dell’oro per il perio­di­co». Infat­ti, «il mana­ger nomi­na­to dai Fra­tel­li Musul­ma­ni non vole­va esse­re epu­ra­to e per­de­re il lavo­ro e così resta­va zit­to, non inter­fe­ri­va con il gior­na­le. Ma quan­do il capi­to­lo sesto di Nagi è sta­to pub­bli­ca­to, c’è sta­to chi l’ha tro­va­to offen­si­vo, anche se il suo con­te­nu­to non è sen­za pre­ce­den­ti. E’ sta­to allo­ra che le auto­ri­tà han­no sco­per­to che Afi­fi era il mana­ger e l’hanno licen­zia­to in tronco».

La furia di Afifi

E allo­ra Afi­fi si è arrab­bia­to. «Ave­va sop­por­ta­to per quat­tro mesi un gior­na­le pie­no di paro­lac­ce e con­te­nu­ti immo­ra­li e sen­za Dio. Pen­sa­va alme­no di poter riu­sci­re a con­ser­va­re il posto — ci dice Al Zor­qa­ni —. A que­sto pun­to non pote­va oppor­si alla deci­sio­ne di Al Sisi, ma alme­no pote­va ven­di­car­si di quei miscre­den­ti. Così deve aver visto nel capi­to­lo del libro di Nagi una spe­cie di dono divi­no: gli per­met­te­va di col­pe­vo­liz­za­re la reda­zio­ne e anche di spin­ge­re il gover­no a esse­re più con­ser­va­to­re. Così è anda­to pres­so l’ordine dei gior­na­li­sti, ha denun­cia­to Akh­bar Al Adab affer­man­do che pub­bli­ca­va por­no­gra­fia, con­te­nu­ti vol­ga­ri e con­tra­ri all’Islam. Le auto­ri­tà han­no cer­ca­to di evi­ta­re che scop­pias­se un caso, non vole­va­no che Afi­fi appa­ris­se come un eroe, ma odia­va­no anche Ahmed e il suo lavo­ro. Quan­do è tor­na­to dagli Sta­ti Uni­ti lo han­no sospe­so, anche se non licen­zia­to. A lui non impor­ta­va. Nel frat­tem­po, abbia­mo com­ple­ta­to la gra­fi­ca e fat­to stam­pa­re il libro in Liba­no, poi la poli­zia doga­na­le egi­zia­na ha dato l’autorizzazione all’ingresso del­le mil­le copie e il roman­zo sta­va aven­do un discre­to suc­ces­so, ne ave­va­mo ven­du­te 900».

La nuova denuncia

Era pas­sa­to un anno, insom­ma, quan­do è arri­va­ta una nuo­va denun­cia, sta­vol­ta da par­te di un pri­va­to cit­ta­di­no, di nome Gha­ni Salah, che si è det­to tur­ba­to dai rife­ri­men­ti al ses­so con­te­nu­ti nel­lo stral­cio pub­bli­ca­to dal­la rivi­sta. Al Zor­qa­ni sospet­ta che l’istigatore fos­se il soli­to Afi­fi. Quel che è cer­to è che nes­su­no si aspet­ta­va che lo scrit­to­re potes­se esse­re arre­sta­to. «Non è la pri­ma vol­ta che la let­te­ra­tu­ra egi­zia­na con­tem­po­ra­nea pre­sen­ta per­so­nag­gi poco edi­fi­can­ti — scri­ve l’arabista Eli­sa­bet­ta Ros­si —: basti pen­sa­re per esem­pio a ‘Abdal­lah, pro­ta­go­ni­sta del roman­zo di Ahmad al-‘Aydi Esse­re ‘Abbas al-‘Abd… che beve alco­li­ci, fuma hashish e intrat­tie­ne rela­zio­ni libe­re con le ragaz­ze; la sua schi­zo­fre­nia lo por­ta a uno sta­dio di alie­na­zio­ne che lo dirot­ta ver­so un rap­por­to con­flit­tua­le con la socie­tà e la cit­tà in cui vive, Il Cai­ro». Cer­to, ci sono sta­ti libri proi­bi­ti in pas­sa­to in Egit­to, sot­to­li­nea Al Zor­qa­ni, sin da «L’Islam e le fon­da­men­ta del pote­re poli­ti­co» di Ali Abdel Raziq nel 1925 (che era in real­tà un libro con­tro il re Fuad) fino al gra­phic novel di Mag­di Sha­fiei ban­di­to nel 2007 per una sce­na d’amore (in real­tà dava fasti­dio il fat­to che cri­ti­cas­se il pre­si­den­te Muba­rak per­ché vole­va tra­smet­te­re il pote­re al figlio). «Ma non c’erano pre­ce­den­ti per l’arresto di Ahmed Nagi. E così lui aspet­ta­va al mas­si­mo una mul­ta, non cer­to il carcere».

