Taxi è più o meno una finzione giornalistica

ISBN 9788887847147 © il Sirente da Com­ple­te Reviews

Taxi è più o meno una fin­zio­ne gior­na­li­sti­ca, così Kha­led Al Kha­mis­si ci pre­sen­ta i cin­quan­tot­to incon­tri con i tas­si­sti del Cai­ro. C’è una sto­ria diver­sa ad ogni giro, così come diver­si sono i pro­ble­mi e le que­stio­ni sol­le­va­te (quel­le  simi­li sono descrit­te par­ten­do da diver­si pun­ti di vista). Non è così faci­le met­te­re insie­me una tale rac­col­ta, Kha­mis­si ha lavo­ra­to sodo per evi­ta­re ripe­ti­zio­ni e la mono­to­nia che sareb­be potu­ta deri­va­re, ma pro­ba­bil­men­te per alcu­ni potreb­be risul­ta­re un lavo­ro arte­fat­to, nono­stan­te tut­to nel­la sua suc­cin­ta pre­sen­ta­zio­ne — il crea­ti­vo Kha­mis­si sa man­te­ne­re  l’attenzione del let­to­re impe­gna­ta e in movi­men­to.
Diver­si tas­si­sti men­zio­na­no la metà degli anni’90 come un pun­to di svol­ta, quan­do il gover­no cam­biò le leg­gi e fon­da­men­tal­men­te per­mi­se che qual­sia­si mac­chi­na potes­se esse­re tra­sfor­ma­ta in un taxi, que­sto ci por­ta a ciò che i tas­si­sti lamen­ta­no: l’eccessiva  offer­ta – più di 80000 solo al Cai­ro que­sto il nume­ro che vie­ne ripe­tu­ta­men­te cita­to.
Oggi gui­da­re un Taxi è diven­ta­to il com­mer­cio di colo­ro che non han­no un com­mer­cio. 
È una situa­zio­ne che si pre­sen­ta qua­si esclu­si­va­men­te al Cai­ro, di fat­to, Kha­mis­si non si sof­fer­ma trop­po sul­la varie­ga­ta sfac­ciet­ta­tu­ra dei tas­si­sti, che van­no dai ben istrui­ti ai gio­va­ni che non dovreb­be asso­lu­ta­men­te seder­si die­tro a un volan­te (Un tas­si­sta che non solo non cono­sce alcu­ne, ma gli sono pra­ti­ca­men­te sco­no­sciu­te qua­si tut­te le stra­de del Cai­ro …) .
Nel­la mag­gior par­te dei casi Kha­mis­si intra­pren­de una sor­ta di con­ver­sa­zio­ne con i vari tas­si­sti, e ascol­ta le loro opi­nio­ni su tut­to, dal­la poli­ti­ca alla reli­gio­ne, pas­san­do per l’educazione. In una pano­ra­mi­ca com­po­sta dal­le opi­nio­ni dell’uomo del­la stra­da (e da alcu­ne del­le moti­va­zio­ni alla base di que­ste opi­nio­ni), Taxi su alcu­ne tema­ti­che, come il coin­vol­gi­men­to anglo-ame­ri­ca­no in Iraq, riu­sl­ta uti­le: que­ste sono voci che non sono così faci­li da tro­va­re. Ma più inte­res­san­ti sono le denun­ce loca­li, che dan­no un’idea più pre­ci­sa del­la situa­zio­ne con­tem­po­ra­nea in Egit­to.
Diver­se vol­te Kha­mis­si affer­ma che ci sono alcu­ne bat­tu­te che se aves­se tra­scrit­to sareb­be sta­to get­ta­to in car­ce­re imme­dia­ta­men­te — qual­co­sa che non è in gra­do di capi­re, dal momen­to che comun­que per le stra­de que­ste opi­nio­ni ven­go­no con­ti­nua­men­te sban­die­ra­te. Con­si­de­ra­to i com­men­ti sul lea­der egi­zia­no Hosni Muba­rak e il suo regi­me decre­pi­te (le pseu­do-ele­zio­ni far­sa, suf­fi­cien­ti per sod­di­sfa­re i desi­de­ri ame­ri­ca­ni di demo­cra­zia, ma che chia­ra­men­te la gen­te del posto vede come quel­le che real­men­te sono), è chia­ro che il mal­con­ten­to gene­ra­le con­tro il gover­no è mol­to ele­va­to.
