Metro

Fumet­to d’Autore | Mar­te­dì 22 mar­zo 2011 | Gior­gio Messina |

Il fumet­to può rac­con­ta­re la real­tà che ci cir­con­da? Ovvia­men­te sì. E per far­lo, il fumet­to ha biso­gno neces­sa­ria­men­te di esse­re “gra­phic jour­na­li­sm”? Ma asso­lu­ta­men­te no. Il gene­re può benis­si­mo rac­con­ta­re anche l’attualità. Ce lo dimo­stra anco­ra una vol­ta — caso mai ce ne fos­se bisgo­no — “Metro”di Mag­dy El Sha­fee, la pri­ma “gra­phic novel” egi­zia­na, che con una sto­ria thril­ler a trat­ti noir (quel­lo che i fran­ce­si chia­me­reb­be­ro “polar”) rac­con­ta la situa­zio­ne dell’Egitto pri­ma del­la cadu­ta di Muba­rak, descri­ven­do­ne i fer­men­ti socia­li ben tre anni pri­ma che la Sto­ria con la S maiu­sco­la fac­cia dav­ve­ro il suo cor­so. E for­se que­sto fumet­to è sta­to tal­men­te anti­ci­pa­to­re degli even­ti degli ulti­mi mesi che non deve stu­pi­re se il con­te­nu­to è sta­to anche con­dan­na­to da un tri­bu­na­le egi­zia­no che ne ordi­nò il seque­stro del­le copie per­ché con­te­nen­ti “imma­gi­ni immo­ra­li e per­so­nag­gi che somi­glia­no a uomi­ni poli­ti­ci real­men­te esi­sten­ti”. come si leg­ge nel­la sentenza.
Pur­trop­po però l’opera di El Sha­fee ha tut­ti i difet­ti di un fumet­to anco­ra imma­tu­ro. I testi e il rit­mo del­la sto­ria, ma soprat­tut­to i dise­gni, spes­so lascia­no a desi­de­ra­re, appa­ren­do appun­to anco­ra trop­po invo­lu­ti in cer­ti fran­gen­ti, ma Metro comun­que ha il gran­dis­si­mo pre­gio di fare entra­re il let­to­re facil­men­te all’interno del­la socie­tà egi­zia­na e del­le sue dina­mi­che. Così tra una rapi­na in ban­ca e un’assassinio, pos­sia­mo assi­ste­re nel­la sto­ria alle mani­fe­sta­zio­ni dei dimo­stran­ti, la mala­vi­ta, i poli­ti­ci cor­rot­ti e l’uomo del­la stra­da che vive di ele­mo­si­na. Il filo ros­so che uni­sce tut­ti que­sti ele­men­ti è il pro­ta­go­ni­sta, un inge­gne­re alle pre­se con la dif­fi­ci­le impre­sa di sbar­ca­re il luna­rio, di fare fron­te ai debi­ti ma anche di ave­re una vita pri­va­ta. La tra­ma si dipa­na e si intrec­cia tra le fer­ma­te del­la metro­po­li­ta­na del Cai­ro che con­fe­ri­sce il tito­lo all’opera. Alla fine non man­che­ran­no di fare capo­li­no, come in ogni bloc­k­bu­ster cine­ma­to­gra­fi­co che si rispet­ti, l’amore e la mor­te, per chiu­de­re con con il col­po di sce­na, ben con­ge­gna­to, del­la fre­ga­tu­ra pro­ve­nien­te dal per­so­nag­gio da cui meno ce lo sarem­mo aspettato.
El Sha­fee met­te in sce­na una sto­ria abba­stan­za soli­da che sareb­be potu­ta acca­de­re in qua­lun­que par­te del glo­bo, ma è lo sfon­do egi­zia­no che ne fa un’opera uni­ca nel suo gene­re. Un paio di note nega­ti­ve a due scel­te edi­to­ria­li infe­li­ci dell’editore “il Siren­te” che pub­bli­ca la sto­ria nel­la col­la­na “Altria­ra­bi”. Il bol­li­no in coper­ti­na “gra­phic novel” non ren­de mol­ta giu­sti­zia all’opera di El Sha­fee, pro­prio per­ché, come ci vie­ne spie­ga­to all’interno del volu­me, pri­ma di Metro, il ter­mi­ne “fumet­to” in Egit­to veni­va asso­cia­to a Topo­li­no. “Gra­phic Novel” sem­bra esse­re sem­pre di più una cate­go­ria com­mer­cia­le che inve­ce di esal­ta­re i con­te­nu­ti, spes­so, come in que­sto caso, rischia di smi­nuir­li. La secon­da nota riguar­da inve­ce l’indicazione nell’apparato edi­to­ria­le secon­do cui il libro a fumet­ti di El Sha­fee, espres­sio­ne  del­la cul­tu­ra ara­ba anche nel sen­so di let­tu­ra, si leg­ga “come un man­ga giap­po­ne­se”. Man­ga e Gra­phic Novel per spie­ga­re il fumet­to “Metro” rischia­no di fare un mine­stro­ne agli occhi di chi leg­ge e l’opera non se lo meri­ta, per­ché è tut­ta da asspo­ra­re e con gran­de inte­res­se, nono­stan­te i limi­ti che essa presenta.
E non potreb­be altri­men­ti quan­do una sto­ria ini­zia così: «Oggi ho deci­so di rapi­na­re una ban­ca. Non so come tut­ta que­sta rab­bia si sia anni­da­ta in me. Tut­to ciò che so è che la gen­te sta­va sem­pre da una par­te, e io da un’altra. A me è rima­sta solo una cosa: la mia testa… e ora ho final­men­te deci­so di fare quel­lo che mi dice».

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