La condanna

Le auto­ri­tà di poli­zia e poi il giu­di­ce in appel­lo han­no volu­to fare bel­la figu­ra, secon­do il dise­gna­to­re. Dopo il pro­scio­gli­men­to in pri­mo gra­do, «la pub­bli­ca accu­sa ha deci­so di tra­sfor­ma­re l’indignazione del pri­va­to cit­ta­di­no in indi­gna­zio­ne del­lo Sta­to», ha det­to all’Ansa Ric­car­do Nou­ry, por­ta­vo­ce di Amne­sty Inter­na­tio­nal Ita­lia che ha patro­ci­na­to il libro. A nul­la sono val­se le pro­te­ste di 700 intel­let­tua­li egi­zia­ni e il Pre­mio «Bar­bey Free­dom to Wri­te» con­fe­ri­to da «Pen» al gio­va­ne scrit­to­re. «Ahmed all’inizio pen­sa­va che i media potes­se­ro aiu­tar­lo», spie­ga Al Zor­qa­ni. «C’era sta­to un for­te movi­men­to in suo favo­re. Anche i con­ser­va­to­ri cui non pia­ce que­sto libro e che cre­do­no deb­ba esse­re proi­bi­to non pen­sa­no che lui deb­ba anda­re in prigione».

Prigioniero politico

Secon­do Al Zor­qa­ni, a un cer­to pun­to, Nagi è sta­to visto come un oppo­si­to­re poli­ti­co e ciò ren­de dif­fi­ci­le anche una ridu­zio­ne del­la pena. «Ci sono sta­te cele­bri­tà che in tv han­no det­to che que­sto non è l’Egitto in cui cre­do­no, han­no pre­sen­ta­to que­sto caso come una que­stio­ne per­so­na­le con­tro Al Sisi. E anche le auto­ri­tà lo stan­no trat­tan­do come un pri­gio­nie­ro poli­ti­co. Due set­ti­ma­ne fa, sono sta­ti gra­zia­ti alcu­ni cri­mi­na­li comu­ni, ma lui no, è rima­sto den­tro». Anche Amne­sty Inter­na­tio­nal sospet­ta che la col­pa di Nagi non sia­no sta­ti tan­to i det­ta­gli su ses­so e dro­ga spar­si nel libro, quan­to il rea­li­smo con cui descri­ve «una Cai­ro tri­ste, vio­len­ta, putri­da e cat­ti­va». «Per tut­to il tem­po che vivi o ti muo­vi den­tro al Cai­ro, sei costan­te­men­te deni­gra­to. Sei desti­na­to a incaz­zar­ti. Anche se impie­ghi tut­te le for­ze del­la Ter­ra non puoi cam­bia­re que­sto desti­no. Sei sog­get­to in ogni momen­to ai pet­te­go­lez­zi che ti arri­va­no da sopra e da sot­to, da destra e da sini­stra», riflet­te il pro­ta­go­ni­sta Bas­sam. «La rico­stru­zio­ne del Cai­ro e l’attenzione alla sua archi­tet­tu­ra sono dun­que tema­ti­che cen­tra­li del roman­zo», nota Eli­sa­bet­ta Ros­si che ha inter­vi­sta­to l’autore pri­ma dell’arresto. «L’intento del­la “Socie­tà degli Urba­ni­sti” non sem­bra così distan­te dal­la real­tà: pare qua­si rispon­de­re all’attuale e ambi­zio­so pro­get­to di Al Sisi di costrui­re, coi finan­zia­men­ti sau­di­ti, una moder­na capi­ta­le egi­zia­na nel cuo­re del deserto».

«Il processo» di Kafka (a fumetti)

Al Zor­qa­ni ci dice di aver visto l’amico un mese e mez­zo fa, l’ultima vol­ta. Era den­tro la gab­bia in cui ven­go­no tenu­ti gli impu­ta­ti in tri­bu­na­le. «Non ave­va un brut­to aspet­to, non sta male fisi­ca­men­te, ma è in uno sta­to di pani­co. So dal­la sua fidan­za­ta che non rie­sce a dor­mi­re. E’ in cel­la con altre 40 per­so­ne e vor­reb­be resta­re solo. La buo­na noti­zia è che è un car­ce­re per uomi­ni d’affari cor­rot­ti per­ciò non ci sono scon­tri e zuf­fe, ma non può nem­me­no anda­re in bagno sen­za un guar­dia­no». Al Zor­qa­ni gli ha man­da­to «Il pro­ces­so» di Kaf­ka in ara­bo e «Hush», il fumet­to di Jim Lee. «Quan­do vedo­no i dise­gni, le guar­die non fan­no pro­ble­mi. Pen­sa­no che i fumet­ti sia­no per bambini».

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