Taxi non è un neu­tra­le docu­men­ta­rio — Kha­mis­si ovvia­men­te ha una spe­cie di ordi­ne del gior­no — ma in que­sta pre­sen­ta­zio­ne non abbia­mo lo spa­zio per così tan­te spie­ga­zio­ni o per mol­to back­ground e così for­se i let­to­ri stra­nie­ri con poca fami­lia­ri­tà sul­le con­di­zio­ni poli­ti­che egi­zia­ne non pos­so­no capi­re alcu­ni dei pro­ble­mi ester­na­ti dai tas­si­sti. Nel  com­ples­so, è dif­fi­ci­le ave­re  una buo­na impres­sio­ne sul­le attua­li con­di­zio­ni egi­zia­ne. (……………)
Tra i prin­ci­pa­li pun­ti sot­to­li­nea­ti da Kha­mis­si c’è l’immenso costo dell’ ende­mi­ca cor­ru­zio­ne Egi­zia­na, ben illu­stra­ta da nume­ro­si aned­do­ti. La buro­cra­zia è un altro gros­so pro­ble­ma, e alcu­ni degli esem­pi sono rea­li­sti­ci e diver­ten­ti, come l’autista  che pole­miz­za con­tro le cin­tu­re di sicu­rez­za. Kha­mis­si ricor­da che le cin­tu­re di sicu­rez­za sono obbli­ga­to­rie in tut­to il mon­do — e sono, natu­ral­men­te, una sag­gia e rela­ti­va­men­te poco costo­sa misu­ra di sicu­rez­za. Ma si sco­pre che il gover­no egi­zia­no le ha clas­si­fi­ca­te come un bene di lus­so sui vei­co­li impor­ta­ti, e così per anni gli egi­zia­ni che impor­ta­va­no  auto dall’estero le han­no eli­mi­na­te per evi­ta­re di paga­re ulte­rio­ri tas­se doga­na­li (esat­ta­men­te come han­no rimos­so  altri acces­so­ri clas­si­fi­ca­ti come beni di lus­so, ad esem­pio l’aria con­di­zio­na­ta). Ora le cin­tu­re di sicu­rez­za sono diven­ta­te obbli­ga­to­rie, così i tas­si­sti han­no dovu­to riin­stal­lar­le — ad ecce­zio­ne, natu­ral­men­te, per il fat­to che le han­no instal­la­te solo per met­ter­le in mostra: in real­tà non fun­zio­na­no — un esem­pio di gran­de rilie­vo di ciò che il gover­no con­si­de­ra giu­sto, fal­len­do mise­ra­men­te sui risul­ta­ti.
Ci sono alcu­ne sto­rie tri­sti — anche se in un pae­se in cui tut­ti sono sem­pre cro­ni­ca­men­te a cor­to di sol­di e gua­da­gna­no trop­po poco la mise­ria è data pra­ti­ca­men­te per scon­ta­ta — ma for­se la più depri­men­te è l’incontro del tas­si­sta che  spie­ga con entu­sia­smo per­chè pen­sa che i geni­to­ri che man­da­no i loro figli a scuo­la sono paz­zi. Con il costo del­le lezio­ni pri­va­te e nes­su­na spe­ran­za per il futu­ro anche per colo­ro che otten­go­no una buo­na istru­zio­ne i geni­to­ri dovreb­be­ro met­te­re da par­te tut­ti i sol­di che ave­vo da per­de­re per l’istruzione dei loro bam­bi­ni e dar­gli il dena­ro una vol­ta rag­giun­ti i 21 anni, così pos­so­no alme­no apri­re un pun­to ven­di­ta (o dare un accon­to per un taxi …). Fare dena­ro è ciò che con­ta, l’istruzione è inu­ti­le — e pur­trop­po il tas­si­sta  non è così lon­ta­no dal­la situa­zio­ne in Egit­to, dove i bam­bi­ni a scuo­la impa­ra­no a mala­pe­na a leg­ge­re: “L’unica cosa che si impa­ra a scuo­la è l’inno nazio­na­le e che cosa gli por­ta di buo­no que­sto? ” Se il siste­ma è tal­men­te cat­ti­vo che i geni­to­ri non san­no più cer­ca­re alter­na­ti­ve per garan­ti­re ai loro figli un’educazione ade­gua­ta, si capi­sce che il pae­se sta fra­nan­do.
Kha­mis­si è sor­pren­den­te­men­te fran­co nel­la  sua con­dan­na, diret­ta e indi­ret­ta, al regi­me di Muba­rak, un gover­no che non è poi così tiran­ni­co, ma che con la sua popo­la­zio­ne ha sem­pli­ce­men­te fal­li­to su qua­si tut­ti gli aspet­ti. Que­sta rac­col­ta mostra come enor­mi poten­zia­li­tà van­no spre­ca­tae.
Kha­mis­si, va un po’ trop­po oltre,  con la sua sim­pa­tia per la con­di­zio­ne dei taxi dri­ver, soste­nen­do che in nes­sun modo potran­no fare i sol­di ( è al 100% una cau­sa per­sa), que­sto è  natu­ral­men­te scioc­co. Ma per la mag­gior par­te, egli evi­ta di met­te­re il suo con­tri­bu­to, per­met­ten­do ai tas­si­sti di par­la­re per se stes­si, e anche se, ha la for­ma di un testo rivi­sto atten­ta­men­te per­met­te ai let­to­ri di arri­va­re (un po ‘di più) alle loro con­clu­sio­ni.
Taxi è qua­si più simi­le a una  rac­col­ta gior­na­li­sti­ca che ad un’opera di nar­ra­ti­va — per esem­pio la si può imma­gi­na­re come la colon­na di un gior­na­le set­ti­ma­na­le — ma Kha­mis­si ha lavo­ra­to per met­te­re insie­me un’immagine più gran­de e ha fat­to un buon lavo­ro. Que­sta non è sem­pli­ce­men­te una serie di con­ver­sa­zio­ni, ma in real­tà ci offre una vasta fet­ta di vita con­tem­po­ra­nea egi­zia­na. E’ più un docu­men­ta­rio di inte­res­se crea­ti­vo, nel­le sue mol­te­pli­ci pro­spet­ti­ve dell’ uomo del­la stra­da offre qual­co­sa che dovreb­be esse­re di gran­de inte­res­se per colo­ro che desi­de­ra­no saper­ne di più sul­la vita in Medio Orien­te. Mira­bil­men­te mes­se a dispo­si­zio­ne di un pub­bli­co di lin­gua ingle­se — appe­na un anno dopo la pri­ma pub­bli­ca­zio­ne in lin­gua ara­ba — sem­bra anche mol­to attua­le. Uti­le.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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